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m i l e s h e n d o n
l e v o s t r e s t o r i e

IL CONTENUTO DI QUESTA PAGINA NON E' ADATTO AD UN PUBBLICO DI MINORI DI ANNI 18. PROSEGUENDO NELLA LETTURA DICHIARI DI ESSERE MAGGIORENNE.
Le storie qui raccontate sono frutto di immaginazione; eventuali contenuti con riferimento ad atti di violenza o di sopraffazione sono chiaramente usati in chiave romanzesca. Il sito non intende incoraggiare la violenza in nessuna sua forma.


È semplice: qui si parla di bondage. Se sei nuovo del genere, puoi farti una idea più che compiuta leggendo le storie già pubblicate. Tieni presente che le storie più recenti sono quelle in cima, per cui la successione cronologica procede dal basso verso l'alto. Se vuoi raccontarci la tua storia, sei il benvenuto. Attieniti ai temi trattati, rispetta gli altri partecipanti e scoprirai di aver trovato degli amici.

Non è obbligatorio scrivere storie vere. Puoi raccontare sogni, fantasie, riflessioni, suggestioni… purché sia bondage. Se vuoi giocare con gli pseudonimi e le identità, tieni presente che i giochi belli durano poco. È comunque vietato firmare con il nome di un altro partecipante.

Miles Hendon non può effettuare un controllo preventivo sulle storie (che vengono pubblicate in modo automatico) ma può rimuoverle in caso di mancato rispetto per le regole. Miles Hendon non si assume responsabilità riguardo i contenuti delle storie.



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Una storia di: Bondage20100

Complimenti a Simona. Avevo qualche storia di quelle che a lei possono piacere, non rovao mai il tempo di scriverle, ma data la gentile richiesta mi adoperero.
Ciao Simona e grazie

Monday, November 16th 2009 - 09:42:27 AM
    
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Una storia di: stanis

simona...che dire..
ce ne fossero di più come te...
hai voglia di conoscere qualcuno? :P

Saturday, November 14th 2009 - 06:16:55 PM
    
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Una storia di: simona

scusate, senza rompere le palle a nessuno, ma non ci sono più ragazze che amano farsi legare e imbavagliare dal partner? siete diventate tutte legatrici???
Io, qualsiasi ragazzo abbia tra le mani, e di cui mi possa fidare, lo obbligo a legarmi e imbavagliarmi a letto. è una prerogativa per stare con me...è la cosa che mi piace di più in assoluto. E se disgraziatamente dovesse capitarmi un uomo a cui non piacciono i piedi, lo obbligo a chinarsi e a leccarmeli finchè non si sciolgono nella saliva.
Sono sola al mondo?? E di ragazzi a cui piace legare e non solo essere legati??? Niente?

Si sa da sempre che è la ragazza a star meglio legata, fisicamente parlando. Si sa da sempre che è la ragazza ad avere i piedi ben curati tutti da leccare. Si sa che è la ragazza a parlare e chiacchierare tanto, di conseguenza la ragazza DEVE essere zittita con un bel bavaglio. LO INSEGNA LA STORIA

saluti a tutti
GAGGED GIRLS NOT MEN!!

Saturday, November 14th 2009 - 05:01:07 PM
    
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Una storia di: Scrittore Silenzioso

Fa caldo, fa davvero caldo. Avete presenti quelle giornate estive, afose, con l'aria ferma, dove non si muove una foglia e si sentono solo le cicale che cantano? La classica giornata d'estate nella pianura padana, più di 30 gradi, tanta umidità, non si muove una foglia. Neanch'io riesco a muovermi: Sandra mi ha legato al un palo di metallo messo nella stanzeta che aopera come lavanderia e stireria. Polsi incrociati dietro al palo, caviglie appaiate, gambe, braccia e busto strettamente legate al palo con oltre un centinaio di metri di corde di cotone bianco, morbido, che mi avvolgono con ferma decisione. Dulcis in fundo Sandra ha voluto anche legare con una cordicina sottile anche i pollici dei miei piedi assieme e ha avvolto le dita delle mie mani nel nastro adesivo da pacchi, così adesso sono dei pacchetti ben stretti con le dita inutilizzabili. Sono nudo. Completamente nudo, per fortuna non sono fuori al sole altrimenti con questo sole sarei già rosso come un gambero e sarei già stato divorato dalle zanzare.
La mia frustrazione è accentuata dal mio pene, ormai in erezione da quasi un'ora, da quando sono stato legato e lasciato qui e dal fatto che Sandra ha messo uno spruzzatore per il giardino vicino al palo: deve averlo programmato perchè è già la terza volta che si sveglia e per qualche secondo mi ripassa andando avanti e indietro, facendomi la doccia. La frescura è piacevole se non che ho notato che man mano che l'acqua col caldo si asciuga anche le corde tendono a restringersi, non tanto ma si fanno sentire e devo cercare di lottare un po' per cercare di riguadagnare un po' di spazio. Ma fa caldo e umido, qui dentro non c'è aria condizionata e tra l'acqua che ogni tanto mi viene spruzzata e i panni ammucchiati c'è una bella afa.
Di liberami da solo, neanche a parlarne. Qui sono, qui resto, finchè a qualcuno a meglio a qualcuna non farà piacere venire a liberarmi, strano che non mi abbia imbavagliato però, che abbia qualcosa in mente?
Ma ecco che la porta si apre e lei arriva, con calma, tutta sorridente.
- Hai deciso di lasciarmi qui tutto il pomeriggio?
- Può darsi! Ti stai annoiando? - la sua mano scivola sul mio pene, accarezzandolo doclemente, togliendomi quasi il respiro.
- Devo.. fare la terapia?
- Ormai non riesci più a farne a meno vero? - il suo sorriso dolce e malizioso.
Faccio segno di sì con la testa, ormai è diventato un dolce appuntamento quotidiano.
- Oggi però facciamo qualcosa di diverso ... - mi dice, incominciando lentamente a spogliarsi. E' la prima volta che vedo Sandra che si spoglia e rimango silenzioso a guardarla, il corpo abbronzato dal sole e tenuto in forma dal lavoro quotidiano. E' minuta la Sandra ma di ciccia non ce nè molta un po' attorno ai fianchi e alle gambe e i seni sono ancora generosi con i capezzoli grandi e invoglianti e già turgidi.
- Mi sembra di piacerti... - fa lei sorniona indicando il mio pene che è ancora cresciuto
- Non sei niente male...
Con calma si toglie le mutandine, bianche, le appallottola e si avvicina presentandole davanti alla mia bocca.
- Su da bravo .. fai ahhhhh..
Non è la prima volta che Sandra usa la sua biancheria intima per imbavagliarmi, ma è la prima con delle mutandine non fresche di bucato!
- Ma .. Sandra.. sono sporche.... ma daiiii
- Su su su... che c'è sei timido? Te le faccio annusare prima contento?
Me le mette sul naso, per un paio di minuti costringendomi ad annusare il suo odore.. odore di sudore..muschiato...più qualcos'altro .. di eccitazione.. poco dopo le mutandine trovano la loro strada nella mia bocca mentre le dita di Sandra sapientemente giocano spingendomele ben dentro, seguite da una prima striscia di nastro adesivo trasparente che mi sigilla le labbra, seguita da altre due mentre le sue mani indugiano sulla mia bocca scaldando e modellando lo scotch in modo da farlo meglio aderire. Non è soddisfatta però, prende una garza elastica, di quelle che si adoperano per fasciare gli arti quando si hanno problemi muscolari, la apre e con calma me la presenta davanti alla bocca.
- Adesso fermo e buono ... - e comincia ad avvolgerla passandola strettamente sopra la bocca e attorno la testa, a ogni giro la tira stringendola e praticamente ricoprendomi per bene da sotto al naso fin sotto al mento, in una massa compatta color carne, alla fine mi fa abbassare la testa e sento che fissa la benda sulla nuca con dei gancetti, mi fa rialzare la testa mettendo una mano sotto al mio mento fasciato e osserva con calma il lavoro svolto.
- Sei molto carino così sai? Hai una grazia naturale nel portare i bavagli .. ti donano, ti rendono così dolce lo sguardo ...
Non posso fare altro che fare qualche suono soffocato, ma a quanto pare Sandra non è soddisfatta dato che prende in mano il rotolo dello scotch e inizia ad avvolgerlo tre volte sopra alla garza elastica, nonostante le mie innoque proteste.
- Ecco fatto, così sei perfetto .. oh su non guardarmi così male, e se i gancetti della garza si mollano? Cosa fai? resti col bavaglio disfatto? Così non corri nessun rischio!
Si avvicina, mettendo il suo corpo contro il mio, mi sussurra all'orecchio: E poi oggi aspetto altri ospiti.. non vorrai mica farti scoprire da loro, vero?
Ci mancherebbe altro! Non riesco ad immaginare che succederebbe se venissi scoperto così impacchettato! Mugolo ...
- Andiamo andiamo - mi abbraccia e si struscia contro il mio corpo immobile, quasi impazzisco sentendo i suoi capezzoli contro la mia pelle - oggi voglio darti un premio. Si inginocchia lentamente .. la sua mano si chiude dolcemente attorno al mio membro, accarezzandolo e facendomi ancora gemere nel bavaglio.
- Fai il bravo .. oggi ti do la medicina speciale .. - sento la sua bocca, calda, umida chiudersi attorno al mio pene, rimango senza fiato! Poi lentamente sento la lingua che comincia il suo lavoro e le sue labbra che cominciano a succhiare, lentamente, avidamente, inesorabilmente. Sono in estasi, la sensazione è incredibile e quasi mi dimentico di essere qui legato e imbavagliato, mentre la bocca di Sandra gentilmente succhia e lecca il mio pene, non so quanto tempo passa ma non credo di resistere molto, la frustrazione accumulata, il desiderio, l'eccitazione prendono presto il sopravvento facendomi riempire la bocca di Sandra di crema calda e appiccicosa, vengo, vengo a fiotti, mentre ascolto, quasi appartenessero a un altro i deliziosi mmpphhh .. mpphh che riempiono la stanza.
Mi ritrovo ad ansimare nel bavaglio, il capo chinato, coperto di sudore, esausto e felice.
La mano di Sandra sotto al mio mento mi fa rialzare la testa.
- Contento?
Annuisco debolmente.
- Anche a me sei piaciuto, sai.. sono davvero contenta di averti come mio ospite e .. prigioniero, e tu sei contento?
Annuisco ancora, mugolando.
- Bravo.
Sandra si riveste lentamente e si dirige verso la porta. Mugolo nel bavaglio cercando pateticamente di richiamare la sua attenzione, ormai è parecchio che sono legato...
- Cosa c'è? Vuoi che ti sleghi? - Annuisco - Non se ne parla nemmeno! Adesso te ne stai qui buono buono un altro po' .. al caldo ..
La porta si chiude dietro di lei, sento gli scatti della chiave nella serratura.
Eccomi ancora qui, da solo al caldo, legato come un salame .. è per il mio bene lo so, mi fa solo bene stare così.....

Tuesday, October 27th 2009 - 07:47:43 PM
    
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Una storia di: dlegato

PIEDI STANCHI
Una sera, io e la mia ragazza eravamo seduti sul divano a guardare la televisione quando Cosetta si volta verso di me e con l'aria più innocente del mondo mi dice che ha male ai piedi e mi chiede di massaggiarglieli.Appena sentita la mia risposta la vedo alzarsi e andare nell'alta stanza e la vedo tornare con in mano delle corde e una grossa striscia di stoffa, capii che voleva legarmi e imbavagliarmi. Mi legò le gambe all’altezza delle caviglie e delle ginocchia, sopra e sotto e poi i polsi dietro la schiena, passando le corde attorno al busto in modo da bloccarmi le braccia. A questo punto mi imbavaglia infilandomi con forza la striscia di stoffa fra i denti (mmmhhhh… mmgghhfff!!!) e annodandola dietro la nuca.
Mi ritrovò sdraiato sul pavimento, e a completare l'opera mi lega le caviglie ai polsi ritrovandomi in un hogtied perfetto, mi trovo in uno stato di grande confusione mentale: non capivo ancora perché era stato legato e imbavagliato, visto che mia aveva chiesto di massaggiarle i piedi. Cosetta si siede sulla poltrona si cava le scarpe con il tacco che aveva portato per tutta la giornata e mi ordina di baciarle i piedi. Io obbedisco senza pensarci.Ho passato tutta la serata in questa condizione e sono stato liberato solo quando è stato il momento di andare a letto :-)

Sunday, October 11th 2009 - 01:49:40 AM
    
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Una storia di: dlegato

RICORDI DEL PASSATO
in un periodo imprecisato della mia vita in un luogo imprecisato di questa ITALIA i miei genitori erano partiti per una vacanza la mia ragazza di allora che era temporaneamente venuta a casa mia :-)
Martedì sera, ore 20 e 30, finito di mangiare, in televisione niente da vedere, fuori tempo schifoso, vento e pioggia, Che fare? Mi sono imbavagliato, esatto: palla di gomma morbida in bocca e tre strisce di nastro adesivo da pacchi Saratoga (fortissimo) sopra la bocca a coprire labbra e quello che "sporgeva" della palla, ho preso le corde e chiesto l'intervento di Cosetta. Ho scelto una delle mie legature preferite, immobilizzato sulla sedia. Polsi incrociati dietro la schiena, braccia legate spinte contro il busto, ginocchia legate insieme, caviglie legate incrociate e collegate ai polsi con una fune, cosce strettamente legate al sedile: un bel pacchetto. Cosetta è davvero fenomenale come legatrice (spero che esista come parola), non tira molto le corde, strette ma non troppo e soprattutto tante corde, molti nodi, sicuri e fuori dalla portata delle mie dita. Le corde adopera sempre messe in doppia e ripassate più volte, ad esempio per legate i polsi e le caviglie usa una corda da cinque metri per ciascuna, doppia, passata più volte in orizzontale, poi in verticale e con diversi nodi, spesso un nodo doppio a ogni giro. Morale: se per legarmi ci mette quasi sempre almeno un quarto d'ora per slegarmi io ce ne metto anche il doppio! Come corde usiamo delle corde leggere, le stesse che si adoperano per le riloghe, ne compro centinaia di metri Ho passato una buona serata, a guardare la televisione, a godermi le corde che mi stringevano e il bavaglio che mi zittiva quasi perfettamente, e la mia ragazza che ogni tanto mi stuzicava :-) fuori pioveva, ero a casa, al sicuro: molto al sicuro!!!

Saturday, September 12th 2009 - 02:12:46 PM
    
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Una storia di: dlegato

mentre girovagavo in internet ho trovato questo racconto forse è vero forse è finto forse è autobiografico chi lo sa......

RICORDI
Sapete ..gioco con le corde da tanto tempo, da quando ero bambino. Abitavo in un condominio senza cortile per cui, potevamo giocare ma con un sacco di limiti: niente pallone, niente bicicletta, etc... Ci rimanevano solo i giochi di squadra più tranquilli e era di moda replicare i telefilm e i cartoni animati preferiti. Si giocava assieme maschi e femmine, senza tanti problemi, eravamo quasi tutti coetanei. Mi ricordo un pomeriggio primaverile, avrò avuto 12 anni, pioveva e eravamo solo in tre io e due bambine di nome Amalia e Francesca. Pioveva di brutto e eravamo a giocare nel mio garages. Era il nostro regno, quando i miei genitori non c'erano, il posto ideale per nascondersi e giocare. Eravamo lì e ci annoiavamo: a cosa giocare se eravamo in pochi e pioveva? Non ricordo chi decidemmo di giocare a guardia e ladri, semplicissimo, c'erano dei ladri e la guardia li doveva trovare e catturare, Amalia si era offerta di fare la guardia ma poi aveva proposto un cambiamento di gioco: impossibile trovarci da sola, il palazzo era troppo vasto ...e ... perchè invece non saltare la fase della ricerca e essere già suoi prigionieri? Mi ricordo che Francesca non era d'accordo, mentre per me ...per me non c'erano problemi tanto a quel gioco ero una schiappa. Quel giorno le cose presero un esito inaspettato. Vista la mia disponibilità le mie amiche si coalizzarono, proponendomi un nuovo gioco, io prigioniero che dovevo slegarmi e scappare e loro le mie carceriere, accettai. Fecero le cose per bene, di corde ne avevamo e le usarono tutte, quella fu forse la prima volta che venni legato seriamente le mie amiche si impegnarono, sì che si impegnarono. I ricordi sono un po' confusi ma mi avvolsero polsi e caviglie col doppio delle corde, legando anche braccia e ginocchie, avevamo un corda molto lunga, trovarono il centro, la legarono alle ginocchia e girandomi attorno incrociandosi la utilizzarono per avvolgermi strettamente come un salame. Ero davvero legato! Non riuscivo a muovermi! Ricordo perfettamente che non riuscivo a slegarmi , mi contorcevo ma niente da fare nella soddisfazione delle mie carceriere che mi spingevano a provare a tentare, stringendo subito i nodi se pensavano che ci stesi riuscendo o aggiungendone di nuovi nel dubbio. Rimasi legato a lungo almeno a me sembrò una eternità, legato come un salame seduto contro un muro in compagnia delle mie amiche che giocavano a carte e mi tenevano d'occhio. Lo confesso fu un bel pomeriggio., le mie amiche non se accorsero ma ero soddisfatto non era solo un gioco, non lo era più anche se allora non lo sapevo. Quel gioco fu il primo di una lunga serie, dato che mi ero reso così disponibile cominciò a diventare normale il fatto che io interpretassi sempre questo ruolo di prigioniero e che finissi legato e che mi piacesse sempre di più ..... fino a oggi.
Devo ammeterlo i racconti di questo sito sono fenomenali lascio la mia email in caso qualcuno mi voglia scrivere :-)

Wednesday, September 9th 2009 - 04:17:49 PM
    
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Una storia di: jeffrope

CRONACHE (seconda parte)

Abitavo in un vecchio casolare di pietra, su una collina alle spalle della città. Adoravo quel posto per molteplici ragioni. Quando la comprai costava poco e potevo ristrutturarla come volevo, ricavando dalla grande metratura tutto ciò che la mia fantasia più sfrenata potesse partorire. Era l’ideale anche per la mia clientela, che si trovava ad essere accolta in un contesto che garantiva una privacy pressoché totale.

Arrivai a casa e con immenso “piacere” notai che la polizia, per entrare e prelevarmi, aveva divelto parzialmente la porta. Cercai di rimetterla a posto alla buona con quel poco di forza che mi restava.
Il mio umore però fu maggiormente abbattuto dallo spettacolo che si presentava all’interno. Il ciclone Cathrina avrebbe causato meno danni se fosse passato nel mio soggiorno. Ogni cosa, per chissà quale legge della fisica (o del caos dovrei dire), si trovava al posto di un'altra, sempre che non fosse ridotta in pezzi sul pavimento.
Esausto mi lasciai cadere sul divano, e chiusi gli occhi.
Inspirai profondamente per sentire almeno l’odore di casa mia e ristabilire un feeling che all’apparenza era ormai perso.
Fui destato da un rumore.
Il cuore iniziò a sobbalzare nonostante fossi ridotto a poco più di un cencio.
Mi alzai in silenzio.
Un altro rumore. Movimenti trascinati. Mi avvicinai al camino e presi l’attizzatoio.
Dal corridoio dal quale si accedeva alla scala per il piano superiore e per i sotterranei scorsi un ombra. Bassa e lunga. Come di un animale.
“Andiamo bene pensai , vuoi vedere che è entrato pure un lupo oltre che quegli…”
Mi appiattii contro la parete in attesa che passasse la bestia. Trattenni il fiato, caricai il colpo ed un istante dopo feci cadere quell’arma impropria.
- Che cazzo ci fai qua? – sbottai.
Letizia uscì completamente dall’oscurità del corridoio, ancora a quattro zampe e con un sorriso angelico sulle labbra nonostante il mio moto d’ira.
- Ho saputo che hai passato una brutta notte, allora ho pensato bene di venire a prendermi cura del mio Paparino appena rientrato. -
- Si ma come…-
Non riuscii a terminare la frase. Mi bloccai, vedendo la giovane Letizia vestita solo di un paio di calze di lattice nera, guanti dello stesso tipo ed un collare al quale era agganciato un guinzaglio.
Il suo corpo perfetto era accarezzato da lunghissimi capelli biondi che le ricadevano sulla schiena. I seni grossi e sodi sembravano non addirsi ad una ragazzina di appena diciannove anni.
- Questa sera Padroncino nessun limite, puoi farmi tutto quello che desideri, te lo meriti! -
- Lascia stare Letizia, per stasera non si gioca. Torna a casa da mamma e papà! – e mi rimisi a sedere sul divano, appoggiando il capo sulla spalliera ed emettendo un sospiro prolungato.
Chiusi nuovamente gli occhi stanchi.
La giovane pantera mi si avvicinò senza rimettersi in posizione retta. Con movenze lente e feline raggiunse le mie ginocchia. Con le lunghe braccia affusolate ed inguainate in un luccicante latex, incominciò ad accarezzarmi le cosce, lentamente. Movimenti docili e sicuri. Una lieve ma decisa pressione delle sue mani mi divaricò le gambe, che concessero lo spazio sufficiente a far sì che il corpo sinuoso di Letizia si potesse inserire. Sentivo la gomma fare attrito contro i pantaloni, man mano che risaliva verso il centro del mio corpo. Iniziò ad armeggiare con la cintura, con dolcezza reverenziale. La malizia e la sua destrezza a compiere tali operazioni le permisero di avere in pochi istanti il mio pene tra le mani guantate. Una massaggiava lo scroto e l’altra faceva compiere movimenti prima discendenti e poi ascendenti alla pelle della mia asta. Con ritmo lento e costante.
Poi sentii il freddo del metallo.
La lingua ornata di pearcing stava scivolando sul mio fallo, coprendo tutta la distanza dallo scroto allo scrondo. Come una bestia vorace, fece suo il mio sesso, ingoiandolo al pari di una ingorda chimera.
Mi destai da quel momento di apatia, preso dall’istinto che ha sempre rivelato il mio essere più profondo. Con forza le presi i capelli e mi liberai dalla sua famelica morsa e notai che aveva un sorriso compiaciuto disegnato sul suo volto, vittorioso.
Mi ricomposi.
Afferrai il guinzaglio e la trascinai violentemente verso il seminterrato.

I sotterranei del mio casale non avevano nulla da invidiare al più fornito set di film hard bdsm. Completamente isolato ed insonorizzato, negli anni avevo potuto rifornirlo di qualunque attrezzo o arredo che potesse essere utilizzato per sottomettere qualcuno.
Scaraventai Letizia su un letto di metallo con le classiche spalliere con sbarre. Lo acquistai ad un vendita pubblica di un ospedale psichiatrico smantellato. Quando lo vidi non ci pensai due volte e lo feci mio. Era solido, regolabile, ma soprattutto era predisposto all’aggancio di qualunque tipo di cinghia, camicia di forza, attrezzo di somministrazioni farmaci ed ad ogni altro utilizzo la mia mente malata avesse richiesto. Il materasso l’avevo protetto con uno spesso strato di cellophane, per renderlo ancora più sgradevole per la vittima, e più pratico da pulire.
Dalla parete, ove erano appese con cura in ordine di lunghezza, presi delle matasse di corda. Legai i polsi di Letizia paralleli tra loro, in avanti. Non fiatava, osservava attenta, curiosa, affascinata da tanta destrezza.
Le feci assumere una posizione carponi. Assicurai le caviglie con dell’altra fune alle sbarre più esterne della spalliera del letto, facendole divaricare il più possibile le gambe. Ogni strattone che infliggevo alle corde era accompagnato da un gemito eccitato della ragazza. Girandole attorno vidi che il suo sesso era già umido.
Legai anche le cosce, in prossimità della piega dell’inguine, al bordo esterno superiore del letto, per bilanciare la trazione delle corde e non permetterle movimenti all’indietro. Le presi le mani, che Letizia pensava legassi alla sponda davanti al suo viso, e le feci passare in basso, sotto il suo cavallo, tra le cosce. Si vide costretta a ricadere con la faccia sul materasso, su una guancia. Osservava dai vari specchi alle pareti il mio armeggiare. Legai strettamente la corda che le bloccava i polsi alla sbarra centrale della spalliera, alla quale erano giunte le caviglie, costringendola in una posizione in cui offriva entrambi gli orifizi, protesi verso l’alto ed impossibili da proteggere.
Completai la legatura inserendo un pezzo di fune in un passante del collare e collegandola alla spalliera in prossimità della testa.
Notai che tentava di raggiungere la vagina con le dita, senza, ahi lei, riuscirvi.
- Uhmmmm, sono bagnatissima Paparino!-
- Zitta! Poi ti ho detto mille volte di non chiamarmi paparino ! –
Mi avvicinai alla sua bocca e le ordinai di porgermi la lingua.
Immediatamente obbedì.
Con una corda di diametro inferiore a quelle usate prima, confezionai un nodo scorsoio con il quale intrappolai il pearcing che le forava la lingua. Facendo molta attenzione feci in modo che Letizia la distendesse il più possibile. Quindi legai il cordellino al letto.
Sgranò gli occhi, probabilmente considerando eccessiva la trazione.
Presi la canna più sottile tra quelle che erano riposte nell’apposito settore e la inarcai mostrandole tutta la sua elasticità.
Intanto una pozza di saliva si era già formata sotto la guancia di Letizia che ansimava dall’eccitazione e dalla tensione emotiva. Agognava la sua punizione come se ne dipendesse la sua stessa vita.
Avvicinai la canna a contatto con il sedere della ragazza, all’altezza della piega di congiunzione tra natiche e cosce. Allontanai l’attrezzo di punizione e con uno slancio sferzai il primo colpo.
Ad ogni frustata inferta, l’intensità cresceva ed una riga rossa e precisa si delineava su quella pesca indifesa.
Gli occhi di Letizia si riempirono di lacrime che luccicavano come stelle in una notte buia e nera. Due fiotti di liquido sgorgavano copiosi dalle narici. Un sommesso lamento spronava le nostre perversioni.
Abbandonai la canna sul pavimento e mi mossi alle sue spalle. L’eccitazione era massima e pretendeva il suo tributo carnale.
La penetrai nel sesso inondato con estrema facilità. I lamenti della ragazza assumevano sempre più il timbro di un ruggito. Una belva predatrice più che un agnello sacrificale. Cercava di assecondare il mio movimento per andare incontro alle mie stoccate, per ottenerne il massimo della profondità.
Uscì da lei. Presi un vibratore per clitoride e lo applicai con precisione, fermandolo all’interno di una coscia con del nastro adesivo.
La sodomizzai con impeto, esplorandole violentemente le viscere.
Esplose in un urlo liberatorio e disperato quando raggiunse il suo orgasmo che non riuscì a trattenere, nonostante avesse ricevuto il mio preciso ordine di non godere.
Non uscii da lei. Continuai a pompare con rabbia e furore. In pochi minuti i suoi gemiti di godimento si tramutarono in grida di disperata sofferenza. Strazianti guaiti di una cagna che non riusciva più a tenermi dentro di se. Eruppi in lei con irruenza vulcanica.
Mi accasciai al suo fianco, stremato.
Indifferente del fatto che non potesse liberarsi senza il mio aiuto, mi acquietai.

