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m i l e s h e n d o n
l e v o s t r e s t o r i e

IL CONTENUTO DI QUESTA PAGINA NON E' ADATTO AD UN PUBBLICO DI MINORI DI ANNI 18. PROSEGUENDO NELLA LETTURA DICHIARI DI ESSERE MAGGIORENNE.
Le storie qui raccontate sono frutto di immaginazione; eventuali contenuti con riferimento ad atti di violenza o di sopraffazione sono chiaramente usati in chiave romanzesca. Il sito non intende incoraggiare la violenza in nessuna sua forma.


È semplice: qui si parla di bondage. Se sei nuovo del genere, puoi farti una idea più che compiuta leggendo le storie già pubblicate. Tieni presente che le storie più recenti sono quelle in cima, per cui la successione cronologica procede dal basso verso l'alto. Se vuoi raccontarci la tua storia, sei il benvenuto. Attieniti ai temi trattati, rispetta gli altri partecipanti e scoprirai di aver trovato degli amici.

Non è obbligatorio scrivere storie vere. Puoi raccontare sogni, fantasie, riflessioni, suggestioni… purché sia bondage. Se vuoi giocare con gli pseudonimi e le identità, tieni presente che i giochi belli durano poco. È comunque vietato firmare con il nome di un altro partecipante.

Miles Hendon non può effettuare un controllo preventivo sulle storie (che vengono pubblicate in modo automatico) ma può rimuoverle in caso di mancato rispetto per le regole. Miles Hendon non si assume responsabilità riguardo i contenuti delle storie.



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Una storia di: Dida

Ingenua!


Quella mattina Virginia era stravolta, erano due giorni che stava chiusa in casa con Andrea, non si conoscevano bene in realtà ma avevano trovato una buona intesa e dopo tutto lei riteneva fosse una relazione "comoda". Era ancora frastornata dal rapporto precedente con quel suo compagno, ma lui, Andrea, aveva saputo tentarla con molta dolcezza. Così, con superficialità era iniziata una relazione, da cui lei credeva di essere molto libera, solo ultimamente lui aveva dimostrato un'inclinazione al possesso, niente che le desse fastidio comunque.
Dicevamo, quella mattina aveva un'aria sconvolta, ma in ogni caso era riuscita ad uscire di casa e andare a lezione.
A modo suo Virginia era una ragazza affascinante. Aveva dei modi che spesso incuriosivano i ragazzi, passava dal sembrare una bimba indifesa a cui dover insegnare tutto, ad essere acida e altezzosa. Questa alternanza a molti faceva incazzare, ad altri invece suscitava diverse fantasie.

Non aveva seguito una parola di tutta la lezione, fiaccamente si era lasciata cadere sul banco, non era da lei aveva pensato Piero. Da poco l'aveva lasciata, o meglio, avevano finito di scopare.
La cosa non gli era andata troppo giù, era stata il suo cagnolino innamorato per molti mesi, anche quando l'aveva lasciata, lei si era dimostrata fedele, docile, sempre disponibile, sempre vogliosa delle sue attenzioni nonostante lui l'avesse trattata male. Poi un giorno di punto in bianco era cambiata, gli aveva detto basta.
Sapeva che usciva con un altro adesso.
Più la guardava più immaginava tutto. Non aveva una delle sue solite gonnelline troppo corte, troppo infantili, ma dei jeans talmente stretti che bisognava per forza strapparglieli perchè respirasse. non aveva il suo solito rossetto rosso, aveva un'aria sciupata, da notte insonne.
Puzzava di sesso, non c'era dubbio.
La porca sicuro che s'era fatta fare di tutto, la conosceva lei, non sapeva dire no.

La lezione era terminata e Virginia fu talmente lenta nel mettere via le cose che rimase sola in aula.
Piero le si avvicinò, "hei, sembri a pezzi, stai bene? vuoi una mano?" "sono a posto, grazie."
Dio, se le diede fastidio, era proprio una stronza pensò lui, come faceva finta di essere fredda, indifferente, autosufficiente, quando per mesi l'aveva guardato dal basso con quegli occhi grandi e imploranti mentre lui le riempiva la bocca col suo pene.
Non ce la faceva più sopportarla in questa sua veste di algida stronza, gli aveva fatto montare la rabbia al punto che in un lampo, preso dalla foga, la prese da dietro, la strinse e iniziò a baciarle il collo, come per riconfermare che lei dopotutto lo voleva ancora.
Virginia urlò di sorpresa, provò a tirargli una gomitata e svincolarsi, lui la strinse di più e la prese per i capelli nel tentativo di bloccarla; ma si dimenava troppo e soprattutto faceva troppo rumore, anche se stranamente non urlava davvero.
Seguì una lotta convulsa, lui la sentiva ansimare, la vedeva accaldarsi su quelle guance dalla pelle diafana, sentiva come in quei jeans quel culo ci stesse così stretto, come nella lotta si strusciasse casualmente in punti duri. Non urlava, mugolava, ansimava.. ora iniziava a riconoscere la sua cagnetta, per quanto si ribellasse sapeva riconoscere i segnali del suo corpo.
La prese con forza per i capelli tirandola indietro facendola poggiare con la schiena un po' inarcata sul suo petto, riuscì a slacciarle i jeans e la piegò con foga sul tavolo, tenendole la testa premuta sul tavolo si slacciò a sua volta i pantaloni e abbassandole gli slip, iniziò a strusciarle il pene tra le gambe, non c'era dubbio, dopotutto era ancora sua, era più umida che mai. La leccò sul collo, con una mano le stringeva i capelli, con l'altra le tormentava un capezzolo, mentre con il petto premuto sulla sua schiena la schiacciava completamente sul tavolo.
La stuzzicava, tormentandola con quel pene duro, che non voleva entrare, voleva che lei lo ammettesse, doveva riconoscere la sua sconfitta, doveva chiederglielo.
Come previsto non resistette molto, e con voce tremante, supplichevole, domata, Virginia disse "Ti prego Piero"
"ti prego cosa cagna?"
"ti prego..." ansimò lei
"Voglio che tu me lo chieda come si deve"
"perfavore...perfavore,penetrami"
"sei davvero impudente te ne rendi conto? non ti vergogni? chiedere così.."
"ti prego!"
Così la penetrò con durezza in modo sleale, crudele se vogliamo, dove ancora non era stata mai penetrata, se ora scopava con un altro, lui doveva prendersi qualcosa di ancora intatto, che fosse suo e basta.
La possedette da dietro, con durezza e incuranza del suo piacere, tappandole la bocca con la sciarpa che usò come rendini facendole inarcare la schiena, sculacciandola, come se fosse una puledra.
Quando ormai lei era stravolta, rallentò e iniziò a giocare con il suo clitoride, facendola rinvigorire e allentando anche la presa della sciarpa le si avvicinò all'orecchio
"voglio sentirti miagolare ora"
la prese per i fianchi abbandonando del tutto la sciarpa, e riprendendola a cavalcare, lei fu tutto un susseguirsi di miagoli e ansimi vari.
Proprio quando lei era sul punto di venire la porta si aprì, e ad occhi spalancati furenti di rabbia Andrea vide la sua Virginia piegata in modo osceno sul tavolo con quel bastardo del suo ex che se la scopava come se niente fosse.


Piero preso alla sprovvista sussultò staccandosi da lei che per tutta risposta rimase lì mezza incapace di capire cosa stessa accadendo..

Continua.

Monday, January 27th 2014 - 12:19:20 AM
    
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Una storia di: Fulvio

VECCHI UOMINI E GIOVANI DONNE


La ragazza era in una cantina, nuda e legata a una sedia. Gli occhi erano coperti da una benda ed aveva la bocca riempita da uno straccio, tenuto fermo da del nastro adesivo. Non sapeva da quanto tempo era legata, erano passati alcuni giorni da quando, mentre era sola, era stata avvicinata da quello che sembrava un simpatico vecchietto.
“ buon giorno mia cara – disse la voce del vecchietto - iniziamo una nuova giornata con un bel massaggio. Non ti farò troppo male, ma tu devi tacere e ubbidirmi. “
Dopo averla slegata le aveva fatto indossare un vestito giallo, lasciando la parte superiore slacciata, di modo che la ragazza rimaneva nuda dalla cintola in su.
Lei vedeva la sua stessa immagine in uno specchio: aveva le mani legate in alto, ad un gancio ed era imbavagliata con una pallina rossa in bocca, bloccata da un cinghietto allacciato dietro la nuca. togliendole il bavaglio l’uomo disse
“ vediamo se sai tacere “
La ragazza avrebbe voluto dire qualcosa, ma rimase in silenzio, e continuò a tacere quando i primi colpi di frusta iniziarono a segnarle la schiena.
“ notevole – disse l’uomo rimettendole il bavaglio – come premio per il tuo silenzio non userò più la frusta, a meno che tu non mi disubbidisca “
E se ne andò lasciando la ragazza a guardare la sua immagine riflessa nello specchio....
Nei giorni passati la ragazza era sempre stata legata, tranne un paio di volte al giorno in cui lui le concedeva di andare al bagno e la faceva mangiare. Al ritorno cambiava la posizione in cui la legava, e la ragazza dovette ammettere con se stessa che il suo misterioso rapitore era abilissimo con le corde.
Lei infatti, non appena rimaneva sola, cercava disperatamente di liberarsi, ma i nodi e le corde non si muovevano di un millimetro; in compenso non le facevano male, un’altra prova dell’abilità dell’uomo.
Dopo un poco lo sentì scendere precipitosamente le scale dicendole
“ preparati, stiamo per ricevere una visita e voglio che tu sia perfetta. “
La slegò, le chiuse il vestito, poi la legò ad una sedia. Le braccia e le gambe erano legate in modo simmetrico, esteticamente gradevole, mentre gli occhi erano coperti da una benda bianca; la bocca era stata riempita da uno straccio, ma non troppo grande, di modo da non deformarle il viso, tenuto fermo da del nastro adesivo.
L’uomo disse
“ grazie a te finalmente ho vinto, non sai da quanto tempo lo aspettavo “
Nel mentre si sentirono dei passi, un mugolio, come di una persona imbavagliata, e una voce di uomo che disse:
“ sei un bastardo ma devo ammetterlo, sei stato più bravo di me. La tua ragazza è sempre stata legata e non è mai riuscita a liberarsi anche se ci provava sempre “
“ tu stavolta invece hai fallito “
disse la voce del primo uomo
Alla ragazza venne tolta la benda, e vide un altro uomo, anche lui di una certa età, e una ragazza, piuttosto giovane.
La ragazza aveva le mani legate dietro la schiena, ed era imbavagliata, ma si intuiva che sotto il bavaglio sorrideva, perché le luccicavano gli occhi.
“ purtroppo questa ragazza è stata molto abile – disse il secondo uomo – e si è slegata, anche se non ha potuto uscire dalla cantina, per cui dopo 10 successi consecutivi ho perso il titolo di bondager dell’anno, adesso sei tu il migliore “
“ non sai quanto lo desideravo, brindiamo, voglio festeggiare “
Sentendo queste parole entrambe le ragazze iniziarono a mugolare e gli uomini dissero
“ non preoccupatevi, adesso vi paghiamo “
E dopo un rapido brindisi slegarono le ragazze dando loro del denaro
“ se avete di nuovo bisogno di un paio di modelle chiamateci - dissero le ragazze – in fondo essere legate non è male e la paga è più che buona “
“ temo di no – rispose quello che aveva perso – penso che sia ora di ritirarmi, ed abbandonare il bondage “








Friday, January 24th 2014 - 10:21:30 AM
    
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Una storia di: barefootbondage

una nuova esperienza parte 2


ero in ginocchio sul divano con andrea che mi spingeva la mano contro la bocca per tenermela chiusa mentre mi teneva le mani dietro la mia schiena come se fossero legate, quando velocemente,tose la mano da davanti la mia bocca e mi infilò la ballgag che aveva trafugato dalla mia stanza, mmmgggppfff,ti piace essere imbavagliato e? mi chiese....ed io non dissi e non accennai nulla, ma dentro me era piaciuto tantissimo!! quando con gesti sicuri mi cominciò a legare i polsi ed allungò la corda verso le mie caviglie nonchè piedini nudi mettendomi in un eccitante hogtied, e disse....mmmm questa è la parte che prefersco!!! legandomi i piedini, e dandogli un bacio mooolto appassionato alle suole, mmmmppgg mmmmm mmmpphhh fu la mia risposta, mi piacque moltissimo quella cosa, e dopo averli baciati e leccati diede uno schiaffetto sotto le suole dicendo..."belli"!!!!, mi stupii della fissazione che aveva per i miei piedini, daltronde era "una nuova esperienza". mi sdraiò sulla pancia e mi disse, adesso faccio una cosa e tu sarà meglio che accetti la cosa altrimenti guai a te!, mi chiesi che cosa avrebbe fatto!!??? tirò fuori il suo pene e lo infilò trà i miei piedini nudi, e cominciò a masturbarsi strofinandolo in mezzo ai miei piedini,mmmmppffhhh esclamai! ma mi stai costringendo ad un foojob??? questo proprio non me lo aspettavo da te andrea! no!! haha fu eccitante, soprattutto quando ebbe l'orgasmo sopra i miei piedi, finito tutto, mi disse, un esperienza al quanto strana, faresti bene a non raccontarla a nessuno, io mugugnai assencondandolo, e mi disse, adesso ti slego.....facciamo il cambio delle parti? ;). fine

Wednesday, January 22nd 2014 - 06:23:30 PM
    
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Una storia di: barefootbondage

una nuova esperienza


una sera come tante, prima di cena mi stavo preparando per andare sotto la doccia, quando ad un certo punto sento bussare alla porta guardo dallo spioncino, ma una mano lo tappava impedendomi di identificare la persona al di là della porta chiusa, quando ad un certo punto stupidamente mi convinco ad aprire e......bhu!..dai scemo! dissi io, era andrea il mio migliore amico, che cosa ci fai quì?....e lui rispose e tu cosa ci fai in mutande? vai a vestirti dai! no esclamai, devo fare la doccia aspetta un attimo faccio in un secondo!accomodati nel divano, si tanto non ho fretta, ho portato un film e del vino. intanto io furtivamente andai in camera e furtivamente mentre discorrevo con lui presi il sacchetto contenente la mia attrezzatura bondage, delle corde ed una ballgag, e le posizonai sopra il letto con guarda il caso, affianco il mio caro asciugamano per asciugarmi dopo la doccia!!! naturalmente lo feci apposta!, quando ebbi terminato la doccia, lo chiamai, ho! che sbadato! scusa andrea, andresti in camera mia a prendermi l'asciugamano, l'ho dimenticato...che palle! ok! rispose,ci mise più del dovuto, ero sicuro che aveva notato le corde e la ballgag, mi portò l'asciugamano che mi passò da una fessura della porta, ma nulla, non disse nulla, grazie esclamai! di nulla rispose, mmmm possibile che non si sia accorto?, va be, peccato, ero curioso di vedere cosa pensava del bondage....uscii dalla doccia, ed andai in salotto camminando a piedi nudi ed in mutande, e mi guardò in modo strano, e con tono scherzoso mi disse, mmmm che bei piedini nudi! attento io sono feticista! non vorrai trovarti legato ed imbavagliato mentre ti infilo il mio cazzo trà i tuoi piedini! ha ha ha! simpatico esclamai! dai siediti nel divano che beviamo il vino e guardiamo il film finalmente, mi disse..mi misi davanti a lui, ed appoggiai i piedi nudi proprio sopra le sue gambe facendolo come gesto simpatico ed innocente, quando, lui dopo questo mi afferrò le braccia e velocemente con la sua mano mi tappò la bocca! dicendomi, allora lo fai proprio apposta ad istigarmi he!..... mmhhggf fu la mia risposta, era inaspettata la sua reazione! cosa ci facevi con quelle corde e quel bavaglio prima che arrivassi io? mi chiese....io mugugnando e scuotendo la testa gli dissi "nulla", lui rispose con, ha! non facevi nulla e? adesso ci faccio io qualcosa! disse accarezzandomi delicatamente le suole dei miei piedini accuratamente posizionati vicino alle sue gambe... aveva portato tutte le corde e la ballgag li nel divano, infatti, io dopo la doccia non ero passato in camera per vedere se il materiale per il bondage era ancora li.....CONTINUA

Wednesday, January 22nd 2014 - 01:01:51 PM
    
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Una storia di: Fulvio

LA SORELLINA E IL FIDANZATO


Per poter raccontare qualche storia vissuta ho convinto mia sorella a lasciarmi pubblicare quanto successo tra lei e il suo fidanzato.
Come vi ho raccontato qualche mese fa, mia sorella è in crisi con l’attuale fidanzato; visto che in fondo le piace farsi dominare le ho suggerito di proporre al suo ragazzo qualche giochino del genere, per ravvivare il rapporto e, come prevedevo, lei lo ha fatto.
Mi ha raccontato:
“ sai, gli ho detto che mi avevano lasciato in custodia dell’attrezzatura da bondage, senza dirgli che è tua, sta tranquillo. Poi gli ho detto che vedere tutta quella roba mi aveva fatto venire voglia di provarla.
Mi sono spogliata, poi mi sono messa una ball-gag e in ginocchio davanti a lui gli ho presentato delle corde.
Lui non sembrava entusiasta, ma ha iniziato a legarmi le mani dietro la schiena, poi le braccia, attaccandole al busto. Mi ha messa in piedi ed è rimasto parecchio tempo a guardarmi. Non sapevo come interpretare questo fatto, dopo un poco mi sono mossa verso di lui, ma mi ha fermata dicendo “
“ visto che vuoi fare la schiava ubbidisci “
“ sono stata subito ferma, contenta che lui fosse attirato dalla situazione. Dopo un poco mi è venuto accanto ed ha iniziato ad accarezzarmi, cosa che ultimamente faceva di rado.
Mi ha eccitata ben bene, poi, mentre speravo in un orgasmo, si è fermato, legandomi molto strettamente caviglie e cosce, mi ha messa sul tappeto ed ha realizzato una specie di hog-tie. Speravo che avrebbe continuato a toccarmi, ma purtroppo mi sbagliavo: mi ha lasciata sul tappeto e si è messo a mangiare cena, mentre io fremevo.
E’ venuto vicino a me con un piatto e mi ha tolto la ball – gag dicendo “
“ ti piacerebbe assaggiare, vero ? “
“ Ma prima ancora che potessi rispondere mi ha imbavagliata con il tovagliolo. Ero stupita da questa sua vena da dominatore, ma ero io ad averla cercata e non mi dispiaceva.
Finita cena mi ha liberata, lasciandomi imbavagliata, poi mi ha fatto sparecchiare e lavare i piatti, perché mi ha detto che lo eccitava vedere una donna nuda e imbavagliata che rigovernava. .
Si è messo davanti alla televisione, mi ha fatta inginocchiare davanti a lui legandomi le mani dietro la schiena. Dopo un poco ha ricominciato ad accarezzarmi, prendendomi in giro perché ero già bagnata prima ancora che mi toccasse “
“ fai tanto la dura ma ti piace essere sottomessa “
“ ha detto ridendo, poi si è fermato, mi ha tolto il bavaglio ed ha attirato la mia bocca verso il suo uccello, e gli ho fatto un pompino meraviglioso “
“ so che è la tua specialità, dovresti farmene uno una volta “
“ porco – mi ha risposto – per essere tua sorella abbiamo già fatto troppo sesso “
“ ma che sesso e sesso – le ho detto – al massimo ti ho legata “
“ e ti sei fatto una sega guardandomi “
“ piantala, se no ti lego e me ne faccio un’altra … adesso va avanti “
“ mi è venuto in bocca, mi ha pulita un poco, poi mi ha slegata e mi detto di mangiare, ma io più che altro ho bevuto del vino, così ero ancora più su di giri per esaudire qualsiasi richiesta. Mi ha portata in camera e mi ha detto di imbavagliarmi: mi sono messa un fazzoletto in bocca, tenendolo fermo con una foulard, che lui ha stretto ben bene.
Mi ha fatta sdraiare sul letto che, come sai ha le testiere in ferro battuto, ideali per passare delle corde, così mi ha legata a braccia e gambe larghe.
Ero eccitatissima, non lo avevo mai visto così determinato e non sapevo ancora cosa mi aspettava. Infatti per due volte mi ha eccitata da morire, accarezzandomi e leccandomi, portandomi vicina all’orgasmo, poi finalmente ho visto che prendeva un viagra “
“ così te la ricorderai per un pezzo “
“ ed ha iniziato a scoparmi, continuando per un bel po’ e procurandomi due orgasmi di fila, io pensavo di impazzire tra le corde e il bavaglio che mi trattenevano e il suo uccello duro come il marmo che mi sfondava “
“ quindi tutto bene “
le ho detto, ma lei ha risposto
“ no, perché alla fine mi ha detto “
“ anche se ti eccita a me non mi piace dominare le donne, per me non è una cosa naturale “ mi ha slegato una mano e se ne è andato. Io mi sono addormentata così, con un braccio e le gambe legate, e la bocca ben imbavagliata. Mi sono svegliata nella notte per il freddo, e per prima cosa mi sono masturbata, perché era una situazione eccitante “
“ che porca che sei “
le ho detto. Lei ha annuito sorridendo, poi ha detto
“ Il giorno dopo ci siamo telefonati e adesso siamo in pausa di riflessione “
“ non la vedo bene - le ho detto – adesso seguimi “
Lei abituata alle mie idee improvvise mi ha seguito in camera da letto. Le ho sfilato la maglietta e il gonnellino, lasciandola in mutandine e reggiseno. L’ho fatta sdraiare sul letto, dopo averla imbavagliata, le ho legato un braccio e le gambe alle testiere, poi dicendole
“ buon divertimento sorellina “
me ne sono andato, anche se avrei dato non so cosa per rimanere a guardarla mentre si masturbava legata …

Monday, January 20th 2014 - 08:38:47 AM
    
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Una storia di: Fulvio

LISBON – TERZA PARTE


Lisbon dormì quasi tutto il sabato; la domenica mattina mentre faceva colazione pensava a Carmen, e a come rivederla: se avesse fatto un’indagine ufficiale ne sarebbe scaturita troppa pubblicità negativa, vedeva già i titoli dei giornali
“ Famosa investigatrice coinvolta in giochi lesbici a sfondo sado – maso “
per cui decise di lasciar perdere, quando una chiamata sul telefonino la fece sussultare, dato che non era il suo. Era la proprietaria, che aveva la sua borsetta e si accordarono per trovarsi e scambiarsele. Prima però Lisbon passò in centrale, dove per fortuna non c’era quasi nessuno, e prese alcuni dati per un’indagine personale.
Le settimana seguente fu tranquilla, e questo lasciò a Lisbon il tempo per la sua piccola indagine, che fu molto più facile del previsto.
Il venerdì sera si piazzò con un’auto della polizia vicino ad una certa fermata della metropolitana, in un quartiere poco rassicurante. Aspettò con pazienza e dopo un’oretta tra la folla che rientrava a casa dal lavoro, vide Carmen.
Quando la donna passò vicino all’auto scattò fulminea dicendole
“ polizia di New York, sei in arresto “
Spinse Carmen contro l’auto, ammanettandole le mani dietro la schiena, poi rapidamente le mise un piccolo fazzoletto in bocca, chiudendo le labbra con un nastro adesivo trasparente sussurrando all’orecchio della donna ammanettata
“ questo giochetto me l’ha insegnato un’amica “
Carmen era furiosa, ma era ammanettata e non poteva parlare, per cui fu costretta a salire in macchina. Lisbon partì senza particolare fretta, dicendo alla sua prigioniera
“ allora sei contenta di rivedermi? “
I mugolii di Carmen erano minacciosi, ma la donna non poteva fare altro.
“ la prossima volta che rapisci qualcuno assicurati che non abbia un telefonino, altrimenti è facilissimo sapere dove è stato. Ma non preoccuparti, tu non rapirai più nessuno “
Si stavano avvicinando alla centrale di polizia e Carmen era sicura che Lisbon l’avrebbe messa in prigione, ma entrarono in un garage sotterraneo che non sembrava della polizia.
Lisbon la spinse in un ascensore, poi arrivati al piano entrarono in un appartamento e la poliziotta disse
“ benvenuta a casa mia. Come mi hai detto tu una settimana fa non ti farò del male e se farai la brava ti farò divertire ... dopo una piccola penitenza “
Con una lama affilata tagliò i vestiti di Carmen, che rimase nuda ed ammanettata. Le bendò gli occhi e le cambiò il bavaglio, sostituendo il piccolo fazzoletto con una grossa ball – gag. La lasciò in piedi in mezzo alla stanza, tornando poco dopo con delle mollette da bucato, che le applicò sul seno, ma non stringevamo molto
“ le ho preparata apposta per te questa settimana, mentre mi masturbavo pensando alla tua pelle. Non stringono troppo, ma se non fai la brava possono far male lo stesso “
E togliendone una di colpo strappò un gemito di dolore a Carmen.
Poi prese ad accarezzare la ragazza, che dopo un’iniziale diffidenza capì che la aspettava una notte di godimento.
Lisbon prese del ghiaccio, passandolo sulla pelle ambrata di Carmen e leccando sapientemente le gocce gelate, mentre insinuava una mano tra le gambe della ragazza, poi si fermò, per legarle le braccia di modo che i due grossi seni sporgevano tra le corde e, così imprigionati, erano più duri e sodi che mai.
Presa una piccola bacchetta iniziò a dare dei colpetti sui seni, che facevano mugolare Carmen, alternandoli con carezze e baci che fecero velocemente raggiungere l’orgasmo alla donna prigioniera.
Lisbon non si fermò: era forte ed allenata, sollevò Carmen e con facilità la mise in ginocchio di fianco al letto, sedendosi poi sul bordo, di fronte alla bocca imbavagliata.
Tolse la benda e la ball – gag e non ci fu bisogno di dire nulla, perché Carmen si diede subito da fare.
L’orgasmo non calmò Lisbon, che prese l’altra donna e la slegò per poterla attaccare al letto, a braccia e gambe spalancate, posizionandole un cuscino sotto i glutei. Carmen disse
“ che cosa mi vuoi fare ? “
“ fare l’amore come un uomo “
disse Lisbon, baciandola prima di metterle un pezzo di cerotto sulle labbra.
La poliziotta si allacciò alla vita un fallo di gomma, fatto in modo tale che la base le premeva sul clitoride, poi penetrò dolcemente Carmen, in una classica posizione del missionario, facilitata dal cuscino che sollevava la vagina della donna legata.
Ne seguì una lunga e dolce penetrazione, accompagnata da baci e carezze, che terminò con un orgasmo quasi contemporaneo delle due donne, che subito dopo crollarono per la stanchezza, dormendo per un po’ allacciate tramite il fallo di gomma.
Lisbon tenne prigioniera Carmen tutto il week end, fino a perdere il conto degli orgasmi raggiunti.
Il sabato successivo Carmen diede appuntamento alle sue quattro amiche al solito posto, dicendo che aveva una cosa speciale da mostrare loro. Quando aprì la porta la loro sorpresa fu grande: Carmen spingeva davanti a se un bella donna bruna, bendata e imbavagliata, con le mani legate dietro la schiena.
Passata la prima sorpresa le donne riconobbero Lisbon e dissero
“ ma sei matta? hai rapito la poliziotta? “
“ rapito? Non ho mai visto nessuna così ansiosa di farsi legare “
e messa la mano tra le gambe di Lisbon, che non portava mutandine sotto la minigonna, ritrasse le dita molto bagnate e disse
“ questa è già eccitata come una pazza, diamoci da fare, prima che abbia un orgasmo da sola “
E tolto il bavaglio la baciò appassionatamente.





Thursday, January 16th 2014 - 08:35:26 AM
    
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Una storia di: Barbara



(continua dal precedente)

Non si aspettava di trovarsela davanti.
- To’, chi si vede. Come mai da queste parti? Lavori anche a Natale?
- No. Sono solo venuta a prendere una cosa che avevo dimenticato in questa casa.
- Va beh, allora auguri. C’è Barbara?
Ha avuto un po’ di esitazione, poi si è quasi impappinata, e ha farfugliato più o meno:
- Si, cioè no, c’era ma adesso è uscita un momento.
Io sentivo tutto. Era evidente che Irene voleva andarsene al più presto per non farsi trovare lì quando lui avesse scoperto il “pacco dono”.
D’altra parte neanche io volevo rivelare la mia presenza con qualche suono che avrebbe potuto compromettere la sorpresa, quindi me ne stavo zitta e immobile, cercando di rallentare la respirazione che, a causa dell’attesa e di una certa eccitazione, si era fatta un pochino affannosa.
Lui allora ha proseguito:
- Senti, visto che Barbara è fuori, e anch’io devo fare ancora due commissioni, faccio che uscire di nuovo subito. Se vuoi ti accompagno in macchina verso il centro.
- No, no, grazie. Vado da un’altra parte, ma magari Barbara torna presto. Forse è più contenta se la aspetti, e poi uscite insieme.
- Ma no, figurati. Quella è capace che torna tra due ore. Andiamo, va…
Ho sentito la porta di casa richiudersi e le loro voci che si allontanavano scendendo per le scale.

Ero sola, legata sul letto senza nessuna possibilità di liberarmi, con la possibilità di dover rimanere lì, ben impacchettata, per un tempo anche abbastanza lungo.
Quando mi trovo in una situazione del genere, la prima cosa che faccio è di …cercare una maniera di sciogliere i nodi che stringono i legami. Lo so che non ho possibilità di riuscirci, ma non posso fare a meno di provarci. E so benissimo che, proprio perché la mia lotta sarà inutile, e tutti i miei contorcimenti non porteranno a nessun risultato, la mia eccitazione crescerà in proporzione con la vanità dei miei sforzi.
La casa era silenziosa, le corde stringevano da tutte le parti, il bavaglio era ben fisso tra i denti, con la sua umiliante costrizione. Anche la lotta con il bavaglio era senza speranza, eppure io ho provato più volte a cercare di spingerlo in fuori con la lingua, ma i cinghietti che lo trattenevano erano chiusi dalla fibbia che non permette il minimo allentamento. E intanto la saliva aveva incominciato a colare, scendendo sul mento e andando poi a inzuppare la coperta del letto. A un certo punto mi sono accorta che stavo gemendo: un suono leggermente gutturale che a più riprese usciva dalla gola e cercava di farsi strada attraverso la bocca spalancata ma era naturalmente impedito e soffocato dalla pallina che riempiva completamente lo spazio tra i denti.
E sentire quel suono era un ulteriore motivo di eccitazione. Senza volerlo inarcavo la schiena, torcevo i polsi, allargavo e stringevo le labbra contro la pallina del bavaglio, e ogni piccolo movimento si trasmetteva in basso, a quella corda con i due nodi che rimaneva tesa tra le gambe, spinta contro le mie parti più sensibili, e questo finiva per innescare un riflesso involontario che mi spingeva a contorcermi ancora di più, a inarcare il bacino cercando di aumentare maggiormente lo sfregamento dei due nodi, a gemere sempre più forte.
E la fantasia galoppava. Ero prigioniera, impossibilitata a difendermi da chiunque avesse avuto la possibilità di venirmi accanto, e quindi esposta senza nessuna protezione alle voglie di chissà quale sconosciuto.
Le mie fantasie sono spesso incentrate su questa possibilità: lo sconosciuto che mi sorprende mentre sono sola, abbandonata, legata e imbavagliata, indifesa a sua completa disposizione.
La mia lotta con i legami si è protratta a lungo, l’eccitazione cresceva e la fantasia mi proponeva situazioni che potessero adattarsi alla mia attuale condizione.
Il ladro che si intrufola in casa, il vicino che possiede le chiavi di casa mia come io possiedo quelle di casa sua. Questa mi è parsa all’improvviso come una possibilità tutt’altro che remota: in effetti, il vicino del piano di sopra, un caro signore di circa settant’anni, che si chiama Antonio, che vive solo e conosco da tantissimo tempo, ha le nostre chiavi di casa e noi le sue. E’ una cosa che abbiamo concordato per reciproca sicurezza.
Mi vedevo già l’Antonio entrare piano, piano in casa e venire fino alla camera da letto. Mi avrebbe trovata lì, legata come un salame, tipo pacco di Natale, imbavagliata con la pallina rossa tra i denti. Cosa avrebbe detto? o fatto? Si sarebbe affrettato a liberarmi o avrebbe approfittato del mio stato di impotenza per prendersi delle libertà? Oppure avrebbe capito lo scopo di quella messa in scena e si sarebbe ritirato buono buono a casa sua?
Già solo l’idea che il signor Antonio potesse scoprirmi conciata a quel modo mi eccitava da matti, fatto sta che sentivo la marea alzarsi dentro di me, i movimenti del bacino aumentavano ritmicamente insieme ai gemiti e capivo che ormai non sarei più riuscita a controllarmi.
Improvvisamente ho sentito dei passi sul pianerottolo e subito dopo è suonato il campanello di casa.
Mi sono bloccata d’improvviso, ferma, con solo il fiato grosso che mi pareva facesse un rumore infernale dal naso. Dopo un po’ il campanello è suonato di nuovo. Poi i passi si sono allontanati.
Quando è tornato il silenzio mi ha preso come una furia. Ho incominciato a lottare in maniera spasmodica con le corde che mi avvolgevano. Inutilmente cercavo con le dita i nodi che pure sapevo bene non essere alla loro portata, spingevo in fuori le caviglie e tentavo inutilmente di avvicinare le ginocchia divaricate, mordevo il bavaglio e gemevo sempre più forte.
Niente, non c’era nulla da fare, ero irrimediabilmente immobilizzata.
L’eccitazione ha ripreso la corsa, ondate continue dentro di me mi hanno portata a uno stato di quasi esasperazione. Ora volevo arrivare a tutti i costi. I miei contorcimenti sono diventati qualcosa di selvaggio e alla fine mi sono messa a urlare nel bavaglio, fino al culmine, che mi ha contratto tutti i muscoli in maniera spasmodica.
Ero distrutta.
Federico è rientrato a casa una mezz’oretta dopo e mi ha trovata ancora ansante. Però il suo pacco dono era ancora lì, solo per lui, con un bel fiocco rosso sul culo.
E il nostro Natale è stato proprio speciale.

Wednesday, January 15th 2014 - 02:16:01 PM
    
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Una storia di: Fulvio

LISBON – SECONDA PARTE


La donna accarezzò la pelle di Lisbon con una lama, probabilmente di un coltello, poi le disse
“ adesso ti slego, ma non fare scherzi, non ti conviene “
Lisbon si sentì slegare e si tolse la benda: era da sola in una stanza con una ragazza di chiare origini sudamericane, formosa ma alta e tonica, una splendida bellezza latina.
La ragazza le gettò i vestiti e le disse
“ vestiti, poi andremo a fare una passeggiata “
Lisbon fece per togliersi il bavaglio, ma la donna la fermò dicendo
“ tu devi fare solo quello che dico io. “
Una volta rivestita la fece girare, legandole le mani dietro la schiena, coprendole con la giacchetta appoggiata sulle spalle. Poi le tolse finalmente il bavaglio, ma prima che Lisbon potesse parlare le chiuse la bocca con la mano, facendo luccicare il coltello e disse
“ non dir niente e fa la brava, ti prometto che non ti farò del male anzi, vedrai che ti divertirai, mi sono accorta di come fremevi prima mentre ti accarezzavo “
Tolta la mano le diede un bacio sulla bocca, per poi riempirla subito con un fazzoletto più piccolo del foulard di prima. Chiuse le labbra di Lisbon con del nastro adesivo trasparente, di modo tale che solo un osservatore molto attento si sarebbe accorto che la donna era imbavagliata. Poi le mise un paio di occhiali scuri che non lasciavano vedere nulla e disse
“ vieni con me senza far storie, ti prego, così nessuno si farà male e questa storia non creerà problemi a nessuno, quei ragazzi sono solo dei bambinoni, non ti avrebbero mai violentata e non meritano di finire in galera. Allo stesso tempo a te non farebbe piacere che alcune tue foto mentre sei nuda e legata finissero pubblicate su internet... “
La donna aveva ragione, per cui Lisbon annuì e l’altra disse
“ brava, vedrai che diventeremo amiche. A proposito, puoi chiamarmi Carmen “
E presa Lisbon per un braccio uscirono in strada. La poliziotta non vedeva dove andava, ma Carmen la guidava con una presa decisa e chi le avesse viste avrebbe pensato a due amiche un po’ brille dopo qualche festa. Presero la metro per quattro fermate, Lisbon ne teneva conto nel caso avesse dovuto fare qualche indagine, poi per altre quattro. In teoria potevano essere tornate indietro, ma non era in grado di saperlo. Camminarono per un poco, poi entrarono in qualche casa, dove alcune voci femminili salutarono Carmen dicendole
“ allora, cosa ci porti? “
“ la più bella poliziotta di New York, che non chiede di meglio che provare le nostre carezze “
E, rivolta a Lisbon
“ ti prego, lasciaci fare. Ti terremo legata per prudenza, ma ti assicuro che non ti faremo del male “
E, tolto il bavaglio, le diede un bacio infilandole prepotentemente la lingua in bocca.
Erano labbra calde e morbide e Lisbon, dopo una iniziale resistenza, decise di lasciarsi andare e ricambiò il bacio.
“ my bien – disse Carmen – serà una noche indimenticabile “
Tolse gli occhiali a Lisbon, che fece appena in tempo a intravedere altre quattro ragazze prima che una benda morbida le coprisse gli occhi. Fece per protestare, ma una stoffa le chiuse la bocca, senza farle del male; non era così stretta da impedirle di parlare, ma era una cosa così dolce che decise di gustarsela senza protestare.
Mani delicate la spogliarono, iniziando a carezzarla su tutto il corpo, mentre un’altra fascia morbida le stringeva i polsi dietro la schiena, senza nessuna violenza.
Lisbon era molto eccitata e quando una mano si insinuò dolcemente tra le sue gambe iniziò a mugolare apertamente sotto il bavaglio
“ mi amor, tu eres una puta “
disse Carmen, che le tolse il bavaglio e la baciò mentre le altre ragazze si fermavano
“ non fermatevi, vi prego “
disse Lisbon con la voce rotta dall’eccitazione. Sentì le ragazze ridere, le misero in bocca una pallina, che si rivelò essere una ball-gag che le venne allacciata dietro la nuca
“ così non farai troppo rumore “
e poi ripresero a leccarla e toccarla fino a farla urlare di godimento attraverso la pallina che le chiudeva la bocca
Per Lisbon seguì una notte veramente indimenticabile: le ragazze non le lasciarono un attimo di tregua, facendola godere ripetutamente.
Era sempre legata e bendata, mentre ogni tanto il bavaglio le veniva tolto e morbide labbra si appoggiavano sulle sue, con calde lingue che le entravano in bocca.
Prima la tennero in piedi, solo con i polsi legati dietro la schiena, poi la fecero sdraiare su di un letto, legandole le braccia e le gambe spalancate, evidentemente attaccate alla testiera del letto.
Lisbon non era mai stata posseduta contro la sua volontà, ma in questo caso le piaceva essere un oggetto nelle mani di quelle donne
“ vi prego fatevi vedere, voglio fare anche io qualcosa a voi “
disse in un momento in cui non era imbavagliata
“ no mi amor – disse Carmen rimettendole in bocca un foulard annodato al centro – tu sei nostra prigioniera e quindi siamo noi a condurre il gioco. Inoltre se non vedi in faccia le mie amiche è meglio, non vorrei mai che ti venisse in mente di cercarci per averti rapita “
Lisbon scosse la testa, non potendo parlare a causa del bavaglio, ma Carmen non le tolse la benda.
A un certo punto la lasciarono riposare per un poco, ma i gemiti che sentiva dimostravano che le donne continuavano a giocare tra loro. Muovendo la testa sul cuscino riuscì ad allentare un poco la benda e, guardando da uno spiraglio, vide Carmen legata ad una sedia.
Aveva le mani dietro la spalliera e numerosi giri di corda la attaccavano allo schienale.
Il seno prosperoso era stretto da parecchi giri di corda, sia orizzontali che verticali, che lo strizzavano. Le cosce erano attaccate alla seduta della sedia, aperte, e Lisbon vide che a Carmen era stato applicato un vibratore, la cui azione sembrava eccitarla parecchio.
Le altre ragazze si stavano toccando tra di loro, due avevano le mani legate, mentre le altre due le baciavano ed accarezzavano. Vide che Carmen si stava agitando, ma non poteva parlare a causa di una grossa ball-gag che le riempiva completamente la bocca
Una delle ragazze si avvicinò, le tolse la ball gag e le mise davanti il seno, che Carmen iniziò a leccare, poi le disse
“ io lo so cosa vuoi ... ragazze venite ad aiutarmi “
Le altre ragazze si avvicinarono, slegarono Carmen che fingeva di ribellarsi, poi la legarono in piedi accanto alla sedia e, chinandola a 90 gradi, le legarono le braccia alle gambe davanti della sedia, con le palme delle mani appoggiate sulla seduta, mentre le gambe della donna erano legate a quelle posteriori della sedia, costringendola a chinarsi con lo schienale all’altezza dell’ombelico. .
Una di loro indossò un fallo di gomma legato alla vita con una cintura, e con quello penetrò agevolmente Carmen, che era molto bagnata. Nel mentre un’altra si mise davanti alla sedia e riuscì a portare la sua vagina davanti alla bocca di Carmen, che prese a leccarla, una terza accarezzava il clitoride di Carmen, che sembrava godere moltissimo e continuò a farlo anche quando la donna tolse il fallo di gomma dalla vagina e glielo spinse nell’ano.
Carmen ebbe almeno un paio di orgasmi, prima che le ragazze smettessero e la liberassero.
Si avvicinò a Lisbon, e si accorse che aveva aperto uno spiraglio nella benda. Lo chiuse subito e le disse
“ peggio per te, ti sei rovinata la sorpresa “
Lisbon si sentì afferrare dalle mani delle donne, che la liberavano dal letto, ma che le misero subito in paio di manette, con le mani davanti, poi, anche se lei cercava di ribellarsi, la fecero alzare e in poco tempo capì che l’avevano legata come era stata legata Carmen prima. Adesso la poliziotta mugolava furiosamente, ma le ragazze erano scatenate e non più in grado di fermarsi.
Quando le tolsero il bavaglio si rifiutò di leccare il seno che sentiva davanti alla sua bocca,
e disse
“ mi sono stufata, smettete subito o sarò peggio per voi “
così Carmen disse
“ no, peggio per te “
e le infilò in bocca uno straccio piuttosto grosso, fermato con del nastro adesivo.
Ricominciarono ad accarezzarla, ma lei era arrabbiata e cercava di resistere. Sentì che il fallo di gomma stava iniziando a penetrarla, e non poté impedire alla sua vagina di aprirsi ed accoglierlo. Le ragazze risero vedendo che Lisbon iniziava a godere, e risero ancora di più quando Carmen, che lo manovrava, la penetrò abilmente nell’ano.
Lisbon era quasi vergine da quel lato, ma la penetrazione era così lenta, accompagnata da una stimolazione del clitoride così piacevole che, con sua grande vergogna, venne anche in quel modo.
Se le avessero detto che un giorno avrebbe goduto perché una donna l’aveva penetrata nel culo con un grosso cazzo di gomma mentre lei era legata ad una sedia non l’avrebbe mai creduto possibile, invece era successo.
Era quasi l’alba quando la fecero rivestire e Carmen l’accompagnò verso casa, sempre con le mani legate nascoste dalla giacca, la bocca chiusa dal nastro adesivo trasparente e gli occhiali con le lenti oscurate.
La lasciò scaricandola sul marciapiede, dopo averle tagliato i legami dei polsi e prima che Lisbon si fosse tolta gli occhiali era sparita. Le avevano lasciato la borsetta, quella che non era sua, dalla quale non era stato preso niente, né soldi né telefonino.
Per fortuna era sabato e non c’erano indagini in corso, perché i segni delle corde erano evidenti e non avrebbe saputo come spiegarli ai colleghi. Casa sua non era distante, la raggiunse e crollò in un sonno profondo, l’ultima cosa a cui pensò prima di addormentarsi erano le morbide labbra di Carmen.
Continua

Monday, January 13th 2014 - 08:33:55 AM
    
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Una storia di: Fulvio

LISBON


Lisbon era una famosa poliziotta della squadra omicidi di New York. Aveva risolto molti casi ed era finta spesso sui giornali, anche perché era una bella donna, dai lunghi capelli castani. Purtroppo, nonostante fosse davvero bella, dato il suo lavoro non aveva una vita sentimentale e sessuale attiva, e si trovava spesso sola con una collega della narcotici, che era nella stessa situazione.
Quella sera avevano cenato in un ristorantino di Soho dove andavano spesso, ed avevano bevuto un po’ troppo. Si erano salutate e Lisbon aveva preso la metropolitana in maniera automatica, scendendo dopo il solito numero di fermate.
Uscita dalla metro dopo alcuni passi si era resa conto di aver preso il treno in senso inverso, finendo in un quartiere poco raccomandabile. Si girò subito per tornare verso la metro, ma si trovò davanti una banda di latinos, che la circondarono.
Erano tutti ragazzi molto giovani, sicuramente sotto i 20 anni. Quello che sembrava il capo la apostrofò
“ cosa ci fa una bella donna come te da queste parti? Voi fighette di città non dovreste venire in periferia, potreste fare dei brutti incontri “
Gli altri si misero a sghignazzare, mentre Lisbon, senza rispondere, si mise a frugare nella borsetta per estrarre il distintivo. Con un certo terrore si accorse che al guardaroba del ristorante si erano sbagliati e all’uscita non le avevano dato la sua borsetta, ma una identica di un’altra cliente.
“ cosa stai cercando, il trucco per farti bella per noi? “
Disse il ragazzo
“ no, il mio distintivo, sono una poliziotta “
“ si, e io sono Babbo Natale. Non esistono poliziotte così belle, tu sei una modella che ha sbagliato strada, per nostra fortuna “
E a un suo cenno gli altri ragazzi presero Lisbon, spingendola nel vicolo. Lei era forte ed addestrata, ma i ragazzi erano almeno una decina, per cui non poteva batterli e preferì non opporre resistenza, sperando che si limitassero a derubarla, oltretutto di una borsa non sua.
Per sua sfortuna i ragazzi avevano voglia di divertirsi, per cui, appena fuori dalla strada principale, le legarono i polsi dietro la schiena con una fascetta da elettricista e Lisbon si ritrovò prigioniera.
Tentò di parlare, ma le venne infilato in bocca il suo stesso foulard, ben appallottolato, legato dietro la nuca da una corda. Era furiosa con se stessa per non aver reagito subito, ma ormai era impotente, nelle mani dei ragazzi, che attraverso alcuni vicoli la portarono nel loro covo.
Era una lurida stamberga, un ex magazzino nel quale la fecero entrare, legandole subito i piedi con delle corde, lasciandola in piedi in mezzo alla stanza, mentre il capo, presa una lattina di birra, si sedeva in un lurido divano davanti a lei.
“ spogliatela “
ordinò ai suoi uomini, che, ridendo per gli inutili mugolii di protesta di Lisbon, le sbottonarono la camicetta e il reggiseno, abbassandoli sulle mani legate. Fecero lo stesso con la gonna e le mutandine, abbassati fin sulle scarpe con i tacchi che stranamente indossava, mentre di solito era vestita in modo maschile.
“ e adesso che le facciamo ? “
chiese uno di loro, visibilmente eccitato
“ legatela al soffitto, così la potete svestire del tutto mentre noi guardiamo chi è “
Sotto la minaccia di un coltello liberarono Lisbon e con delle manette le legarono le mani in alto, a una sbarra appesa poco sotto il soffitto. Le gambe vennero spalancate e legate a due pilastri con delle lunghe catene, come quelle a cui si attaccano i cani.
Mentre la legavano l’avevano spogliata del tutto, poi le misero una benda sugli occhi, così si ritrovò completamente nuda, legata imbavagliata e bendata, con intorno una decina di ragazzini con gli ormoni in delirio.
Essere bendata la faceva imbestialire, si sentiva completamente indifesa, ma più di tutto era arrabbiata con se stessa: una poliziotta che aveva risolto casi difficilissimi, rischiato la vita più di una volta, si era lasciata catturare da una banda di mocciosi: si sarebbe presa a calci da sola.
Capì che stavano frugando nella sua borsa, e, dato che capiva lo spagnolo, sentì che avevano visto che non era sua, grazie ai documenti che conteneva. Questo la fece ben sperare, infatti dopo poco si sentì togliere il bavaglio e riconobbe la voce del capo che le chiedeva
“ come hai detto che ti chiami ? “
“ Lisbon, sono una poliziotta, vi conviene guardare su internet se volete evitare grane “
Le venne rimesso il foulard in bocca, questa volta tenuto fermo da diversi giri di nastro adesivo. Sentì che discutevano tra loro, alcuni sostenevano che raccontavano delle storie, ma uno di loro lanciò una bestemmia e abbassarono ancora di più la voce; riuscì comunque a capire la parola verdad – verità, e sperava che, sapendo che era veramente una poliziotta, non l’avrebbero violentata.
Il tempo passava, Lisbon cercava di mantenersi calma, ma la faccenda non le piaceva: era sempre nuda, con le mani legate ad una sbarra in alto e le gambe tenute spalancate da delle catene. La cosa peggiore era essere bendata e imbavagliata, una mancanza di controllo peggiore che l’essere legata.
Non sapeva cosa stava succedendo, ma il fatto che nessuno la stesse toccando le dava un minimo di speranza. Sentì che parlavano al telefono e dopo alcuni minuti di inquietante silenzio sentì aprirsi la porta, ed avvertì chiaramente una voce di donna che diceva
“ muy hermosa “
con tono di ammirazione.
“ ci mancava solo una lesbica “
pensò Lisbon, ma anche questo era un piccolo segnale di speranza: le donne sono meno impulsive degli uomini e difficilmente le avrebbe fatto troppo male. Oltretutto le donne le piacevano abbastanza, da quando la sua collega della narcotici ogni tanto si infilava nel suo letto...
A un certo punto si sentì accarezzare da una mano leggera, troppo delicata per essere quella di un ragazzo della gang, e avvertì anche delle unghie lunghe che la stuzzicavano: erano sicuramente le mani di una donna, e in un altro momento quella carezza le sarebbe piaciuta.
“ Ok, vi risolverò io il problema “
disse in spagnolo una voce femminile, che poi, rivolgendosi a Lisbon disse
“ da quando hanno visto che sei una poliziotta a questi cacasotto non viene più duro. Io e le mia amiche invece non abbiamo di questi problemi, per cui verrai con me. Se farai la brava ti farò divertire, altrimenti sono bravissima anche nel farti soffrire “
E dicendo questo le strizzò con forza un capezzolo, strappandole un grido di dolore, ben soffocato dal bavaglio molto stretto.

Continua


Thursday, January 9th 2014 - 11:32:50 AM
    
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Una storia di: Barbara

Un bel Natale


L’idea ce l’avevo da tempo, ma avevo bisogno di un aiuto e così ho pensato a Irene, la mia colf che viene tre volte alla settimana a fare le pulizie, stirare, mettere ordine e fare il bucato in lavatrice.
E’ brava Irene, ha una quarantina d’anni, è sposata e ha due bimbi piccoli.
Viene da me da tre anni e siamo diventate quasi amiche e ci diamo del tu.
Me l’hanno presentata i miei vicini del pianterreno presso cui va a fare la babysitter ai due figli, che fanno le elementari, quando devono uscire lasciandoli soli.
Devo dire che Irene è anche molto riservata perché sono sicura che non può non aver notato certe corde che ogni tanto restano buttate nel cassetto del tavolino da notte, oppure fatte su ben ordinate a matassina in un cassetto del salotto. Eppure non ha mai fatto domande indiscrete, nessun accenno sul possibile uso.
Tre mesi fa ho voluto mettere alla prova la sua curiosità: ho comprato una ball-gag nera, bella lucida, di pelle, con i cinghietti mobidi larghi un centimetro. L’ho messa nel cassetto della biancheria, accanto a miei reggiseni, non poteva non vederla quando rimette a posto la roba lavata. Non ha fatto una piega, la ball-gag è rimastra lì per un mese, esattamente dove l’avevo lasciata. Allora l’ho spostata in un altro cassetto, vicino ai foulard che praticamente non uso mai, se non per qualche saltuario gioco bondaggioso con Federico. L’ho messa con i cinghietti appaiati osservando ben bene la posizione: se fossero stati spostati avrei potuto sicuramente accorgermene.
La settimana dopo ho controllato. La ball-gag era ancora lì dove l’avevo messa, nella stessa posizione, ma i cinghietti mi hanno dimostrato che era stata spostata e poi rimessa a posto.
A quel punto ho iniziato la mia marcia di avvicinamento. Una mattina, prima che lei venisse come al solito verso le otto e mezza, ho lasciato una corda buttata sul letto disfatto e la ballgag nel cassetto del tavolino da notte. Lei come al solito, ha rassettato la stanza, ha rifatto il letto, e senza fare alcun accenno, ha messo la corda nel cassetto vicino alla ball-gag.
Non potevo lasciar passare la cosa facendo finta di niente. Era chiaro che sicuramente aveva capito e non poteva pensare che anch’io non lo sapessi (che lei aveva capito). Così mi sono lanciata:
- Hai visto la corda?
- Si.
- Sai perché era lì?
- Beh, lo immagino, …ma comunque non sono affari miei.
- Non facciamo niente di male, sai. Solo qualche giochino.
- Senti Barbara, siamo quasi amiche ma tu sei anche la mia datrice di lavoro. Io sto bene qui e non voglio entrare nelle vostre cose personali. Mi spiacerebbe solo se ci fosse di mezzo della violenza. Sai, se ne leggono tante sui giornali sulla violenza verso le donne…
- Ma no, sta tranquilla. Te l’ho detto, solo qualche giochino. Tu non ne hai mai fatti giochini con le corde… magari con tuo marito…?
E’ rimasta un attimo interdetta. Aveva l’aria imbarazzata e sembrava a disagio. Ho cercato di sdrammatizzare, di metterla più a suo agio.
- Guarda che non voglio sapere i fatti tuoi. Ci mancherebbe altro. Ti posso solo dire che se mi vergognassi, se volessi tenere nascosti i miei, non avrei certo lasciato quella corda in bella vista, …e neanche quell’affare, quella pallina di pelle …sai che cos’è, no?
- Credo di si, anche se appena l’ho visto non avevo capito subito cosa fosse. Poi, mettendo insieme le corde e …il resto, …ci sono arrivata.
- Ti ho incuriosita?
- Allora ti rispondo, anche alla domanda di prima. Io, qualche gioco con le corde, l’avevo fatto da piccola. Sai, i soliti giochi con gli amici in cortile, ci rincorrevamo, poi qualcuno veniva catturato… ecco, io qualche volta sono stata legata…
- E ti era piaciuto?
- Si, ma poi è finito tutto lì, fino a che non mi sono imbattuta …nelle tue corde.
- E allora?
- Ho provato …ho proposto a mio marito… ma a lui non piaceva, non era neanche capace di farlo, di legarmi voglio dire, l’abbiamo fatto due volte e poi lui non sapeva cosa fare e io mi sono sempre liberata da sola in cinque minuti.
Mi ha guardato per un momento con un’espressione strana, indefinita, poi, come se si fosse decisa a rivelarmi chissà quale segreto, ha aggiunto:
- Perfino i ragazzini sanno fare i nodi meglio di lui.
- Quali ragazzini? Quelli che ti legavano nei giochi da piccola?
- Anche, ma non solo.
A questo punto ero curiosa di saperne di più. Non ho detto nulla, aspettando che fosse lei a continuare. Dopo un po’ di incertezza mi ha guardato con un’espressione indefinita e ha ripreso:
- I due del pianterreno.
- Non dirmi, dai. Quelli dove vai a fare la babysytter? Ti lasci legare da loro? Ma sei …fantastica. Non l’avrei mai pensato. E brava Irene! E che giochi fate? Guardia e ladri?
- Ma si, niente di speciale, proprio solo un gioco. Loro si divertono e io …li lascio fare. Guarda che non c’è niente di proibito. Una volta sono tornati a casa i genitori e mi hanno trovata legata alla sedia mentre loro, di fianco a me, guardavano la televisione. Sono stati loro a spiegare che stavano giocando alla spia catturata.
- E loro, cioè i genitori?
- Hanno solo raccomandato di non farci male. Poi il padre, quando mi ha riaccompagnata a casa in macchina, mi ha detto che non ero obbligata a farmi legare, e in ogni caso di stare attenta ad essere sicura di riuscire a slegarmi da sola se ce ne fosse stato bisogno. Certo non immaginava…
- Che cosa?
- Che quei due sanno fare i nodi …meglio di mio marito. Quando mi legano non riesco a slegarmi da sola. Ho anche provato mentre loro stavano a vedere se ci sarei riuscita. E mi prendevano in giro. Una volta che ho dovuto farlo, perché si erano chiusi in camera e non ero tranquilla, ho dovuto andare a prendere un coltello in cucina, e per fortuna non mi avevano legata alla sedia.

A questo punto, ho capito che l’idea che covavo da tempo, poteva essere messa in atto. Avevo bisogno di una complice e l’avevo trovata: Irene era perfetta. Quando gliel’ho spiegata ha fatto un solo commento:
- Per me va bene. Penso che sarà divertente.
Non ho voluto sapere per chi, secondo lei, sarebbe stato divertente. Se per me o per lei. Ma ho rimandato a un prossimo futuro questo approfondimento.
La mia idea era abbastanza semplice e non è neanche originale, perché sono sicura che molte persone, prima di me, abbiano fantasticato su di essa. E probabilmente parecchi l’avranno anche realizzata.
Si tratta semplicemente di farsi trovare a casa, dal proprio compagno, ben impacchettata come fosse un regalo lasciato lì appositamente per lui.
Naturalmente ci deve essere il motivo per fare il regalo, e il Natale può essere un’occasione perfetta. Poi ci deve essere il complice che sappia confezionare con cura il pacco dono, e io l’avevo trovato: Irene.
Sono partita per tempo fare le mie ricerche e ho trovato delle bellissime corde morbide rosse, due rotoli da cinque metri di nastro rosso largo e consistente, e infine un completino di biancheria intima rosso con tanga e reggiseno a balconcino, calze velate rosse complete di reggicalze. Insomma, perfetto per l’occasione.
Poi ho fatto qualche prova con Irene che pareva divertirsi abbastanza a legarmi in vari modi studiando l’effetto scenico: a una sedia in cucina, su una poltrona in salotto, sul letto, in uno stretto hogtie oppure a braccia e gambe spalancate. E intanto prendeva sempre più confidenza con i nodi e sul modo di usare il nastro per fare qua e là qualche bel fiocco di abbellimento: secondo lei la posizione più idonea a farmi sembrare un vero pacco dono era quella di hogtie sul letto, così alla fine abbiamo deciso in quel senso.
Natale si avvicinava e alla fine lei è stata veramente gentile. Ha accettato di venire a casa mia il pomeriggio del 24, un’ora prima del rientro di Federico, a …confezionare il pacco.
Io mi sono preparata per bene, con un trucco leggero e mi sono fatta la coda di cavallo, così anche quella è stata fissata con un bellissimo fiocco rosso. Ho indossato con cura la biancheria leggermente profumata e mi sono distesa sul letto. So che legata al modo che avevamo deciso posso stare anche due o tre ore senza difficoltà di circolazione, e d’altra parte avevamo provato anche quell’aspetto: una mattina mi aveva lasciata ben immobilizzata fino all’ora in cui era tornata a casa, cioè fin quasi all’ora di pranzo, e non c’erano stati problemi.
Avevamo pensato di usare tutte le corde disponibili, in modo da creare una scenografia importante e un risultato visivo di sicuro effetto.
Ha sistemato il mezzo della prima corda dietro il mio collo, ha fatto scendere le due parti sul davanti, intorno alle spalle e le ha riportate dietro la schiena, facendole passare sotto le ascelle. Le ha poi legate insieme collegandole al giro che si trovava subito sopra, dietro al collo. La corda era abbastanza lunga così ha preso i due capi che pendevano dietro la schiena e li ha utilizzati per legarmi le braccia tra loro al di sopra dei gomiti, e fissarle poi al busto con un giro abbastanza teso fatto passare sopra il seno (non troppo in alto, in modo che la corda affondasse nelle mie morbide rotondità).
La corda successiva l’ha avvolta due volte alle braccia e al busto, facendola passare questa volta sotto al seno, poi, dopo averla fermata per bene facendola passare anche nello spazio tra gli avambracci e il busto e bloccando in quel modo i giri che non potessero spostarsi salendo o scendendo, l’ha annodata in mezzo alla schiena e ha usato la parte rimanente per legarmi i polsi.
Avevamo visto che la migliore maniera per evitare problemi di circolazione era di piegare i gomiti ad angolo retto in modo che le braccia si sovrapponessero in orizzontale e poi legarle tra loro con parecchi giri di corda che le tenessero ben unite.
Eravamo quasi a buon punto quanto riguarda il busto e i polsi, che sentivo ben stretti nei legami che li imprigionavano. Ma certamente il pacco dono doveva essere completato in tutte le sue parti.
I polsi erano ben fissati tra loro ma avevano ancora un certo gioco con la possibilità di qualche movimento verso il basso, lungo la schiena.
La terza corda doveva appunto impedire questo movimento. L’ha legata attorno alla vita annodandola abbastanza stretta sotto l’ombelico e poi l’ha tirata, facendola passare ben tesa in mezzo alle gambe. Avevamo concordato di fare un nodo che premesse sulla parte sensibile del mio sesso: durante le prove avevo visto che quella presenza solida, tenuta spinta con forza verso l’interno mi procurava ad ogni minimo movimento e variazione di pressione uno stimolo cui non potevo sottrarmi che, a lungo andare, mi portava a uno stato quasi permanente di eccitazione che però, immobilizzata com’ero, non riuscivo a far crescere fino al culmine, e mi dava procurava ondate intermittenti di ulteriore eccitazione e frustrazione.
Di nodi su quella corda, Irene ne ha fatti due, a una distanza precisa in modo che uno mi stimolasse il sesso e l’altro, dopo aver tirato per bene il legame spingendolo tra le chiappe, venisse a contatto con il mio buchino posteriore. Questo non l’avevo mai provato prima e quando la corda, tirata verso l’indietro è stata annodata a quella che mi imprigionava i gomiti, ho subito capito che ogni mio piccolo movimento del busto avrebbe influito sulla sua tensione, comunicandomi ondate di eccitazione e frustrazione incontrollabili.
- Ehi - le ho detto un po’ ansimando - cos’è sta novità? Mi vuoi vedere distrutta prima ancora che arrivi Federico? Dove l’hai imparato questo trucco?
- Non ti ho mai detto che qualche volta mi sono anche legata da sola?
- Cavolo Irene, e io che pensavo che tu fossi una santarellina. Brava, bella sorpresa mi hai fatto.
- Buona, che il pacchetto non è mica ancora finito.
Ho cercato con scarsi risultati di rilassarmi e lei ha continuato l’opera. La corda, era abbastanza lunga e, una volta tirata e annodata a quella che mi imprigionava le braccia sopra i gomiti, ne avanzava ancora abbastanza per farla scendere fino ai polsi, avvolgerla due volte in modo che non stringesse troppo, ma stesse tirata verso l’alto tenendoli ben fissi, spinti in su, senza più nessuna possibilità di movimento verso il basso.
Poi è stata la volta delle gambe. Mi ha aiutata a stendermi al centro del letto a pancia in giù. Mi ha piegato le gambe con le ginocchia molto divaricate e mi ha legato le caviglie, incrociate, con vari giri di corda sia in orizzontale che in verticale e ha stretto con cura il nodo finale in modo che fosse ben lontano e irraggiungibile dalle mie dita. Quindi, con la parte di corda che avanzava ha creato l’hogtie. Cioè ha collegato le caviglie ai giri di corda intorno ai polsi e poi a quello dietro il collo e le ha fissate in modo che le gambe fossero mantenute con le ginocchia piegate, ma senza tirare troppo. D’altra parte già la posizione divaricata delle cosce, per via delle caviglie legate incrociate, non mi permetteva molto movimento e in più rendeva praticamente impossibile girarmi sul fianco.

Per finire c’era solo più da abbellire il pacco regalo con un bel fiocco rosso, e devo ammettere che quello che mi ha piazzato sulla corda che saliva lungo la schiena, subito sopra al culo, era veramente un’opera d’arte.
Mancavano ormai un quarto d’ora circa al previsto ritorno a casa di Federico e io mi sentivo talmente immobilizzata da quelle corde che mi stringevano da tutte le parti, che ho avuto il dubbio di non riuscire a controllare l’eccitazione. Stavo ferma, cercando di non innescare, con qualche movimento incontrollato, la solita marea che sale a ondate quando prendo atto della dura costrizione dei legami e dei nodi. Ho avuto timore che l’eccitazione potesse prendere il sopravvento fino a portarmi al culmine finale prima ancora che Federico arrivasse a prendere possesso del regalo preparato per lui.
I due nodi, piazzati nei punti giusti, si dimostravano quanto mai invadenti e rispondevano ad ogni mio piccolo contorcimento.
Irene è sta lì un po’ a guardarmi, mi ha dato una pacca sul culo, facendomi sobbalzare e poi m fa:
- Manca qualcosa?
- Mah, non saprei… direi che hai creato una vera opera d’arte. Sono completamente immobilizzata e, se non fosse per due nodi birichini, direi che sto anche …comoda.
- Appunto, secondo me non dovresti stare troppo comoda. Si, manca certamente qualcosa. Vedi? Riesci anche a parlare?
- Cavolo, il bavaglio! Abbiamo fatto anche le prove e alla fine non abbiamo pensato al bavaglio. Solo che ci vorrebbe qualcosa di rosso. Guarda un po’ nei cassetti se trovi qualcosa.
- Tranquilla, che ci ho già pensato. Proprio ieri mi è sono ricordata che nelle prove avevamo dimenticato che avresti dovuto essere anche imbavagliata, e sul momento mi sono detta che la pallina nera avrebbe potuto essere una buona soluzione.
- No, senti, come bavaglio è OK ma nera non va bene, Ci vuole qualcosa di rosso.
- E infatti, ecco qui. E questo è il mio regalo di Natale.
Ha tirato fuori dalla sua borsa un pacchetto incartato per benino con una bella carta natalizia e un fiocchetto rosso. Io non potevo certamente aprirlo e allora l’ha fatto lei, davanti ai miei occhi. Ed è venuta fuori una ball-gag rossa, di misura media, perfetta per riempire per bene la mia bocca senza creare eccessivo sforzo alla mascella.
Me l’ha fatta strisciare sulle labbra mentre io facevo la scena di quella che non vuole, tenendole ben strette. Si è messa a ridere e mi ha stretto il naso con le dita, così, non appena ho spalancato la bocca per prendere il respiro, me la sono trovata riempita da quell’aggeggio spinto a forza tra i denti che non le ha più permesso di richiudersi.
A me quel tipo di bavaglio piace fino a un certo punto, perché ha una sua durezza e lo trovo anche un po’ umiliante: riempie la bocca con una invadenza prepotente, e non c’è niente da fare, una volta che i cinghietti sono fissati con giusta tensione, non c’è modo di liberarsene, non si riesce spingerlo via e, dopo un po’, anche cercando di tenere le labbra strette attorno alla pallina, la saliva incomincia a colare. Si, è decisamente umiliante.
Ormai Federico avrebbe dovuto arrivare e avevamo deciso che Irene sarebbe rimasta in casa finché non avessimo sentito il rumore dell’ascensore che si fermava al mio piano. Va bene giocare, ma non bisogna mai dimenticare un minimo di prudenza, e una persona immobilizzata e imbavagliata come ero io in quel momento non dovrebbe mai essere lasciata sola in casa.
L’attesa è stata più lunga del previsto, e ho dovuto aspettare una buona mezz’ora, cercando di evitare pericolosi contorcimenti, prima che il rumore dell’ascensore e poi della porta che si apriva al mio piano, non mi desse una scarica di eccitazione mal contenuta.
Irene era pronta a uscire e quando lui ha aperto la porta di casa, si sono incontrati sulla soglia.

(continua)

Wednesday, January 8th 2014 - 02:39:15 PM
    
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Una storia di: Fulvio

AUDACES FORTUNA JUVAT.


Questa è una storia vera svoltasi alcuni anni fa, solo un poco romanzata, che mi ha raccontato Bepi, un vecchio commilitone che ho rivisto durante queste vacanze di fine anno.
Ve la devo raccontare omettendo certi particolari perché si tratta comunque di un reato ...
L’idea era venuta loro una sera al bar, mentre si bevevano il Prosecchino, tipico del loro paese.
Toni faceva l’autista di autobus e molto spesso veniva chiamato dalla locale polizia municipale per caricare le prostitute che affollavano la circonvallazione e portarle altrove, un sistema ideato dal loro sindaco per ripulire la strada.
Naturalmente poche sere dopo le prostitute ricomparivano, per cui era diventato abituale vedere in giro di notte il vecchio pullman adibito al servizio di allontanamento.
Il Toni disse:
“ se solo non ci fossero quelli della Polizia quelle ragazze sarebbero pronte a tutto perché le lasciassi andare. E ce ne sono di tutti i tipi: more, slave, del sud america ... “
“ e se i poliziotti fossimo noi ? - disse il Bepi, che spiegò – tu stasera non devi fare il giro con il pullman insieme alla polizia, allora partiamo noi, Roby con te sul pullman, io e Andrea sulla sua macchina, che può sembrare una della Polizia, ne carichiamo un bel po’ e poi le portiamo nel tuo capannone, le scopiamo ben bene e le lasciamo andare ... “
“ ma come facciamo a controllare 10 o 20 donne? “
“ semplice – disse Roby, che faceva l’elettricista - con queste.”
E mostrò loro un bel po’ di fascette ferma cavi che sono efficaci come manette.
Esaltati e senza pensare ai rischi che correvano sono partiti per mettersi dei vestiti che potessero dare alle prostitute l’idea di poliziotti in borghese, con i tesserini del tennis club come documenti di riconoscimento della Polizia, contando sul fatto che al buio e senza conoscere bene la lingua nessuna avrebbe notato niente.
Arrivati sulla circonvallazione Bepi e Andrea si sono avvicinati alle prime due, due nere statuarie, hanno mostrato il tesserino e quando è arrivato il pullman le hanno fatte salire. Le ragazze non si lamentavano, sapendo ormai come funzionava la cosa. Sul pullman però Roby ha fatto mettere loro le mani dietro la schiena, legandole con le fascette e quando una delle due ha protestato ha risposto
“ tutta colpa della tua collega che tre sere fa ha graffiato a sangue un poliziotto. Adesso siamo obbligati a legarvi per motivi di sicurezza. “
La spiegazione ha calmato le ragazze, che si sono sedute e messe a parlare tra di loro.
Il giochetto è andato bene, al punto che una macchina passando si è congratulata con loro per l’opera di sicurezza che stavano facendo.
In un paio d’ore avevano raccolto diciotto ragazze, ma si erano messi in testa di averne venti, cinque a testa. Il problema è che le donne si avvisavano tra di loro con i telefonini, per cui stavano nascoste.
Finalmente hanno intercettato due donne bianche, alte e bionde, e non se le sono fatte sfuggire. Il problema è che una di loro conosceva bene l’italiano, per cui quando ha visto il tesserino ha esclamato
“ che scherzo è questo? Voi non siete poliziotti “
Fortunatamente Bepi temendo qualcosa di simile teneva a portata di mano una ball-gag che ha infilato in bocca alla ragazza, per non farla parlare, mentre Andrea ha fatto lo stesso con l’altra, poi dopo averle legate con le fascette le hanno portate sul pullman.
Vedere le ragazze imbavagliate ha insospettito le altre, ma Roby ha spiegato loro
“ siamo autorizzati ad utilizzare queste mascherine – e ha mostrato loro una ball-gag - per quelle che tentano di mordere. Se state brave non vi succederà nulla. “
Calmate le ragazze il pullman ha girato un po’ poi Roby ha fatto finta di ricevere ordini per telefono ed ha detto
“ ci hanno detto di portarvi in centrale, e se vi portiamo lì sarete espulse. Se però accettate di essere gentili con noi possiamo dire che vi avevamo già scaricate “
Dopo aver spiegato a gesti ad alcune che non capivano bene l’italiano si sono diretti verso il capannone abbandonato: naturalmente le donne hanno accettato di servirli sessualmente, una cosa per loro tragicamente normale.
Il capannone era una ex stalla del padre di Toni, per cui erano tranquilli. Attaccata alla parete c’era una lunga sbarra; con calma hanno spogliato le donne una a una, facendo in fretta perché erano già semi nude, attaccando alla sbarra le mani legate dietro la schiena. Per evitare problemi le hanno imbavagliate con degli stracci con un nodo al centro, e le hanno bendate prima di accendere la luce: nella penombra infatti non erano riconoscibili, ma se le donne li avessero visti in piena luce poteva essere pericoloso.
Quando si è accesa la luce ha illuminato uno spettacolo incredibile: venti donne, alcune bruttine, ma altre veramente belle, nude, con le mani legate dietro la schiena, bendate e imbavagliate, che non protestavano più di tanto.
Si sono spogliati ed hanno iniziato un paio d’ore incredibili, toccando e penetrando dove capitava ... per scopare le donne prendevano un alto sgabello su cui appoggiare il culo delle donne, che rimanevano sbilanciate, con le mani legate dietro e la testa appoggiata al muro, rendendo facile la penetrazione a loro che, in piedi, si trovavano davanti la vagina spalancata, oppure le facevano girare, di modo da trovarsi la natiche in posizione perfetta per penetrarle.
Grazie al viagra procurato da Andrea, che ha un fratello medico, la cosa si è prolungata per almeno un paio d’ore, poi hanno staccato le donne, le hanno fatte rivestire e con il pullman le hanno portate a una sessantina di chilometri di distanza, vicino a una stazione ferroviaria, mentre già albeggiava ...
E’ stata una vera follia, che poteva concludersi con una denuncia per rapimento, ma la fortuna ha aiutato gli audaci ... tralasciando i commenti sulla moralità dei quattro amici che hanno approfittato di quelle povere donne già così crudelmente sfruttate ...

( i nomi sono falsi, la storia è vera, ma le donne rapite erano cinque in tutto e non cinque a testa ... non che siano poche.. )

Tuesday, January 7th 2014 - 09:18:09 AM
    
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Una storia di: legato

cleptomania


Lo ammetto sono malato, sono un cleptomane. Me ne vergogno, lo so che non dovrei, ma certe volte non riesco a resistere. Sono stato in ospedale e sono in cura da uno psicologo per cercare di risolvere questa mia mania, quest'impulso malato che mi spingere a prendere delle cose che non sono mie. Adesso va meglio, riesco a resistere quasi sempre ma cerco disperatamente di tenermi lontano da centri commerciali e supermercati perchè in quei posti ... resistere diventa quasi impossibile. Così viaggio sempre con il certificato medico che attesta questa mia malattia. In certi posti ormai mi conoscono e mi tengono d'occhio, la cosa mi fa piacere, sanno che non sono una cattiva persona.
Solo che ora c'è il Natale e alcune spese le devo pur fare. Così sabato sono andato a un centro commerciale vicino a casa mia. Una ressa. Una confusione. Mi sentivo quasi mancare il fiato. Gente da tutte le parti. Musica assordante.
Ho comprato un po' di regali, tutto posto, poi sono entrato in un negozio di profumi e, con molta fatica, ho fatto gli ultimi acquisti. Stavo per uscire finalmente dal centro commerciale quando mi sono ricordato di non aver comprato un regalo. Sono dovuto tornare alla profumeria .. e lì è successo, la mano mi si è mossa e mi sono messo nella tasca del cappotto un confezione piccola di Chanel n5. Sono rimasto lì fermo senza sapere cosa fare. Non riuscivo più a muovermi. Poi ho sentito una mano toccarmi il gomito e una voce femminile gentile ma ferma dire: "Può mostrarmi cosa ha messo in tasca , per favore?"
Mi sono sentito morire.
Mi sono voltato e mi sono trovato di fronte a una signora sulla quarantina, probabilmente la titolare del negozio. Mi sono scusato, ho tirato fuori il profumo e anche il certificato medico. Imbarazzatissimo, a voce bassa, ho spiegato la cosa, dicendo che pagavo tutto quello che dovevo e mostrando gli altri regali che avevo poco prima regolarmente pagato.
Alla vista del certificato, la signora si era visibilmente rilassata, invitandomi a seguirla.
Siamo entrati assieme nel retro del negozio, in un piccolo ufficio.
Le ho porto nuovamente le mie scuse, era davvero mortificato.
"Non si preoccupi, capisco. Tra l'altro lei è un ladro goffissimo, da immediatamente nell'occhio"
Mi chiese come mai ero ritornato indietro e le spiegai che avevo dimenticato di fare un acquisto e che poi avevo perso la testa.
"Che cosa voleva comprare?" Le dissi la marca del profumo.
"Mi aspetti qui." Uscì dall'ufficio, tornando poco dopo con una confezione, quella che le avevo indicato.
Mi chiese se lo volevo ancora comprare. Le risposi di sì. Uscì nuovamente tornando poco dopo con lo scontrino, paghi immediatamente ringraziandola.
"Si immagini, lei non mi sembrava una cattiva persona o uno pericoloso, per questo ho agito io senza avvisare la sorveglianza."
"Mi scuso ancora ... certe volte è impossibile resistere .. è come se la testa mi partisse ... "
"La capisco non si preoccupi .. abbiamo sistemato tutto, ma .. cosa fa per cercare di contenere questi attacchi?"
Le raccontai delle sedute dalla psicologo, di come evitavo i centri commerciali e le possibilità di scatenare questi attacchi. Lei mi ascoltava seduta davanti a me, con interesse, era una bella signora, passata la paura e l'umiliazione riuscivo a vederla meglio, da giovane doveva essere stata una bella ragazza, ora era una bella signora, dai capelli biondi tinti che si adagiavano sulle spalle (la signora doveva avere un ottimo parrucchiere), vestita con giacca e gonna al ginocchio blu, camicetta bianca, foulard multicolore avvolto attorno al collo, scarpe ballerine blue, collant chiari.
"E' una storia molto triste .. mi spiace per lei .. forse l'unico modo per lei per stare fuori dai guai dovrebbe essere quello di farsi legare come un salame da sua moglie quando viene in questi posti ... " ridaccchiò.
Ebbi un brivido lungo la schiena. "Magari" risposi "ma non sono sposato .. non ho nessuno che può legarmi..."
La signora mi guardò intensamente in silenzio, poi disse "Mi chiamo Giovanna .. e a questo si può rimediare." Si alzò e usci dal piccolo ufficio. Tornò poco dopo con in mano due rotoli di nastro adesivo da pacchi. Il mio cuore cominciò a rimbalzare all'impazzata.
Ero seduto su una sedia da ufficio, con le rotelle, si avvicinò a me e disse: " Lei capisce .. non posso lasciare in giro un pericolo potenziale come lei .. vero?"
Annuì mentre sentivo che qualcuno spostava le mie mani dietro allo schienale della sedia, un attimo dopo era dietro di me e sentivo il nastro adesivo che veniva avvolto attorno ai polsi messi incrociati.
"Ma .. cosa sta facendo Giovanna?"
"La sto legando .. non si vede?"
"Ma ..."
"Buono."
L'ultima parola venne pronunciata con un tono che non ammetteva repliche. Sentii il nastro adesiva che si stringeva strettamente anche attorno ai gomiti, immobilizzandoli saldamente. Come affascinato vidi Giovanna che cominciava ad avvolgerlo attorno ai miei fianchi e a i polsi già legati, stringendoli allo schienale della sedia, lavorava bene, tirava il nastro ben stretto con fare sicuro, lo vidi risalire lentamente arrivando fino alle spalle. Provai a fare qualche movimento ma niente, ero saldamente legato alla sedia.
"Unisca le gambe per favore"
Obbedii. Vidi Giovanna che si inginocchiava davanti a me e un attimo dopo sentii lo scotch che si avvolgeva attorno alle caviglie prima e alle ginocchia dopo. Giovanna legò anche le mie cosce al sedile della sedia. Ero impacchettato.
"Ma .. ma ..."
Sorriso. Quesi sorrisi da donna, innocenti e caldi e maliziosi allo stesso tempo, davanti ai quali ti sciogli.
"Povero caro .. ti senti ben legato? Va bene così vero? Adesso te ne starai qui buono buono. Questo è il mio ufficetto e ti chiuderò dentro a chiave .. nessuno verrà a disturbarti, alle mie commesse dirò che ti ho lasciato andare... in fin dei conti hai pagato .."
"Ma..." Mi mise un dito sulle labbra.
"Sssshh .. buono .. tanto tra poco sarai imbavagliato .. verrò ogni tanto a controllarti.. se farai il bravo ti slegherò dopo .. dopo l'orario di chiusura .. quando sarò rimasta sola in negozio per la chiusura contabile ... mi farai compagnia qui.. mentre traffico con quel computer..."
La guardai ipnotizzato, mentre il mio pisello diventava duro come l'acciaio.
"Adesso apri la bocca"
Obbediii mentre lei si toglieva il foulard e faceva un grosso nodo al centro, un attimo dopo era in mezzo alla mia bocca mentre il foulard veniva annodato strettamente dietro la mia nuca.
"mmmpphhh..."
"Ecco .. bravo .. così .. buono e quieto .. come un topolino"
Un ultimo sorriso.
"Adesso devo andare .. tu fai il bravo e non metterti nei guai ..."
Risatina.
"...mmmphhh..."
"Ci vediamo dopo .. ho.. l'impressione che sia nata una bella amicizia ..."
La vidi uscire dall'ufficio, chiudere la porta e sentii le chiavi che giravano nella serratura, un attimo dopo la luce si spense lasciandomi al buio .. forse aveva ragione lei .. era nata una bella amicizia .. e forse non avevo più bisogno di andare dallo psicologo ...

Thursday, December 19th 2013 - 09:48:48 PM
    
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Una storia di: Fulvio

IL NA TALE DELLA FATA BONDAGINA


Era da tempo che Bondagina voleva esplorare il mondo degli uomini giganti, di cui aveva tanto sentito parlare, ma che impauriva tutti, umani normali, orchi, elfi, nani e fate.
Quell’anno decise di provare, nel cuore dell’inverno, perché aveva sentito parlare di una festa che rendeva tutti più buoni e la cosa le piaceva.
Volando a lungo si avvicinò ad uno dei loro villaggi: era fatto di case immense e Bondagina si avvicinò ad una immensa finestra per spiare: all’interno ardeva un incendio, in un angolo della stanza, ma gli umani giganti non sembravano dargli peso, anzi, lo alimentavano con tronchi giganteschi, come non aveva mai visto.
Un albero enorme era piantato in un angolo della stanza, ma non era un semplice albero verde: strani festoni colorati lo avvolgevano, i frutti erano palle perfettamente sferiche di mille colori e, magia delle magie, a tratti si illuminava.
Sotto l’albero giacevano delle immense casse colorate, e Bondagina sentì i cuccioli di gigante chiedere a gran voce di aprirle, ma il permesso venne loro rifiutato dai giganti adulti, che li mandarono a letto.
Dopo poco la stanza rimase illuminata solo dalla brace dell’incendio che si era spento.
Bondagina entrò e si avvicinò alle casse colorate, che la incuriosivano molto.
Si accorse che in realtà erano pacchi coperti di carta colorata ed avvolti in nastri, ma di dimensioni tali che l’immensa reggia del re degli Elfi sarebbe entrata nel più piccolo di questi.
Mentre osservava queste meraviglie sentì una voce che diceva
“ fai piano, o papà e mamma si svegliano “
Bondagina rimase immobile, sperando che, essendo così piccola, i cuccioli di gigante non la vedessero nella penombra. Invece il cucciolo femmina disse
“ guarda che bella, una bambola vestita da fata “
Bondagina si sentì afferrare da una presa fortissima e le sfuggì un lamento
“ che bello, una bambola parlante “
“ non essere sciocca – disse il cucciolo maschio – è una decorazione dell’albero di Natale che è caduta “
“ forse hai ragione, ma si muove “
“ non c’è problema – riprese il maschio, più grande della femmina – l’aggiusterò io “
Prese del nastro per pacchi e con abilità legò strettamente la fata, impedendole di muoversi. Infatti le mise un nastro a stringere le braccia ed un altro a legarle le caviglie sottili, poi completò l’opera con un nastro che, nascosto dietro la schiena, univa e rendeva più stretti gli altri legami
“ che bravo – disse la femmina – l’hai legata proprio come leghi me “
“ l’ho fatto apposta perché così mi ricorda la mia sorellina “
“ ma allora manca una cosa “
riprese la femmina
“ stavo per farlo “
E preso un altro nastro imbavagliò Bondagina, e data la sua grande forza le chiuse la bocca in modo tale che non poteva emettere suono.
“ forza – disse l a femmina – appendila all’albero e poi andiamo di sopra. I regali li apriremo domani, adesso ho voglia di essere legata “
“ ti legherò come ieri sera papà ha legato mamma, sei contenta ? “
“ certo che sono contenta, ma pensa se papà e mamma sapessero che li spiamo mentre lui la lega come un salame “
E appesa Bondagina all’albero salirono al piano di sopra. Bondagina era felice, l’avevano legata proprio bene e pensava che più tardi sarebbe volata di sopra a spiare quella famiglia di giganti così simpatici che si divertivano a legarsi tra loro ...

Wednesday, December 18th 2013 - 07:36:30 PM
    
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Una storia di: Fulvio

LA STUDENTESSA E IL PROFESSORE


Il professore in pensione amante del bondage di tanti racconti fa ( La Gelataia e il Professore – settembre 2012) si era offerto come bibliotecario volontario e tre volte a settimana di mattina prendeva il treno per Torino per andare a prestare servizio; non gli pesava alzarsi presto e gli piaceva viaggiare in treno, insieme a tanti giovani studenti.
Tra di loro aveva notato lei, che chiamava il folletto, perché indossava solo stivaletti bassi, o flosci sulla caviglia, ricamati di perline, o rigidi di pelle.
Dagli stivaletti uscivano sempre dei pantaloni aderenti, sapeva che i giovani li chiamano leggins, o skinny, ma nel caso di questa ragazza definirli aderenti era poco, in quanto sembravano una pennellata di tessuto passata sulle sue gambe.
Bisogna dire che le gambe erano degne di questo trattamento: snelle e affusolate, ma piene al punto giusto, non come gli stuzzicadenti di certe modelle, e terminavano in un paio di glutei che sembravano scolpiti nel marmo.
Cercava sempre di sedersi nelle vicinanze di questa ragazza, e spesso riusciva a scambiare due parole con lei: si chiamava Chiara, studiava psicologia e, purtroppo, sembrava proprio una brava ragazza; diceva purtroppo perché magari con certe ragazze più disinibite sarebbe stato possibile affrontare discorsi di bondage, ma lei non gli sembrava il tipo.
Un giorno però vide che stava studiando le devianze comportamentali e non si lasciò sfuggire l’occasione, ovviamente difendendo le pratiche come il bondage che lui considerava normali e sulle quali la ragazza non aveva un’opinione diretta.
Un giorno osò portare con sé in treno il libro “ 90 giorni di tentazione “ la storia di una donna in carriera che per ottenere un grosso contratto accetta di fare per 90 giorni la schiava del potenziale cliente, ovviamente finendo per divenirne la moglie, secondo l’ingenuo modello introdotto dalle famigerate 50 sfumature ...
Il libro è una solenne cavolata ( l’ho letto veramente ) ma era l’ideale per introdurre certi argomenti con Chiara, che infatti accettò di venire una sera a casa del professore per discuterne.
Arrivò con i soliti stivaletti e i pantaloni aderenti, ed iniziarono a parlare di comportamenti sessuali non ordinari, che il professore rifiutava di chiamare devianze, mentre Chiara gli faceva molte domande al riguardo.
Lui, mentre conversavano, doveva fare molta attenzione a non guardarle troppo le gambe, Chiara però non era stupida e si accorse benissimo di quanto il professore la ammirasse, per cui gli disse
“ vedo che le piacciono le mie gambe “
Lui arrossì, ma poi decise di provare ad approfittare della situazione
“ in effetti sono molto belle, soprattutto perché non sono troppo magre “
“ dice davvero? Io le trovo un po’ grosse “
“ assolutamente no, le assicuro che è da un pezzo che non vedo gambe così belle e con gli opportuni addobbi sarebbero spettacolari “
“ cioè ? “
chiese Chiara maliziosamente. Deglutendo il professore rispose
“ diciamo che amerei proseguire la conversazione dopo averle legate per bene ... “
si aspettava una reazione sdegnata, invece Chiara disse
“ davvero mi vorrebbe legare le gambe? “
“ possibilmente anche il resto “
“ ma davvero le piacerebbe ? “
il tono era stupito, ma non spaventato. Rinfrancato il professore le spiegò
“ vede ragazza mia, come lei ben sa le persone traggono gratificazioni da moltissime cose, importanti per alcuni, insignificanti per altri. Nel caso in questione io sono un amante del bondage, un comportamento a torto definito deviante, in quanto piace a moltissima gente e, praticato come lo pratico io, assolutamente privo di violenza.
Ovviamente io non posso avere con lei dei rapporti sessuali, ma legarla sarebbe per me gratificante, mentre potrebbe essere molto rilassante per lei. “
“ posso capire che a lei faccia piacere dominare una persona, ma non come io possa essere rilassata mentre sono legata “
“ questo perché secondo lei una persona legata è in pericolo, mentre io la considero una persona che si affida a me, che crede in me al punto da affidarmi la sua libertà, ed io le devo assicurare dolcezza e protezione, tutto il contrario del dominio. “
Chiara rimase pensierosa, il professore tirò fuori una copia ingiallita di Bondage Life e le fece leggere la Harmony philosophy, la ragazza restava meditabonda e lui le disse
“ fidati di me “
Le prese la mano e la fece alzare, portandola al centro della sala. Poi, presa una corda bianca le disse
“ smetto quando vuoi, ma ti consiglio di lasciarmi almeno 20 minuti per provare “
“ mezz’ora “
rispose Chiara, chiudendo gli occhi. Il professore con le mani tremanti le tirò dolcemente i polsi dietro la schiena, legandoli senza far male, ma strettamente, poi le legò le braccia ed il seno, infine le mise una benda sugli occhi dicendo
“ vedi, ora apparentemente sei prigioniera, non puoi far nulla ma sai non ti accadrà nulla di male, perciò rilassati, lascia andare i tuoi pensieri “
“ potrei sempre urlare “
disse Chiara
“ rimediamo subito alla mancanza “
rispose il professore infilandole un fazzoletto annodato in bocca. La ragazza ebbe un moto di sorpresa, sentendo la stoffa entrarle in bocca, ma non si ribellò
“ il bavaglio non è stretto, è solo per ricordarti di stare in silenzio e assaporare la tua situazione “
Detto questo si accinse alla cosa che desiderava di più: legare quelle splendide gambe che tanto ammirava; era incerto se partire dall’alto o dal basso, poi decise per una legatura classica, prima le caviglie, sopra gli stivaletti flosci, i polpacci poco sotto il ginocchio, poi le cosce, in ben due punti.
Terminato di legarla mise una dolce musica di brani famosi eseguiti alla chitarra e per un poco rimase a guardarla; non osava neanche sfiorarla, limitandosi ad accarezzarle i capelli.
Passarono alcuni minuti in una atmosfera sospesa, con il vecchio professore che, nonostante la sua esperienza, era emozionato come poche volte in vita sua nel vedere quella giovane ed innocente bellezza che si era affidata a lui.
Ad un certo punto Chiara mugolò e lui le tolse prontamente il bavaglio
“ vuoi che ti liberi ?“
Le chiese premurosamente
“ no, ma vorrei un bicchiere d’acqua e dopo un bavaglio che non mi stia dentro la bocca”
Lui le diede da bere con mani tremanti, rischiando di versarle l’acqua addosso, poi le mise una fresca striscia di stoffa sulle labbra, stringendo al punto giusto: lei volendo avrebbe potuto parlare, ma sentiva la salda presa della stoffa.
Dopo altri minuti indimenticabili il professore correttamente disse
“ la mia mezz’ora di paradiso è finita “
ed iniziò a toglierle il bavaglio, ma lei lo fermò dicendo
“ toglimi solo la benda e fammi sedere, sto bene legata ed ho voglia di parlarne “
lui non credeva alle sue orecchie, non avrebbe mai pensato di sentire Chiara che gli chiedeva di rimanere legata, ma la vita gli aveva insegnato una sola cosa ..
mai dire mai ....
( forse questa storia continuerà ... )

Monday, December 9th 2013 - 11:12:53 AM
    
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Una storia di: Fulvio

GUERRA TRA POVERI


Come vi ho raccontato mi è capitato di frequentare delle prostitute, ma ho sempre fatto molta attenzione al fatto che lo facessero per loro scelta, e non perché costrette da qualche sfruttatore.
Qui in Italia sono stato con una prostituta bulgara, che si fa chiamare Maggy.
Prima era su una strada a 30 km da qui, poi un giorno me la sono ritrovata vicino a dove lavoro, e mi ha spiegato che lì si guadagnava meglio.
Dopo un certo tempo però in quel posto ho cominciato a vedere delle prostitute nere.
Per combinazione una sera sono passato nel vecchio posto, l’ho trovata là e l’ho caricata.
Si è spogliata, è piccola, molto magra ed accuratamente depilata, ed ho notato che aveva una bruciatura sul seno Le ho chiesto cosa era successo e mi ha raccontato una brutta vicenda.
Un pomeriggio era nel nuovo posto, vicino a dove lavoro, quando si è avvicinato un vecchio furgone, guidato da un nero, che le ha chiesto quanto voleva. Mentre si avvicinava
si è aperta la porta laterale del furgone, nascosta rispetto alla strada, e altri due uomini dalla pelle scura l’hanno afferrata trascinandola dentro il furgone, che è ripartito.
Uno dei due le ha messo uno straccio in bocca, coprendolo con due stretti giri di nastro da imballaggi, mentre l’altro le legava le mani e le caviglie con altro nastro.
Lei era terrorizzata e non ha tentato di reagire, anche perché gli assalitori erano grandi e forti, mentre lei è molto munita.
Dopo un breve percorso il furgone ha svoltato in una stradina sterrata, raggiungendo una cascina semi diroccata, dove si è fermato. L’hanno fatta scendere prendendola come un sacco, portandola in una stanza piena di detriti, con un lurido materasso per terra.
Dopo aver tagliato il nastro che la legava le hanno detto di spogliarsi e lei non ha potuto far altro che ubbidire. Una volta nuda l’hanno buttata sul materasso: dal muro sopra la testa della ragazza sporgeva un anello, a cui le hanno legato le mani con una corda molto stretta.
Lei aveva le lacrime agli occhi, ma loro non si sono impietositi e l’hanno violentata, con la sola precauzione di indossare il preservativo perché, dicevano, chissà che malattie aveva ..
Dopo la violenza le hanno slegato le mani, ma solo per incaprettarla, con una corda intorno al collo che, insieme al bavaglio molto stretto, rischiava di soffocarla. Gli assalitori si sono messi a mangiare dei panini bevendo birra, ridendo tra loro, poi sono tornati da lei, tagliando la corda che le stringeva il collo. Uno ha detto
“ non lo sai che è pericoloso fare questo lavoro? Potresti incontrare l’uomo nero .. “
E sono scoppiati a ridere. Poi ha proseguito
“ adesso ti daremo una bella lezione e tu da domani lascerai quel posto alle nostre ragazze “
Maggy mi ha detto di aver annuito subito, ma quegli uomini hanno detto
“ lo sappiamo che adesso sei d’accordo, ma dopo la lezione che ti daremo te ne ricorderai per sempre … “
E per prima cosa le ha spento la sigaretta che aveva in mano sul seno sinistro, strappandole un alto grido solo in parte soffocato dal bavaglio.
Fatto questo le hanno legato le mani in alto, ad un gancio del soffitto che probabilmente un tempo sosteneva un lampadario. Lei era molto impaurita, perché temeva che le avrebbero spento altre sigarette addosso ma fortunatamente si sono limitati a minacciarla con la brace.
Uno di loro è arrivato con un grosso pezzo di stoffa imbevuto d’acque ed ha iniziato a usarlo come una frusta, in una versione violenta di un gioco che si fa in spiaggia.
Il dolore era molto forte, e le hanno spiegato che utilizzavano quel metodo perché lasciava meno segni rispetto a pugni o calci, così per lei sarebbe stato più difficile denunciarli, ammesso che fosse così pazza da farlo.
Dopo averla colpita diverse volte le hanno abbassato le mani, legandogliele dietro la schiena e dicendole
“ se adesso fai la brava e ci succhi bene dopo ti lasceremo stare “
Lei è quindi stata costretta a succhiare tutti e tre i suoi violentatori, che le sono venuti in bocca senza ritegno. Poi, non contenti, l’hanno legata sul materasso e due di loro sono ancora riusciti a scoparla.
Dopo questa violenza hanno detto
“ adesso aspettiamo la notte e ti libereremo “
L’hanno legata strettamente, polsi, braccia, cosce e caviglie, imbavagliata in modo che quasi non riusciva a respirare, e l’hanno anche bendata, buttandola sul materasso.
Lei era dolorante e terrorizzata, anche se avevano detto che l’avrebbero rilasciata.
Solo passate lentamente alcune ore, in cui poteva sentirli parlare nella loro lingua che non capiva. Ogni tanto qualcuno di loro veniva a guardarla, facendola rotolare un poco con il piede, come un sacco di stracci.
A un certo punto si è sentita sciogliere, le hanno ridato i vestiti poi l’hanno portata sul furgone, tenendola nella parte posteriore di modo che non vedesse fuori, e abbandonandola su una strada secondaria abbastanza lontana dal luogo del rapimento.
Chiaramente quel giorno non me la sono sentita di chiederle una prestazione sessuale e ne ho approfittato per darle il numero di una Onlus che si occupa di aiutare giovani prostitute che vogliono cambiare vita ... purtroppo venerdì sera l’ho di nuovo vista al solito posto ...