Dopo pochi minuti, i mugolii di Letizia mi fecero ritornare al mondo. Non persi tempo e la slegai.
- Brutto stronzo, che cazzo mi lasci così per tutto sto tempo, non sentivo più la lingua! -
- Te l’ho detto che non era serata Lety! – risposi con poca convinzione.
- Ah si! Ho capito, ma cazzo, meno male che non mi hai messo un sacchetto di plastica in testa, altrimenti a quest’ora…-
- Lo sai che in quel caso sarei stato più attento! –
- Vaffanculo! –
Corse di sopra, si rivestì in tutta fretta. Tornò di sotto dove ero ancora disteso ed assorto nei miei pensieri. La vidi lì, in piedi sull’uscio, col muso imbronciato, vestita come una qualunque liceale, jeans, maglietta e scarpe da tennis.
Rimise il suo abbigliamento di gomma nello zainetto non badando a ripiegarlo e mosse con l’intenzione di andare via. Pensai che mi avrebbe detto che quella sarebbe stata l’ultima volta. Poi la vidi sporgere la testa oltre la porta. Con la solita espressione maliziosa sul volto mi parlò:
- Comunque sei stato formidabile, Paparino! Adesso devo andare al cinema con un cretino che piace ai miei. Che palle! Ti chiamo domani! -
- No, non farlo!!! – urlai, ma non ricevetti risposta. Dopo qualche secondo sentii il rumore di un’auto in partenza.

Mi addormentai pensando a quando conobbi Letizia, un anno prima.
Mi contattò come tutte, via e-mail, ma fin dalla prima che ricevetti capii che era una persona determinata e testarda.
Non aveva alcun timore di spingersi in un mondo che sicuramente non aveva mai vissuto, ma che poi scoprii essere parte inscindibile del suo essere.
Volle subito incontrami e dovetti dare fondo a tutta la mia evasività per tenerla alla larga qualche settimana. Dovevo comunque poterla studiare prima di concederle un incontro.
Mentì sull’età. Mi disse che aveva da poco compiuto 27 anni e che desiderava provare esperienze che il suo ragazzo non intendeva sperimentare.
Parlò subito di denaro, sostenendo che quello assolutamente non era un problema per lei.
Si presentò alla mia porta, esordendo : - Voglio imparare ad essere una brava schiava! –
Scoppiai in una fragorosa risata e la cacciai via malamente quando constatai che era poco più che maggiorenne e che mi aveva imbrogliato.
Rimase seduta davanti alla mia porta per ore, nonostante l’avessi rifiutata.
Si attaccò al campanello.
Colpì a pugni la mia porta.
Mi supplicò.
Cercò di corrompermi, di adularmi.
Mi insultò e cercò di ferirmi nell’orgoglio.
Arrivai al punto di minacciarla di denuncia per molestie.
Nulla da fare quella ragazzina era più cocciuta di un mulo.
Cedetti, consapevole che un giorno probabilmente me ne sarei pentito.
La costrinsi a stringere un patto che consideravo insindacabile. Non l’avrei toccata finché non l’avessi considerata pronta, eventualmente anche mai, e lei non avrebbe potuto chiedermene il motivo.
Accettò.
Le ordinai di parlarmi di sè, in modo dettagliato, senza bugie. Al primo indizio di menzogna l’avrei allontanata su due piedi.
Mi raccontò di essere l’unica figlia di due genitori troppo vecchi, indaffarati e ricchi per poterle stare dietro. Possedeva tutto, denaro, auto, case ed osservandola bene anche bellezza.
Mi confessò che aveva avuto istinti masochistici fin da ragazzina, ma delle volte le capitava di divertirsi anche a torturare le sue Barbie, provando un grande piacere, laggiù, in basso.
Quando veniva da me, pretendeva di pagare il mio tempo, così si sentiva libera di parlare per ore ed ore. Il potere dei soldi pensai!
Dopo circa due mesi di tanta teoria, mentre eravamo seduti in sala da pranzo a prendere un tè come due amici, si accorse che nei miei occhi balenò una luce che tradiva un intenzione. Non fece in tempo a realizzare. La presi per la gola. Si ammutolì. Mi fissava negli occhi.
La feci voltare senza dire nulla e la costrinsi a piegarsi sul piano della tavola. Aprii un cassetto e ne estrassi un rotolo di scotch. Le serrai i polsi, i gomiti, le braccia. Due spessi strati di nastro al di sopra e sotto i seni ne esaltavano le dimensioni giunoniche nonostante lo spesso maglione. Le avvolsi ginocchia e caviglie. Infine la imbavagliai. Il rumore del nastro mentre veniva srotolato era accompagnato dal respiro concitato di Letizia. L’odore della colla sprigionato invadeva i nostri sensi. Non feci altro che appoggiarmi dietro di lei, abbracciarla forte come si farebbe con una bimba spaventata, avvicinarmi al suo orecchio e sussurrarle:
- E adesso? -
I suoi occhi sbarrati cercarono di compiere traiettorie anatomicamente impossibili nell’intento di guardare dietro di se.
Non dissi più nulla. Aspettai.
Il suo respiro divenne sempre più corto, il cuore martellava ad un ritmo tribale. Si aspettava qualcosa da me, non sapeva cosa stessi pensando di farle. Tentò di divincolarsi, con forza. All’improvviso sgranò gli occhi, sorpresa e sgomenta della inaspettata reazione del suo corpo. Emise un urlo soffocato. Mi allontanai ad osservarla.
Una chiazza scura le si stava formando all’altezza del cavallo dei pantacollant grigi che indossava. Piccola Letizia!
Da quel giorno divenne sempre più avida di esperienze. In pochi mesi fu accompagnata ad esplorare le sue più recondite perversioni.
Fu addestrata come ponygirl e perfetta maid. Camminava con determinazione per ore a quattro zampe e pretendeva di sfamarsi mangiando con la testa nella ciotola.
Imparò a controllare l’orgasmo e farmene dono quando glielo avessi chiesto o meglio, ordinato. Volle subire le pene della frusta, della sospensione, del soffocamento e dell’elettricità. Ogni pratica alla quale la sottoponessi, era per lei lo spunto per chiedermi di più.
Si prestò ad ogni tipo di legatura. Sperimentammo innumerevoli tecniche di Shibari.
Poi alla fine di ogni incontro, con leggera innocenza, ricomponeva il suo zainetto e mi salutava con un bacino sulla guancia.

Fui svegliato da un rumore, una sorta di fastidioso tintinnio.
Mi alzai intontito dal letto dove poco prima avevo prepotentemente preso Letizia. Potevo percepirne ancora l’odore. Dopo un passo ebbi la sensazione di cadere in terra. Il mio incedere era pesante ed incerto. Mi sentivo come se fossi stato investito da un tram.
Misi goffamente i pantaloni e mi diressi verso quel rumore. Proveniva da qualche parte oltre la porta d’ingresso alla mia, se così si può chiamare, sala giochi. Dovetti passare dal vano scale che portava al piano superiore.
Seguii in silenzio, affinando l’udito per carpire quel suono che si ripeteva in modo ritmato ad intervalli lunghi.
Ero scalzo ed il contatto con il pavimento ruvido e freddo mi mise ulteriormente a disagio. Avanzai immerso nella penombra trattenendo il fiato. L’assurdo era che mi trovassi in casa mia.
Arrivai alla porta attraverso la quale si accedeva al corridoio che conduceva alla caldaia, oltre la quale si arrivava alla sala macchine della piscina. Alla prima occhiata rimasi stupito dal fatto che mi appariva molto più stretto e più lungo di quanto ricordassi.
Non imboccavo mai quel corridoio se non per accompagnare una volta l’anno i manutentori della piscina.
Nel buio quasi totale cercai l’interruttore della luce, ma a tastoni non fui in grado di trovarlo. Nel tentativo andai a sbattere contro qualcosa di pesante e morbido.
Trasalii.
In quel punto per quanto ricordassi non doveva esserci nulla.
Il luogo in cui mi trovavo era rischiarato parzialmente, grazie solo ad una finestrella posta al termine del corridoio, che dava sull’esterno della villa. Attraverso quell’apertura entrava una tenue luce di lampioni che rendeva l’ambiente colorato delle sfumature comprese tra il nero e il blu.
I miei occhi pesanti si abituarono finalmente alla penombra. Riuscii a distinguere il contorno dell’oggetto contro il quale avevo battuto. Era una sorta di bozzolo nero appeso ad una trave, che correva lungo tutto il soffitto, per mezzo di una catena ed un gancio. Era quello che produceva il tintinnio, accompagnato da un cigolio metallico quasi impercettibile, causato dal suo basculare.
Mi chiesi che cosa fosse, perché fosse nella mia “cantina” e soprattutto chi ce l’avesse messa.
Mentre mi interrogavo, scorsi che non era l’unico oggetto intruso nella mia proprietà. Su entrambi i lati della strettoia penzolavano ad occhio e croce una mezza dozzina di quegli affari.
Lo studiai più da vicino.
Toccandolo con timore constatai che era fatto di gomma, probabilmente molto spessa, perché nonostante cercassi di affondare le dita, non riuscivo a capirne il contenuto. Facendo scivolare i polpastrelli lungo tutto il perimetro trasversale, avvertii la presenza di una cerniera che lo attraversava longitudinalmente. Raggiunsi l’anello della zip con grande sforzo, sia per l’altezza che per la condizione confusionaria in cui mi trovavo. Tirai lentamente verso il basso.
Ci misi qualche istante a rendermi conto di cosa avessi davanti.
All’interno di quell’involucro c’era un corpo. Un corpo di donna, completamente nudo, appeso a testa in giù. I piedi legati ed agganciati ad un moschettone d’acciaio che finiva in una catena.
Gli occhi non mi aiutavano a capire le condizioni di quella donna. Osservandola meglio vidi che le caviglie erano state legate strettamente, l’una contro l’altra con del filo di ferro. Ancora filo di ferro, come Giorgia!... pensai.
Allo stesso modo erano bloccate le ginocchia, i polsi dietro alla schiena giunti anche al corpo con due pezzi di filo che le avvolgevano i fianchi.
Mi avvicinai al volto per vedere chi fosse e se fosse viva. Arrivato all’altezza degli occhi mi fermai ad ascoltare se un lieve alito di vita fuoriusciva dalla bocca o dalle narici.
Ebbi un sussulto e l’istinto di saltare indietro. Persi l’equilibrio.
I suoi occhi si erano all’improvviso spalancati.
Il cuore mi saltò in gola. Era viva.
Era Sophie!
- Oddio, chi ti ha portato qui sotto? -
Ricevetti per risposta solo strazianti mugolii. I suoi occhi sbarrati erano la rappresentazione del terrore puro. Essi si riempirono di lacrime imploranti pietà.
Non capivo perché non rispondesse alla mia domanda. Per quanto potessi vedere, non era imbavagliata. Ne una ball gag, ne un cerotto.
Eppure non parlava, si lamentava sommessamente, come se stesse patendo le pene dell’inferno nel tentativo di comunicare.
Allora avvicinai gli occhi alla sua bocca e passando lievemente i polpastrelli sulle labbra feci la tremenda scoperta che mi gelò il sangue. Erano cucite, l’una all’altra con del filo chirurgico. Punti precisi e ravvicinati le serravano la carne, procurandole un dolore estremo ad ogni tentativo di proferire parola.
- Cristo ma chi è questo pazzo scatenato che ti ha ridotto così? Sophie, non ti preoccupare, ti tiro giù io !-
Tentai di trovare la parte terminale di ogni legatura, dove i cavi metallici erano stati incrociati, per poterla sciogliere. Passai la mano dietro alle spalle di Sophie, all’altezza della vita alla quale erano giunti i polsi, ma immediatamente la ritrassi, ferito.
Il responsabile del rapimento della donna, aveva pensato bene di scongiurare un tentativo di liberazione, stuccando con delle tenaglie la parte finale della legature, in modo da lasciare solo una punta acuminata di metallo, impossibile da tagliare se non con l’aiuto di qualche attrezzo.
- Merda, merda, merda! – imprecai.
In quel momento sentii la porta alle mie spalle chiudersi.
L’adrenalina pompava forte nelle mie vene, ma nonostante ciò non riuscivo ad essere abbastanza lucido per prendere in mano la situazione.
Udii dei passi.
Mi accucciai, portando le labbra all’orecchio destro di Sophie:
- Stai tranquilla, resisti, torno a prenderti, non ti lascio qui! -
A quelle parole la donna presa dalla disperazione tentò un ultimo straziante grido di aiuto, ma il crudele bavaglio le procurò solo più pena. Un sottile rivolo di sangue fuoriuscì da uno dei minuscoli fori che si allineavano lungo le sue labbra.
Chiusi la zip del sacco che la conteneva, mentre si dimenava disperatamente. Dopo di lei anche gli altri sacchi che fino a quel momento erano rimasti inanimati, iniziarono a muoversi in modo scoordinato ed irrazionale.
- Sono tutte vive! -
Sentii una presenza avvicinarsi lentamente alle mie spalle. Mi diressi verso la sala dell’impianto motore della piscina, ma sentivo le gambe tremendamente instabili e pesanti. Mentre procedevo, non riuscivo ad evitare l’impatto con gli altri bozzoli sospesi. Chi erano? Erano forse tutte donne che conoscevo? Mie clienti?
Raggiunsi la sala macchine. Una stanza quadrata, vuota fatta eccezione del motore che spingeva le pompe della piscina.
Un'altra sorpresa mi attendeva in quel luogo.
Qualcuno, a mia insaputa, chissà da quanto tempo, si era impossessato di parte dei miei locali sotterranei, e ne aveva fatto il proprio parco per giochi efferati.
C’era un lettino, in un angolo della sala, riposto dinanzi ad un grande specchio. Ivi giaceva una donna, legata esattamente allo stesso modo di Giorgia, ma era ancora viva.
Si lamentava per lo sforzo che stava sostenendo per evitare che le sue stanche membra tirassero il cappio al punto di soffocarla. Corsi immediatamente verso di lei, e vidi che aveva già la gola profondamente segnata. Anche in questo caso era impossibile liberarla senza almeno una pinza, perché il sadico bastardo aveva preso la stessa precauzione di prima.
Allora la aiutai, sostenendole le braccia ormai allo strenuo ed in quel momento la riconobbi. La piccola Letizia.
Le sue lacrime di aiuto rendevano ancora più profondo il mio senso di impotenza dinanzi a quella situazione.
Guardai intorno a me e finalmente vidi su uno scaffale un paio di tronchesi.
- Resisti, piccola, ti libero subito. -
Le voltai le spalle, feci tre passi ed il suo urlo soffocato, nel tentativo di avvertirmi, non mi aiutò. Un lampo chiaro passò davanti ai miei occhi ed una fitta stretta alla gola mi tolse il fiato. Provai a inserire le dita tra il cavo d’acciaio e la mia carotide, ma la presa era salda. Provai a lottare con tutte le forze ma mi abbandonarono prima di quanto pensassi. Vinto e senza ormai più un filo d’aria, fui girato con facilità verso il lettino dove Letizia era ormai agonizzante. Voleva regalarmi l’ultimo spettacolo prima di farmi fuori.
I polsi di Letizia erano ormai ben al disotto delle scapole, punto in cui inizialmente erano state legate, ed il cavo in tensione stava inesorabilmente togliendole gli ultimi istanti di vita. Incominciai a percepire le immagini offuscate e colorate di rosso. Poi, arreso chiusi gli occhi.
Mi alzai come una molla dal letto, con la bocca spalancata alla ricerca di ossigeno, tenendomi la gola. Ero un bagno di sudore. Un incubo. Fortunatamente era solo un orribile incubo. Ho sognato di morire. Pensai.
Il cuore mi sembrava una cassa acustica in una discoteca techno.
Rimasi seduto qualche minuto cercando di ritornare alla calma.
Erano stati giorni intensi e stressanti, ed era plausibile che il sonno ne fosse condizionato. Rivolsi un sorriso a me stesso pensando al pericolo scampato.
Poi qualcosa mi turbò nuovamente. Attorno al collo avevo un pezzo di fune che avevo usato per legare Letizia.
CONTINUA...

Monday, September 7th 2009 - 11:49:23 AM
    
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Una storia di: jeffrope

CRONACHE ( prima parte )

PREFAZIONE

Tutto ha inizio con una semplice e-mail recante oggetto: richiesta informazioni. Come si fa per acquistare un regalo in internet. Ma in questo caso il regalo sono io!
Per se o per un amica! Diffidenza ed imbarazzo sono comuni a chi si rivolge a me. Poi queste lasciano il posto alla curiosità! Couriosity kills the cat!
Vendo esperienze! Esperienze moderne, alimentate da sensazioni antiche. Necessità di cui lo spirito umano ha bisogno oggigiorno più che mai.
Ricevo tante mail, ma non tutte hanno un seguito. La maggior parte delle volte prevale il cosiddetto buon senso. Altre incaute, curiose, dimostrano invece determinazione a soddisfare un bisogno. Caparbietà nel raggiungimento di uno scopo.
Rispondo sempre nello stesso modo, asettico, professionale e rassicurante.
Chi si avvicina per la prima volta a me, vuole garanzie. Rotto il muro della diffidenza, ci si inoltra nel tunnel della conoscenza. Non reciproca intendiamoci! Conoscenza da parte mia della persona che richiede il “servizio”. L’attività che svolgo per certi aspetti può essere accostata ad una seduta di psicoanalisi. Lascio che il soggetto mi parli di se, di ciò che le piace o che odia, di ciò che desidera. Ascolto tutto con interesse e catalogo ogni singola espressione! L’esperienza mi ha insegnato che le prime richieste sono quasi sempre interlocutorie, a tradire una cauta strategia per non aprirsi completamente. Infatti all’inizio, richiedono tutte lo stesso stereotipo di trasgressione. Hanno il timore, comunque e sempre, di essere giudicate per quello che dicono, pensano, desiderano. Convinte di essere, nel loro piccolo, troppo estreme, malate o pazze. Poi, invece, capiscono di non essere le sole, di non essere così al di là della visione comune. Il loro demone alla fine non è poi così cattivo.
Arrivati a questo punto inizia lo sfogo, il delirio di cui nemmeno loro riescono e vogliono prevederne il limite. Percorrono una strada che non sanno dove le porta, perché per loro l’importante è il modo in cui vengono condotte. Tutto ha un inizio ed una fine. Ciò che succede in quell’arco indefinito di tempo, nasce e muore ogni volta in quello spazio sospeso, ove si è se stessi ma anche no, ma sicuramente si è ciò che in quel momento si vorrebbe essere.
Il mio lavoro è fatto in gran parte di lettura. Leggo e studio!
Leggo le richieste, studio le abitudini.
Leggo i desideri, studio le paure.
Non fisso mai un appuntamento certo. Chiedo che mi venga inviata una copia dell’agenda con il programma dettagliato di tutto il mese. Sono io che scelgo, dove quando e come.
Il resto è solo cronaca.