Monday, December 2nd 2013 - 09:03:09 AM
    
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Una storia di: lucare

legato...


Quella mattina vado dalla mia padrona verso le 12 come da suo desiderio. Non appena entrato in casa mette una mano sulla mia cerciera dei pantaloni e mi chiede se sono pronto. Logicamente la domanda mi preoccupa non poco ...
Mi ordina di spogliarmi e straiarmi a pancia in su sul tavolo mentre lei chiacchiera con amici al telefono ...
Dopo aver concluso la telefonata, senza dirmi nulla ne salutarmi, prende una corda bianca dall'armadio e mi lega cavaglie separatamente alle due gambe del tavolo ... a gambe aperte inizio a capire che anche oggi vorrà divertirsi un pò costringendomi a stare li nudi e sottomesso ...
Poi prende i posi e unendoli con la corda li porta sopra la mia testa e li lega sempre alle gambe, ma opposte. sono qindi a pancia in su e inarcato sul legno freddo e duro del tavolo con il mio .... all'aria ...
Dall'armadio poi prende un'altra corda bianca e dopo averla resa doppia la passa intorno all'asta e soto i tsticoli ... poi la sistema modi treccia e passa in veticale fra i testicoli per dividerli. risdoppiando la corda ore divide i testicoli e gira attorno per due volte. Sembrano due protuberanze esposte a qualsiasi pericolo!
Per completare l'opera, la padrona, avvolge la corda ancora due o tre volte attorno all'asta passando sotto ai due sacchetti già legati e completa con un nodi stretto.
La sensazione è bella ma sento di essere completamente in balia della padrona.
a sorpresa la mia dea mi slega gambe e polsi e mi dici di vestrimi che usciamo per far spese. ebbene si ho rimesso pantaloni camicia e maglione e poi fuori ad accompagnare la dea a far spesa. Tre ore di spesa con testisticoli legati e sacrificati .... al rientro mi ha fatto subito spogliare e sistemare la spesa completamente nudi ma senza nemmeno toccarmi. I testicoli dolorantisembrano pesare 10 volte il normale.Verso le 17 dopo aver anche pulito i vetri del soggiorno la padrona mi ha concesso di masturbarmi sul pavimento del bagno ma sempre legato. Lo sperma è uscito in quantità che non avrei mai pensato e logicamente ho dovuto leccare tutto ben bene ...
Solo dopo mi è stato consentito di togliere la corda e vi assicuro è stato un piacere ...

Tuesday, November 26th 2013 - 02:57:20 PM
    
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Una storia di: LucaBondage

Il compleanno


Per il compleanno di uno dei miei più cari amici nonché vicino di casa ho deciso di regalargli una matassa di corde da 20m. Perché? Perché anche lui, come noi, è appassionato di bondage e del mondo BDSM in tutte le sue forme, ma ha avuto meno esperienze di me in questo settore.
La festa è privata: solo lui, la sua coinquilina, io e l'immancabile Margherita. Tutte persone per bene, ovvero senza pregiudizi di sorta e consapevoli delle nostre passioni. Si mangia da loro, il che equivale praticamente a non uscire di casa, abitando sullo stesso pianerottolo. I preparativi sono lunghi; si è deciso per una bourguignonne di manzo, ed essendo tutti tornati dal lavoro da poco, affettiamo il pane, tagliamo il salame e stappiamo un paio di birre.
Quale momento migliore per consegnare il mio magnifico regalo? Lui è contento, le ragazze ridono, ma la il brodo è pronto, quindi ci sediamo a mangiare.
Finita la cena, lui prende in mano la corda: ora devo solo ricordarmi come si fanno i nodi, dice. Ma te li insegno io i nodi, esclamo ridendo. Prima però bisogna tagliare la corda: due pezzi da quattro e il restante da dodici dovrebbero bastare. Carlotta, vieni qui a farci da modella. Ecco, metti i polsi dietro la schiena. Brava, così. Ora guarda attentamente caro amico. Metti la corda doppia, la fai passare attorno ai polsi e dentro l'estremità. Continui ad arrotolare la corda attorno ai polsi, mi raccomando fallo bene che anche l'occhio vuole la sua parte; poi la fai passare in quest'occhiello e fai dei giri in verticale, per poi concludere con un bel paio di nodi. Tutto chiaro? Tu cara come stai? Bene, allora possiamo proseguire. Margherita, (che nel frattempo se la rideva mica male e scattava varie foto col suo super smartphone) passami la corda da dodici. Ecco, anche qui prendiamo la corda doppia, la facciamo passare attorno a busto e braccia, sotto il seno, e la facciamo passare sotto l'estremità come abbiamo fatto prima. Qualche giro sotto, quale giro sopra il seno, poi ci fermiamo e usiamo la corda rimasta per farla passare in verticale tra le braccia, prima da una parte e poi dall'altra. Chiaro? Tu tutto bene? Bene. Vediamo, cosa potrei insegnarti ancora? Ah già. Prendi l'ultimo spezzone da quattro. Ok. Corda doppia, la passiamo qui in vita, chiudiamo come al solito, ma sul davanti. Ora facciamo un paio di nodi su ciò che rimane, ecco, ad occhio qui e qui potrebbero andare. Poi prendiamo la corda, la facciamo passare tra le gambe. Allargale un attimo e... perfetto! Potremmo fissarla ai polsi, così ogni volta che si divincola si stimola. Ma forse è meglio che lo facciate voi due soli più tardi, giusto?Bene, allora spostiamoci in camera da letto! Ora cara prego, sdraiati; ti aiuto. Ottimo. Tira su le gambe. Stessa procedura di prima, ma questa volta, dopo i giri in verticale, usiamo ciò che rimane per fissarlo ai polsi. Ecco, ci aiutiamo spingendo un po' le gambe...wow Carlotta, sei davvero agile, riesco tranquillamente a farti toccare i talloni con i palmi delle mani, brava! Tutto bene? Ottimo, allora direi che possiamo tranquillamente piazzarci qua e vedere come se la cava. Ti piace lo spettacolo amore mio? Dai, dammi un bacino.
Ovviamente non si è slegata. Noi abbiamo continuato a chiacchierare godendoci lo spettacolo. Dopo un po' facciamo per andarcene, ma il mio amico mi chiede se può provare a legarla sotto la mia supervisione. Ci mancherebbe altro! La sciogliamo e lui, diligentemente, le rilega i polsi dietro la schiena. Ogni tanto mi chiede conferma, ma sta facendo un ottimo lavoro. Una volta finito ci porta tutti in bagno, dove si trova una di quelle sbarre per fare le flessioni. Prende l'altra corda da quattro. Un capo lo lega ai polsi, l'altro lo lancia al di là della sbarra. Tira, i polsi salgono in un perfetto strappado. Bel lavoro! E ora, ci chiede. Io penso un poco, poi prendo la corda da dodici e le lego la caviglia sinistra alla coscia, per poi fissare il tutto alla sbarra in alto. Amore, ora però andiamo sul serio, dico ammiccando al mio amico. A natale un bel ballgag, dico, per poi scoppiare a ridere quando la coinquilina emette un flebile "no".
La serata si è conclusa così, almeno per noi. Il giorno dopo incontro l'amico uscendo a fumare una sigaretta sul ballatoio, e scopro che alle quattro di notte (noi eravamo andati via poco dopo mezzanotte) lo è andato a trovare l'altro vicino nonché nostro amico (no, non è una comune, anche se può sembrarlo). Io la scena me la immagino on lui che la imbavaglia per andare a vedere chi si mette a suonare il campanello alle quattro di martedì sera. Fatto sta che lui lo fa entrare, ma il nostro amico non si entusiasma più di tanto, quindi se ne torna a casa sua.
Pare che sia il mio amico che la sua coinquilina siano andati a lavorare in after il giorno dopo...
Il miglior compleanno di sempre; che dite?

Monday, November 25th 2013 - 07:12:24 PM
    
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Una storia di: Fulvio

MOTION CAPTURE


Le tecnica del Motion capture permette di catturare le immagini di una cosa in movimento, tramite dei sensori applicati su di essa; quando si tratta dei movimenti di un attore si parla più propriamente di Performance capture. E’ utilizzata nel cinema e nei videogiochi, per dare movimenti naturali a mostri o personaggi creati col computer.
Joe e Lois erano i soci di una piccola software house che produceva video giochi. Gli affari andavano male e tutte le loro speranze erano riposte in un gioco di avventura, con una protagonista simile a Lara Croft.
Il problema è che c’era ancora molto lavoro da fare e loro non potevano permettersi di pagare nessun collaboratore. Mancava infatti la lunga sequenza della cattura dell’eroina e della sua prigionia, scena sulla quale contavano molto, dati i contenuti sexy. Erano quasi disperati ma Lois disse
“ ci ho pensato bene, e l’unica possibilità è che sia io a girare le scene della prigionia “
Joe disse
“ davvero lo faresti? Sai che per girarle ti dovrò vedere nuda, e legare e imbavagliare “
“ non c’è niente di così grave; basterà che tu tenga le mani a posto, per di più sono single e quindi niente fidanzati gelosi ... se poi mi vedi nuda buon per te; “
Infatti Lois era una bella ragazza, alta e formosa, dal corpo atletico perché passava in palestra il poco tempo in cui non era attaccata ai computer.
“ ok, allora prima cominciamo meglio è ... “
Disse Joe e, mentre lui prendeva lunghe corde e strisce di stoffa. Lois in pochi istanti era nuda e quando lui la vide fece fatica a trattenere la sua eccitazione: il corpo era bellissimo e perfetto per una performance capture: seno abbondante e sodo, lunghe gambe, capelli ondulati.
Joe era abile con le corde, sia per motivi di lavoro che per la sua passione per il bondage e in pochi minuti le praticò una solida legatura di base; in piedi, mani dietro la schiena, gomiti legati stretti, quasi a toccarsi, il seno tra le corde: era la scena in cui l’eroina prigioniera veniva portata davanti al capo dei cattivi. Dopo averla imbavagliata Joe mise i sensori lungo il corpo della ragazza e, accese le telecamere, si godeva lo spettacolo:
Lois si contorceva, testando i legami come per liberarsi, ma senza tirare troppo perché nel videogioco sarebbe apparsa contornata da cattivi.
La ripresa andò bene al primo colpo, Lois era bravissima e quando Joe le chiese se voleva riposarsi prima della scena successiva lei chiese solo un bicchiere d’acqua, sapendo cosa la aspettava.
Infatti era la scena in cui l’eroina viene gettata in cella, legata molto duramente e con un grosso bavaglio in bocca, e lotta inutilmente per liberarsi.
Dopo l’acqua Joe le riempì la bocca con un enorme fazzoletto, legandolo con una corda, di modo che si vedeva la stoffa sporgere dalla bocca della donna, così piena che poteva emettere solo incomprensibili mugolii. Aggiunse molte corde ( e relativi sensori ) intorno al corpo della donna, lasciandola a dibattersi.
Per migliorare il realismo della scena Lois tentava di sciogliersi con tutte le sue forze, ma Joe l’aveva legata molto stretta, così ne venne fuori una ripresa fantastica, con la donna che nonostante i suoi sforzi restava avvinta nelle corde.
Prima della scena successiva lui le liberò la bocca e Lois disse
“ ma dove hai imparato a legare così bene? Le corde non si sono mosse di un centimetro “
“ segreto di famiglia - disse Joe – sei pronta ? “
Lei annuì e lui, rimesso il bavaglio, le legò una corda invisibile di nylon alla vita con la quale, ad un segnale convenuto, la tirò, facendola cadere .. era la scena in cui l’eroina cercava di rotolare lontano e Lois ci mise molto impegno, mentre Joe credeva di impazzire nel vederla rotolare a terra, nuda e avvolta in molte corde strette.
Joe era tentato di farle ripetere la scena, ma non voleva esagerare, tanto questi filmati eccitanti sarebbero rimasti a sua disposizione.
Lavorò tutta la notte e il giorno dopo era già pronta la prima scena, che dimostrava la bontà del lavoro, per cui Lois fu felice di mettersi a disposizione per le scene mancanti.
Era la volta del sacrificio agli Dei: l’eroina, nuda, era prima esposta a braccia e gambe spalancate, legate a degli anelli nel muro, poi legata su di un altare, per essere sacrificata.
La prima scena era facile da girare, in un attimo Joe la legò e imbavagliò, sedendosi comodamente davanti a lei che si dimenava mugolando e strattonando i legami. Le aveva legato una corda intorno alla vita, che scendeva in mezzo alle gambe, piazzando un sensore proprio sopra il clitoride, cosa che aveva generato qualche mugolio di protesta da parte di Lois.
Per la seconda era richiesto anche l’intervento di Joe, nei panni del sacerdote che sta per sacrificare la donna. L’aveva legata sul tavolo da lavoro, che nel gioco sarebbe divenuto un perfetto altare, non solo legando polsi e caviglie alle quattro gambe del tavolo, ma con numerose corde che attraversavano il corpo della donna. Non mancava un grosso bavaglio fermato da una corda che passava sotto al tavolo, tenendo così ferma la testa di Lois.
Joe aveva indossato una lunga veste, e un copricapo ricordo di un viaggio in Africa; brandiva un tagliacarte dalla punta arrotondata che nel video gioco sarebbe divenuto un lungo pugnale e con questa arma minacciava la donna legata.
L’uomo prese a far passare il tagliacarte sulla pelle della donna, dapprima delicatamente, poi sempre più intensamente, stimolandole le zone erogene. Lois si lamentava attraverso il bavaglio, ma lui le disse che era per rendere la scena più realistica, e che, anzi, lei doveva agitarsi di più.
Il tagliacarte, dopo aver titillato a lungo i capezzoli, prese ad insistere sul clitoride, passato sia di punta che con il piatto della lama, e i gemiti di Lois che prima erano di protesta divennero esplicitamente di piacere, fino ad un orgasmo che le fece tirare con grande forza tutte le corde.
Joe le lasciò il tempo di calmarsi, poi le tolse il bavaglio. Lois disse
“ sei un bastardo, non ti avevo autorizzato a toccarmi, ma ti perdono per due motivi: il primo è che non godevo così da un pezzo, il secondo riguarda il lavoro e te lo spiegherò appena mi liberi ... “
Due mesi dopo il loro videogioco veniva pubblicato, naturalmente vietato ai minori di 18 anni, perché da gioco di avventura si era trasformato in gioco erotico, in cui il giocatore doveva eccitare la protagonista, legata in vari modi.
Fu un successo grandissimo, perché non si erano mai viste scene così realistiche, soprattutto l’orgasmo dell’eroina, che passava tutto il gioco a farsi legare e poi accarezzare o scopare ...
Il merito era principalmente di Lois, che amava essere legata e lo dimostrava con performance captures esplosive, ma anche di Joe, che si rivelava davvero bravo nell’accarezzarla.
Mentre esaminavano gli ottimi risultati di vendita Lois disse:
“ dobbiamo aggiungere un livello, non possiamo trascurare il pubblico femminile “
E prese a legare Joe, che da parte sua non chiedeva di meglio ....

Monday, November 25th 2013 - 09:21:10 AM
    
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Una storia di: Fulvio

SOTTOMESSE – TERZA STORIA


LA PSICOLOGA E IL PAZIENTE

Questa storia è un piccolo scandalo avvenuto anni fa dalle nostre parti, di cui sono al corrente perché un poliziotto che ha partecipato alle indagini è mio amico. Non ho dati certi sugli incontri sessuali, ma mi piace immaginarli così.

“ Anna “ faceva la psicologo alla ASL. Uno dei suoi compiti era quello di incontrare le persone a cui veniva tolta la patente per guida in stato di ebbrezza e lì aveva incontrato lui, un poco di buono molto affascinante, che si atteggiava a bello e maledetto.
Aveva fatto l’errore di accettare di incontrarlo fuori dal lavoro, tanto non era un paziente diretto, e dopo un paio di aperitivi analcolici erano usciti a cena.
Lui era molto abile, le aveva raccontato tristi storie di abusi subiti in gioventù, di una donna matura che quando era adolescente lo aveva soggiogato in una storia sado maso, tutte cose che interessavano Anna dal punto di vista della sua professione, e così si era ritrovata perdutamente innamorata di lui.
Una sera erano a casa di lei ( l’incontro risulta dagli atti, i particolari sessuali non sono così dettagliati ma l’atmosfera è quella che descrivo ) e con la scusa di mostrarle cosa aveva subito in gioventù l’aveva convinta a lasciarsi legare su di una sedia con mezzi di fortuna ( tovaglioli, stracci ) con le braccia dietro lo schienale e le gambe allargate.
Con due tovaglioli l’aveva bendata e imbavagliata sommariamente, per non intimorirla, poi le aveva chiesto gentilmente se poteva continuare, ed ottenuto l’assenso le aveva sbottonato la camicetta ed abbassato il reggiseno, iniziando ad accarezzarla, poi le aveva strappato improvvisamente le mutande, facendo però seguire all’atto violento una dolce carezza.
( la donna aveva dichiarato che non c’era stata violenza )
A un certo punto lei gli aveva detto di smettere e lui aveva immediatamente ubbidito, convincendola così della sua buona fede.
Ne era nata una relazione in cui lei era fortemente sottomessa, mossa a pietà nei confronti dell’uomo per gli abusi che lui diceva di avere subito.
Il problema è che lui l’aveva convinta che per liberarsi del passato doveva fare a qualcun altro quello che aveva subito lui, così poco a poco lei era divenuta sempre più oggetto di attenzioni quantomeno dolorose, per non dire violente, che sopportava per aiutarlo a guarire.
Anna aveva iniziato ad accettare parti sessuali sempre più sottomesse, era spesso legata in pose oscene, aperta e spalancata davanti a lui che magari nel mentre guardava la partita.
Fino a quel punto però non c’era nulla di particolarmente grave, poi una volta lui le aveva chiesto di fare la cameriera durante una partita a carte con degli amici, raccontandole che la donna che in gioventù lo aveva sottomesso lo obbligava a servire il the alle amiche.
Come abbia fatto una psicologa a credere a tutte queste fandonie è un mistero, l’unica spiegazione è che l’amore può accecare chiunque, per cui aveva accettato.
La prima volta era vestita da cameriera, con una minigonna vertiginosa e tacchi alti, e lui per non farla riconoscere le aveva messo un passamontagna da cui uscivano solo gli occhi e la bocca, mentre da un buco posteriore i capelli formavano una coda di cavallo.
La seconda volta il suo vestito era un body in pelle, e il passamontagna era sostituito da un elmo in pelle che lasciava solo liberi gli occhi, mentre la bocca era chiusa da una zip.
La terza volta il body in pelle era stato tagliato, e i seni della donna erano in bella evidenza, così come il culo, perché dietro era rimasto solo un sottile filo di pelle: lei si era lamentata un po’, ma poi aveva accettato: per lui era disposta a fare la serva muta, sotto gli occhi avidi dei suoi amici, che non risparmiavano pesanti apprezzamenti sul corpo di quella misteriosa donna seminuda
Infine era arrivato al punto da metterla nuda su di una sedia, legandole le mani dietro la schiena e mettendola in posizione inclinata all’indietro, di modo che le gambe, legate spalancate, mostravano la sua vagina in primo piano.
Un elmetto le copriva sia gli occhi che la bocca, riempita da un fazzoletto ; Anna sopportava questa umiliazione perché lo sentiva declamare con gli amici la docilità e la bellezza della sua donna. Quando gli amici si ritiravano lui la possedeva con forza, lei la considerava passione e ne era felice.
Dopo un paio di queste esibizioni era avvenuto l’ultimo gravissimo episodio: lui l’aveva spogliata e legata, in piedi e senza imbavagliarla, dicendole che un suo amico era malato terminale e che avrebbe voluto farla scopare da questo amico, come estremo regalo.
Lei si era finalmente resa conto che la cosa stava andando troppo in là, per cui, per non farlo arrabbiare, aveva cortesemente rifiutato, cercando di spiegare che amava solo lui ecc ecc ...
Purtroppo questo aveva scatenato la furia dell’uomo che l’aveva imbavagliata, mettendole l’elmetto che l’accecava, legandola strettamente sul letto, a braccia e gambe spalancate, dicendole che almeno avrebbe risolto i suoi problemi economici.
Quando gli amici dell’uomo erano arrivati, uno per uno l’avevano scopata rudemente, dopo aver pagato l’uomo. Utilizzavano il preservativo e questo era stato un problema per lei durante le indagini.
L’uomo infatti astutamente l’aveva tenuta prigioniera per diverse ore dopo la violenza, e quando Anna si era recata in ospedale a denunciare lo stupro, i medici avevano solo constatato che era avvenuto un atto sessuale, ma non avevano potuto quantificarne il numero.
C’erano sì i segni delle corde su polsi e caviglie, ma l’uomo aveva presentato alla polizia dei video in cui si vedeva inequivocabilmente che ad Anna piaceva essere legata ed aveva quindi sostenuto che si era trattato di un rapporto consensuale.
Non so come sia finita la parte processuale, se lei abbia mantenuto la denuncia o meno, perché il mio amico mi ha raccontato questa storia anni dopo, quando lei si era ormai trasferita da tempo ....

Tuesday, November 19th 2013 - 06:41:46 PM
    
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Una storia di: Bien Astado

Ricordi Di Gioventù


Durante il periodo a cavallo fra le medie e le superiori avevo un amico con il quale eravamo praticamente inseparabili. Lui era di un anno più giovane di me, ma dell'età all'epoca poco ci importava. Avevamo fumato insieme la prima sigaretta e ci eravamo presi la prima sbronza uscendo un Sabato sera, insomma tutti gli step che portano dall'infanzia all'adolescenza li stavamo vivendo insieme...ma la cosa più importante era che non ci sentivamo parte della massa. Mentre da un lato ci sembrava di essere un po' più maturi di quei ragazzi che passavano i pomeriggi a dare calci ad un pallone e correre con il loro motorini nelle stradine di campagna, dall'altro ci sembrava ancora presto per abbandonare cartoni animati, videogiochi e divertimenti pomeridiani.
La certezza sulla nostra maturità aggiunta l'avevamo per il fatto che a differenza degli altri nostri coetanei noi ci trovavamo bene ad uscire con le ragazze della nostra scuola, a girare per negozi al pomeriggio con loro, ad avere delle amiche da far confidare e con cui confidarci e soprattutto ci sembrava una cosa davvero immatura considerarle o inutili o semplicemente degli oggetti estetici...delle conquiste.
Questo ci aveva permesso di andare ben oltre il semplice "primo bacio" già da qualche tempo...avevamo scoperto i preliminari e i primi orgasmi...niente sesso ancora ma già così ci sentivamo più grandi...o meglio...più adulti.
Il rovescio della medaglia era che ovviamente fummo tagliati fuori dal circuito esclusivo dei "maschi veri", cosa che a noi non importava minimamente, quindi, quando non eravamo in giro con qualche nostra amica, passavamo dei pomeriggi interi a casa del mio amico a giocare ai videogiochi, a guardare cartoni o film e a fare ancora i dementi che dopo ogni discussione, immancabilmente, si rincorrono per tutta la casa come due bambinoni troppo cresciuti.
Per quanto riguardava me avevo scoperto il bondage qualche anno prima, o meglio, avevo dato finalmente un nome alla mia fobia del legare e del voler essere legato grazie agli albori di internet che, a cavallo degli anni 90 - 2000, iniziava a presentarsi timidamente in tutte le case.
Scaricavo le immagini che trovavo in alcuni siti di cui ancora adesso ricordo il nome e stampavo un sacco di tutorial migliorando il mio inglese di giorno in giorno e capendo un sacco di cose nuove per quanto riguardava corde, bavagli e soprattutto...self bondage. Visto che il computer era dei miei genitori, e non sempre ne avevo accesso, mi premuravo di cancellare la cronologia metodicamente per evitare di lasciare tracce di qualunque tipo. Tutto iniziava a trovare un nome e iniziavo a sentirmi un po meno solo...un po meno pazzo.
I tempi in cui si acquista tutto su internet erano (per assurdo) ancora lontani quindi, non potendo avere manette, ball-gag e similaria, decisi di arrangiarmi e mi comprai una decina di corde da due metri e del nastro americano (quello argentato per intenderci) da un ferramenta, presi un paio di blister di palline da beach tennis e, con un sacco di vergogna, andavo quasi regolarmente al mercato settimanale a rifornirmi di calze da ginnastica, collant e calze autoreggenti da usare per imbavagliarmi il più efficacemente possibile nella mia cameretta.
Passavo il tempo in cui ero solo a casa a cercare di legarmi ed ammutolirmi nelle maniere più disparate realizzando che, da solo è soddisfacente ma non abbastanza, quindi un po deluso aspettavo il giorno in cui avrei avuto il coraggio di confidarmi con qualcuno di fidato (una ragazza o un amica che non mi considerasse uno psicopatico) per riuscire a farmi legare decentemente.
Mi ricordo che infilavo tutta la mia attrezzatura primordiale e i miei fogli in una borsa nera che nascondevo sotto al letto, lontana da occhi indiscreti e che portavo con me in motorino ogni volta che uscivo di casa per evitare che qualunque genitore curioso la potesse trovare anche semplicemente riordinando in casa.

Ma torniamo al mio amico di cui vi parlavo prima, per quanto fossimo davvero molto intimi e parlassimo di qualunque cosa, dal sesso alle fantasie più disparate che avevamo, a lui non avevo detto nulla di questa mia passione...non volevo essere bollato come un pazzo o un pervertito. Da un po' di tempo, però, mi frullava per la testa il fatto che la persona più affidabile per riuscire a sentirmi in una maggiore situazione di costrizione rispetto al self bondage casalingo, fosse proprio lui...dovevo solamente trovare una scusa abbastanza valida per convincerlo a legarmi.


Passavamo le giornate insieme sul divano, sempre in casa da soli fino a tardi a guardare la tv o a giocare ai videogiochi. I suoi genitori tornavano da lavoro sempre verso le dieci e l'unica persona che vedevamo prima era una specie di domestica che arrivava alle otto per fare da mangiare e per sistemare la casa. Un pomeriggio portai la mia borsa nera lasciando le corde, insieme ad altre carabattole buttate li a caso per non rendere troppo sospetta la loro presenza, nella tasca principale...la poggiai vicino al divano lasciandola aperta e bene in vista. L’unica precauzione che presi fu di nascondere in una tasca interna i fogli con i tutorial stampati, le calze e tutto quello che si poteva utilizzare come bavaglio. Quel pomeriggio fra un pugnetto sulle spalle, una spintarella e qualche battutina detta per noia gli cadde l’occhio sulla mia borsa e mi chiese, finalmente, cosa ci facessi con tutte quelle corde.
Gli raccontai, con fare disinteressato e mentendo magistralmente, che navigando su internet avevo scoperto il bondage...l’arte di scappare dalle legature. Spiegai che avevo cominciato ad appassionarmi poco a poco fino ad arrivare a comprarmi delle corde per provare qualche tecnica di escapologia ma, fra i miei genitori bigotti che non mi avrebbero mai aiutato in una cosa del genere e la quasi totale impossibilità di riuscire a legarsi da soli, stavo rinunciando completamente all’idea...portavo le mie corde nella borsa per evitare di lasciarle a casa ed evitare spiacevoli ritrovamenti da parte dei miei in attesa di buttarle via definitivamente, non era come aver svuotato il sacco ed essermi esposto ma magari qualche risultato lo avrei ottenuto.
La mia recita, invece, funzionò a meraviglia. Interruppe il mio discorso redarguendomi sul fatto che, se glielo avessi spiegato prima, mi avrebbe dato una mano fin da subito e che se volevo e non mi sentivo in imbarazzo, potevamo provare qualcosa quello stesso pomeriggio.
Fiero della mia piccola vittoria psicologica, non mi accontentai e decisi di istigarlo un po' per vedere se riuscivo a rendere memorabile quella giornata.
Gli dissi che apprezzavo molto il suo interessamento nel darmi una mano ma che, senza cattiveria, non sarebbe stato in grado di legarmi in maniera decente per farmi provare quel poco che avevo imparato. Prima che si innervosii troppo per la mia supponenza, iniziai tutta una serie di discorsi didattici dove gli spiegavo come legare gli arti nella maniera giusta e di come fosse importante lasciare i nodi fuori portata...mentre lui, sempre più incuriosito, pensava di imparare i segreti dell’escapologia...io gli insegnavo le basi del bondage.
I nostri discorsi furono interrotti dal telefono che squillava, era sua madre che gli diceva che la domestica non sarebbe arrivata quel giorno per un imprevisto e che inoltre i miei ed i suoi genitori sarebbero andati fuori assieme a cena per organizzare le vacanze natalizie rientrando a casa più tardi del previsto. Alla richiesta di sua madre di unirci a loro, declinò per entrambi memore dell'ultima volta che ci eravamo annoiati in un ristorante fuori città per tutta la sera. Gli disse che ci saremmo aggiustati con sofficini e pizze surgelate mentre li aspettavamo alzati.
Appena riattaccò il telefono mi raccontò tutto e, con fare di sfida, mi propose di mangiare qualcosa da li a poco in modo da avere tutto il fine pomeriggio e la serata per dimostrarmi che non era così incapace come pensavo.
Mi stupii e in parte mi eccitai per il modo in cui mi propose il suo piano e, cercando di non dare a vedere la mia emozione, colsi la palla al balzo ed accettai subito senza pensarci su. Mentre lui infilava ogni sorta di schifezza surgelata nel microonde mi dettò le sue condizioni: mi avrebbe legato seguendo le mie istruzioni e i consigli che gli avevo dato prima e se entro mezz’ora non fossi riuscito a liberarmi...mi avrebbe lasciato legato fino a che non lo avessi implorato di liberarmi. Non vi nascondo che una vampata di eccitazione mi colse all’improvviso nel pensare che rischiavo di rimanere prigioniero per tutta la serata ma, con un fare sprezzante atto a dissimulare e ad istigare, gli risposi che non c’era problema e che faceva meglio a pensare cosa fare per il resto della serata visto che, massimo in un quarto d’ora, sarei riuscito a liberarmi.
Dopo aver cenato (o meglio aver fatto una merenda degna del peggior stereotipo americano) prendemmo tutte le corde dalla mia borsa e andammo di sopra in camera sua.
Iniziai a guardarmi attorno cercando l’ispirazione...la tentazione di farmi legare al letto con braccia e gambe spalancate era alta ma il rischio di essere fraintesi pure, quindi gli proposi di legarmi ad una delle sedie della sua scrivania.
Accettò ma mi chiese di mettere la sedia dentro la cabina armadio spiegandomi che, se per caso qualcuno fosse tornato a casa anzi tempo, avrebbe avuto il tempo di liberarmi, lontano da occhi indiscreti, dicendo a tutti che ero nel bagno della sua camera.
Visti i termini della nostra piccola sfida e considerando che erano solamente le sei del pomeriggio, iniziai a pensare al perché di una simile precauzione ed iniziai a sospettare che, forse, avevo calcato un po’ troppo la mano continuando ad istigarlo.
Accese la luce del bagno, ne chiuse la porta a chiave dall’esterno e, con un cenno di invito, mi fece capire che era pronto. Lasciai cadere le corde per terra e andai a sedermi.
Notai che la cabina armadio era davvero comoda e spaziosa, era composta da una rientranza piuttosto larga e alta dove ci si poteva cambiare con un enorme specchio a figura intera su uno dei due lati ed una lucina, che illuminava fiocamente il tutto, sull’altro...la mia testa cominciò a viaggiare. Iniziai a pensare che a breve sarei stato prigioniero in una piccola cella con tanto di specchio per potermi vedere legato, fermai la mia mente solo nel momento in cui sentivo che i morsi allo stomaco dati dall’emozione si stavano cominciando a trasformare in un altro tipo di eccitazione, ben più visibile.
Prese alcune corde dal pavimento e, seguendo le mie istruzioni passo passo, mi legò i polsi separatamente alle due gambe posteriori della sedia.
Tenendo in considerazione anche i minimi dettagli e ricordandosi ciò che gli avevo spiegato prima, fece passare le corde sia sopra che sotto alla seduta e le annodò, sotto quest’ultima, per evitare che eventuali movimenti mi permettessero di alzare le braccia.
Prese un altra corda e si dedico al busto legandolo saldamente alla struttura della sedia, facendo passare le corda anche attraverso alle braccia per evitare che potessi sporgermi troppo in fuori con il torace...forse stava stringendo un po’ troppo ma andava bene così.
Si allontanò un attimo per prendere le altre corde dal pavimento ed io provai a strattonare molto delicatamente le legature, rendendomi conto che stava facendo davvero un ottimo lavoro...non riuscivo più a controllare la mia eccitazione ma feci un ultimo sforzo, seguito da un respiro profondo, per evitare che eventuali, imbarazzanti, rigonfiamenti venissero a farmi visita…era pur sempre un ragazzo quello che mi stava legando e sarebbe stato decisamente difficile spiegargli che ciò che mi stava eccitando era la situazione in cui mi trovavo e non lui. Iniziai a pensare ad altro per distrarmi mentre, inginocchiandosi di fronte a me, mi spalancò le gambe.
Sostenendo che non aveva più bisogno dei miei consigli, mi chiese di stare in silenzio...da quel momento in avanti sarebbe andato avanti seguendo il suo istinto. Annuii mentre mi toglieva le scarpe e i calzettoni, mi fece andare un po più avanti con il sedere e mi legò le caviglie alle gambe anteriori della sedia e le cosce alla seduta...aveva tenuto conto di impedirmi il maggior numero possibile di movimenti e, così facendo, non potevo più chiudere le gambe ne arretrare troppo con il sedere.
Ricontrollò tutti i nodi, si alzò in piedi e ammirandomi da fuori la cabina armadio disse:

"Ecco fatto...ho finito! Vediamo se adesso riesci a liberarti...mi sembra impossibile che tu ce la faccia ma i patti sono patti, quindi ora ti chiudo lì dentro così potrai provarci con calma. Tornerò fra una mezz’oretta ma se ti volessi arrendere prima...basta che urli tanto io sono di la."

Provai a simulare un sorriso mentre chiudeva la porta dell’armadio, non riuscivo a parlare da tanto erano forti i morsi allo stomaco per l'eccitazione.
Sentii i suoi passi allontanarsi dalla camera, presi un bel respiro ed iniziai a dimenarmi per strattonare un po’ le legature, allungai le dita sotto la sedia cercando inutilmente i nodi ma non volevo trovarli per liberarmi...volevo solamente assicurarmi di non poterli raggiungere in alcun modo, nemmeno volendolo.
Mentre mi agitavo inutilmente sulla sedia il mio sguardo incrocio lo specchio e vedendomi così, legato come nelle foto che da anni riempivano le mie fantasie e i miei desideri, non riuscii più a trattenere la mia eccitazione che divenne, attraverso i pantaloni della tuta da ginnastica, ben visibile e difficilmente giustificabile.
Cercai di distogliere la mia attenzione da quel momento così speciale e, per il momento, unico pensando che in meno di mezz’ora il mio amico sarebbe ritornato e che non era il caso di farmi trovare così “stranamente” felice...ma ogni qualvolta il mio occhio cadeva sullo specchio, o il cotone delle corde sfregava sulla carne dei miei polsi, ricadevo in quel torpore idilliaco pensando all’unica cosa che mancava per rendere davvero perfetto quel momento...un bel bavaglio.
Il mio desiderio venne esaudito!
All’improvviso la porta della cabina armadio si aprì e prima di poter realizzare cosa stesse succedendo mi trovai la bocca piena di un materiale con un sapore che conoscevo bene...un misto di spugna e lycra. Una mano, pressata sulle labbra per impedirmi di sputare la palla di tessuto che mi era stata cacciata in bocca, mi tirò indietro la testa facendomi vedere il mio amico che, aiutandosi con i denti, stava srotolando con l’altra mano il mio nastro argentato. Mentre sentivo la colla che aderiva sulle guance, sulle labbra e via via su tutto il resto della nuca, capelli compresi, iniziai a boffonchiare suoni incomprensibili che non gli impedirono di terminare il suo lavoro. Una volta compiuti svariati giri attorno alla mia nuca, lasciò cadere il rotolo a terra e tornò di fronte a me...la sua faccia non era la stessa di prima...il suo volto era segnato dalla rabbia e non aveva l’espressione complice di chi stava scherzando o tantomeno giocando.
Mentre, preso dal panico e dalla rabbia, mi dimenavo e cercavo inutilmente di protestare, si infilò una mano nell’ampia tasca della tuta, tirò fuori dei fogli piegati e, senza proferire parola, me li scaglio contro.

“E così il bondage sarebbe l’arte di scappare dalle legature? Bene! Allora visto che non solo ti piace essere legato ma, a quanto vedo, ti eccita pure...non ti dispiacerà se ti lascio lì mentre rifletto a come reagire a questa tua immensa presa per il culo.”

Senza aggiungere altro se ne andò abbandonandomi li. Notai che i fogli che giacevano per terra erano i miei...aveva rovistato nella mia borsa, magari per cercare qualcosa e aveva trovato tutto. L’eccitazione e la rabbia svanirono immediatamente, cedendo il posto al senso di colpa. La situazione che avevo desiderato da così tanto tempo si stava trasformando in un incubo. Non avevo idea di che intenzioni avesse, non sapevo se il giorno dopo ci saremmo parlati ancora...magari voleva lasciarmi lì in quello stato fino all’arrivo dei nostri genitori in modo da potermi umiliare pubblicamente raccontando tutto...o magari semplicemente voleva sbollire il nervoso e poi sarebbe tornato per parlare...ma una cosa era certa…in quel momento non potevo fare o dire nulla per sistemare la cosa.
Non so quanti minuti dopo si palesò davanti alla cabina armadio. Ero talmente preso dai miei pensieri che non mi accorsi nemmeno che era entrato fino a che non me lo ritrovai davanti...qualcosa era cambiato, sembrava più sereno e aveva un paio di forbici in mano che mi lasciavano ben sperare che le sue intenzioni fossero di liberarmi ed eventualmente discutere su quanto era successo. Ignorando completamente i miei mugolii, prese l’altra sedia dalla scrivania e la portò davanti a me, ci si sedette sopra e comincio a parlarmi:

“A differenza tua...voglio essere sincero con te. Non ho alcuna intenzione di liberarti o di toglierti quel bavaglio per il momento...ma non temere! Sarai libero prima che tornino a casa tutti. Mi scuso innanzitutto per aver curiosato nella tua borsa ma quando ho trovato le calze, il nastro ed i fogli ero davvero deluso. Mi sono sentito tradito, preso in giro...usato!
Posso capire la difficoltà nello spiegare una cosa del genere... effettivamente può essere vista come una cosa distorta e malata...ma bisognava arrivare a questo? A mentirmi per realizzare una semplice fantasia?
Non ti ho imbavagliato per rabbia...fondamentalmente non volevo più sentire le tue stronzate e volevo capire una cosa. La tua eccitazione, già ben visibile quando sono entrato, non ha fatto altro che aumentare mentre ti imbavagliavo...mentre ero di la continuavo a pensare a questa cosa ed ho realizzato che forse, e dico forse, hai inscenato tutto questo perché avevi davvero bisogno di soddisfare un desiderio, soppresso da troppo tempo ed altrimenti irrealizzabile. Quindi mi sono calmato, ho messo da parte il risentimento e sono tornato qui per parlarti...essendo tuo amico, posso capire il perché mi hai mentito e in parte posso anche accettarlo.”

Lo ascoltai e fui sollevato per il fatto che aveva compreso la mia posizione anche se in quel momento mi chiedevo come mai non voleva tagliare ancora le corde.

“Ora ti starai chiedendo perché non ho intenzione di liberarti! Bè, visto che siamo in via di confidenze di carattere sessuale...anche io è un po' di tempo che ho una fantasia assurda e ricorrente che vorrei proporti e, visto che in questo momento non puoi andartene, ne protestare...”

Prese il cavallo della mia tuta da ginnastica e, dopo averlo tirato verso di se, lo tagliò di netto con le forbici che aveva in mano facendo fuoriuscire, dall’enorme buco appena creatosi, l’azzurro dei boxer che avevo indosso. Non mi mossi...non provai a fare nulla. Volevo solo cercare di capire dove voleva arrivare...anche se un po’ di ansia iniziava a farsi strada dentro di me.

“Prima che tu possa fraintendere, ci tengo a precisare che le ragazze mi piacciono...ed anche tanto. Tuttavia è da un po’ che mi chiedo come possa essere provare piacere assieme ad un altro ragazzo. Ho cominciato a pensarci durante i pomeriggi passati assieme a te...la perfetta sintonia, l’intimità, la complicità...più passavo del tempo con te e più mi chiedevo cosa ci sarebbe stato di sbagliato nel divertirsi un po’ anche senza vestiti addosso.
Ovviamente non sono mai riuscito a parlartene...ogni volta che ci pensavo venivo preso dalla paura, mi sembrava una cosa deviata, malata e...vabbé lo sai meglio di me come ci si sente nell’essere intimoriti dalle proprie fantasie. Non ne sono sicuro nemmeno io, magari una volta provato lo troverò rivoltante o insignificante ma, vista la situazione in cui ci troviamo...consideralo pure uno scambio di favori.”

Non ci potevo credere! Mi stava facendo un discorso come quello con una tranquillità impressionante. Io mi ero permesso di mentirgli subdolamente ed inventarmi i sotterfugi più infantili per non parlargli delle mie fantasie e lui stava mettendo totalmente a nudo la sua potenziale bisessualità senza badarsi minimamente delle conseguenze.

“Sono solamente le sette...ho tutto il tempo di liberarti, di far sparire i segni delle corde dai tuoi polsi e di prestarti i miei pantaloni della tuta, che tra l’altro sono identici ai tuoi, per far si che nessuno si accorga di nulla...ovviamente appena avrò finito di divertirmi con te.”

E detto questo mi scosto i boxer lateralmente facendo uscire il mio pene che, in quel momento, era tutto tranne che eccitato.
Iniziai a strattonare i legacci con tutta la forza che avevo e ad urlare dentro al bavaglio insulti incomprensibili rendendomi conto che ogni tentativo era inutile...ero alla sua mercé e fino a che aveva voglia di divertirsi con me, poteva farlo liberamente.

“Ma come?!? Non sei più eccitato? Ok, chiariamoci...per ottenere quello che volevi sei stato scorretto con me, quindi ora per ottenere ciò che voglio sarò altrettanto scorretto con te. Siamo solo tu ed io, isolati da tutto e da tutti, non puoi muoverti, non puoi protestare, puoi solo subire impotentemente...quindi rilassati, prova a goderti la situazione e non rendermi le cose difficili.”

Inizio a leccarmelo prima timidamente poi con sempre più foga fino a che non tornò anche più duro di prima. Era molto bravo...si aiutava con delicati movimenti della mano e sapeva dove far passare la lingua per riuscire ad eccitarmi...ma non riuscivo ancora a lasciarmi andare ed i miei continui, inutili e rumorosi mugolii di protesta lo stufarono ben presto. Con le labbra ancora impegnate si mise una mano in tasca e ne sfilò un gambaletto di nylon, lo legò strettamente alla base del mio pene che cominciò a pulsare e ad indurirsi sempre di più.
Poi si alzò in piedi, raccolse dal pavimento uno dei miei calzettoni, girò alle mie spalle e mi bendò con quest’ultimo. Ero davvero spaesato...l’eccitazione stava aumentando, mi piaceva la sensazione che stavo provando. Mi sentivo prigioniero e libero allo stesso tempo.

“Vediamo se riesco a trasformare queste urla di protesta in gemiti di godimento”

Riprese a leccarmelo, a succhiarmelo e a masturbarmi sapientemente. Iniziai, da lì a poco, a gemere e a divincolarmi per il piacere. Più mi agitavo, più lui insisteva nello stimolarmi.
Stavo per venire, per esplodere, ma se ne accorse e si fermò.

“Non così in fretta...vediamo cosa succede se giochiamo un po’ con questo...”

Slacciò il gambaletto e, dopo averlo calzato come un guanto, inizio a strusciarmelo sulla punta del pene. Iniziai ad urlare dentro il bavaglio per il godimento. Era troppo, sembrava una tortura; il mio pene era diventato sensibilissimo e ogni strusciata seppur lieve mi faceva letteralmente impazzire...e questo a lui piaceva. Dopo una decina di minuti di questo altalenante supplizio legò di nuovo il gambaletto attorno al mio pene e ricominciò a succhiarmelo fino a ché non venni nella sua bocca.
Non ingoiò nulla, anzi appena finii sputo subito tutto sul pavimento, però non contento continuò a masturbarmi anche dopo l’orgasmo fino a lasciarmi lì, appagato e soddisfatto ma ancora legato.
Era stato bellissimo e mi resi conto che la repulsione iniziale era totalmente immotivata. Io che dovevo battermi per far capire alla gente che le mie fantasie non sono deviazioni ero pronto a non capire e a rifiutare a priori le fantasie del mio più caro amico. Mi aveva aperto un mondo e, forse senza saperlo, mi aveva impartito un’ importantissima lezione.

Mi slegò poco dopo e dopo esserci risistemati ed aver riordinato la camera ci lanciammo sul divano a parlare. In quei discorsi ci rendemmo conto che il nostro rapporto era cambiato…era diventato ancora più intimo e profondo.
Passammo degli splendidi pomeriggi, ogni qualvolta se ne presentasse l’occasione, fino a quando la vita non ci ha portato su strade differenti. Siamo tutt’ora ottimi amici e abbiamo ancora qualche piccolo segreto che teniamo per noi e per quei pomeriggi oramai rarissimi in cui ci rincontriamo e torniamo i ragazzini di un tempo…esaudendo le nostre fantasie.

Saturday, November 16th 2013 - 09:46:53 PM
    
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Una storia di: Fulvio

SOTTOMESSE – SECONDA STORIA


LA PROFESSORESSA E L’ALLIEVO

( anche questa storia è vera, tranne le parti più intime, che ho immaginato io, ma che penso non siano lontane dalla realtà )

“ Giulia “ era una professoressa di italiano. Si avviava verso la quarantina e viveva sola dopo il divorzio da un pazzo che prima del matrimonio non le aveva rivelato di essere impotente. Essendosi sposata vergine, aveva ottenuto l’annullamento, ma adesso da anni viveva sola e sempre più triste.
Un giorno ci siamo incontrati dal noleggio di vhs, io stavo rendendo la cassetta del film
“ la pianista “ con Isabelle Huppert, che interpreta la parte di una professoressa di piano che vorrebbe avere una relazione masochista con un suo allievo. Mi ha chiesto come era il film e io le ho detto che era un po’ forte, ma bello, al ché lei ha deciso di noleggiarlo.
Non so se sia questo, ma sta di fatto che qualche tempo dopo lei telefonò a mia moglie, dicendole che aveva un grosso problema. Mia moglie andò a parlarle e al ritorno era molto stupita: Giulia era nei guai perché aveva iniziato una relazione con un suo allievo, per fortuna maggiorenne, al quale dava lezioni private.
Il problema è che lei voleva mantenere la verginità, per cui la relazione con il ragazzo aveva assunto una connotazione sado - masochista, ed infatti aveva mostrato a mia moglie il segno di alcune frustate sulla schiena.
Le aveva raccontato la lezione tipo che si svolgeva ormai da un paio di mesi: all’arrivo del ragazzo Giulia era vestita normalmente da professoressa, in modo castigato e per un’ora svolgeva il suo lavoro in modo severo, come suo solito; al termine il ragazzo fingeva di ribellarsi ed essendo alto e forte la costringeva a spogliarsi.
Una volta nuda le riempiva la bocca con le sue stesse mutandine, legandole con una corda, le legava le mani sul davanti poi la frustava sulla schiena con un frustino da equitazione, la metteva a quattro gambe e la sodomizzava.
Al termine del rapporto la costringeva a lavargli l’uccello e pretendeva che lei lo leccasse, spesso riuscendo ad avere una seconda erezione e a venirle in bocca.
La cosa all’inizio le era piaciuta, ma adesso il ragazzo la frustava sempre più forte, ed era sempre più violento nel penetrarla.
Non era una situazione facile, ma per fortuna si avvicinava l’estate, così le lezioni private sarebbero cessate per quei mesi.
Durante l’estate ci venne l’idea giusta, Giulia si fece trasferire ad insegnare nella sezione del ragazzo e così ebbe la scusa buona per non dargli più lezioni, per evitare un “ conflitto di interessi “
Non abbiamo più parlato di questa storia ma sia io che mia moglie siamo sicuri che Giulia in parte rimpianga quelle lezioni ...

Wednesday, November 13th 2013 - 08:27:08 AM
    
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Una storia di: Fulvio

SOTTOMESSE


I recenti messaggi di alcuni lettori della pagina di Miles mi hanno convinto a raccontarvi tre storie abbastanza personali, sperando che cambiare i nomi delle protagoniste sia sufficiente per non farle riconoscere, dato che non ci fanno una bella figura.

Al giorno d’oggi siamo abituato a donne forti e sicure di sé, che spesso dominano gli uomini; sappiamo però che quando una donna si abbandona alla passione può arrivare a forme di dedizione che arrivano fino ad una vera sottomissione ..... vi racconterò tre storie di donne sottomesse, storie vere con l’aggiunta di un po’ di sano bondage.


PRIMA STORIA - ELENA E CUCCIOLO

( questa storia è completamente vera, compreso il bondage, che ho solo aumentato un po’ La conosco bene perché ho aiutato “ Elena “ ad uscirne )

Elena era sempre stata una single convinta, libera e sicura di sé, finché non aveva trovato lui, durante una vacanza in veliero: gente che non si conosceva costretta a vivere in spazi angusti.
Una sera a cena avevano bevuto, lui aveva preso una cima e l’aveva legata all’albero, tra le risate di tutti; lei, un po’ brilla, lasciva fare. Era in bikini e le corde l’avvolgevano da capo a piedi, con incroci maliziosi soprattutto intorno al seno.
Dopo un poco Elena aveva iniziato a lamentarsi, ma lui le aveva infilato un tovagliolo arrotolato tra i denti, annodandolo dietro la nuca, dicendole
“ dopo ti faccio divertire “
Lei lo aveva insultato, attraverso il bavaglio non efficace, ma si capiva che rideva. Finita la cena lui aveva detto
“ mi ritiro con la mia prigioniera “
E l’aveva portata in cabina tirandola per le mani legate davanti con una lunga corda, e il tovagliolo tra i denti. Sottocoperta lei aveva detto
“ lo scherzo è finito, liberami “
“ niente affatto – aveva risposto lui – il bello viene adesso “
Le aveva legato le braccia con la lunga corda che le avvolgeva le mani, le aveva tolto lo slip, infilandolo in bocca e usando il tovagliolo per fermarlo.
Lei si era ribellata senza troppa convinzione e non appena lui l’aveva rovesciata sulla cuccetta iniziando a scoparla senza nessun preliminare si era bagnata immediatamente, dimostrando che gradiva quel trattamento. Ne era seguita una lunga notte in cui lui, pur tenendola legata, l’aveva amata dolcemente.
Sembrava l’avventura di una notte, finita lì, ma, tornati a casa, il venerdì successivo lui era venuto a trovarla. Lei aveva prenotato in un grazioso agriturismo, e dopo cena si erano subito ritirati in camera.
La camera aveva un soppalco, lui appena entrati le aveva detto di spogliarsi, con tono autoritario, nel mentre aveva fatto passare una corda nella ringhiera del soppalco, così aveva potuto legare le mani di Elena in alto. Le aveva riempito bene la bocca con un fazzoletto, legandolo con un pezzo di corda dicendole
“ non dobbiamo disturbare i vicini “
Poi aveva preso ad accarezzarla e, quando lei stava per venire, l’aveva sollevata per le gambe, fottendola stando in piedi. Quell’alternanza di forza e dolcezza faceva impazzire Elena: lui l’aveva addirittura lasciata legata, fingendo di mettersi a dormire, ma dopo un poco si era svegliato e l’aveva messa a letto, con mille carezze e parole dolci ... al mattino lei aveva perso la testa ed era in suo potere.
Lui le aveva detto che conviveva con una donna, e a colazione le spiegò che non poteva al momento lasciarla, in quanto lavorava per il padre della convivente. Elena però non chiedeva niente, e si diceva disposta a essere sua solo nei ritagli di tempo.
Lui era nell’edilizia, si era inventato un lavoro in Piemonte, da svolgere nel week end in uffici che durante la settimana erano aperti al pubblico, per cui riusciva a venire a trovarla, abbandonandola però al sabato sera, che lei trascorreva sola.
Il venerdì sera ed il sabato erano divenuti l’ossessione di Elena, che in quel giorno si trasformava da abile funzionario di banca in schiava priva di volontà agli ordini del suo signore ... non ho mai visto nessuno perdere così la testa ...
Lui, che lei chiamava affettuosamente Cucciolo, l’ha portata in tutti i motel della zona, nei
quali l’ha scopata davanti e dietro, spesso legata al letto o a qualche suppellettile, liberandole la bocca solo per baci roventi che accendevano ancora di più la sua passione quando la bocca veniva di nuovo tappata.
Lei mi ha detto di non essere mai stata frustata o torturata, ma non mi stupirei che lui le avesse fatto anche quello. Vi racconterò solo due episodi, estremamente significativi.
Il primo un venerdì sera: lui le aveva detto che voleva una prova d’amore da parte sua e lei ovviamente aveva acconsentito. A quel punto l aveva presa e legata a pancia in giù sul letto, a braccia e gambe spalancate: l’aveva imbavagliata, poi presa nel culo; dopo essersi sfogato l’aveva lasciata lì ed era sceso a cena, dicendo che la sua compagna si sentiva poco bene.
Ritornato l’aveva eccitata ben bene, poi l’aveva presa, questa volta in vagina, sbattendola a lungo e venendole dentro, pur sapendo che non prendeva la pillola, fregandosene altamente delle sue lamentele imbavagliate.
Al mattino l’aveva liberata, solo per legarle le mani dietro la schiena e prenderla in vari modi, poi era ripartito per Milano, lasciandola piena di dolori e con la testa piena di promesse ...
Il secondo è ancora peggio: facevano le ferie separati, lui con la compagna ufficiale in una isoletta al largo della Malesia, lei visitando da sola Kuala Lumpur.
Con incredibile sfortuna, in quanto si tratta di una nazione tranquilla, lei era stata assalita in pieno giorno, costretta sotto la minaccia di un coltello a prelevare tutto quanto poteva con la carta di credito, poi abbandonata in un vicolo, con mani e piedi legati e ben imbavagliata. Per fortuna erano stati dei ragazzi a ritrovarla, che prima l’avevano toccata un po’ dappertutto, ma poi l’avevano liberata. ( è tutto assolutamente vero )
Lei era stata costretta a rientrare e lui, quando aveva saputo quello che le era successo, avvenuto probabilmente perché era sola, le aveva promesso che al ritorno avrebbe lasciato l’altra, ma naturalmente non l’aveva fatto.
Nonostante questo Elena non capiva in che stato si era ridotta, fino a quando io e la sua migliore amica non le abbiamo tolto il saluto, allora ha trovato la forza di reagire e tornare in se .... così siamo tornati amici.



Thursday, November 7th 2013 - 03:03:46 PM
    
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Una storia di: Fulvio

BUONI CATTIVI E CATTIVISSIMI – QUINTA PARTE


Appena si accorse che la Regina dormiva, e quindi non poteva azionare il collare, Fanta Greg liberò Smarty girl, poi Wonder girl, infine presero Crimilde e la portarono in una apparecchiatura che sir D’Arky aveva preparato, sognando di poterla catturare un giorno.
Si trattava di un piedistallo sul quale sdraiarono Crimilde, legandole le caviglie e i polsi con dei bracciali di ferro chiusi da un comando magnetico. Un'altra fascia di metallo bloccava le braccia della Regina, ed una le tratteneva la fronte, di modo che non poteva alzare la testa.
Oltre a questo un paio di speciali vibratori telecomandati entravano nell’ano e nella vagina della prigioniera, mentre un terzo la imbavagliava: potevano essere azionati per generare piacere, ma anche molto dolore, così come un piccolo braccio meccanico con cui si potevano strizzare i capezzoli o altre parti del corpo.
Il capolavoro però era la teca di vetro che la ricopriva, che bloccava ogni potere della Regina, e che serviva per trattenere i gas con cui addormentarla in caso di necessità.
“ Sembra Biancaneve “
commentò Greg
“ se non fosse così cattiva sarebbe una splendida amante “
disse Wonder girl con un sospiro
“ forza ragazze, che il lavoro non è finito “
Raggiunsero il salone in cui tutti dormivano. Con rapidità ed efficienza immobilizzarono i cacciatori della regina, non senza averli prima denudati, poi liberarono le varie eroine e i Power Brothers.
Il giorno dopo ci fu una sfilata memorabile per le vie della città: le amazzoni di sir D’Arky aprivano il corteo: nude, con le braccia legate, imbavagliate, ed un collare unito a quello delle altre da lunghe catene.
Seguivano le eroine cattive, nude anche loro, avvinte in catene e con bracciali di ferro a legare loro i polsi, con una crudele mordacchia di metallo messa di traverso in bocca.
I cacciatori della regina, nudi, con una ball- gag in bocca e con i testicoli legati alla base, tiravano un grande carro; alla loro testa c’era sir D’Arky, che veniva colpito dalla frusta manovrata con abilità da Fanta Greg.
I super eroi e le super eroine stavano sul carro, con i loro costumi scintillanti, mentre la folla che li aveva derisi adesso li applaudiva ed acclamava ... Smarty Girl era amareggiata per questo, ma una vecchia super eroina le ricordò che da sempre la folla acclama il vincitore, per poi insultarlo nel momento della sconfitta.
In tutta questa festa mancava Wonder Girl: la ragazza era rimasta nel castello a rimirare Crimilde, chiusa nella teca: aveva azionato tutti i congegni e così da un lato stava torturando la regina, mentre dall’altro le stava procurando piacere ... l’eroina era triste, perché secondo lei quella donna così cattiva poteva avere dei lati positivi, ma non poteva provarlo perché era troppo pericoloso.
Crimilde le fece capire che voleva parlare e Wonder fermò l’apparecchio. La regina disse:
“ sono felice di essere tua prigioniera, torturami pure, tu sei l’unica da cui posso accettarlo perché noi due siamo molto simili: anche io da giovane volevo salvare il mondo, poi mi sono resa conto che il mondo non merita di essere salvato, ma solo conquistato “
“ forse hai ragione – disse Wonder Girl come se parlasse da sola – a volte mi chiedo se la gente meriti il mio impegno “
“ il bene e il male sono molto vicini, come il piacere e il dolore – disse la regina – a te la scelta ... come adesso: decidi se darmi piacere o dolore .... “
“ perché non tutti e due ? “

Fine

Tuesday, October 29th 2013 - 10:48:13 AM
    
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Una storia di: Fulvio

BUONI CATTIVI E CATTIVISSIMI – QUARTA PARTE


Vi erano sei coppie di donne che lottavano e lo spettacolo era insolito ed eccitante.
Praticamente nessuna riusciva a liberarsi, anche perché D’Arky continuava a stringere le corde elettriche.
La lotta veniva trasmessa in streaming su di un network segreto dedicato alla malavita e questo si rivelò fatale per D’Arky.
Qualcuno, di cui nessuno osava neanche fare il nome, vide cosa stava accadendo e, trovandolo di suo gusto, decise di parteciparvi.
Crimilde , la regina del male, individuò facilmente il castello di D’Arky e insieme ai suoi cacciatori entrò nel salone, dopo aver sfondato la porta.
“ benvenuta mia Regina – disse D’Arky con falsa gentilezza – come posso aiutarti ? “
“ pensi forse di poter fare qualcosa per me ? - disse gelida Crimilde - io mi prendo quello che voglio “
“ le mie amazzoni ti ricacceranno in gola le tue parole insolenti “
Rispose D’Arky
“ sicuro ? “
Disse la regina con un tono che metteva i brividi e mostrò le venti guardie di D’Arky che erano state catturate: i cacciatori della regina le avevano denudate, ammanettando loro le mani dietro la schiena ed imbavagliandole con delle ball – gag nere.
Non contenti stavano stringendo loro le braccia con giri di corda, e ovviamente si divertivano a palparle.
D’Arky impallidì e tentò la fuga, ma Crimilde lo fermò con i suoi poteri, i cacciatori lo raggiunsero e, con sua grande vergogna, si trovò anche lui vicino ai Power Brothers, nudo, legato e imbavagliato, con testicoli e pene ben strizzati da una corda e dei pesi.
La scena si era svolta sotto l’occhio delle webcam, e rivolgendosi ad esse Crimilde disse
“ tutti gli eroi e i cattivi della città sono in mio potere, io sola comando “
Una delle Twins durante la lotta si era liberata la bocca e le disse
“ non è vero, c’è ancora Fanta Greg che ci libererà “
“ non ho timore di quel frocio – disse sprezzante Crimilde – non è che un omosessuale in tutina fuscia “
In effetti Fanta Greg era omosessuale, ma questo non gli impediva certo di essere forte e valoroso. Era già appostato fuori dal castello, studiando il modo migliore per intervenire; grazie al suo Super – smartphone non solo vedeva quello che era trasmesso dalle webcam, ma riusciva a localizzare le guardie e decise che la cosa migliore era aspettare la fine delle lotte tra le eroine e le cattive, anche se questo avrebbe significato delle torture per molte di loro: Crimilde non si sarebbe lasciata sfuggire l’occasione di infierire sulle eroine e neanche sulle altre.
Nel salone la cosiddetta festa era al culmine: alle pareti erano legate una dozzina di donne, di una certa età ma ancora attraenti. Tre uomini erano legati in piedi accanto al caminetto; due eroine di fianco al trono su cui si era seduta Crimilde , dodici erano legate tra loro ed infine le 20 amazzoni erano state legate e fatte mettere in ginocchio lungo una parete.
In totale una cinquantina di persone legate, tutte alla mercé di Crimilde , che si voleva sbizzarrire.
Per prima cosa per ricompensare i suoi cacciatori diede loro ordine di violentare le amazzoni, che vennero messe a quattro gambe e poi penetrate per ogni dove, davanti, dietro, in bocca ....
Dopo essersi sfogati sciolsero le coppie di donne legate insieme, ma solo per legarle ad una ad una; nel mentre Crimilde , minacciando di uccidere Smarty girl, si faceva leccare da Wonder Girl, che fortunatamente apprezzava le donne e quindi la fece godere, guadagnandosi una carezza da parte della Regina, che la trattava come un animale fedele.
Le eroine, tranne Wonder Girl, vennero legate per i polsi ad una sbarra, di modo che i loro piedi non toccavano terra. Le cattive vennero incitate a torturarle e non si fecero scappare l’occasione, in più ogni tanto uno dei cacciatori aveva un’erezione, per cui prendeva la prima donna che gli capitava a tiro e ne abusava, i poteri della regina infatti bloccavano tutti quelli delle altre donne.
La regina decise di organizzare una caccia alla volpe, per cui scelse una delle Fab Four e le
disse di correre nel giardino, nuda e con le mani legate dietro la schiena.
I cacciatori presero ad inseguirla, utilizzando le amazzoni come veri e propri cani, costringendole a camminare a quattro gambe, con le mani legate da manette dalla lunga catena. La regina assisteva alla scena dal balcone, tenendo accanto a sé Wonder Girl al guinzaglio, come un segugio.
Nel salone le eroine erano sempre appese per i polsi, mentre le cattive erano state tutte strette in un hog- tie con bracciali e catene.
Il cortile era grande, ma ovviamente la Fab non poteva fuggire e così le amazzoni anche se a quattro gambe riuscirono a spingerla in un angolo, dove le saltarono addosso e i cacciatori dovettero sudare per salvarla dalle loro unghie, proprio come una vera volpe.
Questo parapiglia era l’ideale per Fanta Greg, che riuscì ad entrare dal retro senza essere visto; rapidamente colpì uno dei cacciatori, spogliandolo e lasciandolo legato e imbavagliato in uno sgabuzzino, non senza aver dato un’occhiata interessata al fisico atletico dell’uomo. Si travestì con quei vestiti e si portò senza far finta di niente dietro la regina, che assisteva alle ultime fasi della caccia alla volpe. Wonder girl lo guardò e lui si fece riconoscere facendole l’occhiolino.
Tornati nel salone la Regina concesse ai suoi uomini un’ultima violenza a danno delle varie donne, così Fanta Greg fu costretto a scopare una donna, cosa che non gli piaceva granché, ma rifiutare sarebbe stato sospetto.
Finalmente la regina diede ordine di preparare le prigioniere per la notte e tutte vennero legate con corde, manette e catene; erano anche tutte imbavagliate, e ad alcune eroine era stata posta in bocca una mordacchia medioevale, assai dolorosa. I cacciatori caddero in un sonno profondo, sfiniti per il gran numero di rapporti sessuali che la regina aveva consentito loro di avere grazie ad una sua pozione. I tre poveri uomini restavano ben legati, con i pesi a strizzare loro peni e testicoli.
Solo Crimilde non era ancora sazia, per cui si portò in camera Smarty girl e Wonder girl.
Legò alla parete Smarty girl, le mise uno speciale collare, poi, mentre slegava Wonder Girl disse
“ posso controllare questo collare con il potere della mia mente, per cui anche se sei libera dovrai ubbidirmi, o la tua amica morirà “
E per dimostrarlo chiuse gli occhi e il collare iniziò a stringersi senza che nessuno lo toccasse
“ non preoccuparti Regina – disse Wonder girl – sono lieta di essere al tuo servizio perché come super eroina nessuno mi prendeva sul serio, dicevano che sono troppo giovane “
“ non so se sei sincera o meno, ma non importa.”
E spogliandosi disse
“ adesso mi legherai al letto e mi imbavaglierai, poi mi farai godere. Se non sarai brava la tua amica morirà. “
Wonder girl si avvicinò alla regina e per prima cosa le prese le mani, legandole dietro la schiena, prese una fascia con cui le chiuse la bocca, ma senza stringere, poi iniziò a toccarla e leccarla dolcemente su tutto il corpo. Crimilde mugolava soddisfatta, quando Wonder bruscamente le abbassò il bavaglio, baciandola in bocca. Dapprima la regina rimase sorpresa, poi si abbandonò alle dolci labbra dell’eroina, che sul più bello si ritrasse bruscamente, rimettendo il bavaglio, poi chinandosi prese a leccare la vagina di Crimilde , che raggiunse velocemente l’orgasmo.
“ che te ne pare ? “
Chiese Wonder togliendo il bavaglio e avvolgendo una corda morbida intorno alle braccia della Regina?
“ non mi ero sbagliata, sei la migliore, ma spero che non ti vorrai fermare qui .. “
“ no di certo, la notte è giovane ed ho molte cosa da farti ... “
Wonder era tentata di provare a legare la regina in modo che non potesse liberarsi, ma questo non sarebbe bastato. Le mise una striscia di tessuto che copriva la bocca e gli occhi, sperando che Fanta Greg arrivasse, cosa che avvenne silenziosamente.
Per sua fortuna lui aveva sentito tutto e le mostrò alcune istruzioni scritte sullo smartphone, poi le versò un liquido sui capelli e si nascose.
Wonder girl fece nuovamente godere la regina, poi la liberò per legarla sul letto a braccia e gambe spalancate. Crimilde le disse:
“ Voglio che tu mi faccia godere solo con la tua bocca, per cui baciami, imbavagliami, poi mettiti quelle manette con le mani dietro la schiena “
Wonder non se lo fece ripetere e con sapienti colpi di lingua portò la regina vicino all’estasi. In particolare insisteva molto a baciare il collo e le orecchie della donna, di modo che i capelli dell’eroina erano vicini al naso della regina, che assorbì il sonnifero che Fanta Greg vi aveva versato
Continua


Wednesday, October 23rd 2013 - 09:44:01 PM
    
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Una storia di: Fulvio

BUONI CATTIVI E CATTIVISSIMI – TERZA PARTE


Vedere la eroine prigioniere umiliate sui social network scatenò una reazione da parte degli altri super eroi, ma la rabbia è cattiva consigliera.
In quattro tentarono un assalto ad un falso castello che il diabolico D’Arky aveva attrezzato come trappola, e in poco temo la due Mighty girls e i due Power brothers si trovarono dentro una rete al titanio indistruttibile, che li avvinse di modo che non potevano liberarsi.
Per prudenza gli eroi vennero addormentati con un gas, poi portati al castello di D’Arky.
Era la prima vola che D’Arky prendeva degli uomini prigionieri, per cui i Power borthers vennero incatenati ad un muro della sala del caminetto, come trofei.
Erano stati spogliati, lasciando loro solo la mascherina, che secondo D’Arky si intonava bene alla ball- gag. Avevano le braccia e le caviglie attaccate ad anelli infissi nella parete, e i loro testicoli e il pene erano stati stretti alla base da una corda collegata alla sedia a dondolo di D’Arky di modo tale che il movimento in avanti tirava la corda che stringeva un eroe, quello indietro la corda dell’altro e il cattivo poteva sempre sentire dei gemiti di dolore
Non contento aveva fatto mettere le Mighty girls a quattro gambe e due perni mossi dal dondolio entravano e uscivano dai loro ani.
La serata era piaciuta molto a D’Arky che volle replicarla, mettendo le Twins al posto delle Mighty, che da parte loro vennero legate ai lati del caminetto, a mò di decorazione, con due cordicelle legate alla sedia a dondolo che tiravano loro i capezzoli.
La serata venne allietata da uno spettacolo, in cui Smarty Girl doveva far soffrire le Red, altrimenti sarebbe stata torturata lei.
D’Arky era sicuro che di lì a poco sarebbe stata l’eroina buona ad essere tormentata, ma aveva sottovalutato Smarty, che non contenta di aver legato le Red con del sottile fil di ferro, che segava le carni, si costruì un flagellatore sulla falsariga di quelli dell’antica Roma, con degli uncini metallici posti in cima alle corde che costituivano la frusta, uncini che ad ogni colpo segnavano la pelle delle Red.
L’eroina era molto provata dalla sua già lunga prigionia e questa insperata valvola di sfogo la stava trasformando in una spietata carnefice; come gran finale con le pinze prese dei tizzoni ardenti dal caminetto, utilizzandoli per tracciare segni sulla pelle delle prigioniere, che non potendo urlare a causa dei grossi bavagli che avevano in bocca, piangevano silenziosamente.
Soddisfatto D’Arky volle realizzare una foto di famiglia, come la chiamò lui, con lo scatto panoramico che mostrava i Power Brothers incatenati al muro con i testicoli legati, le super Twins inginocchiate davanti al dondolo, con dei perni infilati nell’ano, le Mighty legate di fianco al caminetto con Smarty legata in ginocchio in mezzo a loro, ancora ansante per l’eccitazione di aver torturato le Red, le quali giacevano per terra con i fili di ferro che segavano loro crudelmente le carni.
Una simile vista eccitò D’Arky, che grazie a delle pillole riuscì a possedere praticamente tutti i suoi prigionieri, inclusi i due Brothers che per la prima volta vennero stuprati da un uomo ( almeno, questo è quanto dissero )
Il giorno dopo D’Arky continuava ad essere eccitatissimo ed ordinò alle sue amazzoni di cercare dappertutto altri eroi e cattivi da imprigionare. Fu una settimana terribile, al termine della quale la città era stata liberata da mezza dozzina di super – malviventi, lasciando libera solo la Regina, che era il sogno e l’ossessione di D’Arky, ma che era troppo potente per poterla affrontare.
Vennero catturate anche le ultime eroine, le Fab Four, dal tipico caschetto, cadute in una trappola e Wonder Girl, sopraffatta da D’Arky in persona.
La trappola che aveva catturato le Fab Four rendeva particolarmente orgoglioso D’Arky: si trattava infatti di una serie di catene che erano posate ai quattro angoli della stanza in cui erano state attirate le eroine. Una volta dentro un comando aveva attivato il magnetismo di quelle catene, che si erano avvolte da sole attorno al corpo delle donne, avvolgendole da capo a piedi; una volta incatenate le Fab, le amazzoni di D’Arky le avevano avvolte in una pellicola trasparente, in tutto e per tutto simile a quella che si utilizza per avvolgere le valigie negli aeroporti, poi avevano messo loro la ball – gag con il simbolo di d’Arky e le avevano trasportate nel maniero.
Wonder Girl invece, nonostante la giovane età, si era lanciata coraggiosamente contro D’Arky che si pavoneggiava in città, dato che la polizia era impotente contro di lui.
Approfittando della sua agilità l’eroina gli aveva tenuto testa, ma era stata costretta ad arrendersi quando D’Arky aveva bloccato uno Scuolabus carico di bambini
“ sei stata brava – disse D’Arky alla super eroina avvolta in pesanti catene - meriti un trattamento di favore “
E mentre le amazzoni la imbavagliavano l’eroina rabbrividì, sicura che avrebbe subito chissà quali torture ...
Quella sera D’Arky decise di celebrare il suo trionfo con una festa senza pari: per prima cosa fece legare alle pareti tutte le eroine e le cattive del passato, attaccate a degli anelli infissi nel muro come a delle croci di Sant’Andrea.
Fece mettere i Power Brothers di fianco al caminetto, con dei pesi attaccati al loro povero uccello ed ai testicoli, che venivano strizzati crudelmente da giorni.
Sir D’Arky era su di una specie di trono, ai fianchi del quale aveva fatto legare le due super – eroine che meglio si erano battute: Smarty girl e Wonder Girl.
Le due donne, ovviamente nude, erano inginocchiate, sedute sui talloni, con i polsi ammanettati alle caviglie e diverse corde a legare le cosce e le braccia, un guinzaglio le teneva attaccate al trono e una specie di museruola chiudeva loro crudelmente la bocca.
Nel mezzo della sala vennero portate le altre prigioniere, nude ed accuratamente bendate.
L’unica cosa che avevano sul corpo erano delle pinzette che torturavano i capezzoli.
Vennero legate due a due, una buona e una cattiva, più o meno della stessa altezza, messe una di fronte all’altra, di modo che i seni si schiacciavano a vicenda.
Le braccia erano stese lungo i fianchi, legate a quella dell’altra donna che formava la coppia; anche le caviglie erano legate insieme e poi cosce con cosce e una lunga corda che teneva i busti delle due donne attaccati insieme.
Per imbavagliarle venne infilato loro in bocca una specie di pene a due punte, legato da due cinghietti alla nuca di una e dell’altra, così le donne non potevano staccarsi tra loro, essendo attaccate in più punti, dai piedi alla bocca.
Il gran finale però doveva ancora venire, con un doppio pene di gomma unito al centro che venne infilato nella vagina di entrambe, attaccato a una cinghia messa intorno alla vita, di modo che una muovendosi provocava un movimento nel corpo del’altra.
Per terminare l’opera ad ognuna venne infilato un dildo nell’ano.
D’Arky eccitatissimo disse:
“ ora vi toglieremo la benda ed inizierete a lottare per liberarvi, ma non dovrete solo liberarvi, ma anche catturare la donna alla quale ora siete attaccate. Conteremo se vinceranno più buone o più cattive e quelle che saranno più numerose potranno scegliere se torturare Smarty e Wonder o subire al loro posto le torture che ho pensato per questa serata particolare.
A un suo cenno le amazzoni tolsero le bende e, come si poteva immaginare, buone e cattive vedendosi legate insieme iniziarono a lottare, divincolandosi furiosamente in mezzo alle corde e agli altri strumenti di tortura.
“ dimenticavo – disse D’Arky – ognuna di voi indossa una mia piccola invenzione; queste corde – che mostrò loro – che grazie ad un impulso elettrico si stringono, per cui dovete sbrigarvi a liberarvi, o non vi sarà più possibile farlo “
E lo dimostrò dando un piccolo impulso, che strinse un po’ di più le braccia di tutte le donne che lottavano.
Continua

Thursday, October 17th 2013 - 08:28:51 AM
    
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BUONI CATTIVI E CATTIVISSIMI - SECONDA PARTE


Le Super – Twins avevano riportato l’ennesima vittoria: quella ladra giaceva ai loro piedi, legata in uno stretto hog – tie mentre le due super eroine appoggiavano sul corpo della donna i loro stivali e si fotografavano tra loro, per postare la loro vittoria su Heroesbook.
Erano due eroine molto famose, ma i maligni dicevano che era per la loro bellezza e il costume sexy, più che per la loro bravura.
Erano due gemelle, ma una si tingeva i capelli di biondo; alte e magre avevano comunque una abbondante quarta di reggiseno ma anche qui i maligni dicevano che non era tutto naturale.
Il loro costume era composto da un minuscolo reggiseno, un paio di shorts elastici ridottissimi e molto aderenti, portati senza biancheria intima perché si sarebbe vista sotto i pantaloncini, e un paio di stivaletti da cui sporgevano delle calze alla parigina, poco sopra il ginocchio, che davano un ulteriore tocco di erotismo, il tutto con un piccolo mantello svolazzante che accentuava l’effetto vedo / non vedo.
Quella ladruncola era stata facile da battere, un paio di semplici cazzotti l’avevano gettata a terra e mentre Twin Uno le legava le caviglie, Twin Due le legava le mani, poi una la imbavagliava, mentre l’altra finiva l’hog - tie, poi si rialzavano dandosi un cinque, a beneficio dei curiosi che le riprendevano con il telefonino.
Si stavano allontanando tra gli applausi dei presenti, portando la ladruncola come una valigia, quando appena fuori dal centro commerciale si erano trovate davanti le Red, tre cattive appena arrivate in città che volevano farsi pubblicità combattendo contro le eroine più famose.
Le Twins non avevano voglia di accettare lo scontro, perché sapevano della pericolosità delle avversarie, ma c’era troppa gente e una loro fuga sarebbe finita su Heroes Tube in cinque minuti, rovinando la loro fama.
Iniziò la lotta e le Red si mostrarono subito delle difficili avversarie. Le Twins stimolate più che altro dalla vanità, visto che la lotta si svolgeva sotto l’occhio delle telecamere, si stavano battendo come leonesse quando una delle Red con un vecchio trucco sleale gettò della terra negli occhi di Twin Uno che si fermò per pochi istanti, sufficienti per permettere a due delle Red di saltarle addosso ed ammanettarla.
Twin Due cercò di resistere, ma da sola contro tre non poteva fare molto e in poco tempo si trovò ammanettata anche lei, gettata a terra di fianco a Uno.
Le Red per aumentare al massimo l’effetto mediatico della loro vittoria misero una ball – gag rossa alle Twins sconfitte, poi dopo averle tirate in piedi iniziarono a legarle coscienziosamente con le loro tipiche corde rosse.
Le due eroine cercavano di liberarsi in tutti i modi, ma la loro impotenza non faceva che aumentare la loro vergogna, che divenne massima quando, su incitamento della folla, sempre pronta a deridere chi è battuto, le Red tagliarono i costumi della Twins, lasciandole con indosso solo gli stivali, le calze e le corde.
I telefonini della gente si scatenarono per immortalare le Twins nude e legate, postandole immediatamente su Heroesbook e Heroes Tube, finché il suono di numerose sirene della polizia non le spinse a fuggire sulla Red mobile portando con loro di peso le Twins e la ladruncola che sperava di essere liberata e invece venne tenuta prigioniera.
La Red seminarono facilmente i poliziotti e raggiunsero il loro rifugio segreto.
Liberate le gambe della Twins le fecero camminare per godere dello spettacolo: le super eroine sconfitte camminavano a testa china, imbavagliate da una ball gag rossa, le mani ammanettate dietro la schiena e il corpo avvinta da numerose corde rosse.
Giunte nel salone covo legarono loro i piedi, lasciandole in mezzo alla stanza per vederle meglio e poterle schernire. Liberarono la ladruncola, la fecero mettere nuda, poi lasciandola imbavagliata le dissero
“ queste due super stronze sono tue, fa loro quello che vuoi .. “
La donna non credeva ai suoi occhi: poter torturare le due eroine che avevano mandato in galera tante sue colleghe era un dono insperato.
Per prima cosa si mise a infierire sugli splendidi seni, frustandoli e riempiendoli di spilli, poi fece capire alle Red che avrebbe voluto infilare qualche oggetto dentro le Twins.
Le Red approvarono con entusiasmo, ma decisero che toccava a loro divertirsi.
Legarono le Twins e la ladruncola a degli anelli infissi nel muro, con il viso rivolto al muro, di modo da tenerle piegate quasi a 90 gradi. Poi ognuna delle Red indossò una cintura da cui pendeva un pene di gomma, che verso l’interno agiva sul loro clitoride e penetrava nella loro stessa vagina.
Con questi peni iniziarono a fottere le tre prigioniere, che non gradivano certo questa penetrazione, che invece stimolava piacevolmente le Red. Si scambiarono le prigioniere, poi, dopo essere venute, infilarono dei falli di gomma in tutti gli orifizi delle prigioniere.
Non potendo resistere alla vanità pubblicarono tutti questi filmati su Heroesbook, che in poco tempo si riempì di “ mi piace “ perché le prigioniere erano belle e la loro situazione eccitava molti uomini e donne.
Quando poi postarono un nuovo filmato con le due Twins in ginocchio, legate con corde incrociate che segavano loro la pelle, con peni di gomma piantati dappertutto, zumando sui minimi particolare anatomici e sulle loro espressioni umiliate, il server rischiò di andare in tilt per il numero di contatti.
Purtroppo per le Red così tanta pubblicità finì per attirare l’attenzione di un personaggio estremamente crudele, sir D’Arky, che decise di unirsi alla festa.
Le Red postavano i filmati tramite server segreti, ma l’organizzazione di sir D’Arky era potentissima e in poco tempo scoprì dove si trovavano le donne.
L’attacco si svolse con spietata efficienza: la amazzoni di D’Arky sbarcarono con i loro elicotteri nel cortile del covo delle Red, assalendole con degli storditori elettrici; le Red, colte di sorpresa perché non pensavano di poter essere trovate, caddero e in poco tempo di trovarono anche loro nude, con le mani ammanettate, una ball – gag in bocca, le braccia avvinte da pesanti catene, in ginocchio davanti a D’Arky
“ bene – disse l’uomo – oggi la mia collezione fa un bel passo avanti “
Vennero condotte anche le altre donne, alle quali d’Arky fece sostituire il bavaglio, perché non gli piaceva
“ e adesso a casa “
Le sei donne vennero fatte camminare fino agli elicotteri, tutte semi nude, imbavagliate, legate in vario modo.
“ l’ultima potete lasciarla - disse D’Arky alle amazzoni – io colleziono solo super eroine o super cattive “
Gli elicotteri partirono verso il maniero di D’Arky; qui le Twins e le Red vennero condotte nelle segrete, dove videro che non erano le sole prigioniere: Smarty Girl giaceva legata ad una sedia.
Sir D’Arky tolse i bavagli alle donne e disse
“ penso che non ci sia bisogno di presentazioni, devo dire che avevo bisogno di ringiovanire la squadra e mi fa piacere che, almeno per ora, le buone e le cattive siano dello stesso numero “
“ ringiovanire? “
Chiese Twin Uno
“ non ero la sola prigioniera “
disse Smarty Girl
E sir D’Arky con un sorriso trionfante indicò loro dei video che mostravano due grandi celle in cui delle donne di una certa età erano legate nelle pose più varie.
Con un brivido di terrore buone e cattive riconobbero Phantom Lady, Bulletgirl, Flygirl,
Jet girl, Nyoka the Jungle girl, Sheena .......
“ ma allora tutte queste eroine non si erano ritirate ... “
“ e neanche le cattivissime Joker Lady, Candida la marchesa, Vampirella, Jacula e quelle
che sono legate in quest’altra stanza .... “
( tutti personaggi esistiti qualche tempo fa )
“da parecchi anni sono mie prigioniere, – sogghignò D’Arky - e lo saranno per sempre, così come accadrà a voi ... “
E ad un suo cenno le amazzoni tolsero alle donne i precedenti legami e gli ultimi brandelli di vestiti, legandole poi tutte allo stesso modo.
“ adesso tocca a me postare delle foto “
disse il malvagio, diffondendo l’immagine delle sei splendide donne in piedi, con le mani lungo i fianchi, legate da numerose cinghie che stringevano il loro corpo in più punti, gambe, cosce, vita, seno, mentre un’altra cinghia tratteneva nella bocca di ognuna un grosso fazzoletto ...
Attento D’Arky, la vanità può essere pericolosa ...
Continua

Thursday, October 10th 2013 - 08:28:37 AM
    
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Una storia di: Fulvio

BUONI CATTIVI E CATTIVISSIMI


Smarty Girl giaceva per terra. Il suo costume da super – eroina era strappato in più punti, dopo la furiosa lotta con il temibile Sir D’Arky, il super cattivo che spadroneggiava in città.
Lei aveva voluto affrontarlo senza aspettare l’arrivo di rinforzi e adesso giaceva vinta in una stanza di un misterioso castello.
Si era battuta con tutte le sue forze, ma la lotta era impari e i poteri di Smarty Girl si erano esauriti. Non appena aveva visto che era esausta D’Arky le si era avventato addosso, con un paio di manette che avevano bloccato le mani dell’eroina dietro la schiena.
Poi, con grande rapidità l’aveva legata in un hog- tie molto stretto, infilandole in bocca un lembo del costume che le aveva strappato, fermandolo con un pezzo di corda.
L’aveva caricata sulla sua D’Arky mobile e si era allontanato verso il rifugio segreto.
La super eroina aveva viaggiato sul pavimento, legata come un pacco di giornali, mentre D’Arky sogghignava.
Arrivati al suo castello l’aveva sollevata con facilità, portandola in una stanza e lasciandola per terra, dicendole
“ purtroppo mi devo assentare, ma non temere, qui sei al sicuro. Più tardi ti rinchiuderò nelle segrete, che sono più confortevoli e a prova di fuga “
E aveva richiuso la porta dietro di se. Smarty Girl si stava riprendendo, per cui prese ad agitarsi per sciogliere l’hog tie.
Purtroppo per lei la legatura era strettissima, e i nodi fuori dalla sua portata, ma rotolando faticosamente su se stessa si era avvicinata al caminetto e con gli alari aveva tagliato i legami.
Tolte le corde restavamo le manette, ma approfittando della sua agilità era riuscita a portare le mani sul davanti e a forzare la serratura.
Appena libera il suo istinto era stato di restare per assalire il temibile D’Arky, ma vista la precedente esperienza decise che era più saggio fuggire per segnalare agli altri super –eroi
dove si trovava il rifugio del malvagio.
Uscita dal castello si trovò in una brulla prateria ma purtroppo mentre si stava allontanando arrivò un elicottero guidato da una delle cosiddette amazzoni che servivano D’Arky, il quale le saltò addosso.
Smarty lottò furiosamente, ma in poco tempo le sue mani erano legate dietro la schiena, una corda le serrava le caviglie, legate ai polsi da un’altra corda: D’Arky era indubbiamente un maestro dell’hog – tie.
Lui le strappò un altro pezzo di costume, riempiendole la bocca, poi se la caricò su di una spalla rientrando nel castello.
Scese nelle segrete e dopo averla messa a sedere su di una sedia fissata al pavimento le disse
“ voi eroine siete delle brava persone, ma ingenue “
legandole le mani dietro lo schienale
“ pensate di difendere la giustizia “
legandole le braccia allo schienale stringendo sopra e sotto il seno
“ non vi rendete conto che il potere politico ed economico vi manipola “
legandole i piedi alle gambe della sedia
“ voi pensate di difendere i poveri, ma sono illusioni “
legandole le gambe
“ se salvate un centro commerciale dalla distruzione non aiutate i commessi, ma i padroni del centro “
passando una corda a stringere tutte le altre, che così rimanevano strettissime.
“ solo io sono giusto e lotto per il trionfo della Giustizia vera, non quella dei potenti “
Preso un affilato paio di forbici iniziò a tagliare ciò che restava del costume dell’eroina: tra le corde dapprima apparve una reggiseno di pizzo che lasciava trasparire il suo meraviglioso contenuto, poi un microscopico paio di mutandine, da cui faceva capo una peluria bionda
Soddisfatto si mise a rimirare la sua opera: di fronte a lui la super eroina sconfitta giaceva legata ad una sedia. Le corde l’avvolgevano da capo a piedi, strette con maestria, non le consentivano praticamente alcun movimento ma non erano dolorose. Disse
“ che sbadato, questo bavaglio mal fatto rovina l’estetica “
Liberò la bocca dell’eroina che gli disse
“ non pensare di aver vinto, riuscirò a liberarmi e in ogni caso gli altri super – eroi mi stanno cercando “
“ adoro le persone ribelli, ma forse non hai ancora capito la tua nuova situazione “
Prese un raffinato fazzoletto di seta e lo introdusse nella bocca di Smarty Girl, poi con un foulard annodato sopra realizzò un bavaglio efficace, infine un terzo foulard che copriva gli altri rese il tutto esteticamente gradevole
“ guardati, sei bellissima “
Disse portando davanti alla donna un lungo specchio, ed in effetti era vero, la super eroina nuda e prigioniera era uno spettacolo che poteva essere molto eccitante.
“ vedi mia cara – riprese l’uomo – sono certo che presto capirai che essere mia prigioniera è il posto più sicuro per te. Non verrai maltrattata e dovrai limitarti ad ubbidirmi, ma io sono giusto e non ti chiederò mai nulla di riprovevole. “
Poi allontanandosi soggiunse
“ dimenticavo, ti tengo legata solo perché mi piace, non perché sia necessario: da queste segrete è impossibile fuggire. Tu sarai mia prigioniera per sempre ! “
E il sinistro tono di voce di D’Arky fece capire a Smarty Girl che non avrebbe mai più riacquistato la sua libertà.
Continua





Monday, October 7th 2013 - 08:58:42 AM
    
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Una storia di: Fulvio

LA FATA BONDAGINA E GLI ORCHI – SECONDA PARTE


A notte fonda il Re dei nani venne a prendere comminato dal Re degli orchi, chiedendogli la grazia di possedere un’ultima volta la fata. Ottenuto il permesso la mise alla pecorina, poi, rimanendo in piedi dietro di lei prese a penetrarla; le aveva messo un bavaglio tra i denti, una lunga striscia di stoffa arrotolata più volete, con la quale le tirava il collo al’indietro, come le briglie di un cavallo.
Questo era un po’ doloroso per la fata, ma consentiva al nano di parlarle nell’orecchio, così lui le spiegò che bisognava trovare l’anello del Primo Mago, ma purtroppo nessuno sapeva come fosse fatto. Bondagina nonostante il dolore sorrise, lei sapeva dove era ....
Quando tutti si ritirarono il Re degli orchi la fece portare in camera, dove lei gli disse
“ ormai hai vinto, consentimi di essere la tua serva e la mia dolcezza sarà per te meglio della violenza con cui mi prendi di solito “
Il Re si mise a sghignazzare, convinto di aver sottomesso la Fata, ma non si fidava, per cui le fece legare le mani dietro la schiena con un paio di pesanti bracciali, poi le disse di farlo godere, altrimenti l’avrebbe abbandonata alle sue guardie del corpo.
Bondagina sapeva di rischiare il tutto per tutto e prese a strofinarsi sul ruvido e sporco corpo dell’orco, pulendolo con il suo corpo e la sua lingua delicata. Si impalò sul grosso pene del Re, facendolo venire, poi gli disse
“ lascia che ti pulisca “
Con una mossa improvvisa prese in bocca tutto il pene, che anche da molle era molto grosso, rischiando di strangolarsi, ma in questo modo riuscì ad afferrare un anello che il Re portava alla base del pene e a ingoiarlo: se quello non era l’anello del Primo Mago per lei sarebbe stata la fine.
Fortunatamente il ritorno dei suoi poteri dimostrò che aveva capito bene e che quell’anello che il re portava in un posto così inconsueto non poteva che essere quello del Primo Mago.
In un attimo gli orchi furono messi in fuga dai poteri della fata che erano centuplicati da quelli dell’anello, cessò il dolore di coloro che soffrivano e tornò a regnare la felicità.
La fata Bondagina era raggiante, tutti la volevano ringraziare ma lei preferì ritirarsi con le altre fate nel folto dei boschi: dopo essere stata violentata in quel modo dagli orchi aveva voglia di dolcezza e le altre fate fecero a gara nel dargliela ...