CAP. I

Michela S.
42 anni
responsabile del personale di una ditta meccanica

venerdì 17 aprile ’09 ore 19.00

E’ una serata piovosa, umida e triste. Buia! Probabilmente rispecchia in tutto ciò che può essere la vita di Michela. L’ho osservata pazientemente per una settimana.
Non è una brutta donna e dimostra anche qualche anno in meno della sua età anagrafica. Media di statura, slanciata, seno abbondante, probabilmente aiutato da un piccolo intervento chirurgico. I capelli sono castani, acconciati in un banalissimo caschetto, che le sfiora le spalle. Stretta in un castigatissimo tailleur grigio che ricorda altri tempi, scende dall’autovettura che ha parcheggiato proprio davanti al cancello della sua porzione di villetta a schiera, nella nuova periferia residenziale. Si muove con grande fretta come se avesse un appuntamento importante da non mancare. Ma in verità è tanto tempo che a casa nessuno l’aspetta più! Almeno fino a stasera!
Sono proprio lì! Immobile, appiattito contro il muro, nell’intercapedine dove è alloggiato il quadro elettrico, tra il patio e la porta d’ingresso. E’ buio, Michela non trova le chiavi! Fruga violentemente nella borsa grande e piena di oggetti. Impreca. Ne sente il rumore ma non riesce ad afferrarle con le dita. E’ ad un passo da me, ma non se ne accorge. Posso sentire il suo profumo, che mi raggiunge a folate ad ogni suo movimento. Ecco! Trovate! Infila la chiave nella serratura, due giri ed è quasi dentro, quasi al sicuro. Quasi!
Mi muovo veloce e letale! In meno di un istante, prima che se ne accorga le cingo il collo con il braccio sinistro. Una presa sicura, che le toglie immediatamente il respiro. Descrivo un giro di 180 gradi su noi stessi, rimanendole sempre alle spalle. Con un calcio chiudo la porta. La luce in casa è ancora spenta, ma mi muovo sicuro in ciò che sto facendo. Il risultato di tanto allenamento ed esperienza.
Compio un altro giro su noi stessi, questa volta con più violenza, per costringerla a perdere l’equilibrio. Mentre cadiamo insieme in un fantastico abbraccio unilaterale, allento la presa al collo ma le premo la mano contro la bocca per non farla urlare. Roviniamo a terra, io sopra di lei. Il mio peso a schiacciarla contro il pavimento. Sono veloce, non le concedo il tempo di realizzare ciò che sta accadendo e reagire istintivamente. Salgo a cavalcioni sulla sua schiena, fermando le sue braccia sotto il mio sedere.
Non le dico nulla, agisco e basta! Non deve ancora sentire la mia voce.
Continuando a tenerle la mano sulle labbra, con l’altra estraggo dalla tasca laterale sinistra dei pantaloni militari, un grosso pezzo di stoffa. Lasciando un solo attimo la bocca libera, le premo il panno contro il viso. Questa volta è lei che non vuole aprire! Senza esitare un attimo, già consapevole che avrebbe potuto reagire in quel modo, con due dita le stringo le narici! Non più di 15 secondi e spalanca le fauci in cerca di ossigeno. Le riempio ogni centimetro del cavo orale con la stoffa, premendo con forza per non lasciarne fuori nemmeno un lembo. Vedo i suoi occhi strabuzzare dalla fatica e dal terrore di non poter contenere tanto materiale. Prova ad urlare, ma inutilmente. Sempre dalla tasca sinistra dei pantaloni prendo un rotolo di nastro adesivo nero, di quelli per uso elettrico. Le avvolgo tutto il volto, dalla parte sottostante il naso, strettamente e incurante dei lamenti. Come se fosse un pacco da sigillare, giù sempre più giù , fino al mento.
Mi giro su me stesso, ruotando sul sedere! Le prendo i polsi e li unisco, uno di fianco all’altro. Prova a graffiami le mani con le lunghe unghie, ma fortunatamente ho dei guanti di pelle a proteggermi. Brutta stronza! penso.
Infastidito dal tentativo di ferirmi, le assesto uno pugno sulla schiena che le toglie il respiro per qualche istante. Approfittando del momento di arrendevolezza, sfilo dalla tasca destra un fascetta di plastica da cablaggio, gia preventivamente agganciata. Infilo i polsi di Michela nel cappio, e tiro con forza. Il rumore della zip risuona nel silenzio della sala. Do un altro strattone per serrare la rudimentale manetta, e la sento mugolare! E’ troppo stretta? Così impari a reagire! Il sottile filo di plastica le penetra profondamente le carni e le impedisce qualunque movimento.
Faccio la stessa cosa con le caviglie e con una terza fascetta unisco i due legamenti.
Ho sudato, ma fatto un buon lavoro. Tempo di realizzazione meno di un minuto! Mi alzo, accendo la luce ed eccola lì! Ad un metro dalla porta d’ingresso, incaprettata come una bestia e ridotta al silenzio!
Ho caldo! Il passamontagna mi soffoca, ma non posso ancora toglierlo! Allora mi avvicino a lei, prendo altri due pezzetti di nastro adesivo e glieli metto sulle palpebre. Buio totale!
Finalmente sono libero dal cappuccio che mi nascondeva il volto. Mi fermo davanti a lei a distanza di un metro a contemplare il mio lavoro. Sono immobile ad osservare. Probabilmente non ha capito chi sono, o forse si.
Rimane ferma, distesa sulla pancia, ma la testa è sollevata dal pavimento. Sta provando ad affinare l’unico senso, oltre all’olfatto, che le ho in questo momento concesso di usare. L’udito.
Cerca di capire se sono lì! Rimane in una sospensione statuaria, evitando qualunque movimento, anche il più impercettibile, per potersi concentrare sui rumori che la circondano. E’ incredibilmente vigile. Ha la testa ruotata verso di me, sente che non sono lontano.
Estraggo dalla tasca una monetina e la tiro dall’altra parte della sala. Al rumore dell’impatto contro il pavimento ruota la testa con uno scatto, emette un urlo soffocato che echeggia solo nel suo addome e che le provoca un rossore al volto. E’ completamente tesa a seguire ciò che sta accadendo attorno a lei.
Mi avvicino per osservare meglio il suo viso contratto in una smorfia innaturale e dolorosa, provocata dalla tensione del bavaglio. Noto qualcosa! Nonostante il nastro che le sigilla ambedue gli occhi, scorre qualcosa…una lacrima è filtrata. Ho capito che non sa chi sono e perché sono lì!
La lascio per qualche minuto in preda al buio più totale e allo sconforto di essere completamente legata con un estraneo in casa. Comincio la mia perlustrazione all’interno dell’abitazione, alimentando ancor di più la sua convinzione che sia un ladro alla ricerca di denaro o gioielli! Volontariamente produco più rumore di quanto sia necessario nel rovistare nei suoi cassetti. Passo a rassegna prima di tutto la camera da letto, al piano di sopra. Fingo di mettere tutto a soqquadro ma contemporaneamente studio e conosco ancora di più la mia cliente/vittima.
Tutto nella norma, per una donna single dedita da troppo tempo alla dea carriera.
Il cassetto della biancheria intima non contiene nessun tipo di indumento che si possa nemmeno lontanamente definire sexy. L’armadio a muro e pieno di una serie interminabile di tailleur di molteplici colori e sfumature. La fiera della monotonia. Sembra un biglietto da visita che dice “Buon giorno sono una donna in carriera. Non ho sentimenti. Sono una stronza e qui comando io!”.
Una notevole collezione di scarpe evidenzia un ottimo gusto, almeno per quanto riguarda la scelta di questo accessorio. Riposte ordinatamente nella parte bassa del mobile, in fila, come piccoli soldatini schierati in prima linea. Anche loro sottolineano il suo carattere aggressivo, autoritario. E’ un’amante dell’ordine, ma è pervasa da una enorme insicurezza di fondo. Sto per chiudere l’armadio quando la mia attenzione è catturata da una maniglia nella parte più alta del fondo dell’armadio. Una sorta di botola. Probabilmente un nascondiglio per una cassaforte. Non sono certo lì per rubare, ma la curiosità è sempre stato un mio difetto. Apro! Bingo! Altro che soldi o gioielli! Ho finalmente scoperto: il piccolo… mondo…segreto…di Michela.
Il reprimere certi istinti nella vita, ti porta a creare una riserva mentale, dove coltivare le tue manie più oscure. Tutti hanno qualcosa da nascondere nel doppio fondo di un armadio, da aprire solo quando il demone si fa sentire prepotentemente.
Incomincio a tirare fuori dalla profonda nicchia ricavata nel muro alcuni oggetti.
Una scatola contiene una fornita collezione di video pornografici a tema bdsm.
Hogtied Bitches, Damsel in Distress, Bound and Gagged, Tortured Sluts, Breast Torture, Insex Collection, sono solo alcuni titoli.
Continuo a frugare! Manette con pelouche, un paio di metri di corda di nylon, probabilmente per praticare del selfbondage nelle lunghe sere passate da sola. Tre dildi di diverse dimensioni, un vibratore, una ballgag, un sacchetto di plastica vuoto. Sacchetto di plastica vuoto? Lo apro, lo annuso. Osservo attentamente e vi trovo dei capelli.
Michela si dedica anche all’autosoffocamento, breath control! Pazza, è una pratica estremamente pericolosa da fare senza qualcuno che possa controllarti!
Trovo anche alcuni indumenti, questa volta tutto fuorché convenzionali o ordinari, almeno per una manager. Un catsuit in lattice nera di buona qualità (vedo che non bada a spese), una guepiere anche essa in latex. Dello stesso materiale anche uno slip con all’interno 2 falli per una doppia penetrazione ed una grande varietà di calze di nylon di molteplici colorazioni, tutte stile anni ’50.
Cosa dire? Ha messo a dura prova la sua carta di credito per coltivare questa passione segreta.
Torno al pian terreno per controllare le condizioni della mia cliente. Lancio un’occhiata dall’alto e vedo che ormai si è rassegnata a non lottare più in vano contro le sue costrizioni. Appena sente che scendo le scale però, ha un impennata di foga e dà fondo alle ultime energie restatele, dimenandosi furiosamente e cercando di urlare. Ma finisce per arrendersi, sfinita, madida si sudore.
Esco velocemente di casa per prendere una sacca sportiva dal porta bagagli della mia macchina!
Come un manager ha la sua 24 ore, io ho una capiente borsa con tutto il necessaire per le mie prestazioni professionali.
Rientro in casa e chiudo la porta a chiavi. Ormai non sussulta più. Bene!
Apro il borsone e ne estraggo un pezzo di corda di canapa ed un paio di tronchesine. Mi avvicino a lei, taglio la fascetta che congiunge le due che le cingono polsi e caviglie. Come una molla tenuta in carica, le gambe cadono in basso con un tonfo secco sul parquet.
Ansima per il “piacere” di essere tornata ad una posizione meno scomoda di quella che ha tenuto per quel tempo per lei interminabile.
Mi siedo di nuovo su di lei ed inizio a legarle le braccia all’altezza dei gomiti, uno contro l’altro dietro la schiena. Taglio anche la fascetta che le blocca i polsi, che mostrano profondi solchi, e li lego con il pezzo di corda che era rimasta penzolante dai gomiti. Le libero anche le caviglie e tirandola per le braccia la costringo ad alzarsi.
La metto a sedere su una sedia di legno. Le lego i polsi sul bordo della spalliera, costringendola ad assumere una posizione scomoda, protesa in avanti, con le braccia tese ed alzate a livello delle spalle. Le cingo le caviglie con un altro pezzo di corda, che faccio passare sotto la sedia, dietro le sue spalle, per poi terminare in un cappio nel quale infilo la sua testa. Ho teso talmente tanto le gambe sotto la sedia, che quando lascio che tornino in posizione meno inarcata, tirano la corda e fanno scorrere il nodo scorsoio stretto intorno al collo di Michela! Incaprettata, ma seduta. Non credo stia molto più comoda rispetto a prima!
Prendo una sedia, e mi accomodo davanti a lei! Mi avvicino al suo volto, alla distanza di poco più di 5 centimetri. Il suo respiro è veloce ed affaticato. L’aria entra ed esce rumorosa dalle sole narici a causa della bocca letteralmente sigillata.
Osservo la corda che le serra la gola. Il cappio stringe, ma ancora non è nemmeno lontanamente pericoloso.
La tensione di Michela è altissima, posso sentire il battito concitato del suo cuore che sembra voler saltare fuori dal petto.
Mi avvicino con la bocca al suo orecchio destro e per la prima volta faccio sentire la voce del suo carnefice. – Dimmi dov’è! –
- Uhmmmm -
- Adesso ti tolgo il bavaglio e mi dici dov’è. -
Prendo un paio di forbici con la punta ricurva ed inizio a tagliare il nastro adesivo all’altezza dell’orecchio. Le tolgo la stoffa dalla bocca che è totalmente imbibita della sua saliva.
La donna scoppia a piangere. Mentre piange cerca di riprendere i movimenti della mascella che per troppo tempo è rimasta spalancata. La lingua incomincia a scivolare lungo le labbra per inumidirle.
– Avanti puttana, dimmi dov’è la cassaforte –
– Non ho una cassaforte, te lo giuro! Ho dei contanti nella borsa, prendi quelli, ho anche un anello con brillanti, ma ti prego lasciami andare! –
– Brutta troia, non me ne faccio un cazzo di quattro spicci e di una pietruzza! Voglio sapere dov’è la cazzo di cassaforte! –
Le mollo un ceffone!
Scoppia a piangere e prova ad urlare.
Le spingo in bocca una pallina da tennis, costringendola ad un’apertura superiore a prima. Prendo dalla borsa il rotolo di nastro americano e gliela blocco con quattro giri attorno al volto.
Finita l’opera mi riavvicino al suo orecchio e con un sussurro le dico:
– Parlerai! Io ho tutta la notte! –
Le slego le caviglie! La tensione al collo si allenta. Il respiro inizia a diventare un po’ più regolare. Svincolo i polsi dalla spalliera. La prendo per i capelli e la tiro indietro facendola aderire con le spalle alla sedia. Tiro la corda che le penzola dai polsi e la faccio passare tra le traverse della sedia per poi farla risalire verso l’alto. Strattono forte per negarle anche il più minino movimento delle braccia. Concludo la legatura passandole il finale della fune attorno al collo e fissandola alla spalliera. Passo davanti a lei. Le sfilo la gonna con uno strattone.
Prova a calciarmi, ma evito e rispondo con un uno schiaffo al volto.
Le divarico le ginocchia.
Le afferro un piede.
Le tolgo la scarpa e incomincio a legarle la caviglia contro la coscia. Assicuro il legamento prima incrociando la corda trasversalmente fra polpaccio e coscia, aumentando così la tensione, poi con il finale della fune la fisso alla spalliera della sedia in modo che non riesca a chiudere la coscia nemmeno di un palmo. Faccio lo stesso con l’altra gamba. Sento i suoi lamenti soffocati ad ogni trazione che esercito sulle corde. Le apro la giacca e le sbottono la camicetta. Abbasso gli indumenti fino al punto in cui le corde che la avvolgono lo permettono.
Vestita non rendeva l’idea di cosa avesse lì sotto!
Due seni grossi e pieni, sospesi da un reggiseno a balconcino.
Con un temperino lo taglio a metà permettendo alla forza di gravità di fare il suo dovere. Il mio occhio per una volta non era stato tanto analitico. Nessun intervento del chirurgo. Tutta materia prima originale.
Inizio a tirarle i capezzoli con indice e pollice per farli inturgidire ed allungare. Senza alcun tatto li torco su se stessi di 360 gradi. Urla! Ottenuto la lunghezza e la consistenza desiderata, li imprigiono uno alla volta in un cappio fatto con uno spago che si usa in cucina per preparare gli involtini. Stringo!
- uhmmmm –
Tiro le estremità di ognuno dei due cordoni, verso i piedi, ancorandole agli alluci corrispondenti, ai due lati. Faccio in modo che lo spago risulti troppo corto. Gli alluci contratti iniziano a provocarle dei crampi ai piedi, ma se prova a rilassarli o a muoverli inevitabilmente tirano i capezzoli talmente forte che le sembra che le si strappino. Per rendere la tortura ancora più insostenibile, riprendo il rotolo di nastro elettrico ed inizio, pazientemente, ad avvolgere strettamente ogni singolo seno.
Partendo dalla base e risalendo ad ogni giro verso il capezzolo. La pressione esercitata dal nastro costringe la materia interna del seno a spingere verso l’esterno. Al termine di questa operazione, mi trovo dinanzi a due palloncini sul punto di esplodere. Il colore dei seni è diventato decisamente rosso, paonazzo. I capezzoli si sono dilatati a dismisura. Il sangue irrorato in questa parte aumenta il loro volume, rendendo i cappi di spago troppo stretti per contenerli.
Un lamento, basso e costante, proveniente dalla bocca impacchettata di Michela, è la colonna sonora del mio lavoro certosino.
Mi concentro sulle parti basse della mia prigioniera. Il bacino completamente divaricato espone la zona pubica protesa in avanti. Mi inginocchio all’altezza dell’inguine. Osservo lo slip bianco che le copre il sesso. E’completamente bagnato di sudore o altro, ed emana un forte odore. Lo accarezzo con la lama gelida del temperino e lei ha un sussulto.
Prova a lottare con le corde, ma non fa altro che infliggersi maggiore pena e tormento ai capezzoli, già diventati violacei.
Avvicino la lama al naso ed un aspro olezzo di urina mi pervade le narici.
– Ti sei pisciata addosso! –
Taglio prima un lato e poi l’altro del perizoma, all’altezza dell’anca. Appallottolo l’indumento e lo uso per asciugare la vagina, completamente depilata, dal liquido ancora presente.
– Senti l’odore della tua paura? – e le premo la stoffa umida e fetida contro il naso, quasi soffocandola.
La lascio respirare. Intanto ruoto la sedia con Michela sopra, in direzione di uno specchio a muro in prossimità dell’ingresso. Mi rimetto il passamontagna, mi posiziono alle sue spalle, e prima uno e poi l’altro, libero i suoi occhi dal nastro adesivo che la costringeva alla cecità.
Lo spettacolo che le si presenta di fronte, una volta che gli occhi riemergono dall’oscurità, la spaventa ancor di più. Se stessa, completamente immobilizzata e ridotta al silenzio. I seni di cui è tanto orgogliosa, intrappolati in un perverso marchingegno che le provoca un dolore crescente al passare di ogni minuto. Vagina ed ano oscenamente esposti, come carne sul banco di un macellaio. Gli occhi le si riempiono di lacrime quando vede dietro di se un uomo dal volto coperto, che la scruta attraverso due piccole fessure, con occhi freddi e penetranti.
Ritorno dinanzi a lei e le mostro cosa ho tra le mani. Un oggetto che assomiglia ad una scultura contemporanea. Metallica, composta da due corpi di forma completamente diversa tra loro. Uno è una sorta di sbarra ricurva, l’altra una sfera. Essi sono uniti tra loro da un arco telescopico, dal quale partono due cavi.
Mi avvicino e lei comincia a dimenarsi, quasi insensibile al dolore che si sta autoprocurando. Vorrebbe sottrarsi al supplizio al quale intendo sottoporla, ma ottiene solo che il sistema di nodi scorsoi che la immobilizzano diventi sempre più crudele. Più si muove e più sente serrare la morsa.
Una volta Arresasi alla stretta del cappio che le cinge la gola, inizio a spingere l’oggetto dalla parte della sfera all’interno dell’ano. Lo sfintere oppone molta resistenza. Non desisto. Spingo con più forza e finalmente penetra profonda dentro di lei.
Emette un urlo straziante, ma inutile. Le lacrime che ha versato sino ad ora hanno fatto sì che il rimmel le colasse lungo il viso, facendola assomigliare vagamente ad un clown.
Lavorando sulla parte telescopica adatto lo stravagante dildo e inserisco la parte più allungata in profondità nella vagina, sino all’ultimo centimetro. Adesso ha entrambe gli orifizi pieni. Il risultato visibile però è solo una sorta di anello metallico che congiunge ano e vagina. Sollevo i cavi e mostro alla sciagurata il remote control per la scarica elettrica.
I suoi occhi supplicano. Mi supplicano di non farlo.
– Puttana ti friggo la figa e il culo se non mi dici dove tieni la cassaforte. Ti do solo un assaggio. –
Muovo la levetta.
La muscolatura di Michela si contrae in uno spasmo. Sente le carni bruciare dall’interno.
Blocco la scarica.
Si rilassa sfinita. Intanto l’azione continua e sadica esercitata dal sistema di legature al quale avevo sottoposto il seno di Michela ha raggiunto un livello divenuto insopportabile.
- Brutta troia adesso ti faccio vedere io! –
Accorcio ulteriormente lo spago tra alluce e capezzolo, ed inizio ad agganciare ad entrambi i fili dei pesetti di piombo. I capezzoli hanno assunto una lunghezza che Michela non avrebbe mai immaginato.
Deciso a terrorizzarla ulteriormente, le passo alle spalle e con un gesto fulmineo le imbusto la testa con il sacchetto di plastica con il quale tante sere ha giocato tutta sola. Gli occhi sbarrati in un espressione agghiacciante si muovono come impazziti. L’unica parte di lei ancora libera.
Chiudo il cappuccio trasparente in modo ermetico, sigillandolo all’altezza del collo con tre giri di nastro.
La paura di soffocare le provoca, se è possibile un picco maggiore di adrenalina. Questo la porta a respirare ancora più compulsivamente e consumare l’ossigeno all’interno della busta molto rapidamente.
Osservando le pareti di plastica appiccicarsi, ad ogni respiro, sempre di più al volto di Michela, inizio a frustare la parte dei seni liberi dalla morsa del nastro adesivo, usando un semplice stuzzicadenti da spiedini. L’estrema elasticità del legno fa si che le percosse sui seni arrivino ad una velocità tale da essere estremamente dolorose. Ad ogni sferzata una sottilissima riga scura si disegna sul seno violaceo.
Attivo il doppio dildo elettrificato.
Ormai il sacchetto e il volto di Michela sono una cosa sola.
All’improvviso perde i sensi.

Le tiro un bicchiere di acqua gelida sul volto e lentamente Michela si risveglia da quello che credeva fosse un incubo. Ci vogliono solo pochi istanti per capire che in realtà adesso ci è ripiombata senza scampo. Riacquistando lucidità, vede la sua figura riflessa nello specchio. Vede una donna adagiata con la pancia sul piano di un tavolo. Si riconosce. Sente la bocca asciutta, ma libera. Prova a chiuderla per inumidirne l’interno ma non riesce. Sente sotto i denti qualcosa di metallico. Un anello d’acciaio frapposto tra la dentatura superiore e quella inferiore le impedisce qualunque movimento della mascella. Questo è annodato dietro alla nuca per mezzo di un elastico tubolare.
Non sente la circolazione nelle mani.
Guarda con attenzione. Sono legate dietro alla schiena, ma in una posizione strana, crudele. I polsi incrociati, rivolti verso l’alto a pochi centimetri dal collo al quale sono congiunti da un cortissimo pezzo di fune.
Ha le gambe divaricate e legate all’altezza delle caviglie contro i piedi del tavolo.
Si accorge di non essere vestita come prima, ma di indossare il suo corpetto in lattice nero che sorregge delle calze anni 50, senza le mutandine.
– Davvero eri convinta che non trovassi il tuo nascondiglio? –
Mi metto davanti a lei ed inizio a sfogliare una rivista che avevo trovato nel suo scrigno dei segreti. Si intitola Bondage Sluts Review. Un trimestrale americano che si vende esclusivamente via internet e che mostra immagini di donne legate in diversi modi e situazioni.
– Quante volte ti sei masturbata leggendo questi giornaletti? eh, troia? Allora ti piace essere dominata!–
Prova a rispondermi in qualche modo ma dalla sua bocca non esce altro che un incomprensibile mugolio.
Le passo dietro e vedo che segue i miei movimenti con gli occhi.
Le tiro due sculacciate che risuonano in tutta la casa. Urla.
– Zitta vacca, altrimenti ti riempio la bocca, un’altra volta –
Quindi mi avvicino, le prendo i capelli e le faccio strusciare il volto contro i miei pantaloni.
- Lo senti? E’ duro! E adesso lo prendi tutto in gola, fino alle palle, senza dire una parola –
Sfilo il mio pene dai pantaloni e lo inserisco all’interno dell’anello che imbavaglia Michela. Non aspetto che inizi ad abituarsi alla forma. Senza il minimo ritegno lo infilo in tutta la lunghezza, fino ai testicoli.
Sento che la punta tocca la gola e questo le provoca un conato di vomito. Continuo così imperterrito e vedo di nuovo i suoi occhi lacrimare.
Della saliva esce copiosa dalla bocca quando, a ritmo, estraggo il sesso. Interrompo e la lascio respirare un po’.
Le passo dietro la schiena, e la penetro nella vagina per alcuni minuti.
- Adesso però ti inculo! –
Prima di sodomizzarla, prendo un vibratore dalla mia borsa e lo infilo nella vagina già ben lubrificata. Lo fisso dentro di lei con della corda, legata a mo di slip. Lo accendo. Prendo una molletta di metallo e le pinzo la clitoride. Poi con dello spago la unisco al vibratore in modo che stimoli anche quel piccolo scampolo di organo maschile.
Con un colpo secco sono dentro il suo retto. Inizio a pompare con foga e disprezzo, percuotendole le natiche violentemente dopo ogni stoccata.
Mi accorgo che osserva attentamente la scena allo specchio, tranne che nei momenti in cui è costretta a chiudere gli occhi per via dei colpi inflittile.
Dopo alcuni minuti le sue parti intime sono letteralmente inondate da umori e fluidi. Esco da lei, ma sostituisco il mio membro con un fallo in lattice gonfiabile. Agendo sulla pompa, ingrandisco il dildo fino a tendere lo sfintere a livelli massimi.
Mi avvicino al viso e di nuovo le tappo la bocca con il mio pene, che ora sa di lei. Tenendola per i capelli le ordino di tirare fuori la lingua fino ad arrivare ai miei testicoli. Eseguito l’ordine, spingo più che posso, in profondità.
Soffoca.
Prova a farmi uscire e a ritirare la lingua, ma io gliela sto tenendo stretta tra le dita. Tossisce.
Esco. Riprende fiato.
Riavvicino la mia asta ancora al viso, e tenendola ferma le vengo in bocca. Lo sperma è abbondante.
Vorrebbe sputare.
Le scuoto la testa per farla inghiottire.
Non vuole.
- Troia adesso ti faccio bere! –
Prendo un rotolo di scotch trasparente da pacchi e le avvolgo ancora una volta il viso. Esclamo:
- Rimarrai così finché non ingoi fino all’ultima goccia. -.

La lotta di Michela con le sue costrizioni non fa altro che prolungarne l’agonia. Non vuole arrendersi al mio ordine di fare suo il mio seme.
Lotta strenuamente contro il bavaglio trasparente, che mi offre l’esilarante spettacolo di tante bollicine che si muovono all’impazzata contro il sigillo ermetico. Osservo lo spettacolo con la curiosità e gli occhi di un bambino di fronte ad un acquario.
“Quanto resisterà?”
La vedo spingere all’impazzata con la lingua contro la plastica che la imbavaglia. Cerca di farne staccare almeno un lembo per far sì che quel liquido dal sapore di ammoniaca fuoriesca e scivoli lungo il suo mento. Ma non ci riesce, non è possibile. I giri di nastro sono troppi attorno al suo volto. Troppi e troppo stretti. Una presa talmente ferrea che la parte di faccia avvolta sembra essere diminuita di dimensioni. La tensione dello scotch e così alta da tendere la pelle sotto gli occhi in direzione della bocca, regalandole una smorfia grottesca. “ Lotta Michela, lotta!”
Più si sforza a non ingoiare, più è costretta a “godersi” il sapore del prodotto dei miei lombi.
Non ne può più! E’ esausta! Le viene da tossire! Ha i crampi alla lingua! Il viso paonazzo! Chiude gli occhi in segno di resa e poggia la testa sul tavolo, inerte.

Ore 23.00
Mi avvicino al tavolo, dove giace ancora abbattuta. Ogni segno di ribellione in lei sembra totalmente estirpato.
Le accarezzo i capelli intrisi di sudore, umida testimonianza di una lotta impari tra vittima sacrificale e carnefice.
La mano passa dai capelli al viso. Le mie dita esplorano con lentezza ogni centimetro, dalla tempia al mento. Lo scricchiolio dello scotch, che risuona nel silenzio, a contatto con i miei polpastrelli, sembra musica.
La quiete dopo la tempesta.
Apre gli occhi. Sono diversi da prima. Fissano un punto. L’infinito. Non più guerrieri ma remissivi. Non più vigili ma assenti.
Il suo respiro è regolare e profondo, come se io non fossi più lì con lei.
Le tolgo il primo bavaglio. Immediatamente esplode dalla sua bocca, ancora completamente spalancata, un intenso odore del mio sperma. La libero anche dall’o ring. Chiude la bocca, cercando di favorire la salivazione. Ingurgita a fatica un paio di volte, chiudendo in concomitanza anche gli occhi. Respira a fondo ed esclama:
- Ne voglio di più! –
Soddisfatto delle parole che le mie orecchie hanno udito, incomincio a scioglierle le caviglie per poi farla alzare in piedi. Rimane con le mani legate dietro la schiena…

- Ecc, Ecc, Ecc! Questa roba mi dà il volta stomaco! – sentenziò con disgusto l’ispettore Giuseppe Mastino.
Richiuse con uno schiocco il quaderno e lo poggiò sul tavolo, dinanzi a se. Si accese una sigaretta, poggiò i gomiti sul piano, tirò due profonde boccate e rimase in silenzio con sguardo assente per un lunghissimo minuto.
- Lei annota tutto, secondo per secondo, quello che fa a queste donne? –
- Si !- risposi, non tradendo alcuna emozione, ma consapevole che tutto ciò che stavo per dire avrebbe solo peggiorato la mia situazione.
Cercavo di trovare una posizione meno scomoda su quella sedia di ferro alla quale ero ammanettato.
Mani dietro la schiena, con il metallo che mi segava i polsi. Erano state volontariamente strette molto più del necessario, e poi sarei io il sadico!
- Posso avere anche io una sigaretta, per favore? – ruppi il silenzio che si era nuovamente appropriato della saletta interrogatori. Uno spoglio sgabuzzino, fetido e freddo, arredato solo con un tavolo, due sedie ed una lampadina ad incandescenza penzolante al centro del soffitto.
- Ueeeè Desiderio, non siamo mica dentro a un film americano? – Sbottò contrariato Mastino.
- Eh si, vuole na sigaretta – rivolgendosi al piantone alle sue spalle – poi magari pure nu bell’ ccafè! –
Il sorriso dovuto alla battuta, svanì in un secondo dal volto dell’ispettore, che con espressione grave e voce accomodante iniziò a leggere da un fascicolo recante il logo della Procura della Repubblica.
- Desiderio Luca, 35 anni. Celibe. Laureato in Giurisprudenza, iscritto all’albo degli avvocati. Ex pugile dilettante. Incensurato... E che schifo! Manco una multa non pagata!
- Sono un bravo cittadino, Ispettore. – azzardai.
- Bravo cittadino un cazzo, Desiderio! – sbraitò il poliziotto, sbattendo il fascicolo con violenza – Dentro il suo bel diario c’è un elenco di reati per i quali potrei tenerla chiuso qua dentro quanto mi pare… Violazione di domicilio, violenza privata, percosse, sequestro di persona, stupro e scommetto che se me lo leggo tutto ci trovo anche qualcosa di peggio! –
Mi armai di coraggio e speranza di non essere di fronte ad un inquisitore ottuso e provai ad oppormi. –
-Sono tutte donne adulte, consenzienti e soprattutto mie clienti…Hanno chiesto loro certe pratiche e simili prestazioni. Non ho fatto altro che mettere in pratica le loro fantasie, regalare loro qualcosa che hanno solo sognato fino al momento di contattare me …-
- Eh si! Esposito! Senti un po’, abbiamo arrestato Babbo Natale e non ce ne siamo accorti, vai a vedere magari le renne stanno in doppia fila! – il piantone accennò un sorriso ma non mosse un muscolo.
Poi pensai che difficilmente qualcuna di loro avrebbe testimoniato per scagionarmi dalle accuse mosse dalla polizia. La loro privacy probabilmente sarebbe stata più importante della mia pellaccia.
- Comunque, Desiderio, tu non sei qua per queste sciocchezze! No, no! Io ti inchiodo per una cosa ben peggiore…Ben peggiore, bello mio! –

In quel momento entrò nella stanza un ragazza all’incirca sulla trentina, con un altro fascicolo in mano, che porse all’ispettore Mastino. Ella rimase in piedi in silenzio ed osservava tutto quello che il suo collega stava facendo. Il poliziotto aprì il faldone e ne estrasse delle foto, distribuendole sul tavolo a mo di ventaglio.
Un croupier che distribuiva le carte di una partita che non avrei mai voluto giocare.

Mi ci volle qualche istante per mettere a fuoco le immagini che mi si stavano parando dinanzi. Il riflesso della carta lucida ritardò l’operazione. In un attimo mi cadde il mondo addosso… “Ora sono veramente nei guai!” pensai.
- Conosce questa persona? –
I miei occhi si fissarono sul corpo di una donna. Era distesa, poggiata col ventre su un tavolo di legno, posto dinanzi ad uno specchio a parete. Completamente nuda. Mani legate dietro la schiena all’altezza delle scapole con del fil di ferro che terminava con un cappio stretto intorno al collo, talmente in profondità nelle carni da scomparire alla vista. Con lo stesso mezzo era stata legata ogni singola caviglia alla coscia corrispondente.
“Un frogtie”, pensai.
Rivisitazione dell’incaprettamento, che lascia libero accesso alle parti intime.
Mi soffermai sul volto.
Merda, è Giorgia!
L’espressione del mio volto tradì l’emozione. Infatti l’uomo e la donna davanti a me si scambiarono uno sguardo complice.
Giorgia era imbavagliata con abbondanti giri di nastro adesivo americano di colore grigio. Le foto la ritraevano da diverse angolazioni e distanze, per carpire ogni più piccolo particolare. I capelli erano raccolti in una coda di cavallo, anch’essa legata con del filo metallico che terminava in un gancio di grandi dimensioni, interamente inserito nel retto. Era stata tenuta in tensione per far si che non potesse abbassare il capo e per costringerla ad una postura inarcata.
La donna sembrava viva e che si stesse guardando allo specchio.
Ricordai che io stesso avevo sottoposto alcune volte le mie clienti a questo tipo di trattamento.
Il corpo era completamente livido e tumefatto. I seni erano serrati nella morsa di un reggiseno metallico che ha portato le carni ad un avanzato stato di necrosi, probabilmente molto prima della morte.
- Povera Giorgia! – esclamai, chiudendo gli occhi.
- Allora la conosce! Bravo Desiderio, iniziamo bene! –
- E’ una mia cliente –
- Beh, è bene che inizi ad usare il passato, Giorgia Angelici è morta 3 giorni fa. Dall’esame autoptico risulta che la suddetta sia deceduta per soffocamento sopraggiunto, causato da costrizione carotidea a mezzo di fil di ferro. La perizia ha però rivelato che la donna ha subito percosse, torture e violenze sessuali prolungate nel tempo…diciamo per circa 5 ore, per poi morire per asfissia dopo più o meno 40 minuti. L’ha fatta grossa questa volta, Desiderio! Ha letteralmente pisciato fuori dal vaso! –
- Non sono stato io! – esclamai.
- Eh, vabbuò Desidè, mo veramente ci vuoi far credere che tu sei pulito come il culo di un bambino? Quello mio nipote di 3 anni vedessi come …Vabbè lasciamo stare. Rendici la vita più semplice, confessa che il gioco è andato un po’ troppo oltre, magari eri un po’ fatto, ti è sfuggita di mano la situazione e la povera gallinella ci ha lasciato le penne! Così stanotte ce ne andiamo tutti a dormire! –
- Nessun errore, Ispettore, io sono un professionista, non bevo e non mi drogo! Non rientra poi nello stile di vita di chi pratica questo genere…di cose! E poi, io non l’avrei mai legata in questo modo…! – mi avvicinai col volto ad una foto in particolare.
- E sentiamo perché tu non l’avresti mai legata in questo modo? –
- Perché…perché è troppo pericoloso… - risposi immediatamente.
- Ahahah, invece quello che ho letto nel tuo diario segreto non comporta nessun rischio? –
- Non sto dicendo questo… o meglio…è evidente che questa legatura è stata fatta per uccidere. Lentamente, ma per uccidere!
- E ci sembra che ci sei riuscito alla grande, Desiderio!
- Non capisce, io quando lego in questo modo, cioè con lo scorsoio giunto ai polsi, blocco anche le braccia ed i gomiti, ancorandoli all’addome, per far sì che il cappio non possa essere stretto troppo dalla discesa delle mani…Calcolo queste cose per la sicurezza delle mie clienti…qui vedo la volontà di uccidere…Merda! – scossi la testa, provando ad immaginare quello che dovette subire Giorgia, ero affranto.
- Quindi mi vuoi dire che non è un gioco che ti si sta ritorcendo contro? –
- Dico che qui c’è un assassino. E che non sono io! Vede, il modo in cui ha realizzato la legatura? –
- Certo! –
- Bene, questa è una tecnica che veniva usata dall’esercito cinese durante le repressioni del regime. Dopo i rastrellamenti, i prigionieri venivano legati con del filo di ferro cortissimo, costretti a portare le mani il più in alto possibile, cingendoli al collo con il cappio attaccato ai polsi. Poi li facevano marciare verso un posto a loro ignoto. Se cercavano di fuggire, il movimento della corsa li avrebbe strangolati. Man mano che camminavano la stanchezza faceva in modo che le braccia scendessero verso il basso e che il cappio si stringesse. Per strada ne morivano a decine. Poi quelli che rimanevano, in fin di vita, venivano gettati in fosse comuni e seppelliti. –
- Grazie per la lezione di storia dei regimi estremisti, ma questo non esclude il fatto che puoi essere stato tu ad infiocchettare Giorgia Angelici. Anzi, la tua conoscenza di certe pratiche non ti aiuta affatto! Poi ti vorrei far notare il fatto che tra i messaggi inviati dall’account di posta elettronica della suddetta c’è una mail di conferma di un appuntamento con te, caro Desiderio! –
- No, non è possibile !-
- Eh si, proprio così! Brutto stronzo, ti sei divertito a spegnerle le cicche delle sigarette su tutto il corpo, sulla vagina ed in torno all’ano! Ma una cosa mi devi spiegare, come ti è venuto in mente di incollarle le palpebre con l’attak. Non ti andava proprio giù il fatto che non guardasse in faccia alla morte, vero? Pezzo di merda, vedrai appena ti faranno uscire dall’isolamento e si spargerà la voce in galera di cosa facevi… che bella festa ti faranno i maschioni con i quali condividerai il soggiorno in collegio…! - a quelle parole, mi si strinse un nodo alla gola inesorabile.


Cap. II

Passai la notte in una cella d’isolamento. Non riuscii a chiudere occhio.
Mentre mi accarezzavo i polsi per lenire il dolore procuratomi dalle manette che dovetti indossare durante tutto l’interrogatorio dinanzi all’ispettore Mastino, i miei pensieri erano ancora immersi nelle immagini che avevo impresse negli occhi. Le ultime parole del poliziotto mi risuonavano ancora assordanti nelle orecchie.
Provai a ritornare col pensiero agli ultimi incontri che ebbi con Giorgia.
Ripercorsi sommariamente quei momenti…sicuramente il mio diario mi avrebbe aiutato a riaccendere la memoria.
Giorgia era una donna di circa 38 anni, sposata con un ingegnere informatico che l’adorava. Apparentemente sembrava una persona realizzata, ma celava un grosso peso che la logorava profondamente, senza concederle un attimo di tregua. Per una malformazione genetica, non poteva concepire figli. Ciò non fece nemmeno minimamente affievolire l’amore che il marito provava per lei, anzi fece sì che egli intensificasse maggiormente le sue attenzioni. Ma l’estrema dedizione e comprensione a lei rivolte, invece di sostenerla, la portarono a disprezzarsi sempre più. Accrebbero in lei il desiderio di espiare inesistenti colpe. Così incominciò a punirsi. Avrebbe desiderato che fosse stato proprio il marito, l’uomo che più amava al mondo, a provvedere a ciò, ma non riuscì mai a trovare il coraggio di esprimere quel malsano bisogno.
Così si rivolse a me.
Mi venne in mente il primo incontro. Una ragazza decisamente bella. Una bellezza smorzata però da un’aurea di tristezza persistente che la circondava. I suoi occhi mostravano sensazioni e sentimenti opposti ed in conflitto.
La prima cosa che fece prima che ci fosse qualunque contatto tra noi, fu ribadire che non era interessata ad alcun tipo di contatto sessuale. Non aveva intenzione di tradire l’unico amore della sua vita. Era lì solo per liberarsi da qualcosa che anche lei ancora non conosceva.
Che Giorgia fosse diversa dalle altre donne che mi cercavano era evidente per il fatto che non aveva scelto me, per ciò che ero, ma solo per ciò che avrei potuto farle.
Pretendeva che rimanessi sempre vestito, che indossassi per tutta la durata dell’incontro un passamontagna. Non desiderava sentire la mia voce o percepire il mio odore.
Io, per lei, ero Nessuno!
Per Giorgia quei momenti erano qualcosa di estremamente intimo e privato, da condividere solo con se stessa.
Mi contattava via mail, esponeva i suoi desideri che dovevo eseguire alla lettera. Non parlava mai. Arrivava a casa mia, non mi guardava mai negli occhi, probabilmente per non far trapelare emozioni. Pagava sempre in anticipo.
Ricordai che le sue richieste erano sempre precise e dalla descrizione maniacale. Dovetti ammettere a me stesso che questo mi procurava un fastidioso stato di ansia, come se i ruoli con lei fossero ribaltati.
Esigeva una ritualità che aveva del religioso.
Un’altra conditio sine qua non era che assolutamente non doveva rimanerle alcun segno addosso a testimonianza del nostro incontro.
Una volta mi chiese di essere legata ad una sedia metallica che avesse una spalliera alta sino al capo e che fosse sfornita di seduta. Di fronte ad uno specchio a figura intera. Volle che le fermassi caviglie, ginocchia, cosce, polsi, avambracci, spalle, collo, fronte, perfino la bocca, contro la sedia con del fil di ferro.
Lei e il pezzo di mobilio, una cosa sola.
I seni li dovetti avviluppare in una quantità infinita di giri dello stesso materiale con il quale le avevo bloccato gli arti. Nelle sue istruzioni mi chiedeva che le penetrassi vagina ed ano con falli metallici e che unissi le grandi labbra con delle pinze con chiusura a vite, strette al punto che il sesso sembrasse inesistente. Tutte le parti che potessero essere conduttrici, sedia compresa, le dovetti poi collegare ad una fonte di energia elettrica.
Un’altra cosa che mi colpì fu che richiese anche che le bloccassi palpebre inferiori e superiori con del nastro adesivo, per non permetterle di chiudere gli occhi anche se avesse voluto.
Voleva essere testimone della propria tortura e quindi dell’espiazione.
Dovevo lasciarla sola e controllarla da un posto in disparte.
Finita la seduta mi ringraziava con un sorriso spontaneo di gratitudine. Se ne andava così come era arrivata, ma lasciando a casa mia qualcosa di cui in quel momento sembrava si fosse liberata.
Provai ad immaginare lo sgomento del marito al momento del ritrovamento del cadavere. La costernazione per la scoperta di una vita segreta della donna che avrebbe dovuto conoscere meglio di chiunque altro.
I miei pensieri furono interrotti dal rumore di una chiave che veniva inserita nella serratura della porta che mi teneva isolato dal resto del mondo. Una guardia mi chiese di seguirla.

Venni condotto nella stessa saletta ove il giorno prima fui interrogato per ore. Mi invitarono a sedermi ed attendere.
Passarono pochi minuti ed entrarono l’ispettore Mastino e la donna che lo assistette il giorno precedente senza parlare.
- Desiderio, lei è l’agente Santi. -
Accennai col capo un saluto non troppo convinto. La notte che avevo passato in gattabuia non aveva certo esaltato il mio desiderio di socializzazione.
- Siamo qui per comunicarti che per adesso puoi tornartene a casa. Il Gip non ha convalidato il fermo richiesto dal Pm. Non sono state trovate tracce di DNA corrispondente al tuo. E’ inutile che ti dica di non fare cazzate e tanto meno squagliarti. Puoi andare! –

La storia della scarcerazione per mancanza di tracce di DNA puzzava troppo e sembrava falsa come la parrucca di una battona. Immaginai un grossolano tentativo di mettermi alla prova, ma in quel momento poco mi importava. Ciò che contava era che ero fuori e diretto a casa.
Presi un taxi per tornare, visto che all’andata pensarono bene di accompagnarmi in commissariato dentro una volante a sirena spiegata.
Mi sentivo a pezzi e lurido. Volevo solo buttarmi nel letto e riuscire a riposare un po’. Poi l’indomani avrei raccolto le idee ed avrei cercato di capire qualcosa in tutta quella faccenda.

Monday, September 7th 2009 - 11:11:23 AM
    
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Una storia di: Luca03

Una nuova esperienza

Mio figlio ha 12 anni, parecchie settimane fa tornai a casa dal lavoro e sembrava che fosse una serata abbastanza normale ma quello che doveva succedere era tutto fuorché normale.
Io lavoro come consulente per una compagnia telefonica. Devo vestirmi professionalmente, quel giorno andai al lavoro con una giacca sportiva blu, camicia bianca, calze beige e scarpe decolté con tacco.

Cominciai a preparare cena appena rientrata a casa e Bobby mi chiese se volevo giocare con lui ad un gioco. Disse che non aveva fame e voleva divertirsi.
E’ un ragazzino sveglio e dal mio divorzio ho cercato di essere comprensiva.
Pensai che la cena poteva aspettare e gli chiesi a cosa voleva giocare.
Pensavo Nintendo, un gioco di carte o qualcosa di semplice.
Mi disse di rimettermi le scarpe con i tacchi e di seguirlo. Andammo nella cantina dove c’era una sedia e un mucchio di corde. Bobby disse che voleva legarmi e vedere se riuscivo a liberarmi. Non avanzò scuse o piagnistei, semplicemente mi disse “Posso legarti?”. Dopo avere pensato per un momento mi chiesi cosa poteva esserci di male. Lui mi ha messa giù e mi ha detto di fare finta di essere sua prigioniera.
Ha preso le mie mani, me le ha messe dietro la schiena e le ha legate insieme. Quindi si è inginocchiato davanti a me e ha messo le mie caviglie vicine e le ha avvolte con 6-8 giri di corda e le ha strette con un giro nel mezzo. Ha legato accuratamente le mie cosce sopra le ginocchia. Quindi ha avvolto il mio busto con molti giri di corda. Non erano molto stretti ma sicuri. Bobby si mise dietro di me ed io pensai che avesse finito, incominciai a testare i miei nodi. Muovevo le caviglie avanti ed indietro e non si scioglievano. Lo stesso per i miei polsi e le mie spalle. Dietro di me sentii un riippp. Mio figlio incominciò ad imbavagliarmi con del nastro adesivo. Mi aveva preso di sorpresa, potevo muovere la bocca facilmente e liberarmi ma avevo accettato di giocare.
Ora ero completamente prigioniera, ostaggio. Bobby fece un passo indietro e si sedette , quindi disse:”Prova a liberarti”. Mi dimenai per qualche minuto quindi mi liberai del bavaglio e gli chiesi che altro voleva fare. Lui disse “Niente”.
Eccomi legata ed imbavagliata da mio figlio e lui mi guarda semplicemente.
Dopo più di 20 minuti gli dissi che avevo dei lavori da fare e di lasciarmi andare.
Lui accettò ma lo vidi deluso. Io sono una mamma single, ho 33 anni e non poco attraente. Con il mio ex ho giocato a qualche gioco di bondage ma Bobby non sa niente. Può essere genetico avere bisogno di veder una donna in calze e tacchi legata ed imbavagliata?
Grazie per l’attenzione
Renee

Thursday, August 27th 2009 - 11:33:42 PM
    
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Una storia di: Luca03

Posto una stoira trovata in rete, scritta da una certa Brenda... chi lo sa se è veramente accaduto tutto questo...?

La mia amica Martha mi disse che a suo figlio e sua figlia piaceva giocare a lagarla, avevano iniziato all’età di 5-7 anni e continuavano ora che avevano 10 anni. Ero affascinata da quei tipi di giochi. I suoi figli avevano molta fantasia e la legavano in ogni modo e situazione. I miei figli non fecero mai nulla di simile, ma lo fece un gruppo di studenti (sono una insegnate di scuola elementare in pensione)
All’epoca ero insegnate di secondo grado. Era una giornata cupa e piovosa, dovevamo rimanere dentro per l’intervallo. Continuò a piovere tutta la settimana e i ragazzini erano annoiati dai soliti vecchi giochi. Chiesi se nessuno aveva un suggerimento. Uno dei più svegli, Michael, suggerì di giocare alla “fuga”. Io chiesi come si giocava e lui disse “Vi faccio vedere”.
Per prima cosa Michael raccolse le corde per saltare che avevamo preso per l’intervallo, quindi le posò sulla mia scrivania. Chiese di tirare fuori la sedia e di sedermi.
Mi disse di mettere le mie mani dietro la sedia. Potevo capire dove voleva arrivare, ma gli altri ragazzini sembravano sinceramente interessati, così continuai a giocare.
Michael cominciò a legare le mie mani insieme con una corda. Pensai di potere liberarmi senza problemi, ma le corde erano strette e non potevo raggiungere i nodi.
Michael legò le mie caviglie insieme e poi le mie ginocchia. Aggrottai le sopracciglia quando spinse su la mia gonna, ma si fermò giusto sopra le mie ginocchia
Per chi è interessato, indossavo il mio solito completo: camicia, gonna e decoltè con tacchi medi.
Michael legò e strinse le corde ancora più forte.
Mi chiesi stupita dove avesse imparato tutto questo. Prese le corde rimaste e le usò per legare il mio busto alla sedia costringendomi a rimanere ferma sul posto.
“Ora cosa facciamo?” chiesi. Michael replicò:”Prova a slegarti e vediamo quanto ci metti senza nessun aiuto. Quindi leghiamo qualcun altro e confrontiamo il tempo” “OK” risposi. “Ancora una cosa” disse Michael. Quindi prese il suo fazzoletto e lo infilò nella mia bocca.
Mugolai per la sorpresa, quindi Michael mi imbavaglio con una sciarpa facendola passare fra i mie denti per tenere fermo il fazzoletto.
Borbottai e Michael sorrise.
Lottai contro i miei nodi, ma presto mi resi conto che non serviva a nulla. I ragazzini ridevano per come mi dimenavo. Ognuno di loro si avvicinò a vedere i nodi che mi tenevano prigioniera.

Una ragazzina prese la sua sciarpa e la mise sui miei occhi per bendarmi. Una coppia dei più audaci iniziarono a sollelticarmi. Ridevo e mi contorcevo sulla mia sedia. Ho anche sentito un paio di mani scivolare attraverso le mie gambe, prima per controllare le corde, quindi per palpare la trama delle mie calze.
Sussultai quando suonò la campanella. Era ora di pranzo e credevo che mi liberassero a breve. Con mia grande delusione, fui abbandonata. I ragazzini andarono nella sala da pranzo lasciandomi prigioniera in classe. Mi dimenavo ma non potevo liberarmi. Speravo che qualche insegnate sentisse e mi slegasse. Prima della ripresa della lezione Michael mi portò il pranzo e si disse dispiaciuto che tutti si fossero dimenticati di slegarmi .
Gli ho dato un leggero rimprovero ma non riuscivo a decidermi di punirlo. Era stato così gentile a portarmi del cibo che ho trattenuto un sorriso.
Quando la classe ritornò, diedi loro una lettura per il loro comportamento e dei compiti aggiuntivi per casa, ma li autorizzai a giocare ancora a quel gioco per il secondo intervallo.

Michael si offrì volontario per fare da preda come penitenza per il suo imbroglio. Lo legai alla sedia come lui legò me ma con mia grande sorpresa si liberò in 5 minuti. Provarono altri ragazzini e tutti riuscirono a liberarsi. Non potevo credere che solo io non ero riuscita a liberarmi.

Michael finalmente mi fece vedere dove sbagliavo. Disse che suo fratello maggiore era un boys scout e gli aveva insegnato a fare i nodi. Confessò che la sua babysitter e sua madre sono le sue cavie.
Abbiamo giocato a quel gioco ancora poche volte, ma I ragazzini sembravano annoiati e inventammo altri giochi.
Mi è dispiaciuto che quel gioco terminò, era stato divertente. Non sono mai più stata legata ma non dimenticherò quella esperienza.