Monday, September 30th 2013 - 09:13:14 AM
    
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Una storia di: Fulvio

LA FATA BONDAGINA E GLI ORCHI


La fata Bondagina era felice, tutti vivevano in armonia ed amicizia e lei aveva risolto il suo problema sessuale, andando ogni tanto a farsi strapazzare dai nani. Non sapeva che una grande minaccia si stava avvicinando.
Infatti il malvagio Re degli orchi aveva ritrovato il magico anello del Primo Mago, e in soli due giorni le sue truppe avevano invaso la terra felice, riducendo gli abitanti in schiavitù.
Le Fate avevano tentato di opporsi, ma erano state costrette alla fuga, riuscendo a malapena a salvarsi grazie a tutti i loro poteri riuniti; erano esiliate su di una alta montagna, dalla quale non potevano scendere.
Bondagina però non era con loro: nei due terribili giorni dell’invasione era dai nani, che non erano stati attaccati in virtù di un antico trattato di amicizia con gli orchi.
Mentre tornava ignara di tutto si era trovata davanti una pattuglia di orchi che l’aveva assalita: lei aveva cercato di usare i suoi poteri, ma il magico anello li bloccava, per cui in un attimo era stata denudata, poi legata con spesse corde, imbavagliata con uno straccio sporco e condotta davanti al Re degli orchi.
I suoi assalitori l’avevano buttata a terra, ma il Re la fece mettere in piedi e legare meno strettamente, solo mani, braccia e caviglie, non per bontà, ma perché voleva vederla meglio.
La Fata era bellissima, nuda tra le corde, ansimante per l’agitazione della lotta contro i suoi assalitori, che dava un bel rossore alle sue guance. Il Re degli orchi era alto e bruttissimo, dotato di un enorme pene con cui non vedeva l’ora di penetrare Bondagina.
Le tolse il bavaglio dicendole
“ ormai sei in mio potere, il magico anello mi rende invincibile per cui sta a te se decidere di essere mia docilmente o se vuoi essere presa con la violenza “
“ non sarò mai tua “
rispose orgogliosamente Bondagina
“ come vuoi, devo dire che anche io preferisco un po’ di sana violenza “
e ridendo sinistramente le rimise il bavaglio
“ dimenticavo, quando mi sarò stancato di te i mie orchi non vedono l’ora di poter finalmente stuprare una fata “
e qui Bondagina non poté trattenere un brivido di terrore, perché in quanto Fata era immortale e rischiava di essere stuprata per sempre da orde di orchi ...
Venne condotta nella stanza del Re, che si era impadronito del castello del saggio Re umano, imprigionato nelle segrete. La Fata non aveva poteri, ma era comunque forte, per cui l’orco la fece incatenare al letto, a braccia e gambe spalancate, iniziando a stuprarla.
Per sua fortuna Bondagina era abituata ai nani, e quindi non soffriva, anzi, in una diversa situazione avrebbe apprezzato quel trattamento. Fu una lunga violenza, in cui lei fu molto attenta ad urlare attraverso il bavaglio, per non far capire che non provava dolore.
Il Re dopo essersi sfogato disse
“ tanto per darti un’idea di cosa ti aspetta .. “
fece un cenno alle sue quattro guardie del corpo che presero Bondagina, la misero carponi tenendola incatenata a degli anelli infissi nel pavimento e si divertirono a violentarla, uno in vagina, l’altro in bocca, dandosi il cambio per una violenza che durò diverso tempo
“ peccato che le Fate non abbiano il buco del culo “
disse uno degli orchi, ma il Re ridendo lo colpì dicendogli
“ non dire parolacce, sai che le Fate sono educate, si dice che non ha l’ano “
E riprese anche lui a scoparla.
Quella notte Bondagina venne incatenata appesa al soffitto nella stanza del Re, con le caviglie strette da altre due catene collegate agli anelli nel pavimento. Era imbavagliata e le era stata stretta una corda intorno al seno, mentre un nodoso ramo le era stato infilato nella vagina. Bondagina benediceva la sua vena masochistica, che le consentiva di non soffrire, ma era molto preoccupata, anche perché il Re, svegliatosi nel cuore della notte, non trovò di meglio da fare che liberarle le caviglie, sollevarla facilmente e, tolto il ramo, penetrarla stando di piedi, mentre lei era appesa per i polsi: essere sbattuta per bene le piaceva, ma da qualcuno scelto da lei ....
Al mattino il Re decise di esporla sulla piazza, nuda, incatenata, con la bocca riempita da uno straccio. La popolazione era triste nel vedere la loro fata ridotta in quello stato, e lo fu ancora di più quando il Re, per mostrare la sua potenza, la fece legare piegata a 90 gradi e la scopò davanti a tutti.
Fortunatamente per lei Bondagina era anche un po’esibizionista, per cui non le spiaceva essere esposta in quel modo, ed essendo imbavagliata i suoi gemiti sembravano lamenti, mentre in realtà essere sbattuta rudemente le piaceva.
Al pomeriggio il Re riunì i rappresentanti dei vari popoli vinti, per imporre loro le sue condizioni. Bondagina era legata a pancia in giù su di un tavolo di fianco al trono, strettamente incaprettata,
Il Re per umiliarla la costringeva a succhiare l’uccello di coloro che si sottomettevano a lui, e dato che tutti erano costretti a farlo la povera Fata passò il pomeriggio a succhiare cazzi, oltre a leccare la figa della regina degli Elfi.
Venne il turno del re dei nani, trattato con rispetto grazie all’antica alleanza, al punto che il re degli orchi gli consentì di scopare Bondagina, senza sapere che la cosa avveniva di frequente; ovviamente il re dei nani fece finta di non conoscerla, ma riuscì a strizzarle l’occhio e questo diede un po’ di coraggio alla Fata.
Scesa la notte il Re volle organizzare uno spettacolo per la sua corte e ovviamente Bondagina era il piatto forte della serata.
Non è facile fare del male alle Fate, però il Re sapeva che amano la pulizia e quindi la fece incatenare con le braccia distese lungo i fianchi, poi la fece rotolare nel fango e in poco tempo quel bellissimo corpo era completamente imbrattato e puzzolente.
A differenza delle Fate gli orchi amano lo sporco, per cui questo li eccitò ancora di più e
mentre il Re possedeva la Fata per l’ennesima volta vennero portare delle donne dal villaggio, anche esse legate e imbavagliate e gli orchi diedero vita ad una vera orgia.


Wednesday, September 25th 2013 - 03:52:52 PM
    
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Una storia di: Fulvio

L’ACQUA CHETA


Pensando a storie vere da raccontarvi sono dovuto andare indietro di veramente tanti anni. a quando, lavorando in banca, per un certo periodo sono stato negli uffici centrali.
Qui avevo conosciuto una ragazza, che chiamerò Paoletta.
Era una ragazza bruttina, ma il fisico non era poi così male e, cosa interessante dati i miei gusti, era piuttosto remissiva, portata alla sottomissione.
Non ricordo che storie le avessi raccontato, sono quasi 30 anni fa, probabilmente le avevo detto la verità, cioè che mi piaceva legarla, ma sta di fatto che una volta sono riuscito ad attirarla in archivio, le ho legato le mani in alto allo scaffale e siamo rimasti un po’ lì a raccontarcela.
Un'altra volta l’ho portata nella sede commerciale, in quel periodo chiusa per ferie, e mi ricordo l’immagine di lei con le mani legate dietro la schiena e una qualche legatura alle braccia, seduta su di una scrivania, mentre io ero su una sedia davanti a lei e parlavamo del più e del meno.
Un’ultima volta mi ricordo che eravamo nei bagni della sede, ad un’ora molto tarda, e lei era in piedi con le braccia distese lungo i fianchi, legata in più punti alle braccia ed alle gambe.
Purtroppo quella volta ho esagerato, perché in sede c’era altra gente, ed anche se non ci hanno beccati lei si è spaventata e non ha più accettato di lasciarsi legare.
Restava comunque un mistero come mai questa ragazza si lasciasse legare da un tipo che era un amico, ma niente di più.
La risposta l’ho avuta qualche tempo dopo: lei aveva litigato con un ragazzo del nostro ufficio, con il quale aveva una relazione, ed io la stavo difendendo con lui, dicendogli che Paoletta era una brava ragazza e che lui l’aveva trattata male.
Quel bastardo mi disse
“ ti farò vedere io come è in realtà la brava ragazza “
Quella sera mi invitò a casa sua, dove mi mostrò una videocassetta, che forse era ancora un Betamax, neanche una Vhs …
Era un video amatoriale, realizzato nella camera da letto in cui ci trovavamo in quel momento.
La qualità era pessima, ma sufficiente per vedere Paoletta che arrivava, quasi senza salutare si spogliava, senza che lui dicesse niente, poi si voltava e gli porgeva i polsi: lui le legava le mani dietro la schiena, le metteva un bavaglio tra i denti, le legava le braccia, poi si sdraiava sul letto indossando un preservativo e Paoletta saliva sul letto impalandosi sul cazzo ben duro del mio collega e sbattendosi da sola con molta foga.
Dopo essere venuta si faceva slegare e se ne andava praticamente senza parlare …
Rimasi molto colpito dal filmato, perché non mi aspettavo un simile comportamento da parte di Paoletta: altro che brava ragazza romantica, era una scena da film porno …
Quel bastardo del collega accompagnandomi alla porta disse
“ l’acqua cheta rovina i ponti … “


Monday, September 23rd 2013 - 08:31:54 AM
    
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Una storia di: Fulvio

ELENA DELLA PALESTRA – SECONDA PARTE


Al mattino Elena si svegliò rilassata: le corde che la legavano erano morbide ed aveva dormito benissimo. Aldo entrò con un vassoio pieno e le augurò il buongiorno slegandola.
Si sedettero al tavolino e la colazione si rivelò ottima, specialmente le frittelle appena fatte
“ sei pieno di sorprese – disse Elena – se ieri mi avessero detto che sarei stata qui tua prigioniera e felice di esserlo non lo avrei creduto possibile “
“ i sogni a volte si avverano, ma adesso dobbiamo lavorare “
Elena si mise docilmente in piedi e lui la portò in studio. Iniziò legandola a braccia e gambe spalancate, con un bavaglio poco efficace, ma molto bello che le passava tra i denti.
Dopo fu la volta di una posizione a quattro gambe, con il bellissimo culo in piena evidenza, attraversato da una corda verticale ed altre orizzontali.
Seguì una posa complicata, raccolta, che rendeva Elena più simile ad un gomitolo di corda che a una donna.
Tra una legatura e l’altra Aldo continuava ad accarezzarla e a farla godere, senza chiedere niente per sé stesso.
Nel pomeriggio Elena si ricordò che doveva prepararsi per la festa in maschera di quella sera, alla quale avrebbero partecipato molti iscritti alla palestra; voleva andare a casa a cambiarsi ma Aldo le fece una proposta molto interessante e fu lui a prepararla.
Quella sera all’ingresso della discoteca molti aspettavano per vedere come sarebbe stata vestita Elena, che apparve con delle scarpe con tacco altissimo e dei lacci alla caviglia, una mantella che la copriva tutta, tranne le lunghe gambe nude, un foulard sotto il quale si vedeva una collana rigida: un abbigliamento che sembrava piuttosto normale.
Dopo la sosta al guardaroba le cose cambiarono ed il suo ingresso in sala fece sensazione: i lacci delle scarpe erano stati attaccati insieme, di modo che la donna poteva solo fare piccoli passi, i polsi erano legati dietro la schiena, con due dei suoi braccialetti che si attaccavano tra di loro fungendo da manette. Il foulard le era stato infilato tra i denti, in un cleave gag molto seducente, mentre alla collana rigida era stato attaccato un guinzaglio, tenuto dal suo accompagnatore.
Il corpo di Elena era sensualissimo: un paio di shorts e un top così aderenti da sembrare una seconda pelle, mentre le braccia erano strette da numerosi giri di corda: vedere Elena impersonare una Slave era quanto mai eccitante, e l’eccitazione raggiunse il culmine quando i presenti si accorsero che in realtà la donna indossava solo un microscopico bikini, mentre gli shorts, il top e le corde erano solo dipinti sulla sua pelle.
Ma le sorprese non erano finite, perché nessuno aveva ancora capito chi era il misterioso Master in smoking che la conduceva al guinzaglio: non molto alto, i capelli ben pettinati col gel, accuratamente sbarbato e con un paio di occhiali neri... quando se li tolse e videro che era Aldo i commenti divennero frenetici, sia perché lui così curato era un bel ragazzo, sia perché era stranissimo vedere Elena prigioniera che sorrideva felice, invece di avere la solita smorfia di superiorità.
Verso l’una i due si ritirarono, tornando a casa di lui. Lei era sempre con le mani legate e il cleave gag in bocca. Lui le lavò il corpo dalla pittura, facendola venire con le sue carezze. Elena, che poteva parlare perché il bavaglio era poco efficace gli mugolò
“ ma perché non mi vuoi scopare ? “
“ perché sono praticamente impotente, ecco perché – rispose lui stizzito – ho avuto una grave infezione alle vie urinarie alcuni anni fa che mi ha lasciato questo bel regalo. Disegno bondage perché è una delle poche cose che mi da una certa eccitazione “
Elena rimase in silenzio, poi disse
“ senti, lasciami un’ora di tempo per provare una cosa, ti prego “
Sentire Elena che diceva ti prego era una tale novità che Aldo decise di accontentarla, anche se era dubbioso.
Lei si fece legare le mani sul davanti, poi il seno, sopra, sotto e con delle corde di traverso, di modo che rimaneva un po’ strizzato e durissimo, gli disse di mettersi nudo sul divano poi, inginocchiata davanti a lui, prese a strofinare il suo corpo su quello di Aldo.
Era un massaggio sensualissimo, con le varie parti del corpo, ma soprattutto con il seno che strofinavano il corpo di Aldo, molto eccitato, ma il cui pene rimaneva ostinatamente molle.
Approfittando del cleave gag che le lasciava le labbra socchiuse Elena prese a stuzzicarlo anche con la bocca e a poco a poco l’insieme di queste carezze erotiche, prestate da una donna legata, fece il miracolo ed Aldo ebbe un’incerta erezione.
Lei velocemente si sfilò il bavaglio e prendendo quasi completamente in bocca il pene di Aldo la trasformò in una vera erezione; si girò e voltandogli le spalle si infilò da sola su di lui, aiutandosi con le mani legate appoggiate sulle ginocchia dell’uomo, con un lento movimento di penetrazione che lo faceva impazzire.
Ogni tanto Elena di fermava, per permettere ad Aldo di prolungare il suo piacere, ed in una di queste pause gli disse
“ pensa che differenza, l’altra sera ti dicevo che guardarmi il culo di nascosto era il massimo che potevi fare, mentre adesso sono io che te lo mostro impalandomi su di te “
E dopo essersi rimessa il bavaglio prese a sbattersi furiosamente procurando finalmente ad Aldo il primo orgasmo dopo tanti anni ...




Wednesday, September 18th 2013 - 05:17:17 PM
    
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Una storia di: Fulvio

ELENA DELLA PALESTRA


Elena era il sogno di molti uomini ( e donne ) che frequentavano la palestra.
Era una trentenne, alta, ma senza esagerare, con lunghi capelli castani e occhi verdi, un viso d’angelo su di un corpo molto curato e pressoché perfetto, atletico e tonico; in più era anche un avvocato di successo .... peccato che fosse così stronza.
Praticava molto sport, in particolare arti marziali, ed era così sicura della sua abilità che spesso sfidava gli uomini nella lotta, promettendo che in caso di vittoria sarebbe stata loro amante per una notte, ma nessuno era mai riuscito a batterla.
Aldo era l’esatto contrario di Elena: un po’ più piccolo di lei, trasandato, magro e senza muscoli, nonostante fosse spesso in palestra, era impiegato part time al catasto.
Una sera in palestra era rimasta poca gente, quasi tutti uomini che ammiravano Elena che faceva step, in particolare il suo meraviglioso culo che andava su e giù.
Lei voltandosi sorprese Aldo che la fissava e gli disse
“ guarda pure, tanto con me non farai mai altro ... “
“ se ne sei così sicura perché non accetti la mia sfida, come fai con gli altri uomini? “
“ ma ti sei visto? – disse sprezzante Elena – ti posso battere con un dito “
“ allora vieni in saletta e proviamo “
Elena decise di accettare, sicura di sé come sempre, e si avviarono nella saletta chiusa
dove avvenivano questi incontri. Lei indossava leggins aderenti e un top elastico, che disegnavano ogni curva del suo splendido corpo; Aldo un vecchio kimono da lotta con cintura bianca, da principiante.
Appena entrati lei lo attaccò, per togliersi il fastidio, ma Aldo con perfetta mossa di judo sfruttò lo slancio della ragazza per gettarla a terra, slacciarsi la cintura e legarle le mani dietro la schiena; poi presa una corda per saltare che giaceva lì vicino, le legò i piedi e la passò intorno alle braccia, realizzando un hog tie semplice ma efficace.
Elena era senza parole: in pochi attimi si trovava prigioniera dello sfigato della palestra.
Aldo disse
“ ho una proposta da farti, ma voglio essere sicuro che mi ascolterai senza interrompere“
e preso dalla tasca un piccolo asciugamano in microfibra lo infilò in bocca a Elena, fermandolo nella bocca della donna con un fazzoletto legato dietro la nuca.
“ non voglio rovinare la tua fama, dicendo che hai perso contro una sfigato, ma ho vinto e voglio il mio premio. Usciremo di qui dicendo che mi hai messo al tappeto in un baleno, ma tu mi raggiungerai a casa e stanotte sarai mia. Sei d’accodo ? “
La ragazza era ancora così stupita che non ci sarebbe neanche stato bisogno del bavaglio. Fece sì con la testa e lui iniziò a slegarla. Uscirono e fecero come avevano detto.
Aldo si recò a casa, poco distante, e dopo poco sentì suonare alla porta. Elena era bellissima: shorts, camicetta sbottonata, i capelli sciolti.
“ sono contento che tu sia venuta “
disse Aldo
“ lo credo bene – disse lei – una figa come me tu te la sogni “
“ non esserne così sicura – rispose – in fondo ti ho già sorpresa una volta “
Nel mentre erano entrati in casa e, passata una stanza anonima, tipica di un single con poche disponibilità economiche, entrarono in quello che lui chiamava lo studio.
Elena rimase senza parole: la stanza era piena di disegni di Ampawered, l’eroina dei fumetti a sfondo bondage che le piaceva tanto, ma non erano copie, erano gli originali
“ ma tu .. “
“ si - disse Aldo – sono Nick, il misterioso autore di Ampawered. Lavorando solo mezza giornata ho molto tempo. “
“ adesso capisco la tua abilità nel legarmi “
“ e sono qui per dimostrartela “
Elena era trasognata e non oppose resistenza, lasciandosi spogliare mentre il suo sguardo continuava a guardare i disegni appesi alle pareti.
Non disse niente neanche quando lui le legò i polsi dietro la schiena, risvegliandosi solo quando sentì le corde stringersi intorno al suo seno, una seconda misura abbondante dura come il marmo.
“ ma cosa fai ? “
“ riscuoto la mia vincita, ma non temere- disse Aldo – anche se sembro uno sfigato ti assicuro che ti sorprenderò positivamente “
E senza lasciarla replicare le mise una ball gag in bocca, ma le proteste di Elena erano piuttosto blande.
Lui si ritirò di un passo per guardarla: era bellissima, i lunghi capelli spettinati le incorniciavano il viso, mentre le corde ne sottolineavano le curve.
“ stanotte mi farai da modella, ma per metterti di buon umore permettimi di offrirti la mia specialità “
Ovviamente Elena non poteva rispondere e, appena lui si mise ad accarezzarla, accennò ad una protesta, che si trasformò subito in mugolii di piacere perché ancora una volta Aldo la sorprese, con un tocco delicatissimo di mani e lingua, che le procurò un profondo orgasmo.
“ ora se non ti spiace passiamo al lavoro “
disse Aldo mentre le legava le gambe.
Prese i fogli da disegno e a carboncino fece uno schizzo della donna e dei suoi legami.
Dopo averla ritratta la slegò ma solo per stringerla in uno strettissimo hog tie con le corde che le segnavano profondamente le carni. Dopo l’hog tie venne la volta di una sedia, alla quale Elena si trovò legata all’indietro, volta verso lo schienale; Aldo la legava in una posizione diversa e poi la ritraeva.
Elena si era fatto mettere un bavaglio più piccolo della ball gag, per essere più comoda, teneva gli occhi chiusi e pensava a come è strana la vita: fino a poche ore prima non aveva mai considerato Aldo, mentre ora era felice di essere sua prigioniera, con una sindrome da “ la bella e la bestia “
Infatti mentre la ritraeva Aldo parlava e raccontava molte cose, dimostrando una profonda cultura e un notevole spirito che affascinavano la donna.
Dopo alcune ore Elena si fece togliere il bavaglio e disse
“ sono stanca, che ne dici di continuare domattina? Tanto è sabato, io vivo sola e posso fermarmi senza problemi “
Aldo, felice di sentire questo, la mandò a rinfrescarsi, poi al suo ritorno la portò in camera da letto, le legò il busto tutto intorno, con le braccia distese, la mise sul letto e le allargò dolcemente le gambe, poi, dopo averla accarezzata fino a procurarle un orgasmo, le legò le caviglie e si coricò accanto a lei, spegnendo la luce. Elena gli disse
“ non per farmi i fatti tuoi, ma non tenti neanche di scoparmi? “
“ dormi “
Rispose lui, dandole un bacio sulle labbra prima di coprirle con un grosso cerotto di carta.

Continua


Monday, September 16th 2013 - 10:53:09 AM
    
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Una storia di: bondagetto

Confessioni di un bondagetto parte prima


Confessioni di un bondagetto parte prima

Da quel che mi ricordo ho sempre giocato con le corde. Da bambino aspettavo sempre di vedere qualche scena con le persone legate nei cartoni animati e nei telefilm che venivano trasmessi in tv così come rileggevo sempre con passione le storie di Topolino dove Minnie e gli altri personaggi venivano legati e catturati.
Mi ricordo ancora una puntata delle televisione dei ragazzi in cui Maria Giovanna Elmi, alla presentatrice televisiva, veniva legata e imbavagliata.
Ho abitato in campagna da bambino, in una frazione composta da poche case dove tutti si conoscevano dalla notte dei tempi, fino a quando sono andato all’università. Eravamo una bella compagnia, più o meno coetanei con una differenza al massimo di 4-5 anni tra di noi e si giocava un po’ tutti assieme. D’estate era il massimo, prendevamo le biciclette e ci perdevamo in lunghe esplorazioni nei campi attorno alle nostre case arrivando anche a diversi chilometri di distanza e creandoci dei nostri rifugi in cui ci ritiravamo a leggere, giocare, etc.
Non ricordo esattamente quando, ma un bel giorno cominciammo a rendere più interessanti giochi come “cowboys e indiani” e “ladri e poliziotti”. Come? Legando chi veniva catturato. Non ricordo esattamente come era iniziata la cosa, mi pare prima usando elastici, poi spaghi arrivando ad adoperare diverse corde sempre più lunghe. Ricordo una confusa eccitazione ogni volta che qualcuno promuoveva questo gioco e presto capii che mi piaceva sempre di più trovarmi nella veste di chi veniva catturato e legato. La cosa creò inizialmente qualche problema con i miei amici maschi che non vedevano di buon occhio il fatto che io venissi spesso catturato dalle loro sorelle più piccole, cosa che invece loro adoravano.
Col passare del tempo la cosa venne comunque accettata e anzi cominciò a essere considerata normale, talmente normale da non richiedere neanche più di dover giocare a cowboy e indiani per dovermi legare. In pratica dai 12 anni in poi venivo tranquillamente legato da chiunque ne avesse voglia, e si era creato un nuovo gioco: in quanto tempo riuscivo a slegarmi?
Questo nuovo gioco fu l’inizio di una nuova competizione tra i miei amici spingendoli a legarmi sempre meglio. Se all’inizio impiegavo 5 minuti a slegarmi e avevo legate solo le caviglie e i polsi, progressivamente i nodi si fecero più numerosi e stretti, le corde più numerose e lunghe e i tempi per slegarmi sempre più lunghi. Ricordo la prima volta che non riuscii a slegarmi, avevo 12 anni. Ci provai più di un ora invano ma rimasi legato su una sedia dentro la cascina di uno dei miei amici. Da quella volta in poi, salvo qualche rara occasione, non riuscii più a slegarmi e cominciai a non cercare neanche più di sciogliere i nodi. Ero prigioniero, mi piaceva esserlo, potevo starmene tranquillo ben legato nascosto da qualche parte.
Un altro gioco era che dovevo essere catturato e nascosto. Agli altri spettava cercarmi e, eventualmente, slegarmi. Qualcuno o qualcuna mi nascondeva legato e imbavagliato da qualche parte, in un cascina, in un frutteto, all’aperto, in mezzo a un campo e poi andava a dire agli altri che ero stato catturato e che dovevano cercarmi .. credo che certe volte non mi cercassero neanche, dovevo aspettare che mi venissero a liberare con solo qualche insetto a farmi compagnia. Altre volte il gioco funzionava e venivo scoperto ma questo non significava essere liberato, magari mi venivano solo slegate le gambe, venivo portato da un’altra parte e lì di nuovo legato e nascosto, e il gioco ricominciava.
La cosa è continuata così fino ai 13-14 anni poi i miei amici cominciarono a perdere interesse per questi giochi e piano piano cessarono. Il periodo d’oro fu tra i 12 e i 13 anni, due amici, fratello e sorella, lui mio coetaneo, lei un anno più giovane di noi, si presero grande cura di me, praticamente legandomi e imbavagliandomi in ogni possibile posizione e momento.
Ho passato interi pomeriggi legato e nascosto nella cascina dietro casa loro, magari nascosto ben bene dietro qualche balla di paglia, con lo scotch da pacchi che mi sigillava la bocca. Oppure legato a un albero in un terreno poco distante dalle case con un fazzoletto stretto tra i denti, o incaprettato nascosto in un campo di granoturco, o legato a X a dei paletti conficcati nel terreno sempre al riparo da occhi indiscreti, o legato a un palo in una vigna … avevamo lo spazio e avevamo il tempo a nostra disposizione .. e io mi lasciavo catturare senza problemi e senza lamentarmi.
Fu allora che capii che la cosa mi dava un bel piacere, uno speciale languore .. la stretta delle corde, cominciai anche a chiedere ai miei legatori un maggiore impegno, più corde, fui io a suggerire un uso costante dei bavagli, magari suggerivo io dove e come poter essere legato.
Fui solo a 14 anni che cominciai però, confusamente, a capire che era un piacere sessuale. Ricordo ancora la prima volta in cui venni, nelle mutande, mentre aspettavo che qualcuno venisse a slegarmi. Che imbarazzo! Che emozione! E che piacere! Che peccato perché dopo qualche tempo, come dicevo i miei amici persero interesse per questi giochi e io non ebbi il coraggio di insistere.

legatoimbavagliato@gmail.com

Sunday, September 15th 2013 - 04:45:52 PM
    
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Una storia di: Fulvio

IL FESTIVAL MUSICALE DEI GIOVANI


Nel fine settimana sono riuscito a fare una scappata in Liguria. Il tempo era bello e mi sono ricordato che a Cervo c’era il cosiddetto Festival dei Giovani.
Vi consiglio di guardare Cervo almeno su internet: è un bellissimo borgo inerpicato su di un promontorio in cui all’inizio di settembre si ritrovano molti studenti di musica classica che vengono da tutto il mondo. In questi giorni si passeggia per le strade e dappertutto si sente suonare, poi alla sera ci sono dei concerti.
E’ anche bello passeggiare perché si incontra molta gioventù e vi sono tante ragazze carine, specialmente orientali e nordiche, di solito vestite in modo estroso, da artiste e quindi ancora più affascinanti.
L’altra sera tra gli altri suonava un sestetto d’archi tutto femminile, tre ragazze orientali e tre del nord Europa, tra cui la violinista solista, bionda, altissima, con un meraviglioso vestito nero lungo fino ai piedi.
Sotto la direzione di un maestro rigido e severo hanno eseguito tre brani, con le cinque ragazze sedute a semicerchio intorno alla solista in piedi: dopo un brano collettivo ed un assolo della solista, hanno eseguito un bis e poi si sono allontanate disciplinate verso la vicina scuola di musica.
La musica era bella, forse un po’ noiosa come tutta la musica da camera, ma io mi sono messo a sognare un concerto un po’ diverso, per il quale l’ispirazione mi è venuta dal film “ il collezionista di ossa “
Immaginavo infatti che le ragazze suonassero il primo brano tutte imbavagliate, con lunghi nastri di seta intonati ai loro vestiti, poi che, dopo essersi alzate in piedi per accogliere l’applauso del pubblico, il severo maestro avrebbe legato alla sedia le cinque ragazze, mentre la violinista avrebbe eseguito il suo assolo.
Infine, a seguito della richiesta di un bis, il maestro le avrebbe slegate, lasciandole imbavagliate, e al termine del brano le avrebbe condotte fuori dall’auditorium, in fila indiana, con le mani legate dietro la schiena, rendendo la loro camminata difficile perché i lunghi vestiti si impigliavano nei numerosi gradini e loro, avendo le mani legate, non potevano sollevarne l’orlo, ma questo impaccio le rendeva ancora più seducenti.

Sogno di una notte di fine estate ...

Thursday, September 12th 2013 - 07:27:27 AM
    
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Una storia di: Fulvio

SERENA E MIC – IL RAPIMENTO – QUARTA PARTE


Serena pianse a lungo, per la prima volta in vita sua si sentiva persa e senza speranza.
Poi però si riprese, non era tipo da arrendersi, e grazie ad un rottame riuscì a liberarsi le mani dalla fascetta.
Recuperata la borsetta era indecisa sul da farsi quando sentì arrivare un messaggio da Mic. Non voleva aprirlo, ma era abituata a guardare in faccia la realtà e lesse
“ abbi pazienza amore, era il sistema più rapido per risolvere la situazione. Ora puoi tornare, è tutto a posto. Credimi ! “
Il cuore le prese a battere, ma anche se avrebbe voluto correre da lui decise di fare comodamente colazione, che aspettasse un po’ anche lui con la sua troia bionda ....
Dopo essersi calmata tornò a casa di Mic, suonando perché le avevano preso le chiavi.
Mic era solo. La fece entrare, abbracciandola così forte da toglierle il respiro poi disse
“ non so se potrai perdonarmi, ma dammi la possibilità di spiegare “
Serena si sedette senza parlare e lui le spiegò che il padre e la madre, anche se erano separati, avevano architettato insieme il rapimento per convincerlo a lasciarla e in sovrappiù gli avevano mandato quella ragazza che si lasciava fare qualunque cosa
“ in effetti è molto più bella di me “
“ può darsi – disse Mic – ma io voglio te e questo è quello che ho detto loro. Stamattina ho fatto finta di mandarti via perché non sarei riuscito a parlare con te davanti, li ho illusi di aver vinto, invece li ho presi di sorpresa e finalmente hanno promesso di lasciarmi in pace con te ... “
Serena stavolta piangeva di gioia, ed era sicura della sincerità di Mic, che piangeva anche lui. Il ragazzo si asciugò le lacrime e disse
“ avrei un regalo un po’ particolare da farti “
E aprì la porta dello sgabuzzino in cui c’era Svetlana nuda, legata e imbavagliata
“ ma cosa ? “
Chiese Serena
“ ti presento Svetlana, tu hai già incontrato la sorella, Irina, che lavora nel night di mio padre in cui ti hanno portata. Svetlana è una escort di alto bordo e dato che è una professionista seria pagata fino a domani ha detto che rimarrà a nostra disposizione “
“ ma io cosa me ne faccio io di una donna ?“
chiese Serena
“ aspetta e vedrai “
disse Mic, che la spogliò dolcemente, poi la legò sulla chaise longue con le gambe spalancate. Svetlana si mise in ginocchio vicino alla sedia e si mise a leccare Serena.
Dopo un primo imbarazzo Serena prese a godere moltissimo per il tocco leggero della lingua della donna, mentre lei baciava il suo Mic.
Dopo il primo orgasmo di Serena, lui imbavagliò Svetlana, le mise un vibratore perché – disse – meritava di godere un poco anche lei, poi fece dolcemente l’amore con Serena, sempre legata alla sedia
“ ti conviene essere molto bravo, dopo quello che mi hai fatto passare – gli disse Serena – in più sto scoprendo in me un’insospettata vena lesbica e potrei essere tentata di cambiare abitudini ... “

Monday, September 9th 2013 - 09:16:08 AM
    
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Una storia di: Fulvio

SERENA E MIC – IL RAPIMENTO – TERZA PARTE


Quando capì che erano sole, mentre Irina restava inerte Serena si mise in movimento.
Si strofinò contro una spalla di Irina fino a togliersi la benda poi, potendo vedere, le fu facile togliersi il bavaglio che le avevano messo al posto della ball – gag. Appena libera disse
“ ora penso anche a te “
E con la bocca tolse il bavaglio a Irina, ma la ragazza disse
“ grazie, ma smettila, non voglio essere liberata “
“come? “
“ per te è diverso, ma per me questo è lavoro. Stasera era tutta una commedia, quell’uomo è il padrone del locale e per quelle frustate mi darà un mucchio di soldi. Tu invece cerca di fuggire, se tieni al tuo uomo “
“ Mic ? “
Chiese Serena
“ ho già parlato anche troppo, queste cose non le dovrei neanche sapere, Se riesci a liberarti prima di scappare ricordati di imbavagliarmi “
Serena non fece altre domande e si concentrò sui suoi legami. Per fortuna erano solo corde, anche se molto strette, che le avvolgevano il corpo in diversi punti; dato che spesso giocava con Mic all’artista della fuga aveva acquisito una notevole abilità nel liberarsi e dopo diversi sforzi si trovò libera. Irina disse
“ nella stanza qui accanto troverai dei vestiti e la tua borsetta, poi prendi la porta in fondo e a quest’ora non ti vedrà nessuno. Adesso dammi un bacio e imbavagliami “
Serena le diede un bacio sulle belle labbra rosse, le coprì con la stoffa e fece come le era stato detto, trovandosi in breve sul grande raccordo anulare.
Nessuno si fermava, finché lei non si finse una prostituta: al primo che si fermò disse che in realtà aveva solo bisogno di un passaggio. L’uomo lanciò una parolaccia, ma lei lo costrinse ad aiutarla; vedendo che portava la fede disse che lavorava all’ACI e che avrebbe individuato il suo indirizzo, informando sua moglie che lui andava a puttane.
Si fece portare al capolinea della metro, aspettando che partissero le prime corse.
Appena si fece un’ora decente telefonò a sua madre che le disse
“ non era il caso di telefonare, mi hai scritto che dormivi da Mic “
Prima non le era venuto in mente, ma ora guardando il telefonino, che aveva recuperato, vide che il messaggio parlava di Mic, ma lei lo aveva memorizzato sul telefono come “ bel tenebroso “ e quindi chi aveva mandato il messaggio la conosceva; del resto ne era già sicura dopo che l’avevano costretta a ballare.
Si avviò verso casa di Mic, senza suonare, tanto aveva le chiavi nascoste in borsetta.
Aprì la porta cercando di non far rumore e vide una scena per lei tristissima: sul letto dormiva Mic, nudo, mentre sul tappeto lì accanto dormiva la ragazza del giorno prima, anche lei nuda, legata in modo molto elaborato.
Gli occhi di Serena si riempirono di lacrime e stava per parlare quando qualcuno la prese da dietro le spalle, mettendole un cerotto sulla bocca e legandole le mani con una fascetta da elettricista Mic si svegliò, guardò la scena poi esclamò
“ Serena, mamma, papà .. “
Serena si voltò e vide che a legarla era stato un uomo, accompagnato dalla madre di Mic.
Guardando meglio capì che si trattava dell’uomo che l’aveva fatta danzare nuda ed arrossì di rabbia e di vergogna, perché era evidentemente il padre di Mic, che lei aveva solo sentito per telefono. Non poteva parlare, ma guardava disperata Mic che disse
“ papà, portala via, mi sono stufato di lei, ma per favore non farle male, è stata brava a succhiarmi il cazzo, anche se non come Svetlana “
Svetlana era la ragazza sul tappeto che si mise in ginocchio e prese in bocca il pene di Mic, mentre la povera Serena piangeva silenziosamente. Il padre le legò i piedi, se la caricò sulle spalle e scendendo dalla scala di servizio la scaricò in un cumulo di grandi sacchi della spazzatura
“ le fascette sono molto dure, ma se non riesci a liberarti prima o poi ci penseranno gli spazzini. E non pensare di poterci denunciare, non hai nessuna prova ed io sono un uomo ricco e potente, mentre tu non sei nessuno. Comunque mio figlio ha del buon gusto, era bellissimo vederti legata al palo, o ballare nuda per me “
E se ne andò sghignazzando, lasciando la povera Serena muta e legata tra i grandi sacchi neri.

Saturday, September 7th 2013 - 03:57:14 PM
    
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Una storia di: Fulvio

SERENA E MIC – IL RAPIMENTO – SECONDA PARTE


Il furgone si arrestò e Serena venne scaricata come un sacco di patate, sollevata con estrema facilità da qualche energumeno. Nessuno parlava, mentre si sentiva trasportare attraverso alcune stanze, finché non la misero in piedi.
Le tolsero il nastro che la legava e il bavaglio, lasciandole solo la benda mentre una voce femminile dall’accento straniero le diceva:
“ se ti spogli da sola eviterai di strappare i vestiti “
Serena scosse la testa e fece per togliersi la benda, ma venne fermata con uno schiaffo e mentre la voce di donna diceva
“ peccato, era una bella maglietta “
si ritrovò nuda in un istante, con le mani legate dietro la schiena.
“ meglio imbavagliarla “
e una ball gag le venne subito infilata in bocca.
Serena cercava di non tremare, ma aveva paura. Riusciva però a ragionare e pensava che lei era una ragazza carina, ma di statura media e con le curve non troppo accentuate, da vera ballerina, per cui non pensava di essere oggetto di un rapimento a sfondo sessuale: non era il tipo. Quello che le ronzava in mente era l’imprecazione in russo che aveva sentito nel furgone, che le faceva pensare alla madre di Mic.
Le sue meditazioni vennero interrotte perché la presero per un braccio, facendola camminare. Lei non vedeva niente e mugolava per protestare, ma la donna che aveva parlato le disse sottovoce:
“ se vuoi che non ti capiti nulla di male fidati di me e lasciami fare; mi chiamo Irina e anche se non posso dirti di più ti assicuro che non sei in pericolo di vita “
Serena annuì prontamente: la misteriosa donna poteva essere un aiuto insperato.
Irina la condusse in bagno poi le disse
“ stasera volente o nolente farai parte dello spettacolo, poi spero ti lasceranno andare. Purtroppo hanno avvisato tua madre con un messaggio che stasera dormirai dal tuo ragazzo e quindi nessuno ti sta cercando “
Serena fu sollevata, perché sul cellulare non compariva il nome di Mic e quindi era sicura che sua madre avrebbe capito che il messaggio era falso.
“ adesso ti prepareranno per lo spettacolo – disse Irina – non ribellarti e tutto sommato non starai così scomoda. “
Serena non poteva rispondere e neanche vedere: si sentì afferrare da robuste mani di uomini, che la trascinarono con loro. Entrarono in un locale dove la musica era forte, per prima cosa le legarono una corda intorno alla vita, facendola poi discendere e passare in mezzo alle gambe, con un grosso nodo piazzato sul clitoride: se le avesse fatto Mic un simile trattamento le sarebbe piaciuto moltissimo.
Dopo si sentì mettere accanto ad un palo e legare strettamente ad esso: era una legatura molto elaborata: le mani dietro il palo e le caviglie legate ad esso, poi un primo giro intorno alle braccia per tenerla ben attaccata.
Fatto questo iniziarono a legarla in diversi punti, con corde morbide ma resistenti, tracciando disegni geometrici sul corpo minuto ma ben fatto della ragazza.
Sentì vicino ad un orecchio Irina che le diceva
“ sei bellissima e molto eccitante, e non temere, così conciata nessuno dei clienti ti riconoscerà “
Serena capì che era stata legata in un locale pubblico, probabilmente nella sezione riservata di uno dei tanti night che sorgono nella periferia romana.
I suoi timori vennero confermati quando, un po’ di tempo dopo, nonostante la musica fortissima, sentì due uomini commentare la sua bellezza e come era stata legata bene, meglio della donna legata all’altro palo.
Serena lasciò che la sua parte esibizionista si godesse il momento di gloria. D’altronde era sicura che, bendata e con una grossa ball – gag in bocca nessuno avrebbe potuto riconoscerla, oltre al fatto che i suoi amici non frequentavano posti simili.
Dopo un paio d’ore sentì che la staccavano dal palo, le mettevano un collare con un guinzaglio e la portavano via, con solo le mani legate, ma sempre bendata e imbavagliata . Era Irina che le disse
“ ora offrirai uno spettacolo privato, ma sta tranquilla, nessuno ti toccherà “
Si sentì portare in una stanza molto più silenziosa, dove qualcuno, forse Irina le slegò le mani, ma solo per legarle attaccate a qualcosa in alto.
“ voglio anche la bionda “
Disse un uomo dall’accento straniero, una voce che aveva già sentito, ma non di persona, forse al telefono...
Sentì Irina che protestava
“ ma io non mmmmmphh “
Capì che l’avevano imbavagliata ed immaginò che la stessero legando.
“ frustatela – disse la voce – così imparerà ad ubbidire “
Serena rabbrividì, temendo che parlassero di lei, ma iniziò a sentire dei colpi e dei lamenti di Irina.
“ adesso voglio vederla ballare, mi hanno detto che è brava “
Stavolta parlavano di lei, si sentì slegare e per la prima volta le tolsero la benda.
Si trovava in una stanzetta scura, con un divano su cui era seduto un uomo, col volto nascosto dalla penombra. Una ragazza nuda era inginocchiata ai suoi piedi, con le mani legate dietro la schiena, e gli stava leccando lentamente l’uccello; di fianco a lei una bella ragazza bionda era legata con le mani appese ad un gancio che pendeva dal soffitto.
Era imbavagliata da una ball gag e le avevano messo delle pinzette sui capezzoli; era sicuramente Irina, perché aveva il corpo segnato dalle frustate.
“ avanti ballerina – disse l’uomo – danza per me “
E face partire un brano di musica classica che Serena danzava benissimo: lei era frastornata; nuda e con una ball gag in bocca avrebbe dovuto danzare per uno sconosciuto e i suoi sgherri, che si tenevano nell’ombra. E come facevano a sapere che era una ballerina classica?
Visto che non si muoveva uno degli uomini le sollevò le mani in alto e l’altro le diede dei forti sculaccioni con una paletta
“ adesso balla o la prossima volta saranno frustate “
Serena esitava ancora, ma un paio di frustate sul seno la convinsero ad iniziare il più strano ballo della sua vita: per fortuna le era già capitato di danzare nuda davanti a Mic, e pensando di essere davanti a lui riuscì ad offrire a quei malviventi uno spettacolo delizioso, al termine del quale, come ringraziamento, si trovò legata mani e piedi insieme ad Irina in una stanzetta, bendata ed imbavagliata, e per fortuna le vennero evitate le pinzette che tormentavano la sua compagna di sventura, legata come lei.

Continua

Wednesday, September 4th 2013 - 08:00:22 PM
    
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Una storia di: Fulvio

LA REVISORA DEI CONTI


Non so se si dice proprio così, ma in definitiva lei era una dirigente della società di revisione che certificava il bilancio della società di cui ero il direttore amministrativo.
Era una perfetta carrierista, single, intelligente, terribilmente bella ed altrettanto stronza.
Lavorava sempre fino a tardissimo, per cui uscivamo dall’ufficio a ore incredibili, con la differenza che io alle 8 del giorno dopo dovevo essere in ufficio, altrimenti il padrone si arrabbiava, mentre lei arrivava bella tranquilla alle 10.
Quella sera erano le 21,30 e non ce la facevo più. Da ore discutevamo di importi minimi,
e la cosa mi faceva ancora di più arrabbiare. in più la dovevo anche portare in albergo, tutto dall’altra parte della città rispetto a casa mia.
Finalmente alle 22 la lasciavo nel ristorante di fianco all’albergo, mentre io, stanchissimo, mi ero fermato un attimo in auto a rilassarmi, nonostante il freddo. In quel momento mi venne in mente che avevo nel bagagliaio tutta la mia attrezzatura da bondage e decisi un folle piano di vendetta.
Conoscevo bene l’albergo, per cui non mi fu difficile entrare dal garage, senza essere visto, mettendomi in attesa vicino alla sua camera. Per fortuna era un albergo abbastanza piccolo, senza telecamere interne, e quindi il rischio era calcolato.
La vidi uscire dall’ascensore e dirigersi verso la camera: appena aperta la porta arrivai di corsa, spingendola dentro e chiudendo la porta.
Avevo preparato un fazzoletto che le spinsi in bocca, poi le manette con cui rapidamente le bloccai le mani dietro la schiena, infine un berretto che le calai sugli occhi: è vero che mi ero cambiato ed indossavo un passamontagna, ma non volevo rischiare.
Subito dopo con delle altre manette le bloccai i piedi, poi con un giro di scotch fermai il fazzoletto, che lei stava cercando di sputare. Le bendai con cura gli occhi e potei finalmente tirare il fiato.
Indossava un elegante tailleur, che nella foga le era salito, scoprendo le lunghe gambe e rivelando un paio di calze autoreggenti. Anche la giacca e la camicetta si erano scomposte, lasciando intravedere un reggiseno di pizzo.
Me la sarei scopata al volo, ma non volevo esagerare con la violenza, per cui accesi il suo I- Pad e, tenendo indossati i guanti, scrissi
“ non ti farò del male. Lasciami fare per un quarto d’ora senza reagire, poi se vuoi me ne andrò “
In questo modo non avrebbe sentito la mia voce e non avrebbe potuto riconoscere la scrittura. Le tolsi la benda, rimanendo alle sue spalle, e la feci leggere. Lei annuì e io le rimisi la benda.
Per prima cosa le tolsi le manette dalle caviglie, poi la gonna e le sfilai le mutandine: la figa era molto curata, parzialmente depilata. Presi una corda legando le caviglie tra loro, ma in modo da lasciare le gambe un poco aperte.
Sbottonai la giacca e la camicetta, facendole scivolare fin sulle mani ammanettate dietro la schiena, poi le slacciai il reggiseno. Era bellissima, seminuda, un po’ scarmigliata, si capiva che aveva paura ma non più di tanto, come se sperasse in una bella sorpresa, che avvenne.
Infatti io sono molto bravo ad accarezzare le donne, per cui dopo poche carezze la sua paura lasciò posto all’eccitazione, fino ad un rapidissimo orgasmo, che confermava una mia teoria: quella donna era così antipatica perché, data la sua vita molto impegnata nel lavoro, non aveva reazioni sentimentali e dato che non era il tipo da rapporti occasionali,
non faceva sesso da chissà quanto tempo; invece stavolta il fatto di essere dominata le consentiva di godere senza pensieri. Le scrissi
“ posso continuare ? “
Lei annuì, allora scrissi
“ lascia che ti spogli completamente, non te ne pentirai, ma non cercare di ribellarti altrimenti te la faccio pagare “
Acconsentì e le tolsi le manette, sfilando del tutto la giacca e la camicetta. Stavo rimettendo le manette quando tentò di togliersi la benda, ma per fortuna stavo in guardia, riuscendo ad impedirglielo.
Questo mi fece arrabbiare, ma anche se avrei voluto punirla mi limitai a strizzarle i capezzoli. A giudicare dalla reazione la cosa le faceva piacere e vedendo questo decisi di provare una cosa; le legai le braccia al busto, poi, dopo aver acceso la televisione, seduto sul bordo del letto me la tirai sulle ginocchia, iniziando a sculacciarla.
Avevo capito bene: lei mi aveva provocato perché voleva essere trattata in modo più rude: iniziò visibilmente a godere, e quando, dopo diverse sculacciate, ripresi ad accarezzarla, era molto bagnata e raggiunse l’orgasmo in un baleno.
Mentre si riprendeva la legai in un hog tie molto stretto, come piccola vendetta per quello che mi faceva passare in ufficio,
Si mise a mugolare e capii che voleva parlare. Tenendo un grosso straccio pronto, per tapparle la bocca in caso di urla, le tolsi lo scotch e il fazzoletto che aveva in bocca
“ ti prego, scopami – disse con voce agitata – farò la brava “
Non aspettavo altro. Le rimisi il bavaglio, poi la slegai un po’ per volta, di modo che non rimanesse mai libera, fino a portarle le mani ammanettate sul davanti. La misi sul letto, agganciando le manette alla testiera con una corda. Poi slegai le caviglie per legare le gambe ai due pomelli del letto, lasciandola sempre imbavagliata e bendata.
Mi spogliai, tenendo il passamontagna e pensando a quanto sarebbe stato buffo vedermi così conciato.
Iniziai ad accarezzarla portandola di nuovo vicino all’orgasmo, fermandomi sul più bello, lo feci una seconda volta, poi, vedendo che lei mugolava furiosa, le tolsi il bavaglio
“ ti prego scopami, fammi venire “
Speravo che dicesse una cosa simile, ed infatti avevo attivato il registratore del mio telefonino: in caso di grane non so se sarebbe bastato a farmi assolvere, ma male non faceva.
Le misi di nuovo il bavaglio, poi iniziai ad accarezzarla, ma stavolta, indossato il preservativo, entrai in lei scopandola per lunghi minuti, lentamente, fino a quando capii che non sarei riuscito a continuare e con una furiosa sequenza finale raggiungemmo insieme l’orgasmo.
Dopo la portai in bagno, ammanettata, bendata e imbavagliata. Mi misi a lavarla, per accarezzarla ancora un poco ma soprattutto per cancellare eventuali mie tracce biologiche … benedetti i telefilm polizieschi.
Tornati in camera raccolsi con cura la mia roba, poi la bendai con una sua calza, sostituii il mio bavaglio con le sue mutandine, trattenute da un'altra calza, infine con due collant presi dalla valigia le legai mani e piedi. In questo modo ero sicuro che si sarebbe liberata in pochi minuti, giusto il tempo di lasciare l’albergo.
Il mattino dopo arrivò alla solita ora, era raggiante e di buon umore, al punto che dovetti chiederle
“ accidenti, cosa hai sognato stanotte per essere così felice ? “
“ non era un sogno, ma una realtà: il sogno è sperare che si ripeta … “

Come avrete capito la revisora è stata realtà, il resto solo un sogno


Tuesday, August 27th 2013 - 02:40:52 PM
    
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Una storia di: Fulvio

FULVIO E LE DUE AMICHE – SECONDA PARTE


“ Sveglia, sveglia “
Fulvio sentiva gli schiaffi e pensava che fossero i poliziotti, ma aprendo gli occhi vide Cri che lo schiaffeggiava
“ non penserai mica di dormire, dobbiamo scaricare la macchina “
Sentendo queste parole Fulvio pensò che la macchina era già stata scaricata, e che c’era stata la violenza da parte dei poliziotti, ma poi vide che le ragazze erano vestite e sembravano molto tranquille. Con il segnale stabilito si fece togliere il bavaglio e disse
“ ma i poliziotti, la violenza ? “
“ i poliziotti ci hanno solo fatto un controllo, due ore fa, prima di arrivare ... di che violenza parli? “
Fulvio sempre più confuso raccontò tutto quello che, per fortuna era stato un sogno, e le due ragazze prima risero, poi gli dissero
“ e così noi saremmo due porche che godono a farsi sbattere da dei poliziotti? Questa la paghi “
Gli rimisero il bavaglio e ...

Monday, August 26th 2013 - 08:31:59 AM
    
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Una storia di: kristen

prigioniera 2


sono distesa sul letto con i quattro uomini che mi hanno rapita.
mi baciano e toccano spostando la biancheria intima per farsi strada sul seno e le parti intime.cerco di evitarli ma è impossibile: sono legata mani e piedi; e urlare è impossibile; dal bavaglio strettissimo escono solo gemiti soffocati.
"puttanella ora ti apriamo"
Uno di loro, il piu robusto mi scosta gli slip e infila prima le dita poi il pene durissimo.

Wednesday, August 7th 2013 - 11:41:13 PM
    
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Una storia di: Fulvio

DIANO MARINA


Frequento da anni questa tranquilla cittadina ligure: non è famosa come Alassio o Sanremo e non ha l’organizzazione e la vita notturna della riviera romagnola, ma è un bel posto.
Col tempo sono diventato amico di Mario, il bagnino, un quarantenne che, non essendo sposato, si da molto da fare con le turiste e con il quale ci facciamo delle confidenze anche riguardo al sesso ....
Da anni lo prendo in giro per il suo vecchio pattino, costituito da due galleggianti in legno, con una panca per il rematore e una panchina per i passeggeri che sembra presa dai giardini pubblici. Questo week end sono stato al mare ( temo che sarà l’unico dell’anno ) e mi sono subito accorto che gli piaceva Irma, una giovane donna divorziata, sola perché i figli erano con l’ex marito.
La domenica mattina mi ha spiegato perché continua ad usare quel vecchio pattino, raccontandomi quanto successo la sera prima.
“ ieri notte ho convinto Irma a venire in spiaggia a mezzanotte, quando non c’è più gente. Siamo partiti col pattino, allontanandoci dalla riva. Lei sapeva che saremmo arrivati al sesso, ma non si aspettava come. Le ho chiesto di lasciarmi fare, le ho fatto togliere il pareo e il bikini, poi l’ho fatta di nuovo sedere sulla panchina: nessuno, neanche tu che apprezzi queste cose, avevi mai notato che tra le corde dei salvagente ci sono quattro corde legate alle gambe della panchina, con le quali l’ho legata a braccia e gambe spalancate. Lei fremeva di eccitazione, ma anche un po’ per il freddo; ho iniziato ad accarezzarla ed in poco tempo il freddo le è passato ....
Io ero in ginocchio davanti a lei, per cui ho iniziato a leccarla in mezzo alle gambe e i suoi gemiti sono diventati molto forti, al punto che ho preferito infilarle gli slip del bikini in bocca; non troppo distanti c’erano degli altri pedalò e anche se sono sicuro che ci stavano facendo del sesso avevo la scusa buona per imbavagliarla.
Ho arrotolato il pareo e ne ho ricavato una fascia che le ho messo sulla bocca perché non potesse sputare lo slip, poi, dato che era abbastanza lungo, l’ho passato anche sopra gli occhi, più che altro per estetica.
Anche se c’era poca luce lo spettacolo era fantastico: una bella donna abbronzata, il cui corpo non dimostra i 35 anni che ha, nuda, legata mani e piedi sulla panchina del mio pedalò; non solo, anche bendata e imbavagliata e che non chiedeva altro che di essere posseduta, perché fremeva, tirava i legami e mugolava.
Non mi sono fatto ripetere l’invito e prima l’ho fatta venire leccandola e accarezzandola, poi mi sono rimesso in ginocchio davanti a lei, che sulla panchina era all’altezza giusta, e l’ho scopata.
Il divorzio è una vera benedizione per me: non sai quante donne sole durante l’anno non riescono ad avere relazioni sessuali, in estate invece si lasciano andare ... “
Non ho dubbi sul fatto che il mio amico abbia fatto sesso con la bella Irma, ma non sono sicuro che la parte di bondage sia vera, e non frutto della sua fantasia, perché lui sa che queste cose mi piacciono ... auguro a lui e ad Irma che sia vera ....

Buone vacanze a tutti, specialmente all’amico Miles che ama il mare ....

Monday, August 5th 2013 - 08:46:41 AM
    
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Una storia di: Fulvio & Serenity

SERENA E MIC – IL RAPIMENTO


( continuano le avventure di Serena e Mic – vedi maggio, aprile ... )
La storia tra Serena e Mic andava benissimo, peccato che la madre di lui continuasse ad insistere perché si trovasse una ragazza Russa.
Quel pomeriggio erano nel’alloggio di Mic. Avevano fatto l’amore, poi lui l’aveva legata in modo semplice, ma che a lei piaceva sempre: mani incrociate dietro la schiena, braccia legate poco sotto il seno, le caviglie e le cosce legate.
Stavano parlando quando sentirono il citofono e, sapendo che la madre si sarebbe fermata per poco, Mic portò Serena nello sgabuzzino, senza slegarla. Fece per imbavagliarla ma lei disse
“ non serve, non mi metto mica a parlare “
Ma lui, stringendole la benda sulla bocca, rispose
“ si, ma a me piace sapere che sei legata e imbavagliata “
E dopo un ultimo bacio le chiuse strettamente la bocca.
Serena si mise comoda su di uno sgabello, aspettando che la madre di Mic se ne andasse. La donna però non era sola, si sentì un’altra voce di donna, per cui Serena fece in modo di mettersi in ginocchio per guardare dal buco della serratura che fortunatamente in quella vecchia casa era grande.
Vide che con Mic e la madre c’era una bella ragazza, molto alta, dai lunghi capelli biondi. Parlavano in russo e lei capiva solo alcune parole, ma era chiaro che si trattava di una ragazza che la madre stava proponendo a Mic.
A un certo punto accadde una cosa inaspettata: la ragazza si spogliò completamente, mentre la madre di Mic prendeva un grande borsone, da cui estrasse delle corde con cui legò la ragazza, dimostrando una notevole abilità.
In poco tempo legò la ragazza più o meno come Serena, solo con molte più corde intorno al seno della giovane, che non diceva nulla, e che dopo poco non poteva più parlare perché la madre le aveva riempito la bocca con un grande fazzoletto, legandoci sopra una corda che lo schiacciava in fondo alla bocca della ragazza.
La madre disse in italiano
“ ti piace vero ??? “
In effetti la ragazza era bellissima e ben legata ed anche Serena, pur non avendo particolari tendenze lesbiche, la trovava veramente attraente. La conversazione proseguiva in russo, poi Serena vide con spavento che Mic e la madre si preparavano ad uscire. Vide anche che non slegavano la ragazza, che quindi sarebbe rimasta lì.
Mic però astutamente le bendò gli occhi e le mise le cuffie di un mp3, così Serena sarebbe potuta uscire senza che la ragazza se ne accorgesse. Il problema era che Serena era ben legata ...
Rimaste sole le due donne avevano un atteggiamento ben diverso: la russa era rilassata sul divano, immobile nelle numerose corde che la stringevano, si capiva che ascoltava la musica e che non aveva nessuna intenzione di liberarsi. Serena invece si agitava freneticamente, cercando di non far rumore, per liberarsi al più presto.
Fortunatamente Mic prima di metterla nello sgabuzzino le aveva allentato le corde che stringevano i polsi, per cui, una volta slegate le mani, Serena riuscì a liberarsi e a uscire in fretta e furia dalla casa, vestita sommariamente, senza neanche indossare la biancheria intima, che mise in borsetta.
Era estate e sul bus che la portava verso casa Serena faceva attenzione a non far notare che sotto la maglietta e, soprattutto, sotto la minigonna non portava nulla; così non si accorse di un tipaccio che la fissava e che, arrivati alla sua fermata, scese con lei.
Mentre si avviava verso casa la trappola scattò: un furgone si fermò accanto a lei, aprendo la porta laterale, il tipo che la seguiva arrivò da dietro e la sollevò con facilità, tenendole una mano premuta sulla bocca, la portò dentro il furgone che, chiusa la porta, ripartì tranquillamente. Era stata un’azione perfetta, da gente addestrata, infatti appena dentro il furgone Serena si sentì bendare, mentre una mano le spingeva uno straccio in bocca fermandolo con un giro di nastro da imballaggio, lo stesso che venne usato per stringerle i polsi, le caviglie, le braccia e le cosce.
In un attimo Serena si trovò così completamente prigioniera, legata nel retro di un furgone, in balia di sconosciuti che non parlavano. Cercò di controllare la sua paura, per capire in che direzione si stava muovendo il furgone, ma la cosa non era facile. A un certo punto il furgone fece una brusca frenata e il conducente lanciò un’imprecazione in una lingua straniera, che lei riconobbe essere russo ... forse cominciava a capire come mai una semplice infermiera veniva rapita da quelli che non sembravano dei comuni delinquenti, e la cosa da un lato la tranquillizzava un poco, dall’altro la spaventava ancora di più ....

Che fine farà Serena? Chi l’ha rapita? Lo saprete alla ripresa della serie, dopo le ferie ...

Thursday, August 1st 2013 - 09:45:26 AM
    
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Una storia di: Fulvio & Serenity

SERENA E MIC – IL RAPIMENTO


( continuano le avventure di Serena e Mic – vedi maggio, aprile ... )
La storia tra Serena e Mic andava benissimo, peccato che la madre di lui continuasse ad insistere perché si trovasse una ragazza Russa.
Quel pomeriggio erano nel’alloggio di Mic. Avevano fatto l’amore, poi lui l’aveva legata in modo semplice, ma che a lei piaceva sempre: mani incrociate dietro la schiena, braccia legate poco sotto il seno, le caviglie e le cosce legate.
Stavano parlando quando sentirono il citofono e, sapendo che la madre si sarebbe fermata per poco, Mic portò Serena nello sgabuzzino, senza slegarla. Fece per imbavagliarla ma lei disse
“ non serve, non mi metto mica a parlare “
Ma lui, stringendole la benda sulla bocca, rispose
“ si, ma a me piace sapere che sei legata e imbavagliata “
E dopo un ultimo bacio le chiuse strettamente la bocca.
Serena si mise comoda su di uno sgabello, aspettando che la madre di Mic se ne andasse. La donna però non era sola, si sentì un’altra voce di donna, per cui Serena fece in modo di mettersi in ginocchio per guardare dal buco della serratura che fortunatamente in quella vecchia casa era grande.
Vide che con Mic e la madre c’era una bella ragazza, molto alta, dai lunghi capelli biondi. Parlavano in russo e lei capiva solo alcune parole, ma era chiaro che si trattava di una ragazza che la madre stava proponendo a Mic.
A un certo punto accadde una cosa inaspettata: la ragazza si spogliò completamente, mentre la madre di Mic prendeva un grande borsone, da cui estrasse delle corde con cui legò la ragazza, dimostrando una notevole abilità.
In poco tempo legò la ragazza più o meno come Serena, solo con molte più corde intorno al seno della giovane, che non diceva nulla, e che dopo poco non poteva più parlare perché la madre le aveva riempito la bocca con un grande fazzoletto, legandoci sopra una corda che lo schiacciava in fondo alla bocca della ragazza.
La madre disse in italiano
“ ti piace vero ??? “
In effetti la ragazza era bellissima e ben legata ed anche Serena, pur non avendo particolari tendenze lesbiche, la trovava veramente attraente. La conversazione proseguiva in russo, poi Serena vide con spavento che Mic e la madre si preparavano ad uscire. Vide anche che non slegavano la ragazza, che quindi sarebbe rimasta lì.
Mic però astutamente le bendò gli occhi e le mise le cuffie di un mp3, così Serena sarebbe potuta uscire senza che la ragazza se ne accorgesse. Il problema era che Serena era ben legata ...
Rimaste sole le due donne avevano un atteggiamento ben diverso: la russa era rilassata sul divano, immobile nelle numerose corde che la stringevano, si capiva che ascoltava la musica e che non aveva nessuna intenzione di liberarsi. Serena invece si agitava freneticamente, cercando di non far rumore, per liberarsi al più presto.
Fortunatamente Mic prima di metterla nello sgabuzzino le aveva allentato le corde che stringevano i polsi, per cui, una volta slegate le mani, Serena riuscì a liberarsi e a uscire in fretta e furia dalla casa, vestita sommariamente, senza neanche indossare la biancheria intima, che mise in borsetta.
Era estate e sul bus che la portava verso casa Serena faceva attenzione a non far notare che sotto la maglietta e, soprattutto, sotto la minigonna non portava nulla; così non si accorse di un tipaccio che la fissava e che, arrivati alla sua fermata, scese con lei.
Mentre si avviava verso casa la trappola scattò: un furgone si fermò accanto a lei, aprendo la porta laterale, il tipo che la seguiva arrivò da dietro e la sollevò con facilità, tenendole una mano premuta sulla bocca, la portò dentro il furgone che, chiusa la porta, ripartì tranquillamente. Era stata un’azione perfetta, da gente addestrata, infatti appena dentro il furgone Serena si sentì bendare, mentre una mano le spingeva uno straccio in bocca fermandolo con un giro di nastro da imballaggio, lo stesso che venne usato per stringerle i polsi, le caviglie, le braccia e le cosce.
In un attimo Serena si trovò così completamente prigioniera, legata nel retro di un furgone, in balia di sconosciuti che non parlavano. Cercò di controllare la sua paura, per capire in che direzione si stava muovendo il furgone, ma la cosa non era facile. A un certo punto il furgone fece una brusca frenata e il conducente lanciò un’imprecazione in una lingua straniera, che lei riconobbe essere russo ... forse cominciava a capire come mai una semplice infermiera veniva rapita da quelli che non sembravano dei comuni delinquenti, e la cosa da un lato la tranquillizzava un poco, dall’altro la spaventava ancora di più ....

Che fine farà Serena? Chi l’ha rapita? Lo saprete alla ripresa della serie, dopo le ferie ...

Thursday, August 1st 2013 - 09:45:06 AM
    
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Una storia di: Fulvio

FULVIO E LE DUE AMICHE


Liberamente ispirata alle vere attività bondage del mio omonimo Fulvio e della sua compagna Cri

“ mi chiedo perché con tutto il posto che abbiamo a casa si doveva andare in montagna “
Fulvio pensava questo mentre stavano viaggiando, diretti verso la casetta in montagna di Federica. Lui era chiuso nel retro del SUV, nudo, legato mani e piedi in uno stretto hog-tie, e imbavagliato, mentre la sua ragazza Cristina e la sua migliore amica Federica erano sedute davanti e chiacchieravano allegramente.
Come spesso accadeva nel loro ménage, la sera prima era stata Cristina a ritrovarsi legata e imbavagliata, non appena tornata dal lavoro: lui l’aveva aspettata in garage, prendendola di sorpresa perché lei lo pensava ancora al lavoro. Grazie alla sorpresa era stato facile ammanettarla, poi legarle le mani allo scaffale del garage, infine toglierle l’elegante divisa da hostess, infilandole in bocca le sue stesse mutandine.
Cristina rabbrividiva un poco perché nonostante il caldo esterno il garage era fresco, ma la pelle d’oca che le induriva i capezzoli l’aveva resa ancora più sensibile alle carezze di Fulvio e ne era seguita una serata piacevolissima.
Il sabato mattina Cri si era svegliata per prima, ammanettando Fulvio mentre era ancora addormentato, e quando era arrivata Federica, la sua amica del cuore, avevano deciso di trasferirsi in montagna, per evitare il caldo.
Avevano imbavagliato Fulvio con una ball-gag forata, che aiutava a respirare, poi lo avevano costretto a caricare l’auto, nudo, con le mani ammanettate davanti e i piedi uniti da una catenella. Finito il carico avevano messo anche lui nel grande bagagliaio e dopo averlo incaprettato e coperto con un telo ed erano partiti.
Il viaggio non era lungo e quando sentì che la macchina si fermava Fulvio pensava che fossero arrivati. Invece sentì una voce dire:
“ buongiorno, favorisca patente e libretto “
Si sentì gelare il sangue nelle vene, pensando al rischio che stavano correndo, ma fortunatamente sentì che le due donne, approfittando della loro bellezza, si misero subito a scherzare con gli agenti. Una voce di uomo disse
“ e in quel bagagliaio così pieno cosa c’è ? “
“ le provviste e il mio ragazzo legato e imbavagliato “
Fulvio si sentì gelare, ma sentì il poliziotto dire ridacchiando
“ quel ragazzo non capisce niente, sono le donne che devono essere legate e imbavagliate, o meglio ancora ammanettate “
E sentì un tintinnio metallico, probabilmente l’agente stava mostrando le manette alle due donne. Fortunatamente l’auto ripartì, con le due ragazze che ridevano tra loro, fermandosi quasi subito al loro chalet che distava poche centinaia di metri.
Per evitare ogni rischio, anche se in giro non c’era nessuno, si avvicinarono in retro, per farlo scendere ed entrare subito in casa, dove lo misero sul tappeto, poi scaricarono la macchina.
La casa era tenuta pulita da una signora del posto, per cui le ragazze si erano messe comode, in pantaloncini e maglietta, e sedute in poltrona stavano pensando a cosa far fare al loro schiavetto, quando la porta si aprì ed entrarono dei poliziotti, che sicuramente erano quelli di prima.
“ ferme, mani dietro la schiena “
Disse uno dei due poliziotti. Le ragazze erano sbalordite, e prima che potessero rendersi ben conto di cosa stava succedendo gli uomini avevano ammanettate loro le mani dietro la schiena.
“ ma cosa volete, noi non abbiamo fatto niente “
Provò a dire Cri, ma uno dei due rispose
“ e quell’uomo nudo e ammanettato? E’ evidente che siamo davanti a un rapimento “
“ ma lui è il mio ragazzo ed è d’accordo – rispose – chiedetegli “
“ zitta, cosa dobbiamo fare lo decidiamo noi “
E con una mossa alquanto strana presero due grossi foulard che avevano con loro e imbavagliarono le due ragazze.
Fulvio si agitava freneticamente, cercando di parlare attraverso il bavaglio, ma inutilmente.
Nel mentre i poliziotti, guardandosi intorno, avevano visto la borsa piena di attrezzatura per il bondage e dicendo
“ e vi pare niente questa roba “
Avevano ammanettato le caviglie sottili delle ragazze, che anche loro mugolavano attraverso i foulard. Non contenti, visto che le donne riuscivano comunque a dire qualcosa,
presero del nastro adesivo dalla borsa coprendo loro la bocca con grosse strisce.
Fulvio era allibito, ma ce n’era anche per lui, che venne stretto in un hog-tie che lo rendeva praticamente immobile, ma che gli consentiva di vedere bene la scena: in un’altra situazione vedere Cri e Federica legate e imbavagliate in quel modo lo avrebbe eccitato da morire, ma non quella volta.
“ dovremo perquisire queste due criminali “
Disse uno dei poliziotti, e ridendo insieme all’altro cominciò a frugare le ragazze, che si divincolavano, ma non potevano sottrarsi alle mani degli uomini.
“ mi sa che dobbiamo andare più a fondo – riprese – sai che nei giorni scorsi hanno trovato una terrorista con un coltello nascosto nella vagina ? “
Così dicendo presero a tagliare i vestiti delle due donne, che in poco tempo rimasero nude.
Non contenti dissero
“ meglio non correre rischi di fuga “
E attingendo dal borsone presero lunghe corde con le quali legarono le donne. Sembravano molto esperti, perché dapprima tirarono loro le braccia dietro la schiena, facendo quasi toccare i gomiti tra loro, poi legarono le braccia al corpo e infine le lunghe gambe in più punti. Dopo si sedettero in poltrona a guardare lo spettacolo: due donne belle, alte, abbronzate, erano lì davanti a loro, completamente nude e prigioniere, in quanto non potevano praticamente muoversi né tanto meno parlare. I loro sguardi però non erano spaventati, piuttosto arrabbiati, al punto che uno dei due disse
“ queste non hanno ancora capito la situazione. “
E applicò alle donne delle pinzette per i capezzoli, legate da una catenella che le fecero mugolare di dolore; le costrinse in ginocchio e prese a tirare le catenelle, provocando fitte di dolore al seno della ragazze. L’altro si alzò in piedi e, passato dietro, prese un fascio di cordicelle, realizzando un rudimentale flagellatore, con cui prese a battere i culetti alti e sodi della due ragazze che presto si coprirono di strisce rosse.
Fulvio era disperato, ma non poteva fare nulla, e non sapeva che il peggio doveva ancora venire.
Infatti i poliziotti si posero davanti al viso delle ragazze inginocchiate, abbassandosi i pantaloni, poi, tolto il bavaglio, infilarono loro l’uccello in bocca e le due donne furono costrette a soddisfarli. Fulvio chiuse gli occhi per non vedere, ma un poliziotto gli disse
“ guarda come è brava la tua ragazza, scommetto che quando tu vieni toglie la bocca “
mentre stavolta Cri fu costretta ad ingoiare fino all’ultima goccia di sperma, e a pulire accuratamente l’uccello dell’uomo con la lingua, e lo stesso fece Federica.
Gli uomini sembravano soddisfatti ma con grande stupore Fulvio sentì Cri dire
“ non ci lascerete mica così senza sbatterci un pochino ? “
I poliziotti ridendo dissero
“ tutto quello che desideri bellezza “
E legarono lei e Federica al grande tavolo, con il seno schiacciato sul piano, mentre le gambe toccavano terra, offendo il culo e la vagina gli uomini
“ mi raccomando però – disse Federica – mettete il preservativo e lasciate stare il culo “
“ OK per il preservativo, ma per il culo decidiamo noi “
Rispose uno dei due e, dopo aver imbavagliato di nuovo le ragazze, si misero dietro a loro penetrandole sia in vagina che nel culo e scambiandosi le donne che, da parte loro, sembravano gradire il trattamento.
I poliziotti erano sicuramente drogati, si disse Fulvio, altrimenti non avrebbero fatto una cosa simile e, soprattutto, non avrebbero potuto scopare le due donne così a lungo.
Quando vide che gli uomini si stavano rivestendo, Fulvio prese a mugolare per farsi liberare, ma l’unica cosa che ottenne fu una serie di schiaffi...
Continua, ma come un buon telefilm, solo dopo le ferie ...

Monday, July 29th 2013 - 08:31:45 AM
    
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Una storia di: peru

La supereroina bionda - terza parte


Accovacciata sul pavimento di casa, top bianco aderente e minishorts. Sotto, un paio delle tue preziose mutandine, per adesso integre. In mano le due lunghe matasse di corda che solo qualche ora prima ti hanno umiliata e il rotolo di nastro americano che l'uomo a dieci braccia ha abbandonato per terra insieme a te. Fai scorrere le reliquie tra le dita, alla ricerca di qualche traccia di lui, ma in realtà ricerchi le sensazioni di quei momenti, quando ti legava, quando ti ha lasciata legata, le lunghissime ore in cui non c'è stato verso di slegarti da sola e infine quando ti ha slegata lui (o almeno ha dato il via alla tua liberazione tagliandoti la corda, visto che poi ci hai messo ancora un'ora buona a slegarti davvero).

Immersa in questi pensieri che ancora ti imbarazzano, senti improvviso un rumore in cucina. La sagoma di un uomo sul balcone, sta per entrare. Non ti ha vista, è chiaro. Aspetti che sia dentro, che venga in sala, e in un attimo gli voli addosso. Sei una furia mentre gli scarichi addosso i quindici più quindici metri di corda, ritrovi l'energia che ti è mancata con l'uomo a dieci braccia e scarichi la tua tensione caricando all'inverosimile quella delle corde attorno al malcapitato. È questione di un minuto e l'uomo è completamente immobilizzato, mani dietro la schiena, braccia strette al busto, ginocchia, piedi, e poi i piedi alle braccia, hogtie perfetto e strettissimo. È stordito e spaventato, non ha ancora realizzato cosa gli è successo e quando se ne accorge non si capacita di come sia stato possibile in così poco tempo trovarsi ridotto del tutto all'impotenza.

- Chi cazzo sei? Che cazzo vuoi?
Lo costringi a girarsi sulla schiena e ti metti a cavalcioni su di lui, ansimi per riprendere fiato, hai ancora tutta la carica di prima. Ti guarda terrorizzato e vedi che è un bel ragazzo. Improvvisa ti torna l'eccitazione, lo liberi dall'hogtie ma solo per sederlo sulla sedia girevole, poi gli agganci di nuovo i piedi, sempre legati, alle mani dietro la schiena. Gli abbassi pantaloni e boxer, quel tanto che le corde alle ginocchia consentono, ma è quel che basta. È ancora spaventato, ma mentre ti siedi su di lui e togli la maglietta scoprendoti le tette, inizia a eccitarsi. È la volta dei tuoi shorts e delle mutandine, che finiscono nella sua bocca, che subito dopo avvolgi col nastro. A quel punto lo cavalchi di nuovo, impalandoti su di lui, e lo scopi con violenza, dedicando ogni colpo all'uomo a dieci braccia che non sei riuscita ad avere. Un orgasmo furioso, per te e per lui, che non sa cosa pensare, era entrato in casa per rubare, forse non sapendo di aver sbagliato appartamento, e in un attimo si è ritrovato preda della famosa superoina bionda che gli ha regalato una scopata meravigliosa, al di là delle migliori fantasie che questa femmina accende in tutti i maschi che l'hanno vista.

Esausta, scendi da lui e lo liberi rapidamente.
- Vattene via e non farti più vedere.
O magari sì.

Wednesday, July 24th 2013 - 03:35:13 PM
    
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Una storia di: Fulvio

LA CRISI ECONOMICA


Avevo già lavorato con Roberta una decina di anni fa, in un’altra azienda. Era una piccoletta tutto pepe, ricciolina, con delle belle tette, molto indipendente e anti conformista, che di punto in bianco si era messa con uno, rimanendo incinta e lasciando il lavoro.
Negli anni ci vedevamo ogni tanto, perché gestiva un negozio con il compagno, poi qualche mese fa è venuta a trovarmi nella mia nuova azienda, chiedendomi un lavoro perché si erano lasciati con il compagno. Per combinazione grazie a un pensionamento ho potuto assumerla, ma solo part-time, per cui non è che guadagni molto.
Anni fa le avevo parlato della mia passione per il bondage e lo shibari, proprio perché una tipa sveglia come lei non si sarebbe scandalizzata, ma non aveva voluto farmi da modella.
Invece qualche giorno fa è venuta in ufficio chiedendomi se praticavo ancora lo shibari ed offrendosi come modella, perché ha bisogno di guadagnare.
Naturalmente ho accettato e ieri pomeriggio mi sono presentato a casa sua. Si era messa un paio di leggins neri molto aderenti, una maglietta nera ed aderente, ed un paio di scarpe nere con il tacco: l’ideale per far risaltare le mie corde bianche.
Sono partito dolcemente, perché la prima volta non bisogna esagerare, o si rischia che la modella non posi più. Le ho legato i polsi con una striscia di stoffa, per non lasciare troppi segni, poi ho iniziato con le corde. Le braccia dietro la schiena si avvicinano bene, con un po’ di allenamento penso che arriverò quasi a far toccare i gomiti.
Il seno è sempre bello e mentre lo legavo sentivo un reggiseno abbastanza rigido che lo rendeva ancora più sodo; ho però cercato di non toccarla se non il minimo indispensabile, proprio per non bruciare le tappe.
C’è stato un piccolo problema con i leggins, in quanto il tessuto era molto scivoloso e un tipo di corde non faceva presa. L’ho risolto cambiando le corde e stringendo di più.
Devo dire che, pur avendo passato i quaranta, conserva un fisico molto sportivo, perché poco dopo l’ho prima legata con le mani davanti, seduta sul bordo del letto, poi l’ho rovesciata su di un fianco sul letto, poi ho portato le mani dietro e ho trasformato quella legatura in un discreto hog- tie.
Dimenticavo di dirvi che era bendata e in quel momento imbavagliata con un fazzoletto annodato infilato in bocca.
Sono rimasto un poco a guardarla, ma l’ho slegata abbastanza presto, perché so che l’hog-tie può diventare doloroso.
Dopo un piccolo riposo l’ho bendata ed ho realizzato una karada che è venuta abbastanza bene. Una volta finita le ho tolto la benda, così si è vista allo specchio ed ha apprezzato il mio lavoro: in effetti i rombi bianchi spiccavano molto sui vestiti neri, incorniciando bene le due tettine.
Sono anche riuscito a piazzare un nodo sul clitoride, sia pure attraverso la stoffa, l’ho di nuovo bendata ed ho iniziato ad accarezzarla, dicendole di fermarmi quando voleva.
Ho potuto accarezzarle bene i capelli, il viso, la bocca, scendendo poi sulle spalle e carezzandole le cosce, ma non ha voluto che la toccassi sul seno e tanto meno il clitoride. Sono però sicuro di aver sentito dei sospiri di eccitazione e quindi con calma e pazienza penso che si andrà oltre, anche perché l’esperienza le è piaciuta e i soldi le servono eccome.
Effetti collaterali della crisi economica ...

Wednesday, July 24th 2013 - 09:10:49 AM
    
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Una storia di: Fulvio

LE FANTASTICHE QUA TTRO


Alcune sere dopo Miss Cop era di nuovo andata a trovare le tre signore, che a dispetto della loro età mostravano un vigore sorprendente.
Avevano deciso di fare un po’ di conversazione, ma a modo loro, per cui avevano fatto sedere Miss Cop su di una sedia, ovviamente nuda, poi avevano iniziato a legarla.
Dapprima solo le caviglie alle gambe della sedia, e i polsi allo schienale, poi tra una parola e l’altra Miss Cop si era ritrovata legata da capo a piedi: le gambe erano avvolte da mezza dozzina di corde diverse, la vita e il busto erano legate allo schienale in vari punti, così come le braccia, mentre altre corde coprivano sia il busto che le braccia.
Solo il florido seno di Miss Cop emergeva da quel gomitolo di corde in cui l‘avevano trasformata. Finalmente soddisfatte si misero comode in poltrona e, dopo aver tolto il bavaglio alla loro prigioniera, iniziarono a chiacchierare. Miss Cop disse:
“ voi non siete delle normali signore di mezza età, siete troppo in gamba a dispetto dell’età non più così verde “
“ siete troppo gentile cara, potete dire liberamente che siamo vecchie, lo sappiamo bene “
“ in ogni caso avete ragione, avete mai sentito parlare delle Fantastiche Quattro ? “
“ vorrete dire I Fantastici Quattro “
“ non dite stupidaggini figliola – disse una delle signore – sono capaci tutti a fare i Super eroi quando si hanno certi poteri, io dico le quattro eroine che hanno difeso il nostro paese ai tempi della seconda guerra mondiale e negli anni successivi “
E preso un album di foto ricoperto da una copertina in merletto, le mostrò la prima pagina di un giornale in cui comparivano quattro splendide donne in sella a rombanti motociclette. Indossavano costumi in pelle, molto succinti per l’epoca, ed avevano il viso mascherato.
“ eravate voi ? - chiese stupita Miss Cop – accidenti, eravate bellissime “
“ potete ben dirlo ragazza, eravamo: Bionda, Nera, Rossa e Ricciola, le più belle e forti eroine che gli Stati Uniti potessero sperare “
“ non ho mai visto la quarta, questa afro – americana: è morta? “
“ grazie al cielo no, Blackie vive a Boston con la figlia e le nipotine e sta benissimo “
“ quella ragazza aveva la pelle nera come il carbone e liscia come la seta, era un vero vulcano ... “
“ che tempi – disse una di loro – vi ricordate la notte in cui è finita la guerra? Abbiamo preso Capitan America e lo abbiamo spremuto come un limone, non ne poteva più ... “
“ d’altronde soddisfare quattro scatenate come eravamo noi era un vero lavoro da super –eroi “
E risero tutte di cuore. Miss Cop chiese
“ come mai avete smesso il vostro lavoro? “
“ semplicemente ci siamo rese conto che i tempi stavano cambiando e che noi non eravamo più all’altezza. La tecnologia dei nuovi malvagi era superiore alle nostre forze, per cui abbiamo lasciato il posto a eroi più moderni, dopo l’ultima impresa in cui abbiamo veramente rischiato grosso. “
“ Ci avevano chiamate perché l’uomo a sei braccia stava devastando uno dei primi centri commerciali “
“ vorrete dire l’uomo a dieci braccia “
interruppe Miss Cop
“ no, l’uomo a sei braccia era suo nonno, ma adesso cortesemente non interrompete “
E alzatasi infilò in bocca a Miss Cop lo slip del costume che la ragazza aveva indossato arrivando, bloccandolo con alcuni giri di nastro adesivo
“ i giovani non lasciano mai parlare ... dunque, riprendiamo, siamo arrivate al centro commerciale io e Blackie, e stavamo lottando con l’uomo a sei braccia quando mi sono sentito afferrare da dietro da delle braccia meccaniche. In questo modo Blackie è stata sopraffatta dal suo nemico, mentre io non potevo muovermi. Divincolandomi sono riuscita a vedere che chi mi aveva catturato era Octopus, con un nuovo modernissimo esoscheletro dotato di varie braccia meccaniche: in un attimo mi ha strappato il costume di dosso, infilandomi lo slip in bocca, proprio come ho appena fatto con voi, mi teneva stretta alle mani e alle caviglie, e mi ha avvolta in un rotolo di catene, che mi immobilizzavano completamente.
Con altre braccia aiutava il suo complice, che fece lo stesso trattamento a Blackie, solo che usò prima delle manette, per mani e caviglie, poi una montagna di corde. “
“ quando siamo arrivate noi due la situazione era già compromessa: abbiamo visto le nostre due amiche legate al punto che non potevano quasi respirare, ma il problema è stato che non sapevamo della presenza di Octopus, che ci ha sorprese e in un attimo spogliate e legate, prima di fuggire portandoci tutte e quattro come fossimo state delle bambole “
“ ci hanno portate nel loro covo, dove era pronta per noi una terribile prigione. Avevano preparato una sbarra orizzontale da cui sporgevano quattro perni, a intervalli regolari.
Ci hanno messe in ginocchio, poi ci hanno letteralmente infilate su quei perni, mettendoceli nell’ano e legandoci in modo tale che non potevamo sollevarci. Un'altra sbarra ci passava tra il corpo e i gomiti, mentre le mani erano state ammanettate sul davanti. Le caviglie erano legate a una terza sbarra, mentre un collare ci attaccava ad una quarta. Le quattro sbarre erano murate sui lati, e per liberarci avremmo dovuto rompere la muraglia, una cosa impossibile anche per noi. “
“ il peggio è che, così inginocchiate, la nostra bocca era esattamente al livello del loro sporco uccello, per cui potete immaginare cosa ci hanno costrette a fare “
“ meno male che all’epoca non c’era internet, altrimenti l’immagine di noi quattro prigioniere, incatenate e con un paletto nel culo sarebbe finita su Heroesbook o su qualche altro social network “
“ non mi piace che tu usi la parola culo, ma in effetti è così, ci hanno solo scattato delle foto con la Polaroid, diffondendole tra i criminali. Ne abbiamo trovata una “
Dicendo questo una delle signore si alzò con una vecchia foto sbiadita, mostrandola a Miss Cop: si intravedevano le quattro eroine nude, inginocchiare e legate a queste sbarre. Il loro seno era strizzato, e coperto di pinzette
“ per farci aprire la bocca hanno usato ogni tipo di tortura; ricordo ancora adesso il male che facevano quelle pinze, soprattutto mentre ci frustavano “
“ ma in fondo non erano così terribili “
“ parla per te Guendalina, lo sappiamo bene che sei un po’ masochista “
“ siamo rimaste prigioniere per dieci giorni in cui ci hanno fatto di tutto. Io sono stata la prima: Sei braccia è venuto e mi ha portata con se, in un’altra stanza. Ricordo la mia sensazione di impotenza, mentre lui mi maneggiava come una Barbie. Mi ha attaccata al soffitto per i polsi, poi ha abusato di me in ogni modo. Non so come facesse ad avere l’uccello sempre duro, ma sta di fatto che mi torturava un poco, poi mi inculava, mi torturava, mi scopava ed è andato avanti così per un bel po’. Finalmente per riposarsi mi ha presa e mi ha legata al letto, per violentarmi più comodamente. Avevo corde dappertutto, la bocca così piena che mi faceva male, anche perché una corda spingeva in profondità la stoffa che mi aveva infilato in bocca “
“ non è che per noi le cose andassero meglio: non osavano staccarci dalle sbarre, per cui i criminali che venivano a deriderci si limitavano a frustarci e a farsi succhiare l’uccello, oppure ci torturavano in qualche altro modo. Sei braccia era l’unico che a turno ci liberava, anche per permetterci i bisogni corporali, ma era anche quello che ci torturava di più.”
“ Il peggio è stata la sera in cui è venuto a trovarci Octopus. Ci ha prese tutte e quattro e con la sue braccia meccaniche ci ha tenute appese per i polsi, mentre ci sculacciava violentemente con le altre braccia. Sei braccia stava davanti a noi e ci torturava il seno.
Ci avevano tolto il bavaglio, perché volevano sentirci urlare, ma non abbiamo dato loro questa soddisfazione. Non sapevano più come fare per farci urlare, ci hanno nuovamente messo dei ferri nel culo ed anche nella vagina, mentre Sei braccia ci frustava. E’ stato un incubo, in quel frangente è stata grande Blackie che ha finto un orgasmo, che ci ha fatte scoppiare in una risata di scherno, anche se in realtà soffrivamo moltissimo.
Quei bastardi hanno continuato ad infierire su di noi: ad un certo punto ci hanno ricoperto di nastro da imballaggio, poi grazie alle loro molte braccia lo hanno strappato facendoci rotolare velocemente, con un dolore fortissimo. E vi risparmiamo altri particolari sulle torture che ci hanno inflitto, vi faccio solo vedere questo “
Si avvicinò a Miss Cop, liberandola dal bavaglio e le mostrò un marchio che le era stato impresso a fuoco su di un gluteo.
Miss Cop disse
“ Quello che avete passato è terribile, come avete fatto a salvarvi? “
“ con la più temibile arma che ha una donna: la sua intelligenza. Una sera era di nuovo il mio turno di essere violentata: ho convinto Sei braccia ad ammanettarmi le mani dietro la schiena e a lasciarmi fare ..... dopo due pompini e tre scopate fatte con me di sopra è praticamente svenuto, io sono riuscita a liberarmi le mani e il resto lo potete immaginare “
“ no, non credo che questa figliola possa immaginare quello che abbiamo fatto a quel bastardo prima di consegnarlo all’area 51 di Roswell, dove lo hanno usato come cavia
per esperimenti sui super eroi negativi “
“ diciamo che gli abbiamo reso i quattro paletti che ci aveva messo nel culo “
“ si, ma tutti insieme, vedeste che faccia ha fatto, peccato che non potesse urlare ... “
e scoppiarono a ridere,
“ e Octopus “
chiese Miss Cop?
“ purtroppo per lui un generale dell’esercito era innamorato di me. Ci siamo fatte prestare un obice da 155 e abbiamo attirato Octopus davanti al cannone che ha sparato ad alzo zero.
Vedete quel soprammobile mia cara ? “
disse mostrando un aggeggio metallico di una quarantina di centimetri
“ è il pezzo più grosso che è rimasto di quel criminale, è incredibile la potenza che hanno questi cannoni “
“ ma adesso basta parlare “
In un attimo furono addosso a Miss Cop, imbavagliandola e bendandola, poi con velocità la misero per terra, sul folto tappeto, legando le braccia e gambe spalancate ai piedi dei pesanti divani. Fatto questo presero ad accarezzarla e leccarla con tutta la loro abilità, fino a riportarla in paradiso ...




Thursday, July 18th 2013 - 08:48:28 AM
    
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Una storia di: Fulvio

MISS COP


Jenny era una giovane poliziotta che, con la sua identità segreta di Miss Cop, si stava impegnando molto per diventare una vera eroina, come Wonder Woman, il suo idolo, o Batwoman.
Per farsi spazio in quel mondo affollato di eroi e cattivi non disdegnava nessuna buona azione, come in quel periodo, in cui stava cercando di fare luce su di un misterioso caso di violenze a danno di giovani donne.
Erano stati stupri molto particolari, in quanto le vittime avevano dichiarato di esser state narcotizzate, risvegliandosi nude su un letto, con le mani e le gambe legate spalancate, e un bavaglio in bocca.
Qui erano state tre donne mascherate ad abusare di loro, ma in realtà accarezzandole e leccandole le avevano fatte godere , come avevano ammesso tutte le ragazze,
Indagando, Miss Cop si accorse che le ragazze avevano una cosa in comune: erano tutte frequentatrici della biblioteca della città, per cui si mise a frequentarla anche lei.
Chiaramente non poteva indossare il suo costume, una specie di bikini con stivaletti, ma le minigonne che indossava e i top che faticavano a trattenere il suo seno non la facevano passare inosservata.
Quella biblioteca non sembrava certo un luogo in cui potesse nascondersi uno stupratore: era gestita da un paio di signore di mezza età, con le quali collaborava Tom, un sessantenne che ne dimostrava almeno dieci di più e che non faceva che parlare dei suoi gatti.
Un pomeriggio mentre Miss Cop fingeva di leggere un libro vide Tom uscire di corsa e alla sua domanda le rispose
“ mi hanno telefonato che un mio gatto non riesce a scendere dall’albero e sotto ci sono due feroci cani ... “
L’uomo era veramente spaventato e dato che ogni buona azione era degna per Miss Cop si offrì di accompagnarlo. Arrivati a casa fu facile per lei scacciare i cani, poi arrampicarsi a prendere il gattino impaurito. Appena scesa dall’albero fece per dare il gattino a Tom, ma sentì annebbiarsi la vista e le sue forze venire meno ... prima di perdere i sensi sentì Tom dire
“ sarà meglio portare in casa questa povera ragazza, ha sicuramente avuto un calo di pressione scendendo dall’albero “
Al risveglio si trovò legata a un letto come le altre vittime, nuda, però i legami erano molto stretti, delle robuste corde e non delle cravatte come negli altri casi: i rapitori avevano visto il costume da supereroina che lei indossava sotto i vestiti e si erano premurati di legarla meglio.
Notò che i suoi vestiti e il costume non erano stati buttati a terra, ma piegati ordinatamente su di una vicina sedia Provò a parlare, ma la bocca era stata riempita con qualche stoffa, chiusa da un grosso pezzo di cerotto.
Vicino a lei tre donne erano sedute intorno a un tavolino, indossando costumi di pelle, compresa una maschera che copriva loro la parte superiore del viso. Non erano giovani, in particolare una, e se non fosse stato per l’abbigliamento delle donne e per il fatto che accanto a loro c’era un’eroina nuda, legata e imbavagliata, sarebbe sembrato un tranquillo the tra casalinghe.
“ buon pomeriggio mia cara – disse una delle signore – temevamo che non vi svegliaste più; probabilmente abbiamo messo troppo cloroformio nel pelo del gattino. Gradite una tazza di the? “
Miss Cop annuì, molto stupita dalla situazione. Le donne sollevarono il letto, che si alzava girando una manovella, come quello degli ospedali, così sollevata poterono toglierle il bavaglio e darle da bere.
“ e’ stata una sorpresa vedere che siete una super eroina – disse la più vecchia delle tre – siete stata abile nel travestirvi, ma non abbastanza da sfuggirci. Come sapete la vostra vita non è in pericolo, in compenso il vostro bel corpo sarà oggetto delle nostre attenzioni “
“ dobbiamo però consigliarvi di essere più prudente, se al nostro posto ci fosse stato un vero stupratore sareste nei guai. Gradite una fetta di torta? L’ho fatta con le mie mani ? “
La terza aggiunse
“ diteci qualcosa di voi, dovete essere una nuova eroina, ancora poco conosciuta, ma è bello che i giovani si facciano spazio “
“ Wonder Woman ha la nostra età, è tutta rifatta “
“ e non parliamo di Superwoman. Lei e Superman fanno i furbi solo perché sul pianete Kripton il tempo scorre diversamente, ma sono più vecchi di noi “
Miss Cop era stupefatta: un the delle cinque tra tre signore di una certa età vestite di cuoio e una super eroina nuda e legata, spettegolando non sui vicini di casa, ma sui super eroi era una cosa surreale, ma tutto sommato piacevole.
Finito il the la più anziana disse
“ come avrete capito il buon Tom è un nostro collaboratore, che ci aiuta ad intrappolare le ragazze. Lui poverino non ha più prestanza sessuale ed è allergico al Viagra “
“ ma che allergico e allergico – interruppe un’altra - è talmente avaro che preferisce non comprarlo e limitarsi a guardare “
“ Adesso cara è il vostro turno: torneremo ad imbavagliarvi e vi faremo il nostro trattamento, poi sarete voi a decidere se denunciarci o meno “
Prima che potesse parlare Miss Cop si trovò di nuovo imbavagliata, con la bocca piena di stoffa tenuta ferma da un grosso cerotto, mentre le venivano coperti gli occhi.
Mentre abbassavano il letto iniziò a sentire le mani e le bocche delle tre donne che la toccavano e leccavano per ogni dove, mentre il cigolio della porta di ingresso le fece capire che Tom era arrivato e stava guardando.
Le tre signore erano abilissime, per cui Miss Cop fu travolta da una serie di orgasmi in rapida successione, che la sconvolsero, lasciandola senza forze.
Sentì che il letto veniva di nuovo alzato e le veniva tolta la benda. Le tre donne erano nude, conservando solo la maschera sul viso. Il tempo aveva lasciato i suoi segni, ma si capiva che in gioventù erano state delle belle donne. La più anziana disse:
“ visto che apprezzate la nostra abilità e che il vostro corpo ci piace molto abbiamo una proposta da farvi.... In cambio non ci denuncerete e noi manderemo una bella somma come risarcimento alle ragazze che abbiamo rapito prima di voi “
“ sono loro che dovrebbero pagarci – disse un’altra – hanno goduto tutte come troie “
“ Guendalina, non si usano certe parole “
la riprese la più anziana che concluse
“ allora cara, siamo d’accordo? “
Miss Cop annuì, e le tre signore come ringraziamento le bendarono gli occhi, per regalarle un ultimo orgasmo.
Un paio di sere dopo Miss Cop si presentava in casa di Tom, che la fece entrare e le tolse galantemente l’impermeabile.
“ le signore vi stanno aspettando signorina, e credo che il vostro costume le ecciterà almeno quanto eccita me “
“ siete troppo galante Tom, ho messo il primo super–costume che ho trovato nell’armadio “
Dicendo questo Miss Cop entrò nel salotto, dove le tre signore stavano bevendo del rosolio. Lei indossava una specie di costume intero, che partendo da dietro il collo scendeva a coprirle i seni, lasciando scoperta la parte centrale del petto. Aveva degli alti stivali che arrivavano sopra il ginocchio e una giarrettiera in cui aveva infilato i pugnali che stava imparando ad usare
“ non vi farete del male con quei pugnali ? “
disse una delle donne, mentre le altre due, alzatesi, si erano portate dietro a Miss Cop e le avevano ammanettato i polsi dietro la schiena
“ se voglio fare carriera come super eroina devo imparare a usare molte armi “
mentre parlava le donne le slacciarono il costume dal collo, scoprendo il florido seno e iniziando a leccarla ed accarezzarla, così Miss Cop iniziò a rantolare di piacere.
“ non si riesce mai a fare un po’ di conversazione “
disse seccata la donna che stava parlando e, alzatasi, infilò in bocca a Miss Cop un elaborato bavaglio fatto all’uncinetto, che nonostante l’aspetto buffo era molto efficace.
Un'altra le legò le braccia, mentre la terza le sfilava il costume dalle gambe, accarezzandole dolcemente il clitoride.
In pochi minuti la super eroina era in completo potere delle tre vecchiette, che la usarono per tutta la notte come una bambola, legandola con abilità in varie posizioni, compresa la sedia a dondolo che, come in ogni buona abitazione vecchio stile, troneggiava in un angolo del salotto.
Le tre signore erano abilissime ed avevano un assortimento impressionante di corde, catene, collari e bavagli, con le quali realizzarono sul bel corpo dell’eroina legature di ogni tipo, accompagnate da carezze. Quando a un certo punto Miss Cop tentò di protestare contro un liscio soprammobile che le veniva infilato nell’ano una di loro disse
“ sono stata un’insegnante e ai miei tempi le alunne ribelli come voi venivano punite “
E con un righello prese a colpire il culo pieno e sodo di Miss Cop,
A metà della serata fecero un bingo, con Tom che estraeva i numeri e chi realizzava un terno o una cinquina poteva aggiungere una corda o una catena su Miss Cop, che alle fine era talmente legata che non poteva muovere un muscolo, bendata, imbavagliata così strettamente che quasi non si sentivano i suoi gemiti di piacere. L’eroina pensava
“ speriamo che non si sappia in giro che tre vecchiette dominano così un’eroina ... ma potrei sempre dire che lo faccio come buona azione nei loro confronti “
E si sciolse nell’ennesimo orgasmo ...

Monday, July 15th 2013 - 09:10:58 AM
    
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Una storia di: Fulvio

LA FATA BONDAGINA


Bondagina era una fata. Era bellissima, alta, esile ma prosperosa, con lunghi capelli biondi che spiccavano sul costume azzurro. Tutti le volevano bene, perché grazie alla sua magia elargiva doni e rendeva felici.
Solo gli gnomi non la sopportavano, per loro vedere la gente felice era una tortura, mentre Bondagina viveva per donare felicità.
Un giorno uno dei perfidi gnomi spiando la fata si accorse che i suoi poteri non derivavano solo dal suo magico anello, come pensavano tutti, ma anche dalla voce. Lo riferì al suo Re ed insieme concepirono un audace piano.
Sapevano che nelle notti di luna piena Bondagina faceva il bagno nel lago e si misero in agguato. Erano molto piccoli in rapporto a lei, due di loro messi uno sull’altro raggiungevano a malapena l’altezza della fata, ma erano tanti e contavano sulla sorpresa.
Bondagina arrivò verso mezzanotte, si spogliò ed entrò in acqua. Gli gnomi erano eccitatissimi, vedendo lo splendido corpo della fata, ma riuscirono a trattenersi.
Quando la fata uscì dall’acqua e si sdraiò sul’erba, ad un cenno del Re scattarono e la assalirono. Per prima cosa tre di loro si occuparono di riempirle la bocca con un grosso straccio, mentre una decina di gnomi la tratteneva per braccia e gambe. La fata scalciava, tanto che alcuni gnomi vennero scagliati in acqua, ma ne arrivarono numerosi altri e riuscirono a girarla a pancia in giù.
Alcuni legarono una corda per trattenere lo straccio nella bocca, di modo che non potesse parlare, mentre gli altri riuscirono a legarle le mani e le caviglie. Dopo questo primo sforzo, dato che la fata era ormai immobilizzata, continuarono con più calma legandole con molte corde le braccia e le cosce, prima di voltarla di nuovo sulla schiena.
Poi, con grande precauzione, le tolsero l’anello, gettandolo nell’acqua, perché non potevano distruggerlo, altrimenti il suo potere li avrebbe sterminati. Il Re le si parò davanti e le disse
“ finalmente sei in nostro potere e la smetterai di elargire felicità “
Gli gnomi presero un lungo palo a cui legarono la fata, poi presero il palo in spalla e la condussero nel loro villaggio. Il Re le disse:
“ da domani sarai la nostra serva, di giorno servirai le femmine, di notte saranno i maschi a possederti. Anche se non hai più poteri ti terremo sempre imbavagliata. Ti toglieremo il bavaglio solo per darti da bere e da mangiare, ma in quei momenti sarai ben legata e incatenata. “
Infatti chiamato il fabbro le fece mettere un collare e dei bracciali ai polsi e alle caviglie, saldati senza possibilità di aprirli se non segandoli
“ tanto – disse – sarai nostra prigioniera per sempre e dato che una fata è sempre giovane farai divertire generazioni di gnomi. “
Bondagina venne legata ad un palo, con delle catene che le forzavano le mani dietro il palo ed un’altra catena che le univa i piedi. Era sempre nuda e le femmine vennero ad ammirarla poi, invidiose della sua bellezza, presero a colpirla con delle bacchette, finché il Re non le scacciò perché temeva che le rovinassero il corpo.
Dopo un poco però si accorse che il segno dei colpi spariva dal magico corpo della fata, per cui chiamò le femmine autorizzandole a torturarla un poco.
Le femmine non se lo fecero ripetere, insistendo principalmente sul seno della fata, stretto da corde e colpito da bacchettate. Con delle pause prolungarono per tutta la giornata il tormento della fata, che non poteva neanche lamentarsi perché era ben imbavagliata.
Le diedero da bere con una piccola cannuccia, per non liberarle mai del tutto la bocca, anche se la poveretta non aveva più poteri e doveva sopportare.
Anche i bambini del villaggio vennero a molestarla, la staccarono dal palo, incatenandole non solo mani e gambe, ma avvolgendole il corpo con pesanti catene agganciate al collare ed ai bracciali, poi si divertirono a portarla in giro per il villaggio.
La portarono davanti alla capanna dei capi; ne uscirono le tre mogli del Re, che si sedettero su tre scranni. La fata venne fatta inginocchiare davanti a loro e il Re disse
“ ora ti toglieremo il bavaglio e tu dovrai soddisfare le mie mogli: se sarai brava dopo avrai da mangiare “
Con un certo timore liberò la bocca della fata, che non disse nulla. Dopo aver leccato un po’ di acqua da una ciotola, con molta fatica perché era inginocchiata e coperta di catene, si trascinò vicino a una delle femmine ed iniziò a leccarle la lurida vagina.
Le fate erano famose per questa loro abilità, anche perché il più delle volte facevano sesso solo tra di loro, e in poco tempo la gnoma ebbe un orgasmo come non aveva mai provato.
Con rassegnazione la fata passò alla seconda e poi alla terza, ogni volta procurando loro un incredibile godimento.
Visto questo il Re non riuscì a resistere e, calatosi le brache, infilò il suo smisurato uccello nella bocca della fata, che fece impazzire di piacere anche lui. Soddisfatto ordinò che le venissero date le fragoline selvatiche che sono l’unico cibo delle fate, poi che venisse preparata per la notte.
Calata la notte Bondagina era in una brutta situazione: era nuda, anche se fortunatamente le avevano permesso di lavarsi, perché le fate amano la pulizia; la bocca era riempita da uno straccio molto grosso, sopra il quale erano stati legati altri due stracci che lo tenevano ben schiacciato.
Era sdraiata su di un pesante letto in metallo e le braccia e le gambe erano legate alle testiere, naturalmente molto aperte. Per buona misura il collare che aveva intorno al collo era collegato da una catena ad un palo infisso nel pavimento.
La cosa peggiore è che tutti gli gnomi maschi erano in fila fuori della capanna, aspettando il loro turno per violentarla.
Il primo fu naturalmente il Re, seguito dai suoi consiglieri, poi via via molti altri.
Gli gnomi sono molto dotati, mentre il corpo della fata era esile, così i loro membri la sfondavano oltre ogni dire; in più, data la differenza di statura, mentre la possedevano si aggrappavano ai seni strizzandoli senza pietà.
Gli gnomi sono noti per la loro grande resistenza, per cui al termine della nottata neanche metà del villaggio era riuscito a violentarla, e gli altri mugugnavano: il Re però decise di concedere una pausa alla fata che, durante il giorno, venne costretta a leccare le femmine che si sedevano davanti a lei, inginocchiata, con le braccia, le gambe e la catena del collare incatenate ad un piolo piantato a terra dietro di lei. Avevano fatto una treccia con i suoi lunghi capelli ed anche questa treccia era legata al paletto.
Tornata la sera la fata venne nuovamente legata al letto, ma dato che il Re e i dignitari vollero di nuovo possederla, neanche quella notte fu sufficiente, e molti maschi non erano ancora riusciti ad averla.
Durante il giorno successivo fu la volta delle femmine, poi, al calare delle tenebre, dopo il solito passaggio del Re, i maschi finirono di possederla e scoppiò una grande festa: tutti ballavano ubriachi di sidro, dopo aver rinchiuso la povera fata nuda, legata e imbavagliata, in una gabbia posta nel mezzo del villaggio.
Al mattino il Re si svegliò all’alba, perché aveva la bocca impastata per il troppo bere.
Si recò alla fonte e vide la fata Bondagina, libera dai bracciali, che si lavava cantando.
Il Re chiamò a gran voce e presto tutti il villaggio arrivò alla fonte. Vedendoli la fata sorrise e con gesto della mano materializzò delle liane che legarono mani e piedi a tutto il villaggio, mentre altre liane li imbavagliavano, poi disse:
“ avrei potuto farvi questo in qualsiasi momento, i miei poteri non possono certo essere fermati da un bavaglio. Io però voglio fare felici tutti, anche voi, e in questi giorni in cui ero vostra prigioniera siete stati felici; in più devo confessare che avevo voglia di essere posseduta con forza da dei rudi maschi, le altre fate sono sempre così delicate ... “
Con un gesto li liberò poi disse:
“ Adesso me ne vado , ma voi non togliete la gabbia dalla piazza: se vi comporterete bene sarete premiati “
E sparì dalla loro vista. Gli gnomi capirono la lezione e divennero gentili ed educati con tutti
*******************
Alcuni mesi dopo gli gnomi erano riuniti nella piazza del villaggio, dove c’era sempre la gabbia. Improvvisamente ci fu uno scintillio e, quando cessò, nella gabbia c’era la fata Bondagina, nuda e strettamente legata da corde scintillanti. La fata disse
“ sono contenta, siete diventati buoni ed il premio è arrivato. Ma sbrigatevi, posso solo fermarmi due giorni “
E un magico bavaglio comparve a chiuderle la bocca ....




Wednesday, July 10th 2013 - 08:30:06 AM
    
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Una storia di: Fulvio

IL RITORNO DI KATY E ROY- TERZA PARTE - IL GIORNO DOPO


Mentre Katy gemeva dietro il bavaglio e molti uomini le giravano attorno, si sentì un rumore di vetri infranti e diversi guerrieri ninja vestiti di nero entrarono in sala. Sembrava una scena da film di serie B, ma questi uomini mascherati assalirono i presenti nella sala e tra salti e colpi li ridussero tutti all’impotenza, legandoli mani e piedi con fascette di plastica, resistenti come manette.
Il vice capo della polizia tentò una fuga, ma passò troppo vicino a Katy che, con un calcio reso fortissimo dalle zeppe che indossava, lo stese a terra.
Uno dei ninja, con un fisico ben poco atletico, liberò le mani a Katy, poi si sollevò in parte il cappuccio, era mr. Chen che le disse
“ ho già chiamato il capitano del tuo distretto, ho saputo da Roy che è una persona onesta “
“ Roy ?? “
Interruppe Katy
“ adesso non ho tempo, dobbiamo sparire perché alla polizia non piace chi si fa giustizia da solo. Ricordati che tutto è stato filmato con quelle telecamere laggiù, così anche se è coinvolto un pezzo grosso come questo qui - e diede un calcio al vice capo, che giaceva lì vicino – nessuno potrà dubitare della tua storia. Per il resto vieni domani sera a casa mia e saprai tutto “
Si eclissò con i suoi uomini mentre arrivavano i primi poliziotti, guidati dal capitano di Katy che per prima cosa la invitò a rivestirsi, perché era l’ora che smettesse di mostrare il suo corpo.
Quella seguente fu una giornata infernale, perché la sua eroica azione aveva fatto scoprire un grosso gruppo di poliziotti corrotti, creando un grande scandalo; a tarda sera Katy travestita riuscì finalmente a raggiungere la casa di Chen.
Lui la fece entrare e le disse
“ ti mostrerò una cosa, che penso ti farà piacere, poi sarai tu a decidere se e come ricompensarmi. Ma permettimi di ammanettarti, capirai perché. “
Per lei ormai essere legata era normale, per cui si girò porgendo i polsi, guardando distrattamente le manette: erano quelle di Roy, le riconobbe da una ammaccatura che avevano
“ ma come .. “
Iniziò a parlare, ma Chen le infilò una ball-gag e le disse
“ ogni cosa a suo tempo, adesso seguimi “
La condusse per alcune stanze e lei credeva che le avrebbe mostrato qualche oggetto appartenuto a Roy, invece in un letto c’era Roy che dormiva, malconcio ma vivo.
“ non toccarlo perché ha diverse ustioni, per questo ti ho ammanettata, non volevo che per la gioia tu lo abbracciassi “
In effetti a Katy si riempirono gli occhi di lacrime, guardò Chen che le spiegò
“ Roy ed io collaboravamo; purtroppo è stato tradito dai poliziotti che hai conosciuto anche tu e stava per soccombere in un incendio. Io con i miei uomini sono arrivato in tempo per tirarlo fuori ed ho messo il suo ciondolo sul corpo di un povero senza tetto che quei bastardi avevano ucciso per gioco. Adesso che sono stati arrestati lo farò portare in ospedale e presto sarà come nuovo. Ora lasciamolo riposare, è sotto sedativi, ma presto potrai parlargli “
Tornando di là Chen le tolse la ball gag e le disse
“ allora, come vuoi finire la serata ? “
“ diciamo che mi piacerebbe terminare la mia carriera di slave rimanendo in tuo potere per tutta la notte, mi sembra una giusta ricompensa per quello che hai fatto e devo confessarti che sono diventata un po’ masochista “
E così dopo poco Katy nuda, imbavagliata, legata strettamente, con i seni chiusi alla base da anelli di ferro che li strizzavano come palloncini e i capezzoli pinzati da due morsetti, ebbra di felicità si stava impalando sopra mr. Chen, sbattendosi da sola come una pazza.
L’uomo, imbottito di viagra, dopo un poco la rovesciò sulla schiena e tenendola rudemente per i seni continuò a penetrarla selvaggiamente per diverso tempo, ma quel dolore era gioia per Katy, che pensava che presto sarebbe tornata ad essere una donna fidanzata anzi, una donna sposata con Roy.
Un paio di mesi dopo i due eroici poliziotti si sposavano davanti al sindaco di Santa Monica in persona, con una folla di giornalisti e di televisioni a seguire l’evento.
Chissà cosa avrebbero dato i giornali scandalistici per sapere che sotto il semplice vestito da sposa Katy indossava una stretta karada, mentre un paio di ovetti giapponesi infilati in vagina le facevano presagire le gioie che l’aspettavano ….

Monday, July 8th 2013 - 08:23:38 AM
    
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Una storia di: Fulvio

IL RITORNO DI KATY E ROY- SECONDA PARTE


Nel giro di un paio di giorni Kate iniziò a lavorare nel doppio ruolo di padrona e di schiava, spesso nella stessa seduta. La cosa la eccitava in entrambi i casi, ma soprattutto quando, dopo aver subito sevizie e torture più o meno forti, poteva avere la sua rivincita.
La situazione però le stava sfuggendo di mano, al punto che una volta dovettero intervenire gli inservienti a fermarla, mentre stava per conficcare un grosso ferro nell’ano di un uomo che poco prima l’aveva sodomizzata.
Decise di prendere qualche giorno di riposo dal bordello e per la prima volta dopo tanto tempo di recò in centrale, ben camuffata per non rischiare di essere riconosciuta.
Fecero una riunione a cui partecipò addirittura il vice comandante della polizia di Los Angeles, un tipo sgradevole, con diversi tatuaggi, che non sembrava affatto un poliziotto; anche in quella occasione fu molto sgarbato, ponendo a Katy un sacco di domande intime sulle attività che svolgeva nel bordello.
Quella sera lei decise di tornare al lavoro, e indossato il costume di latex stava frustando un cliente quando ci fu un’irruzione della polizia. Dopo esser stata ammanettata, venne portata via, ma non sul furgone dove c’erano le altre prostitute, bensì su di una macchina separata. Lei pensava che fosse perché sapevano della sua copertura, ma quando vide che invece che verso la centrale si dirigevano verso la periferia disse
“ ragazzi, dove mi state portando? La centrale è dall’altra parte “
“ lo sappiamo benissimo, ma tu in centrale non ci andrai più “
In un lampo Katy realizzò che uno dei tatuaggi del vice capo della polizia era identico a quello di un cliente mascherato che alcune sere prima l’aveva trattata molto male, frustandola a lungo e capì che la banda di rapitori aveva potuto operare indisturbata perché godeva della copertura della polizia. Si spiegò anche come mai Roy era stato ucciso: lui era troppo abile e solo dei traditori avevano potuto sorprenderlo.
Al primo semaforo fece per buttarsi giù dall’auto, ma i poliziotti la afferrarono, tappandole la bocca con del nastro adesivo, e mettendole delle manette anche alle caviglie.
L’auto continuò la corsa, entrando dopo pochi minuti nella vecchia prigione abbandonata, che era un luogo ideale per tenere delle prigioniere e poi ucciderle, e di cui il vice capo della polizia aveva sicuramente le chiavi ..
Con amarezza constatò che aveva fiutato la pista giusta, ma che lo avrebbe pagato con la vita senza essere sicura che il suo capitano sarebbe poi riuscito a vendicare lei e Roy.

NOTA DEL’AUTORE: per realismo il seguito è piuttosto violento; se la cosa vi disturba smettete ora di leggere e aspettate la conclusione della storia, che si intitolerà IL GIORNO DOPO

Katy venne condotta in una stanza, dove i poliziotti corrotti la spogliarono, tagliandole i vestiti di dosso: con grande dispiacere vide che tra di loro c’erano anche due agenti del suo distretto, più che mai attenti a guardarla mentre era nuda.
Minacciandola con una pistola la costrinsero a lasciarsi mettere una strana armatura in metallo: un collare rigido le serrava il collo; da questo collare scendeva una striscia piatta in metallo a cui erano agganciate due semi - coppe in metallo che le furono messe sopra il seno, unite da una catenella dietro la schiena.
La striscia continuava fino a una vera e propria cintura di castità, che le passava intorno alla vita, con una parte mobile che passando in mezzo alle gambe si ricongiungeva alla cintura dietro, chiudendo completamente ano e vagina.
Le braccia le vennero ammanettate dietro la schiena e le manette attaccate a una catena che verso il basso le collegava alla cintura di castità, attaccandosi in alto al collare.
“ perché l’avete chiusa? – disse uno dei poliziotti – avevo voglia di scoparla “
“ sai che il capo non vuole che si tocchi la merce. Di sgualdrine come questa ne paghi quante ne vuoi, ma i nostri clienti offriranno soldoni per torturare ed uccidere una poliziotta così bella “
“ capo o non capo almeno in bocca glielo metto “
disse uno dei poliziotti del suo distretto, che la costrinse in ginocchio e si abbassò i pantaloni. Katy girò la testa dicendo
“ picchiami se vuoi, così il tuo capo vedrà i segni .. “
“ chissenefrega del capo “
disse l’uomo, dando un violento manrovescio a Katy
“ cazzo fai, bastardo ? “
Disse una voce che Katy riconobbe come quella del vice capo della polizia, anche se portava una maschera
Il poliziotto si ritrasse e il capo disse
“ sbrigatevi a finire di prepararla, gli ospiti sono già di là che l’aspettano
Gli altri rialzarono Katy, le fecero indossare un paio di scarpe con la zeppa altissima, le chiusero la bocca con una mascherina in cuoio che al suo interno aveva attaccata una pallina che le infilarono in bocca, poi la portarono in una grande stanza accanto.
Questa stanza sembrava un girone infernale: due ragazze nude erano appese per i polsi, mentre un uomo le stava frustando a sangue ed altri assistevano allo spettacolo.
Altre due erano state legate in ginocchio e si vedeva che erano state picchiate: una di loro stava facendo un pompino ad un uomo che aveva ancora in mano la paletta con cui l’aveva sculacciata fino a farla sanguinare.
Tre donne erano legate su di un grande tavolo, in una classica posizione a 90 gradi e degli uomini le stavano penetrando.
All’ingresso di Katy, portata al guinzaglio come una belva, tutti si fecero intorno per guardarla: lei era alta, ma con le zeppe diventava altissima e quella specie di armatura che la teneva prigioniera la rendeva quanto mai attraente
“ calma signori – disse il capo - questo è il pezzo forte della serata, ma abbiamo ancora altro da offrirvi “
Il guinzaglio di Katy venne attaccato ad uno scaffale, mentre tutti tornarono a guardare il centro della sala. Infatti una bella ragazza orientale, molto giovane, nuda, con le mani legate dietro la schiena, venne buttata in mezzo.
Era imbavagliata, ma l’uomo che la accompagnava, le strappò lo scotch che le tappava la bocca ed iniziò a percuoterla. Katy dovette girare la testa, perché era terribile vedere come veniva picchiata quella poveretta, anche se non poteva evitare di sentire le sue grida strazianti.
Uno dei poliziotti del suo distretto la costrinse a guardare dicendo:
“ a te toccherà di peggio, preparati “
La povera ragazza era ormai una maschera di sangue e presto venne presa e portata via, come un pezzo di carne da macello.
Entrò una seconda ragazza, anche lei nuda e con le mani legate; un paio di poliziotti presero ad avvolgerla in quello che sembrava del filo spinato, ed in effetti dopo poco la donna iniziò a sanguinare un po’ dappertutto. Non poteva urlare, perché era imbavagliata, ma i suoi gemiti di dolore facevano capire quanto soffriva ….
Katy aveva voglia di vomitare, ma doveva fare attenzione, perché imbavagliata come era sarebbe soffocata, anche se forse sarebbe stato meglio morire così che soffrire chissà quali torture.
Una terza donna, una splendida afro –americana venne legata su di un tavolo, a braccia e gambe larghe, per quella che venne definita una dimostrazione sulle torture più usate dalle polizie segrete nel mondo.
Venne imbavagliata con molta cura, riempiendole bene la bocca e legandoci sopra molto strettamente due foulard,.
Le furono inferte diverse torture molto dolorose, specialmente quando le venne infilato nella vagina un trapano con una specie di punta morbida, ma non troppo, e venne azionato..
La donna non riusciva quasi neanche a gemere, talmente era stretto il bavaglio, ma le lacrime nei suoi occhi mostravano la sua sofferenza, tanto che svenne e fu portata via a braccia, come un cadavere.
Dopo venne il turno di Katy, che fu spinta in mezzo alla sala. Il vice capo della polizia disse
“ adesso avrete modo di vedere da vicino la più bella poliziotta di tutta la California, poi il miglior offerente avrà modo di prenderla e vedere il più bel cadavere di tutta la polizia “
E ridendo iniziò a frustare Katy, che si spostava per evitare le frustate, ma solo per finire sotto il tiro di un’altra frusta e così via, di modo che non c’era modo per lei di evitare di ricevere dei colpi.
Dopo diversi minuti di quella tortura il vice capo fece cenno di smettere, si avvicinò alla donna e disse
“la base d’asta è di 250.000 dollari, i rilanci di 5.000. Segnerò ogni offerta in questo modo“
e diede un pugno in pancia a Katy, che si piegò in due per il dolore, mentre tutti ridevano.
Purtroppo per la donna le offerte fioccavano, e ad ogni offerta corrispondeva in colpo che le veniva inferto, a volte leggero, o sulle natiche, ma spesso violento, in pancia, sui reni o sul viso.
Si erano ormai superati i 500.000 dollari, il che vuol dire che Katy aveva subito più di 50 colpi. Restavano in gara solo due uomini che chiesero un attimo di pausa, per non far rovinare troppo la loro preda.
Gli altri spettatori facevano a gara nel suggerire ai due compratori il metodo migliore per uccidere la poliziotta, ovviamente dopo averla scopata e sodomizzata.
Lei da parte sua, dolorante e mezza intontita, pensava che presto avrebbe raggiunto il suo Roy.
Continua

Thursday, July 4th 2013 - 08:23:47 AM
    
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Una storia di: Narratore

Libreria


Mia sorella di nome Paola, ha realizzato il suo sogno, gestisce una libreria nel comune dove risiediamo. Riesce bene anche perché con un po’ di pubblicità è riuscita ad avere una clientela che arriva anche dai comuni vicini. Io , invece, ho qualche problema economico, avendo accumulato qualche piccolo debito e non avendo un lavoro stabile. Chiedere soldi a mia sorella non è possibile perché dovrei spiegarle il tutto, così devo farmi venire qualche idea.
Avendo un ottimo rapporto con lei mi trovo spesso a bazzicare il suo negozio e ho notato un certo movimento di contanti. Il passo è breve, li prenderò da qui! Certo non potrò far sparire denaro dalla cassa improvvisamente. Devo quindi studiare il modo. Inizio ad osservare un po’ l’andamento delle cose, e dopo qualche giorno mi appare evidente che l’unica strada è una rapina!
Non è una cosa semplice per due motivi: il primo è che potrebbe facilmente riconoscermi, il secondo è che conoscendo mia sorella non starebbe buona e ci sarebbero rischi. Dovrò quindi renderla inoffensiva. Decido allora di utilizzare del cloroformio.
Mi procuro il materiale necessario, una boccetta di cloroformio, alcune matassine di corda e un rotolo di cerotto bianco. Agirò il prossimo giovedì perché nel pomeriggio ci sarà una vendita promozionale di alcuni saggi e di conseguenza ci sarà un bel gruzzoletto. Il giorno stabilito nello zaino infilo anche una tuta e un passamontagna.
Verso le cinque e mezza mi presento al negozio, e data la confusione mia sorella non si accorge che mi dirigo nel retro. Nascondo lo zaino in un armadio e soprattutto apro la porta posteriore che di solito lei tiene chiusa a chiave. Rimango lì per oltre un’oretta dando anche una mano e verifico che la vendita è un successo. Quando manca poco alle sette e la vendita è ormai al termine, dico a mia sorella :” ascolta, io vado via che ho un impegno, hai bisogno di me?”, “Ok, non ti preoccupare, io tra mezz’ora chiudo , e rimarrò un paio di ore qui, grazie mille per l’aiuto!”, “Figurati, è stato un piacere “, la mia risposta.
Una volta uscito prendo l’auto e mi dirigo un paio di isolati più in là. Parcheggio e torno indietro a piedi passando dall’edificio posteriore. Arriva sul retro del negozio e apro la porta. La richiudo a chiave. Il retro è abbastanza vasto, prendo dall’armadio lo zaino e mi cambio velocemente. Mi nascondo nell’armadio. Guardo l’orologio, ormai sono quasi le otte e infatti mia sorella ha chiuso la libreria, la sento che parla al telefono con un’amica, dicendole che ha incassato oltre 1000€. A breve entrerò in azione e inizio a sentire un po’ di eccitazione.
Una breve descrizione della vittima : alta sul metro e sessanta, magra, non molto formosa, ma delle gambe abbastanza sode, sicuramente il suo punto migliore. Indossa un cardigan verde e una gonna altezza ginocchio con calze chiare.
Decido di entrare in azione, indosso il passamontagna, su un fazzoletto metto un po’ di cloroformio, esco dall’armadio e mi apposto dietro uno scaffale, volutamente faccio cadere qualcosa dall’altro lato per attirarla, e infatti sentendo il rumore viene a vedere, rapidamente le vado alla spalle, le metto un braccio attorno al busto e il fazzoletto tra naso e bocca, esercitando una pressione molto forte. Sorpresa dall’aggressione prova istintivamente a divincolarsi ma la mia presa è forte e in pochi secondi sviene.
Non ho tantissimo tempo, quindi , mi dedico a lei, la porto tra gli scaffali , la metto pancia a terra e prendo una matassina di corda, le porto le braccia dietro la schiena e inizio a legarle i polsi, facendo dei nodi piuttosto stretti, con un’altra matassina lego le caviglie incrociate e infine unisco polsi e caviglie con una corda più lunga, senza stringere molto. Completo l’opera con un bel cerotto sulla bocca.
Mi fermo ad osservarla, e devo dire che la mia sorellina impacchettata è proprio carina, credo che una volta sveglia impiegherà un po’ a liberarsi, e questo mi darà la possibilità di allontanarmi con calma.
Prendo infatti i soldi dalla cassa, sono circa 1600 euro. Proprio un ottimo colpo, facile, sicuro e soprattutto molto eccitante perché devo ammetterlo mentre legavo mia sorella ero alquanto eccitato.

Monday, July 1st 2013 - 11:08:15 PM
    
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Una storia di: Fulvio

IL RITORNO DI KATY E ROY


Non so se ricordate, ma un annetto fa Katy e Roy, due poliziotti di Santa Monica, in California, avevano sgominato una banda di rapitori di donne, infiltrandosi in un club specializzato in bondage e spettacoli simili. Avevano anche scoperto che ad entrambi piaceva molto il bondage e si erano fidanzati.
Dopo un certo periodo erano stati promossi nella squadra speciale e si stavano occupando di un traffico di donne che venivano rapite per essere torturate ed uccise da sadici clienti. Era una missione molto pericolosa, tanto che Roy era stato ucciso e Katy aveva dovuto identificare il suo corpo carbonizzato, riconoscendolo solo grazie ad un ciondolo che lei gli aveva regalato.
Questa drammatica esperienza l’aveva resa determinata ad andare a fondo della vicenda, anche a costo di rischiare la vita. Si era così infiltrata in quello che pensava essere il covo dei trafficanti di donne, un club clandestino dove si praticava un sado-maso molto pesante.
Lei interpretava il ruolo della mistress, ma sapeva che le sarebbero potuto capitare di fare la slave,ormai però non le importava più nulla, se non vendicare Roy.
Katy era molto bella e vederla nel suo costume di latex, che lasciava scoperti i glutei e i seni era quanto mai eccitante, infatti i clienti facevano la fila per farsi dominare da lei.
In particolare mr. Chen, un ricco importatore di prodotti dalla Cina, veniva spessissimo; un giorno il capo del bordello la chiamò e le annunciò che quella sera mr. Chen la voleva come schiava. Katy non poteva rifiutare, perché questo le avrebbe fruttato una tale somma che una vera prostituta avrebbe accettato.
Quando arrivò Chen lei fece per legarlo, come le altre volte, ma lui le strappò il frustino di mano, la fece girare su se stessa prendendola per un polso, ammanettandole le mani dietro la schiena; naturalmente era lei che lo lasciava fare, facendo solo finta di ribellarsi.
Chen le mise una grossa ball-gag, poi prese a tagliare il costume in latex, liberando completamente il corpo della donna. Le legò le braccia, cercando di far toccare i gomiti tra loro. Katy non era snodata fino a questo punto, ma lui con pazienza e con legature successive, sempre più strette, riuscì quasi a farcela. Soddisfatto prese a legare alla base i seni della donna, che erano abbastanza grandi, strizzandoli parecchio, poi fece dei piccoli cappi che usò per strizzare anche i capezzoli.
Si sedette, fece inginocchiare Katy davanti a lui ed infilò il suo cazzo tra i seni, usandoli per masturbarsi; la donna gemeva per il dolore, ma questa era musica per le orecchie del’uomo.
Dopo essere venuto Chen liberò Katy e, dato che era un uomo fondamentalmente gentile, le diede un’ulteriore grossa somma, per farsi perdonare del male che le aveva fatto.
Katy si sentiva frustrata, la sua indagine non progrediva e quella vita degradata cominciava a piacerle un po’troppo, specialmente quando era lei a dominare gli uomini.
Una sera Chen la invitò a casa sua, promettendole una somma favolosa; lei era titubante, ma dopo aver avvisato il capo del bordello decise di accettare, perché cominciava a pensare che quell’uomo così gentile potesse in realtà essere il capo dei rapitori, dato che nel bordello non frequentava solo lei, ma anche altre ragazze.
Si presentò puntualissima nel luogo che le era stato indicato, nascondendo sotto uno spolverino un costume di pelle nera più sexy che mai, con borchie e catenelle, incluse due pinzette attaccate ai capezzoli che sporgevano dal costume.
Venne fatta entrare e un attimo dopo si sentì assalire da diversi uomini, che la imbavagliarono riempiendole la bocca e chiudendola con stretti giri di nastro adesivo, poi, tolto lo spolverino, la portarono in quella che sembrava una vera e propria stanza delle torture, legandola ad una croce di Sant’Andrea.
Apparve mr. Chen che le disse
“ finalmente sei in mio potere, sono sicuro che tu sai che fine ha fatto la mia adorata Valerie e con le buone o con le cattive te lo farò confessare “
Katy era stupefatta, Valerie era il nome di una ragazza del club scomparsa qualche tempo prima, ma, mentre pensava questo, una frustata sul seno la fece tornare dolorosamente alla realtà.
Katy avrebbe voluto urlare, ma il bavaglio era molto stretto per cui la prima frustata, e quelle che seguirono, riuscirono solo a strapparle dei forti mugolii di dolore.
Chen era seduto in poltrona e si godeva lo spettacolo di uno dei suoi uomini che colpiva quella bella donna, legata strettamente, che non poteva ribellarsi.
Ad un suo cenno i colpi cessarono, si avvicinò a Katy e le strappò il bavaglio dicendole
“come vedi sei in mio potere e non mi farò scrupoli a torturarti, dimmi cosa sai di Valerie“
“ non so niente, la conoscevo appena “
“ tu menti – disse Chen schiaffeggiandola – tu fai sempre troppe domande nel bordello, devi essere quella che dà informazioni ai rapitori “
Katy non sapeva cosa rispondere, perché non voleva rivelare di essere una poliziotta, per cui tacque e così Chen disse
“ vedo che la lezione non ti è bastata “
I suoi uomini slegarono Katy, le strapparono di dosso i brandelli rimasti del vestito, per legarla su di un tavolo con le braccia e le gambe spalancate. Le riempirono nuovamente la bocca poi si allontanarono, lasciandola sola con Chen.
L’uomo prese una candela, l’accese, ed iniziò a far gocciolare la cera su tutto il corpo della donna, che fortunatamente lo aveva già fatto per gioco e non soffriva molto. Prese della schiuma da barba divertendosi a depilarle il pube, poi per la prima volta da quando la frequentava la scopò. Si capiva però che non era tipo da torturare una donna, ed infatti dopo essere venuto le disse
“ io stavo aiutando Valerie a uscire dal giro, era una brava ragazza che mi piaceva molto e ti costringerò ad aiutarmi “
Le liberò la bocca e Katy disse
“ io sto cercando mia sorella, che è scomparsa da quel bordello un paio di mesi fa, poi mio fratello che la cercava è stato ucciso … ecco perché faccio tante domande “
Chen sentendo parlare di un fratello ucciso trasalì vistosamente e, cambiando espressione, disse:
“anche tu mi sembri una brava ragazza, ti lascerò tornare al locale e durante i nostri incontri mi dirai se hai raccolto delle informazioni. Ora, anche se siamo diventati amici, permettimi di divertirmi un poco “
Detto questo chiamò i suoi uomini che, dopo averla bendata e imbavagliata, legarono la donna in posizione raccolta, attaccando i polpacci alle cosce, poi le gambe così legate al busto, infine allacciando il tutto alle braccia, che erano già state legate dietro la schiena.
La donna era quasi del tutto coperta da corde, ma essendo coricata su di un fianco la sua vagina era facilmente accessibile e Chen si sfogò un paio di volte in lei.
Katy era preda di strani sentimenti, da un lato si sentiva una prostituta, dall’altro pensava che lo stava facendo per vendicare Roy e questo la aiutava a sopportare il tutto.
Quello che però la colpiva di più era il fatto che, in definitiva, questa sua umiliazione le piaceva: non si trattava del romantico bondage che faceva con Roy, ma di SM abbastanza spinto che ogni giorno l’attirava di più, non solo quando era in posizione dominante, ma anche adesso, che era ridotta a un giocattolo di Chen.
Dopo una lunga notte il giorno dopo si presentò al bordello, dove il capo le chiese se stava bene, dati i numerosi segni che aveva sulla pelle. Lei come parlando del più e del meno gli disse che Chen stava cercando una ragazza scomparsa, ma lui sembrò non darle peso.
Disse anche che, per una somma molto alta, era pronta a fare la slave, e questo gli interessò molto di più, perché una schiava così bella poteva fruttare molti soldi.
Continua

Monday, July 1st 2013 - 08:29:42 AM
    
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Una storia di: peru

La festa bondage


Alla festa bondage, una delle attrazioni principali erano le passerine, o passerottine. Il nome era una doppia figura retorica. Una metonimia, con la quale si usa una parte - la passerina, in questo caso - per indicare il tutto - la ragazza. E la parte, come sappiamo, a sua volta è una metafora. Ma le passerine, o passerottine, erano chiamate così anche perché, legate con le mani dietro la schiena e i piedi uniti, erano costrette a muoversi saltellando, col busto chinato in avanti, come passerottine, appunto. Qualcuno aveva avuto l'idea geniale di agganciare al classico bavaglio a pallina una protesi a forma di becco, rendendo la passeritudine ancora più evidente. Di lì a rovesciare loro addosso un secchio di sciroppo e poi coprirle di piume il passo era stato breve.
Le passerine saltellavano per la stanza tutta la sera, faticando non poco, ma cercando di apparire naturali, perché presto era nato il premio Miss passerina per la ragazza che più si immedesimava nella parte, con mossette adeguate e occhioni indifesi.

Nel reparto femmine i maschi prigionieri non se la passavano meglio. O forse sì, dipende dai punti di vista. Inesorabilmente nudi, erano legati nei modi più disparati e fatti eccitare in tutti i modi, senza però che potessero sfogarsi in un orgasmo. Alcuni erano fatti sdraiare con la schiena su tavolini bassi e legati mani e piedi sotto il ripiano, in modo da esporre i genitali alle ragazze che si divertivano a masturbarli fino al limite dell'orgasmo, per poi schiaffeggiare loro il pisello tra le risate generali. Se qualcuno per sbaglio veniva, al primo schizzo le ragazze smettevano immediatamente di toccarlo, rovinandogli l'orgasmo. Il malcapitato era poi costretto a ingoiare il proprio sperma fino all'ultima goccia, leccando pavimento, pareti e se era fortunato la mano di una carnefice. Dopodiché veniva degradato a "tappetino": sempre nudo, sempre legato mani e piedi, veniva fatto sdraiare a pancia in giù, faccia sul pavimento, ai piedi di sedie e divani su cui sedevano le ragazze. Come è facile immaginare, a fine serata la casa si riempiva di tappetini.

Saturday, June 29th 2013 - 05:16:35 PM
    
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Una storia di: Fulvio

SABATO MATTINA IN UFFICIO


E’ sabato, in tutto l’ufficio ci sono solo io. Purtroppo c’è il bilancio da finire e anche se le mie collaboratrici sarebbero venute volentieri ad aiutarmi non ci sono soldi per pagare loro gli straordinari
Mentre sto rimuginando su questo fatto mi pare di sentire un rumore alle mie spalle, ma non ci faccio caso e mi concentro sui numeri.
Errore fatale: un attimo dopo sento una corda che mi stringe le braccia allo schienale della sedia, mentre una mano rapida mi avvolge dello scotch da pacchi intorno alla bocca.
Tento di voltarmi ma mi viene infilato un cappuccio in testa e non posso vedere niente.
Tento di divincolarmi, ma quattro mani piccole ma forti, probabilmente mani di donne, mi afferrano i polsi, me li tirano dietro la schiena e mi mettono un paio di manette.
Sento che sciolgono la corda che mi tratteneva allo schienale, mi tirano in piedi, poi mi calano pantaloni e mutande. Provo a divincolarmi, ma mi arrivano un paio di colpi sul sedere, probabilmente dati con un righello, mentre una voce femminile contraffatta mi dice:
“ stai buono e non te ne pentirai “
So che è una voce che conosco e anche se non riesco ad identificarla questo basta a tranquillizzarmi. Mi fanno sedere, legandomi accuratamente le caviglie alla sedia, mi tolgono le manette per sfilarmi la maglia e la camicia, poi mi legano le mani dietro e tutto il busto allo schienale della sedia con molte corde.
Sapendo che sono nelle mani di un paio di donne inizio inevitabilmente ad eccitarmi, e la mia erezione fa scoppiare una risata soffocata, che mi pare di riconoscere.
Improvvisamente mi sfilano il cappuccio, ma prima che me ne renda conto lo hanno già sostituito con una benda spessa, che mi lascia cieco come prima.
Sento dei fruscii di abbigliamento, poi delle mani iniziano a sfiorarmi, e dopo un poco, con mio grande piacere sento quattro seni che mi vengono strofinati sul corpo.
Mi viene da mugolare, ma uno schiaffone seguito da un
“ sta buono “
mi convince a stare in silenzio e lasciar fare alle mie assalitrici.
Non so per quanto tempo mi tengono così, poi mi tolgono lo scotch e prima che io possa parlare mi girano la testa e mi infilano un seno in bocca, mentre la solita voce dice
“ approfittane e lecca “
Non me lo faccio ripetere, leccando quel seno non grande, ma sodo, sostituito presto dal suo gemello.
Sono eccitatissimo e dopo poco sento un paio di labbra che afferrano il mio rigidissimo pene, iniziando a leccarlo e succhiarlo.
Purtroppo sono così agitato che non riesco a resistere molto, ma anche se dura poco è sicuramente uno dei pompini più belli della mia vita …
Mi asciugano accuratamente con un rotolo di carta, che capisco essere quello dei nostri bagni. Sento altri rumori che indicano che le donne si stanno rivestendo, poi mi sento liberare le mani mentre la voce dice
“ prima che tu riesca a liberarti del tutto noi saremo lontane, per cui non stare a cercarci “
Ed in effetti quando mi tolgo la benda non vedo più nessuno, tranne un biglietto sulla mia scrivania
“un giorno hai dimenticato la tua chiavetta UBS aperta ed abbiamo visto un mucchio di foto di bondage; allora, dato che sei un buon capo, abbiamo pensato di farti questo regalo“

Spero che le due collaboratrici che mi hanno ispirato questa fantasia leggano il sito di Miles e la mettano in atto …

Thursday, June 27th 2013 - 11:27:35 AM
    
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Una storia di: Fulvio

QUARANT’ANNI E NON SENTIRLI


Pensando a episodi di vita vissuta che possano essere interessanti per chi frequenta il sito,
mi è venuto in mente il mio quarantesimo compleanno: io compio gli anni a fine agosto, ed ero in ferie al mare in Liguria.
Purtroppo il giorno prima del compleanno ero dovuto andare a Torino per una grossa grana con un cliente che non pagava, ed avevo trascorso una giornata piena di stress e tensione.
Verso le 19 avevamo finalmente finito, ma prima di tornare al mare volevo calmarmi, o il giorno dopo sarei stato intrattabile.
I negozi stavano quasi per chiudere, per cui avevo solo avuto il tempo di comprare una lunga corda per stendere la biancheria in un piccolo negozio poco fornito.
Dopo aver cenato velocemente mi ero messo a camminare nelle strade intorno alla stazione di Porta Nuova, che all’epoca, prima delle Olimpiadi, erano mal frequentate.
Giravo con il mio sacchettino di nylon con dentro la corda fermandomi a parlare con le prostitute, e penso che la gente mi prendesse per uno dei tanti tipi strani che frequentavano la zona.
Finalmente, proprio di fianco alla stazione, ne ho trovata una che aveva una sua stanza e che era disposta a lasciarsi legare;: era una bionda abbastanza alta e con un bel seno, anche se il viso era sciupato..
La stanza era nell’ammezzato, per chi conosce il centro di Torino sono le finestre che si vedono sotto i portici, sopra i negozi. Lo stabile non era stato riverniciato almeno da 50 anni, ma la stanza della ragazza era pulita.
Si è tolta maglietta e reggiseno, tenendo le scarpe col tacco e la minigonna. Con l’unica corda, troppo resistente per poterla tagliare, le ho legato le mani, poi le braccia intorno al corpo, insistendo intorno al seno nudo, come piace a me.
Mi sono seduto sul letto, indossato il preservativo, e lei ha iniziato a succhiarmelo. Invece di mettersi in ginocchio rimaneva abbassata sui tacchi, in una posizione secondo me molto più scomoda, ma contenta lei … .
Faceva molto caldo, lei si è rialzata e mi ha detto
“ apriamo una finestra “
prima che capissi cosa voleva fare si è diretta verso la finestra che dava sulla via laterale e l’ha aperta spingendo con il viso, dato che le mani erano legate dietro la schiena.
Io le stavo andando dietro per aiutarla, ma non sono arrivato in tempo se non per vedere che proprio sotto la finestra c’era una pantera della Polizia, e mi è quasi venuto un colpo: pensa se avessero alzato la testa ed avessero visto una ragazza seminuda legata con dietro un uomo nudo che la inseguiva: sarebbe sembrata una scena di violenza e avrei avuto dei guai.
Fortunatamente nessuno ci ha visto, per cui siamo tornati sul letto e lei mi ha succhiato per bene…
Allo scoccare della mezzanotte avevo appena preso una coca cola dal distributore automatico di una stazione di servizio dell’autostrada Torino – Savona, chiusa e deserta come tutta quella sfigatissima autostrada, e in perfetta solitudine iniziavo i miei secondi quarant’anni …

Monday, June 24th 2013 - 08:36:58 AM
    
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Una storia di: Fulvio

ANNA DI CARCASSONNE - TERZA PARTE


Il barone mostrò agli altri uomini una piccola croce, che normalmente era appesa ad una catenina e disse
“ La contessa ha riconosciuto questa croce, che è quella che porta sempre sua figlia. Come potete ben immaginare a questo punto mi è bastato dirle che la persona che l’ha rubata potrebbe facilmente avvicinarsi alla ragazza e ucciderla o rapirla e portarcela per il nostro sollazzo, dato che mi dicono che sia una figliola molto graziosa ”
Gli altri uomini scoppiarono a ridere e complimentandosi con il barone per la sua astuzia
come ultimo spregio slegarono quasi del tutto la contessa per urinarle addosso prima che alcune serve la portassero via.
La donna, dolorante ed umiliata camminava passiva, ma una delle serve che la conducevano le disse sottovoce in lingua d’Oc
“ mi spiace non avervi potuta avvisare prima, ma vostra figlia è salva in un convento. La traditrice che le ha preso la croce è stata scoperta ed uccisa “
La contessa, imbavagliata, non poteva rispondere, ma il suo sguardo pieno di gratitudine parlava per lei.
Al mattino i tre loschi figuri si fecero portare la donna, convinti della sua docilità, ma appena il barone le infilò il pene in bocca la donna lo morsicò ferocemente, praticamente staccandoglielo.
Alle grida di dolore dell’uomo accorsero gli altri che frustarono a sangue la donna, per poi violentarla. Il conte disse
“ spero che vi rendiate conto di cosa significa questo per vostra figlia “
La donna rispose sprezzante
“ le vostre menzogne non hanno più effetto, vi conviene uccidermi, prima che io vi faccia fare la fine del vostro amico “
“ come volete, ma non senza un ultimo divertimento “
Per la donna seguì una mattinata da incubo,tra violenze sessuali e fisiche che culminarono con un marchio a fuoco che le venne impresso sul seno e sui glutei.
Nel primo pomeriggio la donna, nuda e con il corpo martoriato, venne legata con un palo che le teneva la braccia spalancate, un po’ come una croce; le venne anche messa una feroce mordacchia in bocca, che le forzava i denti.
Così ridotta venne portata all’accampamento e fatta salire su di una torre mobile che serviva per avvicinarsi alle mura della città assediata. Il conte e il visconte salirono con lei e mostrandole le vicine mura di Carcassonne, da cui molta gente la guardava, le tolsero la mordacchia e le dissero sogghignando
“ ordinate la resa della città, o morirete “
La donna guardò fieramente i due uomini e disse
“ il giorno del giudizio sarò io a ridere “
E approfittando delle braccia spalancate si lanciò contro gli uomini spingendoli giù, così tutti e tre precipitarono dalla torre, schiantandosi a terra.
Vista la tragica fine della loro contessa gli abitanti di Carcassonne furibondi fecero una audace sortita, mettendo momentaneamente in fuga gli assalitori, per poi portare nella cattedrale il corpo della loro eroina.
La sorte della città era comunque segnata e quando venne espugnata ne seguì un terribile massacro, ma il ricordo dell’eroica contessa rimase sempre nei cuori delle popolazioni d’Oc, che, pur sconfitte, continuarono ad avere la loro identità, che è giunta fino ai giorni nostri, con i dialetti praticamente identici che vengono parlati da Barcellona fin nelle valli occitane del Piemonte. ( Temo però che questa civiltà, sopravvissuta per secoli alla langue d’Oil, non sopravviverà che pochi decenni alla globalizzazione … anche questa è storia )

Thursday, June 20th 2013 - 08:45:28 AM
    
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Una storia di: Fulvio

ANNA DI CARCASSONNE - SECONDA PARTE


Il giorno dopo la contessa venne presa dai carnefici che la fecero sedere nuda su di una sedia cacatoria, la quale, come si può intuire dal nome, aveva un buco al centro per i bisogni corporali. ( esistevano veramente )
Da questa sedia sporgevano diversi semicerchi in metallo, inchiavardati da un lato, con i quali legarono le braccia della donna ai braccioli, il corpo allo schienale, le gambe alle gambe della sedia. La donna rimaneva così attaccata saldamente perché i pezzi di metallo all’altra estremità erano chiusi da una catena legata a un chiavistello.
Terminata l’operazione, sapendo che i tre capi erano fuori a dirigere le operazioni dell’assedio, i carnefici si divertirono a toccare per ogni dove la donna poi, infilatole in bocca il solito anello, le vennero in bocca anche loro.
Le sguattere ridevano a vedere l’umiliazione della nobildonna ed alcune di loro salendo su di uno sgabello misero la loro lurida fica sul volto della contessa, cercando di farsi leccare, ma la donna non cedette, anche se, a causa di questo , per tutto il giorno non le venne dato neanche un goccio d’acqua e la sua sete era aumentata dallo straccio che le riempiva la bocca.
Alla sera i nobili al rientro si accorsero delle pessime condizioni della donna, e chiamato uno dei carnefici gli imposero che certe cose non si ripetessero più, non per pietà verso Anna, ma perché non si rovinasse quello splendido corpo.
Raccomandandosi che venisse sempre tenuta legata e imbavagliata ordinarono che fosse lavata e che le venisse dato da bere, ma non da mangiare, poi la fecero riportare nella sala in cui banchettavano, facendola mettere di fronte a loro.
La donna era nuda, con la bocca imbavagliata da un grosso straccio con un nodo al centro che la riempiva per intero, le mani legate dietro la schiena. Mangiarono di gusto davanti a lei, che era ormai digiuna da più di un giorno, poi la fecero liberare e mettere a quattro zampe, gettandole degli avanzi, come ad un cane.
La donna non voleva mangiare, ma dopo una iniziale resistenza si rese conto che le conveniva conservare le forze e fingere di cedere alle loro violenze, per cui si mise a mangiare come un animale, tra le risate di scherno dei tre uomini.
Il conte disse
“ se non vi spiace vorrei che questa notte la contessa venisse affidata a me, ho giusto inventato alcuni marchingegni che non vedo l’ora di sperimentare. “
Per prima cosa fece serrare i polsi della donna dietro la schiena con un paio di pesanti braccali, poi le fece applicare una specie di cintura di castità, che però aveva una protuberanze che venne infilata con malagrazia nell’ano della donna, infine dei cerchi di metallo vennero stretti alla base dei seni della donna, che, così strizzati, erano più che mai grandi e turgidi.
“ vedete signori – disse il conte agitando un ramo flessibile – con gli opportuni accorgimenti anche un rametto come questo può diventare un istrumento terribile “
E prese a scudisciare i seni della donna che, già strizzati, le procuravano dolori lancinanti ogni volta che venivano colpiti
“ parimenti questa che appare una normale cintura per conservare la virtù di una donna può essere utilizzata molto meglio, al punto che credo ora sentirete la voce della nostra prigioniera “
Infatti il perno infilato nell’ano della donna era mobile e il conte prese a spingerlo più a fondo nel corpo della donna che lanciando un forte grido svenne
“ siete diabolico conte – disse il barone – ma vi pregherei di non uccidere questa donna prima che io possa abusarne a mia volta “
“ non temete, domattina sarà viva e tutto sommato in buone condizioni “
Non possiamo narrare cosa subì la contessa Anna in quella lunga notte di violenza e di sesso, poiché si tratta di cose così orribili che solo le menti più perverse le possono immaginare.
Al mattino la povera donna, esausta e dolorante, venne nuovamente affidata alle malevole cure dei servi, che la molestarono per tutto il giorno .
Per lei fu particolarmente umiliante essere condotta in giro nuda per il campo, con la bocca imbavagliata, le mani legate dietro la schiena, mentre uno dei servi la portava al guinzaglio, come un cane o una belva.
Quella sera prima di cena il barone disse
“ signori, so che avete utilizzato le peggiori torture senza ottenere nulla, ma io vi garantisco che con la mia intelligenza nel tempo che voi occuperete a gozzovigliare io trasformerò la contessa Anna in una servizievole cortigiana “
Ed incurante delle risate di scherno degli altri due la portò nelle sue stanze. Qui giunti le tolse il bavaglio. Lei disse
“ non so come pensate di piegarmi ai vostri voleri “
“ con questa “
disse il barone, mostrandole un oggetto.
La contessa era livida di rabbia, ma anche se avrebbe voluto uccidere il barone con le sue mani gli disse
“ avete vinto, sono la vostra serva, ditemi cosa volete da me “
Il barone era trionfante, ma non si fidava del tutto, per cui, lasciando le mani della donna legate dietro la schiena disse
“ non vedo l’ora di provare la vostra morbida bocca “
E la povera donna fu costretta ad omaggiare quel bruto con la sua splendida bocca.
Non soddisfatto il barone disse
“ per vostra sfortuna un alchimista mi ha fornito una pozione che prolunga il mio vigore “
Ed in effetti con il membro nuovamente rigido possedette violentemente la donna, che subiva passivamente
“ così non va signora – disse il barone – dovete metterci più passione “
Dopo aver imbavagliato Anna la costrinse a mettersi a cavalcioni su di lui, impalandosi da sola, anche se, con le mani legate dietro la schiena, la cosa non era semplice. Poi prese ad incitarla di muoversi più in fretta, schiaffeggiandole con violenza i seni, finché la donna,
agitandosi furiosamente, riuscì a farlo venire, nonostante l’effetto della pozione.
Togliendole il bavaglio disse
“ bene, non appena mi avrete pulito con la vostra lingua raggiungeremo i miei amici in salone. Naturalmente non direte loro come mai siete divenuta così docile “
I due rientrarono in salone. Anna era nuda e aveva sempre le mani legate dietro la schiena e il bavaglio. Il barone disse
“ voglio mostrarvi una cosa “
Si sedette, dopo aver calato le brache, e la contessa si inginocchiò davanti a lui che le tolse il bavaglio. Immediatamente la donne prese a leccarlo e succhiarlo con grande dolcezza, come se fosse stato quello del suo povero marito, morto alcuni mesi prima combattendo valorosamente.
Il conte e il visconte erano sbalorditi, e il barone disse
“ madama, vi pare giusto trascurare i miei amici ? “
“ no di certo mio signore – disse la donna – dopo che mi avrete punita per questa mancanza provvederò “
Il barone le frustò alcune volte il seno, poi la spinse verso gli altri due uomini, che la contessa servì deliziosamente
“ ma come … “
Disse il conte subito dopo aver eiaculato nella bocca della donna
“ non ora amico mio – disse il barone – il fatto di essere in tre ci concede il tempo di riprenderci, per cui stanotte potremo godere a lungo dei favori di una delle donne più belle di Francia “
E ne seguì una lunga notte, al termine della quale la donna era legata in piedi, praticamente tutta avvolta in corde che lasciavano scoperti solo il seno e i glutei che gli uomini, troppo stanchi per possederla ancora sessualmente, usavano come bersaglio per le loro fruste
“ bene madama – disse il barone- è ora di raccontare il nostro piccolo segreto “
Continua

Monday, June 17th 2013 - 09:16:18 AM
    
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Una storia di: Fulvio

SURVIVAL CAMP – PROLOGO


“ Meno male che mi sono tagliata i capelli “
pensava Rose, mentre si addentrava nel folto del bosco.
Era arruolata nei marines da più di un anno e stava affrontando la sua prima vera prova di sopravvivenza: attraversare un bosco pullulante di nemici fino a raggiungere una base di partigiani alleati.
Era un’esercitazione molto difficile e dura, si doveva orientare nel bosco senza bussola, non aveva cibo né acqua, e soprattutto i suoi commilitoni che impersonavano i nemici non vedevano l’ora di prenderla prigioniera.
Infatti, nel caso fosse stata catturata, i nemici l’avrebbero trattenuta per 24 ore per interrogarla, ma se lei in quel periodo fosse riuscita a fuggire, avrebbe superato la prova.
Il problema è che quando la prigioniera era una donna, specialmente se bella come Rose, non si sa cosa poteva succedere …..

Friday, June 14th 2013 - 03:34:59 PM
    
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Una storia di: Fulvio

ANNA DI CARCASSONNE


Intorno al 1200 il Sud della Francia era molto distaccato dalla monarchia del nord, anche per motivi linguistici: nel sud infatti si parlava la lingua d’Oc, che si contrapponeva alla lingua d’Oil, parlata a nord. A questo si aggiunsero motivi religiosi, perché a sud iniziò a diffondersi la cosiddetta eresia Catara, che aveva una roccaforte nella città di Albì, da cui viene il nome della Crociata contro gli Albigesi, evocata dal papa e portata avanti da molti signorotti del nord e del centro della Francia, ansiosi di occupare le fertili terre del sud, approfittando del fatto che il Re era impegnato a combattere in Terra Santa
Un’altra roccaforte dei Catari era la contea di Béziers e Carcassonne che fu teatro di feroci battaglie ed atrocità ( qui termina la parte storica )
L’anima della resistenza dei Catari era la contessa Anna di Béziers e Carcassonne, unica figlia del conte, guerriera valorosa ma anche abile negoziatrice, sapendo sfruttare a tal fine la sua sfolgorante bellezza.
Dopo il massacro seguito alla caduta di Béziers la contessa ed i suoi uomini si erano rinchiusi in Carcassonne, opponendo una strenua resistenza alle forze nemiche, molto più numerose. I nobili che guidavano l’esercito assediante avevano assoldato diverse spie, e proprio grazie ai loro rapporti si resero conto che la contessa Anna era fondamentale per la resistenza della città.
Grazie al tradimento di una giovane dama di compagnia riuscirono ad elaborare un audace piano e a rapire la contessa, dopo averla addormentata con del sonnifero nel cibo. Vi era infatti un passaggio segreto sotto le mura di Carcassonne, dal quale riuscirono a portar fuori la contessa Anna mentre era sotto l’azione del sonnifero. Il piano era semplice: torturare la donna fino a farle ordinare la resa della città: sapevano che difficilmente si sarebbe arresa, ma l’idea di poter abusare di una donna di così grande bellezza era comunque una prospettiva allettante.
Così quella sera, in un vicino castello che avevano conquistato, i tre capi degli assedianti, un conte, un visconte ed un barone, avevano davanti agli occhi uno spettacolo per loro affascinante: la contessa Anna indossava un semplice abito nero da popolana, lungo fino ai piedi, che le fasciava il corpo.
Era legata con numerose catene che le stringevano le braccia subito sotto il seno, mentre le mani erano tenute dietro la schiena da pesanti bracciali in ferro; altri due bracciali le serravano le caviglie, sporgendo da sotto il vestito.
La bocca le era stata riempita da un panno, tenuto fermo da una mordacchia, cioè una sbarra di ferro posta di traverso in mezzo ai denti, legata dietro la nuca con cinghie di cuoio, mentre una benda le copriva gli occhi.
Gli uomini la rimirarono a lungo, scambiano commenti volgari sulla bellezza della donna, poi le fecero togliere la benda e la mordacchia. La donna si guardò intorno e disse
“ lo sapevo che eravate voi tre, avevo sentito la puzza… “
“ non siate insolente – disse il conte – ci sarebbe facile uccidervi, o peggio … “
“ non so cosa ci sia di peggio che vedere i vostri tre musi “
disse sprezzante la donna, che venne subito raggiunta da una frustata, infertale dal barone
“ bando agli indugi – disse costui – signora, ordinate alla città di arrendersi o vi tortureremo a morte, e non sarà una cosa rapida “
“ non temo né la tortura né la morte – rispose fiera la donna – potete spezzare il mio corpo ma non il mio spirito “
“ è quello che vedremo “
disse sinistro l’uomo e, ad un suo cenno, Anna venne slegata, spogliata, poi appesa per i polsi alle travi del soffitto, non senza averle nuovamente applicato la mordacchia.
“ preparatevi ad una lunga notte contessa, e nei giorni successivi sarete il nostro balocco nella noia dell’assedio alla città “
le tolse il bavaglio ed iniziò a frustare il bel corpo della donna, che però non urlava, nonostante il gran numero di colpi che riceveva ..
Dopo diverse frustate il visconte disse
“ smettetela di rovinare questo bel corpo, tanto per ora non cederà; pensiamo piuttosto a divertirci senza sciuparla troppo “
fece calare la donna, che si accasciò al suolo. Senza pietà gli aguzzini la presero e la legarono su di un inginocchiatoio che si trovava al centro della sala. Le legarono le mani dietro la schiena, mentre il corpo era attaccato da vari giri di corda alla parte verticale dell’inginocchiatoio
“ penso che questo sia un uso più confacente di questo splendido corpo “
disse il visconte, calandosi le brache ed obbligando la contessa a spalancare la bocca.
La donna però si rifiutava di accogliere il pene dell’uomo nella sua bocca, nonostante le forzassero la mandibola e le dessero degli schiaffi, allora intervenne un carnefice, che le infilò in bocca un anello, stretto da cinghie allacciate dietro la nuca, che obbligava Anna a tenere la bocca spalancata, bloccandole i denti
“ così va meglio “
disse il visconte infilando agevolmente il pene nell’anello e di conseguenza nella bocca della donna. Ovviamente non era così piacevole, in quanto si sentivano a malapena le labbra della donna, che da parte sua rimaneva immobile, ma ciò nonostante i tre uomini a turno le vennero in bocca.
“ se non fosse perché si tratta della contessa di Carcassonne non sarei neanche riuscito a venire – disse il conte – ma l’idea di stuprare questa donna mi eccita a tal punto che posso godere anche solo al pensiero “
e ridendo sguaiatamente fecero cenno ai carnefici che in pochi minuti legarono la contessa al tavolo, con le gambe a terra, legate a quelle del tavolo, il busto schiacciato sul piano del tavolo e lo splendido culo offerto alla libidine degli uomini
“ direi che cominciamo ad andare proprio bene – disse il conte – ma dato che siamo dei gentiluomini dobbiamo chiedere il permesso alla signora “
e mentre tutti ridevano tolse alla donna il bavaglio che le era stato infilato in bocca
“ madama, come vedete siete alla nostra mercé e non siamo tipi da farsi scrupoli. Vi conviene cedere se volete evitare ulteriori umiliazioni “
“ trattatemi pure come l’ultima delle sgualdrine – disse la donna – la vostra violenza non fa che aumentare il mio onore. Ora, vi prego, imbavagliatemi e poi violentatemi, ma non fatemi sentire oltre la vostra odiosa voce “
e spalancò la bocca nella quale l’uomo infuriato rimise lo straccio, legandolo strettamente con una cinghia. In realtà la donna non voleva dare loro la soddisfazione di urlare e temeva che senza un bavaglio avrebbe urlato.
“ come preferite “
disse il conte, che portatosi dietro la donna fu il primo ad entrarle nell’ano, con tutta la violenza di cui era capace. Seguirono gli altri due, ma la donna, grazie alla bocca ben tappata, riuscì a conservare un aspetto dignitoso, anche se l’umiliazione che stava subendo le pesava.
“ bisogna ammettere che la fierezza di questa donna le fa onore – disse il visconte – ma questo non fa che aumentare la mia libidine. Se lor signori permettono vorrei che questa notte la contessa venisse affidata a me “
gli altri due, stanchi ed ebbri, acconsentirono. Il visconte fece staccare la donna dal tavolo, poi, tenendole le mani legate dietro la schiena, la portò in camera sua, dove si affrettò a legarle le caviglie
“ vedete madama, il vino è un vero istrumento del demonio: i miei nobili amici non hanno più la forza di abusare di voi, mentre io, che non ho bevuto, sono pieno di vigore ed attento a non lasciarvi libera, perché conosco la vostra pericolosità. “
Queste parole scoraggiarono la contesa, che sperava di approfittare della situazione.
Il visconte che non voleva correre rischi, chiamò i carnefici che in pochi minuti legarono saldamente la contessa sul letto, a braccia e gambe spalancate, lasciandole la bocca ben chiusa.
“ per vostra sfortuna non prendo facilmente sonno “
disse il visconte, che durante la notte abusò più volte di lei, poi, finalmente stanco, le disse
“ mi duole annunciarvi che rimpiangerete questa notte, in quanto i miei amici amano le torture e non mancheranno di esercitarsi su di voi “
e si mise a dormire, lasciando la contessa in uno stato di impotenza e frustrazione: lei, abituata a combattere lealmente , era stata vinta con l’inganno ed ora era ridotta a svago di tre pervertiti, come la più vile delle prostitute. Ma non per questo si sarebbe arresa.
Continua

Wednesday, June 12th 2013 - 09:35:10 AM
    
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Una storia di: Fulvio

RED LIGHT DISTRICT


Ad aprile vi ho raccontato la serata passata a casa del mio amico Isaho, un giapponese con cui lavoravo in Olanda, che mi aveva fatto assistere ad una seduta di shibari tra lui e sua moglie. Questo è quanto successe dopo.

Appena uscito da casa di Isaho mi precipitai alla stazione ferroviaria dell’aeroporto di Schiphol, che era piuttosto vicina, e dopo una mezz’ora ero già ad Amsterdam Centraal, a due minuti di cammino dal quartiere a luci rosse.
Nella mia permanenza in Olanda ho frequentato molto questo quartiere, più che altro per guardare. E’ un posto che mi piace molto, sia perché si trova lungo canali suggestivi, soprattutto di sera, sia perché passeggiando tra le ragazze in vetrina hai la possibilità di scegliere.
Infatti sei contornato da belle ragazze che, liberamente, sono disposte ad incontrarti sessualmente e tu, che come tutti hai un passato fatto di spasmodica ricerca di una donna, questa volta puoi permetterti di scegliere…. Questa è troppo alta, questa è piccola, ha il seno grosso ecc ecc Insomma provi la piacevole sensazione di poter trovare la donna giusta, sicuro che lei ci starà.
Quella sera avevo bisogno di legare una donna, e dopo un paio di tentativi falliti, perché mi chiedevano troppi soldi, vidi una ragazzina che sembrava una principiante, quindi disposta a praticare prezzi inferiori.
Una delle donne che avevo interpellato prima, mi aveva infatti consigliato di cercare una delle nuove ragazze arrivata dall’Est, disposte a un rapporto normale per 20 o 30 euro, invece dei canonici 50.
Avuta la conferma che era appena arrivata dall’Ungheria, infatti non parlava bene inglese, le offrii 100 euro e lei accettò di lasciarsi legare. Aveva capelli castani e occhi verdi, altezza media e un bel corpo, con piacevoli curve.
Non avevo avuto il tempo di prendere dell’attrezzatura, per cui le legai le mani dietro la schiena con una delle mie calze, poi le braccia con la cinghia dei pantaloni.
Iniziai ad accarezzarla mentre eravamo in piedi, e grazie al fatto che era una prostituta potevo pensare solo a me e non al piacere della donna … le lettrici donne mi scuseranno, ma ogni tanto un uomo ha bisogno di sfogarsi, senza pensare alla partner,
e quella era sicuramente un’occasione di quel tipo.
La ragazza emetteva gemiti che volevano sembrare di piacere, come spesso fanno le prostitute, ma io le chiesi di stare zitta e, per farle capire meglio il fatto, le misi sulla bocca una sua calza autoreggente che era su di uno sgabello, ma senza stringere troppo. Infatti mi accorgevo che non era rilassata, anche se c’erano nei locali vicini delle sue colleghe che avrebbero potuto intervenire in caso di pericolo: le vetrine delle prostitute di Amsterdam spesso sono collegate nel retro, proprio per la sicurezza delle donne.
Sono locali di solito lunghi e stretti, con al fondo un materasso piuttosto ampio posto su di un vero rialzo in mattoni e non su di un letto.
Dopo un poco le legai le mani sul davanti, chiedendole di masturbarmi. Con i polsi legati incrociati faceva una carta fatica a maneggiare il mio arnese, ma l’irregolarità del movimento rendeva il tutto ancora più piacevole e mi consentiva di non venire troppo in fretta.
Mi stavo comunque eccitando moltissimo, per cui la feci coricare sul letto, la aiutai a spalmarsi il lubrificante vaginale, sempre con le mani legate, indossai il preservativo ed entrai in lei.
Era giovane e flessuosa, per cui sollevai le sue gambe fino a mettermele sopra le spalle e mi misi a penetrarla lentamente, per godermi il momento.
Stavo scopando una bella ragazza molto giovane, mi aveva detto di avere 20 anni, ma forse erano ancora meno, con la bocca coperta da una calza velata, le braccia strette da una cinghia di cuoio sotto un seno molto sodo, e le mani legate con i polsi incrociati sopra l’ombelico.
In più, dato che non era alta, riuscivo a tenerla tutta nelle mia braccia, mentre con le mani le stringevo i seni, cosa che mi piace perché consente un completo controllo della partner che, tra le corde e le braccia, rimane del tutto in mio potere.
Ho resistito finché ho potuto, ma poi ho dovuto cedere e sono venuto …
Purtroppo poche settimane dopo un po’ a sorpresa ho cambiato lavoro, e non ho più rivisto le allegre ragazze del quartiere a luci rosse, che adoro perché, come mi disse una di loro “ I work for myself “ ( io lavoro per me stessa ) e in paragone alle povere schiave del sesso che affollano le nostre strade lo trovo un grande segno di civiltà ..

Monday, June 10th 2013 - 08:42:58 AM
    
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Una storia di: Fulvio

LA SCOMMESSA – QUARTA PARTE


Darren era un tipaccio piccolo, tarchiato e tatuato, talmente rozzo che Jane si era sempre chiesta come facesse a piacere a John. Darren fece spogliare John, poi gli ammanettò le mani dietro la schiena, gli mise una ball-gag enorme in bocca e disse:
“ adesso sta buono e guarda come trattiamo la tua troia “ poi disse a Jane
“ ho visto che sei una tipa atletica, ma alla prima mossa falsa John morirà “ disse Darren togliendole malamente il bavaglio
“ siete pazzi, lasciateci subito andare e non diremo niente alla polizia, altrimenti finirete i vostri giorni in galera “ urlò Jane inviperita.
“ non ci contare – disse Darren – dopo esserci divertiti con voi ce ne partiremo per il Messico, abbiamo abbastanza soldi per aprire un’attività su qualche spiaggia dorata. Prima che riusciate a liberarvi noi saremo lontani. Naturalmente sarete ancora vivi solo se ci avrete fatti divertire abbastanza … “ poi disse al suo socio:
“ cominciamo il divertimento. “ Il socio slegò le corde, poi, vista la chiave sul tavolo, tolse le catene a Jane. Lei era furente, ma non parlava, dato che Darren continuava a minacciare John con il coltello. John teneva lo sguardo basso, ma quando lo rialzò per un istante e vide la grinta degli occhi di Jane capì che non si sarebbe arresa tanto facilmente …
“ comincia con il nastro adesivo “ disse Darren, gettando un grande rotolo di nastro di tela.
Con quel nastro il socio iniziò ad avvolgere il corpo di Jane in varie parti, iniziando dalle caviglie, facendola mettere con le mani lungo i fianchi, realizzando quindi una specie di mummia.
Si divertì particolarmente a strizzare il bel seno di Jane, che fece una smorfia di dolore, ma non si lasciò sfuggire un lamento. Le riempì la bocca con un fazzoletto sporco e lo ricoprì con più pezzi di nastro..
“ bene, adesso frughiamo la casa, tanto la ragazza non può muoversi, e John è inoffensivo “
I due invasori salirono al piano di sopra, John e Jane rimasero soli a guardarsi: lui era avvilito, triste per averla coinvolta in quella storia, e riuscì a bofonchiarle “ scusa “ attraverso la ball-gag. Ma ancora una volta la grinta di Jane gli disse che la partita non era finita..
I due scesero e, avendo visto la cabina armadio, chiesero a John:
“ era per te quel bell’armamentario o per la tua amichetta? Ma non importa, stavolta è per lei “
Prima fecero salire John, poi trasportarono lei di peso al piano superiore. John era legato su di una sedia, in modo da poter vedere bene il punto in cui Jane sarebbe stata legata con le manette.
Le tagliarono i giri di nastro che avvolgevano le gambe strappando i lembi con violenza, e Jane pensò che era una vera fortuna aver fatto la ceretta da poco. Arrivati al pube uno dei due estrasse un rasoio e, spalancate le gambe alla ragazza, si mise a rasarle il pube con malagrazia. Non era la prima volta per Jane, ma era la prima volta che avveniva con violenza. Un a volta rasata le diede uno schiaffo sulla vagina e le disse:
“ non fare scherzi mentre ti ammanettiamo, John è sempre sotto tiro “ lei annuì e si lasciò legare senza opporre resistenza. Era proprio in una brutta situazione: ammanettata con gambe e braccia spalancate a formare una X, imbavagliata e con il suo amico minacciato di morte: pensò che la cosa migliore al momento era prepararsi a soffrire e iniziò a utilizzare le sue pratiche di rilassamento: non avrebbe mai pensato che le sarebbero servite per una violenza carnale.
“ per prima cosa voglio sentirti urlare “ disse Darren, strappandole il bavaglio e gettando una frusta al suo socio. Purtroppo non era quella di John, per cui i colpi furono dolorosi; l’unica fortuna di Jane fu che il ragazzo era molto inesperto, per cui non era capace a colpirla bene. Jane non voleva urlare, poi pensò che era meglio farlo, altrimenti avrebbero continuato a lungo.
Ma Darren non era uno stupido e si accorse che lei fingeva,, strappò la frusta all’altro e prese a colpirla con ben altra forza. In particolare si accanì sul seno e sul pube, ma Jane non si lasciò scappare un lamento, poi gli sibilò:
“ sei una mezza sega, non riesci neanche a farmi urlare, mentre il tuo amico ci riusciva .. “
“ troia - le urlò schiaffeggiandola – adesso vedrai “ Gettata la frusta prese delle mollette da bucato che aveva trovato in bagno e le piazzò sul seno e sulle grandi labbra della vagina di Jane, che stavolta avrebbe urlato volentieri. Poi, a colpi di frusta, le fece saltare via. Jane capì dove John aveva imparato quel giochetto. Capì che anche gli atri giochini venivano da li, quando le misero delle vere pinzette a torturarle i capezzoli
“ e adesso sesso “ disse Darren ridacchiando. Per prima cosa estrasse un grosso fallo di gomma e
lo ficcò nella vagina di Jane, che soffrì moltissimo, pur cercando di non farlo vedere, perché ovviamente non era per niente lubrificata. Poi le staccarono le braccia, la fecero mettere a quattro gambe e le ammanettarono i polsi insieme.
Aprirono la porta dell’armadio di modo che lei si potesse vedere allo specchio; John si mise a piangere, ma lei gli lanciò uno sguardo rassicurante. Il primo fu il socio, che la prese con tutta la violenza di cui era capace, ma per fortuna di Jane durò pochissimi colpi prima di versarle poche gocce di liquido nell’ano.
“ non vali niente – disse Darren – ora ti faccio vedere come si fa “
spogliatosi si mise dietro a Jane, la afferrò per i capelli, sollevandole la testa di modo da costringerla a guardarsi allo specchio e la penetrò selvaggiamente…. Jane trasalì, ma riuscì a non far vedere il dolore che provava., anzi, le venne quasi da ridere quando si disse che quelli spesi per le lezioni di joga e meditazione erano stati i soldi meglio spesi della sua vita.
“ cosa hai da ridere, puttana “ urlò Darren venendo dentro di lei
“ lo hai talmente piccolo che non lo sento neanche “ disse lei, che in realtà soffriva molto.
“ a sì? Allora te ne faccio provare uno bello grosso “ Jane capì subito: in quei due giorni di convivenza aveva notato che John era molto dotato…
Mentre Darren diceva questo il socio si mise in ginocchio davanti al viso di Jane e le disse:
“ avanti brutta troia, fammi vedere se voi donne siete capaci a succhiare un cazzo “ nel frattempo Darren prese John, lo slegò, lo fece inginocchiare dietro a lei e gli disse:
“ Sfonda questa troia o la ammazziamo “ John si mise a spingere, cercando di essere delicato, ma Darren con dei violenti colpi lo costringeva a degli scatti improvvisi che facevano molto male a Jane.
Per la povera ragazza erano momenti molto difficili: il suo amico la penetrava da dietro con un cazzo di notevoli dimensioni, nel mentre lei cercava di far venire il più in fretta possibile il socio, il cui pene molliccio e sporco non ne voleva sapere di indurirsi. In più, purtroppo per lei, John aveva molta resistenza, per cui la violenza fu lunga, ma in fondo era un amico che si stava sfogando, e questo pensiero la aiutava a resistere.
Dopo degli interminabili minuti il socio venne: Jane tentò di sputare lo sperma che lui le aveva lasciato in bocca, ma Darren le chiuse la bocca con una mano e il socio le infilò una enorme ball-gag .
“ visto che John la fa lunga vi lasciamo finire da soli e ci facciamo uno spuntino” Con il nastro adesivo bloccarono il movimento di John avvolgendo con vari giri di scotch il suo bacino al bacino di Jane. John così rimase con il suo membro ancora eretto infilato nell’ano di Jane, senza potersi muovere. E scesero sghignazzando.
Stranamente Jane non stava ferma per limitare il dolore, ma iniziò a muoversi cercando di avvicinarsi ad un armadio. Lui subito non capì, ma lei si voltò e lo guardò, e lui capì che aveva qualcosa in mente. Saltellando uniti arrivarono all’armadio e lei estrasse un piccolo grimaldello che aveva nascosto la mattina.
In un baleno si liberò dalle manette, si tolse il bavaglio che le faceva molto male, poi si mise a strappare il nastro adesivo, liberandosi infine dal membro di John che non era ancora venuto ..
“ sai, stamattina mentre ti aspettavo ho preparato alcune piccole misure di sicurezza. “ e gli sorrise togliendosi il grosso fallo di gomma dalla vagina con una smorfia. Fatto questo prese la mazza da baseball che c’era in un armadio e disse
“ abbi un attimo di pazienza, torno subito “ John sentì alcune grida e tonfi soffocati salire dal basso, poi vide Jane sorridente arrivare spingendo davanti a se i due aggressori
“ ho qui due persone che si vogliono scusare con te “ disse sorridendo. I due bruti, piuttosto ammaccati, ma non colpiti in viso, si misero a liberare John con parole di scusa piuttosto confuse
“ più forte – disse Jane – o ne volete un’altra razione ? “
“ pietà signora, non ci colpisca più, abbia pietà “ erano così ridicoli che Jane si mise a ridere.
“ volevate andare in Messico ? e Messico sia, ma solo dopo che ci avrete consegnato i soldi con cui volevate aprire l’attività come risarcimento danni “
“ sei pazza? “ disse Darren, ma Jane gli rifilò un tale manrovescio da mandarlo a sbattere nell’armadio
“ cosa hai detto ? “ chiese duramente
“ che mando il mio socio a prendere i soldi in macchina, signora “ e così fece.
“ fra l’altro la vostra violenza è stata filmata dalle mie telecamere si sicurezza, che sono anche all’ interno – e le mostrò loro – per cui se vi farete rivedere finirete in galera “
Un’ora dopo i due loschi figuri erano partiti, con 5.000 dollari per il viaggio, ma avendone lasciati 50.000 a John e Jane.
“ grazie Jane – disse John – mi hai salvato “
“ diciamo che la serata è stata più movimentata del previsto, ma è finita bene “
“ non mi sembra il caso di continuare con la nostra scommessa “ disse lui
“ in effetti la famosa telefonata di mia madre era per dirmi che ho vinto una gara a Baltimora, per cui devo partire al più presto per seguire questa commessa e credo che starò fuori per due o tre settimane … ma poi torno ..”

Friday, June 7th 2013 - 02:24:41 PM
    
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Una storia di: Fulvio

LA SCOMMESSA – TERZA PARTE


Il vibratore terminò di ronzare; Jane aveva avuto un paio di piacevoli orgasmi, e, conoscendo la precisione di John, si aspettava che lui sarebbe subito arrivato; invece non si faceva vivo, per cui finì per assopirsi.
“ non sta bene che la prigioniera dorma se il padrone è sveglio “
Sentendo la voce di John Jane, mezza addormentata, cercò di dire
“ che prigioniera ? “ perché non ricordava la situazione in cui si trovava, ma sentendo solo un mugolio uscire dalle sue labbra, e il tintinnio delle catene che la avvolgevano si svegliò di colpo.
John scoppiò a ridere e, togliendole con dolcezza il nastro adesivo dalla bocca le disse
“ sei stata molto buffa, quindi non ti punirò “
“ grazie mio signore “
“ purtroppo devo assentarmi. Quello stronzo del mio direttore ha indetto una riunione a sorpresa e non posso mancare. Mi odia già abbastanza così… ma non temere, il gioco continuerà al mio ritorno tra un paio d’ore “
“ perché il mio signore non mi lascia così incatenata? Io potrò svolgere qualche lavoretto di casa e prometto che non mi libererò, se non per motivi di urgenza tipo incendi, terremoti ….
“ va bene – disse John ridendo – ti lascerò la chiave sul tavolo, ma ti lascerò anche imbavagliata con il nastro adesivo, così non potrai telefonare alle tue amiche, altrimenti me ne accorgerò “
“ come il mio signore desidera. Chiederei solo umilmente al mio signore se può togliermi i due aggeggi che mi tappano gli orifizi “ Jane si divertì a parlare in maniera aulica…
“ d’accordo, levateli “ e lei lo fece, anche se con una certa difficoltà, essendo incatenata.
John la fece bere, poi le tappò la bocca e uscì. Le chiavi erano sul tavolo ma Jane non pensava affatto di liberarsi e per un’oretta si divertì un mondo a sfaccendare nuda, imbavagliata e incatenata.
L’imprevisto si materializzò sotto forma di una telefonata di sua madre, che continuò ad insistere nonostante un sms che Jane le mandò, dicendo che era in riunione. Visto che insisteva, temendo che fosse successo qualcosa di brutto, alla fine si tolse il nastro e rispose. Cercò di liquidarla il prima possibile e poi si concentrò a cercare di rifare il bavaglio. In effetti era difficile ripeterlo uguale, ma dopo alcuni tentativi le sembrò passabile e si mise di nuovo a sfaccendare.
Quando John arrivò si precipitò alla porta, accogliendolo con un rispettoso inchino, ma lo vide cupo ed imbronciato … non potendo parlare gli fece un cenno e lui esplose
“ quel bastardo del direttore! Ha di nuovo iniziato la riunione con una serie di barzellette sui gay, e ogni volta mi chiedeva perché non ridevo .. e il bello è che tutto lo sanno che sono gay e non gliene frega niente a nessuno, tranne che a lui , bastardo … “
Jane, muta e incatenata, cercava di accarezzarlo per rasserenarlo un poco, ma non ce la faceva.
A un certo punto lui le afferrò il braccio con cui lei cercava di accarezzarlo e le disse
“ in effetti un modo per calmarmi lo hai “ presa la chiave le tolse le catene, si sedette sul divano, se la tirò sulle ginocchia e le diede quattro vigorosi sculaccioni. Jane gemette sotto il bavaglio, più per la sorpresa che per il dolore, e voltò il volto imbavagliato verso di lui. Quando lo vide John disse:
“ ma tu hai cambiato il bavaglio, su quello che ti ho messo avevo fatto un segno “ e le strappò di colpo il nastro adesivo
“ mia madre “ tentò di dire Jane
“ sta zitta, adesso la paghi “ disse brusco John, che sembrava proprio arrabbiato. La posò sul tappeto a pancia in giù, dimostrando di essere abbastanza forte da sollevarla facilmente, poi, preso il borsone, le legò i polsi affiancati, legò le braccia in modo che i gomiti si toccavano quasi tra loro, infine cosce e caviglie, per finire in tutto in un ottimo hog-tie realizzato in un tempo da record .. Jane non si ribellò, sia perché faceva parte del gioco, sia perché era sicura che questo avrebbe aiutato John a calmarsi. Lui, finito con le corde, prese un fazzoletto molto grosso e lo ficcò in bocca alla ragazza, fermandolo con diversi pezzi di nastro adesivo. Indubbiamente dimostrava una buona pratica con corde e bavagli ….
Poi lo sentì andare di sopra, nella cabina armadio, e trafficare: sicuramente stava preparando qualcosa per lei, ma era sicura che non le avrebbe fatto del male, o almeno lo sperava, dato che, quando aveva preso il nastro nella borsa, aveva visto pinzette per capezzoli, una frusta e una paletta per sculacciare…
John scese di corsa, senza parlare le liberò le gambe e la portò di sopra. Nella cabina armadio, tra due mobili posti di fronte, aveva appeso delle catene che terminavano con una manetta e lo stesso aveva fatto per terra. Jane capì subito cosa la aspettava ed in effetti dopo pochi minuti era legata alle quatto manette, braccia e gambe spalancate, una perfetta X pronta per subire chissà quali torture
Nonostante tutto aveva un po’ di paura quando vide John avvicinarsi brandendo le pinzette per i capezzoli, ma la tensione si sciolse quando gliele applicò: infatti il loro morso non era doloroso, ma si poteva paragonare alla bocca di un amante che stringe con forza un capezzolo, vigoroso ma piacevole. La paura svanì del tutto quando lui si avvicinò facendo sibilare la frusta, che si abbatté sulle chiappe di Jane, ma senza farle troppo male: anche in questo caso era un colpo fermo, ben sensibile, ma non doloroso. Evidentemente John aveva modificato questi strumenti in modo che non facessero troppo male.
Grazie a questi accorgimenti la sessione di tortura di Jane fu in realtà una delizia. L’unico momento un po’ doloroso fu quando lui le mise delle mollette da biancheria sul seno, anche queste non stringevano troppo, poi le fece saltare a colpi di frusta e alcune di queste togliendosi strapparono un piccolo gemito a Jane. Poi lui la bendò e iniziò una eccitante sessione in cui alternava momenti di pausa, carezze lungo il corpo, frustate sul seno, frustate sul sesso, delicate ma forti quanto basta per eccitare Jane. Le infilò nuovamente qualcosa nell’ano, poi, quando lei meno se lo aspettava, sentì la mano di John che la toccava sul clitoride, ed esplose in un orgasmo devastante, soffocato dal provvidenziale bavaglio.
Questa cosiddetta tortura durò parecchio, e Jane cominciava ad essere molto stanca, ma, se quello faceva piacere a John, non voleva interromperlo. Dopo un po’ però chiese di parlare
“ mio signore, non vuoi che io faccia qualcosa per te? “
“ tu stai già facendo molto .. in fondo sono due ore che sei lì legata e imbavagliata a farti frustare “
“ e a godere - disse lei – ma magari ti può servire sfogarti: vuoi penetrarmi? Vuoi che ti faccia un servizio con la bocca? “
“ sai che mi piacciono gli uomini “
“ ma da dietro le tette non si vedono, e una pompa è una pompa … “ disse lei in un sorriso
“ ti ringrazio, ma ti farò altro “ detto questo la liberò dalle catene, la mandò in bagno a rinfrescarsi dandole appuntamento in camera da letto. Quando lei arrivò iniziò a legarla in un complicato schema di Shibari, non senza averle infilato i due falli di gomma.
“ non potresti usare il tuo cazzo invece di questi affari di gomma , maledetto gay ?“ disse lei ridendo. E John si mise a ridere anche lui, finalmente un po’ più sereno e rilassato.
Seguì un piacevole paio d’ore in cui Jane prima si trovò avvolta da capo a piedi in una ragnatela di corde, poi legata a una sedia, poi appesa alla doccia, mentre lui la insaponava e risciacquava. Dopo la doccia di Jane erano entrambi stanchissimi e finirono per assopirsi. Alle 21 John si svegliò e disse:
“ anche se sei una prigioniera a quest’ora non ti faccio più cucinare, faccio un salto al cinese qui all’angolo. Tu nel frattempo mettiti le catene e stavolta imbavagliati per bene … “
“ sarà fatto mo signore “ e mentre John usciva si sistemò i capelli, si truccò un poco, indossò le catene e il collare, che ormai le erano famigliari, decise di indossare una ball-gag non troppo grossa e si accucciò sul pavimento di fianco alla porta. Voleva bendarsi ma qualcosa la trattenne.. in fondo era da sola, legata e imbavagliata, in una villetta al primo piano.
Quando sentì aprirsi la porta si aspettava di vedere il volto amico di John, invece si trovò davanti uno sconosciuto, che le si avventò contro. Jane era legata, ma molto atletica, per cui quando quel tizio le fu vicino, con un salto a piedi uniti lo mandò al tappeto. Stava per dargli una scarica di pugni quando una voce disse:
“ dagli ancora un colpo e taglio la gola al tuo amichetto “ Jane alzò la testa e vide uno, vestito con un giubbotto in pelle, che puntava un coltello alla gola di John. Guardò meglio e vide che era Darren, quello che per cinque anni era stato il compagno di John.
“ maledetta puttana – disse il tipo che lei aveva atterrato – ora ti faccio vedere io “
“ fermo – disse Darren – per ora limitati a legarla meglio, poi ci divertiremo con lei e con lui … “
e gli gettò un rotolo di corde. Il tizio legò Jane, che già era incatenata, stringendole particolarmente le braccia e passandole una corda sul seno, in modo molto fastidioso. Darren disse a John:
“ e così adesso ti piacciono le donne … bene, vedrai cosa facciamo noi alle donne che ci portano via gli uomini … “ Continua

Wednesday, June 5th 2013 - 03:04:25 PM
    
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Una storia di: Fulvio

LA SCOMMESSA – SECONDA PARTE


Jane si svegliò, sentendo il profumo del caffè. Le corde morbide la avvolgevano ancora, ma se le tolse facilmente, come delle coperte del letto… John sorrideva da dietro un vassoio su cui aveva preparato una ricca colazione
“ sei pieno di sorprese “ disse Jane
“ sai, voglio che la mia prigioniera sia in piena forma per affrontare la prova “ rispose lui sorridendo
Jane decise che doveva vincere a tutti i costi, anche se una parte di lei sarebbe stata curiosa di sapere cosa aveva le avrebbe fatto John se fosse stata la sua prigioniera ubbidiente.
John era già quasi pronto, e, mentre lei si lavava, rigovernò tutti i piatti, poi risalì in camera da letto e le disse:
“ la prova riprende. Adesso ti legherò e andrò al lavoro. Tornerò verso mezzogiorno e se all’una sarai libera avrai vinto tu, altrimenti sarai mia prigioniera fino a stanotte “
“ se mi prometti un’altra colazione così sarò tua prigioniera anche tutto sabato, ma tanto è impossibile, perché vincerò io, a meno che tu non usi manette o fascette “
“ non temere – rispose John – solo buone e sane corde, come da accordi. Ieri ho usato la fascetta solo perché tu l’avevi dimenticata in giro. “ Detto questo estrasse dal suo borsone un’immensa quantità di corde di cotone ed iniziò a legarla.
“ per motivi di sicurezza ti lascio le mani davanti. So che per te è un vantaggio, ma non si lascia una persona legata se non può liberarsi. Quello che vedi sul comò è un taglierino di mia invenzione, con il quale in caso di necessità ti potrai liberare le mani in un istante, sfregandoci sopra le corde. Naturalmente se lo farai avrai perso la scommessa “
Legate le mani incrociate sul davanti dapprima le bloccò le braccia, poi le avvolse molta corda sopra e sotto il seno, legò le gambe in più punti, non prima di aver fatto passare una corda intorno alla vita e poi in mezzo alle gambe, che le premeva un po’ sul clitoride.
Poi finì con delle corde che, scendendo in verticale, si avvolgevano intorno alle legature orizzontali, rendendole più strette che mai. Completò il tutto con un fazzoletto in bocca, coperto di nastro adesivo e la portò di peso di fronte allo specchio
“ ti piaci ? “ le chiese, visibilmente soddisfatto della sua opera
Lei annuì, perché in effetti si trovava molto sexy, così legata e vulnerabile.
“ purtroppo dovrò cambiarti il bavaglio, non voglio farti correre rischi, ma pazienza” e sostituì quel bavaglio effettivo con una semplice striscia di stoffa.
Detto questo la posò sul letto, le diede un bacio in fronte e se ne andò ricordandole che per mezzogiorno sarebbe stato a casa.
Jane aspettò di sentire la porta di casa chiudersi, poi iniziò a lottare per liberarsi.
Dapprima provò con la forza, ma John conosceva bene l’arte di legare, per cui non combinò molto.
Dopo una mezz’ora decise che era inutile sudare ancora, per cui ricorsa ad un arma segreta: saltellò fino in bagno, aprì lo sportellino degli asciugamani e vide che il primo coltello che aveva nascosto non c’era più, ma il secondo c’era ancora … Sapeva che se John avesse esplorato la casa avrebbe trovato il primo, ma difficilmente avrebbe continuato a cercare, trovando così il secondo … la fortuna tornava dalla sua parte …
Saltellando tornò in camera, incastrò il coltello nella testiera del letto, in un posto provato in precedenza, e si liberò facilmente.
Erano le 10, per cui aveva tempo. Si riposò una mezz’ora poi preparò la sua vendetta. Decise di mettere mutandine, reggiseno ed autoreggenti nere, rinunciando alle scarpe col tacco nel caso fosse stato necessario lottare con John.
Verso mezzogiorno si piazzò dietro la porta e puntualissimo sentì arrivare John. Lui entro, si voltò per chiudere la porta e quando si voltò si trovò Jane davanti, con in mano una corda per legarlo.
“ OK, capisco quando perdo” disse lui. Si tolse la giacca e le porse i polsi in avanti. Lei avvicinò le mani per legarlo e in questo modo urtò un braccialetto di John, un po’ strano, in rame.
Quando avvertì la scossa capì che era troppo tardi. Lui era abile nel bricolage e sicuramente aveva preparato qualche marchingegno. Jane cadde a terra, pur senza perdere i sensi, e sentì John dire:
“ avevamo detto di non usare armi, ma se tu tocchi volontariamente un taser che indosso contro le rapine non è certo colpa mia .. “ e le mostrò i fili che collegavano il braccialetto ad una di quelle pistole che stordiscono gli aggressori.
“ è un mio piccolo brevetto “ disse sogghignando ed estraendo dalla borsa del lavoro delle corde con le quali le legò mani e piedi, lasciandola a terra sullo spesso tappeto.
“ vado a fare la doccia, non ti muovere, tra poco sarà l’una e tu per oggi sarai mia prigioniera, anzi, magari anche domani … “ e salì fischiettando al piano di sopra.
Si lavò velocemente, si mise solo un paio di calzoncini e una maglietta e scese in fretta, senza neanche indossare l’orologio. Tornò in salotto, portando le catene che aveva usato la sera prima, alle quali aveva sostituito le manette con dei bracciali più morbidi e… si trovò davanti Jane libera, con le corde ai suoi piedi.
“ sei un uomo fortunato – disse lei – perché sono libera, ma l’una è passata “ e gli mostrò l’orologio, che indicava le 13 e 5 minuti.
“ non pensavo fosse così tardi – disse John – ma quando uno si diverte il tempo vola“
“ non fare lo spiritoso e mettimi quegli affari – disse Jane – perdere per 5 minuti è un vero peccato, ma io sono una donna onesta e rispetto la parola data. Ti dispiace se mi metto nuda? “
John annuì, lei si spogliò poi lui le allacciò collare e bracciali. Jane disse
“ se il mio signore è d’accordo io preparo il pranzo , penso che il pomeriggio sarà impegnativo “
John annuì ed accese la televisione, in tempo per veder iniziare il notiziario delle 13 !!!
Corse in cucina e le disse
“ ma allora hai vinto tu, sono le 13 solo ora “
“ no – rispose Jane – l’ora ufficiale è quella del salotto, tu l’hai spostata ieri sera, io l’ho spostata stamattina… “ e sorrise
“ ma non è giusto “ riprese John
“ senti – disse lei – ti sei bravo in bricolage, ma hai sbagliato i conti: dopo la scossa stavo benissimo, avrei potuto stenderti con un cazzotto, ma ho preferito fare le cose più dolcemente e liberarmi con un coltello che avevo nascosto sotto il tappeto, sicura che, pensando di aver vinto, non avresti controllato. Avrei potuto ma come vedi non l’ho fatto… “
“ sei diabolica, ma non è giusto “
“ ma io voglio così – disse Jane – tu sei l’unico amico che ho e so che ti piace legarmi. Nello stesso tempo a me fa piacere scaricare la mente con un pomeriggio in cui non dovrò pensare, decidere, forse neanche parlare, se mi terrai imbavagliata, e questo sarà molto riposante per me “
“ ma posso farti di tutto? “ chiese lui
“ certo, era nei patti “
“ anche se ti prendessi da dietro, sai, ognuno ha i suoi gusti … “
“ non dico che sia una cosa che mi fa impazzire, ma non sarebbe la prima volta e quindi puoi fare anche quello ..… “
“ sicura sicura? non voglio rovinare la nostra amicizia “
“ se continua così la rovinerai a forza di parole. Se vuoi farmi un favore imbavagliami e lasciami preparare il pranzo, ho voglia di stare in silenzio”
Detto fatto lui prese una ball-gag e gliela applicò sorridendo, e sorrideva anche lei, mentre la riceveva.
Preparò spaghetti per lui, mentre lei, accucciata ai suoi piedi, leccava uno dei suoi beveroni da una ciotola
“ non mi piace che tu ti comporti come una cagnetta “ disse John
“ ma a me sì, almeno oggi, però se non vuoi smetto “
“ a pranzo passi, ma la cena sarà diversa, mi piace dominarti, ma non umiliarti “
“ non mi stai umiliando, sono io che voglio giocare … “ e sorrise ancora
Terminato il pranzo John disse
“ vorrei fare un riposino, ma prima devo iniziare a pensare a te “
Si avvicinò alla borsa e ne estrasse dei pacchetti
“ sai, il sindaco in realtà lo avevo già intervistato ieri, per cui ho avuto tempo di passare al sexy shop: i miei giochini sono più adatti agli uomini che alle donne “ e iniziò ad aprire i pacchetti.
“ iniziamo con questo” prese una coppia di falli in gomma, attaccati tra di loro alla base e disse:
“ tu di buchi ne hai due, per cui ci vuole qualcosa di doppio. “ lubrificò i due oggetti con una crema e infilò il più piccolo nell’ano di Jane, e il più grande nella vagina. Lei non si aspettava questo trattamento e mugolò da dietro il bavaglio, che le aveva rimesso dopo il pasto.
“ fa male? “ lei mugolò tre volte, il segnale che voleva parlare
“ no – disse una volta libera dalla pallina – ma mi sorprendi. Non pensavo che tu fossi così audace e, soprattutto, con simili buone idee. Ti spiace solo non mettermi niente in bocca per un po’? piuttosto usa il nastro adesivo, ma dopo pranzo vorrei la bocca libera “
“ anche tu mi sembri piuttosto disinibita, calcolando che hai due cazzi di gomma in corpo e non fai una piega “
“ imbavagliami, ti prego, ho voglia di mugolare in pace, perché questi due cosi che ho dentro mi fanno un certo effetto “ lui le applicò alcune strisce di nastro, poi disse
“e adesso una sorpresina” Le mise una cintura in vita, poi prese un piccolo vibratore, lo piazzò proprio sopra il clitoride, lo avviò tenendolo in posizione con una striscia di stoffa, che, allacciata alla cintura, passava in mezzo alle gambe di Jane e si allacciava dietro alla cintura, bloccando così il vibratore ed impedendo ai due cazzi di gomma di uscire.
“ la batteria durerà una mezz’ora, giusto il tempo del mio pisolino “ disse John, che, messa Jane sul divano, si avviò al piano di sopra.
Jane iniziò a godere, pensando che quella di perdere volontariamente la gara si stava rivelando davvero un’ottima idea ….
Continua …