Thursday, August 27th 2009 - 11:17:21 PM
    
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Una storia di: alltiedup

Shopping natalizio. Io e la mia ragazza passeggiamo per le vie del centro intirizziti dal freddo. Non siamo stati molto previdenti vista la giornata di sole e ci siamo vestiti non abbastanza pesanti. In particolare lei indossa jeans e stivali senza collant sotto.Ad un cero punto, non ne potevo più di sentirla lamentarsi del freddo e , passando davanti ad un negozio di una nota catena di intimo, le dico "tu che puoi, comprati un paio di collant, li indossi direttamente nel camerino, così almeno risolvi il problema del freddo alle gambe"....lei mi guarda maliziosa e mi fa" dove sta scritto che solo io posso?....facciamo così ce li copriamo entrambi e li indossiamo insieme nel camerino...sarà eccitante". Visto che la cosa mi intrigava, e dopotutto avevo un freddo cane alle gambe anch'io, accetto ed entriamo nel negozio. Lei chiede alla commessa, mentre io avrei voluto nascondermi, " due paia di collant pesanti, di cui uno per il mio ragazzo, è quello laggiù, che taglia pensa vada bene?". Nell'imbarazzo totale, e sotto lo sguardo esterrefatto della commessa, entriamo nel camerino. Una volta dentro indossiamo i collant, io con qualche difficoltà sotto il suo sguardo divertito. E' un modello nero opaco , che devo dire la verità non mi sta niente male. Mentre, tra effusioni e risatine ci rimiriamo allo specchio, lei improvvisamente mi dice" ora si fa un giochino....." prende la sua sciarpa di seta e mi lega le mani dietro la schiena....io ingenuamente la lascio fare perplesso. Ma non è finita qui, prende la mia sciarpa di lana mi imbavaglia per bene....e mi dice " amore, io vado fuori a fumarmi una sigaretta...tu stattene buono qui"....io non potevo crederci, la supplicai mugolando in maniera sommessa per non farmi sentire ma lei non volle sentire ragioni. Incredibile, ma come mi ero cacciato in quella situazione? legato imbavagliato e con indosso un paio di collat, il tutto in un camerino sotto natale, con chiunque che poteva entrare. La situazione rischia di precipitare quando la commessa, mi chiede da fuori..."tutto bene?"...che potevo fare? se non rispondevo si preoccupava e sarebbe entrata per vedere se stavo bene...se provavo a mugolare una risposta peggio mi sento...dopo qualche istante entra e resta a bocca aperta di fronte allo spettacolo....per fortuna torna la mia ragazza che spiega.."va tutto bene, era una penitenza per una scommessa che aveva perso"..rientra nel camerino, mi abbassa i collant senza selegarmi nè togliermi il bavaglio, e mi fa un pompino da urlo. mentre vengo mugolo nel bavaglio stavolta senza preoccuparmi di non farmi sentire ( e immagino la faccia della commessa). Finito, ci rimettiamo i jeans, sempre indossando i collant, e usciamo sotto lo sguardo impietrito della commessa

Saturday, August 15th 2009 - 08:35:22 AM
    
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Una storia di: lucalegato

ciao a tutti sono un ragazzo di 19 anni e adoro il bondage( in particolare i bavagli con foulard) da quando avevo 7 anni,l'età in cui ho scoperto di amare quest'arte grazie ai cartoni animati;fino ad adesso ho praticato il selfbondage perchè con le ragazze non ho ancora condiviso questa passione.
Complimenti per il sito e per le storie che sono davvero molto eccitanti,spero al più presto di poter racccontare anch'io qualche storia.
Un bacio sincero a tutti,sul bavaglio ovviamente!

Thursday, August 13th 2009 - 06:34:20 PM
    
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Una storia di: bondagiotto

PUNTI DI VISTA
di bondagiotto (tighterope@yahoo.it)




Lei

Ma chi cavolo è? E cosa vuole da noi?
Da un’ora ormai ci sevizia, con minacce, violenze, fisiche e mentali, e non sembra ancora finita.
E io che pensavo di fare una sorpresa a mio marito Paolo.
“Tu vai pure al lago per il weekend, caro, ma non mi aspettare”, gli avevo detto, “devo accompagnare mia madre al mare”.
Non era vero, in realtà volevo fargli una sorpresa: arrivare il sabato pomeriggio, mentre lui sarebbe stato fuori in barca, e organizzare una cenetta a lume di candela, per noi due soli.
Con un piccante dopocena, ovviamente.
Invece le cose sono andate ben diversamente.
Se penso a quello che è successo in quest’ultima ora, da incubo, mi viene da impazzire!
Continuo a rivedere tutto, come in un film: arrivata qui, alla nostra casa sul lago, non appena entrata ho sentito dei suoni soffocati, come dei mugolii, provenire dal piano superiore. Ho pensato a un gatto, o a qualche uccello, rimasto impigliato chissà dove.
Salite le scale, e aperta la porta della camera da letto, sono rimasta impietrita; Paolo era sdraiato sul letto, completamente nudo, legato e imbavagliato.
Le mani e i piedi legati insieme, dietro la schiena, le une contro gli altri, e poi altre corde che gli bloccavano le braccia e il torace, le cosce e le ginocchia, e ancora, un’altra corda intorno al collo.
Appena mi ha visto, sgranando gli occhi per la sorpresa, ha tentato di gridare qualcosa, ma quello strano bavaglio, con quella grossa palla rossa trattenuta in bocca da un cinturino di cuoio che gli stringeva il capo e la nuca, gli impediva di emettere suoni riconoscibili, diversi da quel mugolio che avevo percepito pochi secondi prima, al piano terreno.
Paolo si contorceva, dimenandosi furiosamente contro le corde che lo immobilizzavano, evidentemente come a chiedere il mio aiuto, ma io non riuscivo a muovermi, come paralizzata, in preda ad un inspiegabile stato di terrore.
Poi, di colpo, come risvegliata da un trance, ho fatto per muovermi verso di lui, per aiutarlo, ma proprio in quel istante mi sono sentita afferrare alle spalle.
Un braccio sconosciuto si è stretto con forza intorno al mio collo, togliendomi il respiro.
Improvvisamente ho sentito venire meno le forze, e un attimo dopo crollavo a terra, a pancia in giù sul freddo pavimento.
Tutto si è svolto in una frazione di secondo, non ho avuto il tempo di reagire. Il mio assalitore era già cavalcioni sopra di me, e mi aveva preso i gomiti spingendoli uno contro l’altro dietro la schiena. Immediatamente dopo ho sentito il morso di una corda che li stringeva, serrandoli insieme.
Stava legando anche me.
Mi rendevo conto che mi restavano pochi secondi per tentare di reagire, dopodiché sarebbe stato troppo tardi.
Ma non ce l’ho fatta. Era troppo veloce e abile con le corde.
Ho abbozzato comunque un tentativo di reazione, ma le braccia erano già legate dietro la schiena, per cui al massimo riuscivo a dimenare il bacino ed agitare le mani nel vuoto, senza poter colpire il mio aggressore o liberarmi dalla sua stretta.
Quando mi sono resa conto che la partita per la libertà era ormai persa, mi sono lasciata andare, di colpo, scoppiando in un pianto isterico.
Intanto l’aggressore continuava il suo lavoro. Un’altra corda si cingeva strettamente intorno ai miei polsi, stringendoli in una dolorosa morsa.
Era passato poi alle caviglie. Dopo avermi tolto le scarpe, i miei bei zoccoli sexy, dal tacco di dieci centimetri, che avevo comprato pochi giorni fa appositamente per questa occasione, me le ha legate insieme, stringendo con forza.
Le ha spinte quindi contro i polsi e, presa un’altra corda, mi ha legato insieme mani e piedi dietro la schiena, esattamente come aveva fatto con Paolo.
Ora anche io ero completamente immobilizzata, preda impotente nelle mani di una persona sconosciuta.
Già, ma chi era? La sorpresa vera l’ho avuta quando ho sentito le sue mani indugiare sul mio corpo e delicatamente mi ha rovesciato su un fianco, permettendomi così finalmente di vedere in faccia il mio aggressore.
Una donna!
Nei pochi minuti che era durata la colluttazione, l’aggressore non mi aveva permesso di girare la testa per vedere il suo viso, e ora, con incredibile stupore, mi rendevo conto che non era un uomo, come avevo immaginato.
No, era una donna, e molto bella anche.
Capelli neri corti a caschetto, molto alta, gambe lunghissime, era vestita solo di un piccolo abitino di pelle rossa, e di un paio di sandali dello stesso colore, dal tacco altissimo.
Una splendida battona, insomma.
Confesso che un terribile pensiero ha occupato per qualche istante la mia mente. Paolo poteva aver caricato in macchina quella donna da qualche parte, portandola a casa nostra, e lei l’aveva aggredito per derubarlo?
Era questa la terribile verità?
No, non era questa, mi risposi. Non era possibile, Paolo non l’avrebbe mai fatto, Paolo mi ama sopra qualsiasi cosa e non mi tradirebbe mai, anche se solo per una scopata con una puttana.
Mi vergognavo di me stessa, di quello che ero arrivata a pensare.
Paolo e io ci conosciamo da più di dieci anni ormai, e siamo sposati da sei, e le altre non gli sono mai interessate, lui ha me e io gli basto.
Intuivo quello che era potuto succedere: in questo paesino nessuno chiude la porta di casa, per cui evidentemente la donna era entrata di soppiatto ed aveva aggredito Paolo, forse allo scopo di rubare in casa.
L’unica cosa che ancora non riesco a spiegarmi è come abbia fatto a sopraffarlo. Forse l’ha colto nel sonno.
Ma ora non è più tempo di dubbi, sono qui, legata da un’ora, ormai, e Paolo da chissà quanto tempo.
Ho tentato di sciogliere i nodi dei lacci che mi legano, ma non c’è stato nulla da fare, è stata veramente brava con le corde.
Quella maledetta mi ha legato anche una corda al collo, a mò di guinzaglio, fissandola al piede del letto. Non avrei comunque potuto alzarmi, incaprettata come sono, ma almeno avrei potuto tentare di strisciare sul pavimento, e forse trascinarmi giù dalle scale.
Ma a cosa sarebbe servito, tutto quello sforzo? Non mi ha neppure imbavagliato, potrei gridare aiuto, ma la nostra casa è isolata, nessuno mi sentirebbe.
Da una decina di minuti non la vediamo più, la sento muoversi al piano terreno e la cosa mi terrorizza. Cosa avrà in mente? Si accontenterà di lasciarci qui, legati? O magari ci porterà giù in cantina? O, peggio, non vorrà mica.…
No, non voglio pensarci, perché dovrebbe e? Sì, è vero, l’abbiamo vista in faccia, ma io sono anche disposta a dimenticarmi tutto, anche a non denunciarla, se, prima o poi, ci lascerà andare.
L’unica speranza che ci rimane è quella di implorarla di non farci del male.
Povero Paolo, qui immobilizzata a terra non riesco a vederlo, ma lo sento mugolare, forse di dolore o di paura.
Adorato marito mio, in che guaio siamo finiti…



Lui

Questa volta ci è andata bene; qualche ora prima e Anna ci avrebbe scoperti.
Per fortuna che Lucrezia ha insistito per fare questo “gioco di ruolo”, altrimenti non so proprio cosa sarebbe successo.
Se con Lucrezia oggi avessimo deciso di fare l’amore normalmente, e mia moglie Anna ci avesse trovato a letto insieme, il mio matrimonio sarebbe finito qui, e questo è proprio ciò che non voglio.
No, è troppo comodo così: una moglie quando mi serve, e un’amante quando ne ho voglia.
E sì che tre ore fa, quando Lucrezia è arrivata qui, nella mia casa al lago, non avrei mai pensato che di lì a poco sarebbe successo tutto questo.
Ho la sua immagine impressa nella mente, lei che arriva, ondeggiante su sandali dai tacchi vertiginosi, così bella, così sexy, fasciata in quel vestitino rosso!
Una puttana di lusso sembrava, onestamente.
Ma d’altronde questo è ciò che desideriamo tutti noi uomini; sogniamo di avere una donna che, di giorno, sia irreprensibile, e che la notte, quando è con te, diventi una puttana. Per te, per te solo.
“Oggi faremo un bel giochino, mio caro”, mi ha detto, “Io sarò la tua padrona, e tu il mio schiavo”.
Lei sa che quando fa così, quando mi dice queste parole, mi eccita da morire.
Adoro consegnarmi nelle sue mani, inerme oggetto alla sua completa mercé.
“Però faremo qualcosa di diverso, tu dovrai solo stare al gioco e seguire le mie istruzioni”, ha continuato, “Ora andrai a farti una bella doccia, e dal momento in cui uscirai dal bagno -- mi raccomando, rigorosamente nudo -- comincerà il gioco. Tieniti pronto a qualunque cosa ti accadrà”.
E così ho fatto. Per l’eccitazione, dopo la doccia non mi sono neppure curato di asciugarmi.
Ero ancora sulla soglia del bagno, quando quella diavolessa mi è sbucata alle spalle, calandomi con forza un cappuccio di pelle nera sulla testa.
Il gioco era cominciato. Questa volta era il gioco dell’indifeso ragazzo, aggredito in casa sua da una crudele ladra.
Nel buio più assoluto sentivo le mani di un’estranea che costringevano le mie braccia dietro la schiena, e subito dopo, il morso di una corda che le bloccava senza speranza all’altezza dei gomiti.
La paura mi attanagliava, impedendomi di reagire alla brutale aggressione. O perlomeno, questo era quanto prevedeva il “copione” per il mio ruolo di vittima.
Altre corde intanto avevano già stretto i miei polsi, legandoli con forza l’uno all’altro. E altre ancora subito dopo cingevano il torace, stringendolo fino a rendere doloroso il respirare.
E ancora, in rapida successione, prima le caviglie e poi le ginocchia erano state legate saldamente, così saldamente da rendere problematico mantenere l’equilibrio, già reso difficoltoso dalla sensazione di smarrimento causata dal buio che mi circondava.
La mia aguzzina però non era ancora soddisfatta. Avevo sentito una corda stringere il cappuccio alla base del collo, per qualche istante non avevo potuto respirare, poi il nodo si era allentato leggermente, consentendomi di riprendere fiato, seppur con difficoltà.
Senza una parola da parte sua, mi ero poi sentito strattonare violentemente al collo. Evidentemente mi aveva legato al collo una corda come guinzaglio e ora voleva che la seguissi.
Io, legato com’ero, piedi e ginocchia, non potevo ovviamente camminare, per cui avevo iniziato a saltellare penosamente, tentando di non cadere a terra e di tenere il suo passo.
Ad ogni saltello sentivo il mio uccello vibrare violentemente, sbattendo su e giù. Avevo già provato quella situazione, che ritengo una delle più umilianti, e di conseguenza, per me, eccitanti.
Quel percorso mi è sembrato durare un’eternità. Forse mi aveva fatto fare pochi metri, o più probabilmente, perversa com’era, mi aveva fatto ripetere più volte lo stesso tragitto, fatto sta che, disorientato dal buio, e terrorizzato dall’eventualità di una caduta, ero arrivato alla meta ansimante e stremato.
Senza più forze, sì, ma anche sempre più eccitato.
La meta, e la momentanea fine delle mie sofferenze, era il letto della mia camera.
Una violenta spinta da parte sua mi aveva fatto cadere rovinosamente sul materasso.
Sembrava, anzi, era, tutto incredibilmente realistico.
Pochi secondi dopo, le caviglie erano legate strettamente ai polsi, dietro alla schiena. Ero incaprettato in un durissimo hog-tie, che non mi lasciava alcuna speranza di liberarmi.
Fino a questo momento tutto era andato come da copione. Ora doveva venire il meglio, o questo era ciò che pensavo.
Ma non è andata così.
I minuti passavano. Non sentivo alcun movimento intorno a me. Dapprima avevo pensato che poteva far parte tutto del gioco, ma dopo una ventina di minuti ho cominciato a realizzare che la situazione iniziava a farsi strana.
Dove era finita Lucrezia? Perché mi lasciava lì così legato e non continuava con il secondo atto, la parte più attesa, in cui la ladra decide di divertirsi un po’, “abusando” sessualmente del povero ragazzo inerme?
Ho iniziato a mugolare, non ero imbavagliato, ma il cappuccio, e soprattutto due giri di corda sopra di esso all’altezza della bocca, mi impedivano di parlare o urlare.
Aumentavo l’intensità dei mugolii, ma nessuno rispondeva.
Cominciavo a temere che le potesse essere capitato qualcosa, nel qual caso la situazione sarebbe diventata veramente difficile.
Conosco bene Lucrezia è so che è abilissima con le corde, per cui sicuramente non avrei avuto alcuna speranza di sciogliere i suoi nodi.
La sensazione d’incertezza diventava paura man mano che i minuti passavano.
Mezz’ora, un’ora.
Un’ora e mezza, forse due. Nulla.
Le corde si erano adattate perfettamente al corpo, stringendolo in una morsa severissima, anche se sopportabile.
Non sopportabile invece era la situazione d’impotenza in cui ero costretto, e il senso di terrore in cui ero precipitato.
Sì, era chiaro ormai, le era capitato qualcosa, e io ero nei guai. Guai seri, anche. Anna era al mare con la madre, qui non c’è telefono e non prende neppure il telefonino, quindi nessuno mi avrebbe cercato prima di lunedì.
In quel mentre ho sentito la portiera di un’auto chiudersi sbattendo, e immediatamente dopo, un lieve rumore a qualche metro da me. Era senza dubbio Lucrezia, era tornata, i miei cattivi pensieri venivano spazzati via come neve al sole.
Pochi istanti dopo sentivo armeggiare intorno alla corda che mi legava il collo e la bocca, e il cappuccio veniva sollevato permettendomi di rivedere la luce.
Lucrezia era in piedi accanto a me.
E’ stato un attimo; mentre spalancavo la bocca per prendere un po’ di fiato a pieni polmoni, mi ha spinto con forza in bocca un grosso ball-gag, serrando strettamente il cinturino dietro la nuca.
Ho tentato di reagire perché in quel momento non volevo essere imbavagliato, pretendendo una spiegazione della sua lunga e strana assenza, ma Lucrezia mi ha colpito con un violento ceffone, lasciandomi quasi tramortito.
“Stai buono, c’è una sorpresa, è arrivata tua moglie”, ha aggiunto subito dopo.
Mia moglie! Ma cosa ci faceva qui, non doveva essere al mare?, mi chiedevo, stupito.
Il resto è storia di un’ora fa.
Anna è salita nella camera da letto e appena entrata è stata aggredita da Lucrezia che l’ha immobilizzata, incaprettandola a terra.
All’inizio ho tentato di gridarle, attraverso il bavaglio, di smetterla, di lasciare andare Anna, ma poi ho capito che Lucrezia aveva avuto un sangue freddo incredibile.
Se non avesse fatto così, non avremmo potuto far altro che ammettere la nostra relazione, e il mio matrimonio sarebbe andato a rotoli. In questo modo, anche se assurdo, invece me la posso cavare.
Ora Lucrezia sta recitando la parte della vera ladra, con molto realismo. Anzi, forse si è calata anche un po’ troppo nel ruolo, visto che continua ad urlare, a minacciarci, e ha già colpito me con tre o quattro dolorosi ceffoni.
Comunque ora dovrà andarsene; naturalmente prima mi dovrà anche sciogliere un po’ i nodi, di nascosto, in modo che dopo una ventina di minuti possa fingere di essere riuscito a liberarmi da solo.
La cosa più difficile, piuttosto, sarà convincere Anna a non denunciare il fatto.
Nessuno conosce Lucrezia, quindi non correrebbe rischi di essere individuata, ma sarebbe comunque una situazione complicata da gestire. E non è detto che la Polizia crederebbe tanto facilmente alla storiella della ladra. Anna sì, è una stupida, e crede a tutto ciò che le dico, ma con la Polizia è un’altra storia.
Ma sì, dai, nessun timore, tra una mezz’oretta, quando saremo liberi, Anna me la lavorerò per bene e ancora una volta quella cretina farà quello che dico io.
Questa volta ti è andata bene, Paolo…



L’altra

E’ incredibile; non poteva andare meglio di così.
Questo grosso stronzo e quella troia di sua moglie Anna, presi insieme. Come dice il proverbio, due piccioncini con una fava!
Non riesco ancora a crederci. Dopotutto quello che m’interessava era di vendicarmi di lui; avevo organizzato tutta questa messinscena per punirlo, conoscendo il suo debole per il bondage.
Ero lì in camera, in silenzio, a guardarlo, nudo come un verme, incaprettato, incappucciato, godendo di sadica soddisfazione mentre lui, temendo che l’avessi mollato lì in quella situazione disperata, cominciava a perdere le sue sicurezze, quando, a sorpresa, è arrivata sua moglie.
E’ stato un attimo, un flash mi ha attraversato la mente: la vendetta sarebbe potuta essere anche più gustosa!
Sì, caro Paolo, mio amante -- anzi ex-amante, ma tu non lo sapevi ancora -- ora tocca a te, a voi, soffrire.
Io ho lasciato mio marito per te, ho mandato all’aria la mia famiglia, perso il lavoro. Mi avevi promesso che l’avresti lasciata, la tua insulsa mogliettina, come la definisci tu. Mi ripetevi che era solo questione di tempo.
Sono tre anni che me lo dici.
E invece il mese scorso salti fuori a dire che ci hai ripensato, che ti sta bene questa situazione, e che tua moglie non la lascerai mai.
Ma non vuoi neanche rinunciare a me, dici. Giuri che sono troppo importante per te.
Bastardo. Vuoi solo tenere il piede in due scarpe, ti fa comodo averci entrambe a tua disposizione. Hai sempre fatto tutto questo solo per la tua convenienza.
Io non conto nulla per te, sono solo un divertimento, come una partita di calcio, o come un whisky; altro che importante.
Ma ora è il tuo turno. Io ho già sofferto abbastanza; ora è il momento della rivincita, della vendetta. E la mia vendetta sarà terribile.
Non ti ammazzerò, no, non ne sarei capace, e tu non lo meriteresti nemmeno. No, è qualcosa di meno drammatico, ma tremendamente efficace.
Ti lascerò semplicemente qui, così come sei adesso, con la tua mogliettina. Quando vi troveranno, lunedì o martedì, sarete in condizioni pietose, non sembrerete neppure più due esseri umani, assomiglierete a delle larve.
D’altronde di slegarvi da soli non se ne parla neppure, lo sai quanto sono brava con le corde e i nodi. E non ho ancora finito con voi. Prima dovrò spogliare completamente la puttanella, senza slegarla, mi costerebbe troppa fatica incaprettarla di nuovo. Sarà un lavoro lungo, adopererò quel paio di grosse forbici che ho trovato di sotto.
Poi dovrò imbavagliarla per bene, e non avendo altri ball-gag, le ficcherò in bocca le sue e le mie mutandine, per umiliarla, quindi qualche giro di nastro adesivo intorno alla bocca e alla nuca e il gioco è fatto.
A questo punto mi rimarrà solo di trascinarla sul letto e legarli insieme faccia a faccia, in modo che possano leggere l’umiliazione e il terrore negli occhi dell’altro.
Li legherò insieme, l’uno contro l’altra, alla base del collo e all’altezza delle ginocchia.
Faccia a faccia in modo che non possano tentare di liberarsi l’un l’altra.
Mmhhh, pensandoci bene, però, per essere sicura che non tentino di sciogliersi i nodi a vicenda potrei anche bloccar loro le dita col nastro adesivo… Sì, farò così.
Diamoci da fare, allora, devo sistemarli definitivamente e andarmene, l’aereo mi aspetta.
Tra una decina di ore sarò molto lontano da qua, e comunque so che Paolo non mi denuncerà.
Dirà senz’altro che è stata una ladra, una pazza, che non vale la pena denunciarla, visto che non ha rubato nulla.
Se ammettesse che mi conosceva sarebbe finito, lo scandalo lo travolgerebbe, e con lui il suo lavoro, la famiglia. Tiene troppo alla sua immagine esteriore di perfetto marito, padre e professionista.
L’unico mio disappunto è che non posso stare qua, per l’intero weekend, a guardarli contorcersi, piangere, disperarsi. Troppo pericoloso.
E purtroppo non potrò neppure vedere il loro stato quando li troveranno. Mi dovrò accontentare di leggere i resoconti sui giornali locali che mi farò spedire da qualcuno.
Servirà loro almeno una settimana per ristabilirsi fisicamente, ma molto più tempo per riprendersi psicologicamente.
E questa è la mia tremenda vendetta.
Sono fiera di te, Lucrezia, del tuo lato migliore, quello di crudele pervertita!

Friday, August 7th 2009 - 05:50:58 PM
    
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Una storia di: Barone

Il Barone torna in azione!

Ho appena ricevuto un nuovo incarico: devo recuperare una partita di diamanti di un elevato valore. Tali gioielli sono custoditi nella cassaforte di una villa fuori città.

L’attuale proprietaria è una distinta signora di circa 60 anni molto ricca e per bene.

Vive in questa villa con figli e nipoti.
Il committente mi da alcune preziose informazioni per il mio lavoro: la villa è dotata di una serie d’antifurti e allarmi che rendono impossibile entrare, quando la casa è vuota senza che suoni l’allarme.

Mi sembra ovvio che devo entrare, quando la casa non è vuota!!!!

Sono anche a conoscenza del fatto che tutti i giovedì sera in casa rimane soltanto la proprietaria in quanto i figli e i nipoti partecipano ad un incontro settimanale con un club.

Il giorno per lavorare è deciso: sarà tra due giovedì!!

I giorni precedenti inizio a sorvegliare la casa e aspetto il giovedì seguente per capire i movimenti della signora e per verificare eventuali anomalie.

Il giovedì mi apposto fuori e aspetto: escono tutti dalla casa e rimane la signora.
Per l’intera serata non accade nulla.
Utilizzo i giorni seguenti per conoscere meglio la donna.
Il giorno dopo esce accompagnata dalla cameriera.
Devo dire che nonostante l’età è una bella signora alta circa 170cm, abbastanza formosa, certa l’età c’è e si nota, però ha un certo fascino dovuto soprattutto alla sua eleganza.

Finalmente arriva il giovedì: mi preparo, prendo lo zaino e ci infilo dentro le manette, un paio di metri di corda sottile e un rotolo di tape argentato.

Arrivo verso le 20, e aspetto che tutti escano. Nel giro di un’oretta sono tutti usciti.
Scavalco il muro di cinta e sono nel giardino, arrivo in prossimità della finestra del salone e noto che la donna è seduta sul divano e guarda la tv.
Faccio il giro e arrivo verso la cucina. Senza far rumore riesco ad aprire la finestra: sono dentro la casa.
Arrivo velocemente nel salone, la donna è di spalle, allora l’afferro, le tappo la bocca con la mano e le punto la pistola alla testa: “non urlare e fai la brava, andrà tutto bene!”
Le tolgo la mano dalla bocca, le chiedo se è sola, mi risponde di si.
A quel punto la faccio girare e mettere le mani dietro la schiena.
Le manette sono scattate!!
“ Dove è la cassaforte?” chiedo
“ Al piano superiore” risponde con tono fermo.
A quel punto la porto al piano superiore ed entriamo nella stanza.

La faccio sedere sul divano e le lego anche i piedi.
Indossa una bella camicia da notte di seta che evidenzia le forme piuttosto generose, e devo dire che si difende proprio bene.
Inizio il lavoro , però, la cassaforte non è facile ad aprirsi, allora mi rivolgo alla bella signora : “ la combinazione?” , e lei :” slegami e ti aprirò la cassaforte!, “. Però è molto sicura di se la signora!.
Le slego i piedi e le tolgo le manette, così lei si alza e inizia ad aprire la cassa, in pochi minuti è aperta, le passo una borsa e le ordino di mettere i diamanti dentro.
Fatto!!
“adesso alzati e andiamo ! “, la porta di nuovo nel salone al piano di sotto.
“Stenditi sul divano a pancia sotto!”.
Faccio nuovamente scattare le manette ai suoi polsi, poi le prendo le caviglie e le lego molto strette. Prendo il nastro adesivo e la imbavaglio!!
E’ proprio uno spettacolo molto gradevole, così decido di farle una foto, giusto per tenerla nella mia collezione.
Le accarezzo le gambe, le do un bacio sulla fronte e mi avvicino alla porta.

Un altro lavoro è completato!!!

Wednesday, August 5th 2009 - 08:35:53 PM
    
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Una storia di: Scrittore Silenzioso


mmpphhh...
mmpphhh...

Possibile che nessuno mi senta? Sembra proprio di sì ... e poi chi vuoi che mi senta? C'è solo Sandra in casa e io sono qui chiuso in questa specie di sgabuzzino che sarà grande un metro quadrato a dir tanto ... mi ci ha rinchiuso Sandra un ora fa.
E' domenica pomeriggio e ero arrivato da poco da lei, viaggio tranquillo, nessun problema, sono arrivato poco dopo pranzo. Sandra non ha perso tempo "Voglio fare subito un bel gioco con te .. ti piacerà!". Io adoro i giochi con Sandra, così mi ha fatto spogliare e poi ha iniziato a legarmi come un salamino, come piace tanto a lei.
- "E' ora della legatina" ha detto, mi ha fatto mettere i polsi dietro la schiena, appaiati e ha cominciato a legarmeli con calma con la corda messa in doppia. Sarà stato il caldo e la stanchezza del viaggio ma avevo la testa che mi girava e il fiato corto per l'eccitazione, sentivo le corde che mi avvolgevano con cura, precise prima i polsi, poi i gomiti, ben stretti. Poi ho visto e sentito le corde correre attorno alle mie spalle, alle mie braccia strizzandoli, attorno al busto e ai fianchi, un lavoretto come sempre metodico, preciso, da esperta.
Per rendermi la cosa ancora più piacevole ero in piedi davanti a uno specchio lungo e vedevo le corde aumentare e le tue dita di Sandra danzare mentre annodava con cura le corde mettendo i nodi lontani dalle mie dita che inutilmente si agitavano debolmente senza trovare un solo appiglio.
- "Ti sto legando come un salame anzi un salamino..." ridacchiava Sandra.
Mentre mi legava chiacchierava tranquillamente descrivendo quello che stava facendo: adesso faccio un nodo qui, tiro la corda là, continuando a chiedermi se va bene, se la volevo un po' più stretta la corda per poi comunque stringere lo stesso.
Il tutto per farmi sentire sempre più inerme e docile, come piace a lei e ... a me. Avevo sempre più il fiato corto, a un certo punto mi sono visto nello specchio e quasi non mi riconoscevo, legato come un salame, le corde che affondavano dolcemente nella mie carni, il mio pene in piena erezione, svettante in mezzo alla rete di corde.
Dopo avermi ben legato cosce, ginocchia ben strette tra loro e lasciandomi solo le caviglie stranamente libere, senza che io abbia provato solo un attimo a dibattermi nelle corde, Sandrà si era alzata soddisfatta, controllando i nodi, tirando e stringendo qua e là.
- "E allora come va? Sei comodo?" Mi chiese sorridendo.

Feci un sorriso .. avevo il fiatone.
- " Oh ma qui abbiamo qualcosa che cresce ..." disse accarezzando il mio pene con tale grazia da farmi quasi venire all'istante. "So io cosa fare per lui"
Prese un foulard di seta e me lo avvolse attorno al pene e ai genitali, stretto ma non troppo, fasciandomeli e facendomi mugulare di piacere: la sensazione era così bella! Il tocco così dolce...
-" Non ho mica finito sai? Ho una sorpresa per te, vieni"
Mi mise la mano sul mio sedere nudo e mi spinse facendomi camminare a piccoli passettini, attraversammo diverse stanze e un lungo corridoio andando in una parte dell'agriturismo che non conoscevo. Alla fine del corridoio c'era una porta più piccola, aprendola Sandra mi mostrò questa stanzetta, piccola e senza finestre, da cui veniva un odore fresco.
"Ti piace? Ho preparato questa cella per te! Ma prima ...."
Prese dalla stanzetta un sacco bianco, di cotone pesante e lo aprì con cura sul pavimento, mi fece salire sopra, legò le caviglie e con un rapido movimento lo tirò su fino all'altezza della mia testa, chiudendolo attorno al mio collo.
"Perfetto! Sono contenta, ho preso le misure giuste, ti sta perfetto"
In effetti il sacco mi avvolgeva completamente lasciandomi fuori solo la testa, senza essere ne tirato ne floscio, Sandra prese altre corde dalla stanzetta e comincio a legarmi nuovamente il corpo, molto strettamente partendo dai piedi e salendo verso l'alto, stringendomi in un bozzolo fatto dal sacco e dalle corde.
"E' proprio necessario legarmi così?" mugulai ... sentivo le corde stringermi dappertutto e vedo sull davanti il mio pene che premeva contro la tela del sacco, reso ancora più evidente dalle corde che gli correvano attorno.
"Ma cerrtooo mio caro! Non vorrai mica riuscire a slegarti vero? E poi questo è un nuovo gioco!"
Dopo aver fatto l'ultimo nodo attorno al collo e alle spalle, Sandrà mi aiutò a entrare a piccoli saltelli controllati nella cella, mostrandomi la carrucola che era stata fissata al soffitto vicino alla piccola lampadina che iluminava malamente lo stanzino e da cui penzolava una lunga e spessa corda.
"Vedi? Io penso sempre a te" mi legò con molta cura la corda attorno al busto facendo una specie di imbragatura, che disfò e rifece due volte.
"Che cosa vuoi farmi?"
"Non sei legato come un salame? " mi chiese con un sorriso malizioso "I salami stanno bene appesi, e cominciò a tirare la fune tirandomi verso l'alto e fermandosi quando la punta dei miei piedi toccava appena appena terra. Un sensazione incredibile, quasi venni. Legò con cura la fune a un anello nel muro.
"Adesso fai il bravo, è l'ora del bavaglino, apri la bocca" disse mostrandomi un foulard già appallottolato.
Obbedii e per qualche minuto le sue dita giocarono spingendo la massa del foulard lentamente ma inesorabilmente dentro la mia bocca fino a tapparla del tutto, un altro foulard mi venne fatto passare tra i denti e legato strettamente dietro la nuca, seguito da un altro ancora, gigantesco che mi coprì bocca mento e naso, anch'esso legato strettamente.
"Perfetto, adesso stai qui buono buono, e fai il bravo salamino" mi accarezzò la bocca imbavagliata e la punta del mio pene che spuntava sotto al sacco facendomi mugulare.
Mi spedì un bacio e chiuse la porta. Sentì i suoi passi alontanarsi lungo il corridoio.
Sarà almeno un ora che sono qui, legato, imbavagliato e chiuso in questo sacco e ancora legato e appeso con la punta dei piedi che quasi spazza le piastrelle del pavimento.
Comicia a fare caldino qui dentro. Ogni tanto mugolo nel bavaglio, non ci sono altri rumori attorno a me se non i miei mugolii e lo scricchiolio delle corde quando provo a muovermi, silenzio assoluto. Ci sono solo io, chiuso in questa stanzettina, sotto la luce la luce fioca di una piccola lampadina, la fune che mi tiene appeso avvolta attorno al mio busto, la vedo salire sopra la mia testa, entrare nella carrucola sul soffitto e scendere, annodata a un anello di ferro nel muro davanti a me.
Deve averla studiata con cura questa cella, penso, per terra c'è un altro sacco come quello che ho addosso e attorno alle pareti appese a tanti ganci ci sono matasse di corde bianche di diverse lunghezze e spessori. Manca solo la luce di una candela, penso, e sono nella cella di una prigione medioevale.
Finalmente sento di nuovo dei passi, si avvicinano, senza fretta, sento le chiavi entare nella porta, che si apre lentamente.
"Eccolo qui il mio salame, come va?" La mia carceriera entra sorridendo, al sua mano scende immediatamente sul mio pene ancora in erezione "E' ora della terapia, ricordi?" e comincia a massaggiarlo lentamente, sorridendo, con gusto. In breve l'eccitazione, le corde e le sue carezze fano effetto, vengo, riempendo di crema calda il foulard con cui ha impacchettato il mio pene, mentre una macchia comincia a farsi largo sulla superficie del sacco davanti.
"Molto bene, adesso rimani qui ancora un po'. Stanno per arrivare dei clienti e non voglio che ti scoprano, qui sei al sicuro". ignorando le mie lamentele imbavagliate mi saluta, esce dalla cella e chiude con calma la porta.
- mmpphhh
-mmpphh...mmm..
-..mmnnnn..
Inutile. Non mi rimane che abbandonarmi alle corde, mentre la crema calda comincia a colarmi lungo le gambe e il mio pene a eccitarsi nuovamente. E' una lunga domenica estiva.


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Scrittore Silenzioso

Saturday, July 11th 2009 - 05:46:09 PM
    
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Una storia di: Barone

Novembre sabato sera, mi è stato commissionato il furto di un prezioso dipinto che si trova in una villetta nella zona collinare della città.

I padroni sono fuori città e rientreranno solo la domenica sera.

La casa, però, non è deserta... ci sono infatti le due cameriere!!!
Si chiamano Elisa e Imma e hanno circa 21 anni.

Elisa è alta circa 1.65, e una ragazza in carne e indossa una gonna con sotto un reggicalze bianco e delle calze color carne.

Imma è un pò più alta e più magra.
Indossa un classico vestito da cameriera, con calze nere autoreggenti.

Sono due ostacoli estremamente interessanti!!!

Metto in uno zaino tutto ciò che mi serve: due paia di manette, alcuni metri di corda e un rotolo di tape argentato.
Dopo qualche ora di appostamento verso le 22, decido che è il momento di agire!!!
Scavalco il muretto, e mi avvicino alla casa, c'è una finestra sul retro che è socchiusa: entro di lì!!

Le ragazze sono nel salone , stanno guardando tranquillamente la TV.
Entro nella stanza :
"ferme dove siete e non urlate!!"
Le due ragazze si guardano sorprese e dopo essersi guardate alzano le mani.
Dico loro di stare tranquille , perchè non ho intenzione di farle del male.
Il dipinto che mi interessa è al piano superiore.
Intimo ad entrambe di alzarsi e di andare di sopra.
Arriviamo sopra e le faccio entrare in un'altra stanza.
Guardo Imma: " stenditi sul letto e metti le mani dietro la schiena!"
Lei obbedisce , faccio scattare le manette ai suoi polsi, poi le lego le gambe, infine le chiudo la bocca con il nastro adesivo.

Adesso guardo l'altra:
"cammina, andiamo nell'altra stanza!
Lisa esegue il mio ordine.
Entrati nella stanza, la faccio sedere su una sedia: la ammanetto dietro la schiena, e le lego le gambe ai piedi della sedia: do una guardata tra le sue gambe....
Infine le metto il nastro adesivo sulla bocca.

le ragazze sono neutralizzate e posso dedicarmi al lavoro.
Preparo una custodia per portare via il quadro.
il tutto dura 10minuti circa,

Finito il lavoro, scendo al piano di sotto, poi però penso a ciò che sto lasciando...
Lascio il quadro sul divano e salgo nuovamente sopra..

Continua

Tuesday, July 7th 2009 - 12:15:52 AM
    
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Una storia di: giorgio greci

Un provino per due bondagette-Parte seconda

Tre mattine dopo la famosa serata a teatro sto giocando a bingo. A e B sono presenti ma servono altre file di tavoli. E’ una giornata sfortunata, la fortuna non è dalla mia, ho già perso parecchio e sto per andarmene quando, come fanno di solito, prima dell’inizio di una partita, le venditrici girano per la sala vendendo le ultime cartelle. Mi arriva alle spalle A e mi mette sul tavolo una cartella, “Questa è quella buona, Mister…o devo dire Master?” mi fa con tono ironico mentre incassa l’euro. Non ho tempo per rispondere, comincia la partita. Vinco, faccio bingo! E’ la stessa A a portarmi la vincita, circa 250 euro. Mentre mi conta il denaro, decido di rispondere a tono alla domanda prepartita e, quando mi ringrazia per la mancia che lascio nel piatto, non posso fare a meno di aggiungere al suo grazie un secco “Master”.
Mi guarda seria, abbassa la testa e ripete con deferenza, “Yes Master” e se ne va.
Quando mi alzo per andarmene, la cerco con lo sguardo per salutarla, mi vede, lascia la vendita ad un ragazzo suo collega e mi raggiunge sulla porta:”Master, siamo pronte, possiamo venire oggi pomeriggio? Alle 5 va bene?”
“Va bene alle cinque. Vi lascio aperta l’entrata degli artisti, sul retro.” rispondo frettolosamente e senza aggiungere altro me ne vado.
Quel pomeriggio, al loro arrivo, dopo i soliti convenevoli, le accompagno sul palcoscenico, accendendo solamente i due fari che illuminano il grande letto che fa parte della scena del dramma e due sedie, sulle quali le faccio accomodare.
Le due ragazze cercano di sembrare disinvolte ma sono terribilmente in ansia, curiose ma dorse spaventate, non sanno a che gioco hanno accettato di partecipare, attirate dalla trasgressione ma io, da parte mia, mi comporto normalmente, sereno, sorridente, scherzoso, cerco di metterle a loro agio.
“Allora, quale scena avete preparato?”
A.:”Quella in cui noi due finiamo tutte e due legate come salami alla tua mercè, naturalmente, non era quello che volevi; Master?”
“Forse era quella che volevate voi, o sbaglio, B?”
A.:”Giorgio, siamo curiose…ma tu ci fai o ci sei?”
“Sto parlando con B, stai zitta un momento, per favore. Avanti, B, dimmi, ti attrae l’idea di essere sottomessa?” Sono serio.
B.:”Veramente è nato tutto con la faccenda delle polsiere, pensavamo che tu stessi scherzando…”ecco il discorsetto preparato per difendere la propria reputazione.
A.:”Ti conosciamo da così tanto tempo che pensavamo di poter avere fiducia in te…”
“E la dovete avere, non ho mai fatto male a nessuna, ma se siete qui è per fare un provino e per parlare di bondage, oppure ho capito male?. Non dò tempo di rispondere alle due e continuo: “Allora, che mi dite del bondage, avete scoperto di cosa stiamo parlando?”
A.:”Il bondage è l’arte di legare le persone in vari modi a fini sessuali.”
“Sbagliato! Sentiamo te B, cos’è il bondage per te?”
B.:”Beh, il bondage è un gioco erotico in cui si lega il partner e…..”
“No, ragazze mie, sbagliate in pieno. Il bondage con il sesso c’entra poco o niente, qualche volta il sesso è la logica conclusione di una seduta di bondage ma solo per l’inevitabile eccitazione che può scatenarsi durante. Il Bondage è l’arte di legare una persona, quello è giusto, legare per giocare, in primis, e tutti i bambini lo provano, prima o poi…..Voi non avete mai fatto qualche gioco i cui siete state legate o avete legato, da bambine? Pensateci un momento…”
B.:”E’ vero, mi è successo, al mare….gli amici….”
A.:”Giusto, ricordo che mia sorella grande mi legava e imbavagliava quando doveva studiare…diceva che parlavo troppo….era divertente…era un…..”
“Gioco! C’entrava il sesso? No. Questo da bambine, poi si cresce e, forse, qualche volta …voi, nelle vostre fantasie, avete mai sognato di essere legate….o di legare qualcuno?”
Non rispondono ma si guardano complici ed in quel momento decido che il gioco può cominciare, cambio bruscamente atteggiamento e dico:”Ok, stiamo perdendo tempo, passiamo alla pratica, facciamo questo provino e vediamo se siete in grado di recitare, perché è per questo che siete venute, no? Se poi dovete recitare legando e facendovi legare c’entra poco, per adesso….avanti con la scena.”
La quale scena prevede che, per rapire la protagonista, la coppia organizza un vecchio gioco di società nel quale le due ragazze, come facevano da ragazze, si fanno legare da me, scommettendo su chi riuscirà a liberarsi prima.
B.”Sul copione c’è scritto che le due si spogliano e restano in reggiseno e mutandine, noi dobbiamo……?”
A.:”E certo che dobbiamo, dai, che vergogna c’è, lui è come il dottore….il regista è come il dottore, vero, Gio…Master?”
Simpatica e sveglia, A ha veramente capito tutto, mi guarda con quei magnifici occhi verdi scintillanti e mi sorride, siamo due contro una, povera B….
Le due si spogliano e si assegnano le parti, B sarà la rapita ed A sarà la mia complice.
Lo scambio di battute tra le due viene fluido, mentre ricordano i tempi andati e decidono di ripetere il gioco, non sembra una recita ed infatti non lo è…..finalmente tocca a me entrare in scena ed eccomi armato di corde nere di nylon piombare sulle mie prede….sono sempre meno sicuro su chi sia la preda ma il gioco mi piace, è il mio e avado avanti.
Le due si stendono bocconi sul letto ed io le incapretto con arte e fermezza, ignorando le loro proteste, specie quelle di B:”Ehi, stringi troppo…ahi….no, no, allenta…”, contraddette anche da A.:”Teatro verità, cara B, bondage puro….vai master, vai……ahi…..va bene…l’ho voluto io….”
Finita la legatura mi rialzo e devo dire che lo spettacolo di quelle due stupende ragazze è veramente eccitante, dopo tanto tempo una bionda ed una bruna in intimo incaprettate alle mie voglie……
Volete sapere il seguito? Ok, ma dovete avere pazienza, perché adesso ho da fare con le mie due vittime consenzienti…..dopo lascerò a loro il compito di raccontarvi il seguito di questa splendida esperienza….


Tuesday, April 21st 2009 - 11:10:35 AM
    
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Una storia di: giorgio

Un provino per due potenziali bondagette-Parte prima

Cari amici,
è proprio vero che la speranza è sempre l’ultima a morire ma mai avrei immaginato di poter vivere ancora una eccitantissima e trasgressiva seduta di bondage, convinto com’ero di aver ormai attaccato al chiodo le mie “corde” dopo una lunga e soddisfacente vita da legatore.
Così come potete capire dal mio nick ho ormai raggiunto un’età in cui bisogna accontentarsi di vivere di ricordi e, qualche volta, approfittare del ruolo di scrittore, attore, regista e produttore teatrale per inserire scene di legature nelle quali coinvolgere attrici e ballerine alla ricerca di lavoro: forse ricorderete un paio di fatti che vi ho raccontato qualche anno fa.
Ma veniamo al presente, alla mia ultima esperienza, improvvisa ed imprevista ma per la quale devo ringraziare il mio innato intuito di bondager evidentemente ancora ben vivo.
Dunque, da un po’ di tempo passo qualche ora giocando a bingo nella più grande sala romana. Si perde tempo, si vincono e perdono soldi, si fa qualche conoscenza, si cercano spunti ecc ecc.
Da buon ed affezionato cliente, giorno dopo giorno si prende sempre più confidenza con i ragazzi e le ragazze che vendono le cartelle, giovani e carine, fino a quando, una mattina, ecco la lampadina che si accende. Al mio arrivo trovo alla reception B. ed A., una bella mora magra ma formosa, due gambe lunghissime e perfette, affascinante e sensuale ed una bionda alta, solare, sempre col sorriso sulla bocca; pur costrette nella classica divisa, camicetta azzurra e gonna nera, calze, tacchi bassi, sono affascinanti e sensuali. A. indossa due polsiere ed un collare di cuoio nero da vera schiava, alla cui vista non posso esimermi dal dire, rivolgendomi ad A,: “ehi, oggi la tua amica sembra pronta per una seduta di bondage…”. Noto un lampo accendersi e spegnersi negli occhi di B. che fa finta di niente, A. invece, come normalmente succede alle ragazze normali, mi chiede:”e che cos’è il bondage?, un gioco?”. Le guardo con il mio sguardo sornione da master in pensione e, mentre le lascio per entrare nella sala, butto là:”Fattelo spiegare da B., forse lei lo sa, cos’è il bondage…”
Dopo qualche tempo, arriva a vendere cartelle al mio tavolo proprio B, guarda caso.
Partita dopo partita, sguardo dopo sguardo, mi convinco sempre più che mi trovo di fronte all’invio di un messaggio al passeggero, quelle polsiere che mi sventolano sotto gli occhi, sguardi furtivi, mi dicono che la ragazza sa cosa vuol dire bondage. Approfittando della confidenza, ad ogni passaggio faccio cadere casualmente gli occhi sui suoi polsi e sul suo collo, senza dire niente.
Arriva il bingo e, mentre incasso qualche centinaio di euro, la ringrazio per avermi venduto la cartella giusta, le lascio una buona mancia e la informo che per premio le lascerò alla reception anche una busta con due biglietti per il teatro nel quale si sta rappresentando una mia commedia.
Quando mi chiede di che commedia si tratta, non posso fare a meno di guardarla fisso negli occhi e dire, con tono indifferente:”Se questi aggeggi li porti perché ti piacciono, ti piacerà anche il soggetto dello spettacolo, vedrai.”
“Questi? Vanno di moda, sono carini….ma che c’entrano…..” la risposta è esitante.
“Non sai cosa sono? A che servono?”, adesso sono serio.”vieni e capirai, ti aspetto, te e il tu ragazzo.”
Presa dalla vendita delle cartelle, la ragazza è costretta a interrompere il discorso e, quando poco dopo lascio la sala, ricambia il mio saluto con un cenno della mano. Alla reception ritrovo A. che mi sorride maliziosa e, prendendo la busta con i biglietti del teatro, mi saluta con un:”bondage, eh? Stasera guardo sul vocabolario e poi ne parliamo…”. Me ne vado senza rispondere, se ho indovinato, ne parleremo, eccome se ne parleremo.
Passano alcuni giorni ed ho quasi dimenticato l’episodio quando, una sera, mentre sono in scena, la vedo sedute tutte e due in prima fila, B con un bell’abito blu notte scollato, A. con una camicetta bianca generosamente aperta, entrambe con polsiere e collare in bella vista. Bingo!
La commedia racconta le peripezie di una donna rapita dalla sua migliore amica e coinvolta da questa e dal suo uomo in un dramma di sottomissione psicofisica, durante il quale la protagonista passa le due ore in scena quasi sempre legata in varie pose di bondage e viene sottoposta ad ogni sorta di umiliazione fino ad essere uccisa insieme alla sua rapitrice dall’uomo calcolatore.
Alla fine dello spettacolo sono in camerino e sto scambiando due parole con Luisa, l’attrice protagonista quando B bussa delicatamente alla porta ed al mio avanti, le due ragazze entrano timide ma sorridenti.
Accetto i loro complimenti per lo spettacolo e li estendo anche all’attrice presente che mi premuro di presentare. Mentre si stringono la mano vedo gli occhi di B posarsi sui polsi di Luisa, profondamente segnati dalle corde che li hanno tenuti legati per due ore; anche lei se ne accorge e ridendo alza le mani protese e con enfasi fa: “Ecco, guardate a cosa mi costringe questo sadicone, come mi riduce ogni sera, costringendomi a passare ore a fare bagnoli per il rossore…”
“Ma io ho sempre creduto che fosse tutto finto negli spettacoli …allora eri legata sul serio! Bondage, eh?” dice A guardandomi sempre più maliziosa “ma come fai a resistere tutto quel tempo?”
“Già, il nostro autore qui è proprio un esperto di bondage ed io sono una sua grande allieva, veri capo? Questione di abitudine” risponde Luisa sorridente ed allegra,”ti dirò che non è poi così spiacevole come può sembrare e poi è una prova di artista importante, sai, recitare senza l’aiuto delle mani è difficilissimo, te lo posso assicurare. Credo di dover essere grata a Giorgio per avermi permesso questa prova, mi ha aiutato a tirar fuori il meglio di me e se per farlo era necessario soffrire un po’ beh, che ti devo dire, ti ripeto che non è poi così spiacevole……ma adesso devo andare, vi saluto ragazze.” Detto fatto, mi scocca un bacio sulla guancia ed esce svolazzando.
Guardo le ragazze, le vedo indecise ed allora le ringrazio nuovamente per essere venute in teatro e, invece di salutarle ed accompagnarle alla porta, d’impulso dico:”vedo che avete gli stessi gusti in fatto di accessori, la moda schiava va alla grande, eh?, ma siamo sicuri che voi due seguite solo la moda o…..?” Ho mantenuto il tono scherzoso ma capisco subito di aver colpito nel segno perché le loro mani si portano immediatamente dietro la schiena, all’unisono. Rido allegro e continuo confidenziale:”Ehi, niente paura, il teatro è tutta una finzione, avete visto la povera vittima come era serena mentre mi accusava di essere il marchese De Sade? Sentite, bambine, questo povero marchese è affamato, che ne dite di una bella pizza, mi fate compagnia o sono troppo vecchio per voi?”. Sorridono anche loro, adesso, si vede che sono incuriosite e che vorrebbero parlare ancora di quell’argomento ma si vede anche che il 60enne le mette in soggezione, comunque accettano l’invito e ce ne andiamo a mangiare alla pizzeria attaccata al teatro.
Durante tutto il tempo le intrattengo con discorsi futili, raccontando aneddoti sul teatro, sulla mia vita, sulla loro, costrette a vendere cartelle per otto ore al giorno, riesco a farle aprire, a farmi raccontare i loro sogni e, guarda un po’, scopro che sognano di fare le modelle, le veline, le attrici. Hanno seguito anche un corso di recitazione!
“Sono stata felicissima, stasera, di essere venuta, sai, di essere entrata in questo mondo,” fa B, che si sta aprendo,”mi piacerebbe proprio tentare un’esperienza….”
“Ci piacerebbe proprio tentare un’esperienza,” la interrompe A, che è molto più sfacciata, ”perché non ci fai un provino, un giorno di questi, chissà che non scopri di avere sottomano due splendide debuttanti di sicuro successo, o due nuove allieve di bondage?!”.
“Mi ha incuriosito molto la faccenda della recitazione senza mani….deve essere veramente difficile….” dice A come parlando a se stessa, senza dare ascolto alle parole dell’amica che, imperterrita, continua:”ma che difficile, la voce, l’auto considerazione, l’introspezione, tutto studiato…ma ci pensi, le ragazze del bingo attrici di teatro….dai, Marchese Giorgio, aiuta queste due povere schiave…facci entrare nel mondo del bondage”
Non capisco più chi di noi sia il gatto e chi il topo ma decido che stiamo giocando tutti e tre un bel gioco ed accetto la sfida. Apro la mia 24 ore e tiro fuori il copione della commedia, lo appoggio sul tavolo e rispondo:”Ecco, preparate una scena e quando siete pronte mi chiamate e facciamo il provino, ho il teatro a disposizione tutti i giorni fino al 23…ma…ad una condizione. Prima di cominciare il provino dovrete rispondere ad alcune domande, senza reticenze o timidezze o vergogne., ok?”
“Domande di che tipo” fa A. continuando però subito dopo “ah, credo di capire, sulla storia del bondage, vero?” Al mio silenzio sorride sempre più maliziosa.
“E che scena dobbiamo preparare?” fa B incerta mentre sfoglia il copione. A glielo strappa di mano, se lo ficca nella capiente borsetta e chiude il discorso con un perentorio”lo so io, quale scena! Dacci un paio di giorni per imparare le battute e vedrai!”
La serata finì così. Ero sempre più incuriosito, il mio intuito mi diceva di aver trovato due bondagette, dopo parecchio tempo, e il mio orgoglio maschile non mi faceva neppure lontanamente pensare ai circa quarant’anni di differenza che correvano tra me e le due ragazze. Avevo ragione.
Fine del primo capitolo. Il seguito alla prossima.