Monday, June 3rd 2013 - 08:53:15 AM
    
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Una storia di: Fulvio

LA SCOMMESSA


LA SCOMMESSA

Un anno fa con questa storia iniziava la mia collaborazione con il sito di Miles. Mi permetto di riproporvela per festeggiare le quasi 70 storie che vi ho raccomandato e perché resta una delle mie preferite.
********************
Jane scese dal treno e per prima cosa si sciolse i capelli. Grazie al cielo la settimana era finita,
anche se era solo giovedì; infatti aveva deciso di prendersi il venerdì libero, poiché il suo lavoro le dava grandi soddisfazioni, ma la stressava molto.
Era un architetto di successo, che lavorava a Washington ma viveva in una tranquilla cittadina poco lontana; peccato che al successo lavorativo non corrispondesse una vita sentimentale altrettanto soddisfacente: era infatti reduce dalla fine di una storia importante, scaricata con un sms che le aveva fatto più male di uno schiaffo, di molti schiaffi.
Questo pensiero le fece venire in mente John, il suo migliore amico, un ragazzo gay, anche lui reduce da una storia durata 5 anni e finita con una fredda e-mail … ne avevano parlato il sabato prima, dopo alcune birre e qualche scotch, cercando di consolarsi a vicenda …
Le venne da sorridere pensando alla scommessa che avevano fatto sabato, tra i fumi dell’alcool: lei era una donna alta e sportiva, molto allenata, con un fisico forte e tonico, mentre John era il classico intellettuale, pallido e un po’ magro, con grandi occhiali da vista.
Nonostante queste differenze fisiche John sosteneva che sarebbe stato in grado di rapirla, e di tenerla prigioniera senza che lei riuscisse a liberarsi. Jane era così sicura della sua forza che disse che, se John fosse riuscito a rapirla e a tenerla segregata per una sera, gli avrebbe ubbidito per tutto il giorno successivo, esaudendo qualsiasi sua richiesta. Non aveva escluso neanche il sesso, ma contava sul fatto che John era un amico ed era gay… e poi anche se non era molto atletico era un bel ragazzo, dai lineamenti raffinati, per cui …
Avvicinandosi alla porta della sua villetta vide un sacchetto di carta appeso alla porta: lo aprì e vi trovò un delizioso mazzolino di fiori ed un biglietto: Dal tuo amico John per un buon week-end allungato …. Che caro, pensò annusando i fiori …. Che stupida, pensò subito dopo: non aveva considerato che John, se non era forte, era molto intelligente e, soprattutto, un buon chimico dilettante… e fu l’ultima cosa che riuscì a pensare prima che il profumo dei fiori le facesse perdere i sensi.
Si risvegliò poco dopo, almeno secondo l’orologio del suo salotto, e si rese conto di essere in casa, seduta su di una sedia del salotto. Provò a parlare e a muoversi, ma la bocca era riempita da qualcosa di duro, mentre qualcosa che le impediva di muovere braccia e gambe. Si accorse anche di essere nuda e poi si vide, riflessa nel grande specchio del salotto: in effetti era completamente nuda, con una pallina in bocca, fermata dietro la nuca da un cinturino di cuoio, che le impediva di parlare. Le gambe erano legate alle gambe della sedia, separatamente, mentre le mani erano incrociate dietro lo schienale, legate tra i polsi incrociati. Diversi giri di corda la tenevano attaccata allo schienale, sopra e sotto il seno, il tutto in modo molto stretto, sicuramente difficile da sciogliere.
“Buona serata” disse John, in piedi davanti a lei. “ hai dormito esattamente 20 minuti, giusto il tempo necessario per prepararti. Devo dire che è stato molto piacevole, in quanto, anche se non sei il mio tipo, hai un fisico notevole “
Jane sorrise e mugolò dietro il bavaglio. John riprese
“ prima di toglierti quel ball-gag ti dico cosa intendo fare: ti lascerò un quarto d’ora per cercare di liberarti, poi, se non sarai riuscita, continueremo con qualcosa di diverso, un po’ più tecnologico “ e indicò un borsone posato lì vicino.
“ ora ti tolgo il bavaglio, naturalmente non urlare, ma per il resto, secondo la nostra scommessa, sarai libera di provare a liberarti “ e le tolse la pallina
“ complimenti, sei partito alla grande, mi hai veramente sorpresa - furono le sue prime parole - ma la serata è lunga, e la scommessa non è ancora vinta “ disse Jane.
“ sei sempre molto sicura di te, ma penso che stavolta perderai. Adesso di imbavaglio e ti lascio un quarto d’ora di tempo per provare a liberarti. Penso che sarà una spettacolo piacevole. “
Detto questo le infilò nuovamente la pallina in bocca e si sedette comodamente in una poltrona davanti a lei …. Jane si mise a divincolarsi con grande energia, iniziando con i polsi, ma capì subito che c’era qualcosa che non andava
“ che sbadato – disse John – non ti ho detto che i polsi, oltre che con le corde, sono legati con una fascetta da elettricista, quelle che ho usato sabato scorso per fermare i cavi del tuo PC. Non avresti dovuto lasciarle in giro, ti dico sempre che il disordine è pericoloso… “
Jane era furiosa, sapeva bene che quelle fascette non si possono rompere in nessun modo, ma solo tagliare. Infatti dopo un quarto d’ora di sforzi era solo riuscita ad allentare le corde che la tenevano allo schienale, e a liberare una gamba, ma sostanzialmente era ancora prigioniera. Joha si alzò e disse
“ il tuo bonus è finito, prepariamoci per la serata “
Preso il borsone si avvicinò a Jane e le tolse il bavaglio
“ non voglio perdermi le tue lamentele, anche se quella pallina tra i denti ti dona molto. Anzi, facciamo così “ e, preso un fazzoletto, lo arrotolò e lo infilò in mezzo alle labbra di Jane, stringendolo dietro la nuca:
“ non riuscirà a farti stare zitta e a me piace molto “ ed in effetti quel cleave-gag non impedì a Jane di coprirlo di insulti affettuosi ..
John prese dal borsone una specie di manetta, attaccata ad una catena, e la mise alla caviglia che Jane aveva liberato. All’altra estremità della catena c’era un’altra manetta, che John mise all’altra caviglia prima di slegarla dalla sedia. Poi prese un collare
“ ti piace? L’ho comprato in un negozio per animali molto carino di New York “
e lo mise al colo di Jane che continuava a bofonchiare insulti, solo in parte soffocati dal bavaglio. Attaccò una lunga catena dal collare a quella che teneva la caviglie, e mentre faceva questo Jane vide che a metà di questa lunga catena, che le andava dal collo ai piedi, ce ne era un’altra, perpendicolare, con due manette alle estremità. Capì subito che erano destinate alle sue mani ed in effetti John con grande cautela tagliò la fascetta e le corde che le tringevano i polsi, afferrò le mani prima che lei potesse reagire e la ammanettò con le mani sul davanti.
“ sai, questa fase mi preoccupava – disse – le tue mani sono troppo forti perché io possa lasciartele libere “
Detto questo terminò di slegarla, le tolse il bavaglio e la fece alzare.
Jane si guardò allo specchio: era nuda, una lunga catena dal collo ai piedi, che erano legati tra loro con una catena di meno di un metro, che le lasciava la possibilità di camminare. Allo stesso modo le mani erano unite tra loro con una catena di alcune decine di centimetri, che lasciava qualche possibilità di movimento. Sia la catena che univa le mani, che quella dei piedi, erano allacciate alla catena che scendeva dal collo, allacciata al collare.. impossibile liberarsi senza la chiave delle manette, che John aveva riposto nel taschino dei suoi jeans.
“ che ne dici di prepararmi la cena ?“ disse John.
“ conciata così ?” rispose Jane
“ hai ragione, così non va” disse John, e le coprì la bocca con del nastro adesivo.
“ una scommessa è una scommessa: puoi cercare di liberarti, ma finché vinco io faccio di te ciò che voglio “ Jane annuì, e mugolò tre volte, il segnale che avevano stabilito per chiedere qualcosa
“ cosa vuoi ?“ disse John togliendole il nastro, un po’ seccato
“ dirti che hai ragione e, finché non riuscirò a liberarmi, ti ubbidirò in tutto …” sorrise e disse
“ devo chiamarti master ? “
“ no, mi sa troppo di violenza, ma usa un po’ di rispetto”
“ preparo subito la cena al mio signore. Hai piacere di imbavagliarmi? “ Jane decise che sarebbe stato più divertente stare al gioco, in attesa di agire al momento giusto.
“ no, ma fa in fretta, ho appetito “
Jane si mise allegramente a spadellare, in fondo poteva muoversi abbastanza bene, e preparò un hamburger a John, era il suo piatto preferito, nel mentre lui guardava la televisione in salotto.
Gli preparò un tavolino vicino al divano, portò birra ed hamburger e si inginocchiò in posizione rispettosa vicino al tavolino
“ è pronto mio signore “ disse con gli occhi bassi, ma sorridendo
“ grazie, se quanto mi hai preparato mi piacerà dopo potrai mangiare anche tu “
Jane sorrise, pensando alla dose di sonnifero che aveva messo nel panino … prevedendo che il primo assalto di John sarebbe potuto riuscire, si era preparata qualche soluzione di sicurezza.
John divorò il panino in pochi bocconi e si scolò la birra… per crollare subito dopo sul divano, russando rumorosamente….
Jane aspetto pochi attimi, poi si precipitò a frugare nel taschino dei suoi jeans e trovò la chiave.
La provò sulle manette, ma non funzionava, poi sulle manette dei piedi, ma anche lì senza esito.
Stava riprovando con le mani quando una voce beffarda le disse
“ dovevi ricordarti che sono anche un prestigiatore dilettante. Quella che mi hai visto mettere via non era la chiave giusta …” era John, sveglio come un grillo, che la guardava sghignazzando
“ ma il sonnifero” balbettò Jane ..
“ sai, in realtà non hai dormito 20 minuti, ma quasi un’ora, ho spostato il tuo orologio della sala, così ho potuto frugare la tua casa alla ricerca di cose pericolose per me, sostituendo il sonnifero con acqua … so bene che non sei solo bella e forte, ma soprattutto intelligente… Adesso preparati qualcosa da mangiare, perché la serata è ancora lunga “
Per la prima volta Jane pensò che rischiava veramente di perdere la scommessa…
Jane mangiò solo uno dei suoi beveroni energetici, era un po’ preoccupata e non riusciva ad avere della buone idee. Quando tornò in salotto John era mezzo addormentato e le disse:
“ mi sa che un po’ di sonnifero era rimasto nel boccettino, ho un sonno da morire. Ti faccio una proposta onesta: avrei solo da lasciarti così, la chiave non potrai mai raggiungerla, e quindi avrei vinto la scommessa, ma non sarebbe onesto. Se ti va andremo a dormire, poi domani, mentre io dovrò assolutamente andare ad intervistare il sindaco ( John scriveva su di un giornale locale ) ti lascerò legata in modo tale da poter riprendere la scommessa.”
“ come fai ad essere sicuro che non troverò la chiave ? “
“perché è appesa al lampadario e anche se sei agile con quelle catene non la raggiungerai mai“
Jane vide dove era appesa la chiave ed essendo anche lei stanca decise di accettare la proposta.
“ va bene, allora cosa facciamo? “
“ adesso ti libero, mentre ti fai una doccia io rigoverno qui, poi dormiremo insieme. Naturalmente, visto che sto vincendo io, tu sarai legata, ma in modo blando, giusto da essere sicuro che non ti alzerai nella notte a preparami qualche brutto scherzo. “
“ d’accordo”
Mezz’ora dopo Jane, nuda, fresca e rilassata, era pronta per farsi legare da John. Lui l’aveva asciugata dopo la doccia, cospargendola delicatamente di borotalco e massaggiandola dolcemente.
Le legò i polsi con un nastro, incrociandoli poco sopra il pube, poi prese delle corde molto grandi, morbidissime, e la avvolse in quello che sembrava più un abbraccio che una legatura.
Le legò anche i piedi con un altro nastro e le chiese
“ un bavaglio figurativo ci può stare? “
lei annuì sorridendo, lui le passò un nastro sulla bocca, senza stringere troppo, poi la mise sul letto e si sdraiò accanto a lei. Prima che spegnesse la luce Jane notò che, gay o non gay, John aveva una bella erezione e sorrise soddisfatta sotto il bavaglio. Continua …

Saturday, June 1st 2013 - 09:01:28 AM
    
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Una storia di: Fulvio

SERENA E MIC – IL GIOCO


( continuano le avventure di Serena e Michail, raccontate ad aprile e a fine 2012 )
In quei giorni la madre di Mic si era installata a casa del figlio, per cui Mic e Serena non potevano avere un po’ di intimità, dato che lei viveva con i genitori.
Mic aveva però affittato un residence, poco lontano dal Colosseo, per un amico che doveva venire qualche giorno a visitare Roma, ed approfittando del fatto che l’amico non era ancora arrivato avevano pensato di appartarsi lì.
Serena, che era un vulcano di idee, gli aveva proposto di fare prima un gioco: lei si sarebbe travestita e lui avrebbe dovuto cercarla nella piazza vicina al Colosseo, mandandole un sms quando pensava di averla trovata. Se lui l’avesse scoperta lei si impegnava a lasciarsi fare qualsiasi cosa per tutta la giornata ( ovviamente lei lo avrebbe fatto lo stesso, ma così era più eccitante )
Quel pomeriggio Mic passeggiava nervoso all’ombra del Colosseo, quando gli giunse il sms di Serena che gli diceva “ ho i capelli neri e indosso i pantaloni“
Infatti si erano messi d’accordo che lei gli avrebbe segnalato alcuni particolari per farsi riconoscere.
Lui iniziò a cercare, guardando specialmente la ragazze un po’ più in carne, in quanto Serena aveva una figura snella e quindi probabilmente avrebbe cercato di sembrare grassa.
Provò alcune volte, ma gli sms di risposta lo prendevano sempre garbatamente in giro ..
Alla fine scoraggiato scrisse
“ ho guardato tutte le donne del Colosseo, ma tu non ci sei “
“ chi ti ha detto di cercare una donna ? “
fu la risposta di Serena. Mic si mise a ridere e alzando gli occhi dal telefono vide un giovane uomo con un paio di baffetti e riconobbe la sua Serena che gli sorrideva
“ sei stata bravissima – le disse – ma adesso tocca a me “
Avvicinandosi le porse un paio di occhiali, che lei indossò. Appena messi non vide più niente, dato che avevano delle lenti nere; Mic le disse
“ non voglio rovinarti la sorpresa “
e tenendola delicatamente per un braccio raggiunsero il vicino residence.
Qui giunti le fece chiudere gli occhi per sostituire gli occhiali con una benda, poi iniziò a spogliarla; lei lasciava fare, godendosi la delicatezza dell’uomo.
Per prima cosa le legò i polsi dietro la schiena, e le caviglie con una morbida corda, dicendo
“ devi darmi un attimo per preparare tutto “
le diede un bacio prima di riempirle la bocca con un grosso fazzoletto, trattenuto da una benda annodata dietro la nuca.
Lei lo sentì armeggiare, poi si sentì sollevare e spostare. Lui le sciolse le mani, ma solo per legarle in alto, con le braccia spalancate, lo stesso avvenne con le gambe, e così Serena si trovò esposta e prigioniera, senza sapere cosa le sarebbe successo.
Sentì un rumore che identificò essere quello di un paio di forbicine, poi si sentì tagliare un poco i peli del pube. Provò a mugolare per protesta, ma lui le disse
“ sta tranquilla, sarai bellissima “
Dopo la donna iniziò a sentire qualcosa di bagnato e morbido che le veniva passato sul corpo, e ci volle un attimo per capire che si trattava di un pennello e di qualche tipo di pittura.
Si mise a divincolarsi, ma era legata bene e dalla bocca uscivano solo pochi mugolii.
Mic si fermò e le disse
“ ancora due minuti di pazienza, vedrai che ti piacerà “
E in effetti dopo poco Serena sentì cadere la benda e la prima cosa che vide fu la sua immagine riflessa in un grande specchio: lui le aveva disegnato sul busto una serie di fiori, tra i quali spiccava il seno di Serena, piccolo ma molto bello, mentre i peli del pube, che era stato un po’ sagomato con la forbice, erano il vaso da cui nascevano i fiori.
Lui le tolse il bavaglio e lei disse
“ è molto bello, sei stato bravissimo a farlo così in fretta, ma come faccio a toglierlo ? “
“ per prima cosa sono colori commestibili “
Disse Mic che, dopo un bacio e una ball-gag, si chinò e cominciò a leccarla su tutto il corpo, scendendo presto al “ vaso “ e facendo esplodere Serena in un dolcissimo orgasmo.
Poi la liberò dicendo
“ stare con le braccia alzate è faticoso, penso che ti serva un buon bagno per rilassarti “
Per prima cosa la legò velocemente come un salame, con corde avvolte tutto intorno al corpo che, seppur poco efficaci in realtà, costringevano Serena a stare come sull’attenti.
Riempì la vasca da bagno, poi slegò Serena, mettendole solo un paio di morbidi bracciali e un fazzoletto non troppo grosso in bocca, per favorire il relax della donna.
La immerse nell’acqua, che era della temperatura ideale, e prese a lavarla ed accarezzarla su tutto il corpo, con grande delizia di Serena, che ebbe due orgasmi in rapida successione
Lei si fece liberare la bocca e disse
“ amore, sei fantastico, ma se continui così finirò per addormentarmi per la stanchezza e non potrò fare niente a te “
“ non preoccuparti – rispose Mic mentre le rimetteva il bavaglio – il mio amico arriverà solo dopo domani e tu hai appena mandato un sms a tua madre dicendole che stanotte dormi da una amica .. “
Si profilava un piacevole sabato …

Wednesday, May 29th 2013 - 12:17:00 PM
    
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Una storia di: Fulvio

EVA E LIA


Eva e Lia erano amiche da sempre. Eva era dichiaratamente lesbica e viveva serenamente la sua sessualità, Lia invece, a causa di una bruttissima esperienza, aveva dovuto soffocare lo stesso orientamento sessuale
Un giorno, quando lei ed Eva erano poco più che adolescenti, erano state sorprese mentre si baciavano, ma mentre il padre di Eva le aveva chiesto sorridendo se era vero che le labbra di una donna sono più morbide di quelle degli uomini, il padre di Lia l’aveva mandata per due anni in un severissimo college svizzero.
Lia aveva cercato di piegare la sua natura, ma questa forzatura rendeva difficili i suoi rapporti con gli uomini, ed infatti collezionava infelici storie d’amore.
Quella sera erano a cena a casa di Eva, che in quel periodo era single, mentre Lia aveva appena rotto con il suo ultimo fidanzato ed era piuttosto depressa.
Eva sperava sempre che l’amica trovasse la forza di liberare la sua natura omosessuale, ma non era un percorso semplice. Quella sera, mentre Lia era sdraiata su di una chaise longue, ebbe un’idea e le si avvicinò dicendo
“ ma scusami, se una donna ti violentasse, tu cosa ne diresti ? “
“ che domanda stupida – rispose Lia – uomo o donna è una violenza “
“ ma se lei ti legasse dolcemente ? “
e mentre diceva questo Eva le prese le mani, legandole con un tovagliolo arrotolato
“ cercherei di fuggire “
“ ma lei sicuramente ti legherebbe le caviglie “
rispose Eva legando le sottili caviglie dell’amica con un altro tovagliolo
“ allora chiamerei aiuto “
“ lei però potrebbe imbavagliarti “
disse Eva, mostrandole il foulard che portava al collo, al quale stava facendo un grosso nodo al centro
“ allora starei buona per evitare che mi faccia del male “
e rimase con la bocca aperta, che Eva si affrettò a riempire con il foulard ..
“ non te ne pentirai, piccola “
disse Eva che in un baleno si tolse il mini vestitino che indossava, senza biancheria intima, come al solito, poi iniziò a spogliare Lia, che con gli occhi chiusi lasciava fare.
Le tirò le mani legate sopra la testa, poi le sbottonò la camicetta, baciando accuratamente ogni centimetro di pelle che si liberava dalla stoffa. Le alzò il reggiseno e prese ad accarezzare e baciare il seno di Lia che tanto invidiava ….
Le sollevò la gonna, infilando avidamente la mano nelle mutandine di pizzo dell’amica, che restava bloccata nonostante l’ardore di Eva, che invece era eccitatissima.
L’apparente freddezza di Lia non scoraggiò Eva, che decise di liberarla, solo per legarla più comodamente. Fece alzare l’amica, spogliandola completamente, poi di nuovo sdraiare sulla sedia. Le legò le mani con una morbida corda, fatta passare dietro la sedia, in modo che Lia potesse tenere comodamente le braccia allungate lungo il corpo; le legò le caviglie alle gambe della chaise, sempre con delle corde morbide, poi, dopo un tentativo di bacio non ricambiato, arrotolò il foulard e lo utilizzò come un cleave gag.
Intuendo cosa imbarazzava l’amica le mise uno dei tovaglioli come benda, poi, dopo aver guardato per un attimo la sua splendida prigioniera, sdraiata sulla sedia a cui era legata, iniziò ad accarezzarla e baciarla con tenerezza infinita.
Lia finalmente si sentiva rilassata, era prigioniera, muta e cieca, e i suoi sensi potevano solo avvertire i baci e le carezze dell’amica, e poté abbandonarsi ad un orgasmo liberatorio, desiderato da tempo, sciogliendo anni di frustrazioni ed imbarazzi sessuali.
Eva non stava in sé dalla felicità, tolse il bavaglio a Lia che stavolta ricambiò il suo bacio
e le disse
“ ti prego, non liberarmi, ho ancora bisogno di essere tua prigioniera … “
“ se è solo questo che vuoi non chiedo di meglio “
E in poco tempo legò molte altre corde sul corpo di Lia, legandola alla sedia poco sotto il seno, alla vita, a metà delle cose.
Fermandosi a rimirare la sua opera disse
“ spero che apprezzerai il fatto che le tue parti più interessanti sono libere “
E con gesto improvviso le tolse il bavaglio, la baciò, poi tenendole una mano sulla bocca con l’altra iniziò ad accarezzarle il clitoride provocandole un nuovo orgasmo
“ la notte è ancora giovane - disse riempiendo la bocca di Lia con un fazzoletto, trattenuto dal solito foulard – e sarà una notte indimenticabile “

Thursday, May 23rd 2013 - 11:45:42 AM
    
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Una storia di: Fulvio

LA SORELLINA – LA CENA BENDATA


Una ventina di anni fa, una delle prime volte in cui ero a casa da solo mentre mia moglie era al mare con il nostro primo figlio, avevo travato allegato a Sorrisi e Canzoni il racconto da cui è tratto il film “ Nove settimane e mezzo “
A differenza del film, sostanzialmente palloso, è un bel racconto, con descrizioni di scene a tema bondage o sado –maso soft fantasiose e gradevoli.
Avevo invitato la mia sorellina a cena, all’epoca aveva circa 20 anni ed era più che mai decisa a provare un po’ tutte le esperienze, per cui mi era stato facile convincerla a mettere in atto una scena del libro.
L’avevo mandata in camera mia, dove si era spogliata mettendosi solo una mia camicia, che era lunga a sufficienza per sembrare un abitino corto.
Venuta in sala da pranzo l’avevo ammanettata, come nel romanzo, poi bendata, e iniziato ad imboccarla …
Funzionava così: io la bendavo, poi le facevo mangiare qualcosa e quando indovinava cosa era le toglievo la benda, fino alla portata successiva. Naturalmente avevo preparato tanti piccoli assaggi per prolungare il divertimento.
L’esperienza le è piaciuta, in quanto mi ha detto che è incredibile come i gusti cambiano non sapendo cosa stai mettendo in bocca ( avendo la sicurezza che si tratta di cibo commestibile, non di schifezze strane … )
La cena le è talmente piaciuta che l’ho convinta a recitare un altro paragrafo del romanzo, in cui la donna, sempre vestita solo con la camicia, è legata con le mani in alto, appese ad una mensola e quando chiede all’uomo, che sta lavorando, di essere slegata, lui per tutta risposta le ficca un fazzoletto in bocca, fermandolo con un altro fazzoletto annodato dietro la nuca ….
Grazie alla mia fantastica sorellina non ho mai lavorato bene come quella sera, avendo di fianco alla scrivania, anche se solo per pochi minuti, una bella ventenne con le mani legate in alto, una camicia che le copriva a malapena il pube e la bocca ben imbavagliata da un paio di fazzoletti ..

Saturday, May 18th 2013 - 08:33:36 AM
    
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Una storia di: Bonidar

Nastro adesivo da pacchi largo


Mi trovavo a casa mia a lavorare come al solito al computer. Improvvisamente bussarono alla porta. Andai ad aprire, e trovai una donna incappucciata che mi puntò immediatamente una pistola addosso. Mi intimò di entrare e di fare come lei mi ordinava, e non mi sarebbe successo nulla. Mi fece sedere alla sedia del mio computer, poi prese il nastro adesivo da pacchi che trovò sul tavolo e iniziò a legarmici alla sedia. Quel nastro era sul tavolo perché poco prima avevo praticato del self bondage. Lo facevo spesso quando ero solo. Adoravo legarmi ed imbavagliarmi da solo con il nastro adesivo da pacchi largo marrone. Per questo motivo, mentre la mia "ospite" era intenta a sequestrare tutto ciò che trovava di valore nella mia casa, il mio pene era in stato di erezione e si anche vedeva dato che indossavo un pantalone da tuta. Appena lei si accorse di ciò, si eccitò immediatamente, mi ficcò le sue mutandine, che si tolse prontamente, in bocca, e ve le sigillò con parecchi giri sempre di nastro adesivo. Poi mi abbassò i pantaloni e i boxer e iniziò a massaggiarmi l'uccello. Venni nel giro di 15 secondi. Le venni in faccia, e lei mi lanciò un ceffone e mi fece cadere con tutta la sedia. Dopodiché se ne andò con il bottino lasciandomi in quello stato di estremo eden erotico.

Thursday, May 16th 2013 - 06:15:40 PM
    
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Una storia di: Fulvio

MARY E MARCOS


( questo è il seguito della storia Nelle mani dei Narcos che vi ho raccontato a febbraio )
L’agente della CIA Mary X aveva ottenuto una settimana di licenza dopo la brillante operazione grazie alla quale aveva contribuito a smantellare la base del famoso narco trafficante Marcos..
Mary aveva affittato un’auto e dalla Colombia si era spostata in Venezuela, superando le Ande, diretta ad un albergo posto a più di 3.500 metri di altitudine, Los Frailes ( I frati ) ( tanti anni fa l’albergo di Los Frailes esisteva veramente, ed era un luogo magico )
Si trattava di una vecchia missione riadattata ad albergo, ed in effetti a vederla dal di fuori, mentre si stagliava bianca sul cielo di un blu intensissimo, sembrava di essere in un vecchio film western …
Non c’era molta gente, prese una camera poi si recò a cena, ma aveva poco appetito.
Dopo cena faceva abbastanza freddo, per cui si recò nel bar, dove ardeva un bel fuoco nel caminetto, ma c’era una finestra aperta: chiese al cameriere di chiuderla, ma lui rispose che non si poteva, altrimenti il fuoco bruciando avrebbe consumato troppo ossigeno ( questo piccolo fatto è vero )
Dopo aver sfogliato distrattamente una rivista si ritirò in camera. Prima ancora di accendere la luce si accorse di non essere sola, ma era troppo tardi: diverse mani la afferrarono, prima di tutto riempiendole la bocca con uno straccio, fermato da una corda, poi con una serie di corde che le avvolsero il corpo, stringendola in diversi punti. La luce si accese e vide alcuni uomini che le dissero
“ maledetta puttana, per colpa tua abbiamo perso la nostra base, e soprattutto il nostro comandante, che è sparito “
Mary si stava riprendendo dalla sorpresa, molto amara in quanto prevedeva che dopo cena sarebbe stata legata, ma non certo in questo modo. Mentre pensava questo si sentì un rumore fuori dalla porta, gli uomini spensero subito la luce, mentre uno di loro si avvicinò a Mary, puntandole il coltello alla gola, per impedirle il minimo mugolio.
La porta si aprì, ed entrò un uomo elegante, abbronzato, con la barba curata, e una borsa in mano. Disse
“ sono arrivato “
e accese la luce, ma invece di trovare la sua amata si vide di fronte i suoi ex-uomini che gli dissero
“ allora ci hai traditi “
“ no – rispose Marcos – volevo punire questa donna “
ma la risposta non era convincente, e gli altri uomini lo assalirono, riducendo in poco tempo anche lui all’impotenza.
“ maledetto bastardo – dissero gli assalitori - è bastata questa gallina yankee per farti dimenticare tutti i propositi di giustizia e di aiuto al nostro popolo “
Marcos avrebbe voluto risponde che il suo impegno non era cambiato, ma lo avevano imbavagliato strettamente e non poteva rispondere
“ uccidiamoli “
“ si, ma facciamoli godere un’ultima volta “
“ cosa? “
“ lasciatemi fare e ci divertiremo “
quello che parlava così era Carlos, il leader del piccolo gruppo, che si rivolse a Mary e con abili colpi di coltello la denudò completamente, lasciandole solo le mani legate e il bavaglio in bocca. Marcos era furente, ma era legato troppo saldamente per poter reagire in qualche modo. Carlos, minacciando Mary col coltello disse
“ se non vuoi che la uccida spogliati “
Marcos venne liberato ed anche se schiumava rabbia non poteva reagire. Carlos minacciando la donna obbligò Marcos ad assumere della cocaina, poi lo fece legare strettamente, mani, braccia e caviglie, e naturalmente uno stretto bavaglio e mettere in piedi sopra a uno sgabello.
Nel frattempo aveva legato le braccia di Mary dietro la schiena, poi aiutato da un altro, la piantò sull’uccello di Marcos, reso durissimo dalla droga.
Legarono un cappio al collo di Mary, legato ad una trave del soffitto, di modo che, se fosse caduta, si sarebbe strangolata da sola, legarono un altro cappio intorno al collo di Marcos, agganciato ad una corda che reggeva un peso; sotto la corda accesero una candela che, quando avrebbe raggiunto la corda, bruciandola avrebbe fatto cadere il peso, che avrebbe strozzato Marcos.
Mary non poteva reggersi, se non con le sue gambe dietro la schiena di Marcos, e grazie al fatto che era piantata sul pene di Marcos: lui doveva resistere in piedi, tenendosi un poco chinato, per cercare di fornire con le cosce un minimo appoggio alla donna, sperando che succedesse qualcosa prima che il fuoco consumasse la corda facendo cader il peso.
“ Dovresti essere contento – disse Carlos – morire con una donna piantata sull’uccello non è cosa da tutti “
e sghignazzando se ne andarono.
Se non ci fossero stati i cappi la situazione sarebbe stata eccitante: Marcos era in piedi, legato molto bene, imbavagliato con così tanta forza che non riusciva neanche a mugolare.
Mary era piantata sul suo uccello, che grazie alla droga sembrava di pietra, ed avendo le mani e le braccia legate dietro alla schiena si poteva reggere solo con la forza delle gambe e degli addominali. Il dramma erano i cappi, che da lì a poco li avrebbero soffocati …
Mary era imbavagliata e stava cercando di liberarsi strofinando la bocca contro il petto di Marcos, per chiamare aiuto, ma si accorse che ci sarebbe voluto troppo tempo.
Con uno sforzo disperato, facendo anche forza sul cappio che la stringeva, riuscì a portare le sue gambe fin sopra le spalle di Marcos, poi con uno scatto si slanciò verso il soffitto: se non fosse riuscita ad agganciarsi ad una trave sarebbe ricaduta impiccandosi da sola, ma era l’unica strada.
Riuscì ad attaccarsi al soffitto, poi, con la forza delle disperazione ed un po’ di fortuna, sfilò la testa dal cappio e si lasciò cadere a terra.
Lei era salva, ma il peso stava per cadere, strangolando Marcos. Fortunatamente Mary era sempre stata prudente, e il suo trolley aveva una lama estraibile contro la quale poteva fare forza per tagliare i legami.
Si liberò le mani e, senza neanche togliersi il bavaglio, e con le braccia ancora parzialmente legate, afferrò il peso e tolse il cappio dal collo di Marcos, facendolo scendere dallo sgabello.
L’uomo mugolava per essere liberato, ma lei, mentre si toglieva le ultime corde di dosso e il bavaglio di bocca disse:
“ che fretta c’è? “
e chinatasi prese a leccare l’uccello dell’uomo, ma dopo averlo eccitato ben bene si allontanò, andando verso il bagno.
Era un chiaro invito per l’uomo, che infatti saltellò verso il trolley e con la lama riuscì a liberarsi.
Quando Mary uscì dal bagno sperava di essere assalita da Marcos ed in effetti l’uomo la prese da dietro, stringendole le braccia e mettendole una mano sulla bocca, poi, portandola verso il centro della stanza le disse
“ te quiero yankee “ ( ti amo yankee )
la voltò verso di lui e la baciò, poi iniziò a legarla. L’uomo era eccitatissimo e manovrava la donna come una marionetta, desideroso di prendere il controllo di una donna così in gamba; Mary da parte sua adorava la furia di Marcos e si abbandonò a lui.
Dopo pochi minuti, si trovò sul letto, legata in un hog-tie molto stretto, con un fazzoletto in bocca ben annodato dietro la nuca.
Marcos la accarezzava sulla schiena, sul retro delle cosce, poi le infilò la mano in mezzo alle gambe e dopo pochi tocchi lei venne, sciogliendo la tensione per quello che era successo.
“ querida, tu sois una puta ( amore, sei una puttana ) - disse Marcos ridendo – non devi venire così in fretta “
e prese a sculacciarla, poi tagliò le corde che legavano le gambe, rovesciò Mary sulla schiena, sollevandola con grande facilità, ed entrò in lei, in quella che era la loro posizione preferita: la donna rovesciata con la schiena sul letto, con le mani legate dietro, le braccia legate al corpo e intorno al seno, la bocca imbavagliata e lo sguardo sognante a vedere l’uomo che la prendeva con così tanto ardore, strizzandole i seni e menando colpi fortissimi, ma dolci, dentro di lei.

Monday, May 13th 2013 - 10:06:01 AM
    
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Una storia di: The Intruder

Cucina



E’ una sera d’inverno , fuori piove e fa freddo, in un appartamento una bella signora è intenta a sistemare la propria cucina, è in vestaglia, indossa delle calze autoreggenti color carne. Concentrata sulla sua attività non si accorge che è entrato un uomo. Dall'armamentario che porta non deve avere buone intenzioni. Manette, corde e un bel foulard! E' chiaro che la bella signora è in pericolo....
Si apposta qualche istante ad osservare l’avvenente signora , sui 35 anni, altezza 165cm circa, seno prosperoso, gambe carnose. Il volume della televisione è abbastanza alto, quindi la signora non ha sentito rumori e non si accorge di nulla. L’uomo decide di agire..
Entra nella cucina facendo meno rumore possibile, la donna è di spalle, viene afferrata da dietro , con una mano le blocca il corpo e con l’altra le tappa la bocca. La signora ha un sussulto. “Fai la brava e non ti accadrà nulla” è l’ordine che viene impartito dall’uomo. Le toglie la mano dalla bocca, poi la fa appoggiare faccia al muro.
Dal suo marsupio tira fuori un paio di manette in acciaio “mani dietro la schiena”. La signora esegue. In pochi istanti è ammanettata. La donna si rivolge all’uomo: “prendi tutto ciò che vuoi ma non farmi del male”, lui con tutta tranquillità replica “ti ho detto di stare buona”, prende quindi il foulard, e dopo averlo infilato bello stetto tra i denti fa un bel nodo dietro la nuca.
La signora ormai è prigioniera, e non può fare altro che eseguire gli ordini e aspettare gli eventi. Viene condotta nel salone e fatta sedere su uno dei divani. L’uomo prende nel marsupio due matasse di corda. Con una lega le caviglie , facendo prima un paio di giri stretti e chiudendo il tutto con un altro nodo. Poi con l’altra matassa, procede a legarle le cosce, tirando su la vestaglia e facendo il nodo finale in prossimità dell’orlo delle autoreggenti.
Fa sdraiare la donna sul divano e la lascia imbavagliata e legata, poi si dirige nel bagno per dare sfogo a tutta la sua eccitazione. Durante questi minuti ne ha accumulata tanta. Tornato nel salone si siede sull’altro divano e accende la TV. Ogni tanto si gira ad osservare la donna, uno spettacolo. La signora inizia a mugolare “mmmpph, mmmpph”. Lui si alza le si avvicina, e dopo averle accarezzato le gambe le sussurra “devi stare buona e ancora presto”. Lei torna tranquilla.
Trascorre circa un’oretta , poi l’uomo spegne la televisione, e fa alzare la donna, la trascina in camera da letto, lasciandole le gambe legate e facendole fare dei piccoli saltelli. Non perde occasione, ovviamente, di aiutarla: le tiene infatti una mano sul sedere e le tocco costantemente le gambe. La signora continua a mugolare, vorrebbe almeno le slegasse le gambe, ma non se ne parla: dovrà arrivare legata in camera.
Con fatica arrivano nella camera da letto, la signora viene messa sul letto a pancia sotto, l’uomo le infila un dito dentro la passerina. Con un po’ di sorpresa si rende conto che la signora è estremamente eccitata!! Continua impietoso il massaggio e il respiro della donna si fa sempre più affannoso. Ormai inizia a godere. Tolto il dito, le toglie le manette, ma soltanto per farla girare, poi la signora è nuovamente ammanettata , però questa volta al letto.
L’uomo si abbassa i pantaloni, la sua eccitazione è massima, slega le caviglie e le cosce della signora e inizia a baciarla sul collo e poi sul seno, subito dopo la penetra. La signora emette una serie di gemiti che sono di piacere, non attendeva altro ormai. Un paio di minuti è l’uomo soddisfatto completa la sua opera.
La signora è stanca, del resto è prigioniera da più di due ore. Anche l’uomo è abbastanza stanco, così pensa bene di riposarsi un po’, non prima di aver nuovamente legato le caviglie della bella signora.

Thursday, May 9th 2013 - 11:21:05 PM
    
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Una storia di: Fulvio

LA SORELLA E LA MODELLA


Questa è una storia che mi ha raccontato mia sorella
Come vi ho già detto io ho un paio di modelle con cui faccio del bondage, e una delle due ama essere legata. Mia sorella da parte sua ha una certa familiarità con queste discipline, perché io l’ho legata alcune volte, e so che anche con i suoi fidanzati ha fatto pratiche simili.
Una sera mia sorella ha invitato a cena a casa sua F, la mia modella preferita, con cui io ho avuto anche dei rapporti sessuali (che vi ho raccontato). Tra un bicchiere di vino e l’altro alla fine erano abbastanza brille, ma mia sorella regge benissimo l’alcool e ha preso l’iniziativa. Come forse ricorderete tengo a casa sua la mia attrezzatura da bondage, per cui l’ha tirata fuori e scherzando ha legato le mani a F, poi le braccia e le caviglie. F rideva e lasciava fare.
Eccitata dalla situazione mia sorella ha iniziato a sbottonare la camicetta di F, poi, approfittando del fatto che l’aveva legata sotto il seno, le ha abbassato il reggiseno.
Ha fatto alzare F e le ha abbassato i pantaloni e le mutande fino alla caviglie legate.
F le ha detto
“fa che mettermi tutta nuda, tanto sono sbronza “
mia sorella non se lo è fatto ripetere e in poco tempo ha denudato completamente F, legandole le mani incrociate dietro la schiena, le braccia sopra e sotto il seno, le cosce e le caviglie, infilandole una ball-gag in bocca. Dopo un poco le ha tolto il bavaglio e F ha detto
“ non male, ma tuo fratello sa legare molto meglio. Slegami che ti faccio vedere “
mia sorella ma ha deciso di provare: dopo aver slegato F si è spogliata, poi le ha porto le mani. In tanti anni F ha imparato a maneggiare le corde, anche se di solito è lei ad essere legata, per cui ha avvolto mia sorella in una serie di corde, dopo averla portata in camera, di modo che potesse vedersi riflessa nello specchio. F le ha detto
“ sei molto eccitante così legata, ti dispiace se mi tocco mentre ti guardo ? “
mia sorella ha risposto
“ no, ma voglio vederti mentre lo fai “
“ non chiedo di meglio “
ha risposto F, che, dopo aver imbavagliato strettamente mia sorella si è sdraiata sul letto davanti a lei, iniziando a toccarsi. Dopo un poco mia sorella si è messa a mugolare e, dopo che F le ha liberato la bocca ha detto
“ ti prego, legami di modo che possa toccarmi anch’io“
detto fatto F le ha sciolto i polsi, legandola in modo che la mano destra raggiungeva comodamente il clitoride. L’ha di nuovo imbavagliata, poi a sua volta si è messa la ball-gag ammanettandosi le mani sul davanti.
Così le due donne, una in piedi, legata con corde su tutto il corpo, imbavagliata con un grosso foulard annodato, l’altra sdraiata sul letto, ammanettata e imbavagliata, si sono accarezzate guardandosi, terminando la serata con un piacevolissimo orgasmo.

( purtroppo non è una storia vera, ma solo una vera fantasia di mia sorella. )

Tuesday, May 7th 2013 - 05:41:20 PM
    
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Una storia di: Fulvio

RE PER UNA NOTTE - SECONDA PARTE


Dopo essersi sfogato tornò a guardare quelle belle donne sue prigioniere: erano tutte alte e muscolose, le bianche erano abbronzate, la messicana e la nera avevano la pelle con riflessi di ebano.
Le corde sottolineavano la loro bellezza, perché i seni erano sodi e sporgevano da in mezzo alle corde, mentre le lunghe gambe risaltavano tra i giri che le stringevano alle caviglie ed alle cosce. Quanto ai culetti tonici e alti, la corda che passava in mezzo li rendeva più che mai desiderabili.
Le ragazze erano bendate, Charlie tolse le bende, perché avevano tutte degli splendidi occhi. Se avessero potuto lo avrebbero incenerito con lo sguardo, ma oltre ad essere ben legate lui aveva ancora il filmato sul cellulare.
Decise di legarle a due a due, l’una contro l’altra, seno contro seno, con ampi giri di corda intorno alle braccia ed alle cosce. Tolti i bavagli le costrinse a mordere una canna di bambù, di modo che i visi rimanevano un po’ affiancati, poi, infilata una corda all’interno del bambù, la fece passare dietro la nuca delle due donne, stringendole insieme..
Le donne legate a due a due formavano un gruppo quanto mai erotico.
Dato che erano dispari lui aveva lasciato da parte Carmen, la sua favorita, alla quale aveva sostituito il bavaglio di stoffa con un pezzo di bambù di traverso tra i denti, legandolo dietro la nuca con una corda che ci passava in mezzo.
Il tempo passava e Charlie, che praticava spesso il self-bondage, sapeva che presto le ragazze avrebbero iniziato a soffrire per le corde che le stringevano, e lui prima di rilasciarle voleva assolutamente vederle in un hog-tie.
Per prima cosa sollevò Carmen, adagiandola sul tappeto: le liberò i piedi per togliere gli stivali, poi legando i piedi li tirò in avanti agganciandoli alle braccia legate, realizzando in poco tempo un hog tie degno di nota. Purtroppo aveva promesso di non fare foto, altrimenti sarebbe stato uno spettacolo degno di essere immortalato.
Fece la stessa cosa con le altre: prima sciolse i gruppi, mise loro un bavaglio confortevole, perché sapeva che le aveva già stancate molto, poi togliendo gli stivali le mise a terra.
Dopo pochi minuti aveva davanti a se lo spettacolo di cinque donne nude e mugolanti, legate a terra con degli hog-tie quasi perfetti.
Charlie sapeva che non aveva più molto tempo, e disse:
“ so che siete stanche, per cui sono disposto a lasciar andare quattro di voi, se quella che rimane è disponibile a farmi un pompino, o almeno a lasciare che io mi faccia una spagnola da solo con le sue tette. Non scandalizzatevi, so bene che lo fate con i ragazzi della squadra di football “
Le ragazze iniziarono a mugolare tutte insieme, lui tolse i bavagli e poi disse
“ io vado in bagno, decidete con calma “
in bagno dovette resistere alla tentazione di masturbarsi. Tornando in camera guardò bene quello spettacolo meraviglioso, cinque bellezze legate una accanto all’altra, poi disse
“ mi è venuta un idea “
“ mentre ti toccavi il pisellino? “
chiese spezzante Jill
“ non ho voglia di discutere e voglio darvi una possibilità: darò un numero ad ognuna di voi poi tireremo un dado e quella estratta si fermerà qui con me. Se per caso il dado segnasse uno vi lascerò andare tutte. Anzi – aggiunse – lo farò tirare da te “
Le ragazze dopo essersi guardate un attimo accettarono, Charlie slegò Jill che tirò il dado che si fermò sul sei, il numero di Carmen.
Prima che la messicana potesse lamentarsi lui la imbavagliò, poi si mise a liberare le altre. Come da accordi cancellarono il filmato e le altre ragazze uscirono. Rimasto solo con Carmen le disse
“sono felice che tu sia stata estratta, non sei una stronza come le altre “
nel dire questo la liberava, e quando rimasero solo le mani legate dietro la schiena disse
“ avrai bisogno del bagno “
e la condusse di là; poi la fece sedere sul bidet ( una lussuosa dotazione di quel college ) e le disse
“ dammi cinque minuti, poi se me lo chiedi ti libererò.”
Carmen era frastornata, per cui non si oppose quando lui iniziò a toccarla e ad accarezzarla dolcemente. Abituata alle ruvide maniere dei ragazzi del football la dolcezza di quel tocco leggero la mandò rapidamente in estasi, e meno male che era imbavagliata, altrimenti i suoi gemiti avrebbero svegliato i ragazzi delle camere vicine.
Felice nel vedere che Carmen apprezzava il suo tocco, Charlie la portò di là, la fece sedere in poltrona legata blandamente e le fece avere un paio di orgasmi in rapida successione. Poi le disse
“ ora toccherebbe a me, ma se non vuoi non sei obbligata a farmi niente “
Carmen si mise a fargli un pompino, aiutandosi con le mani che erano legate sul davanti; Charlie non aveva mai provato in vita sua una sensazione così dolce, al punto che venne in pochi attimi, schizzando copiosamente la ragazza che, sentendolo venire, aveva tolto il pene dalla bocca continuando a manovrarlo con le mani.
“ accidenti – disse Carmen con il viso sporco di sperma – ne avevi una dose incredibile “
“ scusami scusami – disse lui pulendole il viso con una salvietta – purtroppo non ho esperienza e così ti ho sporcata tutta. E ti voglio confessare che il dado era truccato e si è fermato sul sei perché tu mi piaci e volevo te… “
“ bel modo per dimostrarmi il tuo amore, riempirmi la faccia di sperma - – disse lei, ma sorridendo - adesso però liberami perché sono stanca e vorrei farti una proposta “
Alcune sere dopo Carmen era in camera sua. Entrò una ragazza, a cui lei disse
“ spogliati, poi verrai legata, bendata e imbavagliata, dopo verrai fatta godere in un modo così dolce che non hai mai provato “
La ragazza in poco tempo era nuda, Carmen la legò in piedi, mani dietro la schiena, le braccia legate, poi dopo averla bendata e imbavagliata fece entrare Charlie, che era nascosto in bagno.
Lui iniziò a sfiorare la donna legata, che in pochi attimi stava già rantolando, e venne molto in fretta. Carmen da parte sua guardava lo spettacolo, accarezzandosi …
“ che te ne pare ? – disse Carmen – una cosa del genere non l’avevi mai provata vero? “
La ragazza non poteva rispondere, ma annuì vigorosamente.
Dopo altri due orgasmi Charlie si nascose e Carmen, dopo averla slegata, fece uscire la ragazza, che le diede del denaro.
Tornato nella stanza lui chiese a Carmen
“ ma perché lo fai? “
diceva questo mentre la stava legando, perché l’accordo prevedeva che alla fine della serata avrebbero fatto del sesso
“ a parte che mi danno 20 dollari per seduta, io sono bisessuale ma prevalentemente lesbica, e vedere queste bellezze legate che si contorcono nell’orgasmo mi fa impazzire di piacere. E adesso smettila di parlare, imbavagliami e fammi godere: dopo il terzo orgasmo ti farò un pompppphhhh “

Sunday, May 5th 2013 - 10:32:52 AM
    
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Una storia di: KRISTEN

prigioniera


quella sera sono andata a ballare con due amiche. avevo litigato con il mio fidanzato.
volevo una serata spensierata durante la quale essere ammirata, dimenticando così la discussione che aveva portato me ed il mio ragazzo ad una almeno temporanea rottura.
durante la serata mi sono separata dalla mie amiche per recarmi alla toilette: lì vengo importunata da tre uomini sulla quarantina: uno di loro prova ad allungarmi le mani e tutti fanno sgradevoli commenti sulla mia minigonna.
Interviene un ragazzo più giovane, molto carino, grazie al quale i tre si allontanano. Più tardi noto con sollievo che escono dal locale. Il giovane si presenta e facciamo conoscenza: sembra cordiale e perbene. Mi offre da bere e passiamo la serata assieme.
Le mie ammiche vanno via prima, io però ho l'auto per conto mo ed il giovane, che dice di chiamarsi Lorenzo, mi assicura che mi accompagnerà al parcheggio.
Io ho brvuto più del solito, la serata è davvero particolare, ma non mi dispiace restare ancora un pò nel locale con il mio nuovo, avvenente amico.
Giunti al parcheggio, quando è quasi l'alba, Lorenzo mi accompagna. Vicino alla macchina però prende la mia borsa e cerca le chiavi dell'auto, che apre lui stesso. Quel gesto mi piace poco, ma sono assonnata e un pò brilla.
"Siediti in macchina"
lo dice in tono vagamente minaccioso ed apre lo sportello posteriore.
Mi siedo senza rifletterci
In un attimo mi sento spingere al centro del sedile posteriore e gli sportelli dell'auto si aprono e chiudono rapidamente.
Sento Lorenzo dire "è fatta... andiamo!"
Due dei tre uomini conosciuti nel locale, quelli che mi avevano importunato, sono seduti dietro e mi tengono bloccata allo schienale del sedile.
Davanti siede il terzo uomo e alla guida c'è Lorenzo.
"sei contenta puttana?ora non ci interromperà nessuno" mi dice uno dei due seduto vicino a me, mentre non posso evitare di essere baciata sulla bocca e il seno, lasciato scoperto dalla camicetta che viene sbottonata da entrambi.
Lorenzo mi assicura che farò molto felici tutti e quattro.
Mi portano a casa mia.
Ho confidato a Lorenzo che vivo da sola.
Sono quindi sicuri che potranno fare tutto quello che vogliono.
Abito in una villetta vicino alla campagna.
Mi fanno scendere dall'auto dopo che Lorenzo e l'altro seduto davanti scendon oa controllare che nessuno ci veda.
La mano pesante di uno dei due mi tappa la bocca e rapidamente mi portano dentro casa.
Una volta dentro mi fanno indossare alcuni capi di biancheria intima e mi obbligano a cucinare per loro.
Ho indosso solo slip e reggiseno, un paio di reggicalze e scarpe molto alte.
"Fai come ti diciamo sgualdrina, e non saremo costretti a legarti"
Mangiano, saccheggiano la casa rubando quello che possono.
"Vai a prepararti" conclude Lorenzo "Truccati e raccogliti i capelli" mi ordina.
Chiedo di poterlo fare in bagno.
IL bagno infatti ha una finestra.
Loro sono così eccitati che accettano al pensiero di prolungare l'attesa.
IO però rapidamente giro la chiave e chiudo la porta.
Tento di uscire dalla finestra e scorgendo in lontananza alcune persone grido aiuto a scuarciagola.
In pochi minuti perà sento sfondare la porta del bagno.
Vengo raggiunta e portata fuori dal bagno da due, mentre un terzo chiude la finestra.
Sento urlare Lorenzo "dannata troia, se qualcuno ti ha sentito ti ammazzo"
Uno di loro mi tine saldamente la mano sulla bocca.
"Facciamola stare zitta, non possiamo rischiare"
Lorenzo esce a controllare che nessuno abbia sentito le mie urla.
In tre mi portano in camera da letto.
Uno di loro ha recuperato dalla cassetta dei medicinali un rocchetto di cerotto medicale di tela.
Lo adoperano per legarmi polsi e caviglie. Poi mi fanno aprire la bocca.
Mi obbligano a mettere della stoffa per riempirla.
"Adesso starai zitta"
Cerco di sputarla ma viene premuta con forza e mentre con una mano stretta uno impedisce che me ne liberi, un altro riprende il rocchetto del cerotto e assicura il bavaglio tappando la bocca.
"giraglielo dietro la testa" ordina Lorenzo, rientrato da fuori, sollevato dall'aver constatato che nessuno ha sentito gridare.
"il bavaglio deve stare fermo" precisa
Il complice mi mette il cerotto sulla bocca avvolgendolo dietro la nuca, con almeno tre giri.
Il bavaglio così è molto stretto. E' impossibile toglierlo.
"Ora che ha la bocca chiusa la sistemiamo per bene"
"imparerà a uscire la sera vestita come una sgualdrina"
Iniziano a spogliarmi e baciarmi tutti e quattro assieme.
......................continua..............

Sunday, May 5th 2013 - 12:50:19 AM
    
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Una storia di: Fulvio

RE PER UNA NOTTE


Charlie era il classico primo della classe, bruttino e sfigato. Viveva nel campus di un liceo americano, ma nonostante l’abbondanza di belle ragazze non aveva mai avuto avventure, ed era spesso oggetto di derisione da parte delle cheerleaders della squadra di football.
A volte però la buona sorte si ricorda anche degli sfigati, per cui una notte, mentre tornava da una conferenza, vide le cosiddette top five, cioè le cinque ragazze più belle e più stronze della scuola, che uscivano dalla finestra dell’ufficio del preside e, senza farsi vedere, riuscì a riprenderle con il suo telefonino, grazie ad uno dei suoi gadget tecnologici che permetteva le riprese quasi al buio ….
Quando il mattino dopo il preside chiamò tutti in palestra, per minacciare di espulsione i vandali che nella notte gli avevano devastato l’ufficio, Charlie si avvicinò a Jill, l’indiscussa reginetta del gruppo, e le fece vedere il filmato. Lei rimase impietrita ed accettò senza fiatare le richieste di Charlie.
Quella sera alle 21 le top five bussarono alla stanza di Charlie, a cui in tempi normali non si sarebbero neanche avvicinate. Lui le fece entrare e loro si tolsero gli impermeabili, sotto i quali avevano celato il costume da cheerleader. Si trattava di una specie di bikini, solo un po’ più grande, portato con degli stivaletti bassi.
Charlie le fece mettere in fila, poi passò dietro a loro e, con calma e metodo, legò ad ognuna le mani dietro la schiena, con i polsi incrociati; poi ripartendo dalla prima, mise loro un bavaglio sulla bocca, una striscia di stoffa che era praticamente inutile perché erano ammutolite dalla tensione. Infine, mostrando loro le immagini che scorrevano sul telefonino, disse
“ come ho concordato con Jill al termine della serata cancelleremo il filmato che vi riprende mentre uscite dall’ufficio del preside, voi però per questa notte mi dovrete ubbidire. Non vi richiederò prestazioni sessuali, ma mi limiterò a legarvi in varie posizioni, naturalmente dopo avervi spogliate. Qualche domanda? “
Jill si mise a mugolare e Charlie le tolse il bavaglio
“ chi ci garantisce che lo distruggerai? E che non ci violenterai mentre siamo legate? “
“ nessuno – rispose Charlie – ma sapete che sono un bravo ragazzo e vi dovete fidare. D’altronde non siete nella condizione di avanzare pretese. “
Le mise nuovamente il bavaglio, poi si allontanò di qualche passo per rimirare le sue prede:
due di loro erano bionde, occhi verdi e capelli lisci, una era afro –americana con lunghi capelli ondulati, Jill era castana con gli occhi azzurri mentre Carmen, di cui Charlie era segretamente innamorato, era di origini messicane e il costume faticava a trattenere le sue forme generose.
Iniziando proprio da lei Charlie prese a slacciare i reggiseni, che si aprivano sul davanti, legando le braccia al corpo con una corda che passava sopra e sotto il seno. Dopo aver finito il giro, ricominciando da Carmen, slegò i polsi in modo da poter sfilare il reggiseno, legandoli nuovamente in modo diverso, cioè con le mani che impugnavano il gomito dell’altro braccio. Infine con un ultimo giro passò una corda a stringere i seni delle ragazze, girando intorno al collo ed alle altre corde.
Le ragazze fremevano, sia per la loro situazione che per la lentezza e metodicità di Charlie, che si voleva godere ogni momento. Tolse il bavaglio a Carmen che si agitava molto e lei gli disse
“ sei un pervertito, lasciaci in pace “
“ mi piace la tua voce – rispose il ragazzo – ma non devi dirmi certe cose “
e le riempì la bocca con un fazzoletto, legandoci nuovamente sopra il bavaglio, a tenerlo ben stretto.
“ qualcun’altra ha qualcosa da dire ?“
chiese Charlie, ma le ragazze si guardarono bene dal mugolare, per non finire imbavagliate come Carmen.
“ non importa – riprese lui – preferisco prevenire “
e iniziando da Jill, incurante delle loro proteste, riempì ad ognuna la bocca con stracci e fazzoletti, tenuti fermi dalla striscia di stoffa. Non contento ripassò tutte le ragazze, arrotolando la striscia di stoffa per poterla inserire tra le labbra, e non sopra a coprirle, spingendo ancora più in profondità il bavaglio.
Fatto questo si avvicinò a Carmen e si mise a toglierle gli slip. Lei faceva resistenza, ma mostrandole il telefonino che conteneva il filmato la ridusse all’obbedienza.
Le tolse gli slip, poi le passò una corda intorno alla vita, incrociandola e facendola scendere tra le gambe per poi allacciarsi nuovamente dietro alla stessa corda.
Sulla corda che scendeva praticò un grosso nodo che, con notevole abilità, riuscì a posizionare proprio sopra il clitoride della ragazza, che mugolava inferocita, ma che come sola risposta si ritrovò con le gambe legate alle cosce ed alle caviglie, senza sfilare gli stivali, cosa che a lui pareva estremamente erotica.
Naturalmente anche le atre subirono lo steso trattamento, per cui alla fine Charlie si sedette comodamente in poltrona a godersi uno spettacolo unico: le top five, le più belle ragazze della scuola, erano lì in piedi davanti a lui, nude, con indosso solo gli stivaletti, legate e imbavagliate, ed anche se non poteva praticare sesso con loro, la vista era impagabile.
Dopo alcuni minuti di quello spettacolo la sua eccitazione era al limite, per cui, anche se gli piaceva vedere gli sguardi infuriati delle ragazze, le bendò per potersi masturbare guardandole, di modo da calmarsi un poco … la notte era ancora lunga …

Continua

Thursday, May 2nd 2013 - 12:53:49 AM
    
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Una storia di: peru

Domenica tardo pomeriggio (finale)


Da: farfallina@qmail.it
Oggetto: Guarda chi si vede
Allegati: giocattolino1.jpg (1,2 MB)


Ciao, come stai?
Come è andata ieri sera? Ci hai messo tanto a liberarti? O magari sei ancora tutto incatenato? No, non credo, altrimenti non potresti leggere la mail. O forse sì, chissà, un po' scomodo con le mani dietro la schiena. O magari ti sei legato con le mani davanti stavolta. Ma Francesca lo sa che passi le giornate girando per casa nudo e ammanettato? Se vuoi le mando le foto......

A proposito, sono venute benissimo. Te ne mando intanto una, poi man mano ti spedisco le altre. Piaci a una mia amica, sai? Dice che stai benissimo con la pallina in bocca. Magari combiniamo anche con lei la prossima volta.

Comunque complimenti, ti eri incatenato proprio bene, io non so se avrei saputo fare meglio. Ma vedremo anche questo la prossima volta. Sappi che sono molto brava con le corde, se ti fa piacere. Ma penso proprio di sì....
Adesso ti saluto, devo studiare. Mi raccomando, pulisci bene in cucina. E riposati un po', ti voglio in forma.....

Baci baci (sulla guancia e sulla pallina in bocca)

Giovanna

Wednesday, April 24th 2013 - 12:02:34 PM
    
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Una storia di: Fulvio

DR. LIVINGBOUND, I PRESUME – QUARTA PARTE


Nei giorni seguenti il dottore si sentiva molto in colpa verso la Lady, che era costretta a servirlo sia curando la capanna e preparando i cibi, sia soddisfacendolo sessualmente.
La donna invece amava questa sua condizione, accettando con piacere la continua nudità e le corde e i bavagli che le venivano spesso applicati.
Alla sera le vecchie del villaggio la venivano a preparare per la notte: era riuscita ad entrare nelle loro grazie, per cui la legavano in modo non troppo stretto, a braccia e gambe spalancate, e le mettevano un confortevole bavaglio abbastanza pulito, ricavato da qualche vecchia stoffa.
Dopo alcuni giorni decise di affrontare il discorso con il dottore, che si stava incupendo sempre più. Quella sera lei era legata mani e piedi, seduta a terra, naturalmente nuda, mugolò per farsi togliere il bavaglio e disse
“ dottor Livingbound, voi dovete smetterla di tormentarvi per niente. Non avete ancora capito che io sono innamorata di voi e che per me non c’è miglior sorte che essere la vostra schiava? “
disse queste parole tutto di un fiato, perché temeva che poi le sarebbe mancato il coraggio per farlo
“ abusate di me finché volete, non rimpiango certo il mio castello, anche se ovviamente preferirei dividerlo con voi, essendo la vostra schiava ma contemporaneamente la vostra devota moglie “
il dottore rimase senza parole, si diresse verso la donna che sperava in un bacio, ma lui le mise il bavaglio ed uscì senza parlare.
Tornò dopo almeno un’ora; nel frattempo erano venute le vecchie per cui Lady B era stata legata sul giaciglio, a braccia e gambe spalancate, e con la bocca ben chiusa. L’uomo non la guardò in volto, e iniziò a penetrarla con forza , quasi con violenza, a differenza di quanto cercava di fare di solito. La donna ne fu sorpresa, ma la cosa non era affatto sgradevole, per cui dopo poco si trovò a rantolare per un travolgente orgasmo
Dopo essersi sfogato il dottor Livingbound le disse
“ scusatemi Milady, ma ho voluto riflettere prima di farvi una proposta, e dato che quanto sto per chiedervi è per me importantissimo, ne è nata questa straordinaria eccitazione che ho appena sfogato con voi “
detto questo le fece una richiesta che la donna accettò subito.
“ bene – disse il dottore – parlerò con il capo, lui sa che sono un uomo bianco fin dal giorno in cui gli ho salvato la vita con le mie medicine; Sono sicuro che capirà, perché noi li chiamiamo selvaggi, ma in realtà hanno solo una cultura diversa dalla nostra “


ALCUNI MESI DOPO

La porta della camera da letto di Lady Bondagette nel castello di famiglia si aprì cigolando.
Un uomo entrò, richiudendola con la chiave che aveva utilizzato per entrare.
L’interno era arredato in modo particolare: da un lato vi era un letto a baldacchino con strani inserti in ferro ai piedi ed alla testiera, in centro vi erano una grossa sedia, con numerose cinghie attaccate, un tavolone, altre sedie, una poltrona, infine lungo una parete vi erano ferri ed anelli che sporgevano dal muro, e una croce di Sant’Andrea in un angolo.
A questa croce era strettamente legata Lady Bondagette, nuda, con la bocca chiusa da una mascherina in cuoio annodata dietro la nuca.
Il dottor Livingbound si avvicinò alla donna, le liberò la bocca e le disse
“ allora mia cara, come vi è sembrata la prima notte di nozze ? “
“ la prima di una lunga serie di notti di piacere, mio signore – rispose la donna – ma ora vi ricordo che avevate promesso di frustarmi “
“ ogni cosa a suo tempo, mia docile schiava “
e dopo averle rimesso il bavaglio si sedette comodamente in poltrona ad ammirare la sua giovane moglie, la cui bellezza, esaltata dalle numerose corde, era seconda solo alla sua intelligenza ed al suo coraggio …

Wednesday, April 24th 2013 - 08:50:59 AM
    
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Una storia di: Fulvio

DR. LIVINGBOUND, I PRESUME – TERZA PARTE


“ Milday – disse il dottore – conosco la vostra fama di donna intrepida, e mi duole fare la vostra conoscenza in circostanze così spiacevoli, ma purtroppo non abbiamo il tempo di conversare. Adesso sarò costretto a possedervi, poiché le vecchie della tribù vedono tutto, anche all’interno delle capanne, e se io non vi prenderò con la forza il capo penserà che non ho gradito il suo dono “
“ non temete dottore – rispose la donna – conoscevo i pericoli che correvo quando ho scelto di fare l’esploratrice e considero una fortuna essere deflorata da voi “
in realtà la donna era stata iniziata al sesso in gioventù da un cugino più grande di lei durante le vacanze nel castello della nonna, e nelle sue esplorazioni aveva avuto alcuni amanti, molto selezionati per conservare il riserbo, indispensabile per non urtare la rigida morale Vittoriana
“ se riusciremo a tornare in Inghilterra sarà mio dovere offrirvi un matrimonio riparatore, ma per ora devo limitarmi alla parte sgradevole “
“ sono così brutta che trovate sgradevole il pensiero di penetrarmi ? “
disse maliziosamente Lady B sdraiandosi sul giaciglio di foglie e pelli
purtroppo però il membro di Livingbound non ne voleva sapere di alzarsi, per cui dopo diversi tentativi lui le disse
“ Milady, la mia vergogna non fa che aumentare, ma mi vedo costretto a chiedervi di servirmi con la vostra deliziosa bocca, altrimenti non sarò in grado di possedervi “
la donna si alzò con finta rassegnazione, in realtà era ben felice di ciò che stava per fare
“ non so se sapete come si fa .. “
mentre lui iniziava a parlare lei gli aveva già afferrato il pene, grazie alle mani legate sul davanti, e se lo era portato alle labbra, iniziando a leccarlo dolcemente.
In pochi attimi Livingboud fu pronto, rovesciò la donna sul giaciglio, le tirò le mani legate sopra la testa, agganciandole ad un paletto piantato in terra ed entrò il lei con foga.
Lady B fece finta di urlare, in realtà per lei era una penetrazione dolcissima, perché era da sempre segretamente innamorata del dottore.
Fu un rapporto abbastanza lungo, al termine del quale Livingbound imbavagliò la donna, le legò le gambe ad altri due paletti, di modo che rimanessero spalancate, poi le disse
“ vi lascio riposare, ma più tardi dovrò possedervi ancora “
Lei annuì silenziosamente, ma avrebbe voluto dirgli che non vedeva l’ora…
Fu una notte stranissima, con il dottore che dopo ogni rapporto non la finiva più di scusarsi, mentre la donna era felicissima di fare l’amore con lui. Finalmente trovò le parole e gli disse
“ dottore, vi ringrazio per la vostra sensibilità, ma data la situazione possiamo considerare il nostro come un matrimonio imposto da circostanze eccezionali e quindi non dobbiamo aumentare le difficoltà con i sensi di colpa, ma godere dei pochi attimi lieti che possiamo avere “
detto questo si sdraiò con un chiaro invito e il dottore, più rilassato, riuscì ancora una volta a fare il suo dovere.
Il mattino dopo le donne dovevano andare a prendere l’acqua ad uno stagno poco lontano.
La Lady e le altre due nuove prigioniere erano imbavagliate ed avevano le mani legate da una liana abbastanza lunga da permettere loro di portare i recipienti dell’acqua.
Lady B si mostrava docile, ancora estasiata per la notte d’amore con il dottore, mentre le altre due donne erano piuttosto riluttanti. Infatti giunte allo stagno colpirono le due vecchie che le accompagnavano e si misero a fuggire, dopo aver fatto invano cenno a Lady B di scappare con loro. Lei invece si prese cura delle due vecchie e tornò al campo con loro.
Sapendo della fuga delle altre due il dottore le disse
“ siete stata saggia, quelle donne non andranno lontano e la loro sorte sarà terribile “
Alcune ore dopo infatti, dopo aver già fatto l’amore un paio di volte, delle urla li richiamarono fuori dalla capanna: le due fuggitive erano state catturate ed adesso erano in piedi in mezzo alla radura, legate con delle liane così strette che segavano loro la pelle, mentre quella che chiudeva la bocca sembrava penetrare fino in gola.
Lady B da parte sua guardava la scena con le mani legate dietro la schiena, imbavagliata da una liana dal gusto dolce, piccolo pensiero del dottore che, costretto a trattarla come una prigioniera, cercava di non farle troppo male.
Ad un cenno del capo le due prigioniere vennero legate a terra, a quattro paletti che le tenevano a braccia e gambe spalancate, poi ad un secondo cenno i notabili della tribù si avvicinarono per violentarle. I primi furono Kulkan e lo stregone, cioè il dottore, e Lady B provò un forte senso di gelosia mentre lo vedeva penetrare un’altra donna, anche se era una violenza. Il peggio per lei doveva ancora venire perché, mentre tutti i membri della tribù a turno stavano violentando le due donne, il capo disse
“ mio saggio stregone, mi dicono che tu tratti un po’ troppo bene la tua prigioniera. Avanti, fammi vedere che sai come va usata una femmina “
lui lanciò uno sguardo triste alla donna, entrando nella capanna, lei rimase fuori, sotto gli sguardi di tutto il villaggio, perché ormai la sorte delle due prigioniere non interessava più a nessuno, salvo ai pochi che non le avevano ancora violentate.
Il dottore uscì con una vistosa erezione, tagliò le liane che legavano la donna, le tolse il bavaglio e la costrinse a quattro gambe, poi sussurrandole
“ stringete i denti e scusatemi “
le entrò con violenza nell’ano. L’urlo della donna questa volta era genuino, ma grazie al fatto che l’uomo dentro la capanna si era spalmato il membro con un unguento, il dolore passò presto e la donna dovette urlare per finta. Fu una lunga sequenza, al termine della quale il capo era soddisfatto e si congratulò con il dottore, mentre le vecchie presero Lady B e la riportarono nella capanna dello stregone, legandola al giaciglio.
La donna era stremata, ma sperava che Livingbound avesse ancora la forza per un ultimo rapporto ben più dolce di quello che aveva appena subito.
Continua

Monday, April 22nd 2013 - 08:56:59 AM
    
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Una storia di: Fulvio

DR. LIVINGBOUND, I PRESUME – SECONDA PARTE


Il capo si avvicinò alle donne e, vedendo le due più piccole e brutte, disse
“ non sono degne di me – poi urlò – Kunte, vieni, te le regalo “
un uomo piccolo e deforme uscì dal gruppo, accompagnato da due simili a lui e ringraziando a gran voce il capo tagliò i legami che attaccavano le donne al palo, poi frustandole con una liana le spinse verso la sua capanna. Le due donne avevano le braccia legate, erano imbavagliate ed essendo state legate per tanto tempo facevano una certa fatica a muoversi, ma lui le colpì implacabile fino a farle entrare nel suo tugurio
“ quelle ragazze faranno una brutta fine – disse la vecchia a Lady B – ma tu preparati a lottare per la tua vita “
Infatti il capo disse
“ queste tre donne sono degne di me, ma solo una sarà mia, ho già troppe mogli. Le altre le regalo una al mio saggio stregone e l’altra a Kulkan, il guerriero più forte “
costui avanzò e le sue dimensioni erano ancora più incredibili di quelle del capo. Lady B immaginando quell’enorme membro dentro di lei capì che non sarebbe sopravvissuta, ma le alternative non è che fossero tanto migliori.
Le donne vennero slegate e portate al centro della radura
“ora lotterete a mani nude tra di voi – disse lo stregone – e la vincitrice sarà la degna sposa del capo, mentre io e il prode Kulkan ci divideremo le altre due “
Lady B era abile nella lotta, ma le altre due donne erano sicuramente molto forti. Iniziarono a studiarsi, girando in tondo, poi, come era facile prevedere, le due indigene si avventarono insieme contro lady B. Presero alcune delle liane con cui erano state legate e, nonostante la tenace resistenza della donna bianca, la legarono strettamente, incaprettandola.
Infatti le legarono le mani dietro la schiena, poi le braccia, le gambe all’altezza delle cosce e delle caviglie, infine collegarono il tutto con una corda che univa le braccia con le caviglie, passandola anche intorno al collo della Lady che, sdraiata a pancia in giù, ad ogni movimento si sentiva soffocare. La sensazione di soffocamento era aumentata dal bavaglio che la solita vecchia le mise rapidamente in bocca, un lurido straccio annodato.
La depositarono ai piedi del capo, che la usò come poggia piedi, incitando le altre due donne a tornare a combattere.
Le due indigene lottarono a lungo, mentre Lady B, trovata un posizione in cui riusciva a respirare, cercava di non farsi prendere dallo scoraggiamento. Finalmente una delle due donne riuscì a prevalere, portando l’altra davanti al capo, dopo averle legato le mani dietro la schiena ed averla imbavagliata con una liana.
Il capo le disse
“ brava, da domani sarai mia “
Fece un cenno alle sue mogli che presero la vincitrice e la legarono strettamente, imbavagliandola prima di portarla via
“ dimenticavo – disse il capo – stanotte sarai sola con le mie mogli, che non saranno di certo tenere con te “
detto questo con un calcio fece rotolare Lady B accanto all’altra guerriera sconfitta e chiamò Kulkan, perché scegliesse la sua donna. Il guerriero guardava con cupidigia la pelle bianca di Lady B, ma lo stregone gli sussurrò
“ hai visto come è piccola tre le gambe? La ucciderai con pochi colpi “
il guerriero capì che era vero e scelse l’indigena
Lo stregone così prese Lady B, tagliò le liane che le stringevano il collo e le gambe e la portò nella sua capanna. Lì giunto si limitò a legarle le mani sul davanti, poi appena furono soli le tolse il bavaglio e, con sua grande sorpresa, Lady B disse
“ il dottor Livingbound, I presume “
“ Milady, come avete fatto a riconoscermi sotto queste pitture corporali e la maschera?”
“ perdonatemi dottor Livingbound, ma tra tutti quegli uomini eravate l’unico con un membro di dimensioni normali, anche se rispettabili “
Ed arrossì per la sua stessa audacia.
Continua..

Friday, April 19th 2013 - 06:01:56 PM
    
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Una storia di: Fulvio

DR. LIVINGBOUND, I PRESUME


Tutti conoscono la vicenda del dottor Livingstone, disperso in Africa intorno al 1870
e ritrovato dal dr. Stanley, che pronunciò la famosa frase " il dottor Livingstone, suppongo" Pochi però conoscono la storia del dr. Livingbound, che più o meno nello stesso periodo rimase introvabile per qualche tempo in Africa.
Alla sua ricerca si erano mossi in tanti, principalmente la famosa esploratrice lady Bondagette, che era segretamente innamorata di lui.
La spedizione di lady Bondagette, detta più semplicemente Lady B, avanzava faticosamente nella foresta africana. Il caldo era soffocante, ma la donna, l’unica europea del gruppo, non perdeva la sua abituale eleganza, indossando i famosi pantaloni che avevano creato tanto scandalo in Inghilterra.
In effetti era una bellissima donna, alta, bionda, con un seno prosperoso e sodo, gambe forti e muscolose ed un meraviglioso culo che riempiva bene i pantaloni, tanto che i colleghi che lo avevano visto lo chiamavano l’ottava meraviglia …
Ad un tratto la foresta si fece silenziosa, segno inequivocabile di pericolo, lady B fu subito in allarme ma prima che potesse afferrate il fucile una rete cadde dall’alto ad avvolgerla, mentre dei selvaggi mascherati ed urlanti misero in fuga i componenti della spedizione, che non tentarono neanche di reagire.
La donna cercò di mantenersi calma, e provò a parlare in uno dei tanti dialetti locali che conosceva, ma i selvaggi, tolta la rete, la legarono strettamente, con le mani lungo i fianchi, utilizzando delle liane molto elastiche. Dato che continuava a cercare di parlare quello che sembrava il capo le mise una grossa liana a mò di bavaglio, riempiendole la bocca, e per fortuna la linfa che colava in bocca alla donna aveva un gradevole sapore, poi le disse in inglese
“ taci, donna, ti porteremo al nostro capo e, se lui te lo concederà, gli potrai parlare “
Fece un cenno ai suoi uomini che presero un lungo ramo, a cui appesero lady B come un fagotto, poi portando il ramo in spalla si addentrarono nella foresta.
Arrivarono in una piccola radura, ai cui lati c’erano delle misere capanne. Staccarono lady B dal ramo e la portarono dentro una di quelle capanne, dove c’erano alcune donne.
Le donne recisero i legami e tolsero il bavaglio alla Lady, che stava per parlare, quando una vecchia disse in inglese
“ non parlare o sarò costretta ad imbavagliarti. Sei fortunata, perché stai per essere offerta agli uomini più importanti della tribù e se qualcuno di loro ti vorrà verrai trattata bene. Adesso spogliati “
le donne più giovani si avvicinarono a lady B, ma lei fu rapida a togliersi i vestiti da sola, rimanendo nuda. La vecchia le andò dietro, le tirò i polsi dietro la schiena e glieli legò con una liana sottile, ma robusta, tanto che Lady B, dopo alcuni tentativi, capì che non sarebbe riuscita a liberarsi.
Le altre donne fecero dei disegni rituali sul corpo della donna europea, e i colori vivaci spiccavano molto sulla pelle bianca, poi la vecchia prese una striscia di stoffa, fece un grosso nodo al centro e con questa imbavagliò Lady B, che aprì docilmente la bocca.
In realtà aveva aperto la bocca in una esclamazione di stupore, perché aveva riconosciuto la tipica stoffa delle divise degli uomini che accompagnavano il dottor Livingbound nelle sue spedizioni.
Finiti i disegni le donne più giovani le legarono le braccia, subito sotto il seno, poi la portarono nella radura. Lì c’erano già altre quattro donne, legate e dipinte come lei.
Erano evidentemente donne di tribù vicine, prese prigioniere come lei, ma mentre due di loro erano piccole e piuttosto brutte, le altre due erano donne alte e forti, con un corpo bello quanto quello di Lady B.
“ non sei fortunata – le disse la vecchia – quelle due guerriere che sono state catturate sono molto belle e se il capo e lo stregone sceglieranno loro tu finirai in mano a qualche sadico guerriero che non ti offrirà di certo il the alle cinque … non stupirti se so tante cose dell’Inghilterra, alcuni di noi conoscono la vostra lingua e i vostri usi “
Alcuni guerrieri presero Lady B e le altre prigioniere e le legarono a dei pali piantati vicino al bordo della foresta, legando loro anche i piedi.
I componenti della tribù si avvicinarono alle donne, iniziando a toccarle, e ovviamente la principale attrattiva era Lady B, che era forse la prima donna bianca che vedevano.
Lei cercava di mantenere la calma e di non pensare a tutte quelle mani che la toccavano, alcune in maniera gentile, altre in modo sfacciatamente sessuale, insistendo sul seno o cercando di infilarsi nella sua vagina.
La sera calò improvvisamente, come succede all’equatore, e vennero accesi grandi fuochi. Da una delle capanne uscì uno stregone, col corpo completamente dipinto e il viso coperto da una maschera e tutti ammutolirono al solo vederlo. Anche lui si avvicinò alle donne e le frugò ben bene, ma in modo quasi piacevole. Poi disse, in un dialetto che Lady B conosceva
“ donne, voi avete l’onore di essere offerte al nostro capo ed ai nobili della tribù, ma dovrete mostrarvi degne di loro. “
E mentre diceva questo il capo, un uomo gigantesco, uscì dalla capanna più grande, e tutti si inchinarono a lui. L’uomo era nudo e Lady B non poté fare a meno di notare le enormi dimensioni del suo membro, con un misto di desiderio e di terrore …
Continua



Thursday, April 18th 2013 - 05:30:06 PM
    
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Una storia di: Sandro



saluti a tutte le amiche e gli amici del dreambook di Miles
mi chiamo Sandro ho 40 anni e sono appassionato di bondage, o meglio di self bondage.
un paio di anni fa mi sono separato da mia moglie (cose che capitano e cose ormai superate) e ho cominciato a appassionarmi al bondage

non avendo però ancora trovato nessuno o nessuna con cui giocare ho cominciato a legarmi da solo. internet devo dire che è stata eccezionale da questo punto di vita, in pochissimo tempo ho imparato come fare. ho comprato on line un paio di manette, due ballgag uno da 3 e uno da 5 cm (che adopero poco perchè non è molto comodo), corde a volontà (abito a poca distanza da un Leroy Merlin che è diventato a loro insaputa un eccellente fornitore di materie prime) e rotoli di microfoam tape che acquisto su Amazon.

a dire il vero le mie esperienze bondage risalgono a molti anni fa quando ero bambino e giocavo con la banda di amici del cortile, non so perchè ma quando si giocava a guardie e ladri quello catturato ero sempre io. poche cose, al massimo finivo legato coi polsi dietro la schiena con la corda per saltare o degli elastici, ma mi piaceva. a distanza di anni, legandomi ho capito il perchè.

come penso potrete immaginare non ho molte avventure da raccontare, mi lego da solo e abito da solo ... quindi ... niente di particolarmente eccitante da scrivere.
di solito faccio un self ogni settimana, nel fine settimana di solito, ho più tempo.
ho ormai un mio rito, vi racconto cosa ho fatto domenica scorsa. di solito mi preparo indossando una tuta e dei calzini da ginnastica, mi lego prima le caviglie, poi le ginocchia sopra e sotto e poi le cosce. per le caviglie e le ginocchia uso tre pezzi di corda di nylon di tre metri ciascuna e una da 5 metri per le cosce, so che forse sono esagerato ma mi piace sentire le corde strette sì ma non troppo e soprattutto sentirmi ben fasciato così sono ben legato e non lascio ne troppi segni ne sono scomodo (non troppo) e posso stare legato a lungo.
lego una corda sempre di tre metri attorno ai fianchi con in mezzo un paio di manette mettendo le manette dietro la schiena aperte, poi con una corda di 10 metri mi lego le spalle e gli avambracci al busto.
di solito mi imbavaglio prima di legarmi le braccia, o con una ballgag o con il tape a sigillare le labbra
a dire il vero i bavagli mi piacciono piu' corposi ovvero mi piace avere la bocca ben tappata anche dentro ma facendo self bondage preferisco non correre rischi di soffocamento e mi "accontento" così. se non mi lego invece mi imbavaglio per bene e per i bavagli i miei idoli sono Dominic Wolfe e il grande Franco Saudelli.
dopo diversi tentativi ormai adopero come meccanismo di rilascio le chiavi delle manette congelate all'interno di un cubetto di ghiaccio, il tempo perchè si sciolga è ovviamente variabile e mediamente è di due ore e mezza circa
quando si è sciolto posso raggiungere le chiavi e togliermi le manette, ormai sono bene addestrato e riesco a aprirle anche se mi sono ammenettato i polsi dietro la schiena.

questo è il mio bondage e ho voluto condividere questa esperienza con voi, leggo sempre con piacere questo dreambook ... è vero che ultimamente molte storie sono evidente frutto di fantasia ma è anche vero che sono scritte davvero molto bene e per me è sempre un piacere leggerle, faccio in particolare i complimenti a Fulvio che dimostra sempre una competenza e una bravura nel raccontare davvero uniche.

lascio la mia mail ... non ho molto da raccontare e non sono bravo neanche nel raccontare le mie fantasie ma mi piacerebbe ricevere e scambiare email con altre persone appassionate come me.
viviamo in un mondo mediatico dove tutto sembra debba essere sempre giustificato e esposto a tutti e dove basta un attimo a passare per un pazzo maniaco, credo che chi piace e pratichi il bondage in modo corretto, sano e sicuro non abbia nulla da giustificare e nulla da spiegare: a me piace legarmi e lo faccio senza creare imbarazzo a nessuno, ben vengano posti come questo dove noi appassionati possiamo raccontarci e leggerci senza falsi pudori e senza dover giustificare nulla ... di falsi preti, stolti benpensanti e ipocriti questo paese ne è pieno .. almeno tra noi liberiamoci di queste persone piccole, meschine e false che cercano, dopo averla rovinata a se stessi, di rovinare le esistenze altrui ...

un saluto a tutti
Sandro

Tuesday, April 16th 2013 - 06:58:43 PM
    
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Una storia di: Fulvio

ISAHO


Alcuni anni fa ho lavorato per un certo periodo presso la filiale olandese di una multinazionale giapponese. Vi erano ovviamente molti funzionari giapponesi, persone gentili ed educate, ma solo con uno di loro potevo dire di avere un rapporto di amicizia: Isaho Kato: in pratica era il mio capo, ma non faceva pesare il suo ruolo, anzi ..
Un giorno entrando nel suo ufficio vidi che stava guardando una cornice elettronica, uno dei tanti gadget di cui sono forniti i giapponesi. Mi fermai sulla porta ma lui mi fece cenno di avvicinarmi e di guardare.
Con grande sorpresa vidi scorrere delle foto di una donna orientale, che riconobbi essere sua moglie, vestita con un elegante kimono, legata in modo molto elaborato in tante pose diverse.
Di fronte al mio sguardo stupito mi spiegò che lui e la moglie, sposati da poco e ancora senza figli, praticavano assiduamente lo shibari. Si era accorto che l’argomento mi piaceva quando avevamo visitato insieme ad Amsterdam una mostra di Nobuyoshi Araki, fotografo giapponese specializzato nel ritrarre modelle legate ( è quello che un paio di anni fa ha fatto delle foto a Lady Gaga nuda e legata )
Insieme alla moglie avevano deciso di invitarmi ad assistere ad una delle loro sedute ed io accettai ringraziandolo sobriamente, per non sembrare il solito italiano casinista, mentre in realtà mi sarei messo a saltellare per la contentezza: Reiko, la moglie, era molto graziosa ed ero sicuro che avrei visto cose decisamente eccitanti.
La sera stessa mi presentai dopo cena a casa loro, arredata in stile misto europeo – nipponico. Isaho mi fece sedere su di un cuscino per terra, mi offrì una tazza di Saké, poi si allontanò verso la camera da letto.
Tornò poco dopo tirando dietro a sé la moglie che indossava un kimono molto semplice, aveva le mani legate dietro la schiena ed una cordicella le attraversava in più punti il volto, passando sugli occhi e insistendo in mezzo alle labbra a mò di bavaglio.
Lui la tirava con una corda passata intorno alla vita, poi, arrivati innanzi a me, con un sol gesto sciolse la corda e fece cadere il kimono, che si appallottolò sulle mani legate
della donna.
Sotto Reiko era nuda, vestita solo da una meravigliosa karada, realizzata con grande maestria. Su invito di Isaho mi avvicinai per vedere meglio ed in effetti i rombi erano molto regolari, simmetrici e ben fatti. Stretto tra le corde il corpo minuto di Reiko risaltava ancora di più ed io facevo molta fatica a trattenere la mia eccitazione.
Isaho mi porse alcune strisce di stoffa, invitandomi con un inchino ad usarle sulla moglie. Feci finta di riflettere, ma volevo solo godermi lo spettacolo della donna legata. Poi sciolsi la cordicella che le avvolgeva il viso, e con una prima benda le coprii i profondi occhi neri. Arrotolai strettamente un’altra striscia e realizzai un clave-gag molto semplice, che faceva sporgere i denti bianchi e regolari della donna in una specie di sorriso.
Isaho mi lasciava fare poi, dopo un altro inchino, mi suggerì un miglioramento, sciogliendo il bavaglio, riempiendo la bocca della donna con della stoffa, legando infine il clave – gag a stringerla bene dentro la bocca.
Mi inchinai a mia volta, tornando a sedermi.
Isaho si allontanò e tornò spingendo un sollevatore, uno di quelli che si usano per mettere a letto le persone ammalate che non possono muoversi.
Tolse il kimono a Reiko, slegando le mani che lo trattenevano, poi la legò nuovamente, aggiungendo altra corda intorno al corpo della donna, che ormai sembrava avvolto da una ragnatela. Le sollevò una gamba, legandola alla vita, poi passò delle corde nel gancio del sollevatore e con una spinta fece dondolare il corpo della moglie.
Io ero estasiato dalla delicatezza dello spettacolo, e da quel corpo di donna che sembrava volare. Nel frattempo Isaho con grande abilità le aveva legato le gambe in posizione diversa, ripiegate in modo tale da offrire la vagina della donna in primo piano, mentre lei dondolava riversa sulla schiena.
Era evidente che i due coniugi avrebbero continuato la serata in modo più intimo, per cui con un ultimo inchino mi accomiatai, senza parlare, felice per questa serata piena di grazia e bellezza.
Uscito dalla casa ero talmente eccitato che mi precipitai verso la stazione, per raggiungere Amsterdam ed il suo red light district …. Ma questa è un’altra storia.