Ah, ragazze, donne, giovani e mature, sono un ottimo Master di Bondage assolutamente eterosessuale, anche se un po’ stagionato. Sono a vostra disposizione per lezioni e dimostrazioni. Mandatemi una mail e diventeremo amici. bondager48@hotmail.com



Tuesday, April 21st 2009 - 11:09:07 AM
    
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Una storia di: Sabrina

ciao Sara, complimenti per la storia, molto eccitante.
E' tanto che non racconto le nostre ultime vicende, prometto di pubblicare presto nuove storie.
Complimenti anche a scrittore silenzioso...
Lascio la mia e-mail, caso mai qualcuno volesse contattarmi.
Un saluto a tutti
Sabrina

Wednesday, March 18th 2009 - 09:59:03 PM
    
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Una storia di: Sara

Buongiorno, ho scoperto il Vs sito e mi ha incuriosito molto.
Ho 33 anni e convivo con un ragazzo di 35 ed anche noi saltuariarmente condividiamo il magico mondo del bondage.
Non abbiamo attrezzi specifici ma ci arrangiamo con le cose che abbiamo in casa.
Vorrei raccontarvi una storia che mi è capitata lo scorso inverno.
Era un pò di sere che G. (il mio fidanzato) non aveva voglia di uscire così ho organizzato una serata tra amiche in un locale della mia città.
Arrivata dal lavoro mi sono fatta una doccia e mi sono vestita con un body nero, una dolcevita, gonna corta e collant. Dopo essermi truccata stavo per mettermi un maglione quando è entrato all'improvviso G dicendomi che stasera non potevo uscire così elegante perchè avrei attirato l'attenzione di un bel pò di maschietti. Subito non ci ho fatto caso anche perchè non è mai stato così geloso..ma ad un certo punto ha preso i collant usati che normalmente usiamo per i nostri giochini ed un rotolo di nastro adesivo nero isolante e mi si è presentato dietro dicendomi che quella sera voleva divertirsi...
Mi ha presa e mi ha legato i polsi dietro la schiena con un paio di collant marroni. Mi ha fatto alzare e dopo avermi dato un bacio appassionato mi ha infilato in bocca una mia mutandina dentro la 'gamba' di un collant legandomi lo stesso stretto intorno alla nuca (come un clive-gag). Il tutto nascosto da 2 pezzi di nastro adesivo ben saldato. A questo punto ho provato a parlare per dirmi di slegarmi che mi si stava facendo tardi ma l'unica cosa che usciva erano mugolii di rassegnazione.
Mi ha gettata sopra il letto e, dopo avermi sfiorata le gambe coperte dai collant, ha sfilato la gonna e legato le caviglie sotto e sopra le ginocchia (in prossimità delle cosce) con altre paia di collant. Un ultimo tocco è stato quello di avvolgemi le braccia in prossimità dei seni con alcuni giri di nastro adesivo bloccandomi anche la parte superiore e rendendo i seni più prorompenti di quello che sono.
Io continuavo a mugulare implorandomi di slegarmi ed eventualmente di continuare il gioco dopo la serata ma lui ha preso il mio cellulare ed inviato un messaggio ad una mia amica del gruppo scrivendogli che stasera non avrei partecipato alla serata poichè non stavo molto bene.
Che non potevo partecipare ormai era cosa certa visto che mi trovavo sul letto legata ed imbavagliata come un salame con addosso solo la dolcevita (che nel frattempo si era alzata sopra i collant scoprendomi una parte del body) ed i collant. Come tocco finale, visto che potevo alzarmi e saltellare fin verso la cucina e liberarmi, ha preso un ultimo paio di collant ed ha legato le gambe ai piedi del letto rendendo impossibile alzarmi.
Il signorino si è vestito ed è uscito con gli amici lasciandomi in balìa del mio triste destino di mugolii e contorcimenti. Sicuramente avrei offerto un bello spettacolo a chiunque mi avesse visto e tra una richiesta di aiuto ed un tentativo di liberarmi dalla stretta morsa dei collant che mi imprigionavano pensavo a cosa sarebbe successo se un ladro, entrato in casa in assenza del mio ragazzo, mi avesse scoperto....

Un bacio a tutti Voi.
Complimenti a Sabrina ed ai suoi racconti appassionanti che, spero, continuerò a leggere.

Thursday, February 26th 2009 - 10:24:09 AM
    
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Una storia di: Scrittore Silenzioso

Caro Nicola

sto lavorando alla bozza del prossimo racconto della saga di Sandra. Ti chiedo un po' di pazienza, mi ci vorrà un po' di tempo e .. sono un po' a corto di ispirazione.
Se vuoi mandami una mail.

Ciao Scrittore Silenzioso

Monday, February 16th 2009 - 02:37:12 PM
    
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Una storia di: nicola.foulard

aspetto impaziente il racconto di Sandra riguardo alla sua terapia serale con i foulard

Saturday, February 14th 2009 - 11:55:15 AM
    
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Una storia di: Richard

Salve, lascio un breve post con le mie ultime avventure. Il mio professore s'inglese ha organizzato una serata fantasios (sempre di più). Riprodotte su un dvd quindici scene di bondage tratte da film, ha incaricato quindici amici invitati a casa sua a interpretarle, dopo averle visionate tutti insieme. Il migliore "interprete" ,a suo insindacabile giudizio, lo avrebbe accompagnato in Inghilterra durante un suo imminente vuaggio. Ospitata gratis 15 gg nel suo appartamento di Londra! Le scene le ha assegnate lui a ognuno di noi. Passo al dunque: il vincitore è stato uno spilungone che ha interpretato una scena di un telefilm con David Hasselhoff.Questo bietolone ha convinto la giuria, composta come dicevo unicamente da Richard, mugolando come una donzella deflorata sotto un cerotto bianco. Le sue grida mugolate hanno convinto Richard che gli ha assegnato il primo premio. Ma per me non meritava. Il ragazzo poi ha dimostrato doti atletiche, dovendo fingere di liberarsi prima di andare a fuoco (nell'originale, Hasselhoff era stato cosparso di benzina). Al secondo posto uno studente di lingue il quale imitava Cary Grant in Arsenico e Vecchi merletti. Credibile nel mugolare in maniera comica. Sulla bocca, stretto un bavaglio classico: in cotone grezzo. Le capacità mimiche avrebbero meriato di più. Al terzo posto un ex aequo: l'imitazione di una scena violenta di un telefilm americano. Nell'originale, due paramedici vengono sistemati sulla barella di un'ambulanza e, dopo che due delinquenti aprivano il portellone posteriore, venivano inquadrate le facce incerottate e impaurite dei prigionieri. Spinti giù in un burrone, morivano. Richard ha preparato la segente ricostruzione: mancando le barelle, due ragazzi siono stati sistemati su due sedie girevoli. fatti girare vorticosamente e poi sppinti su due materassi, affinche' non si facessero male. Acrobatica la caduta, con mugolii veramente terrorizzati e il terzo posto della kermesse. Anche perchè non credo che Richard volesse ospitare due persone. potrei raccontare tutte le altre scene che sono state fantastiche. Riprese tra l'altro da una videocamera, potrebbero finire su Youtube 8col consenso dei bondaggiati). Io mi sono classificato purtroppo decimo. Dovevo fingere la parte di un ragazzo cloroformizzato, che sveniva e si risvegliava. Ma Richard mi ha cloroformizzato con un fazzoletto intriso d'aceto. La mia espressione di disgusto mi ha precluso la vittoria. Deluso, Richard mi ha punito appallottolandomi il fazzoletti intriso di aceto in bocca, foderando tutto con molti cerotti nei in una furia rabbiosa che mi ha fatto gemere e mugolare di brutto. Secondo alcuni meritavo il primo premio! Ho scritto tutto questo su un foglio, ma è Richard che sta inserendo il testo nel sito. Io sono qui, con le mani legate a leggere e naturalmente ho sulla bocca vari cerotti, che me la impacchettano a meraviglia. Richard mi terrà suo prigioniero tutta la notte, per poi liberarmi domani alle 7 e accompagnarmi all'Università. Mmmmmmphhhhhffff!

Saturday, January 31st 2009 - 02:10:53 AM
    
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Una storia di: nicola.foulard

complimementi a scrittoresilenzioso per la sua storia, ma complimenti ancora più grandi a Sandra per la sua terapia con i foulard... Sarebbe bello che Sandra in prima persona ci spiegasse meglio in cosa consiste....
Un saluto a tutti

Friday, January 30th 2009 - 07:19:28 AM
    
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Una storia di: nicola.foulard

Con un pizzico di positiva invidia faccio i miei complimenti per la storia, ma i miei complimenti più grandi vanno a Sandra per la punizione che "infligge" ogni sera al compagno.
Adoro i foulard di seta usati nel bondage e soprattutto adoro essere bendato con i foulard.
Sarebbe bello che Sandra in persona ci raccontasse come li usa.....
Un saluto a tutti

Thursday, January 29th 2009 - 06:32:34 PM
    
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Una storia di: Scrittore Silenzioso

Carissimi, continua la saga delle mie avventure all'agriturismo da Sandra, una storia dove la realtà e la fantasia si incontrano nel senso che è il risultato tra fatti che mi sono veramente accaduti e la mia fantasia. Lascio a voi decidere quale sia la sottile line (o corda) che li divide.

Come vedete lascio anche un indirizzo email, sarei felice di ricevere opinioni e suggerimenti.

Ciao

Scrittore Silenzioso



*****

Sono disteso a pangia in giù sul mio letto nella mia cameretta, nell'agriturismo da Sandra. Sono incaprettato in maniera perfetta e semplicemente inesorabile. Vestito nel mio pigiama Sandra ha fatto un eccellente lavoro nel legarmi come un salame incaprettandomi in maniera così sicura che posso solo leggermente dondolarmi lateralmente sul materasso, i piedi tirati contro i palmi delle mie mani, la schiena inarcata, la bocca tappata da un gran fazzolettone, sigillata con lo scotch da pacchi e tirata indietro veso i piedi da più giri di corda passati sopra il nastro da pacchi argentato. E' quasi un'ora che solo legato così e comincio a sentirmi indolenzito da tute le parti. C'è un novità: non solo solo. A fianco a me legato nello stasso modo con l'unica differenza di una grossa ballgag che gli tappa la bocca dai cui angoli scende un filo di saliva c'è il mio amico Paolo, detto Houdini.
Alla fine aveva accettato l'invito di Sandra ed era venuto con me all'agriturismo. E aveva fatto una scommessa: aveva scommesso con Sandra che sarebbe riuscito a liberarsi entro un ora dalle sue corde, se vinceva lui legava lei .. se non ci riusciva restava legato.
Così si era fatto impacchettare eio con lui, "per solidarietà e compagnia" aveva detto Sandra, in camera mia, e ora che l'ora era quasi scaduta e non era riuscito a liberarsi di un solo nodo e capiva in che mani era finito ... in che mani siamo finiti e la stanza risuonava dei nostri mugolii soffocati dai bavagli.
- Bene, l'ora è passata .. ma non mi sembra tu ti sia slegato - la voce allegra di Sandra mi squote dal torpore in cui ero caduto - ma bravi, qualcuno ha perso la scomessa e resta legato....
Paolo mugola nel bavaglio, inutilmente, io sento le mani di Sandra su di me che finalmente allentano i nodi e mi liberano dallo stretto incaprettamento, gemo di soddisfazione nel bavaglio mentre lei con cura mi aiuta a mettermi in piedi e mi massaggia le spalle e le gambe ancora legate.
- Bene, Paolo tu rimani qui mentre mi occupo del tuo amico ... chissà che tu non riesca a liberarti?
Sandra mi slega le caviglie e a piccoli passi mi porta verso il suo appartamento, chiudendo dietro di se la porta della mia stanza dove il mio amico continua inutilmente ad agitarsi.
- Simpatico il tuo amico ... un po' troppo sicuro di sè .. ma simpatico.
- Mpphhh...
- Ti è piaciuta la legatura?
- mmmpphh... - faccio segno di no con la testa.
- Lo immaginavo .. a te piace la dolcezza, ma volevo anche darti un assaggio diverso, da bravo seduto sul divano che facciamo la tua terapia.
Mi siedo lentamente e lascio che lei mi leghi di nuovo strettamente le caviglie. La mia terapia. Venire legato e imbavagliato sempre, ogni sera, passare spesso la notte legato e soprattutto .. venire masturpato lentamente ... ogni sera .. fino all'orgasmo liberatorio. Un foulard viene messo sopra ai miei occhi e legato strettamente lasciandomi nell'oscurità ... sento le mani di Sandra abbassarmi le mutande e avvolgere il mio pene in un altro foulard, un tocco meraviglioso, dolce, forse è seta e poi lentamente, dolcemente le carezze... mugolo nel bavaglio, la terapia è iniziata. Sandra è inesorabile, gioca con me, accellera, rallenta, si ferma riprende, mi porta già per due volte quasi all'orgasmo poi si ferma, mi fa raffreddare ignorando i suoni di protesta che escono dal mio bavaglio e poi riprende.. perdo la cognizione del tempo, legato, imbavagliato e bendato sono perfettamente inerme e la mia signora sa come condurre il gioco, finchè mi concede di venire quando sono quasi disperato per la frustrazione e l'eccitazione insieme.
Sento Sandra alzarsi.
- Bene bravo. Adesso stai qui buono, vado ad accuparmi del tuo amico.
La sento uscire e chiudere la porta dell'appartamento, quanto a me non posso far altro che starmene qui sul divano, così impacchettato cosa potrei fare? Rimango ad aspettare nella quiete e nel tepore del suo salotto, chissà che intenzioni avrà? Come sempre dopo ogni terapia mi rilasso completamente e quasi mi assopisco, credo che non riuscirei a slegarmi neanche se ne avessi la possibilità... dopo un po' sento la porta aprirsi e la voce di Sandra.
- Bene il tuo amico è a posto, andiamo a fare la nanna.
Mi toglie la benda, mi slega le caviglie e ritorniamo nella mia stanza, dove trovo Paolo non più in hogtie ma legato, imbavagliato e bendato su una sedia vicino al mio letto. Senza parole Sandra mi fa coricare a pangia in giù e mi rilega le caviglie strettamente tra loro e poi al letto in modo che non possa scendere, poi mi toglie il bavaglio, liberandomi la bocca dal fazzoletto ormai zuppo di saliva. Poi con calma toglie la ballgag a Paolo.
- Allora .. Mr. Houdini ... ti è piaciuta la lezione?
- Sì certo! Sei davvero bravissima a legare .. adesso mi sleghi per favore?
- Non se ne parla neanche, adesso da bravi passate la notte ben legati e buoni, vi lascio senza bavaglio perchè non voglio farvi soffocare..
- Ma andiamo! - Paolo protesta, io me no sto zitto, so che se Sandra ha deciso così è così.
- Ma niente! Così impari a fare lo sbruffone! Adesso buono e zitto e .. se vi sento parlare torno a imbavagliarvi. Buonanotte cari.
E se ne va spegnendo la luce e lasciandoci legati. Aspetto un poco e poi....sussurro.
- Paolo ... tutto bene?
- Un accidente! Sono legato come un salame e tu?
- Idem!
- Ma ti lega sempre così?
- Te lo avevo detto!
- Sì hai ragione.. ma provarlo è un altro conto .. non riesco a muovermi e .. sono esausto.
- Anch'io .. cerchiamo di dormire..
Non parliamo più e dopo un po' mi addormento. A svegliarmi dopo un sonno di sasso è Sandra, quando mi sveglia vedo Paolo già slegato che mi saluta e esce dalla stanza. Ci troviamo giù a fare colazione.
- Allora che fai? Te ne torni a casa?
- Sì oggi torno a casa .. ma forse non parto subito...
E vedo che guarda verso Sandra che ci sorride .. forse .. un'altra legatina per il mio amico?

Monday, January 26th 2009 - 01:40:55 PM
    
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Una storia di: sabrina

Chiedo scusa per il numero di volte che ho inutilmente inserito la seconda parte della storia, non riuscivo a visualizzarla e ho fatto vari tentativi...
Sabrina

Friday, January 9th 2009 - 07:46:49 PM
    
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Una storia di: sabrina

(SECONDA PARTE)
…ma prima di entrare ha chiesto nuovamente permesso. Stefania ha cominciato a mugolare invitando la nostra amica ad entrare. “Buongiorno, che belle bamboline legate. Ma allora non stava scherzando Romeo!”. Abbiamo dovuto mugolare un po’ prima di convincerla a liberarci dal bavaglio. “Allora piacciono anche a voi certi giochini!”. A questo punto ci siamo reciprocamente confidate. “Bene, che ne dite di restituire lo scherzo ai vostri ometti?” Escogitiamo la punizione, appuntamento per il mattino seguente. “Ok, a voi portarli nella sala da colazione, io penso alla complicità degli ospiti spagnoli. Ora però vi saluto, potrebbero tornare. Rimettiamo le cose a posto…Bavaglio!”. E dopo averci nuovamente imbavagliate, con un certo palpabile gusto, Monica è uscita lasciandoci sole. Romeo e Marco sono tornati circa 20 minuti dopo con gli skipass, entrambi con una certa eccitazione e ignari di quanto li aspettasse… ;-)

Bella giornata, cena tipica, buona notte…

Secondo risveglio. Buongiorno, coccole mattutine, cominciamo a vestirci. Romeo è in calzamaglia e dolcevita (intimo da sci), prendo una mia calza, comincio a giocarci con le mani e lo invito sensualmente ad avvicinarsi, lo accarezzo, sa cosa voglio, si presta al gioco. “metti le mani dietro e fidati di me”. Lentamente lego le sue mani dietro la schiena e lo faccio sedere sulla poltroncina (da ufficio con rotelline) della scrivania della camera. “E’ tanto che non ti lego ad una sedia”, prendo altre corde e lo fisso allo schienale, quindi lego le caviglie e porto indietro i suoi piedini collegandoli alle mani, si ritrova seduto ma praticamente incaprettato. Lo bendo e comincio ad accarezzarlo. “Amore, non mi basta, voglio qualcosa di più piccante”, Romeo sente che apro la porta, non capisce ma comincia a preoccuparsi “Cosa vuoi fa..mmph” lo imbavaglio efficacemente con un mio collant e diversi giri di benda elastica a coprire tutto. Comincio a spingere la poltroncina, Romeo percepisce che ormai è fuori dalla mansardine e mugola “Shhh, non vorrai farti sentire!” Apro la porta di una delle salette da colazione dove un tavolo è già apparecchiato in attesa delle due coppie spagnole ospiti del Garni. “Torno subito amore!” Romeo resta in silenzio, non sa cosa fare. Torno in mansarda e vedo se Stefania ha bisogno di aiuto con Marco. Silenziosamente mi avvicino alla loro camera, Marco come (da accordi in calzamaglia e dolcevita ;-)) è bendato e ha le mani legate dietro la schiena. Stefania mi fa cenno di entrare. Tolgo le pantofole e silenziosamente mi avvicino, lei parla, io continuo a legare Marco che dopo poco si accorge di qualcosa di strano ma ormai è saldamente legato alla sedia, non resta che imbavagliarlo per bene “Voilà, ora sei pronto anche tu!” mugola qualcosa ma spingiamo la poltroncina e lo portiamo nella saletta da colazione. Sistemiamo i due su un lato della stanza e li liberiamo dalla benda “Sorpresi? Solo per restituirvi lo scherzetto di ieri” In quel momento entra monica con le caraffe del latte e del caffè “Oh buongiorno! Certo che vi hanno conciato davvero per bene le vostro belle fidanzatine… Bel lavoro, complimenti, puntualissimi poi, stanno per arrivare gli ospiti” I due mugolano qualcosa mentre entrano i quattro ragazzi spagnoli (a cui Monica aveva anticipato tutto), stanno al gioco e ridono. Noi facciamo per uscire ma ci invitano a fermarci con loro per colazione. “Volentieri ma andiamo a finire di vestirci, torniamo subito” la nostra tenuta sembra una tuta da sci di fondo, però indossiamo pur sempre una maglia aderente e un paio di calze, anche Marco e Romeo ma per loro fa parte della punizione, noi abbiamo una reputazione da difendere! ;-) Monica ci invita a non formalizzarci e ci fa sedere mentre apparecchia anche per noi. Con un po’ di inglese spiego ai quattro lo scherzo mentre i due ci guardano imploranti. “Ok, per oggi basta”, Monica avvicina le due poltroncine alla nostra tavola, “Ma perché dobbiamo liberarvi?” “Ok…” e cominciamo a liberarvi dai bavagli. E’ stato divertente fare colazione imboccandoli. Poi abbiamo salutato gli amici spagnoli e, ancora legati, li abbiamo riportati in camera. Divertentissimo inizio di giornata ma le sorprese in tema non erano finite però ve le racconto in un altro momento…
Baci
Sabrina

Wednesday, January 7th 2009 - 11:44:13 PM
    
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Una storia di: sabrina

Buon Anno! E cominciamo l’anno con una nuova storia, fresca fresca, tornata a casa con noi dalla vacanza in montagna. Per certi aspetti è vicina all’esperienza di scrittore silenzioso (anzi, mi ha ispirato e ho cercato la situazione), ma non vi anticipo nulla.