Tuesday, April 16th 2013 - 09:53:41 AM
    
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Una storia di: Fulvio

IL PIANO BAR


Lara faceva la cantante in un piano bar. Era un donna affascinante, alta e flessuosa, con lunghi capelli ondulati, occhi verdi ed una voce bellissima, profonda e un po’ roca. Marc era il pianista: non era bellissimo, ma alto e muscoloso e dotato di una grande sensibilità.
Erano molto bravi, ma nonostante questo il locale era sempre semi-vuoto, perché si trovava in una zona piena di locali di strip-tease ed altri spettacoli erotici, mentre la loro era una esibizione raffinata.
Il vecchio proprietario aveva ceduto loro il locale per quattro soldi, ma nonostante il loro impegno gli affari andavano male.
Non erano mai stati amanti, ma da quando erano i proprietari del locale l’attrazione tra di loro si faceva sempre più forte.
Quella sera erano rimasti soli dopo la chiusura, a fare le pulizie per risparmiare sul personale. Faceva caldo e dopo un poco Lara aveva detto
“ ti spiace se mi metto in libertà? Ho un caldo da morire “
“ figurati “
aveva risposto Marc, senza neanche guardarla. Un attimo dopo però la guardò a fondo, perché la donna si era messa in mutandine e reggiseno.
“ cavolo, sei proprio bella – disse Marc – non ti avvicinare troppo o ti salto addosso “
“ non credo che saresti capace di sopraffarmi – rispose lei – ho fatto diversi corsi di auto-difesa “
“ ma io sono un ex marine “
disse Marc, e prima che lei potesse rendersene conto le aveva già legato i polsi dietro
la schiena, con lo strofinaccio che stava usando.
“ ma cosa … “
tentò di dire Mary, ma Marc aveva estratto un fazzoletto dalla tasca e lo aveva messo fulmineamente nella bocca della donna, coprendolo con un pezzo di nastro adesivo tagliato con i denti da un rotolo che c’era lì vicino.
Lei decise di stare al gioco e si mise a scappare per il locale, ed era uno spettacolo talmente eccitante che lui si fermò un istante a guardarla: Mary era in mutandine e reggiseno, le braccia erano legate dietro la schiena e la bocca imbavagliata.
Portava dei tacchi molto alti, che evidenziano ancora di più le lunghe gambe, mentre il reggiseno con il suo splendido contenuto oscillava nella corsa.
Il locale era piccolo, per cui fu facile per Marc raggiungere Lara, legarle le caviglie con il nastro adesivo e caricarla su di una spalla, come un sacco di patate. La portò fino al pianoforte e la depose sul coperchio.
La tensione erotica era palpabile, la bella donna legata eccitava Marc, mentre Lara sentiva che la sua apparente vulnerabilità la rendeva più desiderabile per l’uomo .
Marc disse
“ fidati di me e lasciami fare “
lei annuì e lasciò che lui le tagliasse le mutandine e il reggiseno, cominciando ad accarezzarla. La liberò e la fece stendere sul pianoforte, poi prese delle corde che sembravano lì per caso, ma in realtà le aveva messe lui qualche sera prima, sperando in un’occasione simile.
Lei era legata a braccia e gambe aperte, con la testa e il busto nella parte ricurva del piano, mentre le gambe erano legate ai lati della tastiera: chi avesse suonato quel piano avrebbe avuto la sua vagina spalancata davanti al viso.
Prese ad accarezzarla su tutto il corpo, girando intorno al pianoforte, chinandosi spesso per baciarle la pelle, o leccarle i capezzoli.
Si mise alla tastiera e, suonando in piedi, riusciva a leccarla in mezzo alle gambe, o a ad accarezzarla suonando con una mano sola. Erano carezze dolci e delicate, Marc stava sfiorando il corpo di Lara come una tastiera, e i mugolii di piacere della donna erano la musica che ne traeva.
Dopo un paio di orgasmi la lasciò stare, continuando a suonare. Le tolse il bavaglio e lei si mise a cantare, nuda e legata sul pianoforte.
Marc era eccitatissimo dalla situazione, smise di suonare, rimise il bavaglio a Lara e la slegò. Le legò le mani sul davanti, mettendola in piedi di fianco al pianoforte, poi le fece mettere gli avambracci sul coperchio e legò le mani ad una gamba dello strumento, di modo che, mettendosi in piedi dietro di lei, riuscì facilmente ad entrare in lei, grazie ai tacchi che indossava e che la mettevano alla giusta altezza.
Fecero a lungo l’amore, poi, dopo aver terminato, Marc disse:
“ permettimi di fare un esperimento, che sogno da anni “
Bendò Lara, la fece accovacciare per terra e la ammanettò ad una gamba del piano.
Lei non poteva vederlo, lo sentì trafficare per diversi minuti, infine si sentì liberare e togliere la benda.
Accanto al pianoforte vide una specie di intelaiatura, come il contorno di una porta, alla quale lui la legò con le braccia in alto, spalancate come le gambe.
Da questa intelaiatura pendevano dei fili, alcuni dei quali collegati a pinzette e ventose che lui le applicò a varie parti del corpo, specialmente sul seno la vagina e il clitoride, poi si sedette al pianoforte dicendo
“ vediamo se funziona, non l’avevo mai provata “
iniziò a suonare, e il movimento dei tasti tramite i fili e i vari apparecchi attaccati al corpo di Lara, la tirava, stringeva, punzecchiava in modo strano, sempre più eccitante, finché con un travolgente finale lui non riuscì a procurarle un orgasmo inteso e assolutamente fuori dal normale
“ è stupendo – disse lei – non avevo mai goduto in questo modo, e questo forse mi ha dato un’idea per rilanciare il locale … “
Alcune sere dopo il locale era gremito, per quello che era stato preannunciato come uno spettacolo assolutamente innovativo.
Era stato montato un sipario, che si aprì su di una scena particolare: una splendida donna, con abiti molto succinti, era legata sopra un pianoforte, un uomo iniziò a suonare e la donna a cantare, mentre la piattaforma su cui era posto lo strumento girava, mostrando agli spettatori il corpo della donna da ogni punto di vista.
Eseguirono diverse canzoni, poi Marc si alzò, imbavagliò Lara e calò il sipario, tra gli applausi.
Dopo la pausa il sipario si rialzò e gli spettatori videro che la donna, praticamente nuda, era stata legata in piedi ad una specie di intelaiatura, con braccia e gambe spalancate.
Dall’intelaiatura pendevano diverse cordicelle che si attaccavano al corpo della donna con pinzette, ventose, due erano annodate ai capezzoli ed una stringeva il clitoride.
La donna cantava mentre l’uomo, suonando, le stimolava il corpo con le cordicelle, collegate al pianoforte, e continuò a farlo finché lei non fu più in grado di cantare e, rantolando, raggiunse l’orgasmo tra gli applausi dei clienti.
Il successo fu travolgente, tutte le sere il locale era pieno e vennero organizzate salette private dove le signore potevano farsi “ suonare “ o dai loro compagni o da addetti del locale, sotto lo sguardo dei loro uomini.
Lara e Marc erano raggianti: non solo avevano salvato il locale e guadagnavano molto denaro, ma avevano capito di essere fatti l’uno per l’altra ed avevano la fortuna di godere ogni sera durante il lavoro … cosa si potrebbe desiderare di più?

Wednesday, April 10th 2013 - 02:28:04 PM
    
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Una storia di: peru

Domenica mattina


Mi sveglia il rumore della porta che si apre. Un attimo dopo Giovanna è sopra di me e si sfila il vestitino nero. Sono ammanettato alla testiera del letto, ma non ricordo quando mi ha legato. Mi si struscia addosso, mi viene durissimo. Ho di nuovo le catene ai piedi, bloccati al letto. Mi giro come posso per appoggiarglielo contro e - illuso - per penetrarla, ma lei si sposta sempre e fa in modo di non toccarmelo mai. Adesso ho di nuovo il bavaglio, lei mi bacia voluttuosa e mi lecca il collo. Mmmm...mugolo io. Mi giro dall'altra parte, Francesca mi sorride, coricata di fianco a me. È nuda, vorrei allungare una mano per palparla, ma ho le manette. E queste chi te le ha messe? mi chiede, sempre sorridendo. Imbarazzo, mi giro, alla mia sinistra c'è Giovanna. Anche lei è nuda, e mi fa segno col dito di tacere per non che Francesca la scopra. Ora non sono più legato e mi sveglio davvero. Giovanna e Francesca non ci sono. Ho un polso ammanettato, come prima di addormentarmi. Sul letto, la catena che ieri mi ha tenuto legate le braccia al busto tutto il pomeriggio. Sparsi qua e là due lucchetti, le cavigliere, per terra una bottiglia di plastica vuota, l'armadio aperto con una sedia davanti, la luce che filtra dalle imposte del balcone.

Monday, April 8th 2013 - 11:50:47 AM
    
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Una storia di: Fulvio

DR. LIVINGBOUND, I PRESUME


ANTEPRIMA
Tutti conoscono la vicenda del dottor Livingstone, disperso in Africa intorno al 1870
e ritrovato dal dr. Stanley, che pronunciò la famosa frase " il dottor Livingstone, suppongo " Pochi però conoscono la storia del dr. Livingbound, che più o meno nello stesso periodo rimase introvabile per qualche tempo in Africa.
Alla sua ricerca si erano mossi in tanti, principalmente la famosa esploratrice lady Bondagette, che era segretamente innamorata di lui.

Monday, April 8th 2013 - 10:27:54 AM
    
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Una storia di: Fulvio & Serenity

SERENA E MIC – UNA GIORNATA INSIEME


( seguito delle avventure di Serena e Michail, raccontate a novembre e dicembre )
Quella notte Serena dormì avvolta in morbide fasce, ricavate da un vecchio lenzuolo, con una avvolta intorno alla bocca ed un'altra intorno agli occhi. Si sarebbe potuta liberare facilmente, ma non ne aveva la minima intenzione e la prospettiva di passare la giornata in potere di Mic la eccitava così tanto che, nonostante fosse stanchissima, faticò a prendere sonno.
Al mattino lui la svegliò dolcemente, srotolando le fasce facendola girare sul letto, un po’ come una trottola, poi dicendole frasi d’amore le legò semplicemente le mani sul davanti, la sollevò senza sforzo portandola in bagno ed immergendola nella vasca che aveva già riempito di acqua e schiuma.
Fare la doccia insieme la sera prima era stato bello, ma la dolcezza con cui la lavava ed accarezzava adesso era qualcosa di mai provato prima. Fece per parlare, ma lui le chiuse la bocca con un bacio, e poi con un pezzo di cerotto..
Dopo averla asciugata la portò sul letto, sollevò le mani legate sopra la sua testa, agganciandole alla spalliera, poi prese a massaggiarla, con un olio dal profumo inebriante, e anche se cercava di non toccarla direttamente Serena raggiunse presto quello che si preannunciava come il primo orgasmo della giornata.
“ cattiva – disse Mic sorridendo – non dovevi venire così in fretta, penso che dovrò punirti per questo “
“ non chiedo di meglio – rispose lei non appena libera dal bavaglio – in fondo tutta questa dolcezza dopo un poco stufa “
e ridendo gli mostrò la lingua. Lui in un attimo ruotò la ragazza a pancia in giù, sempre con le mani legate alla testiera del letto, e prese a sculacciarla dolcemente
In quel momento squillò il cellulare e Mic rispose parlando in russo. Anche se non capiva una parola lei si accorse subito che qualcosa non andava, dal tono ma soprattutto dall’espressione di Mic, un misto tra rabbia e dolore.
Terminata la conversazione lui prese a girare per la stanza imprecando in russo, mentre lei non sapeva come comportarsi. Poi ebbe un idea, strattonando si liberò dal letto e alzandosi gli disse
“ non voglio sapere cosa è successo, ma sono sicura che hai bisogno di sfogarti “
detto questo si mise una ball-gag che era tra l’attrezzatura di Mic, si avvicinò al frigorifero estraendo un panetto di burro, si ammanettò le mani sul davanti e si mise a quattro gambe, con un chiaro invito, riferito al film Ultimo tango a Parigi che avevano visto alcune sere prima.
Mic fece finta di non vedere, ma la sua erezione lo tradiva e quando lei mugolando attirò il suo sguardo, non si trattenne più, utilizzò un po’ di burro per lubrificare l’ano della ragazza e la prese con furia, ringraziandola con parole confuse, un po’ in italiano un po’ in russo.
Serena provava dolore, ma era così contenta che lui si stesse sfogando che lo sopportava benissimo. Mic dopo alcuni minuti riacquistò un certo controllo di sé e, pur rimanendo piantato nell’ano della ragazza, prese ad accarezzarle il clitoride, al punto che riuscirono a raggiungere l’orgasmo insieme. Lui fu il primo a riprendersi e slegandola disse
“ grazie amore, sei riuscita a trovare il modo di far passare la mia furia, era quel bastardo di mio padre … “
Serena sapeva che il padre era un personaggio losco che aveva fatto soffrire molto Mic e la madre, per cui non chiese altro e gli disse
“ non prenderla come abitudine, ma se mi tocchi in quel modo ogni tanto possiamo rifarlo “
poi, vedendo che lui era ancora pensieroso disse
“ e adesso sbrigati a legarmi o me ne vado “
fece finta di dirigersi verso la porta, anche se era completamente nuda, Mic la rincorse e in pochi attimi Serena si ritrovò sul grande tappeto legata in un hog tie ben realizzato, senza bavaglio e passarono un bel po’ di tempo a parlare. A un certo punto suonò il citofono e lui trasalì dicendo
“ accidenti, mia madre, non può vederti qui “
Serena sapeva che la donna, una nobile russa, non avrebbe visto di buon occhio una relazione di Mic con un’italiana, per cui capiva la sua preoccupazione, ma non sapeva cosa fare. Lui però non perse la calma, tagliò la corda che legava i piedi di Serena alle braccia, la mise un cerotto sulla bocca e dicendole
“ abbi un po’ di pazienza amore “
la arrotolò nel tappeto, poi mise il tappeto in piedi appoggiato ad un angolo della stanza, prese l’aspirapolvere, così quando la madre entrò lo trovò che stava pulendo la stanza e fu soddisfatta di vedere come il figlio puliva bene la casa, sollevando addirittura il tappeto
Per fortuna di Serena la donna si trattenne pochi minuti, più interessata allo shopping che a stare con il figlio, per cui Mic poté liberarla, dicendo
“ questa visita mi ha dato una buona idea “
poco dopo Serena era vestita, si fa per dire, con un grembiulino da cameriera, che le copriva unicamente il pube. Era imbavagliata con un semplice clave-gag che le dava una espressione sorridente, aveva le mani legate davanti con una manetta dalla catena molto lunga, e così anche i piedi, e dato che aveva una certa libertà di movimenti stava servendo un caffè al suo padrone; posata la tazza sul tavolo si inginocchiò ai suoi piedi.
Mic la guardava con occhi adoranti, combattuto tra il desiderio di fare teneramente l’amore con lei e quello di legarla più strettamente. Non sapendo decidere le disse
“ non so se fare l’amore con te o se violentarti, tu cosa ne dici? “
le tolse il bavaglio e lei sorridendo maliziosa rispose
“ perché non tutti e due ? “
prese la chiave che era sul tavolino e si liberò i piedi, poi, prima ancora che Mic capisse cosa voleva fare, si era impalata su di lui, facendo l’amore in una posizione impossibile, su di una semplice sedia.
Dopo poco dovette fermarsi, perché lui non indossava il preservativo e avvicinandosi al letto disse
“ ti do dieci minuti per ridurmi in tuo potere “
“ me ne basteranno molti meno “
ed in effetti pochi minuti dopo Serena era bendata, imbavagliata strettamente, legata a X sul letto con forti legami che non avrebbe mai potuto sciogliere da sola, mentre Mic faceva l’amore con lei come un pazzo, penetrandola, stringendola e leccandola.
Per Serena lui che la possedeva era l’unico contatto col mondo, ma non desiderava affatto la libertà, anzi, adorava le sue corde e la dolce violenza che stava subendo …


Saturday, April 6th 2013 - 08:18:45 AM
    
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Una storia di: Fulvio

LA SORELLINA – LE CRAVATTE


Penso che ogni amante di bondage conosca il film “ Le età di Lulù “ in cui ci sono un paio di scene molto interessanti, in particolare quella in cui una splendida Francesca Neri, che interpreta Lulù, viene legata, bendata e imbavagliata dal marito con delle cravatte, poi accarezzata dal marito e da un misterioso amico, che le tagliano la biancheria intima, infine scopata davanti e dietro dal marito e dall’ospite, che si rivela essere il fratello di Lulù.
Una quindicina di anni fa mia moglie come ogni anno era al mare con i bambini ed io la sera prima mi ero guardato in santa pace la cassetta di quel film; non so se a causa di quella scena mi ero finalmente messo a togliere dall’armadio una serie di vecchie cravatte, che non usavo più. Mentre stavo facendo quel lavoro era passata mia sorella a trovarmi: all’epoca aveva poco più di vent’anni e si vestiva in maniera sfrontata, infatti aveva una gonna microscopica ed una maglietta super aderente che non le copriva neanche l’ombelico. E’ stata una decisione improvvisa, per cui dicendo una frase senza senso tipo
“ penso che ti serva una lezione “
mi sono avvicinato e le ho sfilato la maglietta, e meno male che sotto aveva il reggiseno.
Avevo lì le cravatte che dovevo buttare, con una le ho legato le mani, con l’altra l’ho imbavagliata e con una terza l’ho bendata. Per mia fortuna la moda del tempo imponeva cravatte larghe, e quindi, anche se il bavaglio non era efficiente, era comunque bello.
Fatto questo le ho tolto la gonna, poi, vestita solo con la biancheria intima, con le mani legate davanti, bendata e imbavagliata, l’ho fatta camminare fino in salotto, tenendola per un braccio perché a differenza del bavaglio la benda era efficace: chi conosce il film rivivrà un momento in cui Lulù, che prima è legata sul letto, viene fatta camminare in questo modo.
Arrivati in salotto ho messo la vhs del film ed ho cercato la scena delle cravatte. Lei, abituata alle mie stranezze, stava ferma ad aspettare ed io la guardavo con piacere. Quando la scena è partita le ho tolto la benda e l’abbiamo guardata insieme.
Finita la scena senza una parola l’ho bendata e riportata in camera. L’ho sdraiata sul letto e le ho legato le mani unite alla spalliera, sopra la testa, proprio come nel film. Poi ho preso un paio di forbici ed ho iniziato ad aprirle e chiuderle, facendole sentire il rumore.
Lei non si muoveva e non mugolava, ma non potevo, né volevo esagerare, per cui mi sono limitato a passarle il dorso delle forbici chiuse lungo tutto il corpo, compreso il seno e il clitoride, anche se coperti da mutandine e reggiseno. Dopo alcuni minuti ho tagliato la cravatta che le legava i polsi alla testiera del letto e lo ho detto
“ io esco dalla stanza “
e così ho fatto. E’ uscita dopo una decina di minuti, ma non mi ha mai detto cosa ha fatto in quel periodo ed io, con onestà, non avevo spiato dal buco della serratura…

Wednesday, April 3rd 2013 - 02:10:30 PM
    
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Una storia di: Fulvio

LA SORELLINA – UNA SERATA PARTICOLARE


Mia sorella, vedendo il mio entusiasmo per questo sito, mi ha autorizzato a raccontare le piccole avventure a sfondo bondage che abbiamo vissuto insieme. Mi vergogno un poco di questa che sto per raccontarvi, ma giudicate voi …
Quella sera di una quindicina di anni fa mia moglie era al mare con i bambini piccoli. Mia sorella, che viveva ancora con i genitori, era venuta a cena da me. Verso la fine della cena siamo rimasti senza vino, per cui sono sceso in cantina a prenderne dell’altro.
All’epoca tenevo in cantina la mia attrezzatura da bondage e l’ho portata su con me. Arrivato in casa le ho detto, come se fosse una cosa scontata
“ togliti la camicetta, che voglio battere il mio record di corde su di una donna “
Lei non ha obiettato niente ed è rimasta con il reggiseno e gli shorts, ed io ho iniziato a legarla.
Ricordo che le ho legato le mani dietro la schiena con i polsi incrociati, poi le braccia, poi ho iniziato una serie di legature orizzontali: più in alto del seno, poco sotto, alla vita, alle cosce, sopra e sotto i ginocchi, poi le caviglie. Lei lasciava fare e si guardava allo specchio.
Ho fatto una legatura verticale che partiva da dietro il collo ed andava ad avvolgersi intorno alle varie legature orizzontali, ma è stata una cosa difficile perché cercavo di non toccarle il seno e, soprattutto, non è stato facile farle passare le corda in mezzo alle gambe, dato che era stretta da molte corde.
Volendo fare qualcosa di più ho iniziato una legatura che partiva da dietro il collo ed incrociandosi a rombi davanti e dietro il suo corpo scendeva fino all’altezza delle cosce, non oltre perché la corda era troppo corta.
Ho preso le mie cinture dei pantaloni, più quelle di due accappatoi, e le ho messe nei pochi spazi liberi tra le corde, inclusa una che stringeva il seno passandogli proprio sopra, poi mi sono fermato
“ se mi metti un bavaglio e una benda non contano?”
mi ha chiesto maliziosa
“ certo – le ho risposto – ma se ti bendo rischio di non riuscire a trattenermi “
“ se io non ti vedo puoi fare quello che vuoi “
l’avrei baciata, perché, sorella o non sorella, la mia eccitazione era altissima. Le ho messo ben due bavagli, un cleave-gag ricoperto da una seconda fascia, poi le ho bendato gli occhi.
Appena sono stato sicuro che non mi potesse vedere ho iniziato ad accarezzarmi ed ho passato uno splendido quarto d’ora, cercando di non pensare al fatto che stretta da quel mucchio di corde c’era mia sorella, e non un’amante …
Dopo essermi ricomposto le ho slegato solo le mani, lasciando che si liberasse da sola ed ho potuto godere di uno spettacolo extra di contorcimenti, perché, nonostante le mani libere, ci ha messo un buon quarto d’ora per liberarsi da tutte quelle corde..

Tuesday, April 2nd 2013 - 05:25:25 PM
    
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Una storia di: Tato

- Le vicende di Tato ed Alice -


- Sono un uomo oggetto-

Domenica notte, siamo a letto oramai.
Io indosso la mia "camicia da notte", ovvero una straightjacket nella cui parte inguinale, le abili mani di Alice hanno aperto una finestrella circolare da cui spunta libero ma stremato il mio intimo amico ed i suoi baldi, sferici e pelosi scudieri. Inoltre ho un paio di cavigliere in cuoio marrone unite tra di loro con un moschettone in acciaio cromato.
Lei indossa un'afrodisiaca camicia da notte (vera) color cipria su cui sono stampate delle rose rosse con tanto di gambo foglie e spine.
A dimenticavo io sono anche zittito da un balgag, la cui pallina in gomma dura di colore nero ha dei fori che mi permettono di respirare con la bocca.
La mia dolce britanna ha scoperto che quando abusa di me sessualmente sfiancandomi, poi la notte io russo come un elefante che dorme con la proboscide infilata nel buco del culo.
Quindi, per non disturbare il suo nobile sonno in queste frequenti e piacevoli ma stancanti occasioni, vengo imbavagliato.
La giornata di oggi poi è stata decisamente spompante per tutti e tre: per la mia meravigliosa figlia di Albione che è stata fantastica come al solito, per me che piacevolmente mi sono adeguato e per il nostro comune intimo amico che ha compiuto imprese epiche nel pomeriggio.
Ora però mentre Alice si riposa beatamente in un dolce sonno ed il ragazzo la sotto è andato in letargo, io come al solito stento ad addormentarmi.
Non più distratto dalla mia amata nelle vesti di una nipponica e conturbante carceriera e dai robusti appetiti del mio soldatino, penso allo spavento che ho preso oggi nel primo pomeriggio, quando credevo che la società per cui lavoro era implicata nel riciclaggio di denaro sporco dei narcotrafficanti messicani.
Fortunatamente non è così ma resta comunque il fatto che vengo pagato uno sproposito per la quantità e qualità del lavoro che svolgo e la cosa adesso mi insospettisce, non mi fà dormire.
Perchè proprio io oscuro e dozzinale revisore contabile on line ricevo un sontuoso stipendio per un lavoretto che anche uno scarso e svogliato studente del primo anno di ragioneria potrebbe fare.
In più come faceva Alice a sapere, anzi ad essere assolutamente certa che la società per cui lavoro era pulita, non mi ricordo di averle mai detto il nome di tale società. Non che voglia fare il misterioso con lei ma ogni volta che provo a pronunciare detto nome in inglese, rischio di slogarmi la lingua, per cui per non fare brutte figure con la mia nuova eccitante insegnante non le mai detto per chi lavoro.
Le sue parole precise sono state " Credimi la nostra società non è implicata nel riciclo di denaro dei narcotrafficanti."
Al momento non ho dato peso a quello che a detto perchè sono corso nel mio studio per controllare su internet che effettivamente la società per cui lavoro fosse pulita, poi abbiamo passato il resto della giornata alla giapponese ed i miei pensieri erano occupati in altri piacevoli compiti.
A mente fredda però le sue parole fanno suonare un campanellino d'allarme nel mio cervello ma come posso fare luce sulla verità.
Un indagine sui miei datori di lavoro è assolutamente necessaria, mi basta accendere il computer e collegarmi ad internet, poi gli anni di hackeraggio giovanili dovrebbero permettermi di scoprire quello che ho necessità di sapere.
Certo una cosa facile, di pochi minuti, se non fosse che indosso una camicia di forza e sono pure imbavagliato oltretutto.
Come dicono volere è potere, in qualche modo devo riuscirci e poi fortunatamente ho ancora il limitato uso della parte inferiore del mio corpo, molto limitato si intende.
Così, spronato dalla necessità di sapere ed il più silenziosamente possibile per non svegliare la mia misteriosa Lady mi alzo dal letto.
Raggiunta la porta del mio studio mi si presenta subito una difficoltà perchè suddetta porta è chiusa, per cui sono costretto a chinarmi in modo da poter fare pressione sulla maniglia con la fronte per aprirla.
Entrato nello stanza posso sedermi sulla sedia davanti alla scrivania, con la punta dell'alluce accendere il PC e con il naso illuminare lo schermo.
Seduto sulla sedia poggio le gambe sulla scrivania e con un po' di pratica e molte difficoltà riesco a muovere il mouse con i piedi e a digitare sulla tastiera con il naso.
Collegatomi al sito della società per cui lavoro incomincio ad indagare nell'organigramma della società ma non mi dice niente di nuovo. Devo andare all'origine di tutto dovrei scoprire chi è che mette i soldi.
Una volta stabilito che cosa mi serve, con una fruttuosa serie di ricerche legali e non, ottengo una videata con i nomi ed i cognomi degli investitori che hanno fondato la società.
Leggendo la quale scopro che hanno tutti lo stesso cognome Eve ed in cima alla lista si trova una ricchissima investitrice che si chiama Alice Eve, la mia Alice. Vicino al nome e cognome dell'investitore si trovano anche la quantità di denaro investito nella società ed informazioni sul suo patrimonio personale.
Adesso sono seduto in bilico, sul bordo della sedia con le rotelle che si trova vicino alla mia scrivania sul cui ripiano tengo appoggiati i piedi e parte delle gambe in precario equilibrio. Sto per leggere i dati riguardanti la mia dolce britanna quando mi sbilancio e casco rovinosamente per terra facendo un gran fracasso.
Alzarsi da terra normalmente non è una cosa difficile ma quando indossi una camicia di forza ed un paio di cavigliere in cuoio unite fra loro da un moschettone in acciaio, compiere questo semplice movimento presenta delle notevoli difficoltà. Superate faticosamente le quali mi ritrovo in piedi di fronte allo schermo e finlmente posso vedere i dati riguardanti la mia amata Lady dal sangue blu.
Sconcertato scopro che è ricca da fare schifo.
Solo leggre le cifre riguardanti il suo patrimonio personale e la quantità di fondi investiti nella società mi fà venire il capogiro per il numero di zeri presenti e tenete conto che le cifre sono espresse in sterline inglesi e non in euro.
Tutti quei soldi che prendo per quel poco lavoro che svolgo adesso hanno un senso.
Non sono diventato il prestanome di una losca società di affari internazionali, no sono diventato un'uomo oggetto.
L'uomo oggetto di Alice per la precisione che via mail mi ha acquistato, come al giorno d'oggi si compra di tutto dalla biancheria per la casa ai giocattoli sessuali appunto.
Non sò che cosa pensare, Alice non solo mi ha nascosto di essere una multimilionaria ma ha anche manovrato sotto mentite spoglie per attirarmi nella sua rete, sotto il suo controllo economico.
Anche il lavoro per zia Margie deve essere un'altra sua colossale balla.
Infatti che bisogno ha una donna così ricca di lavorare, quando solo di utili dalla società presso cui al momento sono impiegato (come ultima ruota del carro) guadagna in un mese quanto a me ed alla maggior parte della gente normale basterebbe per una vita.
Sono decisamente sconcertato, vorrei urlare ma non posso in quanto il balgag che la mia dolce britanna nonchè munifica datrice di lavoro mi ha saldamente fissato tra le mascelle me lo impedisce.
Chi non è affatto sconcertato è il mio intimo amico che manifesta tutto il suo gradimento per la mia attuale situazione lavorativa in cui sono sottoposto alla nostra amata Lady, con una delle sue solite ed incontrollabili epocali erezioni.
Sono in piedi davanti allo schermo del PC ancora intontito e sconvolto dalla mie ultime scoperte, impedito nei movimenti dalla camicia di forza che la mia dolcemente perversa concittadina dei Beatles mi ha fatto indossare ed assolutamente arrapato, praticamente con la lancia in resta, come si dice. Quando la mia conturbante carceriera, probabimente svegliata dal rumore che ho fatto cadendo dalla sedia, cogliendomi di sorpresa mi abbraccia da dietro, con le mani si impossessa del mio eretto pistone e coccolandolo curiosa mi domanda
" Stai di nuovo guardando i siti femdom amore, tutta la giornata di oggi non è bastata a saziare il tuo desiderio di sottomissione ?"
Poi guardando quello che effettivamente sto leggendo ed accorgendosi di essere stata scoperta con un certo tono di preoccupazione nella voce ma mantenendo salda la presa sul nostro comune intmo amico mi dice:
" Ah così te ne sei accorto, temevo questo momento. Ebbene si sono una donna molto ricca ed ho fatto in modo che tu venissi assunto in una delle mie redditizie attività.
Credimi non era mia intenzione nasconderti le mie condizioni finanziarie, è solo che aspettavo il momento giusto per parlartene.
Avevo paura della tua reazione, paura che tu mi lasciassi scoprendo che io sono favolosamente più ricca di te, oppure che tu stessi con me solo per i miei soldi o per il mio aspetto fisico.
Come avrai capito non sono capitata davanti alla tua porta per caso.
Durante i tre anni di corrispondenza epistolare che abbiamo avuto, le tue buffe ed incasinate lettere mi hanno fatto innamorare di te, forse perchè mi scrivevi come se io fossi una ragazza qualunque che è quello che vorrei essere.
In queste due brevi settimane di convivenza ho scoperto con infinito piacere che l'uomo di cui mi ero innamorata e l'uomo che in realtà sei, combaciano perfettamente senza zone d'ombra o incongruenze.
Ora sono perdutamente innamorata di te e non voglio perderti. Se il fatto di essere stato assunto con un ricco stipendio in una delle mie società ti dà fastidio, mi dispiace.
Sono pentita ma l'ho fatto a fin di bene, ho pensato che visto il periodo di crisi, essere a posto economicamente ti avrebbe liberato da molti problemi e reso più felice permettendoti di vivere una vita più serena.
Credimi Tato io ti amo e non volevo ingannarti."
Adesso che cosa devo pensare di questa perversa e splendida milionaria che per qualche arcano motivo si è innamorata di me e sotto fantastiche mentite spoglie mi ha fatto innamorare di lei.
Che cosa dovrei dirle.
Al momento niente perchè sono ancora imbavagliato dal balgag che lei mi ha messo.
Forse è un bene che sia così perchè in questo non saprei proprio che cosa dirle.
Così non mi resta che mugugnare indispettito sotto il bavaglio.
" MMppHH, MMppHH "
Alice dolcemente mi fà voltare e me la ritrovo di fronte, bella e desiderabile come sempre. Anzi l'amore e la preoccipazione che le si leggono in viso, ne accentuano ulteriormente la naturale bellezza. Se non fossi imbavagliato resterei comunque ammutolito per un'attimo davanti ad una tale visione.
" No Tato non ti toglierò il bavaglio, non questa notte almeno.
Voglio che tu pensi al nostro rapporto, che tu pensi a me ed al fatto che ti amo.
Per quanto riguarda il tuo lavoro attuale, puoi continuarlo, cercarne un'altro o farti mantenere da me, per me è indifferente basta che restiamo insieme.
Domani mattina ti libererò e ti toglierò il bavaglio e mi dirai cosa vuoi fare. Ma adesso torniamo a letto che la notte porta consiglio."
Detto questo la mia preoccupata britanna mi ha preso in mano l'uccello ed utilizzandolo come un guinzaglio mi ha condotto nella nostra camera da letto.
Una volta giunti li mi ha sbattuto sul letto dicendo " Adesso vedrò di influenzare la tua decisione con qualcosa di più tangibile di delle parole."
Poi mi è saltata addosso riducendomi come uno straccio, infine si è abbracciata a me e si è addormentata.
Adesso sono qui nel letto nuovamente insonne, Sto pensando alla mia situazione.
Dolcemente e consenziente prigioniero di una splendida e ricchissima donna che oltretutto è sinceramente innamorata di me, come io di lei.
Rimugino a fondo la situazione ed infine comprendo che è come se avessi vinto al superenalotto e fatto tredici al totocalcio contemporaneamente, che figata.
Vorrei svegliare la mia dolcemente perversa figlia di Albione per comunicarglielo ma non posso sono ancora imbavagliato, così non mi resta che aspettare il domani godendomi la mia prigionia.

Saturday, March 30th 2013 - 01:02:57 PM
    
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Una storia di: Fulvio

LA SORELLINA – UNA SPIACEVOLE SERATA


Come vi ho già raccontato ho una sorella che ha 15 anni meno di me. Ha passato la trentina e nella sua vita ha avuto alcune relazioni sentimentali di una certa importanza. Con i suoi ex ha conservato un buon rapporto, tranne con un certo Osvaldo, ma non sapevo perché.
Alcune sere fa, dopo aver cenato a casa sua, complice qualche bicchiere di vino, mi ha raccontato.
Quando usciva con Osvaldo lei aveva 23 anni, e come molte donne moderne voleva mostrarsi forte e sicura di sé, per cui, quando una sera, a casa di lui, Osvaldo le aveva proposto un giochino un po’ forte aveva accettato.
Si era spogliata, mentre lui la guardava, poi si era lasciata ammanettare le mani dietro la schiena. La prima cosa strana era che invece delle abituali manette in peluche lui aveva usato delle solide manette d’acciaio, che la tenevano veramente prigioniera.
Non si era lamentata neanche quando lui le aveva stretto le braccia con diversi giri di corda, facendo quasi toccare i gomiti, e poi l’aveva legata sopra e sotto il seno.
Un altro segnale che qualcosa non andava erano le pinze da bucato che lui le mise ai capezzoli: infatti di solito usava due pinze che non stringevano troppo, grazie ad un pezzo di legno che interferiva con la molla di chiusura, ma quella sera erano abbastanza dolorose.
Le mise una specie di morso, una sbarra rivestita di cuoio messa di traverso in mezzo ai denti, tenuta stretta da un cinghietto allacciato dietro la nuca, poi la bendò.
Passarono diversi minuti in cui lui si limitò ad osservarla, e mentre me lo raccontava pensavo che lo spettacolo sarebbe piaciuto anche a me: una donna nuda, legata stretta, bendata e con un morso in bocca è una cosa piacevole da vedere, anche se è tua sorella…
Poi si era sentita spingere in ginocchio, senza una parola, con le gambe divaricate.
Passati altri minuti improvvisamente lui l’aveva penetrata con un oggetto avvolto in un preservativo: era qualcosa di non particolarmente duro, probabilmente uno zucchino, con cui si divertì a tormentarle la vagina, che non era affatto lubrificata.
Dopo un altro oggetto, più duro, le entrò nell’ano, probabilmente una carota perché era più lungo e bitorzoluto; lui le infilò di nuovo l’altro preservativo nella vagina, andando avanti a torturarla in entrambi i fori.
All’epoca lei non voleva mostrarsi debole, per cui non si era lamentata ed aveva lasciato che abusasse di lei in quel modo.
Vedendo che lei non reagiva lui con del grosso nastro adesivo aveva bloccato i due preservativi piantati dentro di lei, poi si era abbassato i pantaloni, almeno così crede, dato che era sempre bendata, le aveva tolto il bavaglio e senza una parola le aveva messo l’uccello in bocca.
Mentre lo raccontava mi ha detto che avrebbe dovuto morsicarglielo, ed invece lo aveva succhiato docilmente, limitandosi a lascialo andare quando aveva sentito che stava per venire. Lui però l’aveva afferrata per i capelli, tenendola ferma e continuando a masturbarsi con la mano libera, così le aveva sparato in faccia una fontana di sperma, sporcandola tutta.
Dopo questo le aveva rimesso il bavaglio, l’aveva coricata per terra su di un fianco, legandole le caviglie, e lasciandola lì mentre lui si ripuliva.
Non contento aveva acceso la televisione e si era messa a guardarla appoggiando le gambe sul corpo di mia sorella, tormentandole con i piedi il seno ed il viso ancora sporco di sperma.
Finito il programma le aveva sciolto le caviglie, riprendendo a muovere con forza i due preservativi, pensando forse che lei si sarebbe eccitata, cosa che non era avvenuta. Allora aveva detto
“ proviamo con i metodi tradizionali “
e girata mia sorella a pancia in giù le aveva tolto la carota dal culo, sostituendolo con il suo cazzo, poi, dopo averla penetrata un bel po’ l’aveva girata sulla schiena e togliendo lo zucchino l’aveva scopata a lungo. Mia sorella ricorda che Osvaldo era speciale per questo, era capace di andare avanti per un ora senza venire ..
Alla fine dopo essere venuto, senza che lei provasse alcun piacere, l’aveva liberata, e lei rivestitasi in fretta se ne era andata: solo guardando l’orologio dell’automobile si era accorta che la sua tortura era durata quasi quattro ore.. …
“ Ma non potevi denunciarlo? – le ho chiesto – in fondo ti ha violentata “
“ no - mi ha risposto – mi aveva detto che mi avrebbe fatto del male, ed io avevo accettato“
“ una brutta serata, che spero ti abbia insegnato qualcosa “
“ altroché – ha risposto sorridendo – per un anno non ho più toccato carote e zucchine”

NB: la storia è tutta vera, tranne il nome del ragazzo.

Friday, March 29th 2013 - 04:50:23 PM
    
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Una storia di: Tato

- Le vicende di Tato ed Alice


- Un'intimo amico da poco scarcerato è piacevolmente costretto agli straordinari -

Domenica pomeriggio poco dopo l'ora del thè, siamo in cucina. Alice sta imperturbabilmente finendo di compiere il suo indisturbabile rito pomeridiano indossando solo la parte superiore di uno splendido kimono in seta pettinata nera. E' comodamente seduta su di una sedia posta vicino al tavolo.
Io sono nudo, immobilizzato in terra vicino ai suoi deliziosi piedi le cui curate unghie sono dipinte di rosso.
Sono strettamente legato in un artistico shibari con svariati metri di nawa artigianale giapponese in canapa. I miei polsi e le mie caviglie, inoltre quasi si toccano costringendomi in uno scomodo ma eccitante hog-tied.
La mia dolce ed al momento occupata britanna, non volendo che la disturbassi ulteriormente si è premunita anche di imbavagliarmi per bene utilizzando il suo tovagliolo e la tovaglietta a quadretti bianchi e rossi che copriva il vassoio, su cui erano posati gli elementi costituenti il suo thè del pomeriggio.
Posso solo aspettare che la mia deliziosamente perversa concittadina dei Beatles, nonchè campionessa juniores della regione di Kanto di hojojutsu, concluda il suo ristoro pomeridiano e decida di giocare con me come mi ha annunciato poco tempo fà, dopo avermi legato come un salame.
Dalla posizione in cui sono finito ho una visuale limitata sulla mia deliziosamente depravata figlia di Albione, per poterla vedere in viso sono costretto a degli scomodi movimenti del collo che tra l'altro assieme al mio soldatino sono le uniche parti del mio corpo a non essere strettamente legate.
Alice ha finalmente finito il suo thè, con calma va in salotto a prendere accendino e sigarette e poi viene a sedersi sul pavimento della cucina vicino a me, fumando beatamente.
Mi scompiglia amorevolmente i capelli e con dolcezza fà scorrere le sue mani sulle mie membra imprigionate, poi controllando lo stato di tensione delle corde e mio dice:
" Lo sai Tato sei il migliore avversario di hojojutsu che mi sia mai capitato di incontrare, molto resistente, snodato a sufficenza per permettermi di legarti in complicati shibari e sopratutto assolutamente collaborativo. Di meglio, per la pratica che mi occore per migliorare la mia tecnica, proprio non potevo trovare."
" MMppHH, MMppHH"
Rispondo soddisfatto ai complimenti della mia amata Lady dagli occhi azzurri, nell'unico modo che mi è possibile, cioè mugulando felice sotto il bavaglio.
" Bene mentre finisco la sigaretta mi occuperò del nostro pasto serale e dato che non intendo perdere tempo a cucinare ordinerò del sushi al take away per cena, dopo tutto ti ho promesso una serata giapponese."
Detto questo la mia conturbante vicina di casa di Paul McCartney si è nuovamente alzata ed è andata a prendere il cordless, con il quale tornando in cucina ha ordinato la nostra cena per le otto in punto.
Poi, in silenzio come spesso le capita quando è particolarmente eccitata, ha sciolto i nodi che tenevano unite le mie caviglie ai miei polsi, permettendomi così finalmente di distendere le gambe. Quindi imperiosamente mi ha rivoltato a pancia all'aria ed a quel punto è venuta a mettersi in piedi sopra di me. Si è tolta il kimono lasciandolo cadere sul pavimento ed ha piacevolmente e selvaggiamente abusato di me per tre volte, dopotutto oggi sono il suo giocattolo sessuale.
Terminato di strapazzarmi Alice finalmente mi ha tolto il bavaglio e mi ha rianimato con una fantastica ed appasionata respirazione bocca a bocca.
" Wow Amore essere utilizzato come uno strumento per il tuo piacere è fantastico ma molto provante dal punto di vista fisico, mi sento prosciugato ed ho urgente bisogno di reidratarmi, non è che hai avanzato del thè per caso ?"
Dopo essermi in parte ripreso le ho chiesto sinceramente e piacevolmente disidratato.
" Ho paura che adesso sia oramai freddo amore, te ne preparo subito dell'altro."
Ha risposto il mio amore voltandosi premurosa verso i fornelli.
" No non occorre tesoro, freddo andrà benissimo se poi tu volessi aggiungerci un po'di succo di limone, zuccherarlo ed aiutarmi a berlo te ne sarei infinitamente grato."
Ho ribattuto io sempre più assetato. A queste mie parole la dolce Lady dal sangue blu con cui piacevolmente convico si voltata ed un po' schifata mi ha domandato:
" Il thè freddo con il limone è da barbari, come puoi bere una cosa simile ?"
" Principalmente perchè ho una sete bestiale tesoro. Poi per quanto riguarda il barbaro. Mi risulta che quando i tuoi nobili antenati, nella loro isoletta, si dissetavano con l'acqua fangosa presa con un secchio direttamente dal Tamigi; i miei proletari avi qui in Italia attingevano dalle fontane pubbliche acqua fresca e limpida proveniente direttamente da fonti di montagna, distanti chilometri dalla loro città e collegate tramite mirabili ed ingeniosi aquedotti. Alcuni di quali sono in funzione tutt'oggi . Allora i barbari erano i tuoi celtici antenati con tanto di toppe sulle chiappe o come volgamente si dice con le pezze al culo. Nel tuo caso devo dire un gran bel culo però ma questa è la storia amore."
" E va bene ritiro il barbaro ma resto dell'idea che il thè freddo al limone sia imbevibile. Piuttosto per reidratarti ho in mente un sistema che unisce l'utile al dilettevole, cioè ti permetterà di dissetarti svolgendo contemporaneamente la tua mansione di giocattolo sessuale odierna."
Dopo aver affermato ciò la mia dolce e fantasiosa britanna ha aperto il freezer ed ha preso qualche cubetto si ghiaccio che ha messo in una ciotola. E' tornata da me mi ha aiutato ad inginocchiarmi davanti alla sedia su cui si è seduta. Infine mi ha messo in bocca un cubetto di ghiaccio dicendo.
" Molto bene Tato è ora che tu riprenda la tua funzione di strumento per il mio piacere. Non finire il cubetto di ghiaccio ti servirà per rinfrescare quelle parti che tutto il piacevole sfregare sù e giù del tuo soldatino ha surriscaldato. Qui c'è una scorta di ghiaccio che dovrebbe bastarti. Su forza datti da fare. "
Dopo aver deposto la ciotola con il ghiaccio di scorta ai suoi piedi vicino a me, Alice ha spalancato le sue spettacolari gambe e si è messa in attesa del mio servizietto.
In obbedienza ai desideri della mia splendida ed impaziente Lady ho incominciato a rinfrescare le sue parti intime con delicatezza e dedizione. Venendo presto ricompensato dai suoi miagolii estasiati e dal gusto metallico dei suoi umori.
Mentre oralmente accontentavo la mia perversa cittadina del Regno Unito un nostro comune ed intimo amico, velocemente ripresosi dagli ultimi strapazzi, ha fatto notare la sua presenza con la solita e discreta missilistica erezione.
Onestamente non sò se ci si possa mettere in punta di piedi sebbene ci si trovi in ginocchio ma pur di inzuppare il biscotto il mio ingordo amico è riuscito a presentarsi miracolosamente alla porta della tana di Alice. La quale con uno squisito senso di ospitalità e con gioia sincera, manualmente ne ha facilitato l'ingresso all'interno, dove il ragazzo ormai si trova come a casa propria, viste le assidue frequentazioni ed anche questa volta con il suo fare da duro le ha ripassato la tinta alle pareti.
Siamo in fase di collasso post sesso. Quando, preciso come un seiko al quarzo del sol levante, il puntualissimo nipponico fattorino con il sushi suona alla nostro uscio di casa.
Il mio amore distrattamente prede la parte superiore del suo kimono dal pavimento e la indossa andando ad aprire alla porta.
Ora io non ero presente ma credo che la visione della mia dolce britanna, con indosso esclusivamente la parte superiore di un kimono nero in seta pettinata, con lo splendido viso ancora estasiato e fresco di copula ed i serici capelli biondi che lo incorniciano maestosamente, abbia a lungo e piacevolmente turbato le notti del fortunato ragazzo che ci ha portato la cena. Il fatto poi che la suddetta eterea e spettacolare creatura gli abbia parlato in un'aristocratico e perfetto giapponese con un vago accento tipico degli abitanti della regione di Kanto, ha sicuramente conferito al tutto un velo di mistero e soprannaturalità che ricorderà a lungo quanto la sontuosa mancia che la mia Lady dai nobili natali gli ha lasciato, come se non bastasse l'incomparabile vista della sua sensazionale figura per la quale molti pagherebbero profumatamente.
Tornata in cucina Alice a liberato il tavolo e mi ha aiutato a sdraiarmici sopra a pancia in sù. Infine a disposto il sushi sul mio corpo, utilizzato in queato caso come vassoio di portata e con le bacchette in dotazione ha incominciato a servirsi con grazia ed eleganza. Ovviamente ha avuto la bontà d'animo di imboccarmi permettendomi così di saziare la fame che la mia attività di giocattolo mi aveva miracolosamente fatto ritrovare.
Al momento del dessert la mia conturbante carceriera si è accorta di essersi dimenticata di ordinarlo. Per fortuna la amorevolmente perversa concittadina dei Beatles con cui convivo è dotata di notevole inventiva e capacità di improvvisazione. Ha risolto la questione preparando per me una fragolina con la panna e per lei un salame al cioccolato che abbiamo degustato in un dolcissimo ed appiccicoso 69, vivamente sconsigliato ai diabetici.
Infine dopo ore di deliziosa prigionia sono stato liberato ed insieme siamo andati a farci una doccia. Dove il nostro intimo amico approfittando della momentanea libertà ha deciso di strafare con un ultimo doppio e memorabile giro di tango che ha ulteriormente soddisfatto la mia nobile amante.
Poi Alice mi ha aiutato ad indossare la mia camicia da notte o straightjacket stringendo con la solita competenza le fibbie che me la bloccano al corpo ed ancora allacciandomi alle tibbie due cavigliere di cuoio marrone che ha fissato tra loro con un moschettone d'acciaio che mi permette di fare dei piccolissimi passi. Lei a sua volta ha indossato una deliziosa camicia da notte (vera) in raso frusciante di colore cipria che ha stampate delle rose rosse con tanto di gambo, foglie e spine.
Dato che i campionati di calcio europei erano fermi per le qualificazioni ai mondiali e che ambedue eravamo in astinenza da gol, di comune accordo ci siamo visti una partita del campionato di clausra argentino.
Poi la mia deliziosa figlia di Albione mi ha imbavagliato, augurato la buona notte con un bacio su di una guancia ed infine è piombata in un profondo sonno ristoratore.

Thursday, March 28th 2013 - 01:01:20 PM
    
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Una storia di: Fulvio

UN BREVE INCONTRO


Io e F avevamo avuto una relazione anni fa, poi ci eravamo sposati con altri partner e persi di vista.
Ci eravamo ritrovati quando lei si era separata: la nostra nuova relazione era una grande amicizia condita da occasionali incontri sessuali, in quanto né mia moglie né il suo nuovo compagno amano particolarmente il bondage, che invece a noi piace molto.
Quel fine settimana io ero solo a casa perché avevo molto lavoro arretrato, mentre mia moglie era via, da sua sorella; F era tornata il sabato sera da un viaggio nel Sahara, molto bello ma senza sesso, in quanto di sole donne.
Avevamo organizzato tutto via sms, appena lei era salita sul traghetto in Tunisia, perché io non potevo muovermi di casa, dovendo lavorare, ma i miei suoceri abitano nell’alloggio accanto al mio….
La domenica però loro escono sempre un paio d’ore per andar a trovare dei parenti, per cui all’ora stabilita F era pronta in fondo al paese, e appena i miei suoceri sono partiti l’ho avvisata via sms e cinque minuti dopo lei suonava al citofono.
Le ho aperto la porta senza parlare, facendola passare, poi, chiusa la porta, l’ho afferrata da dietro, stringendole le braccia e mettendole una mano sulla bocca, spingendola verso la camera vicina, che aveva le tapparelle abbassate.
Le ho messo un bavaglio, un cleave-gag poco efficace ma che le sta benissimo, poi le ho detto
“ spogliati “
erano le prime parole che dicevamo.
Appena nuda l’ho fatta inginocchiare su di un tappeto, legandole le mani dietro la schiena. Mi sono messo di fianco a lei, senza neanche svestirmi, ed ho preso ad accarezzarla, sul seno e lungo la schiena, sfiorandole solo occasionalmente il clitoride, per torturarla dolcemente. Lei mugolava, capivo che desiderava partire al più presto, ed in effetti era talmente agitata che dopo poco, anche se io cercavo di tirarla per le lunghe, è venuta con forti rantoli solo in parte soffocati dal bavaglio.
Anche io ero molto agitato, per cui, mentre lei si riprendeva un attimo, mi sono svestito.
Le ho tolto il bavaglio dandole un lungo bacio, poi le ho riempito la bocca con un fazzoletto e sopra ho legato una lunga fascia, annodandola stretta dietro la nuca.
Le ho legato le mani sul davanti, così ha potuto mettersi a quattro gambe ed io da dietro sono entrato in lei, che era bagnatissima.
Ho afferrato i due lembi del bavaglio, come se fossero le briglie di un cavallo, ed abbiamo fatto l’amore per lunghi minuti. E’ stata una cosa piuttosto forte, piena di energia, grazie al fatto che io in mattinata mi ero masturbato e, non essendo troppo infoiato, sono riuscito a non venire per parecchi minuti ….
Ogni tanto mi fermavo e, mentre continuavo a tirarle le briglie, le accarezzavo il clitoride, rimanendo piantato dentro di lei… le davo anche carezze sul seno e le strizzavo i capezzoli, alternando dolcezza e piccolo dolore.
E’ stata una sequenza piuttosto lunga, molto piacevole per entrambi, con il solo problema che, quando abbiamo finito, era passato troppo tempo ed era rischioso che lei si fermasse di più.
L’ho liberata, si è ripulita con delle salviettine, senza neanche entrare in bagno, poi si è rivestita e se ne è andata dicendomi semplicemente
“ Ciao “
E’ stata l’unica parola che ha pronunciato quel giorno, a parte
“ mmmmmpppphhhhh “

N.B. questa è una storia vera …

Tuesday, March 26th 2013 - 07:51:19 PM
    
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Una storia di: Giorgio



Che desolazione!
Questo sito una volta era l'albergo di storie vere, delle nostre storie, vissute e raccontate nella realtà...
Ora è solo un racconto irreale, virtuale ed incredibile, come tutoo quello che si trova sul web.....
Bondager e bondagette veri e reali, dove siete finiti?

Tuesday, March 26th 2013 - 06:34:49 PM
    
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Una storia di: Tato

- Le vicende di Tato ed Alice -


- La campionessa juniores della regione di Kanto di Hojojutsu -


Domenica pomeriggio poco tempo prima dell'ora del thè.
Io ho le mani ammanettate sul davanti e le caviglie limitate da un paio di ankle-chain. Il mio intimo amico gode di una temporanea amnistia (ampiamente meritata direi) ed è fuori dalla sua metallica prigione. La mia deliziosa concittadina dei Beatles dal sangue blu è sdraiata vicino a me in costume adamitico (uno spettacolo).
Siamo in salotto, stanchi e spalmati sul divano dove stiamo riprendendoci da una lunga fruttuosa, stancante ed appagante triplice sessione di sesso.
Alice uscendo dal mondo delle meraviglie in cui piacevolmente siamo sprofondati mi dice:
" Oh my God Tato dovresti terrorizzarti più spesso amore. Se gli effetti sul tuo pistone sono sempre così; da domani assumo una troupe cinematografica che a tua insaputa si finga l'interpol venuta ad arrestarti due volte alla settimana. Di più non credo che le reggerei fisicamente."
Poi sarcasticamente aggiunge ridendo ed accarezzandomi il volto.
" Però che faccia avevi mentre terrorizzato mi dicevi, amore involontariamente sono diventato un delinquente internazionale. Sembravi di fronte ad un patibolo, il tuo.
Il mio amato italiano emotivo che drammatizza facilmente."
Di nuovo con questi luoghi comuni sugli abitanti del bel paese.
Però gli spaghetti all'uovo fatti in casa e l'assolo orale di chitarrina li hai graditi mi pare. Penso rimuginando e con un moto di ribellione decido di zittirla con la mia abilità oratoria.
Sto per raggiungere la sua zona pubica e cominciare quando la mia dolce britanna mi ferma perentoriamente.
" Stop Tato è l'ora del thè e qualunque cosa tu abbia in mente rimandalo a più tardi e risparmia le forze. Ti posso assicurare che per allora avrai bisogno di tutte le energie che ancora ti restano.
Adesso, mentre io vado aprendere un po' di corde, tu per favore metti il bollitore sul fuoco."
Un po' piccato per essere stato stoppato proprio sul più bello, o meglio proprio poco prima che ricominciasse il più bello e con tutta la dignità che mi è possibile dato che sono ancora nudo ammanettato ai polsi ed alle caviglie, ribatto alla mia dolce Lady.
" Ancora questo thè, è possibile che voi inglesi dobbiate per forza sottostare a questo rito pomeridiano senza mai derogare.
Per una volta non potremmo posticiparlo e magari bere qualcos'altro, non so uno zabaglione od un rosolio magari?"
Alice, allacciando la vestaglia rosa che le era peccaminosamente scivolata di dosso durante i nostri precedenti combattimenti, mi risponde:
" Prendere il thè è un rito millenario comune a molte culture, non solo tipico di quella inglese mio caro.
In India, Russia come in Cina od in Giappone l'uso del thè è radicato nelle abitudini della gente proprio come fra noi sudditi della Regina.
A proposito del paese del sol levante ti propongo un patto, tu adesso mi prepari il mio thè da bravo e poi dopo continuiamo il resto della giornata, cena compresa, alla giapponese."
A questo punto devo dirvi che la mia perversa vicina di casa di Paul McCartney ha vissuto per un certo periodo della sua nobile vita in Giappone (li abitava in una villa contigua a quella degli anziani genitori di Yoko Hono), apprendendone la lingua, gli usi e studiando alcune arti marziali tipiche di quel paese dalle millenarie tradizioni .
Tra queste discipline dei samurai la sua preferita e quella in cui riesce meglio è l'Hojojutsu. Un'antica e poco conosciuta ma molto utile e coinvolgente (almeno a mio avviso) arte marziale, dove bisogna immobilizzare l'avversario tramite l'uso di corde, nodi e complesse artistiche legature (adoro farle da avversario).
Per cui quando Alice mi propone di passare un certo periodo alla giapponese, sò che stò per finire saldamente legato in un esteticamente piacevole ma comunque strettamente immobilizzante shibari con delle artigianali corde di canapa lavate, amorevolmente asciugate ed unte con olio di visone. Il cui ruvido contatto con la pelle trovo oltremodo eccitante e stimolante.
Allettato dall'orientale proposta della mia poliedrica compagna senza altre inutili parole, mi fiondo in cucina a mettere sul fuoco il bollitore con l'acqua per il thè di Milady.
Mentre aspetto che l'acqua bolla preparo le tartine di burro salato con le fettine di cetriolo sott'aceto (che schifo), taglio la torta e dispongo su di un vassoio tazza, lattiera, zuccheriera e su di un piatto le vivande.
Poco dopo l'acuto fischio del bollitore, la mia gheisha-samurai britannica fà il suo grandioso ingresso in cucina.
Ora indossa la parte superiore di un kimono di seta pettinata nera e tutta la sua bellezza.
Si è evidenziata i magnetici occhi cerchiandoli con una matita scura accentuandone la forma ovale e le sue afrodisiache labbra sono dipinte di un colore rosso come il peccato che illumina la loro naturale sensualità.
In mano ha una inebriante e grossa matassa di nawa di canapa del diametro di circa 6 mm. Evidentemente vuole andarci pesante con lo shibari.
Come sempre quando la mia spettacolare figlia di Albione ha in mano delle corde, io sento un fremito percorrermi dalla punta dei capelli a quella dei piedi, sono in estasi.
Lo sguardo mi si accende di testosterone e con un suadente tono di voce le chiedo:
" Il thè è pronto Milady dove preferisce che glielo serva? "
" Tato, Tato quante volte ti ho detto che il thè deve essere lasciato in infusione per un determinato tempo in modo che possa sprigionare tutto il suo aroma. "
Entrando nella parte di un cameriere di corte mi scuso e le domando.
" Pardon Madame non era mia intenzione rovinarle il suo ancestrale rito pomeridiano .
Per quanto tempo ritiene che il suo thè debba restare in infusione? "
" Giusto il tempo che mi occorre per legarti per bene amore. Ti ricordo che detengo ancora il record di velocità juniores di Hojojutsu della regione di Kanto nello shibari standard del tronco superiore."
Io sentendomi più vicino al paradiso di quanto mi sia possibile restando in vita, entusiasta propongo alla mia conturbante carceriera:
" Perchè non proviamo a migliorarlo questo record allora? "
" Chissà, con tutta la pratica che mi hai fatto fare potremmo anche riuscirci. Forza vieni qua, togliamo le manette, è ora di cominciare."
Alice mi risponde con un sorriso enigmatico che illumina quel meraviglioso volto, di cui ogni fotomodella dovrebbe esere invidiosa.
Poi è il momento di dedicarci seriamente alle arti marziali, o meglio la mia dolce britanna si impegna nell'Hojojutsu io finisco come al solito legato come un salame.
Il nipponico bondage effettuato dalla mia conturbante carceriera è ovviamente perfetto, d'altronde che cosa ci si poteva aspettare dalla campionessa juniores della regione di Kanto. Onestamente non sò se abbia battuto il suo record, in quanto non ho controllato il tempo ma posso sinceramente assicurarvi che mi sono trovato avvolto in un delizioso e costringente sakubaku in un battibaleno.
Le mie braccia ora è come se fossero incollate al corpo dalle numerose spire di corda che si intrecciano geometricamente ed artistcamente attorno ad esso.
Poi dopo avermi tolto le cavigliere si occupa anche delle mie gambe unendole tra loro con dei semplici ma stretti tratti di corda a livello delle ginocchia e delle caviglie. Fatto ciò mi stampa un rapido ed eccitante bacio sulla bocca e poi mi si allontana di un passo per osservare soddisfatta la sua opera d'arte.
Come sempre quando sono legato ed i miei movimenti sono impediti, il mio intimo amico sembra animarsi di vita propria. Il che spesso significa che tende alla postura eretta.
" Molto bene Tato da questo momento in avanti, per il resto della giornata, puoi considerarti esentato dalle tue mansioni secondarie quali quelle di cameriere, cuoco ecc. ecc. La tua unica funzione, nonchè mansione primaria, sarà quella di giocattolo sessuale. Il mio giocattolo sessuale. Per cui ora mentre io prendo il mio thè tu resta pure qui tranquillo e cerca di recuperare le forze perchè dopo ho proprio intenzione di spremerti fino in fondo.
Vedo inoltre che il nostro comune intimo amico prende molto sul serio la sua funzione ludica e ne sono molto felice ma adesso state bravi che ho da fare."
Detto questo la mia sensazionale ed al momento nipponica amante si è seduta su di una seggiola vicino al tavolo della cucina, dove era posato il vassoio con l'occorrente per il thè, ed ha incominciato proletariamente a servirsi e sorbirsi la sua atavica e benedetta bevanda ambrata.
Adesso sono decisamente immobilizzato ma il mio pugnace soldatino è pronto ed impaziente di riprendere i combattimenti, a lui non importa niente del rito del thè, vuole solo scopare.
Con notevole difficoltà, saltellando a piè pari mi avvicino ad Alice che al momento è distratta dalla sua bevanda e non si accorge dei miei goffi movimenti. Però quando mi inginocchio ai suoi piedi e provo ad avvicinarmi alla sua zona gol, un po' indispettita, alzandosi dalla sedia mi dice:
" No Tato non insistere ho detto che mi occuperò di te e del nostro intimo amico dopo il thè. Quindi è perfettamente inutile che voi continuiate a provarci.
Adesso vi sistemo in maniera tale da impedirvi di interrompermi, fino a quando non deciderò che è giunto il momento di divertirmi con voi due.
Come giocattolo sessuale siete decisamente volenterosi ma dovete imparare la disciplina. Ci penserò io con molto piacere ad insegnarvela."
La mia dolce e conturbante carceriera con autorevolezza, prima che potessi protestare, mi ha imbavagliato ficcandomi in bocca il suo tovagliolo e lo ha fissato annodandomi strettamente intorno al volto la tovaglietta a quadretti bianchi e rossi che avevo preparato per il thè. Poi mi ha fatto sdraiare a pancia in giù e legandomi le caviglie ai polsi mi ha lasciato nella scomoda posizione di hog-tied. Lasciandomi sul pavimento ad una distanza di qualche spanna dalla sedia, sulla quale è tornata a sedersi per finire il suo liquido ristoratore.
Adesso non mi resta che stare qui ad ammirare i suoi deliziosi piedini, le cui curate unghie sono smaltate dello stesso colore del rossetto che al momento enfatizza le sue sensuali labbra.
Mentre il mio soldatino manifesta tutto il suo disappunto per questa annodata situazione e scomoda posizione con un'apocalittica erezione.

Monday, March 25th 2013 - 02:05:50 PM
    
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Una storia di: peru

Superpoteri - seconda parte


Vi ricordate la nostra supereroina bionda, atletica e slanciata, col costumino sexy - magliettina aderente, gonnellina svolazzante giropassera, stivali al ginocchio? L'avevamo lasciata sul pavimento di un corridoio, poco vestita e molto legata, coperta più di corda che di tessuto, bavaglio stretto, stordita dalla velocità del cattivo e dalla strana sensazione di piacere e imbarazzo che le impediva di tentare seriamente di liberarsi - cosa peraltro impossibile - e la faceva indugiare lì nell'attesa - nella SPERANZA - che lui tornasse. Ebbene, lui era tornato, e vedendola si era stupito, quasi si fosse dimenticato di averla lasciata lì: "Ah, ma sei ancora qui! Ma non eri quella che nessuno riesce a immobilizzare? Mi sembra che stavolta tu sia un po' in difficoltà". Detto questo, con un rapido gesto tagliò in un solo punto la corda che la avvolgeva e sparì in fondo al corridoio.
Lei, il cuore a mille, sentì allentarsi un poco la tensione delle corde intorno alle spalle. Riprese a divincolare braccia e gambe e lentamente sentiva i legami cedere. Dopo non pochi sforzi si liberò dall'intricato avvolgimento e con molta fatica, dopo un tempo infinito, riuscì a slegarsi anche mani e piedi. Srotolò con dolore il nastro che le avvolgeva la testa e tolse di bocca le mutandine appallottolate, asciugandosi alla meglio la saliva che le copriva il mento e le guance. Si rese conto che era stata avvolta in un'unica corda, ora recisa a metà, lunga una trentina di metri e sapientemente avvolta attorno al suo corpo in modo che non c'erano nodi con estremità libere da provare a sfilare: tirando da una parte inevitabilmente stringeva di più da un'altra, come aveva potuto verificare nelle ore precedenti. Si rialzò un po' barcollante, si rimise le mutandine ancora zuppe di saliva e sistemò alla meglio la maglietta. Raccolse corda e nastro adesivo, poco più in là lo straccetto che era stato il suo gonnellino e se ne andò rapida, sperando di non essere vista, così sconvolta e poco presentabile, gli inequivocabili segni rossi sulla pelle in bella mostra, una macchia umida in mezzo alle gambe, e non era tutta saliva e sudore.

Sunday, March 24th 2013 - 05:21:22 PM
    
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Una storia di: Tato

- Le vicende di Tato ed Alice -


- Un intimo amico esce di prigione -


Domenica primo pomeriggio poco dopo pranzo, indosso la mia tenuta da lavoro e cioè ho i polsi ammanettati sul davanti, le cavigliere ed il mio aquilotto è ancora imprigionato nella sua gabbia d'acciaio.
Alla mia estemporanea affermazione Alice, spalancando quegli splendidi ed ipnotici occhioni azzurri che una benigna madre natura le ha regalato, esclama stupita (oramai è abituata alle stronate che sparo ogni tanto ma non fino a questo punto).
" Tato ma cosa dici? "
" Ho detto che involontariamente sono entrato nel riciclo del denaro sporco dei narcotrafficanti messicani. Tra non molto arriveranno i funzionari dell'interpol con un mandato di cattura internazionale per me. Chissà se mi lasceranno tenere le manette e cavigliere o me ne forniranno loro un paio nuove ? Per quanto concerne la gabbia di castità, spero di poterla tenere indosso. Anzi non è che dove l'hai ordinata ne hanno un modello più coprente, del tipo che comprende anche il buco del culo per intenderci. Si sentono parecchie storie spiacevoli su quanto succede nelle carceri e preferirei mantenere la mia verginità posteriore se possibile. Ma tu non mi lasciare ti prego si tratta di un pauroso malinteso. Credimi io non sapevo niente, facevo solo il mio lavoro."
Le ho detto con foga sempre più preoccupato e terrorizzato di perderla.
" Amore calmati, ti dispiace spiegarmi che cosa ritieni di aver combinato di così grave" Ha detto la mia nobile, comprensiva e minimamente preoccupata vicina di casa di Paul McCartney.
" La società off shore di investimenti internazionali per cui ultimamente lavoro ricicla il denaro sporco dei narco messicani. Lo hanno appena annunciato al telegiornale, andavano in onda anche le immagini dei primi dipendenti arrestati che impressione, pensa quando toccherà a me."
Ho continuato a dirle mentre la mia preoccupazione cresceva in maniera esponenziale.
" Tato scusa ma stavo guardando la BBC ed il tuo inglese, nonostante sia notevolmente migliorato, è ancora basilare (del tipo the cat is on the table, where is the cat?) ad essere generosi si intende, devi per forza aver capito male. Sono assolutamente sicura che non si tratta della società per cui lavori e che sicuramente non è implicata in alcun illecito."
" Ma si purtroppo è la società per cui lavoro, il servizio andava in onda dalle isole Kaiman dove c'è la nostra sede legale."
Alice stupendomi è scoppiata a ridere dicendo:
" Anche se fosse, le Kaiman sono un paradiso fiscale e laggiù ci sono più società di investimenti internazionali che residenti a momenti.
Credimi la nostra società non è implicata nel riciclo di denaro dei narcotrafficanti. Comunque se vuoi esserne sicuro ti basta controllare su internet non ti sembra più logico che stare qui ad angosciarti.
Voi italiani così emotivi e sempre pronti a fare di tutto un dramma."
Sono subito corso nel mio studio tintinnando e rischiando di inciampare nelle ankle-chain che oltre alle manette in posizione anteriore ancora indosso. Accendo il computer e leggo attentamente (finalmente nella lingua di Dante a me più famigliare) l'articolo che mi interessa e mi tranquillizzo scoprendo che in effetti la società per cui lavoro è pulita. Inoltre tutti i suoi investitori sono inglesi, mentre quelli della società sotto inchiesta provengono principalmente dall'europa dell'Est.
Mestamente torno in salotto è vero sono un italiano emotivo che drammatizza facilmente e cucina gli spaghetti ma fortunatamente non sono mafioso e non suono il mandolino, piuttosto me la cavo molto bene con la chitarrina in un certo senso.
La mia dolce britanna eroticamente sdraiata sul divano sta ancora ridendo della mia personale tragedia, per fortuna finita in farsa e del mio delirante monologo sull'interpol, il carcere e la verginità posteriore. Quando decido di darle altro a cui pensare ed avendo ancora l'aquilotto ingabbiato mi viene utile la mia summenzionata abilità con la chitarrina, intendendo quella che Alice nasconde sotto la camicia da notte in seta rosa che al momento sensualmente come unico capo di abbigliamento indossa.
Quindi come un'ermellino in caccia scivolo sinuosamente fra le sue nivee cosce facendomi strada fra le seriche e vaporose vesti che come nuvole profumate ne velano il magnifico corpo, per cui anche la conigletta di Playboy del paginone centrale dovrebbe provare invidia.
La mia conturbante concittadina dei Beatles dai nobili natali viene colta di sorpresa dall'inizio di questa mia serenata ma poi dimostra di gradirla parecchio. Aggiungendovi di sua sponte qualche mugolio e qualche ansimante parola nella sua lingua natale che ovviamente non capisco ma che a mio avviso non ci stanno male.
Anche il mio clarinetto vorrebbe partecipare a questo piacevole intermezzo musicale di vocalist più chitarrina ma ahimè non può.
E' ancora chiuso nella sua restrittiva custodia metallica e da solo non riesce ad uscirne. Allora si incazza di brutto e gonfiandosi a dismisura prova a rompere la sua stretta prigione d'acciaio.
Anche per un veterano decorato come lui è impossibile, non può farlo non contro il metallo che costituisce la sua umiliante prigione e le cui sbarre mandano maligni baglori cromati alla luce del giorno.
Un po'dispiaciuto per il forzato mancato apporto del mio strumento a questo vibrante connubio musicale interentico, concludo con un assolo di chitarrina da applausi.
Lasciando la mia dolce britanna stremata, soddisfatta e ansante che in un sussurro mi dice:
" Ok Tato per ora lasciamo pure perdere il massaggio shatzu, ti vedo in forma, queste tue gradevoli attività sono decisamente più rilassanti e piacevolmente eccitanti. Continua l'overture non è niente male."
Alice è scaldata a dovere, io liberato dallo spettro del carcere in cui mi vedevo rinchiuso a vita, o comunque per un lunghissimo periodo di tempo, mi sento più leggiadro e più ingrifato che mai.
Decido quindi di perorare la causa di un nostro comune intimo amico, l'unico al momento ad essere effettivamente in prigione ed umilmente le chiedo:
" Con piacere amore ma non pensi che per il nostro soldatino decorato sia giunto il momento di unirsi alla battaglia?"
" Oh my God Tato, stordita dalle piacevoli sensazioni che mi hai fatto provare ho completamente dimenticato il mio eroe. Questo, in un certo qual modo, dovrebbe dirla tutta sulle tue notevoli capacità oratorie amore. My darling, my golden tongue"
Allora la mia dolce britanna si porta una mano fra quelle clamorose tette che una sempre più benigna madre natura le ha omaggiato (per correttezza e con estremo piacere, avendoli esaminati approfonditamente sia manualmente, che oralmente ed anche con il mio periscopio personale, posso assicurarvi che i magnifici seni di Alice sono assolutamente ed incredibilmente naturali e non opera di un prezzolato artista del bisturi con tanto di laurea e specializzazione in chirurgia estetica). In mezzo a quelle due deliziose, invitanti e sferiche montagne di panna con tanto di stuzzicante cugliegina in cima, appesa ad una catenella d'oro, si trova la chiave del lucchetto che chiude la mia chastity-cage.
A questo punto il nostro allegro pomeriggio di sesso sembra guastarsi per un increscioso ma ahimè frequente problema idraulico.
Problema che ha incominciato a palesarsi da quando il mio aquilotto passa la maggior parte del suo tempo ingabbiato.
Di fatti il ragazzo la sotto, smanioso di unirsi alla festa e per quanto glielo consente la gabbia di vile metallo cromato che lo contiene, si è gonfiato a dismisura, si è offeso e non vuole saperne di tornare alle sue dimensioni di taglia medium. Il fatto che le soavi mani di Alice lo stiano titillando cercando di liberarlo dalla sua prigione, ovviamente non aiuta di certo in questo caso.
Così resi esperti dal frequente ripetersi di questa dispettosa lievitazione idraulica ingabbiata. Saltando lo stadio della borsa del ghiacchio, perfettamente inutile nella maggior parte di queste incresciose situazioni e spronati dall'eccitazione comune che al momento ci divora, ci giochiamo il nostro asso nella manica.
La foto di Rosy Bindi e Rosa Russo Jervolino in costume a due pezzi su di un pattino, con la scritta bagni melena sulla fiancata, nel mare davanti all'isola di Stromboli, proprio durante un'apocalittica eruzione.
Come al solto il sotterfugio funziona ed il ragazzo la sotto spaventato a morte ed inorridito, velocemente si ritrae rimpicciolendo a vista d'occhio.
In breve tempo posso estrarlo dalla sua gabbia metallica, Alice e meglio che per ora non lo tocchi altrimenti qui facciamo notte.
Certo il mio ammennicolo adesso la dimostra tutta la sua taglia medium ma ci basta voltarci ed abbiamo nuovamente davanti la nostra spettacolare amante di Liverpool.
E' scivolata fuori dalla vestaglia ed adesso è totalmente nuda alla nostra vista e che vista (devo per l'ennesima volta dire con estremo ed arrapato piacere).
Ha un corpo stupendo, felino, snello, slanciato e al tempo stesso sensuale e formoso con un insieme di eccitanti curve che ricordano la litoranea che va da Latte a Montecarlo.
La pelle è di alabastro ed i serici capelli biondi le circondano il viso la cui angelica bellezza appare ultraterrena.
Alla vista di tale afrodisiaco splendore il nostro intimo amico, immediatamente dimentica le due carampane in barca e torna ad ergersi fiero come un punto esclamativo.
In fatti sembra esclamare tutto il suo amore e dedizione alla nostra Lady dal sangue blu con una monumantale erezione.
Ora è il momento di perderci insieme nel nostro mondo delle meraviglie ed il nostro comune ed ormai libero amico, recuperando il tempo perduto ci stupisce con un epica tripletta che ci lascia schiantati ed umidamente ansanti sul divano del nostro salotto.
Teatro eletto per le nostre piacevolmente frequenti battaglie.

Saturday, March 23rd 2013 - 01:57:00 PM
    
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Una storia di: Fulvio

ALICE NEL PAESE DELLE LEGATURE - PROLOGO


Alice era una giovane studentessa universitaria. Era carina, anche se non curava troppo il suo aspetto, era distratta, sognatrice, poco esperta in materia di sesso.
Quel giorno era stata invitata ad una festa in costume, per la quale si era vestita da bambina, con la gonnellina e il grembiulino, calzini corti e sandali.
Distratta come al solito non ricordava bene l’indirizzo a cui si sarebbe tenuta la festa, e stava camminando per una strada, quando vide un coniglio bianco, cioè un uomo travestito da coniglio, che si infilava in un locale, e lo seguì, sicura che fosse la sua meta.
Il locale si chiamava Il paese delle Meraviglie

Friday, March 22nd 2013 - 07:30:37 PM
    
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Una storia di: Fulvio

LA DISFATTA - SECONDA PARTE


Alì se la cavava anche come fabbro, per cui realizzò delle specie di manette con una catena abbastanza lunga, di modo da permettere qualche movimento a che le indossava.
Misero queste manette ai polsi ed alle caviglie dell’autista e di altre tre donne, poi, tenendole sotto il tiro del fucile, le costrinsero ad incatenare le altre donne con i collari a cui di solito erano attaccate le loro capre, facendole girare verso la mangiatoia che correva lungo tutto il muro.
Lo spettacolo di sedici donne prigioniere con un collare al collo e le mani legate dietro la schiena era quanto mai eccitante. Le costrinsero a chinarsi in avanti, tirando la catena attaccata ai collari, e iniziarono a penetrare alcune di loro, entrando e uscendo da una all’altra, tra culo e vagina.
Per i due giovani uomini era un momento paradisiaco, mentre le donne, abituate a servire il colonnello e i suoi potenti ospiti, essere trattate in quel modo da due poveri agricoltori era particolarmente umiliante, una vera disfatta.
Dopo essersi sfogati le costrinsero a mangiare il cibo posto nella mangiatoia, senza liberare loro le mani, dando scudisciate sul culo a chi rifiutava di mangiare.
Era ormai sera, i due ragazzi, con l’aiuto delle quattro donne ammanettate, fecero sedere le altre donne a terra, legando loro i piedi, poi le imbavagliarono e si ritirarono per la notte con le quattro donne che li aiutavano.
Si fecero preparare la cena, poi ognuno prese due donne e le portò nella propria camera.
Per non correre rischi oltre ad ammanettarle legarono loro le braccia con ampi giri di corda, poi, grazie ad alcune erbe che conoscevano, durante la notte le scoparono più volte,
scambiandosi anche le ragazze.
Durante una pausa per una sigaretta si dissero:
“ abbiamo promesso loro di liberarle tra una settimana, ma forse è meglio anticipare, se per caso riuscissero a liberarsi ci ucciderebbero subito “
“ forse hai ragione, allora diamoci da fare “
e ripresero a fottere le donne.
Il giorno dopo, approfittando della catena che univa tutti i collari, fecero uscire le donne dalla stalla, portandole al vicino ruscello per un bagno. Lo spettacolo era incredibile: venti donne nude, le mani legate dietro la schiena, condotte come al guinzaglio da uno di loro, mentre l’altro le minacciava con il fucile mitragliatore.
Le fecero entrare in acqua, poi Alì disse
“ avete le bocche libere, voglio vedervi mentre vi baciate e vi leccate tra voi “
per alcune di loro era un invito a nozze, ed iniziarono a baciarsi e leccarsi con passione, altre non sembravano così entusiaste, ma qualche scudisciata bastò a renderle più ardenti.
Chiaramente questo eccitò i due ragazzi che fecero uscire le donne dall’acqua, facendole sdraiare a pancia in giù sulla piccola striscia d’erba vicino al ruscello; rimasero un attimo a guardare venti splendidi culi rivolti verso l’alto, con sopra le mani legate, poi iniziarono a scoparle allegramente.
“ bisognerebbe metterle a quattro gambe “
disse Alì, ma l’amico rispose
“ bravo furbo, se liberiamo loro le mani rischiamo troppo “
e ripresero a penetrare le donne, anche se la posizione era un po’ scomoda
Dopo essersi sfogati le riportarono a casa, incatenate tramite il collare, poi dissero
“ abbiamo deciso di liberare quindici di voi, trattenendo le altre come ostaggi per qualche giorno. Vi faremo lottare tra di voi e quelle che perderanno rimarranno qui, mentre porteremo le altre alla frontiera. Ora inizieremo le gare, ma prima un piccolo assaggio di quello che per anni avete fatto soffrire al nostro popolo “
Alì imbracciò la sua frusta e prese a colpirle principalmente sul seno e sul ventre.
Dopo alcuni minuti l’altro Alì fermò le frustate e scelse le prime quattro donne, a cui mise le manette con la catena allungata; le portarono fuori e dopo essersi seduti comodamente sotto una pianta incitarono le donne a lottare tra loro.
Dopo ogni scontro i ragazzi obbligavano quella che aveva perso a legare la vincitrice, e dato che la vincitrice sarebbe stata liberata le sconfitte si vendicavano con crudeli hog-tie o altre legature strettissime.
Ci fu un secondo giro di scontri, che determinò le cinque che sarebbero rimaste in ostaggio.
I ragazzi ammanettarono queste donne, con il loro aiuto immobilizzarono le altre nella stalla, in piedi e con le mani legate dietro la schiena, costrette ad assumere una posizione a novanta gradi dalla catena che le legava alla mangiatoia.
Dopo essersi divertiti a frustarle sul culo dissero loro
“ adesso andiamo a sistemare le vostre amiche, tanto per loro avremo tempo nei prossimi giorni, poi torneremo da voi, e sarà una lunga notte … “

Monday, March 18th 2013 - 10:27:45 AM
    
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Una storia di: peru

Super poteri e imbarazzanti piaceri


No, cara la mia supereroina bionda, atletica e slanciata, con il costumino sexy, che volevi affrontare l'uomo a dieci braccia, o almeno riuscire a sfuggirgli dopo che ti sei resa conto che non avevi possibilità di vittoria. Non ce la puoi fare: mentre ti stringe le spalle, con una mano ti tappa la bocca, con un braccio ti blocca le mani dietro la schiena, e con un altro ancora inizia a legartele. Nel frattempo ti ha già avvolto le caviglie, ti ha strappato la microgonna d'ordinanza, che già normalmente serve appena a coprire le tue celebri mutandine, sogno dei tuoi fans, nelle quali intanto ha infilato un'altra mano e con due dita ti accarezza il clitoride, distraendoti, un attimo prima di strappartele via e appallottolartele in bocca, per poi con l'ennesima mano arrotolarti sei o sette giri di nastro adesivo a zittirti del tutto.
Non ce la potevi fare, e in pochi minuti ti ritrovi per terra, ridotta all'immobilità totale. Legata stretta mani, piedi, braccia e gambe, una palla di stoffa in bocca, una palla di carne e corda tu, quasi nuda e un po' stordita da tanta forza e rapidità e da quella strana sensazione di mani addosso dappertutto. E mentre provi a divincolarti e in breve ti rendi conto che non hai speranze di liberarti da sola, quello che più ti imbarazza è che la cosa ti piace. Non riesci a toglierti dalla mente le parole che ti ha detto prima di riprendere la corsa, dopo averti neutralizzata come un piccolo intoppo nella sua attività criminale: "Di te mi occupo dopo". Quella frase ti ronza in testa e ti impedisce di concentrarti negli sforzi, comunque vani, di sciogliere quei nodi che nemmeno riesci a raggiungere, e il tuo agitarti e sudare più che alla fatica è dovuto all'eccitazione, e alla vergogna.

Sunday, March 17th 2013 - 05:01:22 PM
    
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Una storia di: Tato

- Le vicende di Tato ed Alice -


- Amore, involontariamente sono diventato un delinquente internazionale -

Domenica mattina poco prima di pranzo, mi trovo nella nostra cucina a preparare da mangiare, sono nudo ed indosso solo la mia tenuta da lavoro e cioè ho le mani ammanettate sul davanti e le cavigliere, anche il mio intimo amico è a riposo nella sua chastity-cage. Quando la mia dolce britanna ancora un po' assonnata mi raggiunge.
Ci sono donne che anche la mattina appena alzate, senza trucco e con la faccia ancora gonfia di sonno, sembrano lo stesso pronte per un defilè di alta moda. Alice è sicuramente una di queste, anzi con quella deliziosa vestaglia di seta rosa e le pantofoline in tinta, lei stessa sembra una modella di biancheria intima uscita da un patinato e lussuoso catalogo.
Mi si avvicina leggiadra annusando l'aria come un bracco, cercando di indovinare quali manicaretti io le stia preparando.
Adora la cucina italiana e soprattutto quello che le cucino io con le mie mani (ammanettate insieme si intende). A questo proposito senza falsa modestia devo ammettere che ai fornelli mi arrangio piuttosto bene. Sia per passione che per talento naturale i piatti che preparo spesso sembrano usciti dalla cucina di un ristorante gourmet e sono anche buoni, come puo confermare la mia golosa e sensuale figlia di Albione.
Oltretutto da pochi giorni, proprio dopo il fatidico incontro con la qui presente donna dei miei sogni, sto attraversando un periodo lavorativo più che positivo. Come revisore contabile on line ho sempre avuto parecchi clienti che mi pagavano pochi soldi per tanto lavoro.
Adesso da poco tempo a questa parte ho un solo cliente che mi da parecchi soldi e poco lavoro. Sembra troppo bello per essere vero ma è così, una società off shore di investimenti internazionali con sede legale alla isole Kaiman mi ha assunto in esclusiva e mi paga una barca di soldi per un lavoretto che giornalmente mi porta via al massimo una o due ore del mio tempo e solo per cinque giorni alla settimana.
Così ho molto più tempo libero e posso occuparmi come si deve della mia conturbante compagna viziandola all'inversimile e scopandomela come un riccio. Soddisfare le sue golosità è uno dei tanti piacevoli compiti che mi sono volontariamente assunto.
Mi sono voltato controllare la cottura della pasta e l'ho persa di vista. Quando sento la delicata, dolce ma compatta pressione dei suoi superbi seni sulla pelle della mia schiena nuda, unita alla fresca e frusciante sensazione che mi da la seta della sua afrodisiaca vestaglia.
Mi abbraccia voluttuosamente e dopo aver deposto un bacio sulla mia guancia incuriosita ed affamata mi chiede:
" Che cosa mi prepara oggi per pranzo il mio stallone da cucina?"
Accertatomi che la pasta non stia scuocendo, depongo il cucchiaio che ho fra le mani e girandomi con gli arti anteriori, che essendo bloccati sul davanti me lo consentono, ricambio il suo abbraccio ed attirandola sul mio torace le rispondo.
" La trattoria da Tato come menù del pranzo di oggi prevede: per primo spaghetti all'uovo fatti in casa saltati in padella con un sughetto di funghi secchi panna e ristretto di manzo, poi per secondo sogliola alla mugnaia con contorno di patate novelle cotte al vapore condite con olio prezzemolo e limone e per finire come dessert abbiamo creme-caramel e sorbetto al limoncello ". Come ho detto mi piace soddisfare le sue golosità e fortunatamente la mia sinuosa concittadina dei Beatles ha un metabolismo perfetto (oltre a quel fisico da cardioversione) che le permette di mangiare senza ritegno qualsiasi cosa senza ingrassare di un grammo ed essendo inglese ha sicuramente mangiato delle grasse schifezze fino ad ora almeno.
E' anche vero che insieme facciamo parecchio piacevole movimento, io ad esempio ormai ho già perso più di tre chili da quando conviviamo e ancora sto scendendo, il mio amore mi stà consumando.
Alice nel frattempo buttando un'occhiata ai fornelli si accorge che il forno a ventilazione controllata è acceso ed incuriosità mi chiede.
" Ed in forno che cosa stai cuocendo? "
" La torta ed i biscottini di pasta frolla al cacao per il thè Milady".
Già perchè proveniendo dal Regno Unito la mia dolce metà è abituata a consumare enormi quantità della suddetta ambrata bevanda e non rinuncerebbe mai al suo rito del thè pomeridiano. Oltre a ciò la mia nobile amante non gradisce i prodotti preconfezionati e quindi mi tocca impastare.
Meno male che dispongo di un'ottimo robottino da cucina, perchè altrimenti pur con le mani ammanettate sul davanti avrei delle serie difficoltà a farlo.
Dato che non ho idea dei suoi progetti per il pomeriggio ma tirando ad indovinare penso che la mia già limitata libertà di movimento, subirà delle drastiche ma molto piacevoli e gradite restrinzioni, ho pensato di portarmi avanti nella preparazione delle vivande da accompagnare al the. Le tartine con burro salato e fettine di cetriolo sottoaceto le preparerò all'ultimo, chiedendomi come al solito perchè mai una splendida, elegante e delicata fanciulla come la mia sensuale e conturbante carceriera debba mangiare certe schifezze.
Poichè alla cottura della pasta manca ancora un po' di tempo a malincuore mi libero dell'abbraccio della mia morbida sassone e finisco di apparecchiare il tavolo.
Poi quando infine la pasta è cotta, dopo aver fatto accomodare la mia affamata britanna, le servo il primo, le verso il vino ed infine mi siedo a tavola e comincio a mangiare anch'io.
" Amore questa pasta è assolutamente deliziosa, sono una donna fortunata. Ho incontrato un uomo con dei gusti sessuali completamente compatibili con i miei che possiede molte piacevoli e gustose qualità. Approfittando di una delle quali che ne diresti di farmi un massaggio shatzu dopo pranzo ?"
Mi chiede Alice con uno sguardo profondo e sensuale dei suoi magnifici occhi azzurri che arraperebbe la statua in pietra di un santo castrato.
Anni fà cercando di rimorchiare una mia amica ho seguito con lei un corso di massaggi shatzu, trovandolo parecchio noioso tra l'altro.
Allora questa monumentale rottura di coglioni non mi era servita un gran chè, in quanto l'amica con cui avevo frequentato il corso si fidanzò con il nostro insegnante.
Adesso invece mi è molto utile per mettere le mani addosso ad Alice, anche se piacevolmente ammanettate, complicando l'efficacia del massaggio ovviamente.
E' il momento di servirle il pesce e qui il mio amore mi fà una richiesta che mi inspira un qual certo ribrezzo, anzi mi schifa proprio.
" Tato tesoro anche il pesce è fantastico ma penso che con il ketchup sarebbe perfetto."
Sulla sogliola alla mugnaia che ti ho preparato con tanto amore penso terrorizzato.
Comunque con calma cerco di studiare un qualche sotterfugio per evitare questo abominio gastronomico alla mia amata e con voce mielata le dico:
" Ho paura che in dispensa abbiamo solo quello piccante amore. "
" Proprio quello volevo, su da bravo vai a prendermerlo."
O mio Dio pure piccante ma che razza di depravazione gustativa ha la volitiva britanna che mi trovo di fronte.
Provo almeno a farle commettere un'errore culinario meno madornale, correggendole il tiro.
" Non pensi che ci starebbe meglio la maionese."
" No ho detto che il ketchup piccante andrà benissimo su per favore vai a prenderlo amore."
Come ho detto la ragazza è volitiva, così non mi resta che alzarmi da tavola e fare ciò che desidera anche se intimamente lo ritengo una vera e propria porcata.
Mentre la vedo spazzolare con evidente piacere una sogliola alla mugnaia, preparata a regola d'arte e massacrata di ketchup piccante, io con un vago senso di nausea sento lo stomaco rivoltarsi e decido di smettere di mangiare .
Alice vedendo che non finisco il pesce, involontariamente mi da il colpo di grazia chiedendomi:
" Tato se non lo mangi più posso finirlo io?"
Come vi avevo detto la mia amorevolmente perversa concittadina dei Beatles dal sangue blu è una buona forchetta.
Le porgo il piatto, lei immediatamente cosparge di ketchup la sogliola e divorandola allegramente con gusto mi dice:
" Amore lo sai che questo è il miglior piatto di pesce che tu mi abbia mai preparato:"
Vorrei piangere ed invece virlimente mi alzo da tavola e sferragliando la sparecchio dai piatti sporchi, poi le servo il dessert che ovviamente gradisce molto e che per fortuna non innaffia di ketchup. Io invece ho completamente perso l'appetito per tutta la prossima settimana almeno.
Dopo lei va ad accomodarsi sul divano in salotto e fumando una sigaretta accende il televisore aspettando il thè.
Io metto il bollitore sul fuoco ed aspettando che fischi sparecchio, riordino la cucina e sforno torta e biscottini per questo pomeriggio.
Le sto servendo il suo thè post-prandiale, quando guardando distrattamente il telegiornale che la BBC sta trasmettendo apprendo una notizia che mi sgomenta.
L'interpol ha appena fatto irruzione negli uffici di una nota società off shore di investimenti internazionali ed il tutto è avvenuto alle isole Kaiman.
La summenzionata società è stata scoperta a riciclare denaro sporco dei cruenti signori della droga messicani ed i suoi dipendenti sono ufficialmente ricercati in tutti i continenti.
Non ho capito bene il nome della società in questione ma già vedo pendere sulla mia testa un mandato di cattura internazionale.
In manette ci sono già, ma un conto è essere prigionero di quella splendida e conturbante carceriera che è Alice, un'altro è esserlo delle autorità inquirenti con l'accusa di riciclaggio di denaro sporco sul capo.
Era troppo bello per essere vero, tanti soldi poco e facile lavoro ma in che mondo esiste, come ho fatto a non pensarci prima.
Mi immagino già i titoli dei giornali scandalistici inglesi al proposito.
Il solito italiano tutto mafia, spaghetti e mandolino e poi più sotto a caratteri cubitali.
Il convivente italiano di Lady Alice Eve pari di Inghilterra ricicla il denaro sporco dei narcotrafficanti sudamericani.
Comincio a disperarmi, non so che fare.
Devo dirlo ad Alice sperando che capisca, in fondo io sono stato contattato via mail, per me era un lavoro come gli altri, solo meglio pagato. Sono innocente ho solo fatto il mio lavoro, non era mia volontà entrare nel riciclo di denaro sporco derivato dai traffici illeciti di sostanze stupefacenti. Mi hanno ingannato ma queste mi raffazonate scuse non convincono neppure me che le sto formulando.
Se penso a quando poco tempo fà le annunciavo orgogliosamente di essere entrato nel busness internazionale ed invece adesso mestamente le dico:
" Amore, involontariamente sono diventato un delinquente internazionale."

Saturday, March 16th 2013 - 01:05:04 PM
    
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Una storia di: Fulvio

LA DISFATTA


Alì e Alì erano due amici che facevano gli agricoltori sui prime pendici dei monti ai margini del deserto. Erano stati alcuni anni a lavorare in Europa, ed avevano guadagnato abbastanza denaro da acquistare un potente trattore che li favoriva nel lavoro.
Quel giorno si accorsero che un camion era uscito dalla pista e rischiava di precipitare in un burrone, per cui con il trattore salirono i tornanti alla massima velocità, ma appena arrivati ebbero una brutta sorpresa: il camion che dondolava sul burrone era pieno delle amazzoni del dittatore che era appena stato deposto; le donne stavano cercando di scappare.
I ragazzi volevano fare marcia indietro quando l’autista, una splendida bionda, disse
“ non lasciateci morire, se qualcuna di noi si muove in camion precipiterà “
“ ma chi ci garantisce che dopo avervi salvate non ci ucciderete? – risposero i ragazzi – preferiamo non rischiare “
e fecero per andarsene, poi Alì ebbe un’idea e dopo aver confabulato con l’amico disse
“ adesso mi avvicinerò ed aggancerò il camion con un cavo, poi voi uscirete una per volta e vi lascerete legare. Alla prima mossa falsa il mio amico sgancerà il cavo e il contraccolpo farà cadere il camion “
Le donne erano costrette ad accettare, per cui Alì, dopo aver agganciato il camion, fece segno all’autista di scendere.
La donna si avvicinò con le mani alzate, lui le fece mettere i polsi dietro la schiena e glieli legò con le fascette di plastica che utilizzavano per legare ai bastoni le piante rampicanti tipo i fagioli. Utilizzando due fascette incrociate per ogni donna era sicuro che non avrebbero potuto liberarsi in nessun modo.
Dopo averle immobilizzate tutte prese un rotolo di nastro adesivo e con quello le imbavagliò piuttosto strettamente, ma erano talmente tante che il nastro finì, e per l’autista dovette utilizzare il suo fazzoletto, infilandolo in bocca alla donna e fermandolo con un pezzo di corda.
Poi salì sul camion e Alì con il trattore lo riportò sulla strada. Fatto questo si misero a fumare una sigaretta, guardando le loro prede: avevano catturato venti amazzoni del colonnello, tutte donne molto belle, ma anche pericolose. .
C’erano donne bianche e nere, alcune arabe, una asiatica, insomma un vero spettacolo. Il problema è che non potevano tenerle sempre legate, e che comunque venti prigioniere erano un po’ troppe per due sole persone.
In ogni caso, dato che erano giovani e un po’ pazzi, decisero di divertirsi.
Buttarono le armi nel burrone, tenendo solo un paio di fucili per loro, poi fecero risalire le donne sul cassone del camion, legando loro le caviglie per il timore che si buttassero dal camion, che procedeva lentamente, e partirono verso casa loro, dove vivevano soli. Era una casa isolata, nel mezzo dei loro piccoli campi, la cui fortuna era di avere abbastanza acqua.
Qui arrivati fecero scendere le donne ad una ad una: la donna veniva liberata, poi sotto la minaccia delle armi costretta a spogliarsi, quindi, una volta nuda, veniva di nuovo legata con le fascette, il tutto sempre tenendole imbavagliate. Una volta terminato questo rituale le portarono nella stalla, dalla quale fecero uscire le capre, legando loro i piedi.
Lo spettacolo stava eccitando da morire i ragazzi, che in breve decisero cosa fare e, presa la autista, uscirono dicendole:
“ se vi portassimo al villaggio vi violenterebbero e poi vi ucciderebbero o, peggio, vi terrebbero come schiave fino a sfinirvi a forza di scoparvi “
“ lo so – disse l’autista – ma potremmo sempre scappare “
“ è una ben misera speranza, ma forse possiamo raggiungere un accordo “
e le spiegarono cosa volevano dalle donne, poi la riportarono nella stalla e lasciarono che spiegasse tutto alle altre donne, che si videro costrette ad accettare.
Continua

Friday, March 15th 2013 - 06:43:10 PM
    
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Una storia di: Tato

- Le vicende di Tato ed Alice -


- Convivenza con una Lady dal sangue blu -

Alice è oramai entrata a far parte della mia vita che è piacevolmente e radicalmente cambiata da due settimane a questa parte.
Poichè svolgo la mia attività lavorativa di revisore contabile presso il mio domicilio tramite computer, sono abituato ad occuparmi delle faccende di casa tra una pausa e l'altra che mi prendo dal lavoro.
In effetti come domestico non me la cavo niente male grazie agli anni di pratica che ho effettuato prima di conoscere la mia dolce britanna, quando ero ancora scapolo.
Oltretutto durante questo oscuro periodo della mia vita, in cui la mia passione per la prigionia era frustrata, ho elaborato un metodo bondage particolare per svolgere queste mie attività da casalingo.
Avendo negli anni di self-bondager raccolto una collezione di manette, cavigliere, catene e lucchetti di ragguardevoli dimensioni, dispongo di tutto quello che serve per svolgere queste mie funzioni debitamente incatenato.
Adesso, dopo parecchio esercizio e con non poca difficoltà, riesco a svolgere praticamente tutti i lavori di casa e a cucinare con le mani ammanettate sul davanti ed un paio di cavigliere ai piedi che in realtà non mi limitano assolutamente nelle mie attività domestiche ma che rendono esteticamente più gradevole l'insieme.
Vi lascio immaginare la gioia che, la deliziosamente perversa figlia di Albione con cui convivo, ha manifestato scoprendo questa mia utile passionale attività e valutando professionalmente la mia immobilizzante collezione.
Come prima cosa la mia vertigine bionda si è impadronita di tutte le chiavi delle manette, delle cavigliere e dei lucchetti in nostro possesso, poi ha preteso che svolgessi le mie attività, di casalingo incatenato, nature come sono venuto al mondo (manette e cavigliere a parte si intende).
Così adesso mi occupo di Alice e della nostra casa nudo ed ammanettato.
La qualcosa, devo ammetterlo, oltre a piacermi mi eccita terribilmente e grazie alla sua britannica abitudine all'ordine e alla pulizia ed al mio forzato lavoro domestico, abbiamo un'abitazione pulitissima.
Anche lei lavora prevalentemente da casa, così è in grado di controllarmi quasi tutto il giorno.
Quando devo lavorare al computer o svolgere le mie funzioni di domestico, cuoco, massagiatore e quant'altro viene in mente alla mia afrodisiaca sassone. Ho le mani ammanettate di fronte ed un paio di ankle-chain (come dice Alice e che io fino a quando non l'ho conosciuta ha sempre tradotto in "catene dello zio" , non capendo che cazzo c'entrasse. Confondevo, come mi ha dolcemente corretto la mia nuova ed intrigante insegnante in lingua madre, la parola uncle-zio con ankle-caviglia a parziale giustificazione di ciò va il fatto che si pronunciano più o meno alla stessa maniera o almeno io le ho sempre pronunciate così), la cui catena ha solo cinque anelli e quindi mi costringe a fare dei piccoli passi per muovermi. Cosa che è notevolmente gradita dalla mia tenera compagna di Liverpool. In quanto secondo lei questo particolare tipo di deambulazione evidenzia particolarmente il mio fondoschiena che mi ha confessato di apprezzare parecchio.
Siamo proprio fatti l'una per l'altro, abbiamo gli stessi gusti perchè anche io adoro il suo spettacolare ed irridente culetto anglosassone da esportazione.
Durante i momenti in cui non ho niente da fare, se la mia conturbante carceriera ha tempo e voglia mi lega saldamente ed in maniera piuttosto fantasiosa a volte, altrimenti lei mi ammanetta semplicemente i polsi dietro la schiena e mi lascia vagare per la nostra linda (perchè pulita da me medesimo con la supervisione passiva di Alice) e profumata abitazione.
Per la notte poi la mia autorevole figlia di Albione mi ha amorevolmente ordinato per posta una splendia camicia da notte, che è in realtà la camicia di forza standard utilizzata in tutti gli ospedali psichiatrici del Regno Unito. A cui, la sua mente piacevolmente perversa, ha apportato un modifica che io ritengo utile, anzi fondamentale.
Dimostrando notevoli doti sartoriali la mia dolce amante comunitaria ha aperto una finestrella circolare sull'ampio passante che serve per fissare la camicia a livello inguinale ed impedire a colui che la indossa di sfilarsela come una semplice T-shirt.
Permettendo così al nostro intimo amico ed ai suoi gioiellini di esporsi, liberi e facilmente raggiungibili ai turpi ma assolutamente piacevoli desideri della mia amata aguzzina e mantenendo comunque l'efficacia restrittiva della camicia o straightjacket come dice lei.
Inoltre da una settimana abbiamo un nuovo mezzo di costrizione erotica nel nostro arsenale.
Avendomi beccato a dialogare in solitaria con il mio intimo amico, Alice ha deciso che pure lui doveva essere imprigionato, almeno nei momenti in cui avrei avuto le mani libere od ammanettate sul davanti. Quindi sempre per posta (è lontano il giorno in cui mi lamentavo di ricevere solo bollette, fatture e volantini pubblicitari) ha ordinato quella che lei chiama chastity-cage Ovvero una gabbietta metallica con lucchetto dove rinchiudere il mio aquilotto quando deve stare a riposo che mi permette comunque di assolvere, con un po' di difficoltà, ai miei bisogni corporali di natura idrica, cioè di pisciare.
Oltretutto per ordinarla della taglia giusta mi sono dovuto sottomettere all'umiliante rito della misurazione del pene. Con non poche piacevoli difficoltà tra l'altro. Perchè dato che le misure andavano prese in pollici e non in centimetri, lei essendo inglese si considerava la più adatta per quel compito. Io che non sono del tutto scemo l'ho lasciata fare.
Devo dire che nel prendere le misure sotto sforzo se la è cavata egregiamente ma nel prendere quelle a riposo ha palesato delle evidenti difficoltà. Tanto che siamo dovuti ricorre all'uso di una borsa del ghiaccio e come ultima ratio la foto di Rosy Bindi e Rosa Russo Jervolino in costume a righe orizzontali a bordo di un moscone, con la scritta bagni sirena sui galleggianti, nel mare davanti all'isola Procida.
Comunque l'amor proprio mio e quello del mio soldatino, hanno subito un duro colpo quando abbiamo scoperto di essere una taglia medium.
Come si dice non importano le dimensioni di quello che hai ma importa come lo sai usare ed Alice il mio lo usa benissimo e spessissimo, questo io ed il mio intimo amico ve lo possiamo piacevolmente ed assolutamente assicurare.
La mia nuova compagna inglese gestisce la situazione e me con signorile abilità ed applomb tipicamente britannico, dopotutto è una Lady.
Già, forse non ve ne avevo ancora parlato ma la mia dolce britanna è pure di nobile lignaggio e da parecchio tempo anche.
Pare che un suo oscuro e lontano antenato abbia vuotato il pitale di re Enrico V o IV durante un attacco di dissenteria che colpì l'accampamento anglosassone prima della battaglia di Agincourt in Lorena all'alba del 25 ottobre del 1415 giorno di san Crispino (Shakepeare ci ha scritto anche un opera teatrale che comprende un toccante monologo), nel periodo storico della guerra dei cent'anni.
Gli inglesi, pur con le braghe calate e contro ogni probabilità, clamorosamente vinsero quella battaglia e l'antenato di Alice vide ricompensato il suo puzzolente servizio con un titolo nobiliare e della terra in Cornovaglia (quando si dice che avere a che fare con la merda porta buono è vero ma dipende sempre da chi l'ha fatta quella merda).
Così adesso convivo con questa amorevolmente perversa concittadina dei Beatles dal sangue blu e la mia libertà personale ha subito delle piacevoli ma pur sempre drastiche limitazioni. Ovviamente quando siamo nell'intimità delle mura domestiche e non abbiamo ospiti sono tutto suo e delle sue eccitanti e beatamente depravate fantasie.
Quando usciamo di casa Alice pretende che io indossi la mia gabbietta ed essendo una Lady è abituata a vedere adempiute le sue pretese.
Questo è un lato del suo carattere su cui dobbiamo cercare di lavorare ma sono sicuro che col tempo riusciremo a smussarlo, spero. Intanto io indosso la gabbietta.
La qualcosa però devo confessarvi ha avuto dei notevoli effetti positivi sul mio veterano decorato. E' anche vero comunque che avendo quasi constantemente sotto gli occhi quella splendida ed eccitante donna che è la mia britanna proveniente da titolati lombi ed essendo quasi sempre legato, i summenzionati effetti positivi si sarebbero evidenziati egualmente. Almeno penso io, lei invece è convita che questa astinenza tantalica giovi al nostro intimo amico e di conseguenza al nostro rapporto.
Visto i nobili natali ed il considerevole patrimonio che la sua famiglia ha accumulato nei secoli (uno dei suoi stimati antenati ha fatto soldi a palate con la guerra da corsa ai tempi della regina Elisabetta I ed un'altro con il commercio del thè durante l'iterminabile regno della regina Vittoria, quella della immaginaria ma meritata medaglia ricevuta dal mio eroico soldato durante la prima indimenticabile ed eterna notte in cui ci siamo amati). Alice ha ricevuto la migliore educazione possibile nel Regno Unito, tradizionalista, formalista ed improntata alla formazione di una classe dirigente nobiliare, colta ed umanitaria (bontà loro), in poche parole c'è mancato poco che la mia dolce britanna finisse col diventare una pedante bacchettona.
Per fortuna la sua passione per il soccer ci ha salvati.
Di fatti andando spesso allo stadio e bazzicando i terribili hooligan dello United, la mia amata è venuta a conscenza di classi sociali, situazioni di vita e famigliari diverse dalla sua e ciò a contribuito a rendere più elastica ed aperta la sua mentalità.
Di questo e di altre importanti emozioni (vedi le finali mondiali del 1982 e del 2006) sarò per sempre eternamente grato al soccer, come lo chiama lei.
Sono altrettanto grato al fato ed alla mia ex insegnante di ripetizioni di inglese che mi hanno permesso di incontrare la Regina del mio cuore; con cui sono fermamente intenzionato a continuare la eccitante e spesso immobilizzante convivenza attuale e dei cui progressi nel tempo vi relzionerò.

Thursday, March 14th 2013 - 02:42:55 PM
    
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Una storia di: peru

Sabato notte


Esausto e dolorante sul letto. Sono tutto indolenzito, dopo aver passato otto ore incatenato con le mani dietro la schiena, fissate al busto, e i piedi stretti nelle cavigliere, per oltre metà pomeriggio anche in hogtie. Sto ripensando alla giornata incredibile che ho vissuto, ma la stanchezza aumenta la confusione e in realtà ho una gran voglia di dormire.
Dopo che Giovanna è uscita, lasciandomi sul pavimento legato e imbavagliato così come mi aveva trovato, ho faticato parecchio ad alzarmi, rischiando pure di scivolare sui resti della cena che mi aveva costretto a consumare per terra, con la faccia nel piatto e l'aiuto dei suoi piedi.
Mi sono trascinato a fatica al termosifone su cui era appoggiata la chiave del lucchetto che fissa le manette alla catena intorno al busto. È difficile prendere un oggetto con le mani legate dietro la schiena, per di più fissate al busto, e le dita indolenzite. Infatti la chiave è caduta. Ho dovuto tornare a terra, polsi e caviglie doloranti, e recuperarla a fatica. Aperto il lucchetto, finalmente ho potuto distendere le braccia, sempre dietro la schiena, e muoverle da quella posizione in cui si trovavano dalle due di pomeriggio. Ho respirato profondamente, per quanto la pallina in bocca lo consentisse, e poi ho seguito tutti i passi che avevo previsto per la mia sessione di selfbondage, pianificata giorni fa, quando ancora non immaginavo cosa sarebbe successo.
Con i piedi sempre incatenati sono tornato a piccoli passi in camera, ho preso le chiavi delle cavigliere dal fondo dell'armadio, dopo aver tastato alla cieca con le mani. Liberate le caviglie, sono tornato in cucina, finalmente con passo normale, seppure barcollante. Ho preso una sedia che ho portato in stanza di fronte all'armadio, e ci sono salito sopra. Di nuovo tastando alla cieca con le mani dietro la schiena, il busto piegato in avanti per poter raggiungere la cima dell'armadio, ho recuperato le ultime chiavi, quelle delle manette. Avevo provato la posizione prima di legarmi, ma vista la piega che aveva preso la giornata ho avuto paura di non riuscire più a raggiungerle.
Sceso dalla sedia, ho faticato a impormi la calma necessaria a trovare la serratura delle manette con la chiave nel verso giusto e andare a colpo sicuro. L'anello intorno al polso sinistro si apre, la libertà ritrovata è una sensazione piacevole. Mi tolgo in fretta il bavaglio, mi asciugo la saliva e mi butto sul letto, un polso ancora ammanettato.
Respiro, stavolta a pieni polmoni, mi sento rinascere. Rivivo alcuni momenti della giornata e ritrovo le stesse sensazioni, l'acqua gelida sulla schiena e il lucchetto dell'hogtie, la fatica per recuperare le chiavi con le mani legate, Giovanna che mi scopre e mi trascina in camera per il pisello, il sapore della sua topa e quello dei suoi piedi. Ritrovo tutte le sensazioni e mi accorgo che mi sto toccando, un attimo prima di scivolare nel sonno.

Wednesday, March 13th 2013 - 11:24:19 PM
    
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Una storia di: Tato

Finale del regalo di compleanno


-5- Again and again

In un attimo ho valutato tutti i pro ed i contro che la presenza di Alice nella mia vita avrebbe potuto causare. Poi razionalmente le ho risposto...
No, non è stato assolutamente così.
In realtà ho lasciato che a rispondere fosse il mio decorato soldatino, che non pago della medaglia meritata e messo di fronte alla reale possibilità di condividere lo stesso tetto e letto con questa conturbante figlia di Albione e le sue magnifiche tette, ha dato evidenti segni di risveglio.
Che cosa devo dire, questa sera a quanto pare le danze le conduce quell'ingordo cazzone che è il mio intimo amico e non se la cava niente male, sono piacevolmente costretto ad ammettere.
Così con foga e voce arrochita dalla turpe passione che mi sta divorando, rispondo alla mia ormai più che amica di penna (anche di pennone direi).
" Disposto!?... Non solo lo sono ma sono anche pronto a battermi fino alla morte con chiunque tu volessi scegliere al mio posto. E poi scusa ma che bisogno c'è di cercarne un'altra, il teatro dei nostri scontri di questa notte non ti garba. Se vuoi sono pronto a ridipigerne le pareti di tutti i colori dell'arcobaleno a partire da domani mattina. Anzi visto che oramai sono scoccate le sei, fra due ore sono in colorificio a prendere i materiali. Che colore preferiresti per il nostro salotto ?"
Mentre le parlo lascio che le mie mani finalmente libere si sazino delle sue eccitanti curve e profondità ricamandole addosso con la lingua un pigiamino di saliva.
E' il momento di mugolare di piacere per Alice adesso.
Siamo sdraiati distesi su di un'asciugamano posto sul pavimento del nostro bagno.
Tocca a me scivolare verso le sue dolci intimità e perorare oralmente la mia causa.
Poi dopo averle lentamente leccato tutte le lettere dell'alfabeto sul clitoride, come un pitone affamato mi muovo sinuosamente sullo spettacolare corpo della mia dolce britanna verso le sue sensuali labbra. Quindi le catturo con un bacio bramoso, penetrandola in un'ortodossa ma sempre piacevole posizione del missionario.
Infine decisamente sfiatato ma totalmente appagato le dico in un sussuro:
" Allora non mi hai ancora detto di che colore preferisci le pareti del nostro salotto?"
Alice, dal mondo delle meraviglie in cui è sensualmente sprofondata, con una languida e sensuale voce mi risponde:
" Amore fintantochè il nostro Goleador continua a centrare la porta con tanta precisione e frequenza le pareti del salotto per me potrebbero essere dipinte perfino di azzurro, il colore del City, quello dei miei odiati rivali. Come ti ho spesso scritto nelle mie lettere, io nonstante sia nata e cresciuta a Liverpool sono un'accanita fans dello United. E per quanto concerne la tua, ottimamente presentata, offerta di ospitalità ebbene sono estremamente felice di accettarla."
Gia perchè avevo dimenticato di dirvi che la mia fantastica inglesina è una fanatica del soccer.
Dunque ricapitoliamo. Alice è una bellisima femmina dal fisico mozzafiato, in grado di vestire i panni della dolce ragazza acqua e sapone come quelli di una provocante femme fatale, con la stessa eccitante disinvolta naturalezza. Sa legare un uomo in maniera mirabile e diabolicamente celestiale. Scopa in maniera divina ed è appassionata di calcio.
Non se le scieglie mica male, le compagne, il mio intimo amico.
Se adesso scopro che cucina come Gordon Ramsey giuro che le chiedo di sposarmi seduta stante e mi faccio marchiare sulle chiappe le sue iniziali.
Poi mentre la mia dolce britanna finisce di prepararsi per quello che resta di questa fantastica notte, fisicamente distrutto ma con il morale alle stelle, vado a schiantarmi sul letto nella nostra futura alcova.
Che notte e che incredibili regali di compleanno ho ricevuto.
Sono sdraiato sul letto, boccheggiante, sto massagiandomi i polsi segnati dalle corde che la mia splendida anglosassone ha stretto con stuzzicante perizia ore fà, mentre piacevolmente ripenso alle ore di eccitante prigionia che ciò ha comportato. Quando lei appare sulla soglia del nostro talamo.
Ancora una volta mi stupisce e mi fa battere forte il cuore.
Adesso indossa un baby doll di raso in un colore blu notte che fasciando le sue erotiche curve, si illumina di tenui bagliori metallici alla luce della fioca lampada posta sul comodino, situato vicino al nostro letto.
E' senza trucco ma il suo bellissimo volto dagli zigomi deliziosamente pronunciati, sembra comunque risplendere ed illuminare tutta la stanza.
Si è acconciata i capelli in una treccia utilizzando un nastro di seta dello stesso colore del suo baby doll. Come una corona oscura il nastro le circonda la testa per poi scendere serpentinamente lungo la sua acconciatura e fermarsi con un vaporoso fiocco al termine del quale spunta un ciuffo dei suoi serici capelli biondi. In mano ha altri lunghi nastri dello stesso colore e materiale. Si viene a sedere vicino a me e prendendo uno dei miei polsi in mano dice:
" Il tuo regalo di compleanno ti ha lasciato dei segni, credo sia meglio fasciarli."
Poi Alice mi fascia il polso in questione, avendo cura di lasciare un bel po' di nastro dopo il nodo che fissa la fasciatura; utilizzando il quale mi blocca il braccio alla spalliera del letto. Dopo aver ripetuto l'operazione con l'altro polso si occupa coscienziosamente delle caviglie, fasciandole strettamente unite insieme e fissandole al fondo del letto.
Di nuovo legato, ancora dolcemente suo prigioniero.
Adesso lei si accomoda a cavalcioni delle mie parti basse e comincia a far scorrere le sue aggraziate mani sul mio torace e fra i peli che lo ricoprono.
" Ora Tato, my darling, è il momento di suggellare il nostro accordo di convivenza con qualcosa di più che una semplice stretta di mano."
Ha detto la mia insaziabile figlia di Albione e poi aderendo al mio corpo nuovamente e deliziosamente prigioniero mi ha baciato con passione per l'ennesima volta in questa sensazionale ed interminabile notte.
Proprio mentre sto mentalmente paventando una clamorosa debacle, durante il nostro primo amplesso sul letto che ci ospiterà in un futuro comune; il mio talpone annusando la tana di Alice miracolosamente e sorprendentemente si riprende.
Lei se ne accorge e sorridendo lo accompagna manualmente nelle sue umide intimità dicendo:
" Come speravo anche il nostro intimo amico vuole suggellare qualcosa e a quanto pare le sue pile sono inesauribili questa notte."
Non sò che risponderle, sono stupito dall'incredibile prova di resistenza e durata fornitami dal mio pistone con le duracel. Percui ancora una volta in questa magica notte (alba oramai) lascio al nostro eroe tutto il proscenio.
Adesso è il momento di un dolce e tranquillo smorza candela. Durante il quale la mia sensualissima britanna, in posizione perpendicolare rispetto a me, con gli occhi chiusi e le labbra eroticamente dischiuse; fà scorrere le sue mani sul suo fantastico corpo inguainato di raso. Infine raggiunge quelle sue clamorose e stratosferiche tette, per massagiarle languidamente in maniera deliziosamente afrodisiaca. Eccitando notevolmente sia me che il mi valoroso soldatino, il quale arrancando raggiunge nuovamente una posizione eretta. Quasi completamente appagati dalle nostre fantastiche trombate, anche questa volta raggiungiamo l'apice dell'orgamo insieme ma più lentamente ed in maniera più rilassata delle precedenti.
Poi Alice finalmente saziata si lascia rotolare al mio fianco, dal comodino prende delle salviette umidificate con le quali ci puliamo dai residui del nostro ultimo amplesso. O meglio lei si pulisce e poi pulisce anche me che, di comune e tacito accordo, resto legato al letto.
Infine, dopo avermi augurato la buona notte, viene ad accoccolarsi vicino a me usando la mia spalla come cuscino; dopo di chè ci ricopre entrambi con la coperta e nuovamente si addormenta di botto.
Ora sono le otto il campanile della chiesa vicino a casa nostra le ha battute poco fà.
Normalmente a quest'ora mi alzerei, ma quest'oggi non posso, sto godendomi uno dei meravigliosi regali di compleanno che Alice mi ha fatto.
Non riesco a dormire, forse ho paura di farlo, paura di svegliarmi e ritrovarmi solo e libero nel mio letto di scapolo frustrato. Paura che tutto quello che ho vissuto questa notte sia uno dei miei soliti e inconcludenti sogni erotici notturni.
Allora affondo il volto nei capelli di Alice e ne sento il profumo dolce, delicato ed intenso. Vorrei accarezzarla ma non posso sono legato, lei mi ha legato e si è nuovamente addormentata.
La mia dolce carceriera ancora una volta mi lascia immobilizzato ad estasiarmi della sua tantalica ed onirica presenza.
Provo ancora una volta la solidità dei miei legami e piacevolmente constatando che non posso liberarmene, capisco che non ho sognato e non sto sognando.
Percui immensamente felice e stanco la bacio su di una guancia, chiudo gli occhi e mi addormento. Certo che quando mi sveglerò lei sarà al mio fianco.

Wednesday, March 13th 2013 - 12:42:52 PM
    
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Una storia di: Tato

prosieguo n°3 del regalo di compleanno


4- Victoria Cross-

Sono ancora legato al divano nel mio salotto. Nuovamente zittito, ma questa volta dalla delicata lingua di Alice e non dal balgag arancione che mi ha da poco regalato. Mi sta nuovamente baciando e nel farlo le sue mani ed il suo corpo divino tracciano un complesso arabesco di carezze, sfregamenti e passione sulle mie membra ancora deliziosamente prigioniere.
E' ancora addosso a me, tutti i miei sensi la percepiscono e ne sono estasiati e permeati.
Il vecchio ed intimo amico, da me tanto vituperato poco tempo fà, ha evidentemente delle risorse che noi umani non possiamo nemmeno immaginare.
Di fatti il mio talpone all'interno della tana di Alice si trova a meraviglia e gongolando ricomincia ad ergersi fiero come un punto esclamativo.
Anche lui, un po' in ritardo, mi sta facendo un regalo di compleanno.
Alice con piacere, interrompendo le sue soavi attività, se ne accorge e spalancando quegli splendidi occhioni azzurri che si ritrova, ripetendosi, esclama stupita e soddisfatta.
" Oh my God Tato, again!"
Ammirato dalla sublime prova del mio comb attivo soldatino non trovo di meglio che lasciargli finire il monologo tanto ben cominciato. Il veterano questa sera è davvero in gran spolvero, dopo la prima cartuccia sparata a vuoto sta mettendo a segno una doppietta memorabile. Merita dunque il ruolo di prim'attore nell'amplesso interetnico che sto vivendo assieme alla mia amica di penna da Liverpool.
E' nuovamente il momento di perderci in un meraviglioso turbine di passione, alla fine del quale la mia conturbante carceriera si abbandona appagata e stremata sul mio corpo ancora strettamente fissato al divano.
Adesso vorrei poter far scorrere le mie mani libere su suoi glutei sodi velati di seta. Vorrei poter farle risalire sulla sua aggraziata schiena, per poi portarle sul davanti e tastare con mano queste clamorose tette che al momento stanno dolcemente premendo sul mio torace. Ma non posso perchè sono ancora imprigionato, i miei polsi sono tutt'ora saldamente legati assieme incrociati dietro la schiena, le mie braccia ancora fissate al torace da numerose circonvoluzioni di corda e le mie gambe bloccate dai nodi stretti ore fà da questa deliziosamente perversa figlia di Albione.
Volere ma non potere, forse è questa l'essenza di questa turpe passione che mi assilla e mi sprona questa notte.
Siamo ancora persi nelle nostre emozioni quando le campane della chiesa vicino a casa mia suonano le cinque.
Alice rendendosi conto che il suo "attimo" di appisolamento in realtà è durato più di quattro ore di pluccata alcoolica, mortificata mi dice:
" Oh cielo Tato sono le cinque di mattina, ho dormito tantissimo e ti ho lasciato legato ed imbavagliato per tutto questo tempo, mi dispiace caro, chissà quanto ti sarai annoiato."
" Alice non ti preoccupare, mi hai fatto un regalo di compleanno eccezionale e considero un fortunato privilegio essere stato ed essere tutt'ora tuo prigioniero. Come avrai notato tutto questo tempo passato ad ammirare il tuo splendido corpo ha funzionato meglio del viagra per il soldatino la sotto. Questa sera ha deciso di stupirci con effetti speciali degni di un film di George Lucas."
" In effetti la sua presentazione è stata davvero pirotecnica, ma dopo il tuo soldatino ha dimostrato un encomiabile attaccamento al dovere. Adesso però voglio sentirti mugulare di piacere e vedere quali altri effetti speciali ha in serbo per noi il nostro amico."
Ha detto sorridendo la mia dolce britanna e nel farlo mi ha nuovamente imbavagliato con il balgag arancione. Poi è scivolata sul mio corpo ancora legato al divano fino a raggiungere lo stremato combattente in questione ed ha incominciato a rianimarlo oralmente.
Vi lascio immaginare l'effetto dirompente che questi suoi languidi arrangiamenti labiali, hanno avuto sul provato veterano di tante battaglie.
Come uno stallone da guerra che annusando l'odore della battaglia si impenna pronto a lanciarsi in una carica tamburaggiante, il ragazzo ha risposto presente e si è eroicamente messo sugli attenti. Mentre io beatamente mugolavo di piacere obbedendo agli ordini della mia soddisfatta e nuovamente stupita carceriera.
E' la serata della magia e delle meraviglie, per la terza volta in un breve spazio di tempo Alice mi monta a cavalcioni e per un'attimo che a tutti e due pare infinito, siamo una cosa sola indissolubilmente uniti nel nostro amplesso.
Dopo Alice a malincuore mi libera ed andiamo in bagno.
Stiamo facendo la doccia insieme, insaponandoci a vicenda.
Finalmente posso palpare il suo corpo statuario, le mie mani libere possono scivolare sulle sue eccitanti curve e con la mia bocca, non più costretta dal balgag, posso baciarla dove voglio e succhiarle quegli invitanti capezzoli che rispondono inturgidendosi.
Non sono i soli ad irrigidirsi, anche l'eroe della nostra serata lentamente ma inesorabilmente torna ad assumere una posizione eretta.
Allora distrattamente lascio cadere per terra la saponetta che ho in mano. Alice, con un sorriso biricchino che smentisce l'ingenuità del suo gesto, si china a raccoglierla.
Il ragazzo è pronto e devo dire che il posteriore della mia amica di penna merita decisamente tutte le attenzioni possibili.
Così coordinandoci mirabilmente ci arrangiamo in una pecorina acrobatica e quasi verticale che ci lascia sfiatati ma decisamente soddisfatti sul pavimento della doccia la cui acqua tiepida continua ad irrorare i nostri corpi innamorati.
Poi dopo che i nostri cuori impazziti hanno normalizzato i loro battiti la mia dolce ed estasiata britanna dice:
" Oh my God Tato il tuo soldato la sotto questa sera ha decisamente compiuto atti eroici, degni di una Victoria Cross."
Inorgoglito ed incuriosito dalla sentita affermazione della mia amata le chiedo:
" Tesoro scusa la mia colossale ignoranza ma chi sarebbe questa Vittoria e che cavolo ha combinato per finire crocifissa, era forse una delle mogli di Enrico VIII?"
Dopo un'attimo di smarrimento Alice mi risponde ridendo:
" Crocifissa!?... La Regina Vittoria, Enrico VIII!?. Ma no sciocco la Victoria Cross o V.C. come si abbrevia, è la più alta decorazione sia militare che civile conferita nel Regno Unito per atti di valore eccezionali. Mi sembra che il nostro intimo amico se la sia meritata tutta questa sera."
Imbarazzato dalla gaffe ma comunque molto orgoglioso per l'immaginaria medaglia meritata dal mio pugnace soldatino, ho detto:
" Pienamente concorde con te amore, pure io che lo conosco da una vita sono stupito ed ammirato del suo eroico comportamento in questa memorabile notte che abbiamo vissuto insieme."
Poi per portare la nostra conversazione su di un territorio a me più congeniale ed evitare altre figuracce storicolessicali ho aggiunto:
" Perdona ancora una volta la mia ignoranza nelle usanze britaniche ma volendo mischiare il sacro con il profano, è vero che nel campionato di premier league se uno durante la partita fa almeno tre gol si porta casa il pallone? "
" Oh si ed in un certo senso a te potrebbe capitare la stessa cosa. Zia Margie mi ha preso come socia nella sua attività di ripetizioni e traduzioni, quindi rimarrò in questa splendida città per un bel po' di tempo ed ho urgente bisogno di un alloggio. Saresti disposto ad aiutarmi a cercare casa?"
Di botto, come un fulmine a ciel sereno, è arrivata un'altra sorpresa in questa magica serata.
Casa mia è piuttosto grande e c'è spazio abbondante per due persone. Io prima di questa sera, forse per questa viscerale passione per le corde che mi ritrovo, ero decisamente single.
Adesso che cosa dovrei rispondere a questa allettante ed eletrizzante figlia di Albione che ha dimostrato notevoli notevoli doti tecniche nell'arte della legatura erotica?

Tuesday, March 12th 2013 - 01:46:39 PM
    
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Una storia di: Bien Astado

Il Ricatto - Un Sabato Con Le Corde (Parte 1)


Lo squillare insistente del telefono di casa mi fece svegliare.
La sera prima non successe nulla di degno di nota, semplicemente mi liberai quando mi diedero il segnale via chat, mangiai qualcosa e dopo poco andai a dormire di nuovo sul divano visto che non avevo voglia di risistemare la mia camera. Spostai il pc sul tavolo di fronte al divano per permettere ai miei due carcerieri di vedere che eseguivo i loro ordini di non levarmi i vestiti da scolaretta.
Una volta aperti gli occhi il telefono aveva già smesso di suonare e il cicalino di Skype mi avvisava che c’erano nuovi messaggi, o ordini, da leggere.

“Ben svegliata studentessa! Scusa per la sveglia un po' brusca ma abbiamo deciso di darti un po’ di tempo libero. Marco arriverà fra un paio di ore a farti visita, puoi sfruttare questo tempo per sistemare le tue cose, per mangiare e per lavarti. Nel caso optassi di andare in bagno non c’è bisogno che porti anche il computer, basta che nel momento in cui entri ed esci dal bagno tu sia con addosso i vestiti che ti abbiamo lasciato ieri...considera quest’opportunità un regalo. Ti avviseremo via chat un quarto d’ora prima che arrivi Marco...perché dovrai farti trovare in uniforme, seduto sul divano e con il tuo trolley con dentro tutti i tuoi simpatici accessori. Dovrai fare tutto quello che ti dirà e potrai rispondere solo se interpellato...speriamo ti sia tutto chiaro.”

L’idea che venisse Marco a farmi visita un po' mi innervosiva...però ero anche curioso di sapere cosa avesse in mente di fare, quindi feci tutto abbastanza celermente e mi sedetti diligentemente sul divano ad aspettare fino a che la porta si aprì.

“Ma buongiorno! Spero di non averti fatto aspettare troppo!”

Marco entrò in casa accompagnato da una borsa nera e dal suo solito andazzo solare e disimpegnato...parlare con lui o sentirlo discutere di qualsiasi cosa metteva pace...era una sua prerogativa...e anche in una circostanza così particolare il nervosismo che avevo prima scomparve dinnanzi alla sua allegria.

“Il tempo di sistemare due cose e di mettermi in libertà e sono subito da te. Spero non ti dispiaccia se prendo un attimo il tuo computer e invado i tuoi spazi.”

Chiuse a chiave la porta di casa, prese il mio computer dal tavolo e il tavolino sul quale lo avevo poggiato il giorno prima e si diresse in camera mia chiudendo la porta.
Dopo pochi minuti il silenzio venne rotto dalla sua voce.

“Prendi il tuo trolley e vieni pure qua...ti sto aspettando!

Mi alzai e mi recai in camera, notai che c’era una sedia messa sul lato estremo della stanza con le spalle rivolte alla porta finestra. Davanti alla sedia aveva sistemato il tavolino con il mio computer con montata sulla cornice dello schermo la web-cam. Lui era seduto in maniera scomposta sul mio letto a rimirare la sua creazione.

“Lascia pure il trolley qua vicino a me e vai a sederti su quella sedia...oggi regaleremo uno spettacolino molto divertente a Claudia.”

Andai diligentemente a sedermi senza dire nulla

“Come mai sei così accondiscendente? Devo dedurre che questa situazione sotto sotto ti piace?”

“No be’...diciamo che al momento non trovo alternative utili per uscirne. Quindi per adesso eseguo gli ordini e non protesto.”

Dissi, cercando di dissimulare e sorridendo per non innervosire in alcun modo Marco.

“Capisco capisco...ho visto l’attrezzatura che hai. Sei ben fornito anche tu. Se non ci odierai troppo dopo questa piccola esperienza, mi piacerebbe fare due chiacchiere con te riguardo al bondage...sarebbe interessante confrontarsi con te che, a quanto mi ha detto Claudia, sei un grande appassionato...nonché un ottimo slave.”

Si tolse un calzino e me lo lanciò. Poi con il piede spinse verso la sedia su cui stavo la borsa nera che aveva portato.

“Mettilo in bocca!”

“Ma è proprio necessario? Ti ho appena detto che non protesterò in alcun modo!”

Sorrise, si mise a gambe incrociate sul letto e continuò

“Intanto...hai appena protestato, il ché lo rende più che necessario per zittirti ed evitare altre inutili lamentele, inoltre ti ricordo che devi eseguire gli ordini...quindi poche storie. Metti in bocca quel calzino, apri quella borsa e fissalo con il nastro americano che troverai al suo interno, dopodiché ingegnati un modo per legarti alla sedia con le altre cose che troverai lì dentro...io e Claudia staremo qua ad osservarti.”

Non replicai. Presi il calzino, lo appallottolai e me lo infilai in bocca, poi aprii la borsa, presi il nastro americano e cominciai a fare giri attorno alla nuca, cercando di non prendere in mezzo troppi capelli, fino a che non fui ridotto al silenzio.
Guardai dentro alla borsa e ne estrassi due corde da cinque metri l’una. Sistemai la gonna da scolaretta, abbassandola in modo che non si potesse vedere troppo il mio pene avvolto dal nylon sotto di essa e cominciai a legare le mie caviglie separatamente alle due gambe anteriori della sedia. I giri attorno ala seconda gamba li compii molto lentamente, cercando di pensare a tutt’altra cosa, in quanto stavo cominciando ad eccitarmi e non volevo che Marco se ne accorgesse...avevo fantasticato molto sull’essere obbligato a legarmi da solo ma mai avrei pensato che sarebbe stato un uomo a soddisfare questa mia voglia.
Ripresa la concentrazione, e finito di legare le caviglie, mi chinai un ultima volta verso la borsa per terra e presi le manette che vi erano dentro, tirai di nuovo giù il più possibile la gonna e mi ammanettai i polsi dietro la schiena, dopodiché guardai Marco con sguardo infastidito in attesa di un verdetto sul mio operato.

“Ottimo lavoro! Davvero...non avrei saputo fare di meglio...dai su non fare quella faccia! Tu sei uno slave e io un dom...tu sei legato e io no...cosa c’è che non va?! Se fossi stato per lo meno bisex avremmo potuto decisamente divertirci no? Ora metterò il tocco di classe alla tua opera e poi ti spiegherò che faremo...”

Si sfilò l’altro calzino, si alzò dal letto e, dopo aver preso una corda dal mio trolley, si avvicinò a me. Mi appoggiò il calzino sugli occhi e usò la corda per stringermelo attorno alla testa...fu davvero efficace, mi rese cieco...dava fastidio ma non faceva male.
Lo sentii spostarsi, prese diverse cose dalle borse per terra e le appoggiò davanti alla sedia...troppo lontano perché io potessi toccarle con i piedi.

“Non preoccuparti! Non c’è bisogno che provi a toccarle...fra poco capirai meglio tutto!”

Iniziò a legarmi il torace alla sedia con svariati giri di corda, poi sentii il rumore della lama di un cutter che veniva aperta e la sua mano che mi alzava la gonna. Presi a dimenarmi e a mugolare per il panico e lo stupore di quel gesto...Marco infastidito mi diede uno schiaffo piuttosto forte su una coscia e con voce seria e perentoria mi disse:

“Forse non ti è chiara la situazione in cui ti trovi. Hai accettato di stare al nostro ricatto e al momento sei legato bendato e imbavagliato, quindi anche se volessi mollare tutto non puoi...sei alla mia mercé e per quanto il fatto che tu abbia sempre avuto apprezzamenti poco simpatici verso i gay non mi sia andata mai particolarmente a genio, non ti farò nulla che possa andare contro i tuoi principi...ma niente mi vieta di torturarti un po’!”

Mi calmai per non irritarlo ulteriormente, con il cutter recise i collant all’altezza dell’inguine e inizio a legarmi, molto strettamente, una corda sottile, probabilmente uno spago, fra i testicoli e il pene...il sangue iniziava a circolare più velocemente e quindi il mio simpatico amico la sotto cominciò a pulsare e a rianimarsi.
Poi udii che raccoglieva dal pavimento qualcosa di simile ad una catenella...neanche il tempo di realizzare che mi aveva aperto bruscamente la camicetta, che un dolore lancinante al capezzolo destro mi strappò un fortissimo lamento. Non mi ero ancora ripreso dal dolore che anche il capezzolo sinistro fu vittima dello stesso trattamento.
Cominciai ad agitarmi, cercando in tutti i modi di liberarmi e intanto mugolavo incomprensibili insulti nella direzione in cui credevo si trovasse Marco...il dolore nel frattempo si era trasformato in un intrigante fastidio.

“Ma quante storie! Non mi ringrazi che ti ho fatto provare una cosa nuova? Non ti piacciono le pinzette per i capezzoli???”

Disse con tono ironico Marco, mentre sentivo che chiudeva il monitor del mio portatile.

“Ora vado di là a scrivermi con Claudia per sapere se gli è piaciuto lo spettacolino che gli hai regalato, non ti scoccia se uso il tuo pc vero? Tu resta pure qua a riflettere se vuoi continuare il nostro simpatico gioco o se vuoi mollare...tanto le condizioni oramai le sai bene. A più tardi.”

Sentii i piedi nudi di Marco allontanarsi fino al divano...molto probabilmente ci sprofondò sopra...da li a poco udii il ticchettio dei tasti del computer in lontananza.
L’odore del calzino usato come benda mi riportò alla mia situazione...la mia cecità mi faceva assaporare meglio ogni sensazione...le corde che mi tenevano ferme le caviglie...il sapore acidulo della calza che avevo in bocca...il ferro delle manette ai polsi...ognuna di queste cose mi faceva pulsare sempre di più il mio pene che, costretto fra i legacci, in poco tempo divenne duro come una roccia. Mi ricordai di non aver sentito la porta della mia camera chiudersi, quindi cercai di concentrarmi sul flebile e fastidioso doloretto che le mollette per capezzoli mi procuravano ancora per far diminuire frettolosamente la mia erezione...non volevo dare una soddisfazione del genere a Marco.
Continuai a pensare solo a quello e a cercare di ascoltare i rumori provenienti dal salotto mentre aspettai, per un periodo che non potrei quantificare, che il loro gioco continuasse...non avevo intenzione di arrendermi ma non volevo per lo meno darlo a vedere.

Tuesday, March 12th 2013 - 02:48:26 AM
    
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Una storia di: Bien Astado

Il Ricatto - Grazie a Dio è Venerdì


Lentamente aprii gli occhi...mi addormentai poco dopo che Claudia se ne andò...guardai l’orologio sul comodino...mezzanotte passata!
Provavo a muovermi ma non ci riuscivo...come un lampo mi tornò in mente la situazione in cui mi trovavo...ma c’era qualcosa di diverso rispetto a prima.
La luce della camera era diversa, la lampada sulla scrivania era stata accesa e tutta la roba che era nel mio trolley ora si trovava ben disposta sul comodino, insieme alle chiavi delle manette.
Qualcos’altro era cambiato...c’era qualcosa che mi infastidiva all’altezza dell’inguine!
Con mio grande stupore mi accorsi che, non solo il mio pene era ben più sveglio di me, ma che ora era avvolto da svariati giri di scotch carta che tenevano fermo su di lui un piccolo vibratore a pile che io e Claudia usavamo spesso quando giocavamo...probabilmente era tornata per divertirsi ancora un po' con me.

“Ben svegliato! Non ci volevo credere fino a che non mi ha fatto vedere le foto che ti ha fatto! E io che pensavo di essere l’unico in zona a cui piacesse il bondage! Comunque devo dirtelo...sei proprio uno stronzo...non ci si comporta così!”

Era Marco che mi si presentò in camera con queste parole! Iniziai a dimenarmi, preoccupandomi poco dell’ultimo insulto ricevuto, per l’imbarazzo cercando di mugugnare di liberarmi, ma lui mi ignorò, avvicinò la sedia al letto e si sedette:

“Sarò breve. Smettila pure di lamentarti tanto non ho nessuna intenzione di liberarti...almeno per il momento. Claudia mi ha raccontato un po' di cose su di te prima...dovevi vederla amico, era furibonda! Stava blaterando cose orribili e cercava un modo per vendicarsi di quello che le hai fatto in passato e di quello che, a quanto pare, le hai fatto prima. Poi le è venuto in mente un simpatico gioco da fare con te...ed eccoci qua!”

Continuavo a guardare sbigottito Marco cercando di capire cosa volesse dirmi e intanto cercavo di sgranchirmi per quanto mi fosse possibile, dato che oramai di essere liberato non se ne parlava proprio.

“Innanzitutto, visto che siamo in vena di confessioni te lo dico. Non solo mi piace il bondage ma sono anche gay...chi l’avrebbe mai detto vero? E pensare a quante volte hai fato battute sprezzanti sui Gay insieme a me, senza notare che mi infastidivo un pelo sentendomi preso in parte...e adesso eccomi qua a fare outing con te in una situazione del genere!”

A queste parole preso dal panico iniziai a strattonare i legacci furibondo e a mugolare sproloqui dentro al bavaglio, al ché Marco si alzò, accese il vibratore attaccato al mio pene e si risedette.
Lo mise al minimo ma già bastava per farmi gemere visto quello che mi aveva fatto passare Claudia qualche ora prima.

“Almeno così sei impegnato! Ora cerca di ascoltarmi bene e di non distrarti troppo...”

disse estraendo il cellulare dalla tasca e mostrandomi le foto che aveva fatto prima Claudia oltre a qualche altro scatto che mi aveva fatto lui stesso mentre dormivo

“...quando Claudia mi ha raggiunto di nuovo al bar, dopo essere passata da te, ha iniziato a sfogarsi in maniera abbastanza colorita. Mi ha spiegato la situazione in cui ti trovavi e ha tirato fuori il telefono per farmi vedere le foto che ti ha fatto. Mi ha chiesto una mano per vendicarsi su di te e ho deciso di accettare...un po' per amicizia e un po’ per tutto quello che pensi sugli omosessuali e che non sto qua a ripeterti.
Le foto che ti ha fatto prima, come puoi vedere, me le ha già passate. Io mi sono premurato solo di rigirarle al mio indirizzo e-mail per non darti più modo di cancellarle o di farle sparire definitivamente...”

Aumento lievemente la velocità del vibratore aumentando anche i miei gemiti e, di fatto, diminuendo la mia attenzione nei suoi confronti.

“...ora ti spiego che gioco faremo! Da questo momento, fino a Domenica a mezzanotte sarai nostro schiavo, nonché nostro prigioniero. Io e Claudia potremo farti, o obbligarti a fare, tutto quello che più ci aggrada...in caso ti rifiutassi le tue foto inizieranno a circolare incontrollabilmente! Il tuo cellulare lo ha preso Claudia, onde evitarti contatti esterni, e come sai il nostro telefono di casa può solo ricevere ma non effettuare chiamate. Claudia ha già chiamato i tuoi dicendogli che saresti rimasto qua a studiare con me questo week end e che per una sbadataggine è rimasto a lei il tuo telefono. Sai che la adorano quindi non hanno fatto molte domande in merito e si sono premurati più che altro di fare due chiacchiere con lei a spese tue! Io prima di andarmene mi occuperò di portare via tutte le copie delle chiavi di casa...che belli i portoni di una volta...senza chiavi...ne si entra ne si esce...”

Infastidito dai miei continui gemiti misti a insulti smorzati dal bavaglio, Marco alzò al massimo il vibratore e non disse più nulla perché ero evidentemente distratto. Si limitò semplicemente a guardarmi mentre venni in un poderoso orgasmo. Non spense immediatamente il vibratore ma mi lasciò in balia di un post orgasmo che mi faceva contorcere sul letto.

“...ora che immagino di avere di nuovo la tua attenzione cerco di concludere. Sperando che quanto ti ho detto fin adesso ti sia chiaro, se ti rifiuterai di stare al simpatico ricatto che ti ho appena proposto, le tue foto finiranno ovunque: appese in facoltà, sui social network, fra la posta dei tuoi genitori...insomma dappertutto. Ovviamente puoi scegliere di correre a denunciarci appena sarai libero, nessuno te lo vieta, ma alla fine non ti porterebbe a niente...nessuno darà peso a questa goliardata fra giovani, e tutti vedrebbero comunque le tue foto. Domani ti arriverà una mail anticipata da una telefonata, hai tempo mezz’ora per seguire le istruzioni che ci sono scritte sopra, se ti rifiuterai....be' oramai lo sai cosa succede no? Sta a te decidere cosa fare.”

Finii il suo discorso, si alzò e, dopo avermi fatto vedere le copie delle chiavi di casa che teneva in tasca, spense il vibratore e prese la chiave delle manette dal comodino e me la mise in mano. Se ne usci salutandomi allegramente...lasciandomi esanime e confuso.
Appena ripresi le forze, mi liberai e andai a farmi una doccia pensando all’assurdità della situazione in cui mi trovavo. Poi, dopo aver visto in che stato era il mio letto dopo la serata appena trascorsa, optai per andare a dormire sul divano...sperando che la notte mi portasse consiglio.

Non mi svegliai presto quella mattina, mi feci un caffè ed iniziai a riflettere sul da farsi. Ero piuttosto nervoso e in parte incazzato per quello che mi stava succedendo, Claudia e Marco ci erano andati giù davvero pesanti. Quello che poteva terminare con una vendetta poco simpatica, ma accettabile, si stava trasformando in un gioco che non sapevo se volevo giocare fino in fondo.
Continuavo a pensare a quello che era successo la sera prima: il gesto di Claudia sadico ed eccitante, il farmi vedere nudo e legato da Marco, le confessioni che mi aveva fatto poco dopo e l’orgasmo che mi aveva provocato indirettamente con un vibratore che non so ancora chi mi avesse attaccato al pene...più pensavo a queste cose più mi rendevo conto che la situazione per qualche motivo non mi spaventava solamente....essere loro prigioniero mi eccitava.
Decisi di stare al gioco...se mai avessero esagerato potevo sempre rifiutarmi, magari non avrebbero mai messo in giro le mie foto e tutta quella scena era stata fatta al solo scopo di spaventarmi, o magari era solo una mia convinzione e se non accettavo ogni loro capriccio avrei condannato per mesi la mia immagine...una cosa era certa, e molto probabilmente la sapevano anche loro, non avrei mai avuto il coraggio di denunciarli.
Mentre la mia mente viaggiava, buttai un occhio sull’orologio e mi accorsi che era già l’una. Ancora non avevo ricevuto nessuna telefonata, quindi pensai di risistemare la mia camera per evitare di pensare ulteriormente...appena mi alzai dal tavolo della cucina, il telefono di casa cominciò a squillare.

“Si?”
“Controlla sul tuo computer...hai ricevuto una mail”

-CLICK-

Era Claudia....nemmeno il tempo di realizzare che era lei, e aveva già riattaccato.
Presi il mio portatile, aprii la mia casella e-mail e questo fu quello che trovai:

“Ciao, questo è ciò che dovrai fare:
In camera di Marco, nel suo armadio, troverai un sacchetto. Al suo interno ci sono un paio di collant, una gonna da scolaretta e una camicetta da donna. Prendi il sacchetto, la tua webcam, il tuo computer e le tue manette con le chiavi annesse e porta tutto in salotto, una volta lì monta la webcam del tuo pc in un punto in cui riprenda bene tutta la stanza e chiama Claudia su Skype. Lei risponderà ma non si farà ne vedere ne sentire, tu dovrai disattivare il microfono in modo che non si senta alcun tipo di rumore. A quel punto dovrai spogliarti completamente davanti alla webcam e vestirti da diligente scolaretta, ovviamente non potrai tenere il tuo intimo sotto ai collant. Dopodiché dovrai mettere le chiavi delle manette in un posto ben visibile dalla camera, aspettare un nostro messaggio sulla chat di Skype con su scritto “ok” e ammanettarti i polsi dietro alla schiena. Non potrai liberarti fino a che non te lo scriveremo su Skype e anche dopo esserti liberato non dovrai toglierti i vestiti da scolaretta fino a che non te lo diremo noi...ci dovrai dormire...dovranno diventare la tua seconda pelle.
Un paio di raccomandazioni ancora. Non dovrai mai rispondere alla chat, potrai solo leggere. A nostro piacimento potremmo chiedere di vederti via chat e se entro 5 minuti non sarai davanti alla camera sarà come se avessi rifiutato quindi ti consigliamo di stare sempre vicino al computer.
Ora che ti abbiamo spiegato bene cosa fare ti consigliamo di sfruttare il tempo che hai ancora per mangiare qualcosa visto che non puoi sapere quando avrai di nuovo le mani libere per poterlo fare, ma ricordati che entro mezzora dovremo ricevere la tua chiamata.
Nel caso ti stessi chiedendo come facciamo a prendere il tempo...questa mail ha la notifica di avvenuta lettura quindi probabilmente hai già perso qualche minuto di libertà.”

Guardai l’orologio, mi rimanevano al massimo 20 25 minuti. Andai a mangiare un paio di tramezzini preparati al volo e mi feci un altro caffè. Dopo essere andato in bagno presi il sacchetto dall’armadio di Marco, le altre cose che mi erano state richieste e mi recai in salotto.
Accesi la tv su un canale musicale in modo da avere un po’ di compagnia durante la mia non meglio determinata prigionia e sistemai il computer con la webcam su un tavolino posizionato in un angolo della stanza, da lì riprendeva benissimo tutto il salotto, il divano, la televisione, la porta di casa e le porte delle varie stanze.
Chiamai Claudia cinque minuti prima dello scadere del tempo, o almeno così mi pareva, tolsi il volume dal microfono e aprii la chat. Appena rispose silenziosamente, mi posizionai davanti alla webcam e senza troppe remore mi spogliai, dopodiché presi dal sacchetto i vestiti e li indossai cercando di nascondere una erezione che si era creata a causa dello strofinamento dei collant e litigando con le misure attillate della gonna e della camicetta. Presi la chiave delle manette e la appoggiai sul tavolo che stava fra il divano e il salotto, controllai che fosse ben visibile nel riquadro di Skype e attesi l’ok, che arrivò dopo pochi istanti. Mi andai a sedere sul divano e mi ammanettai i polsi dietro la schiena senza pensarci troppo.
Dopo pochi istanti realizzai che avevo tacitamente accettato il ricatto di Marco e Claudia...quella mail, quella situazione...non sapevo perché avevo eseguito a bacchetta i loro ordini senza nemmeno propormi l’alternativa di rifiutare ma lo avevo fatto. Non era per il piacere di essere legato...il selfbondage oramai era un appuntamento fisso nella mia vita ed ero abituato a stare legato per ore...forse davvero il mio subconscio era affascinato dall’idea di essere prigioniero. Prigioniero di uno schermo che oramai era andato in standby, o meglio, prigioniero di qualcuno che, dall’altra parte della telecamera, forse aveva già smesso di controllarmi. Nel pensare a questa cosa osservavo la gonna che avevo addosso...non mi ero nemmeno guardato prima nell’anteprima della webcam per vedere quanto fossi ridicolo...notavo che la gonna si gonfiava leggermente per l’eccitazione che la mia mente stava creando nel vedermi vestito in questo modo assurdo ma erotico e nel pensarmi schiavo di Marco e Claudia.
Per stemperare un po' la situazione iniziai a guardare, distrattamente, un po' di tv e durante la prima pausa pubblicitaria, guardandomi intorno, notai un un poster che avevamo attaccato sulla porta di casa mesi prima che recitava la frase “Thanks God It’s Friday”.
Nelle 5 ore di prigionia successive, in attesa di potermi liberare, continuavo a pensare a quella frase ogni qualvolta la mia eccitazione saliva perché si ricordava che non potevo soddisfare l’erezione che rialzava vistosamente la gonna che indossavo...

“Grazie a Dio è Venerdì?”

Sunday, March 10th 2013 - 03:18:58 AM
    
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Una storia di: Bien Astado

Il Ricatto - Un tranquillo Giovedì Di Bondage


“Dai sorridi alla telecamera!”
“MMMPFFF”
“Dai perché ti agiti! Fino a pochi minuti fa non eri così restio a farti filmare!”

Ma andiamo con ordine!

Era un giovedì pomeriggio come tanti, i corsi erano finiti in anticipo di un giorno quella settimana e tutti e tre stavamo preparando bene o male i bagagli per tornare a casa per il week end...ah gia! Non ve l’ho ancora detto...in quel periodo vivevo in una tipica casa da universitari con la mia ex-ragazza e un mio amico...li chiameremo Claudia e Marco per dargli un identità fittizia.
Con Claudia era finita oramai da qualche mese a causa di una delle mie solite stronzate...l’avevo tradita con una delle classiche ragazzine da pub che si incontrano al Sabato sera in un periodo in cui fra di noi la situazione era piuttosto stantia...come è giusto che sia non ne ha mai voluto sapere di perdonarmi ma la nostra serietà e il nostro essere adulti non ci ha impedito comunque di continuare a dividere lo stesso tetto. Con Marco invece andava tutto bene come sempre...lo conoscemmo io e Claudia quando trovammo casa perché ci serviva un terzo coinquilino per dividere le spese...ci sorprese per la sua gentilezza e per la sua simpatia e in tutti questi anni di università non si è mai rivelato la scelta sbagliata...a parte che ultimamente gira un po’ troppo con Claudia e sono quasi sempre assieme...ma non posso recriminare nulla con quello che ho fatto...quindi spero solo che se succederà mai qualcosa fra di loro, almeno lui abbia la cortesia di farmelo sapere visto che comunque oramai siamo amici.

Ma torniamo a noi...

Come ogni fine settimana, da un po’ di tempo a quella parte, ero l’ultimo ad andare via nel week end poiché, avendo la macchina, ci mettevo meno a tornare a casa e quindi mi potevo occupare di staccare acqua e luce in casa e di lasciare tutto pulito per quando saremmo ritornati...oltre che per permettere a Claudia e Marco di prendere, guarda caso insieme, il treno per ritornare a casa senza rischiare ritardi.
Come ogni fine settimana, da un po’ di tempo a quella parte, ero l’ultimo ad andare via nel week end poiché, non avendo un po’ di privacy ne in settimana ne, tantomeno, a casa dei miei nel fine settimana, potevo fermarmi una sera in più da solo a casa e dedicarmi ad un po’ di sano, rilassante e terapeutico self-bondage.
Tempo prima, quando con Claudia era ancora tutto a posto, ci fermavamo ambedue una sera in più per poter restare un po’ da soli in compagnia di corde e manette, ma dopo che fra di noi è finita decisi che potevo anche continuare in solitudine almeno quella mia piccola passione.
Claudia e Marco mi salutarono come al solito intorno alle 17, e dopo aver aspettato una decina di minuti dalla chiusura del portone del palazzo, andai a prendermi un caffè albar di sotto in modo da essere tranquillo che nessuno tornasse a casa per problemi di qualsiasi tipo...ma non prima di aver messo in freezer una chiave delle manette dentro un bicchiere d’acqua.
Tornai a casa un oretta più tardi e dopo essermi messo addosso un paio di pantaloni della tuta e un felpone cominciai la mia terapia.
Tolsi suoneria e vibrazione al mio telefono e lo lasciai sul tavolo della cucina, presi il bicchiere dal freezer, dal quale spuntava solo una lunga stringa da scarpa da dentro il blocco di ghiaccio, e andai in camera mia.
La mia nuova camera, o meglio la stanza che fungeva da ripostiglio fino a che non ci lasciammo io e Claudia, non era grandissima ma per quanto mi riguardava aveva tutto quello che potevo chiedere per divertirmi, infatti avevo fatto un po' di shopping sensato quando mi sono trovato a doverla arredare e comprai in un mercatino Francese uno scrittoio abbastanza grande da poterci lavorare in pace fra disegni, appunti e computer con una sedia in legno e ferro battuto piena di intarsi cavi dove fissarci corde e legacci. Ma il pezzo forte della mia “cameretta” era la struttura di un vecchio letto a baldacchino di cui rimasero solo la testiera e la fine del letto. Ero riuscito a portarla a casa per pochi soldi e con un po’ di sano bricolage riuscii a fissarla alla struttura del mio letto in maniera quasi credibile...creando un letto molto simile a quello che avevo visto in molti, forse troppi, video bondage....peccato solo che non avevo più nessuno con cui condividere la mia creazione...però già così era una bella soddisfazione.
Poggiai il bicchiere a terra vicino alla testiera del letto, poi presi da sotto il letto un picolo trolley in cui tenevo tutti i miei giochini. Ne estrassi tre polsiere e tre corde, più un paio di manette. Dopo aver preso bene le misure salendo e scendendo con una certa frenesia dal letto fissai le due polsiere al fondo del letto, poi presi il capo della stringa che spuntava dal bicchiere e lo legai ad uno dei due anelli metallici delle manette infine presi la misura per fissare ad uno dei lati della testiera la terza polsiera.
Una volta terminato tutto il lavoro, ricontrollai tutto e mi sdraiai a letto e dopo aver fissato le mie caviglie ai due lati bassi del letto, mi misi un anello delle manette ad un polso, fissai l’altro polso all’ultima polsiera e senza pensarci troppo su finii il lavoro ammanettando l’ultimo braccio all’ultimo lato del letto.
Ero immobilizzato al letto...senza possibilità di liberarmi se non quando si fosse sciolto il ghiaccio, le gambe e le braccia spalancate e tirate in modo da non riuscire a spostarle se non di qualche centimetro e senza intimo addosso in modo che lo strusciarsi del mio pene sul tessuto sintetico della tuta mi regalasse qualche stimolazione extra...e, non lo nego, qualche volta anche qualche inaspettato orgasmo.
Me ne stetti li per un pò, circa un ora, a perdermi nei miei pensieri e a strattonare ogni tanto i legacci per mettermi un pochino più comodo, il ghiaccio ci metteva due ore abbondanti prima di sciogliersi e il mio pene era ritto e pulsante dentro ai pantaloni...il suo strusciarsi a causa degli stimoli nervosi stava cominciando a farmi abbandonare a qualche sommesso mugolio di piacere quando sentii il rumore della porta di casa che veniva aperta.
Fui preso dal panico...il ghiaccio era ancora lungi dallo sciogliersi...quindi non c’era modo di liberarsi, l’unica soluzione sarebbe stata che avendo lasciato le luci spente in tutta la casa e la porta di camera mia chiusa, chi era entrato non si sarebbe accorto che ero in casa...quindi optai per stare in silenzio e totalmente immobile in modo da evitare anche il minimo rumore.
Sentii dei passi abbastanza frettolosi che giravano per la casa, come alla ricerca di qualcosa ma il rumore di scarpe non mi faceva capire se fosse Claudia o Marco ad essere entrato. Dopo una piccola interruzione però, ripresero a camminare in direzione della mia camera.
Fu un attimo! Nel mentre che la tensione salii dentro di me la risata assordante e sguaiata di Claudia nel vedermi così conciato interruppe ogni mio pensiero e ruppe ogni tipo di tensione.

“Ahahahahahahahahahahahahah! E’ proprio vero che certe cose non cambiano mai!”
“Bè meglio lei che Marco”, pensai.
“Ma che sei scemo! Ma cosa fai...ti leghi da solo adesso?”
“Bè guarda...insomma...”
“Lascia perdere, non mi va di sentire le tue patetiche scuse...mi fa ridere però questa cosa, va bene che il bondage piaceva a tutti e due ma a me non è mai venuto in mente di fare una cosa del genere. Vabbè dai ti aiuto a liberarti! Anche perché credo di averti rovinato l’atmosfera con questa intrusione.”

E detto questo slegò la stringa dalle manette e scomparì di la con il bicchiere con dentro la chiave. Sentivo lo scrosciare dell’acqua del rubinetto della cucina e continuavo a pensare alla figuraccia appena rimediata...avevo appena dato modo a Claudia di sfottermi oltre misura ma nonostante questo stavo pensando anche che in quel momento ero effettivamente alla mercé di Claudia come ai vecchi tempi, e questa cosa mi eccitava a tal punto da far tornare ritto il mio pene...e da rischiare di procurarmi un’altra figuraccia imminente.

“E’ stato un caso che io sia dovuta tornare! Mi sono dimenticata di prendere la biancheria sporca da riportare a casa e, quando me ne sono accorta alla stazione, ne ho approfittato per prendere un lungo aperitivo con Marco prima di tornare a prendere tutto e ripartire per casa.”

Appoggiò il sacco della biancheria vicino al letto, prese la sedia, la portò vicino a me e si sedette. Guardò sul pavimento il trolley con dentro le corde, sospirò e, giochicchiando con la chiave delle manette oramai libera dal ghiaccio, continuò:

“Era bello, stavamo bene insieme! Era divertente giocare con te...siamo stati bene! ... ... Ti fugo un dubbio! Non c’è niente fra me e Marco, nel caso lo stessi pensando! Diciamo che anche lui sta passando un periodo un po’ complicato quindi ci fa piacere confidarci e sfogarci un po’. Ma adesso in tutta onestà vorrei sapere una cosa...perché lo hai fatto? Perché tradirmi? Cosa c’era che non andava? E ti prego non raccontarmi palle e non provare a scusarti di nuovo senza motivo”

Restai impietrito davanti a quel discorso. Non sapevo cosa dire e onestamente non era nemmeno il momento migliore per affrontare un discorso del genere...quindi restai zitto! Semplicemente non dissi niente!
Gli occhi di Claudia, davanti al mio silenzio, mutarono da malinconici a colmi di sdegno e rancore.

“Sei uno stronzo! Sei solamente uno stronzo!”

E alzandosi di scatto prese a cercare forsennatamente qualcosa nel sacco della biancheria. Ne tirò fuori un paio di slip neri di pizzo e me li schiaccio sul naso.

“Questo e l’odore che tanto dicevi di amare...questo e l’odore che hai detto che ti mancava in preda ad una sbronza! Adesso farò in modo che per un po' questo odore non ti manchi più!”

Mi caccio in bocca con violenza gli slip trattenendoli con la mano il tempo necessario di prendere dal trolley per terra un rotolo di nastro argentato. Inizio ad arrotolarmelo attorno alla nuca compiendo numerosi, stretti giri...le mie lamentele, all’inizio già poco comprensibili a causa degli slip, diventarono ben presto sommessi mugolii. Una volta terminata la sua opera, Claudia non aggiunse nulla e se ne andò furibonda dalla mia camera.
La sentivo armeggiare in cucina ma non capivo cosa avesse in mente fino a che non tornò con un paio di forbici in mano. Tagliò i miei pantaloni all’altezza del cavallo in modo da far uscire il mio pene che, seppur la situazione non prometteva nulla di buono, non voleva smettere di essere eccitato.

“Che stronzo! Ma ora ti farò ricordare che cosa hai perso per sempre!”

Detto questo si spogliò completamente rimanendo nuda, le sue curve proporzionate e i suoi seni sodissimi, vestiti solo dai capelli corvini che ci sbattevano contro, erano ancora irresistibili. Salii a cavalcioni su di me e cominciò a strusciare la sua vagina sul mio pene ma senza farsi penetrare. Continuò per un po’ questa tortura medievale fino ad interrompersi ma solo per mettermi la sua figa in faccia a contatto con il nastro adesivo.

“Vorresti leccarla vero? Vorresti potermi baciare o toccare vero? Bè non potrai più...specialmente adesso...che posso toccarmi solo io!”

E cominciò a masturbarsi davanti alla mia bocca, a cavallo del mio torace. I suoi gemiti e i suoi ansimi aumentavano la mia eccitazione mentre, invano, cercavo di dimenarmi cercando non so quale forma di libertà per poterla toccare. Dopo un rumoroso orgasmo mi guardo con i suoi profondi occhi blu ancora carichi di rabbia. Scivolò abilmente in fondo al letto e senza dire niente cominciò a succhiarmi avida e capace...come poche volte aveva fatto durante la nostra relazione.
I miei mugolii diventarono presto gemiti che si trasformarono in confuse urla di piacere strozzate dal bavaglio...stavo arrivando al limite e lei lo sapeva, infatti poco prima che potessi liberarmi del mio piacere si fermo bruscamente. Raccolse dal pavimento la chiave delle manette ancora legata alla stringa me la fissò attorno ai testicoli ed iniziò a rivestirsi accompagnata dalle mie inutili lamentele.

“Pensavi che fossi in vena di elargire doni? Ti piace il bondage giusto? Ti piace essere prigioniero? Bene ora lo sei!”

Finì di vestirsi, prese dalla sua borsa il suo cellulare e iniziò a fotografarmi in quella spiacevole situazione mentre io, sempre più preso dall’eccitazione, dalla rabbia e dal panico, mi dimenavo bruscamente. Dopo aver finito il suo simpatico servizio fotografico, infilò in tasca il telefono, mi passò delicatamente un dito sul pene e mi disse:

“Divertiti, io la chiave te l’ho lasciata. Se riesci a prenderla sei libero...altrimenti ci rivediamo Domenica sera.”

E raccolto il sacco della biancheria sporca e la borsa se ne andò chiudendosi la porta di casa alle spalle, accompagnata solamente dal sottofondo delle mie sommesse proteste.

Ma non avevo idea che il peggio doveva ancora arrivare...

Wednesday, March 6th 2013 - 12:02:57 AM
    
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Una storia di: Fulvio

NELLE MANI DEI NARCOS – QUINTA PARTE


Mary era ormai prigioniera da diversi giorni, e da una settimana si considerava più una amante che una vittima.
Durante il giorno, mentre lo aspettava legata, sognava cosa le avrebbe fatto Marcos la notte. Lui da parte sua dimostrava un’indubbia abilità, riuscendo a dominare Mary sia con le corde che con il piacere che le procurava.
Purtroppo i sogni svaniscono e un giorno Marcos le disse
“ dobbiamo trasferirci, ci sono truppe nemiche che si stano avvicinando, non so come, ma ci hanno trovati “
detto questo le fece indossare degli shorts e una camicetta succinta, poi prese a legarla,
iniziando da piedi e caviglie, proseguendo con i polsi dietro la schiena e le braccia.
“ devo dirti una cosa “
tentò di dire Mary, ma lui, imbavagliandola, disse
“ ora non ho tempo, ci parleremo stasera “
e incurante delle proteste della donna la bendò, poi la sollevò depositandola sul sedile posteriore di una jeep, con la quale partì su di una mulattiera.
Viaggiarono tutto il giorno, alla sera Mary si sentì scaricare e portare dentro una grotta, sulle prime pendici della cordigliera. Erano soli, perché gli uomini si erano accampati lì vicino, sotto le tende.
Marcos le tolse la benda e il bavaglio, ma non la slegò. Era teso e preoccupato.
“ perché non ti sfoghi un poco con me? – chiese Mary – potresti frustarmi, o violentarmi, così ti distrai … “
“ ti ringrazio, ma ti farei troppo male. Sono arrabbiato perché non riesco a capire come abbiano fatto a trovare il nostro rifugio, questo è un grave colpo per noi “
Mary esitò, poi disse
“ ti devo confessare una cosa: ho un trasmettitore impiantato sotto pelle. Non ha molta portata ed è per quello che ci hanno messo così tanto a trovarmi, ma ormai sanno in che zona sono e ci seguiranno facilmente. Stamattina volevo dirti di lasciarmi al campo, ma tu mi hai imbavagliata e non ho potuto farlo “
“ puttana – disse Marcos dandole un violento schiaffo – hai finto di essere innamorata di me solo per farmi catturare “
“ se avessi voluto farlo sarei stata zitta anche ora, però mi basta aver distrutto la tua base e voglio che tu e i tuoi uomini vi salviate la vita “
“ taci, cagna “
Marcos era infuriato. Le riempì la bocca con il fazzoletto, tagliò le corde che le legavano le caviglie e la portò fuori, le strappò i vestiti, legandola ad un albero, di modo che la donna abbracciava il tronco.
Fatto questo prese a colpirla con la cinghia, con molta violenza, tanto che dopo poco lei prese a sanguinare, e poi svenne.
Lui la fece rinvenire gettandole dell’acqua addosso, poi, tolto il bavaglio, tirandole il capo indietro le disse
“ preparati a morire. Prima ti farò violentare da tutti i miei uomini, poi ti ucciderò con le mie mani “
“ ti prego, uccidimi tu, ma non abbandonarmi ai tuoi uomini, io ti amo veramente ed ho scelto di parlare perché voglio che tu sia salvo “
Marcos rimase turbato perché sentiva che la donna era sincera, ed in effetti aveva rivelato volontariamente la questione del trasmettitore. Le mise nuovamente il bavaglio in bocca, poi si allontanò di alcuni passi e si mise a guardarla.
Mary era sempre legata al tronco, il sangue le era colato su tutta la schiena, arrivando fino alle gambe. Preso da un nuovo furore la slegò solo per girarla, legata con la schiena al tronco e le mani in alto, riprendendo a frustarla sul seno e sul ventre.
Le tolse il bavaglio dicendo
“ voglio sentirti urlare “
e data la violenza dei colpi dopo poco Mary si mise a chiedere pietà piangendo, ma senza ottenerla.
Perse nuovamente i sensi e, quando li riprese, era nella grotta, legata a braccia e gambe spalancate su di una stuoia. Marcos era vicino al fuoco. Non era imbavagliata e gli disse
“ vuoi uccidermi ? “
“ no – rispose lui – ti credo e capisco perché hai agito così. Domani quando partiremo per la base secondaria ti lascerò qui legata e se hai detto la verità verrai liberata dai tuoi colleghi “
“ passiamo un’ultima notte insieme “
chiese lei
“ si – rispose Marcos - ma non chiedermi dolcezza “
“ io amo la tua violenza “
rispose Mary, prima che lui la imbavagliasse, entrando in lei e possedendola con ancora più forza del solito, d’altra parte sapeva che era l’ultima volta …
La donna passò la notte legata ai quattro paletti, al mattino lui la slegò poi la legò in un hog-tie con le braccia che si toccavano ai gomiti e le gambe molto strette. Si tolse il fazzoletto che portava al collo, la imbavagliò con quello e sparì nella foresta.
Mary per un po’ di tempo rimase legata, immaginando che le corde fossero le braccia di Marcos, poi iniziò a tentare di sciogliersi, ma non era facile perché l’uomo era molto abile a legarla.
Dopo diversi tentativi stava per liberare le gambe quando sentì dei rumori ed un gruppo di soldati colombiani fecero ingresso nella grotta. Mary pensava di essere salva, ma gli uomini senza liberarla la portarono fuori, poi la slegarono solo per legarla per terra, a braccia e gambe spalancate, con l’evidente intenzione di violentarla.
Mary tentava disperatamente di parlare, ma il bavaglio che le aveva messo Marcos era molto efficace, e poi probabilmente quegli uomini non si sarebbero fermati per le sue parole.
Per sua fortuna arrivarono alcuni ufficiali, con quelli che erano evidentemente uomini della CIA, e la salvarono dalla violenza
“ bel lavoro, agente Mary X…. “
“ grazie signore “
“ quel criminale di Marcos ha abusato di lei ?
“ no signore, mi ha sempre tenuta legata, ma a parte questo non mi ha fatto nulla “
………
La settimana dopo Mary era a Bogotà, seduta al tavolino di un caffè, quando un uomo le si avvicinò. Era alto, abbronzato, con i capelli corti ed una sottile barba molto curata. Lei lo guardò distrattamente, ma quando sentì la sua voce ebbe un sussulto
“ signora, penso che la sua schiena abbia bisogno di cure, che ne direbbe di farsela curare da me? “
Mary riconosciuta la voce di Marcos rispose
“ certo, dove andiamo ? “
salirono in una vicina stanza di albergo, dove, appena entrati, Marcos la spogliò con furia, la baciò e, senza parlare, la legò, la imbavagliò e dopo averla gettata sul letto fecero l’amore, come nel fiume nella foresta …


Friday, March 1st 2013 - 08:21:14 AM
    
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Una storia di: Fulvio

NELLE MANI DEI NARCOS – QUARTA PARTE


Nei giorni seguenti Mary si godette la sua prigionia, felice di appartenere a Marcos.
Lui durante il giorno continuava a trattarla come una prigioniera qualsiasi, ma di sera, quando erano soli, era un padrone gentile.
La prima sera lei si fece legare le mani dietro la schiena, poi, mentre lui era seduto in poltrona, si inginocchiò e prese a leccargli il grande membro, già ben eretto.
Era la prima volta che lei faceva del sesso volontariamente e Marcos le chiese come mai era diventata così docile. Lei rispose
“ probabilmente ho sempre sognato di essere dominata da un uomo. Al mio paese sono tutti gentili e carini, ma privi di fascino virile “
“ insomma non hanno le palle “
disse lui scoppiando a ridere. La prese, la sollevò con facilità e la portò sul letto, dove la rovesciò penetrandola di colpo, tenendole una mano sulla bocca e strizzandole il seno con l’altra.
Mary adorava questa dolce violenza, e non sentiva neanche il peso dell’uomo sulle mani legate che rimanevano schiacciate durante l’amplesso.
Appena finito lui disse
“ anche se di solito non la uso, stasera ti farò vedere che la coca ha dei lati positivi “
detto questo tirò una striscia di coca purissima, che a New York sarebbe costata una fortuna, le slegò le mani, solo per legarla in piedi, con le mani agganciate ad una corda che pendeva dalle travi, e si mise a possederla alternativamente davanti e dietro.
L’energia dell’uomo eccitato sembrava inesauribile, per cui Mary iniziò ad urlare in estasi, ma Marcos la ridusse al silenzio, riempiendole la bocca e dicendole
“ taci, donna, stasera proverai cosa vuol dire essere posseduta veramente “
Mary ebbe un paio di orgasmi, mentre Marcos non era ancora venuto, per cui lui la fece mettere in ginocchio, legandole le mani e ordinandole di succhiarlo.
Mary era molto stanca e non riusciva ad eccitarlo per cui gli disse
“ ti chiedo scusa, ma mi hai talmente frastornata che non riesco a leccarti bene. Prendimi tu come vuoi, se ti fa piacere fammi del male, io voglio farti godere con il mio corpo “
Marcos si alzò in piedi, versandosi da bere e guardando la donna inginocchiata con le mani legate dietro la schiena. La sua dichiarazione di sottomissione lo eccitava molto, e una parte di lui avrebbe voluto approfittarne per torturarla.
Non voleva però farle troppo male, per cui si limitò a rovesciarla sul tavolo, con il busto appoggiato al piano e le gambe per terra. Era una posizione che gli piaceva molto, perché metteva in bella evidenza il culo sodo e ben fatto di Mary.
Era anche comodo il fatto che, avendola messa di traverso, la bocca della donna sporgeva dall’altro lato, per cui era facile farsi leccare rimanendo in piedi davanti a lei.
Mary prese in bocca il pene di Marcos, cercando di ingoiarlo fino in fondo, ma non era facile e la posizione era molto scomoda. L’uomo si sottrasse da lei e sorridendo le disse
“ ho capito, devo fare io “
imbavagliò Mary con uno dei suoi foulard, poi si pose dietro a lei. Prima prese ad accarezzarle il clitoride, ma la donna era troppo stanca e non reagiva. A questo punto persa la pazienza le entrò nell’ano con tutta la forza di cui era capace, aumentata dalla coca, e il dolore fu così forte che strappò a Mary un grido anche se era imbavagliata.
Ne seguì una penetrazione selvaggia, con la donna che gemeva e si lamentava, ma quando lui le tolse il bavaglio lei urlò
“ ancora, ancora, rompimi in due … “
e Marcos continuò per un bel pezzo a penetrarla, fino a raggiungere l’orgasmo e cadere sfinito sul letto.
Mary rimasta sola sul tavolo non aveva i piedi legati, per cui raggiunse un cassetto e ne trasse un grande coltello, con cui tagliò le corde che le legavano i polsi. Era da tempo che non era libera … .
Al suo risveglio l’uomo si trovò con le mani strette da due di quei bracciali che spesso usava per legare Mary di notte. Sorpreso si alzò imprecando, sicuro che la donna fosse scappata, ma alzandosi la vide: era nuda, si era messa uno stretto bavaglio tra i denti, si era legata da sola al letto, con le braccia e le gambe attaccate alle spalliere e gli sorrideva attraverso il bavaglio, che le lasciava scoperti i denti.
Marcos le tolse il bavaglio e lei disse
“ avrei potuto ucciderti, o fuggire, ma come vedi sono qui a tua disposizione “
“ dici così perché i miei uomini ti avrebbero presa “
“ se lo credi sei uno sciocco, sono un agente bene addestrato e so bene come difendermi. Sono qui solo perché mi piace essere tua prigioniera. Adesso spero che mi punirai per averti legato “
“ non chiedo di meglio “
disse Marcos sorridendo, e rimettendole il bavaglio.

Continua


Wednesday, February 27th 2013 - 08:36:16 AM
    
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Una storia di: Fulvio

NELLE MANI DEI NARCOS – TERZA PARTE


Seguirono alcuni giorni che si possono definire tranquilli: durante il giorno Mary era tenuta legata, a volte con corde che le stringevano le braccia e contornavano il seno, ma più spesso con dei bracciali che le tenevano i polsi dietro la schiena, senza farle male.
Alla sera, quando restavano soli, Marcos la faceva mettere nuda, poi si divertiva a legarla in varie posizioni. La sua preferita era l’hog-tie, che praticava sia facendo incrociare polsi e caviglie a Mary, sia tenendole le braccia tese, arrivando quasi a far toccare i gomiti tra di loro.
Gli piaceva anche molto legare Mary al palo della veranda, a luci spente per non attirare gli insetti, ammirando nella penombra le belle forme della donna strette tra le corde.
In certi momenti Marcos la teneva imbavagliata, solitamente con un fazzoletto al cui centro faceva un grosso modo, ma spesso, mente lei era legata, parlavano e discutevano delle loro diverse opinioni. Marcos si riteneva un guerrigliero che lottava per il bene del suo popolo, ed in effetti Mary gli riconosceva molti lati positivi.
Il finale però era sempre lo stesso: Marcos legava Mary al letto, o al tavolo della cucina, a braccia e gambe spalancate, e la possedeva con grande forza, una o due volte per sera.
Erano rapporti vigorosi, ma non violenti, tranne la sera in cui lei, adirata, gli disse che lui non era un guerrigliero che combatteva per il suo popolo, ma solo uno sporco affarista che si voleva arricchire.
Marcos non disse niente, si alzò e la imbavagliò strettamente, mettendo sopra il solito fazzoletto una corda che lo spingeva ancora di più nella gola di Mary.
Dopo la legò a pancia in giù sul tavolo, con i piedi a terra e le caviglie legate alle gambe del tavolo, e le mani legate dietro la schiena. Prese la cinghia dei pantaloni, e le affibbiò diversi colpi sul culo, che era in bella evidenza, riempiendolo di strisce rosse. Poi si mise dietro di lei e restando in piedi la prese prima nella vagina e poi nell’ano.
Mary era imbavagliata così strettamente che non poteva neppure mugolare, e piangeva in silenzio. Quando lui la liberò lei disse
“ ti chiedo scusa, ho parlato per rabbia, ma non penso che tu sia un affarista, anzi, mi stai convincendo che i tuoi fini sono buoni, anche se non approvo i mezzi “
“ parli così perché hai paura “
rispose Marcos
“ niente affatto – rispose Mary – se non ci credi puoi riprendere a frustarmi, ma io sono sincera “
“ti prendo in parola – disse Marcos che era arrabbiato con lei – vediamo se resisti ad una vera punizione “
Prese Mary e la liberò dal tavolo, solo per portarla in veranda, dove la legò a due pali, a braccia e gambe spalancate, completamente nuda. Mentre stava per imbavagliarla lei disse
“ non serve tapparmi la bocca, tanto non urlerò e non chiederò pietà “
“ preferisco essere sicuro che non sveglierai nessuno “
disse Marcos con un ghigno sinistro, e in quel momento non sembrava un guerrigliero idealista, ma un cinico narco trafficante.
Dopo averle riempito la bocca prese di nuovo la cinghia, iniziando a colpirla su tutto il corpo, accanendosi particolarmente sul seno e sul pube. Mary soffriva, ma sentiva in cuor suo di meritare una punizione per aver offeso senza motivo Marcos.
Questa sensazione da un lato la aiutava a sopportare le cinghiate, ma dall’altro la preoccupava: è possibile che si stesse manifestando in lei la sindrome di Stoccolma?
Il giorno dopo Marcos doveva incontrare degli altri trafficanti e decise di portare Mary con lui. Le fece mettere un paio di stivali, pantaloni corti ed una camicetta allacciata in modo tale da scoprire l’ombelico.
Le legò le mani dietro la schiena e le mise un guinzaglio al collo, per non farla scappare
Mary si lamentava, dicendo che non era un cagnolino da portare al guinzaglio, per cui Marcos dopo un poco si stufò di sentirla parlare e le mise in bocca il fazzoletto che portava al collo: lei sentiva il sapore del suo sudore, e le piaceva.
Arrivati all’accampamento dell’incontro capì perché Marcos l’aveva portata; infatti ognuno dei quattro capi che si incontravano aveva portato con sé un’animale feroce: uno aveva portato una tarantola, uno un boa, uno una scimmia e Marcos lei
“ sono sicuro di aver portato l’animale più pericoloso “
disse Marcos legando il guinzaglio di Mary ad un ramo della pianta a cui tutti avevano attaccato i loro animali. Le mandò un bacio e si allontanò senza toglierle il bavaglio, nonostante le lamentele della donna, soffocate dalla stoffa.
Quando rimasero soli la scimmia, ripentendo evidentemente dei gesti che aveva visto fare dal suo padrone, si mise a togliere i vestiti a Mary. La donna tentava di tenerla lontana, ma non poteva urlare ed aveva mani e piedi legati.
Dopo poco si trovò nuda e la scimmia prese a toccarla su tutto il corpo, e si capiva che erano scene per lei abituali, che ripeteva meccanicamente.
Nel frattempo il boa si avvicinò, probabilmente attratto dal calore della donna che si divincolava, e le si avvolse sul corpo, restando a godere il caldo.
Il peggio però doveva ancora venire, perché la scimmia le saltò sulla schiena e iniziò a cercare di penetrarla, e anche se non ci riusciva la cosa non era per nulla piacevole per Mary
Dopo un paio d’ore Marcos e gli altri capi tornarono e scoppiarono a ridere vedendo la donna legata, con un serpente avvolto addosso, mentre la scimmia tentava di prenderla da dietro.
Mentre tornavano Marcos continuava a ridacchiare, vedendo la furia di Mary, a malapena soffocata dal bavaglio. Finalmente giunti accanto ad un torrente la liberò, lasciandole solo le mani legate, poi tolse il bavaglio, e lei lo coprì di insulti, dicendo:
“ mi sta bene tutto, o quasi, ma almeno con gli esseri umani. E poi quelle bestie mi hanno sporcata tutta “
“ a questo si rimedia facilmente “
disse Marcos, che la sollevò e la gettò nel fiume. Mentre lei si rialzava lui si spogliò ed entrò in acqua, iniziando a pulirla con dei fiori che generavano una specie di schiuma.
Le sue carezze erano molto dolci e Mary sentì svanire la sua rabbia. Lui se ne accorse e prese ad accarezzarla in modo sempre più intimo, finché lei si arrese e iniziò a godere come se a toccarla fosse stato il suo amante, e non il suo rapitore.
Lui la baciò con passione, ricambiato, e fecero l’amore nell’acqua bassa. Mary era sempre legata, ma non desiderava la sua libertà, in quel momento voleva solo essere posseduta da Marcos e si lasciò andare al piacere che raggiunsero insieme.
Quando ripartirono lei gli chiese di essere legata e imbavagliata
“ perché ? - disse lui – non credo che vorrai scappare “
“ non voglio scappare – rispose Mary – voglio essere tua, ma sono pur sempre una tua nemica e quindi preferisco se mi domini. E poi hai un grande fascino come padrone e mi piace quando mi possiedi “
“ anche a me piace possedere una donna così in gamba “
la legò strettamente, con le mani dietro la schiena, una liana a stringere i gomiti, un’altra proprio sopra il seno, che rimaneva schiacciato ma nello stesso tempo stimolato, le diede un bacio in bocca prima di imbavagliarla, poi rientrarono all’accampamento

Monday, February 25th 2013 - 03:55:57 PM
    
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Una storia di: Tato

prosieguo n°2 del regalo di compleanno


3- Con Alice nel paese delle meraviglie-

Sono scoccate le tre e trenta mi comunica il campanile della chiesa vicino a casa mia, un'altra ora è passata ed Alice ancora non si è svegliata.
Che serata incredibile sto vivendo, nudo, legato al mio divano, imbavagliato e con la splendida femmina, che così mi ha ridotto, sensualmente addormentata sulle mie parti intime.
Sto partecipando a quello che potrebbe essere il mio sogno erotico preferito, tutto sembra perfetto a cominciare da lei, dal modo in cui si è vestita fino al modo in cui mi ha legato.
Però sogni e realtà prima o poi si incontrano e allora i primi lasciano spazio alla seconda.
La realtà è che dopo tanti stimoli uno prima o poi si dovrebbe poter scaricare e non sono solo io a sentirmi sul punto di esplodere. Il mio intimo amico stuzzicato dai continui movimenti sonnambuli delle sue gambe vestite in lustra pelle nera e dalla attuale erotica situazione, passa da brevi momenti di letargia a sempre più lunghi ed intensi momenti erezione.
Il problema è serio, dopo ore di ripetute stimolazioni, il soldatino ha il fucile carico, è pronto a sparare ed io fatico a trattenerlo oramai.
Ho provato a pensare ad altro, ho anche letto tutti i titoli dei volumi esposti nella libreria che ho davanti compresi i frontespizi della Treccani e dell'enciclopedia medica, ma non c'è verso. Ogni volta che riesco a placare l'eccitazione lei inconsciamente si muove, mi si struscia addosso ed il mio periscopio torna sù.
Adesso sta entrando in una fase del sonno più agitata ed i suoi movimenti sono sempre più frequenti, qui va a finire che le eiaculo addosso se non la smette.
Sai che figuraccia, anche se in fondo lei dovrebbe prenderlo per un complimento, se fosse meno eccitante io non avrei di questi problemi.
Problemi che si fanno sempre più pressanti, come riuscire a svegliarla.
Posso muovermi un po' anch'io, nei limiti che le corde da lei strette mi impongono, sperando che ciò disturbi il suo sonno ma non è una buona idea. Appena comincio mi accorgo di fare il gioco di quell'emerita testa di cazzo che è il mio intimo amico. La cui cappella adesso è rossa e gonfia come la cima di un vulcano sul punto di eruttare e la cui unica intenzione è quella di liberarsi di quanto ha immagazzinato nelle ultime ore.
Allora mugugno il più forte ed il più a lungo possibile devo assolutamente svegliarla.
" MMpphh, MMpphh, MMpphh "
Sembra finalmente funzionare, ancora uno sforzo ci siamo quasi.
"MMpphh, MMpphh, MMpphh"
Si sveglia ce l'ho fatta, Alice finalmente apre gli occhi.
Giusto in tempo per vedere l'apocalittica salva che quel cazzone del mio soldatino spara in suo onore.
Sinceramente non sò se la si possa definire un' eiaculatio precox, in quanto a parziale scusante del ragazzo la sotto, vanno cosiderate le ore di dolcissimo supplizio tantalico da noi subite. Comunque fatto stà che per il soldatino la prima cartuccia sparata era da addestramento. Chissà come la prenderà la mia fantastica amica di penna, nonchè conturbante carceriera.
"MMMMpphhhhh" commento imbarazzato io.
"Oh my God Tato" commenta divertita lei.
Già perchè avevo sottostimato le capacità balistiche del mio minigun e anche la carica eruttiva che avevo accumulato nelle ore passate legato ed imbavagliato ad ammirarla.
Credo ci fosse una possibilità su di un milione che il prodotto della mia passione disegnasse nell'aria del mio salotto una traiettoria così particolare. Invece in culo alle leggi delle probabilità; lo schizzo è partito perpendicolarmente al terreno, ha raggiunto un'altezza superiore alla mia seduto, ha effettuato una curiosa e maligna parabola all'indietro ed infine è finito sulla mia faccia che, rivolta verso l'alto era impegnata a seguirne il diabolico volo.
Almeno non le ho sporcato quei deliziosi pantaloni di pelle che indossa e che, assieme ad i suoi movimenti sonnambuli ed a questo splendido bondage, tanto hanno contribuito al risultato attuale.
Risultato che sembra non dispiacerle affatto, almeno a giudicare da quanto ride.
" Tato, che pasticcio, scusami devo essermi appisolata un'attimo e ti ho lasciato qui solo con il tuo regalo che a quanto pare hai gradito parecchio, sto notando con piacere. Ma adesso che sono sveglia sono sicura di riuscire a farmi perdonare, intanto vado a prendere qualcosa per pulirti e poi se ancora te la senti continueremo la festa."
Ha detto la mia incantevole amica di penna e con sinuosa eleganza si è alzata dal divano. Quindi, fluttuando ritmicamente su quei deliziosi stivaletti con i tacchi a spillo ed ancheggiando irridentemente con quel culetto da sballo strizzato in quegli splendidi pantaloni in pelle nera, è andata in bagno.
Ora sono qui solo, ancora fissato al divano. I polsi legati incrociati dietro la schiena, le braccia bloccate al torace con numerose spire di corda e le gambe unite tra loro a livello sia delle ginocchia che delle caviglie dall'abile e amabile figlia di Albione al momento assente. Con il balgag ancora fisso tra le mie mascelle, la faccia sporca di saliva e sappiamo cos'altro, non mi resta che aspettarla.
Se fossi un pelo più carino potrei sembrare uno di quei buldog inglesi che dopo aver giocato al parco con l'amata padroncina, sbavando in quantità industriale la aspetta con la palla in bocca speranzoso del suo ritorno ed in una ripresa dei giochi.
Al momento comunque sono tormentato da un terribile dubbio; dopo ore di eccitante prigionia e di continui stimoli tattili, meccanici e visivi sarò ancora in grado di continuare la festa.
Guardo il vecchio compagno di tante battaglie e spero di vedere in lui segni di ripresa ma il bastardo sembra stremato dall'ultima salva sparata.
Sto ancora guardando quel vermicello di cui andavo tanto fiero, quando il delizioso rumore dei suoi tacchi a spillo sul parquet mi fa alzare la testa e non solo quella fortunatamente.
Stupenda, si è tolta i pantaloni e quella che sembrava essere una maglia a maniche lunghe è in realtà una catsuit di trasparente chiffon nero che come una seconda pelle ricopre il suo magnifico corpo, per il quale anche una Dea pagana dovrebbe provare invidia. Ha fra le mani una bacinella, un'ascigamano ed una spugna; evidentemente per ripulirmi prima dell'uso.
Mi viene incontro dondolando eroticamente su quei fantastici stivaletti in pelle nera con il tacco a spillo che ancora indossa e che io tanto ammiro. Poi incomincia a ripulirmi il volto con dolcezza, senza dire una parola.
Non ne ha bisogno, lo sguardo che con i suoi magnifici occhi azzurri mi sta dando è sufficente.
E' uno sguardo erotico, intenso ed ipnotico come quello che una tigre affamata, a caccia nella foresta primordiale, lancia alla sua preda poco prima di saltarle addosso.
Sotto questo sguardo il verme di prima si è fatto cobra e si erge fiero e pronto per danzare alla musica della sua incantatrice. La quale si è accorta che la bestia è di nuovo pronta a mordere, quindi con le dovute cautele ed un sorriso maliardo sulle labbra sensuali le si inginocchia davanti e comincia a pulirla.
Vorrei dirle molte cose, tra l'altro di non sfregare troppo lucidando il pistone perchè rischia di trovarlo con le pile scariche dopo; ma non posso, sono ancora imbavagliato e poi anche se non lo fossi, non ne avrei il tempo. Perchè adesso Alice mi sta nuovamente montando a cavalcioni sulle gambe e mentre fa sparire il mio biscione nelle sue dolci, calde ed umide intimità, scopro con piacere che la catsuit che indossa non la ricopre proprio tutta. Poi con il corpo velato di seta, questa slendida figlia di Albione, aderisce alle mie membra ancora avvinte dai legami. Incomincia a muoversi addosso a me sensualmente, ritmicamente e sempre più veloce fino a quando insieme non raggiungiamo l'apice dell'orgasmo andando a perderci, sempre insieme nel mondo delle meraviglie.
Dopo quello che a tutti e due sembra un tempo infinito finalmente mi toglie il balgag che viene via con qualche bava ancora attaccata ed un rumore simile a quello che ho fatto ore prima stappando il Belrlucchi. Adesso Alice mi bacia sensualmente con passione per un lungo tempo e poi felice ed appagata dice:
" Ancora buon compleanno Tato".

Friday, February 22nd 2013 - 10:20:22 AM
    
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Una storia di: Tato

prosieguo del regalo di compleanno


2- La bella addormentata in salotto -

Le campane della chiesa situata vicino a casa mia hanno suonato le due. Il mio compleanno è oramai passato ed io seduto sul divano nel mio salotto sto ancora godendomi il regalo che Alice mi ha fatto. Sono qui in compagnia della mia incantevole amica di penna inglese che come la sua più famosa omonima al momento è nel paese delle meraviglie, ovvero sta smaltendo la sbornia russando sdraiata sul mio divano ed in parte su di me che ci sto seduto sopra quasi nudo.
Al momento, non avendo sonno ed avendo tempo a disposizione oltre a godere con indosso il regalo della mia dolce britanna, posso ricapitolare i curiosi avvenimenti accadutimi a partire da questa mattina.
La giornata era incominciata decisamente bene, ancora assonnato sono andato ad aprire la porta di casa e mi sono ritrovato davanti una splendore di femmina anglosassone, bionda, formosa ed estremamente contenta di vedermi. La stessa ragazza che al momento è con me in salotto per intenderci. Si è presentata come la mia amica di penna da Liverpool; una ragazza, nipote di una mia ex insegnante di ripetizioni di inglese, con cui avevo un rapporto epistolare da ormai tre anni. Non avendola mai vista prima, potete immaginare il mio stupore e piacere nel conoscerla e nel constatare, con estremo piacere, che era un gran bel pezzo di gnocca.
Visto che per il mio complenno mi ero tenuto tutta la giornata libera abbiamo deciso di passarla insieme e visto che la sua zia aveva organizzato una canasta non stop in casa, Alice mi ha chiesto se potevo ospitarla a dormire da me, ha detto che le sarebbe bastato un divano.
Felice come una pasqua ed euforico quanto può esserlo un cane legato ad una cagna in calore, le ho comunicato tutta la mia gioia ed il mio piacere nel conoscerla e nell'ospitarla sotto il mio tetto ( sono riuscito a non scodinzolare per fortuna ).
Poi dopo aver lasciato i bagagli della deliziosa figlia di Albione nel mio salotto, siamo usciti per una visita guidata della città in cui vivo.
Abbiamo passato tutta la gornata in giro per strade, palazzi, monumenti e negozi; andando a piedi, in tram, in macchina e perfino in carrozzella.
Siamo rientrati a casa nel pomeriggio inoltrato e dato che la dispensa era vuota e che era il mio compleanno, la ho invitata fuori a cena.
Alice mi ha chiesto il tempo di cambiarsi di abito e di darsi un aggiustatina, poi presa una valigia si è infilata in bagno.
Io intanto in previsione di un ancor più piacevole fine serata mi sono affrettato a mettere in frigo una bottiglia di Berlucchi.
In un ragionevole lasso di tempo la mia amica è uscita dal bagno e me la sono ritrovata di fronte, uno schianto.
La bella e dolce ragazza acqua e sapone con la coda di cavallo ed i jeans che avevo accompagnato per la città tutto il giorno, in breve tempo, con un cambio di abito e qualche semplice magia femminile, si era trasformata in una emozionante ed eccitante femme fatale. Adesso indossava un paio di pantaloni in lucida pelle nera a sigaretta, un morbido maglione d'angora a collo alto color panna ed un paio di deliziosi stivaletti in pelle nera con il tacco a spillo di 12 cm. Si era truccata come una stella del cinema anni cinquanta ed era assolutamente sensazionale.
Da quel momento in poi gli avvenimenti della serata si sono susseguiti troppo velocemente perchè io, la cui anima feticista era aggiogata dall'abbigliamento della mia amica, potessi influenzarli.
Siamo andati a cena, dopo di che Alice mi ha chiesto di tornare a casa, perchè voleva assolutamente darmi il suo regalo di compleanno che era rimasto fra i suoi bagagli nel mio salotto. Arrivati a casa dopo un ultimo brindisi lei mi ha dato il regalo, mia ha facilmente convinto a spogliarmi e mi ha aiutato ad indossarlo; quindi si è tolta il maglione, sotto cui portava una maglia aderente a manchie lunghe in un peccaminoso e trasparente chiffon nero che evidenziava anzichè nascondere due magnifiche poppe. Poi dopo avermi baciato con passione ed ammutolito è finita fra le braccia di Morfeo ( il dio greco del sonno e non un mio coinquilino od un ex giocatore di calcio che di nome fà Domenico ).
A questo punto potreste chiedervi come mai io stia qui in silenzio a vederla dormire da ormai più di due ore e, pur sbavandole letteralmente addosso, non abbia ancora effettuato alcun tentativo di svegliarla per continuare quello che era così ben cominciato.
La risposta è semplice, come vi avevo precedentemente detto,sto ancora godendomi il regalo di Alice che consiste, come ha detto lei, nell'attrezzatura di base per la pratica del bondage. In poche parole un bel mucchio di splendide e robuste corde di canapa ed un balgag arancione con cinturino in cuoio nero che, la conturbante figlia di Albione ha utilizzato, con infinita cura e perizia, per legarmi come un salame, imbavagliarmi ed infine fissarmi al divano su cui ora sta sensualmente dormendo.
La sto ammirando da ore e non me ne stancherei mai; vedo i suoi seni alzarsi ed abbassarsi in sensuale sincronia con il suo respiro, percepisco il suo calore attraverso il contatto che ho con parte delle sue gambe vestite in lucida ed intrigante pelle nera e sento il suo russare che, nelle condizioni in cui sono, trovo stranamente eccitante.
Sono un po' come quei bambini golosi, inchiodati a sbrodolarsi addosso davanti ad una torta, esposta nella vetrina di una pasticceria chiusa.
Fantastica la mia amica è decisamente fantastica anche se al momento si trova eroticamente appisolata su di me. Non so come le sia venuto in mente di farmi questo splendido ed immobilizzante regalo. Onestamente proprio non ricordo la lettera in cui le ho confessato questa mia passione e non ho idea di cosa io possa averle scritto. Il mio inglese è pessimo, può essere che io intendessi dirle qualcos'altro ed invece a causa delle mie carenze linguistiche ne è venuta fuori una non voluta ma veritiera confessione.
Magari nel mio subconscio desideravo talmente vivere una situazione del genere da scriverlo involontariamente ad una mia amica di penna che, non avevo e che probabilmente non avrei mai visto.
Posso però assicurarvi che io ed il mio intimo amico siamo estremamente felici di averlo fatto.
Perchè vedere avverato il proprio sogno erotico preferito ed essere ben svegli per goderselo è un sensazione assolutamente unica ed eccitante che vorrei non smettere mai di provare.
Ogni tanto, forse per sentire maggiormente la solidità del bondage ed assicurarmi di non stare sognando a mia volta, provo a liberarmi dei legami che Alice mi ha stretto addosso ma è un'impresa persa in partenza. La mia amica ha fatto un lavoro a regola d'arte, semplicemente perfetto. Le corde sono strette e tese fino al punto giusto ed i nodi che ha fatto per stringerle sono per me irraggiungibili. Ho le mani legate dietro la schiena con i polsi incrociati fra di loro e le braccia è come fossero incollate al corpo dai numerosi giri di corda che lei ha usato per legarle, non dimenticandosi poi di occuparsi di gambe e ginocchia, entrambe ben strette con quelle deliziose corde di canapa che mi ha regalato. Inoltre la britannica vertigine bionda che, mi è piombata addosso ieri mattina (oramai), si è premunita di fissarmi per bene a questo divano; le caviglie sono legate ad una delle gambe che lo sostengono e il busto, in qualche modo ad un'altra. Per di più dopo avermi baciato ha voluto, a tutti i costi, farmi provare il balgag, zittendomi del tutto.
Non so quando si sveglierà, al momento sembra la bella addormentata nel bosco, o meglio in salotto ed io, che con un bacio potrei svegliarla, non posso perchè sono imbavagliato.
Adesso sono scoccate le due e trenta al campanile della chiesa vicino a casa mia ed io sono ancora qui con la mia splendida carceriera beatamente addormentata. Nel sonno a volte si muove e le sue gambe, fasciate in lucida pelle nera, si strusciano sulle mie parti intime, provocando ogni volta un discreto smottamento inguinale. La palla di gomma che mi ha ficcato in bocca e fissato ben stretta, non solo mi costringe al forzato silenzio ma aumenta la mia salivazione a dismisura. I cuscini del divano ai lati della mia testa sono bagnati della mia saliva, perchè per evitare di sbavarle sui pantaloni sono costretto spesso ad asciugarmici il volto.
Onestamente non so se desiderare che si svegli e quindi scoprire come finirà questa indimenticabile serata, oppure sperare che continui a dormire felice e rimanere qui a godermi la sua incantevole ed onirica presenza e l'abbraccio delle corde che lei mi ha stretto magistralmente intorno al corpo.
Tormentato da questo amletico dubbio, non mi resta che restare qui seduto ammirandola in attesa che lei si svegli e constatando piacevolmente che Alice, tenendo fede al proprio nome, mi ha condotto nel paese delle meraviglie.

Wednesday, February 20th 2013 - 10:57:18 AM
    
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Una storia di: Fulvio

NELLE MANI DEI NARCOS – SECONDA PARTE


Queste parole riaccesero la speranza nel cuore di Mary, perché un conto era la prospettiva di essere violentata da un mucchio di guerriglieri, un altro essere in potere di un uomo affascinante come Marcos, mentre il tempo giocava a suo favore.
Mugolando chiese di parlare
“ sono una cittadina americana, non potete farmi questo “
“ sei una spia che combatte contro il mio popolo e per questo potrei fucilarti, ma sei una donna bella ed intelligente e mi affascina l’idea di dominarti “
“ non sono nelle condizioni di avanzare pretese – a queste parole Marcos si mise a ridere - quindi non ti opporrò troppa resistenza, ma tu in cambio non essere troppo violento e non lasciarmi in balia dei tuoi uomini. “
“ un gentlemen’s agreement come dite voi yankees “
“ veramente in caso di agreeement uno dei due non è nudo e legato come un salame, ma possiamo vederla così “
mentre Marcos stava per rimetterle il bavaglio disse ancora
“ e non dimenticare il preservativo, in fondo potrei avere l’AIDS come molti occidentali corrotti “
“ mi piaci – disse Marcos ridendo mentre le riempiva la bocca – credo che passeremo dei bei momenti insieme. Adesso fa la brava che si va a dormire “
slegò Mary, che rimase con il solo bavaglio in bocca e poté vedere la stanza in cui si trovava. Era una casetta di legno, spoglia ma pulita, composta da due sole stanze, una specie di soggiorno e la camera da letto, dove Marcos la condusse dopo averla portata in bagno, cioè fuori, sul retro della capanna che dava verso la foresta.
La fece sdraiare su di un grande letto che aveva le spalliere in ferro, legandola a braccia e gambe spalancate con dei bracciali abbastanza morbidi, chiusi da lucchetti
“ sai – le disse Marcos mentre la legava – le corde vanno bene di giorno, ma di notte voglio dormire tranquillo e da questi bracciali non si scappa “
In effetti Mary era assolutamente impotente, ma tranquilla, lo vide spogliarsi ammirandone il fisico possente, solcato da cicatrici, e pensando che in una diversa situazione sarebbe stato uno splendido amante.
Quando vide che prendeva un preservativo apprezzò questa delicatezza, e ancora di più quando, invece di prenderla con violenza, entrò in lei dopo aver giocherellato con il suo clitoride, di modo tale che il corpo della donna, pur rimanendo passivo, non rifiutò il membro di Marcos, che la possedette con forza, ma senza violenza.
“ vedrai che presto di piacerà “
disse Marcos, e Mary dovette ammettere con se stessa che questo rischio c’era …..

Continua


Wednesday, February 20th 2013 - 08:43:08 AM
    
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Una storia di: Tato

Regalo di compleanno


-Regalo di complenno-

Quest'anno per il mio compleanno ho ricevuto parecchie sorprese inaspettate.
La prima è stata la visita della mia amica di penna inglese.
Lo so che puo sembrare anacronistico nel XXI secolo, avendo a disposizione internet facebook e social forum vari, intrattenere un rapporto epistolare con tanto di lettera e francobollo ma il mio inglese faceva schifo e nella cassetta delle lettere mi arrivavano solo bollette fatture e volantini pubblicitari, una tristezza. Così ho deciso di mettermi a scrivere; l'indirizzo di Alice lo ho avuto dall'insegnante di inglese presso cui andavo a ripetizione durante il liceo, una sua nipote studiava l'italiano ed aveva bisogno di fare pratica nello scritto, io avrei composto le mie lettere in inglese e lei mi avrebbe risposto in italiano. Le ho spedito una prima lettera, lei mi ha risposto, ci siamo trovati simpatici e così abbiamo incominciato a scriverci regolarmente ogni due settimane. In tre anni di lettere ci siamo detti un mucchio di cose e si è creato un rapporto piuttosto intimo fra di noi, anche se fino a questa mattina, quando Alice mi si è presentata davanti alla porta di casa non ci eravamo mai visti di persona, neanche in fotografia.
Devo dire che la sorte con me è stata benigna questa volta, in quanto Alice è decisamente una bella ragazza. E' alta circa uno e settanta, bionda con gli occhi azzurri ed un fisico notevole che sa valorizzare con un abbigliamento decisamente seducente. Nei miei confronti si comporta come se ci conoscessimo da sempre ed è veramente piacevole stare in sua compagnia.
Questa sera per festeggiare il mio compleanno siamo andati a cena in ristorante tipico dove si mangia e beve molto bene. Lei indossava un paio di pantaloni in lucida pelle nera, un maglione a collo alto d'angora color panna ed un paio di stivaletti con il tacco a spillo anch'essi di pelle nera. Per l'occasione si era truccata con attenzione ed il risultato era decisamente notevole, tanto che il povero cameriere del locale più di una volta a rischiato di rovesciare i piatti che portava, perchè distratto dalla mia amica.
Dopo la cena lei ha detto di aver dimenticato a casa il regalo di compleanno che mi aveva preparato e dato che voleva darmelo prima di mezzanotte, abbiamo deciso di tornare presso il mio domicilio dove si trovava il pacco.
Tornando a casa fantasticavo su di Alice ed il regalo di compleanno che doveva assolutamente darmi prima che scadesse il giorno. La fantasia più gettonata era quella in cui lei con una scusa andava in bagno per uscirne poi con indosso solo qualche goccia di profumo, mi raggiungeva ed il resto ve lo lascio immaginare.
In frigo avevo strategicamente lasciato una bottiglia di Berlucchi in ghiaccio. Le mie intenzioni erano comunque di farla bere ancora un po' e poi con le dovute maniere provarci dato che lei mi era sembrata più che disponibile.
Entrati in casa le ho proposto un brindisi, poi ci siamo seduti sul divano e Alice ha tirato fuori il suo regalo.
Era un scatola grande abbastanza da contenere una stampante per il PC ed impacchettata con maestria utilizzando della graziosa carta da pacchi e dello spago di canapa di qualche millimetro di spessore. Al suo interno con mio grande stupore ( e piacere ) si trovavano svariate matasse di corde di canapa ed una balgag di gomma arancione con un cinturino in cuoio nero.
Devo aver fatto una faccia particolarmente divertente perchè Alice è scoppiata a ridere vedendola e poi con un sorriso angelico sulle sue sensuali labbra enfatizzate dal rossetto mi ha detto:
" Andiamo Tato non fare quella faccia, in una tua lettera mi hai confessato che una delle tue fantasie erotiche è quella di essere tenuto nudo legato ed imbavagliato da una donna. Questo al mio paese si chiama bondage e quella che vedi nella scatola è l'attrezzatura base per praticarlo, io sono una donna, dal modo in cui mi guardi mi sembra tu te ne sia accorto e sono pronta a legarti per bene. Su, da bravo, spogliati che finisco di darti il mio regalo di compleanno."
Un po' intontito dal berlucchi e decisamente intrigato dalla situazione che andava creandosi mi sono liberato, frettolosamente, degli indumenti che indossavo.
Alice si è goduta il mio maldestro spogliarello seduta sul divano, poi si è alzata mi ha ordinato di mettere le mani dietro la schiena con i polsi incrociati e mi ha legato come un salame.
Infine non contenta di avermi legato le mani dietro la schiena, le ginocchia, le caviglie e le braccia al corpo con un viluppo di corde, a deciso di fissarmi al divano. Dopo avermi fatto sedere all'incirca a metà divano, mi ha legato le caviglie ad una delle due gambe centrali che lo sorreggono e all'altra è riuscita a legarmici il busto.
Quindi mi si è messa di fronte e si è tolta il maglione con movenze languide e sensuali; sotto portava una maglietta aderente a maniche lunghe di trasparente chiffon nero, attraverso la quale si intravedevano due superbe tette che, sfidando la legge di gravità si ergevano sode come scolpite nel marmo, senza bisogno del reggiseno.
Il mio intimo amico che, già aveva gradito infinitamente la precedente fase di legatura, è scattato sugli attenti con una missilistica erezione. Molto apprezzata da Alice che dopo aver preso il balgag è venuta a sedersi a cavalcioni sulle mie cosce legate. Mi ha messo una mano dietro la nuca e mentre mi accarezzava i capelli con il suo volto si è avvicinata al mio dicendo:
" Buon compleanno Tato".
Poi mi ha baciato, un lungo e sensuale bacio mozzafiato, al termine del quale, senza darmi il tempo di qualche parola, mi ha imbavagliato. E' rimasta per un po' di tempo a cavalcioni del mio corpo legato, strusciandosi addosso a me e facendo le fusa come una gatta in calore. Dopo di che si è sdraiata sul divano e su parte di me che, come ricorderete, ci ero legato sopra; infine con un grazioso sbadiglio è piombata in un sonno etilico a prova di bomba.
Adesso sono qui in salotto seduto sul divano, eccitato come un mandrillo, con una splendida figlia di Albione sensualmente sdraiata sulle mie parti intime e non mi riesce in nessun modo di svegliarla per continuare quello che decisamente era cominciato bene.
Più che Alice nel paese delle meraviglie a me sembra che la mia deliziosa amica di penna stia recitando la parte della bella addormenta nel bosco o al massimo quella dalla pricipessa sul pisello.
Ogni tanto nel sonno si muove e le sue gambe, fasciate in lucida pelle nera, stuzzicano il mio galletto ad alzare la cresta.
Vorrei toccarla, ma non posso ho le mani legate dietro la schiena.
Vorrei chinarmi sul suo busto e succhiare quegli invitanti capezzoli che, intravedo attraverso quella intrigante maglietta di chiffon nero; ma non posso lei mi ha legato al divano e comunque anche se potessi chinarmi su di lei, non potrei succhiare un granchè perchè sono anche imbavagliato.
Ho provato a liberarmi ma non trovo i nodi che Alice con tanta abilità ha fatto e le corde sono ben strette, non tanto da crearmi dei problemi circolatori ma abbastanza da impedire di liberarmi.
Posso solo ammirarla, sbavando come un labrador, perchè la palla di gomma del balgag che la figlia di Albione mi ha ficato in bocca stimola oltremodo la mia salivazione.
Il mio intimo amico, stuzzicato dai movimenti sonnambuli di lei, è in uno stato di perenne eccitazione e si trova quasi sul punto di scoppiare.
Alice mi ha fatto una fantastica sorpresa per il mio compleanno, ha realizzato pienamente il preferito fra i miei sogni erotici. Quindi è scivolata a sua volta nel mondo dei sogni ma questo è secondario, intanto mi godo il suo regalo di compleanno e poi presto o tardi la mia splendida carceriera dovrà pure svegliarsi e allora chissà come finirà.

Friday, February 15th 2013 - 12:52:22 PM
    
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Una storia di: Fulvio

NELLE MANI DEI NARCOS


Mary era un’agente della CIA che operava in Colombia contro il traffico di stupefacenti, fingendosi una turista. Era una bella donna di poco più di 30 anni, vestita in modo elegante, ma non appariscente, con un paio di occhiali che le davano un’aria intellettuale.
Quella sera era in una zona poco raccomandabile di Cartagena, dove avrebbe dovuto incontrare un informatore, che le doveva rivelare il nascondiglio del famigerato Marcos, re indiscusso dei trafficanti. Mentre si addentrava in un vicolo una voce disse:
“ volevi incontrare Marcos? Eccomi “
si voltò e vide un uomo affascinante, alto e barbuto, che sembrava il ritratto di Che Guevara …
“ il tuo informatore non è stato abbastanza prudente … “
e le mostrò il cadavere dell’uomo in un mucchio di rifiuti lì accanto
“ non capisco cosa sta dicendo “
provò a dire Mary, ma sapeva che era inutile. In un attimo si sentì afferrare da diverse mani. che le tirarono le braccia dietro la schiena, legandole strettamente i polsi. Altre mani le legarono le caviglie, mentre le veniva riempita la bocca con uno straccio, tenuto fermo da una striscia di nastro adesivo.
Le tolsero gli occhiali, coprendo i suoi grandi occhi azzurri con una benda. In pochi attimi era stata ridotta all’impotenza, ma senza che le fosse fatto del male.
Sentì che la caricavano nel retro di un furgone, che si avviò senza fretta fuori città.
Nel retro con lei c’erano altri uomini, che facevano commenti osceni sulla sua bellezza,
uno di loro le sollevò la gonna, poi le sbottonò la camicetta, mettendo in risalto il reggiseno ricamato, ma il capo gli intimò di smetterla, e il viaggio proseguì in silenzio.
Mary sentiva comunque gli sguardi di quegli uomini addosso, dato che era seminuda. Restava calma, perché sapeva che questo le sarebbe potuto succedere, e perché contava su alcuni apparecchi segreti che segnalavano la sua posizione. I trafficanti però non erano degli sprovveduti, per cui appena fuori città si fermarono e il capo le disse:
“ adesso fa la brava e spogliati senza far storie. Sappiamo che hai dei segnalatori nei vestiti, per cui o ti spogli con le buone o ci penseranno i miei uomini, ma non penso che si limiteranno a svestirti … “
Mary sapeva che Marcos non era tipo sa scherzare, per cui appena libera si spogliò, cercando di coprirsi con le mani. Ovviamente questa difesa del suo pudore durò pochi istanti, il tempo per i trafficanti di prenderla e legarla nuovamente. Questa volta passarono anche alcuni stretti giri di corda subito sotto il seno, a legarle le braccia, e
oltre alle caviglie legarono anche le cosce della donna.
Il viaggio durò parecchio tempo, su strade sempre più sconnesse, finché sentì che il furgone si fermava e Marcos diceva:
“ portatela nella mia capanna, stasera mi occuperò personalmente di lei “
e tutti scoppiarono a ridere. La sollevarono di peso e la lasciarono in piedi in una stanza: lei sentiva il legno del pavimento sotto i piedi nudi e i rumori soffocati del campo, ma non poteva vedere nulla. Sentì avvicinarsi dei passi, poi il rumore di qualcosa che veniva versato in un bicchiere, infine il cigolio di quella che sembrava una sedi a dondolo, e capì che qualcuno, probabilmente Marcos, la stava guardando.
“ sei molto bella – disse la voce di Marco, facendola sobbalzare – se mi ubbidirai non ti farò troppo male e probabilmente sopravviverai. Per tua fortuna io amo legare le donne, più che torturarle, per cui questo tuo rapimento potrebbe anche diventare piacevole, ma dipende da te “
continua …

Monday, February 11th 2013 - 04:27:59 PM
    
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Una storia di: peru

A cena con Giovanna


- Sono andata in cucina a posare la spesa e poi in camera a riposarmi un po'. Mi sono alzata per andare in bagno e tornando ho visto che avevo lasciato la porta dell'ingresso aperta. L'ho chiusa e sono tornata a coricarmi. Non pensavo che tu fossi in casa.
Mentre Giovanna racconta, sento che prende la bottiglia e si versa da bere.
- A un certo punto ho sentito rumore dalla tua stanza, la porta aprirsi e dopo un po' sei passato in corridoio davanti a camera mia. Ci hai messo un po', strisciando i piedi, facendo rumore con tutte le catene che avevi addosso e ansimando mentre cercavi di stare in equilibrio. Mi veniva da ridere, ma vederti così, tutto legato, sudato e nudo mi ha fatto eccitare... Il resto lo sai.
Già, il resto. Mi ha fatto qualche foto, mi ha portato in camera sua e se l'è fatta leccare. Poi mi ha lasciato lì ed è tornata in cucina. Dopo un tempo lunghissimo sono riuscito a raggiungerla e ora sono qui, sempre legato, seduto di fronte a lei. Sento che posa il bicchiere. Non posso vederla, perché sono ancora bendato. Non posso vedere nemmeno quello che ho nel piatto, sembra spezzatino, ma è difficile mangiare in queste condizioni.
Forse presa da pietà, mi toglie la benda. Provo a mangiare, metto la faccia nel piatto e cerco di afferrare il cibo, ma inevitabilmente finisce tutto sulla tovaglia.
- Ma insomma, non sei capace a mangiare, non ti meriti di stare a tavola!
Detto, fatto. Un minuto dopo sono coricato per terra a pancia in giù, il piatto è di fronte alla mia faccia e vicino ai suoi piedi. Anzi, vicino al suo piede sinistro, appoggiato per terra. Ha le gambe accavallate e l'altro piede oscilla sopra la mia testa, spingendola di tanto intanto per incitarmi a mangiare. Dall'alto mi guarda sorseggiando vino bianco.
- Ne vuoi un po'? - mi chiede, e inizia a versare vino nel piatto, rendendo la poltiglia che si era formata ancora più informe. Naturalmente sono costretto a mangiare, immergendo ancora la faccia nel piatto e riempiendomi fino alle orecchie. Provo a tirar su il liquido con la lingua, come i cani, ma non riesco. Allora appoggio i denti sul bordo del piatto e spingendo in basso lo faccio inclinare: il liquido finisce un po' in bocca e in gran parte sul pavimento, dopo avermi lavato di nuovo le guance.
- Guarda che disastro, adesso pulisci! - e mi dà uno scapaccione con il piede.
Inizio a leccare il pavimento, dietro la sua guida. - Anche qui... e qui... e qui...
Muovendo il piede sfiora il pavimento sporco. - Guarda qua! Mi hai fatto sporcare! Pulisci, adesso - e mi porge il piede. Lo lecco fino a pulirlo completamente, lei pare gradire e me lo passa sulla faccia, sporcandosi ancora. Di nuovo lecco e pulisco, di nuovo mi "accarezza" e di nuovo lecco. Andiamo avanti così per un po', e intanto mi sono girato su un fianco e mi è venuto durissimo.
Lei naturalmente se n'è accorta, mi guarda maliziosa, si alza e va in camera sua.
Mi rilasso e penso che sia arrivato il mio momento, sono eccitatissimo e non vedo l'ora che torni, chissà cosa avrà in mente.
Torna dopo dieci minuti, vestitino nero e scarpe col tacco, bavaglio in mano.
- Bene, io vado - dice chinandosi su di me.
- MA CHENNMGRHFGLLBGNN!... bofonchio io, mentre mi caccia di nuovo la pallina in bocca. Cerco di ribellarmi, ma è inutile. Mi ha preso di sorpresa e ora stringe il cinturino del bavaglio fino all'ultimo foro disponibile.
- Ti lascio come ti ho trovato, non voglio essere d'intralcio ai tuoi piani...
- MMMGHFLL!!
- La chiave che avevi lasciato sul tavolo è sul davanzale del termosifone. Se vuoi ti rimetto anche la benda - mi dice sorridendo perfida.
- NNNGGH!! - scuoto la testa agitandomi.
- MMMGHRFLGGHH!! - grido ancora, dimendandomi violentemente e dando uno strattone a tutte le catene che mi stringono, facendole tintinnare. Lei mi guarda ridendo, poi va verso la porta.
- Ciao ciao! - Un ultimo sorriso e un gesto con la mano, poi chiude. L'ultimo rumore che sento, dopo la chiave nella serratura, è quello dell'ascensore che si chiude e parte.
Poi, solo il traffico in strada. E il mio tintinnare metallico.

Sunday, February 10th 2013 - 06:17:54 PM
    
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Una storia di: Fulvio

SHIBARELLA STORY


Gli anni passavano e Shibarella si era fatta una splendida donna. Purtroppo suo padre era morto mentre lei era ancora minorenne, così era rimasta in balia delle sorellastre che si erano impadronite di tutta l’eredità.
Il divertimento principale delle due donne era farla sfaccendare imbavagliata, spesso con le mani legate insieme, di modo da renderle difficile manovrare scope e strofinacci.
Oppure le legavano le mani dietro la schiena, poi le facevano utilizzare la bocca per manovrare un piumino per togliere la polvere o altri attrezzi da pulizia.
Un’altra tortura era impedirle di uscire il sabato sera, l’unica sera in cui nel loro paese c’era qualche divertimento: lasciavano che si vestisse per uscire, con i suoi vestiti sempre più corti, perché non le davano abbastanza denaro per comprarne di nuovi, poi la assalivano e la lasciavano a casa legata, spesso in uno stretto hog-tie che lasciava intravedere le sue belle forme segnate dalle corde.
Shibarella sopportava tutto serenamente, perché in fondo essere legata le piaceva.
Aveva imparato a liberarsi e nelle sere di solitudine sfruttava i primi collegamenti internet per vedere che al mondo c’erano molte persone che, come lei, amavano essere sotFabioesse. Dopo aver navigato in internet si legava nuovamente da sola, e le sorellastre al ritorno a notte fonda non si accorgevano di nulla.
Un giorno nel paese si diffuse una grande eccitazione, perché si era saputo che sarebbe tornato Fabio.
Fabio era il ragazzo che aveva scoperto lo shibari; si era trasferito all’estero da tempo, con grande dispiacere delle ragazze del paese, in quanto era molto bello e molto abile nel fare giochini sessuali, basato principalmente sullo shibari.
Quel giorno si era saputo che sarebbe tornato al paese per incontrare i vecchi amici e, soprattutto, le vecchie amiche. Queste ultime, conoscendo le sue abitudini, decisero di fare un gioco: si sarebbero presentate tutte con le braccia legate, una corda sopra e sotto il seno, poi un’altra che, scendendo dal collo, avrebbe stretto le altre due, di modo da evidenziare al massimo il seno. Fabio sarebbe stato bendato e , dopo averle toccate, tolta la benda avrebbe cercato di riconoscere le ragazze dal seno. .
Carlotta e Genoveffa erano eccitatissime, e passarono i giorni ad allenarsi, sia legando Shibarella che legandosi tra di loro, per trovare il modo di evidenziare al massimo il seno.
Shibarella sperava che quella sera avrebbero lasciato andare anche lei alla festa, ma come al solito, quando fu l’ora di uscire, le sorellastre la assalirono e, nonostante la sua resistenza, riuscirono a legarla, e, per deriderla, le fecero una splendida legatura al seno, come quelle preparate per la festa. La misero pancia a terra e realizzarono il loro classico hog-tie.
Le tapparono la bocca con una ball-gag molto stretta, addirittura fermata da un lucchetto posto dietro la nuca, poi presero l’auto e se ne andarono.
Shibarella riuscì a liberarsi le gambe e si alzò in piedi; trovandosi davanti allo specchio: si accorse che il suo seno era legato splendidamente e risaltava tra le corde, per cui le venne l’idea di provare ad andare lo stesso alla festa.
Restava il problema della ball-gag, ma essendo inverno pensò che poteva coprirla con una sciarpa e si avviò alla fermata dell’autobus.
Arrivò che la festa era già iniziata, Fabio era stato bendato e le ragazze erano in fila, con i seni legati, alcune si erano imbavagliate, altre avevano appeso qualche pendaglio al seno, certe avevano le braccia legate, altre, come Shibarella, no.
Lei si mise al fondo della fila, cercando di non farsi riconoscere dalle sorellastre, ma l’atmosfera di eccitazione era tale che nessuno fece caso a lei finché Fabio non arrivò a toccarle il seno. L’uomo si accorse subito che era uno splendido seno, sodo e prosperoso al punto giusto, oltretutto legato molto bene, per cui disse
“ questo è sicuramente il seno più bello, ed anche quello legato meglio. Quando mi toglierete la benda sarà un piacere cercare di riconoscere una donna così bella “
purtroppo però la festa andava per le lunghe, le ragazze si divertivano a far nuovamente toccare il seno a Fabio e si stava avvicinando la mezzanotte, quando sarebbe passato l’ultimo autobus.
Shibarella non poteva parlare, perché la ball-gag era molto efficace, per cui dopo essersi fatta toccare una seconda volta il seno, scappò.
Fabio si tolse la benda in ritardo, solo in tempo per vederla salire sull’autobus, per cui chiese a tutti se la conoscevano, ma Shibarella usciva così poco che nessuno gli seppe dare indicazioni, e le sorellastre si guardarono bene dal parlare.
La festa finì male, perché Fabio non si preoccupò più delle altre donne, ma continuava a parlare della bella fuggitiva.
Appena tornate a casa le sorellastre legarono Shibarella con delle manette a mani e piedi, che le rendevano impossibile la fuga , poi andarono a dormire.
Shibarella questa volta non era felice di essere legata, perché sapeva che con Fabio avrebbe potuto avere sia l’amore che il bondage di cui aveva tanto bisogno
Al mattino le sorellastre la svegliarono dicendo:
“ adesso ti prepariamo per il tuo principe azzurro “
la spogliarono completamente, le legarono con grande cura il seno, le mani dietro la schiena, la truccarono accuratamente, poi la costrinsero a lavare il pavimento manovrando una spazzola con la bocca.
Ogni volta che la povera ragazza intingeva la spazzola nel secchio si bagnava il viso, sciogliendo il trucco che le colava dappertutto, rendendole il viso simile alla maschera di un clown.
Improvvisamente sentirono suonare alla porta, Genoveffa andò ad aprire e si trovò davanti Fabio, con una corda in mano.
Shibarella era nella stanza accanto, ma prima che potesse parlare Carlotta con una mano le strinse la spazzola nella bocca, coprendola con del nastro adesivo, di modo che non potesse parlare. Con lo stesso nastro adesivo la legò ad un palo che c’era in quella stanza e si precipitò a raggiungere la sorella e Fabio. L’uomo disse
“ sto contattando tutte le ragazze che vivono vicino al percorso dell’autobus, per ritrovare quella che ieri mi è tanto piaciuta. Dato che non l’ho vista chiedo a tutte se sono disponibili a lasciarsi legare il seno da me, di modo che io possa provare a riconoscerla “
le due sorelle accettarono con entusiasmo, e Fabio si mise a legarle. Naturalmente i loro seni flaccidi non avevano nulla a che vedere con lo splendido seno di Shibarella, per cui stava per andarsene, quando Carlotta gli offrì un thé, che lui accettò.
Mentre preparava il thé Carlota non si accorse di aver lasciato un coltello abbastanza vicino a Shibarella che, non appena sola, con un grande sforzo riuscì a chinarsi verso la lama.
Data la sua esperienza sapeva che non sarebbe riuscita a liberarsi in tempo, per cui tentò di liberarsi la bocca, per chiamare aiuto. Appena la spazzola le cadde dalla bocca urlò
“ Fabio sono qui “
l’uomo la sentì, ma le sorellastre dissero
“ è la televisione “
cercando di farlo uscire. Egli non si lasciò ingannare e dicendo
“ Fabio non è un nome da personaggio televisivo “
si precipitò in cucina, si avvicinò alla ragazza legate e, chiusi gli occhi, le toccò il seno legato, riconoscendolo subito
Liberata Shibarella la portò via con se, e vissero felici, legati e contenti …

Thursday, February 7th 2013 - 07:19:37 PM
    
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Una storia di: Fulvio

SHIBARELLA


PROLOGO

Marinella era una giovane donna, rimasta orfana da piccola. Quando lei era ancora una bambina sua padre si era risposato con una donna che aveva due figlie, Carlotta e Genoveffa, un po’ più grandi di lei.
Le due sorellastre erano grandi e forti, ma anche piuttosto brutte, mentre Marinella era una biondina minuta e graziosa.
Nei loro giochi Marinella finiva spesso legata e imbavagliata dalle due sorellastre, che approfittavano della sua arrendevolezza per tiranneggiarla.
I giochi erano continuati nella loro adolescenza, con molta malizia in più.
Infatti spesso le sorellastre la assalivano e denudavano, lasciandole solo le mutandine e il reggiseno, che copriva i deliziosi seni acerbi. Poi, dopo averla legata, imbavagliata e bendata, chiamavano i loro amici a guardarla, facendosi pagare per lo spettacolo.
Uno di questi ragazzi aveva scoperto da una rivista per adulti sottratta al padre che in Giappone esisteva una vera e propria arte del legare, chiamata Shibari, e da quel giorno tutti si misero a chiamarla Shibarella.

Monday, February 4th 2013 - 04:06:54 PM
    
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Una storia di: Dilettante



Con la sua tipica insistenza da figlia unica di famiglia benestante Simona mi ha convinto a partecipare al suo lavoro per l'Università delle arti a cui è iscritta, incentrato “sull'acquisita autorità femminile contemporanea in rapporto al concetto, per sua natura conservatore, di erotismo”. Ne capisco poco o niente ed ancor meno quando mi spiega la sua idea di realizzare un “book fotografico metaforico provocatorio in cui la figura del maschio e della femmina appaiono ribaltati rispetto allo stereotipo classico”.
La raggiungo così nel suo attico-appartamento in centro, adibito per l'occasione a set per la fotografia, curioso e felice per poterla aiutare, anche se ancora una volta stupito dalla sua originalità da ricca studentessa di arte, nonostante sia la mia più cara amica praticamente da sempre...
Mi accoglie allegra e gioviale come sempre, entusiasta di illustrarmi e mettere subito in pratica il suo programma, col suo classico look radical-chic: occhiali da vista anni 60'stile nerd, maglione dolcevita nero a collo largo, pantaloni da equitazione a quadri (che detto tra noi valorizzano alla grande il suo sedere da palestra...) e stivali Hermes neri da cavallerizza, talmente lucidi e lustri da sembrare finti...

“Ascolta Simona, sei proprio convinta? Non si potrebbe fare una cosa più semplice? Mi fa piacere aiutarti ma io non ho mai fatto cose del genere, poi con una persona che non conosco...”
“P. per favore non cominciare a lamentarti, ti ho già spiegato che è solo un lavoretto per l'Università, mica dobbiamo fare un set per una rivista! Hai accettato di aiutarmi, quindi adesso fai quello che di che dico io e sbrigati, prima che arrivi Stefania, non possiamo stare qua tutto il giorno!”
“Uff … agli ordini, ma guarda cosa mi tocca fare per un'amica!” le dico tra il rassegnato ed il divertito, iniziando a togliermi scarpe e calze come richiesto.
“Dai guardala come una cosa divertente, poi scusa, di che ti lamenti? Ti faccio conoscere anche un a ragazza carina!” mi dice Simona ridendo “Così finalmente metterai in mostra il tuo fisico atletico! Su, su adesso siediti che ti sistemo!”.
Inizia a legarmi meticolosamente alla sedia con un grosso rotolo di nastro americano grigio: prima i polsi dietro allo schienale, passando il nastro sia in orizzontale che in verticale, poi il busto e le braccia sempre fissati alla sedia, tirando con forza e sistemando con cura i giri del tape. Non c'è che dire, Simona ci sta proprio mettendo tutta l'attenzione e la cura per i dettagli delle sue creazioni artistiche! “Ehi Simo, ma dove hai imparato tutto questo? Inizio a pensare che tua abbia un lato sadico nascosto!” le dico scherzando, mentre cerco inutilmente di muovermi un po'. “Ho un sacco di lati nascosti se è per questo caro!” risponde maliziosa e sorridente “ma questa volta in realtà ho soltanto dovuto documentarmi un po', e poi è tutto più facile con un aiutante così collaborativo!” e dicendolo tira leggermente il nastro che mi fissa braccia e busto, come a voler sottolineare la sua bravura nel lavoro appena fatto...
Passa poi in maniera rapida ed efficace alle ginocchia ed alle caviglie, non prima di avermi risvoltato un poco i pantaloni, giusto per far veder meglio i miei “bei piedini maschili” a suo dire, visto che secondo lei così scalzo sono più sexy...
“E quella corda da dove salta fuori ancora? Non ti sembro legato abbastanza per caso? Mi sento come un salame in vetrina!”
“Non crederai di poter muovere le tue gambette in quel modo, vero?” fa lei con aria finto saccente mentre lega con precisione la corda alle mie caviglie “La tua direttrice artistica pretende un modello legato di tutto punto e questo avrà, alla faccia delle tue lamentele... poi così starai un po' più fermo!” esclama decisa tirando la fune sottile sotto la sedia, appoggiando un piede sulla mia schiena per fare forza e legandola infine ai miei polsi.
“Ahhhh, ma che fai? Non vorrai mica lasciarmi così?” protesto cercando inutilmente di dimenarmi, visto che Simona mi ha praticamente appena incaprettato alla sedia “Sono scomodissimo! Non puoi tenermi così tutto il tempo delle fotografie!” “P. ma sai che sei veramente una lagna come modello?” mi canzona lei mentre armeggia sul tavolo, girata di spalle “Non hai un minimo di pazienza! Non potresti semplicemente fare il cavaliere e farti legare tranquillo? Grazie!” “Simo questa volta mi devi un favore davvero grosso! Ti rendi conto di come mi hai conciato? Devi promettermelo!” le faccio con tono risentito mentre la vedo avvicinarsi a me e poi sedersi agile a gambe divaricate sulle mia ginocchia, guardandomi in faccia e rendendo la mia posizione se possibile ancora più scomoda “Si si... va bene prometto..., ma adesso P. per favore collabora che c'è la parte più delicata, quindi taci! Sai com'è, non ho mai imbavagliato nessuno fino ad ora!”
“Anche questo non lo capisco! Che bisogno c'è di imbavagliarmi? Tanto nelle foto mica parlo! Voi di Arte siete tutte pazze!”
“Testone ti ho già spiegato che il bavaglio rappresenta la metafora della sottomissione femminile, e siccome fino a prova contraria questo è il tema della mia opera credo proprio che non potrai proprio farne a meno! Contento? Adesso da bravo fai ahhhhhh e lasciami lavorare...” ribatte sicura Simona mentre mi porge davanti alla faccia un calzettone arrotolato.
“Ricordati che lo faccio solo perchè sei tu... e che sia una cosa veloce!” brontolo severo, divaricando poi completamente la bocca.
“Bravo!” e mentre mi infila la calza in bocca, decisamente senza complimenti e non curante del mio sguardo arrabbiato: “Questo è un mio calzettone da pallavolo: avrei potuto usarne uno sporco, ma siccome sono buona ne ho preso uno pulito... dovresti ringraziarmi lo sai? Spero ti piaccia!”.
Ho così la bocca completamente riempita dal calzettone di Simona, che lo ha spinto accuratamente (e con forza) fino alla fine della cavità orale, senza più la minima possibilità di muovere la mascella e, temo, di proferire un suono.
“Tutto a posto caro? Riesci a respirare bene?” mi chiede Simo, sorridente ma piacevolmente premurosa: annuisco seccato, anche se in realtà quel rotolo di cotone ficcato quasi in gola un certo affanno respiratorio inizialmente me l'ha dato...
“Perfetto! Allora proseguiamo!” e si alza veloce afferrando un grosso rotolo di nastro bianco, probabilmente di tipo medico, che mi colpisce immediatamente per lo spessore, a occhio di almeno 8 cm... Comincia ad applicarmelo sulla bocca satura, avvolgendolo in ampi giri attorno alla nuca modellandolo accuratamente con le mani per farlo aderire meglio, facendo attenzione ad ogni singolo giro e cercando la maggiore uniformità possibile, mentre io resto immobile e completamente in silenzio, nel vano tentativo di mantenere un atteggiamento dignitoso nonostante mi ritrovi legato ed imbavagliato davanti alla mia migliore amica.
Mi ritrovo quindi alla fine con la parte della testa che va da appena sotto il naso fino a tutto il mento interamente avvolta da parecchi giri di nastro adesivo, decisamente stretto, e con la bocca completamente riempita da un calzettone di Simona, accuratamente legato con altro nastro adesivo alla sedia e per di più con i piedi sollevati all'indietro sotto di me, legati ai miei polsi.
“Visto che alla fine ce l'abbiamo fatta? Dovresti congratularti con me...” mi dice soddisfatta, sedendosi di nuovo a cavalcioni su di me ed afferrandomi con l'indice e il pollice il mento, per rigirare la sua opera e controllare che sia tutto in ordine “...sono un'ottima imbavagliatrice non credi? “ Io continuo a rimanere in silenzio, fissandola ora il più duramente possibile per dimostrarle come posso la mia contrarietà crescente per l'umiliante (e decisamente scomodo!) trattamento subito. Forse sentendosi un pò in colpa Simona assume allora un atteggiamento più dolce e servizievole, mi accarezza affettuosamente e mi chiede, con voce delicata e gentile, sollevandomi leggermente il mento con le punte delle dita: “Dai almeno potresti farmi controllare se sono stata brava, prova a dirmi qualcosa, su...” Pur sapendo di non poter pronunciare la minima parola la mia reazione a questo punto è puramente istintuale, e dopo qualche frazione di silenzio in cui ci fissiamo negli occhi, non riesco a reprimere, dettato dalla rabbia, un patetico: “Slegami immediatamente!”, accompagnato dal vano e frustrante tentativo di muovermi e cambiare quella scomoda posizione.
Tutto ciò che riesco ad emettere tuttavia, nonostante il mio intento impositivo ed il mio sguardo corrucciato e carico d'astio, è un soffocato “Muuuuffffggggghhhh Muufffggghhhh” completamente strozzato dal calzettone incerottato nella mia bocca.
Simona, sempre seduta su di me, continua a fissarmi ma noto nella sua espressione qualcosa di strano: cerca di rimanere dolce e serena ma nonostante gli evidenti sforzi progressivamente tradisce la sua difficoltà, fino a quando, dopo qualche secondo di silenzio assolutamente imbarazzante, non scoppia a ridere piuttosto fragorosamente, evidentemente divertita di starsene seduta in braccio al suo amico legato e imbavagliato. Continuando a ridere in modo molesto e cercando inutilmente di scusarsi e di riprendere un po' di contegno: “Scusami P., è che sei così buffo... volevo una cosa del genere, ma non credevo mi uscissi così bene... mi andresti a prendere la macchina fotografica?...” poi, dopo essersi ripresa, con un tono di voce decisamente più serio e dolce, mettendomi le braccia attorno al collo: “Sei stupendo, grazie”, mi sfiora la bocca con l'indice destro e mi da un piccolo bacio sulla fronte, per poi alzarsi di scatto ed esclamare energicamente, allontanandosi verso la scrivania”Adesso non ci resta che aspettare Stefania, dovrebbe arrivare tra 10 minuti!”
“Mmmmhhhhfffggggg” tento di protestare io, inorridito di dovermene stare così per tutto quel tempo inutilmente ed ancora di più per il fatto che Stefania arrivando mi trovi così già legato ed ammutolito, come una specie di pacco pronto all'uso.
“Non vorrai che ti sleghi per poi rilegarti dopo? Sai quanto tempo? Vedrai che Stefania non farà caso ai convenevoli!”.
“Muuuurrfffhhhh mmugghhh” cerco di rispondere “energicamente”, agitandomi quanto possibile sulla sedia, nel goffo tentativo di attirare l'attenzione della mia legatrice e non riuscendo per nulla a nascondere il mio senso di frustrazione e la consapevolezza di essere stato ingannato.
Ingannato perché mai mi sarei aspettato, dall'iniziale richiesta di Simona, un trattamento del genere, visto che mi era stata accennata solo una veloce e “divertente” sessione fotografica in cui sarei stato legato un pochino...
“Ah quasi dimenticavo!” esclama poi di colpo, avvicinandosi con fare indaffarato sventolandomi davanti un bel nastro rosso e destando in me un misto di speranza e curiosità:”Manca il tocco finale!”. Nel giro di un istante si china dietro di me e mi annoda strettamente gli alluci col nastro, infiocchettandoli l'uno con l'altro ed infine solleticandomi voluttuosamente le piante dei piedi, ignorando i miei scatti ed i miei violenti mugolii di protesta: i piedi erano l'unica parte del corpo che potevo ancora muovere ed ora mi sono stati immobilizzati anche quelli!
“Vedo che mi hai ascoltato e ti sei messo la crema sui tuoi bei piedini, devo ammettere che sono morbidissimi, bravo!” La fulmino con lo sguardo lasciandomi scappare un'imprecazione assai poco educata, ma ovviamente non faccio altro che emettere l'ennesimo, goffo “Mmmpppphhhhhhh!” stroncato subito da un provocatorio:”Certo caro, scommetto che hai ragione... ma tanto non si capisce!”. Capisco allora che è una partita persa e mi rassegno a starmene buono, aspettando l'arrivo di Stefania mentre Simona accende distrattamente la TV...

Thursday, January 31st 2013 - 04:53:58 PM
    
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Una storia di: Giulia Gagged

Una vita tra le corde


Isabelle poteva tranquillamente affermare di aver vissuto alcuni anni della sua vita tra quelle dolci corde che le cingevano il corpo e la calda stoffa che le premeva dolcemente sulla parte bassa del viso. Aveva una vita sociale piuttosto normale, fatta di lavoro, cene con le amiche e qualche ragazzo. Eppure, in quel piccolo appartamento che manteneva in affitto in una zona limitrofa al centro della città, non c'era occasione che si lasciava sfuggire per "mettersi al sicuro" in quella soffice realtà che solo a lei apparteneva e nella quale solo lei poteva vivere con così tanto entusiasmo. E così, prima e dopo una doccia calda, coperta dal lenzuolo del letto non appena sdraiata e in pigiama, e subito dopo una giornata di lavoro, Isabelle non esitava ad infilarsi in quelle corde che tanto la rassicuravano e la eccitavano, in quei collant usati ed utilizzati per un uso non esattamente congruo alla loro funzione, in quei lisci foulard capaci di donarle infinite sensazioni di piacere, uniche per lei come per nessun altro essere umano.
Forse più che una passione quella di Isabelle era una malattia, una sorta di chiodo fisso nel cervello che le ostruiva ogni tipo di passatempo. Per lei non c'era altro a cui pensare all'interno delle mura di quell'appartamento. Non c'era altro a cui adeguarsi o adoperarsi. Isabelle aveva il sacrosanto bisogno di starsene per i fatti suoi, legata come se qualcuno l'avesse presa in ostaggio, imbavagliata come se qualcuno fosse infastidito dalle sue parole. Isabelle era il rapitore e l'ostaggio, la ragazza chiacchierona e dalla bella voce e, al tempo stesso, infastidita dal tono delle sue parole... tanto da sentire il bisogno di privarsene. Amava perdersi in quei soffici e accennati mugolii, strofinarsi i polsi stretti l'uno accanto all'altro e massaggiarsi la pianta del piede col collo dell'altro. Nell'estate amava sudare, subito dopo essere tornata dal mare, attraverso quel bavaglio aspro e dolce al tempo stesso. Nell'inverno adorava starsene al calduccio immersa in quelle paradisiache sensazioni che quella corda, tra le labbra della fica, riusciva a darle.
Per anni Isabelle aveva vissuto tra le dolci corde che le cingevano il corpo e la calda stoffa che le premeva dolcemente sulla parte bassa del viso.

Tuesday, January 29th 2013 - 03:48:46 PM
    
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Una storia di: Fulvio

LA SORELLINA


Ho una sorella che ha 15 anni meno di me. Ha passato la trentina ed è single, come molte ragazze del giorno d’oggi. Vive da sola, per cui non ci vediamo spesso, ma ci teniamo molto in contatto via mail, perché siamo sempre stati uniti.
Dopo diverse storie sbagliate ha finalmente trovato quello che, secondo lei, è l’uomo giusto, peccato che lui non la pensi allo stesso modo, o quantomeno non si senta di impegnarsi. La situazione la sta stressando molto, per cui non mi ha stupito quando l’altra sera mi ha chiesto se potevo passare un paio d’ore a casa sua.
Mi è venuta ad aprire vestita con un paio di quelle calze spesse che usano adesso, e sopra una maglia con le maniche lunghe
“ sembri Diabolik “
le ho detto sorridendo
“ spero di assomigliare ad Eva Kant “
mi ha risposto, ed in effetti, a parte che è bruna, sembrava l’eroina dei fumetti, con una calzamaglia nera che la copre tutta. Quella sera era proprio così, con i capelli raccolti in una coda di cavallo. Di fisico è minuta, ma con delle belle curve, soprattutto due tettine abbastanza grandi in rapporto alla corporatura.
“ senti – mi ha detto – sai i problemi che ho con Alberto ( il fidanzato ) ed ho bisogno di riflettere “
“ ok, parliamo “
le ho risposto, ma lei mi ha spiazzato dicendo
“ non ho bisogno di parlare, ma di riflettere, e siccome non riesco a concentrarmi ti chiedo un aiuto diverso “
così facendo ha tirato fuori la mia attrezzatura da bondage, che tengo a casa sua perché mia moglie non sa fino a che punto mi piace praticarlo.
“ ho bisogno che mi isoli dal mondo, come fai con le tue donnine, almeno per un oretta“
in effetti una mia specialità è quella che con nome altisonante chiamo “privazione sensoriale “ cioè prendo una donna, la lego strettamente, bendandola, imbavagliandola e mettendole dei tappi nelle orecchie, di modo che l’unico senso che resta attivo è il tatto della pelle sfiorata dalle mie carezze. Un po’ sbalordito le ho detto
“ ma vuoi anche essere accarezzata ? “
“ per ora no, poi si vedrà “
sapendo che è un tipo deciso non ho obiettato nulla e mi sono messo a legarla..
le ho fatto incrociare le braccia dietro la schiena, di modo che ogni mano impugnasse il gomito dell’altro braccio, ho legato le braccia, poi le braccia al busto. Ho passato diversi giri di corda sopra e sotto il seno, stringendoli con una corda che scendeva dal collo, realizzando una specie di otto. Ho legato le cosce in due punti e le caviglie, lasciandola in piedi.
“ basta così ? “
le ho chiesto, non mi ha risposto, a questo punto ho deciso che valeva la pena di fare le cose per bene: ho preso un fazzolettino e le ho riempito la bocca, poi sopra ho stretto una corda per fermarlo, e ho messo una benda su tutto, più che altro a fini estetici. Le ho detto
“ per parlare mugola tre volte di fila “
e le ho messo una benda sugli occhi, terminando la mia opera con dei tappi di cera nelle orecchie. Fatto questo mi sono messo a guardarla: era sicuramente un gran bello spettacolo, così legata, con la calzamaglia e le corde che sembravano fare a gara nell’ evidenziare le sue forme.
Nonostante fosse mia sorella mi stavo eccitando parecchio, per cui, non potendo sfogarmi diversamente, ho aggiunto altre corde. Sono partito da dietro il collo, scendendo lungo il suo corpo e incrociando la corda, che passava davanti e dietro di lei, formando dei rombi, un po’ come una karada.
Sono passati diversi minuti di silenzio, in cui lei stava sicuramente pensando, poi ha mugolato. Le ho tolto il bavaglio e mi ha detto
“ voglio le catene “
dimostrando che aveva curiosato nella mia attrezzatura
“ ma le catene implicano dei giochini … “
“ appunto, adesso mi serve quello “
le catene comprendevano tutta una serie di aggeggi che comunque mi sentivo di usare su di lei, in quanto erano giochi solitari.
L’ho slegata e si è spogliata velocemente, rimanendo nuda. Non era la prima volta che la vedevo nuda, ma era la prima volta che il contesto era palesemente sessuale .
Per prima cosa le ho ammanettato le mani dietro la schiena, ammanettando anche le caviglie e unendo il tutto con una catena che partiva da un collare che le ho messo al collo. Dal collare pendeva anche una catena sul davanti fino ai piedi e così ho potuto attaccare alle due catene verticali una serie di aggeggi, tutti uniti tra loro.
Le ho messo due pinzette sui capezzoli, una cintura alla quale erano attaccati degli “ ovetti “ che le ho infilato in vagina, ed un piccolo pene che le ho infilato nell’ano.
Ho regolato le catene in modo che fossero ben tirate, al punto che qualsiasi movimento causava una reazione nei vari strumenti, tirando il seno o magari facendo muovere gli ovetti.
Le ho messo una ball-gag e una benda sugli occhi, lasciando solo libere le orecchie.
A questo punto se non fosse stata mia sorella avrei iniziato a carezzarla, ma non me la sentivo. L’ho lasciata un po’ lì, rimanendo a guardarla ed ho visto che aveva subito capito che gesti fare per far muovere gli ovetti, senza procurarsi dolore da altre parti.
Sapevo però per esperienza che questo non sarebbe bastato a farla venire, per cui le ho tappato le orecchie perché non sentisse subito il rumore, poi ho azionato un vibratore e l’ho infilato nella cintura in modo tale che le stimolasse il clitoride.
E’ venuta dopo pochi minuti, ho spento il vibratore poi ho detto:
“ ti basta ? “
lei ha scosso la testa, per cui l’ho avvolta con strette legature di corde di canapa: sopra il seno, sotto, alla vita, alle cosce ed alle caviglie, senza neanche rimuovere le catene.
Ho preso un vibratore più grosso e l’ho infilato nella cintura dicendole
“ mi sono ricordato che c’è la partita alla tele, ci rivediamo alla fine del primo tempo “
Ho acceso la televisione, ma in realtà nei successivi 45 minuti mi sono goduto lo spettacolo della mia sorellina nuda, strettamente legata, che mugolava e si contorceva per l’azione del vibratore e degli altri giochini, concedendomi anche il piacere di darle qualche sculacciata, come quando era bambina, oppure di tirarle un poco le pinzette che le stringevano i capezzoli … a un certo punto mi è venuto da ridere e le ho detto:
“ pensa se ci vedesse mamma … “

Nota dell’autore: il racconto in parte è vero: la parte più esplicitamente sessuale non lo è, ma mi è capitato di legare la mia sorellina in età adulta, e lei sa che mi piace farlo …

Friday, January 25th 2013 - 03:23:28 PM
    
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Una storia di: Fulvio

SARA E LISA – RITORNO SUI MONTI - SECONDA PARTE


“ diamoci da fare – disse Sara – mi voglio divertire “
per prima cosa imbavagliò Lisa, riempiendole la bocca con uno straccio tenuto fermo da una striscia di cuoio annodata dietro la nuca. Aiutata da John slegò Lisa solo per legarle le braccia in alto, attaccate ad una corda passata in un anello del soffitto. John portò un paio di ceppi di legno e ci fecero salire Lisa, che così si trovava un po’ più in alto rispetto al pavimento e con le gambe divaricate.
Sara tirò molto la corda, per cui Lisa rimaneva quasi in punta di piedi, in una posizione molto scomoda. Corse in bagno e ne tornò con schiuma e rasoio, rasando perfettamente il pube di Lisa, già in parte depilato.
Fatto questo prese una serie di pinzette ed iniziò ad applicarle sul corpo dell’amica, che gemeva dietro il bavaglio; prese anche uno dei peni fabbricati da John, piuttosto grosso, e lo infilò nell’ano di Lisa . John comodamente seduto in poltrona si godeva lo spettacolo, molto eccitato per la furia che Sara stava dimostrando contro Lisa che però sembrava sopportare abbastanza bene le torture. Sara disse a John
“ spogliati e rimettiti seduto “
anche lei si spogliò rapidamente, poi prese a leccare Lisa in mezzo alle gambe, mentre ogni tanto le strappava bruscamente una delle pinzette, alternando piacere e dolore; come quando tirò bruscamente fuori il finto pene che le aveva infilato nell’ano.
Ad un certo punto, mentre Lisa era già molto eccitata, prese un frustino formato da una bacchetta flessibile, che in cima aveva una specie di piccola paletta, e con quello assestò alla donna legata vari colpi al seno e soprattutto al clitoride, procurandole un orgasmo intenso anche se doloroso. Mentre Lisa ansimava dietro il bavaglio Sara disse:
“ il bello viene adesso “
e si chinò verso il pene di John, che era ovviamente molto eccitato. Lisa era furibonda perché fino a quel momento Sara aveva fatto sesso con John solo se partecipava anche lei, tranne la sera prima, per cui lo considerava ancora il suo uomo, ma a quanto pare non era così.
“ bendala – disse John – non mi piace che ci guardi, tanto lo sa benissimo cosa facciamo “
Sara si sollevò dal suo pene e, presa una mascherina, coprì gli occhi di Lisa, le diede un paio di frustate sul seno, le applicò delle pinzette alle grandi labbra e tornò verso John, che poco dopo iniziò a gemere.
Lisa ad un certo punto si sentì togliere la mascherina e vide Sara che diceva:
“ nell’attesa che John si riprenda voglio provare su di te questo giochetto che lui ha inventato“
aveva allacciata alla vita una cintura, dalla quale pendeva un'altra cintura che le passava in mezzo alle gambe. Dal lato interno di questa cintura c’era una piccola protuberanza: che Sara fece combaciare con il suo clitoride; dal lato esterno c’era un pene di gomma, con il quale penetrò Lisa, che grazie ai ceppi si trovava all’altezza giusta.
Ogni volta che Sara spingeva, si schiacciava il clitoride e questo rendeva la cosa molto gradevole. Vedendo un simile spettacolo John disse
“ vacci piano, che mi voglio divertire anche io “
per prima cosa prese ad accarezzare il corpo di Lisa, che anche contro la sua volontà si contorceva per il piacere. Poi estrasse un paio di corde, con cui legò alla base i seni della donna, strizzandoli parecchio ed applicando ai capezzoli alcune pinzette, piccole ma molto dolorose.
Tolse il bavaglio a Lisa dicendole
“ ti farò urlare di dolore, ma forse anche di piacere “
e iniziò a sculacciarla con una delle sue palette, mentre Sara, piantata dentro di lei, godeva quando il corpo di Lisa, scosso dai colpi, si muoveva a scatti verso di lei.
Fu una punizione molto dura, che cessò improvvisamente quando John si mise a sfiorare il clitoride di Lisa, già in parte schiacciato dalla cintura indossata da Sara.
Lisa era in uno stato di eccitazione mista a forte dolore, che a sua volta diveniva quasi piacere, come quando John le tolse le pinzette dei seni, ma solo per poterli frustare meglio, con colpi brevi e secchi che strappavano gemiti a Lisa
“ Secondo me questa troia sta godendo – disse Sara – inventati qualcosa di veramente doloroso “
John per prima cosa mise a Lisa una elaborata ball-gag, fermata da diversi cinghietti di cuoio, che attraversavano in più punti il viso della donna, poi disse rivolto a Sara
“ mi spiace per te, ma adesso penso a divertirmi io … “
le passò dietro e le legò le mani e le braccia, legando anche i suoi seni alla base e mettendole un paio di pinzette. Imbavagliò anche lei e le diede qualche colpo con la paletta, cosicché stavolta era Sara che con le sue scosse penetrava Lisa con colpi improvvisi ma gradevoli.
L’uomo si allontanò di qualche passo per rimirare la scena: due donne nude, legate, imbavagliate strettamente, unite da un pene di gomma … una scena paradisiaca per lui che le guardò per un poco, girando intorno a loro e colpendole con secche frustate, soprattutto su Lisa.
Improvvisamente gettò il frustino, si mise dietro a Lisa e la penetrò con una certa violenza nell’ano. La donna non se lo aspettava, ma passata la sorpresa iniziale iniziò a provare più piacere che dolore. Sara mugolava perché ogni affondo di John faceva muovere il corpo di Lisa, che le schiacciava il clitoride.
Fu una lunga sequenza, perché John riuscì a controllarsi bene; ad un certo punto, per non venire, uscì da Lisa e prese a frustarle la schiena, che si riempì di righe rosse, poi le entrò nuovamente da dietro e con una furiosa serie di colpi riuscì a procurare alle due donne un incredibile e stranissimo orgasmo.
John liberò Sara, la baciò vistosamente davanti a Lisa, poi slegarono quest’ultima e, dopo una sosta in bagno, la fecero mettere come sull’attenti e la legarono con una serie di cinghie lungo tutto il corpo, le misero un comodo bavaglio di cuoio con l’interno di feltro, che copriva la bocca senza entrarvi, poi la misero sul tappeto, utilizzandola come appoggia piedi, mentre loro si riposavano sul divano davanti al caminetto, scambiandosi tenerezze.
Per creare un’atmosfera romantica John appoggiò sul petto di Lisa, poco sotto il seno, una sua creazione: una base in metallo, su cui erano piantate due candele inclinate, che in questo modo facevano gocciolare la cera sui seni di Lisa, che sporgevano tra le cinghie.
Lisa ridotta ad un salame impotente, tormentata dalla cera calda, era esausta e sempre più furiosa nel vedere il rapporto tra John e Sara, che si sbaciucchiavano tenendo i piedi addosso a lei. . Dopo un’oretta John disse:
“ non voglio averla qui mentre facciamo l’amore … portiamola nella legnaia “
“ si - disse Sara – ma prima lascia che le tolga la cera di dosso “
L’uomo mise Lisa in piedi, mentre Sara prendeva un paio di rametti di faggio, sottili e flessibili: dapprima leccò dolcemente i capezzoli di Lisa, fino a farli indurire, poi con uno dei rametti si mise a colpirle il seno, facendo saltare un po’ di cera, ma più che altro divertendosi a frustarla. In una pausa delle bacchettate infilò l’altro bastoncino nell’ano della sua vittima, non era molto doloroso, ma sicuramente umiliante.
“ adesso basta – disse John – portiamola fuori “
La legnaia era una piccola costruzione attaccata alla casa, occupata da molta legna e con un palo in centro, per sostenere il tetto. Rapidamente legarono Lisa al palo, poi John, seguendo le istruzioni che gli aveva dato Sara, arrivò con un sacco e lo appoggiò ai piedi di Lisa, mentre Sara versava del latte sul corpo della ragazza legata
“ vediamo se i nostri amici ti piacciono “
aprirono il sacco da cui uscirono delle bisce, che John catturava abitualmente, e gli animali attirati dal latte iniziarono ad avvolgersi al corpo di Lisa che sapeva che non erano velenosi, ma non per questo provava meno schifo e ribrezzo.
Rimasta sola con i serpentelli addosso decise che aveva sopportato abbastanza e, dato che non era imbavagliata, li chiamò.
Mentre la riportavano in casa disse loro
“ d’accordo che vi avevo chiesto io di dominarmi duramente, ma quando fate i cattivi siete veramente tremendi, soprattutto tu, piccola traditrice “
Sara sorrise, le diede uno sculaccione, poi la baciò sulla bocca e disse
“ per ora sei ancora nelle mie mani, e stavolta insieme a te potrò veramente fare un po’ di sesso con John … sono stufa di fingere i gemiti di un orgasmo …. “

Wednesday, January 23rd 2013 - 08:58:24 AM
    
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Una storia di: The Someone

INTRO A SUNSTONE


Ovvero: quello che succede quando un Nerd Bondager viene lasciato con troppo potere decisionale.

Questa è la storia di un tempo lontanissimo.
Il tempo dei miti e delle leggende.
I Perbenisti erano crudeli e meschini: i Bondager erano il loro passatempo, li tormentavano con gli stereotipi, li soggiogavano con la diffamazione.
Soltanto un uomo osò sfidare la loro potenza: Shiniez, figlio di un Dio e di una donna mortale, venuto sulla Terra per aiutare i più deboli.
Shiniez era in possesso di un realismo di scrittura sconosciuto sulla Terra, un realismo superato solo dalla sua ironia, ma dovunque andasse era perseguitato dalla matrigna, Erika, la potentissima regina dei Poser.
L'eterna ossessione di Erika era quella di annientare Shiniez, lui era la testimonianza vivente di quanto le "50 Sfumature" facessero cacare a confronto.
Finchè degli esseri umkani avessero invocato aiuto (e trenta metri di corda di canapa come Dio comanda), ci sarebbe stato un uomo sempre pronto a correre in loro soccorso, incurante delle difficoltà.

Questa... è la cosa più STUPIDA che io abbia mai scritto. Valida a malapena perchè si discute di Bondage, anche se in maniera spiritosa (leggi: cretina).
Se qualcuno sa di cosa ho fatto la parodia, è un genio.
PS: se vi piace Sunstone, leggete anche "Empowered" e "Nana To Kaoru", spaccano di brutto.

Monday, January 21st 2013 - 01:07:43 AM
    
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Una storia di: Fulvio

SARA E LISA – RITORNO SUI MONTI


Dopo la brutta avventura vissuta insieme Lisa aveva proposto a Sara di andare a vivere con lei. Il suo amico John aveva bisogno di un aiuto nella sua attività e Sara poteva fare al caso suo.
Vivendo insieme la passione tra Sara e Lisa era scoppiata, con grande gelosia di John, che si vedeva messo da parte. Lisa gli voleva un gran bene ed insieme avevano fatto molto sesso, ma probabilmente la vera natura della donna era lesbica e in quel momento era pienamente felice con Sara che, da parte sua, trovava grande conforto nella tenerezza e dolcezza di Lisa.
Questo non vuol dire che Sara e Lisa non praticassero sesso e bondage, coinvolgendo a volte John, che per lo meno si consolava in quelle notti bollenti.
Lisa era il personaggio dominante tra le due, ma proprio per questo spesso le piaceva abbandonarsi a Sara, lasciando che l’amica e amante disponesse di lei.
Sara da parte sua ci stava prendendo gusto, per cui non era raro che, quando John veniva a trovare le due donne, trovasse Lisa legata ad una sedia, mentre Sara cucinava, e la cosa che più lo divertiva è che maliziosamente in quelle occasioni Sara imbavagliava Lisa per non farla partecipare alla conversazione.
Questo feeling che stava nascendo tra Sara e John ingelosiva Lisa, che un sabato sera a tavola fece una scenata a tutti e due. John fece un cenno a Sara ed in un attimo furono addosso a Lisa.
Nonostante la donna fosse molto forte in poco tempo si trovò nuda, ammanettata con due bracciali di cuoio fabbricati da John, mentre Sara le spingeva in bocca una ball-gag attaccata ad una mascherina, allacciandola dietro la nuca, di modo tale da soffocare le sue parole.
Poi le legarono le caviglie con altri bracciali, infine John tirò fuori la sua ultima creazione: una serie di cinghie, simili a quelle dei pantaloni, che nella parte posteriore erano cucite a un’unica striscia verticale di cuoio: in questo modo strinsero in diversi punti le braccia di Lisa, riducendola all’immobilità.
“ visto che ci hai scoperti peggio per te: siamo in estate, la scuola è chiusa e per qualche tempo sarai la nostra serva: faremo di te ciò che vogliamo, tanto non potrai mai dimostrare che ti abbiamo obbligata, il bondage ti è sempre piaciuto e quindi sembrerà una prigionia volontaria “
detto questo le coprirono gli occhi con una mascherina, poi la portarono di peso in camera da letto, mettendola per terra su un tappeto. Le spinsero nella vagina e nell’ano due peni fabbricati da John, legandole poi strettamente le gambe, di modo da farle sentire molto gli oggetti che aveva in lei.
I gemiti che sentì in seguito erano inequivocabili e le dimostrarono che aveva ragione: i suoi amici l’avevano tradita, diventando amanti ..
Al mattino Lisa si risvegliò anchilosata: non era la prima volta che dormiva legata, ma il tappeto era scomodo. Sentì che la sollevavano e la caricavano nel retro del furgone di John e capì che la stavano portando nella casupola in alta montagna vicino alla quale l’uomo coltivava il Genepì e le altre erbe officinali: la casa in paese era troppo frequentata e prima o poi qualche amico sarebbe passato di lì.
Arrivati in casa la liberarono sia dei legami che degli strumenti che aveva piantati nel corpo, lasciando solo un paio di bracciali a mò di manette.
Lasciarono che si rinfrescasse in bagno, poi la riportarono nell’unica stanza della casa e le rimisero le cinghie che le stringevano il busto e le braccia. Misero anche due cavigliere legate da una catena, che le consentivano di camminare un poco.
Lisa non era imbavagliata, ma non parlava. Fu John a rompere il silenzio
“ come ti abbiamo detto sei nostra prigioniera e dovrai ubbidirci in tutto, altrimenti sai che ho fruste e palette quanto basta per renderti docile, oltre ad altri strumenti che non ho mai usato con te “
e le applicò due mollette ai capezzoli che però, a differenza di quelle che usavano nei loro giochi, facevano parecchio male e Lisa dovette mordersi le labbra per non urlare.
John tolse le mollette e disse
“ spero che non ci costringerai ad usare il mio armamentario, non vorrei rovinare il tuo bel corpo …. “
“ io invece lo spero – disse Sara maneggiando un frustino – ho sempre invidiato il tuo corpo perfetto e non vedo l’ora di divertirmi un poco con te .. “
e sogghignando frustò i seni di Lisa, che non riuscì a trattenere un grido di dolore...

Continua

Saturday, January 19th 2013 - 08:27:11 AM
    
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Una storia di: Fulvio

SARA E LISA ( LA MAESTRINA DI MONTAGNA ) – SECONDA PARTE


I minuti passavano, Lisa incaprettata e messa su si un lurido materasso per terra non poteva muoversi e pensava disperatamente ad una soluzione. Riuscì solo a vedere un paio di uomini che entravano ed uscivano dalla stanza in cui si trovava Sara e sperava che rispettassero la consegna di mettere il preservativo … sperava anche che l’amica non riprendesse i sensi, altrimenti per lei sarebbe stata una esperienza terrificante.
Dopo parecchio tempo entrarono nella stanza Toni ed un uomo orientale, a cui l’italiano disse:
“ se ti piace te la vendo per pochi soldi, ma la porti via di qui e nessuno dovrà mai più rivederla “
“ è una cosa molto pericolosa quella che mi chiedi, ma si può fare. Prima però voglio provarla.”
Detto fatto Toni tagliò la corda che univa i piedi al collo di Lisa, tagliò alcune corde per poterla mettere in piedi, poi disse all’orientale
“ fa quello che vuoi, ma non farla urlare o, meglio, fa in modo che non si sentano le sue urla “
e se ne andò sghignazzando. Lisa era legata con i polsi incrociati dietro la schiena, alcune corde che le stringevano le braccia al corpo sopra e sotto il seno, ed altre corde le stringevano le cosce. Era spaventata, ma cercava di mantenersi lucida. L’orientale la guardava come si guarda un pezzo di carne, toccandola per ogni dove.
Da una borsa posata per terra prese una candela, la accese, ed iniziò a far gocciolare la cera sul corpo di Lisa, che fingeva di urlare attraverso il bavaglio, anche se in realtà era un piccolo dolore facilmente sopportabile. L’uomo disse:
“ devo imbavagliarti meglio, altrimenti finirai per farti sentire. Ma non urlare mentre hai la bocca libera, o ti taglierò la lingua “
e le mostrò un affilato coltello. Lisa lasciò che lui le strappasse il nastro adesivo che le copriva la bocca, poi sputò lo straccio che la riempiva. Mentre lui si avvicinava con uno straccio ancora più grosso gli disse
“ senti, vedi come sono bella, non pensi che potrei servirti intera, invece di torturarmi?
Se non mi farai del male sarò la tua serva fedele “
E dicendo questo si gettò in ginocchio e con la bocca prese freneticamente a cercare di aprirgli i pantaloni. L’uomo la lasciò fare, convinto che lei non ce la potesse fare, ma Lisa aveva i denti buoni e riuscì a slacciare quei luridi pantaloni, abbassare le mutande e iniziare a leccare un piccolo pene molle e giallastro
“ e’ inutile che ti affanni – disse l’uomo - sono praticamente impotente ed è per questo che mi piace torturare le donne “
“ lasciami cinque minuti e vedrai “
disse Lisa, che in effetti non riusciva a far rizzare il cazzo dell’uomo, ma leccando abilmente l’asta molliccia e lo scroto riuscì a farlo eccitare, fino a fargli versare alcune gocce di un liquido viscido, il poco sperma che poteva produrre.
“ hai ragione, sei brava – disse l’orientale ansimando – hai guadagnato qualche settimana di vita, almeno finché riuscirai a farmi venire senza essere torturata. Ora preparati a viaggiare “
Detto questo con una mossa improvvisa riempì la bocca di Lisa con il grosso straccio, coprendolo con molto nastro adesivo. Si chinò a legarle le caviglie, la buttò per terra sul materasso e con una corda le legò le caviglie alle corde che avvolgevano le braccia. Era un hog-tie ma per lo meno non era un incaprettamento di tipo mafioso con la corda intorno al collo.
L’uomo uscì per andare a preparare l’automobile per portarla via, e Lisa restò sola; grazie alla sua forza e agilità riuscì ad avvicinarsi alla borsa posata in terra dall’uomo
e, trovato il coltello con cui l’aveva minacciata, riuscì a liberarsi incurante del fatto che oltre alle corde tagliava anche qualche pezzo di pelle.
Quando il suo carnefice rientrò si vide assalito da una furia nuda e sanguinante, che con pochi calci e pugni ben assestati lo atterrò facendolo svenire.
In un attimo lo legò in un incaprettamento talmente stretto che l’uomo riusciva a malapena a respirare. Si mise la gonna e il reggiseno e con questo abbigliamento sommario entrò nella stanza accanto dove un uomo stava per scopare Sara, per fortuna ancora svenuta.
“ accidenti – disse l’uomo – due al prezzo di una “
la parola successiva fu un urlo di dolore, per il tremendo calcio che Lisa gli rifilò nei testicoli, facendolo contorcere per il dolore.
L’urlo richiamò Toni che scese di corsa le scale, solo per finire KO a causa di un colpo infertogli da Lisa con una pala da neve che aveva trovato nel ripostiglio.
La ragazza si precipitò a liberare Sara, che iniziava a riprendersi, slegandola e togliendole la benda. Stava per toglierle il bavaglio quando notò che lo sguardo di Sara fissava con terrore un punto dietro di lei.
Senza voltarsi si buttò a terra e girandosi sferrò una specie di calcio circolare, con il quale fece cadere Angela che stava arrivando armata di pistola.
Le strappò la pistola, si mise a cavalcioni sulla donna e iniziò a colpirla: poi la girò a pancia in giù, tirandole le mani dietro la schiena e dicendo a Sara
“ passami della corda “
con la corda incaprettò anche Angela, non senza averle strappato i costosi vestiti firmati che indossava
“ ma cosa è successo ? “
chiese Sara
“ chiama la polizia, poi ti spiegherò “
e mentre l’amica correva via decise che, anche se le spiaceva che gli uomini che avevano scopato Sara se la cavassero, avrebbe detto che solo Toni e l’orientale le avevano rapite e violentate …. Già così era stata una brutta esperienza, ma la verità sarebbe stata troppo dura per Sara.

Monday, January 14th 2013 - 09:35:49 AM
    
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Una storia di: Fulvio

SARA E LISA ( LA MAESTRINA DI MONTAGNA )


Dopo l’incontro nella baita Sara e Lisa avevano ripreso a sentirsi spesso.
Un giorno Sara informò l’amica che purtroppo la società dove lavorava aveva chiuso, e che lei per il momento faceva la cameriera in un locale di Torino. Non era un granché ma Sara non era tipo da scoraggiarsi e il morale restava alto
Un giorno però Lisa ricevette una mail piuttosto preoccupante, in cui l’amica le diceva che nel suo locale accadevano cose poco chiare e che lei pensava di cambiare lavoro al più presto.
Non era da Sara preoccuparsi per cose da poco, per cui Lisa si vestì in modo adatto per il tipo di locale in cui lavorava Sara ( maglietta scollata, minigonna, tacchi) e si recò a Torino che in fondo dista meno di due ore d’auto, anche se come stile di vita la distanza è molto maggiore.
Appena entrata nel locale Lisa venne subito notata ed importunata da uno spaccone, che lei sistemò strizzandogli con violenza le palle: questa reazione così forte calmò gli altri avventori, che si limitarono a guardare l’affascinante sconosciuta.
Vide Sara passare portando un vassoio, con indosso un completino ancora più succinto e provocante del suo, che le fece cenno di aspettare.
Dopo pochi minuti Sara si avvicinò con due bicchieri dicendo
“ finalmente ho un quarto d’ora di pausa. Sono contenta di vederti perché questo locale non mi piace. La mia collega Giuliana, una ragazza bellissima, una sera è stata ritrovata in stato confusionale, e secondo me è stata violentata, anche se lei non ricorda niente
e la stessa cosa dicono sia successa ad altre ragazze che non lavorano più qui“
“ ma non potevi andare alla polizia ? “ chiese Lisa
“ ci sono andata, sono venuti a fare qualche domanda ma non hanno trovato niente. Secondo loro le cameriere sono fondamentalmente delle sgualdrine “
una voce maschile disse
“ continua pure la tua pausa, ma in cambio devi presentarmi la tua amica “
le ragazze alzarono lo sguardo e videro Toni, il padrone del locale, con un vassoio in mano e tre bicchieri
Sara fece le presentazioni e parlarono di argomenti banali, bevendo i drink offerti dall’uomo, che poco dopo tornò al bancone
“ secondo me c’è lui di mezzo – disse Sara – sembra gentile ma non mi piace “
nella testa di Lisa suonò un campanello di allarme. Prese l’amica per mano trascinandola in bagno, poi le disse
“ mettiti due dita in gola e vomita, presto “
lei lo fece subito. Sara però non riusciva a farlo e, vedendo entrare nel bagno Angela, la donna del proprietario, rientrò in sala.
Lisa uscì poco dopo, in tempo per vedere che la sua amica barcollava, e che il proprietario e la sua donna la portavano via sorreggendola. Li raggiunse fingendo di essere ubriaca e chiedendo di venire con loro.
“ se vuoi venire sei la benvenuta “
le dissero, portandola nella cantina del locale, insieme a Sara che sembrava svenuta.
Lisa si sentiva un po’ strana ed era sicura che la bevanda offerta del padrone era drogata, ma avendola vomitata restava sufficientemente lucida. Vedendo però che Sara non reagiva si lasciò scivolare a terra, fingendo che la droga avesse fatto effetto anche su di lei.
“ finalmente la montanara si è addormentata. Si vede che la vita sana fa bene “
disse l’uomo ridendo, ma la donna lo gelò con uno sguardo e disse
“ non dire stupidaggini ed aiutami a prepararle, altrimenti si riprenderanno troppo presto e non guadagneremo abbastanza”
L’uomo e la donna spogliarono rapidamente Sara, le misero un grosso pezzo di nastro adesivo sulla bocca, le bendarono gli occhi, poi la legarono su di un letto a braccia e gambe spalancate.
“ non dovremmo tapparle la bocca- disse Toni – ai clienti piace baciare le ragazze “
“ stupido, se per caso si sveglia e si mette a strillare passeremo guai seri “
Fecero entrare un uomo, gli ricordarono che era obbligatorio mettere il preservativo, poi lo lasciarono solo con Sara. Presero Lisa e la portarono nell’altra stanza, spogliandola completamente. Lei li lasciò fare, fingendo di essere svenuta, perché erano in due e temeva di non riuscire a sfuggirgli. .
L’uomo disse ad Angela
“ torna di sopra e tra cinque minuti manda giù un cliente “
“ vedo che anche quando violenti le donne duri due minuti “
disse sprezzante Angela; l’uomo abbassò la testa ma non disse nulla: Lisa era troppo bella per non scoparsela.
Come unica precauzione le mise il nastro adesivo sulla bocce, e le legò frettolosamente le mani sul davanti. Poi iniziò a frugarla oscenamente, finché, molto eccitato, decise di scoparla.
Mentre si calava i pantaloni Lisa scattò, mandandolo a sbattere contro il muro con una spinta delle mani legate, poi iniziò a correre verso l’uscita, ma fuori dalla stanza c’era Angela che, puntandole contro una pistola disse
“ ho capito subito che eri una tipa sveglia. Peccato, finirai male, facendo divertire qualcuno dai gusti un po’ violenti “
mentre tornavano indietro Lisa vide che un uomo stava scopando Sara, che però sembrava incosciente e si consolò pensando che non avrebbe ricordato nulla.
Angela tornò nel locale, lasciando Lisa a Toni; tornati nella stanza l’uomo infuriato per la brutta figura che aveva fatto prese molte corde e le legò strettamente la braccia, poi
la gettò su di un materasso posto sul pavimento e la violentò. Per fortuna di Lisa la violenza durò pochi istanti, in quanto l’uomo venne praticamente subito.
Ancora più infuriato le tolse il nastro adesivo, le riempì la bocca con uno straccio, fermato da altro nastro adesivo, le legò cosce e caviglie, la rovesciò sulla pancia e la incaprettò strettamente, passando una corda tra le caviglie e il collo.
“ non ti muovere o soffocherai “
e per dimostrarle che era vero tirò un poco la corda che legava le caviglie di Lisa al suo collo: immediatamente la ragazza si sentì mancare il respiro e capì che non poteva proprio muoversi.

Continua

Friday, January 11th 2013 - 12:11:14 PM
    
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Una storia di: Fulvio

BIANCA NEVER E I SETTE ONANI


Il Reame era un famoso strip club, e da anni Regina ne era l’attrazione principale.
Con il tempo Regina era diventata proprietaria del locale, in società con un amico
dal cognome un po’ buffo, Specchio, di cui lei era da sempre innamorata, ma che,
per sfortuna della donna, era gay. Quella sera lei gli chiese
“ Specchio, Specchio delle mie brame, chi è la più bella del Reame ? “
“ Bella tu sei bella, o mia Regina, ma nel locale c’è Bianca Never che è più bella di te “
Bianca era la nuova attrazione del locale: una splendida ragazza dai capelli neri e la carnagione chiara, che presentava un numero mai visto prima, da cui veniva il soprannome di Never…
Bianca si spogliava sensualmente, poi si infilava in bocca le mutandine che si era appena tolta, le fermava usando una calza autoreggente che si era sfilata, annodandosela dietro la nuca, poi due inservienti la legavano al palo che le altre ragazza usavano per la Lap-dance.
Bianca restava per un po’ legata, dimenandosi e mugolando, fino a liberarsi tra gli applausi del pubblico che le infilava banconote sotto il bavaglio …
Regina sapeva che questa sarebbe stata la risposta, ma si infuriò ugualmente e chiamò al telefono interno il capo dei buttafuori
“ Cacciatore, vieni qui subito “
L’uomo era detto Cacciatore perché spesso Regina lo usava per cacciare qualche ragazza che stava diventando un po’ troppo famosa e le dava ombra …..
Quando l’uomo fu davanti a lei Regina disse
“ porta Bianca Never fuori di qui, e ricordati di portarmi il suo cuore, di modo da essere sicura che non possa tornare “
il badge di ingresso, dato il tipo di locale, era a forma di cuore, per cui il Cacciatore rispose ridacchiando
“ prima di stasera avrai il suo cuore “
e si allontanò.
Quando lo vide entrare nel suo camerino Bianca non voleva crederci: era l’attrazione del locale e portava un mucchio di soldi di incasso, ma il Cacciatore la portò fuori senza troppe parole. Andarono verso il vicino bosco, infatti il locale per motivi di privacy dei clienti era in zona isolata, e le disse:
“ se ti fidi di me entro stasera avrai un altro lavoro pagato molto meglio di questo “
“ certo – disse Bianca – so che sei un amico e che mi hai cacciata per ordine di Regina“
si inoltrarono per un po’ nel bosco poi lui le disse
“ ti devo preparare per farti esaminare dai tuoi nuovi titolari: spogliati “
lei ubbidì, tanto era estate e faceva caldo, poi il Cacciatore prese da una borsa che aveva con se una ball-gag e delle corde e in pochi attimi la legò ad un albero, dicendole
“ non aver paura, io sarò qui vicino e ti terrò d’occhio “
La ragazza era un po’ frastornata ma molto curiosa, e poi trovarsi nuda, legata e imbavagliata in mezzo ad un bosco le dava una piacevole sensazione, visto che sapeva di essere protetta dal cacciatore, nascosto tra gli alberi.
A un certo punto vide sette luci venire vero di lei e sentì una canzone molto nota, anche se le parole erano ben diverse
“ Andiam, andiam, il pene a carezzar …. Ehi ho, ehi ho .. andiamo a masturbar .. “
Sette uomini si fermarono presso l’albero a cui era legata Bianca e, illuminandola con le loro torce, la guardarono bene, poi uno di loro disse
“ la ragazza ci piace Cacciatore, la prendiamo “
“ va bene – rispose dal bosco la voce dell’uomo – mettetevi d’accordo con lei per l’ingaggio “
Gli uomini slegarono Bianca, le legarono le mani dietro la schiena e, lasciandola imbavagliata, se la tirarono dietro con una corda legata alla vita.
Arrivarono presto ad una casetta isolata, sulla cui porta c’era scritto:
“ Club dei sette onanisti “
Entrati in casa per prima cosa legarono Bianca ad alcuni ganci che sporgevano dal soffitto e dal pavimenti, di modo da farla rimanere in una posizione a X, poi le dissero
“ benvenuta al Club dei sette onani. Come tu forse saprai il fine dell’onanismo è la dispersione del seme maschile, per cui la masturbazione è solo un mezzo per ottenere il nostro fine, ma non il nostro scopo principale.
E’ un club ristretto, di soli sette soci selezionati e, per tua fortuna, molto facoltosi.
Ti offriamo di lavorare qui per ….. al mese – una cifra altissima che fece spalancare gli occhi a Bianca sopra il bavaglio – potrai vivere qui, al mattino farai qualche faccenda di casa, naturalmente nuda, imbavagliata e con queste pratiche catene indosso – e le mostrò dei bracciali uniti da una catena abbastanza lunga da permettere i movimenti – perché ti potremo vedere tramite web-cam e qualcuno di noi potrebbe aver voglia di iniziare a lavorare di mano di buon mattino. Poi dal tardo pomeriggio chi di noi verrà ti legherà in varie posizioni, naturalmente senza richiederti atti sessuali, per avere un buono stimolo a masturbarsi. Questo avverrà fino a notte fonda, quando torneremo a casa a tu potrai riposarti. Cosa ne pensi? “
Bianca annuì vigorosamente, con il bel viso imbavagliato, e tutti i presenti applaudirono, poi la staccarono dagli anelli, le legarono mani e braccia e iniziarono a ballare passandosi la ragazza legata, improvvisando così una festicciola danzante, che
a Bianca Never ricordava tanto quella di un famoso cartone animato, solo che qui gli uccellini erano ben diversi …




Monday, January 7th 2013 - 10:39:19 AM
    
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Una storia di: Fulvio

CAPODANNO IN MASCHERA


A Enzo Sandra piaceva da morire: era l’assistente del Presidente, bella, alta, slanciata ma formosa al punto giusto, parlava quattro lingue ed era in grado di svolgere più lavori contemporaneamente. Purtroppo anche se lui era single e lei divorziata non era pane per i suoi denti, anche perché era una donna piuttosto superba che non dava molta confidenza agli altri impiegati.
Per Capodanno era stata organizzata una festa in maschera aziendale, e Enzo per un caso fortunato aveva sentito che Sandra si sarebbe vestita da squaw indiana. A quel punto si era procurato un bel costume da cow-boy, con un lungo lazo ed altri pezzi di corda, sperando di poter sfruttare l’occasione: Enzo era un vero patito di bondage e il solo pensiero di poter legare in qualche modo Sandra lo eccitava da morire.
Lei quella sera era splendida: stivali con frange, gonnellina corta, una camicetta anche questa con frange che sottolineavano lo splendido seno, mentre un diadema di penne le incorniciava i lunghi capelli lisci.
Durante la festa Enzo aveva abilmente indirizzato il discorso con un suo collega che, dopo il brindisi, mentre la serata dava qualche segno di stanchezza, aveva detto
“ Enzo, perché non ci fai vedere come sei bravo con il lazo? Potresti catturare questa squaw indiana che si aggira tra noi “
Sandra era stata al gioco, ignorando che Enzo in quei giorni di ferie si era esercitato moltissimo, al punto che al primo lancio il lazo si strinse intorno alle braccia di Sandra, e lui fu lesto a raggiungerla e ad avvolgerle strettamente le braccia, tra gli applausi dei colleghi. Le donna disse:
“ sei bravo, ma così è troppo facile: slegami e riproviamo mentre mi muovo “
“ trasferiamoci in palestra – disse Enzo – e ti catturerò come un vitello “
la loro azienda era infatti dotata di un ampio locale con attrezzi ginnici, utilizzato dai dipendenti nelle pause pranzo. I colleghi spostarono le cyclette e gli altri attrezzi, creando uno spazio al centro. Enzo disse
“ concedimi tre tentativi e ti legherò come un vitello, come fanno nei rodei “
“ con piacere – disse Sandra camminandogli intorno – ma non farti illusioni, prima mi sono lasciata prendere volontariamente “
I colleghi seguivano con attenzione la scena, sottolineando con forti esclamazioni il primo tentativo malamente fallito da Enzo
“ ti conviene rinunciare “
disse Sandra trionfante, ma ignorava che Enzo lo aveva fatto volutamente per farle abbassare la guardia, ed infatti con un secondo lancio fulmineo prese Sandra per le caviglie, facendola cadere a terra. Mentre lei utilizzava le mani per frenare la caduta Enzo le fu addosso, avvolse il lazo intorno alle caviglie, poi lo passò veloce intorno alle braccia ed infine ai polsi di Sandra, che aveva tirato dietro la schiena della donna, il tutto con una velocità che stupì tutti, abituati a considerarlo un tipo pigro e sedentario:
non potevano immaginare quante volte Enzo in campagna aveva giocato in quel modo con cugini e, soprattutto, cugine.
Lui si alzò trionfante, tra gli applausi e le urla dei colleghi, che ammiravano la bellezza di Sandra, ma non la trovavano simpatica. Vederla a terra, stretta in un perfetto hog-tie con le splendide gambe in bella evidenza e il sedere che traspariva da sotto la gonna sollevata durante la lotta eccitava gli uomini, vederla battuta compiaceva le donne.
“ va bene hai vinto – disse Sandra a malincuore – adesso scioglimi “
“ che strano – disse Enzo – non sento niente “
E mentre diceva queste parole si sciolse il fazzoletto da cow-boy dal collo, fece un grosso nodo al centro e lo infilò in bocca a Sandra, riducendola al silenzio
Scoppiò un nuovo applauso e alcuni proposero di lasciarla lì legata per un poco, a meditare sulla sua superbia. Enzo lasciò uscire gli altri, poi si avvicinò alla sua prigioniera e le tolse il bavaglio, tenendole però una mano sulla bocca per intimarle il silenzio poi le disse:
“ come vedi ho delle virtù nascoste, se ti fidi di me resta qui legata e ti farò passare una bella nottata “
“ e come ? “
“ apri la bocca e lasciati imbavagliare, poi vedrai … “
Sandra dopo un attimo di esitazione aprì docilmente la bocca, che Enzo si affrettò a riempire … e quel bavaglio provvidenziale le impedì di richiamare l’attenzione degli altri colleghi urlando per i numerosi orgasmi che le mani di Enzo le procurarono prima dell’alba …

Monday, December 31st 2012 - 02:29:38 PM
    
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Una storia di: Bien Astado

...ci vedo...


Finalmente ci vedo! Dopo un indeterminato periodo, passato sentendo solamente il tuo corpo su di me che esplora con ogni mezzo ogni parte del mio corpo ancora vestito e ascoltando della musica sensuale di sottofondo, decidi di levarmi la benda e iniziare a giocare sul serio. Vedo i miei polsi legati saldi alle braccia posteriori della sedia e le mie gambe, lievemente aperte, legate anch'esse salde. Le mie continue lamentele dettate per lo più dall'irrefrenabile eccitazione e dall'impossibilità di poterti toccare e poter reagire a ciò che fai, ti infastidiscono...tu vuoi sentirmi solo gemere. Quindi anche se da sempre sei stata contraria all'idea ti metti davanti a me e molto sensualmente ti sfili gli slip, poi appoggi un tuo piede sul mio inguine che mostra un evidente stato di eccitamento e in modo ammaliante ti sfili la calza autoreggente con la quale mi hai solleticato fino a poc'anzi. Con una frase a tratti ironica a tratti sadica mi infili i tuoi slip in bocca e prima di poter reagire mi avvolgi le labbra con la tua calza legandola saldamente dietro alla mia nuca. Ora l'unica cosa che posso fare e rimettermi nelle tue mani e vedere cos'hai in mente ogni mia lamentela sarebbe trasformata in un gemito che non ho ancora capito se ti eccita o se semplicemente alimenta la tua voglia più irrefrenabile di lasciarti andare. Ti sposti alle mie spalle e mentre mi baci il collo e lo percorri con la tua lingua mi slacci i pantaloni e li sposti un poco in maniera tale da potermi lasciare in mutande...ma la tua idea non è assolutamente quella di spogliarmi...hai ben altro in mente. Mi accarezzi l'inguine senza scoprirlo e poi appoggi il tuo sulla mia mano ancora serrata alla sedia....mi sussurri "toccami e senti quanto mi eccita averti qua così" ti obbedisco e la mia mente non ha più il controllo su di me. Dopo averti sentita affannare per un paio di minuti ti levi bruscamente, mi guardi negli occhi, ti siedi di fronte a me e inizi a strofinarmi l'altro piede ancora avvolto nella calza autoreggente sul mio corpo mentre le tue mani inizino a danzare attorno al tuo inguine...i nostri gemiti iniziano ad unirsi come in un canto pieno di passione e di desiderio fino a che non esplodiamo quasi nello stesso istante. Ma tu ci stai prendendo gusto e decidi di lasciarmi lì così per vedermi impotente ancora per un pò davanti ai tuoi occhi colmi di uno sguardo divertito e soddisfatto...

Friday, December 28th 2012 - 03:34:39 PM

 

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