Siamo partiti il 2 gennaio per la Val Senales, io, Romeo, mia sorella Stefania e Marco, il suo ragazzo. Avevamo prenotato un piccolo appartamento bi-camere presso un Garni (una sorta di Bed & Breakfast) dove io e Stefania andavamo da piccole con i nostri genitori. In montagna è facile affezionarsi ai luoghi e alle persone e, da allora, abbiamo sempre continuato ad andare anche se non tutti gli anni. I signori che gestivano il garni al tempo sono ormai in pensione, da qualche tempo è Monica, loro figlia, a gestire il tutto. Monica ha 2 anni più di me e ci conosciamo da quando io ne avevo 10 (e Stefania 6). Siamo buone amiche anche se il nostro rapporto è sempre stato per lo più a distanza, in ogni caso non immaginavamo di scoprirci accomunate dalla passione per le corde. A dire il vero non la viviamo proprio nella stessa maniera, diciamo che Monica apprezza sia la compagnia maschile che quella femminile (anche se ultimamente preferisce quella di una sua amica) e preferisce legare, io invece mi ritengo una switch. Entriamo nei dettagli della vicenda. Stefania, dopo l’esperienza che vi ho raccontato, mi ha confessato che la eccitava un sacco legare ed essere legata e, inaspettatamente, il giochino era piaciuto anche a marco, di conseguenza non potevo non portare in vacanza la nostra sempre più ricca borsa degli attrezzi soprattutto considerando che per 5 giorni avremmo vissuto tutti e quattro insieme, camere separate ma stesso salotto e cucina.
Il primo contatto con Monica e il bondage era stato telefonico, confermando il nostro arrivo si era detta entusiasta di vederci, sperava in una serata di chiacchere in pigiama con me e Stefania proponendo, testuali parole, “Romeo e Marco li lasciamo legati in camera come salamini”, poteva essere una frase come un’altra ma mi aveva trasmesso una particolare convinzione. Il secondo contatto è arrivato il giorno dopo il nostro arrivo. Ci svegliamo e cominciamo a vestirci, maglia e calze pesanti, pantaloni e giacca da sci dopo colazione. Siamo a tavola, Marco e Romeo propongono di fare una passeggiata in paese dato il tempo non proprio bellissimo e ventoso, io e Stefania insistiamo per sciare. Piccante battibecco che si risolve con Romeo che prende due calze, ne passa di nascosto una a Marco, i due ci vengono vicini con fare da micioni, ci trascinano in camera sobillando licenziose voglie salvo poi legarci le mani e riportarci nel salottino. Io e Stefania fingiamo ritrosia salvo intendere la reciproca voglia di giocare e ci prestiamo al gioco. I due prendono la “borsa degli attrezzi” si muniscono di corde e cominciano a legarci. Marco, meno pratico, segue quello che fa Romeo. Le mani già legate dietro la schiena, ci legano le braccia al busto quindi gambe e caviglie. Infine ci aiutano a raggiungere, saltellando, due delle tre colonne presenti nel salotto (l’appartamentino è ricavato in una mansarda) e con ulteriori corde ci legano ad esse. Stefania è una bella ragazza, io faccio ancora la mia figura ;-), in ogni caso in calzamaglia e dolcevita e così legate penso che offriamo un delizioso spettacolo. Romeo prende due foulard che annoda al centro, “Ultimo dettaglio!” e ci ritroviamo imbavagliate. A quel punto i due finiscono di vestirsi e, inaspettatamente, si avviano alla porta. Scopriremo solo dopo che stavano andando a pochi metri dal garni a prendere gli skipass, in ogni caso ci faceva effetto l’idea di essere lasciate legate in stanza, soprattutto pensando all’ipotesi che qualcuno potesse entrare. Sulle scale i due incontrano Monica “Buongiorno, dove andate di bello?” – “Facciamo due passi, prendiamo gli skipass” – “E le vostre belle, dormono?” – “No ma le abbiamo legate e torniamo a prenderle dopo!”. Romeo non pensava di essere preso in considerazione in realtà aveva stuzzicato la curiosità di monica che, una volta usciti, è salita in mansarda e ha timidamente bussato alla porta. Riconosciuta la sua voce ho iniziato a mugolare. A quel punto Monica ha aperto la porta…
(FINE PRIMA PARTE)

Wednesday, January 7th 2009 - 11:41:44 PM
    
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Una storia di: scrittore silenzioso

Tanti auguri di un buon 2009! Ben legato e imbavagliato!

Wednesday, December 31st 2008 - 01:05:33 PM
    
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Una storia di: Ivan

scusate il ritardo ma sto per postare una storia...sotto l'albero di natale!!!
Penso che però andrà tuto all'anno prossimo eh eh...
(ovviamente intendo il 2009)

Tuesday, December 30th 2008 - 06:58:09 PM
    
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Una storia di: Scrittore Silenzioso

Bella storia Sabrina e grazie per i tuoi complimenti!

Friday, December 19th 2008 - 11:05:08 AM
    
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Una storia di: sabrina

"Posto" nuovamente l'ultima storia, rileggendola mi sono accorto che mancavano alcune frasi...
Baci!

Un calorosissimo saluto a tutti e tanti complimenti a scrittore silenzioso,mi piace molto la situazione che ci stai raccontando, mi piace il modo di viverla e di raccontarcela, mi sembra di cogliere tutto il piacere che provi…
E’ tanto che non racconto le gesta mie e del mio Romeo, giochiamo sempre con corde, calze, foulard e bavagli anche se ultimamente sono mancate occasioni degne di nota, fino a due lunedì fa, 8 dicembre…
Approfittando delle bellissime giornate decidiamo di andare a sciare e ci mettiamo d’accordo con mia sorella Stefania e il suo ragazzo Marco. Ritrovo alle 8 in punto a casa nostra, il tempo di caricare gli sci e partire. In realtà durante la notte sono stata poco bene e la mattina proprio non me la sentivo di sciare. Mi vesto ugualmente nonostante Romeo mi consigliasse di stare a casa, io però non volevo rovinare la giornata a tutti e, soprattutto, non volevo stare a casa da sola e perdermi la bella giornata di sole. Arrivano gli altri due, apro la porta e Stafania esordisce con
<…E tu cos’hai combinato stanotte? Che brutta cera!>

Per farla breve, mi convincono a stare tranquilla a casa, Stefania resta a casa con me, convinciamo Marco e Romeo ad andare lo stesso a farsi una sciata, li aspettiamo nel pomeriggio e, nel caso in cui io stessi meglio, potremmo uscire a cena. Caricano gli sci e partono. Mi fa piacere restare con Stefania, siamo molto unite, ha 26 anni, 4 meno di me, però per motivi vari sono abituata a vederla sempre piccola ed essere molto protettiva con lei. Oggi invece è il suo turno di coccolarmi e lo fa molto bene. Mentre metto su una cioccolata calda mi prende le pantofole, mi toglie i moonboot (tirati fuori dall’armadio per l’occasione, speriamo calpestino presto la neve) e mi sfila i pantaloni da sci, poi mi chiede un paio di pantofole e restiamo entrambe in felpa di pile e calzamaglia, totale comodità. Prendiamo le tazze fumanti e ci accomodiamo sui divani in salotto. Parliamo del più e del meno, del lavoro, dei suoi progetti con Marco (da pochi mesi vivono insieme). Propone una seconda tazza di cioccolata e va in cucina per prepararla. Apre il frigo e vede il barattolo di panna montata, scherza, ci ricama sopra giochi erotici. Poi cerca i cucchiaini e aprendo il cassetto sbagliato, quello delle cianfrusaglie, trova un paio di manette, quelle con i bracciali rivestiti di peluche, l’apoteosi, finge disappunto e sconcerto, torna in salotto con le tazze e le manette e continua a scherzarci chiedendomi spiegazioni. Le dico la verità, ce le hanno regalate due nostri amici. E’ restia, timida, maschera con finta ritrosia, si vede però che è curiosa di provarle…



…titubante…
…continua ad esitare, un po’ imbarazzata. Infilo le pantofole e vado da lei, prendo le manette e le mostro come si aprono, poi mi giro di spalle, porto le mani dietro la schiena e la invito a legarmi. Dopo una piccola esitazione click-clack e sento i polsi bloccati.

, mi metto sul divano, sfilo le pantofole e distendo le gambe
e ci mettiamo a ridere. Si avvicina, distende la coperta e si siede vicino. Con le mani mi accarezza i piedini e mi guarda. Leggo la sue espressione.
accenna un sì con la testa, mi libera le mani, prendo le manette mentre lei mi porge i polsi si gira e le blocco le mani. Mi alzo e la faccio sedere, le sfilo le pantofole e accompagno le sue caviglie sul divano. Prendo la coperta e la copro, è appoggiata al bracciolo e, giusto per aumentare l’effetto, rimbocco per bene la coperta sotto il suo busto e attorno alle gambe, lascio fuori solo i piedini.

vedo terreno fertile per instaurare una conversazione. Stefania non conosce le nostre abitudini ma sento di confidarmi. segue attentamente, aspetto la domanda, la sua espressione si fa seria e attenta, ok, posso parlare. Le spiego che ci piace giocare e legarci, mi piace soprattutto legare. Lei mi confida di aver provato solo una volta con un precedente ragazzo, una cosa molto semplice, però sarebbe curiosa di provare, sia di legare, sia di essere legata. Marco una volta le aveva confidato un certo interesse verso la situazione durante una scena di un film in cui una donna veniva legata ad una sedia. Entrambi però non avevano mai avuto la spinta giusta per creare la situazione e provare. Le spiego che si tratta di una cosa seria, almeno per noi. Ci piace, ci rilassa, ci avvicina, non ha nulla a che fare con la violenza e, a volte, fa da preludio all’amore. Abbiamo cominciato con vecchie calze o foulard, le ho raccontato della prima volta con Romeo che indossava le calze nere (risate) e le ho spiegato che poi abbiamo sviluppato una certa tecnica con le corde.




Ho preso il foulard di servizio tra i cuscini del divano e l’ho imbavagliata. Sgrana gli occhi, le accarezzo il viso dolcemente e la invito a fidarsi di me.
annuisce, . Prendo la borsa degli attrezzi e un po’ di calze e torno da lei. Le spiego che possiamo optare per corde, più tecniche, o per le calze, più casalinghe. Sceglie le corde. La aiuto ad alzarsi, le libero le mani dalle manette. Prendo una corda e delucido quello che sto per fare. Stefania segue con attenzione, è presa dall’esperienza, non si toglie neanche il bavaglio. Mi metto alle sue spalle, accompagno le sue braccia dietro la schiena con gli avambracci piegati. Le lego le braccia al busto e le faccio i complimenti per il seno prorompente. Mugolii di compiacimento. E’ in piedi in mezzo al salotto. Annuisce. Le lego le ginocchia quindi le caviglie. Saltellando la accompagno alla poltrona dove la aiuto a sedersi. Prendo uno sgabello e mi siedo davanti a lei. sorride imbavagliata, mi fa capire di liberarla. Sciolgo il foulard, Ridiamo, raccolgo le sue sensazioni. Le prometto che un giorno mi farò legare da lei. Suona il telefono, rispondo, è Marco, sono saliti in rifugio con la cabinovia, hanno bevuto una cioccolata e sono tornati alla macchina, dispiaceva ad entrambi lasciarci da sole e quindi stanno tornando, sono in autostrada. Stefania mi invita a slegarla io le faccio una proposta sulle prime non prende neanche in considerazione l’ipotesi, poi però, in fondo, l’idea la stuzzica. Mi faccio venire un’idea, le garantisco la complicità di Romeo, la convinco. Chiamo Romeo, gli spiego la situazione, inventa una storiella che racconta a Marco, prospetta una sorpresa organizzata al loro arrivo, loro però devono fidarsi di noi e lasciarci fare. Marco sembra divertito ed accetta, Romeo mi manda un messaggio confermando di stare al gioco. Arrivano, li accolgo sulla porta con un bel paio di pantofole di spugna Marco è titubante, lo rassicuro , lo accompagno in studio dove accendo la televisione e lo invito ad aspettarmi qualche minuto. Romeo mi sta aspettando nell’ingresso, gli ho già anticipato qualcosa, mi lascia fare. Lo bendo e lo accompagno in sala dove stefania è ancora legata alla poltrona e nuovamente imbavagliata. Sta in silenzio perché non sa che Romeo sa tutto, quindi pensa ancora che lui, bendato non si sia accorto di lei. Osserva attentamente mentre lego il mio amore. Scambio di sguardi e gesti tra me e mia sorella, decidiamo di incaprettarlo. Romeo mi lascia fare. Stefania batte un piedino per terra per attirare la mia attenzione e mi ricorda di imbavagliarlo. Stefania mi fa cenni di compiacimento con la testa. Vado a prendere Marco. Lo rassicuro sul momento di gioco e lo invito a fidarsi. Prima di entrare in salotto lo bendo, lo abbraccio per tranquillizzarlo, gli anticipo che devo legargli le mani dietro la schiena. E’ perplesso ma mi lascia fare, parlo con lui mentre lo accompagno sul divano, mi scuso ma devo legargli anche i piedi, quindi gli sfilo le pantofole e distendo le gambe sul divano. A questo punto libero i due ometti dalla benda e finalmente possono vedersi legati e vedere Stefania.

Stefania e Romeo mugolano e mi ricordano di imbavagliare anche Marco. Continuo a scherzare un po’, poi libero le mani e i piedi di Stefania che finisce di slegarsi e si toglie il bavaglio. Sto per slegare Marco ma Stefania mi ferma, si avvicina e scherza solleticandogli i piedi e facendogli qualche carezza spinta… Stefania prende un foulard, Gioca un attimo con Marco e subito lo slega. Io mi avvicino dopo qualche minuto e trovo Romeo ancora imbavagliato ma quasi libero Marco gli sta slegando le mani, Stefania gli solletica i piedi mentre finisce di liberarlo. A questo punto i tre, liberi, mi guardano in maniera sospetta… Dopo poco mi sono trovata completamente legata come un salame!
Abbiamo trovato altre due persone con le quali condividere i nostri giochi bondaggiosi.
Un saluto a tutti
Sabrina

Wednesday, December 17th 2008 - 08:19:38 PM
    
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Una storia di: Scrittore Silenzioso

DaSandra - la nuova camera

Carissimi, continua la saga delle mie avventure all'agriturismo da Sandra, una storia dove la realtà e la fantasia si incontrano nel senso che è il risultato tra fatti che mi sono veramente accaduti e la mia fantasia. Lascio a voi decidere quale sia la sottile line (o corda) che li divide.

Come vedete lascio anche un indirizzo email, sarei felice di ricevere opinioni e suggerimenti.

Ciao

Scrittore Silenzioso


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Domenica sera. Sono appena arrivato da Sandra. Venerdì i capi hanno dato la conferma ai miei sospetti: la mia permanenza qui non sarà breve, almeno sei mesi. Bene. Sono stato attento a non far trasparire la mia soddisfazione, sei mesi almeno da Sandra sono un sogno. Arriveranno altri colleghi ma saranno alloggiati in un altro albergo, più lussuoso, mi hanno offerto anche a me questa possibilità ma ho declinatao: sto bene dove sto!

Sono in stanza in questo momento, la mia nuova stanza. E' la sorpresa che ho trovato stassera: Sandra mi ha spostato in una nuova. Devo dire più piccola ma a sentire Sandra con indubbi vantaggi: é collegata direttamente tramite a una porticina e un piccolo vano direttamente al suo appartamento e sempre dallo stesso vano, tramite un piccola scala si arriva direttamente nelle cucine, senza essere visti. Sandra mi ha spiegato che probabilmente in origine era una stanza della servitù, che così poteva accedere direttamente alle cucine senza disturbare, ora è la mia stanza.

Ho già cenato, presto, sono le 7 e sono già con addosso un comodo e caldo pigiama di flanella, fa un po' freddino ma così starò bene. Come sempre qui è tutto tranquillo, sono seduto su un angolo del letto con i polsi incrociati deitro la schiena in attesa che Sandra finisca di prepare le corde per me. La prima corda inizia ad avvolgermi i polsi, è un tocco piacevole, intimo, me li avolge e li stringe tra loro bene, sento le dita di Sandra che tirano e annodano strettamente. Rimango in silenzio, inutile parlare ciascuno di noi sa qual'è il suo ruolo. Le corde danzano, non so perchè ma sembrano vive, come lenti serpenti mi immobilizzano le braccia, i gomiti, le spalle, le sento avvolgemi e stringermi, un mugolio sale dalle mie labbra, è tutto così bello!
- Dai su da bravo in piedi e apri le gambe!
Obbedisco, Sandra è perentoria e gentile allo stesso tempo. Un carda mi avvolge i fianchi e viene legata ai polsi, poi viene passata più volte in mezzo alle mie gambe passando a fianco del mio pene che riconoscendo il tocco delle corde già si irrigidisce di più.
- Gambe e ginocchia unite, per favore.
Sandra mi lega prima le cosce e poi le ginocchia, aspetto che tocchi anche alle caviglie e invece lei lega una corda a una di quele che si intrecciano e corrono sopra al mio petto e dandomi un leggero strattone mi dice: Dai andiamo?
Non posso che seguirla facendo piccoli passetti, lei apre la porticina che immette nel vano e passiamo nel suo appartamento. Andiamo nel salottino, un divano, televisione, libreria, asse da stiro con alcuni panni che aspettano e uno sgabello da bar, di quelli alti.
- Su dai, siedi sullo sgabello che finisco di impacchettarti.
Mi siedo non posso che osservare affascinato le mie caviglie che vengono prima immobilizzate, poi con una nuova corda tirate verso i miei polsi, Sandra tira la corda senza complimenti e in un attimo mi ritrovo sospeso, seduto sullo sgabello quasi in hogtie, per sicurezza, dice lei, lega anche le mi cosce al sedile, di sicuro da qui non scenderò tanto facilmente.
- Oh bene, adesso devo stirare e tu mi farai compagnia, va bene?
- Ho un'altra scelta?
- Non credo, ma di sicuro questa ti piace.
- Sandra inizia a stirare e ci raccontiamo a vicenda, come va il mio lavoro, il suo agriturismo, le ultime novità. è una situazione surreale: legato e eccitato a fianco di una donna che con tranquillità stira i suoi vestiti come se fosse la cosa più normale del mondo.
- E così resterai qui altri sei mesi? Bene, bene!
- Ti fa piacere?
- Certo! Sei il mio cliente preferito e poi ... mi piace legarti e imbavagliarti, sei proprio un coccolone!
Arrossisco, so che ha ragione, piacce troppo anche a me. Si sta been qui da lei, la serata tranquilla, il silenzio che viene da fuori, il calduccio dell'appartamento, la guardo stirare, il vaopre che sale dal ferro da stiro...
- Hai perso la lingua? Vuoi il bavaglino?
- O scusami.. stavo fantasticando .. sai ho aprlato di te a un mio amico.
- Che amico?
- Uno a cui piace il bondage ... si chiama Paolo ed è soprannominato 'Houdini.
- Bel soprannome .. come mai?
- .. è bravissimo a slegarsi... o almeno dice lui, ne abbiamo parlato una volta e sostiene di riuscire a liberarsi benissimo da ogni corda!
- Ma dai?
- Giuro.
- Potresti dirgli di venirci a trovare no? Così vediamo quanto è bravo!
- Lo legheresti?
- Ma certo!
Ne parliamo per un po', l'idea di essere legato in compagnia del mio amico mi eccita tantissimo e Sandra è più che disponibile, rimaniamo d'accordo che domani stesso lo chiamo e lo invito qui.
Sandra finisce di stirare, si avvicina e mi slega la corda che unisce le caviglie ai polsi. Mi fa scendere dallo sgabello e stare fermo in piedi.
- Lo sai mio caro? Mi sono fatta una certa idea su di te....
Rimango in silenzio.
- Penso che tu sia un bondageto senza speranze, bisognoso di stare sempre legato.
Un fazzoletto appallottolato appare davanti alla mia bocca, la apro e mi viene lentamente infilato dentro, ha ancora il tepore del ferro da stiro.
- Vedi? E' proprio necessario.
Un foulard con un triplo nodo gigante al centro vien passato tra i denti e legato strettamente dietro la mia nuca, abbasso la testa per permettere a Sandra di stringere meglio.
- Proprio senza speranze...
Un altro foulard mi viene legato sopra la bocca e sotto al mento coprendo bene, posso fare solo dei leggeri mugolii.
- Per cui ho deciso di passare a un giusta terapia per te ....
Sandra va dietro di me, mi abbraccia, sento il suo fiato sul mio orecchio destro, susurra:
- D'ora in avanti sarai legato sempre, ogni sera va bene?
Annuisco.
- Bravo .... e non basta ... d'ora in avanti ogni sera verrai masturbato.
Vedo una mano di Sandra che scende sul mio pene e comincia ad accarezzarlo, sento il suo tocco attraverso le corde e il piagiama di flanella e mugolo nel bavaglio, cominciando a dimenarmi lentamente nelle corde.
- Così, bravo.... così... così... è bello duro, sei molto eccitato...
- Mmmmpphhhh...
- Così bravo, non ci vorrà molto... così..così..così
Non so quanto va avanti ma so che poco dopo esplodo, mugolo nel bavaglio mentre sento la mi crema calda che bagna le mie mutande e il pigiama, mugolo di felice frustrazione.
- Bene.
Sandra mi slega le caviglie.
- Torniamo nella tua stanza.
Obbedisco come in trance, lentamente a piccoli passi entriamo per la porticina nella mia stanza, Sandra rimuove le coperte e mi fa coricare, annoda di nuovo le caviglie e mi copre. Mi toglie il bavaglio.
- Fai la buona notte!
Sta per uscire.
- Sandra?
- Dimmi caro...
- ..... Grazie...

Wednesday, December 10th 2008 - 05:18:40 PM
    
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Una storia di: Scrittore Silenzioso

Bellissime storie! Bravi Ivan e Louis!

Tuesday, December 9th 2008 - 01:18:15 PM
    
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Una storia di: Ivan

Se vi è piaciuta lavorerò presto ad altre storie... grazie

Monday, December 8th 2008 - 10:02:18 PM
    
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Una storia di: LUIS

salve a tutti sono luis è da un bel po’ che leggo le vostre storie

Sono un uomo di mezza età, fin da piccolo ho una passione per il bondage mi piace legare ed essere legato. Con mia moglie fin dai primi incontri le ho confidato questa mia passione, lei, anche se non entusiasta mi disse che non ci vedeva niente di male, che tutto sommato si poteva provare.
Cosi abbiamo cominciato a legarci, nonostante parecchi anni di matrimonio ancora oggi continuiamo a giocare con corde e affini, siamo diventati esperti del bondage . Ho sempre provato a coinvolgere nei nostri giochi bondaggiosi altre persone con allusioni e creando situazioni particolari senza mai riuscirvi, ormai avevo rinunciato quando pochi giorni fa è successo qualcosa d’impensabile. Che ora vi racconto.

Domenica scorsa siamo andati al mio paese natale, dove possiedo una casa in montagna che utilizziamo solo per pochi giorni l’anno. Abbiamo invitato alcune persone, Marco e Anna nostri amici da sempre, un collega d’ufficio Sandro con sua moglie Lisa, e una nostra amica Maria che approfittando che il marito era fuori città per lavoro si è aggregata a noi. Arrivati sul posto dopo i saluti e le presentazioni, e fatto gli onori di casa ci accingevamo a passare una tranquilla giornata tra amici.
Nel giro di poco tempo sentivamo a nostro agio sembravamo tutti amici da sempre, si parlava delle solite cose lavoro, politica, ecc. ma a un certo punto è successo qualcosa che ha cambiato il corso della giornata Lisa avvicinandosi al camino acceso, sulla mensola ha notato un paio di manette (che sinceramente non ricordo come mai si trovassero la), le ha subito prese e rivolta al marito ha detto “amore vedi cosa ho trovato”, si è avvicinata a Sandro dicendo di non essere mai stata ammanettata e voleva vedere cosa si provava, cosi dando le manette in mano al marito si girava mettendo i polsi dietro la schiena. Sandro dopo aver armeggiato, un bel po’ con le manette non è riuscito ad aprirle. Cosi Lisa strappando letteralmente le manette dalle mani del marito è venuta da me che prontamente glie lo messe ai polsi.
Lisa è rimasta diverso tempo ammanettata vagando per l’ampio salone punzecchiata dal marito.
Dopo ritornando da me, mi ha chiesto di liberarla perche doveva vendicarsi di Sandro. Le ho tolto le manette e dopo avergli spiegato il funzionamento e corsa subito ad ammanettare il marito alla sedia cominciando ad attuare la sua vendetta.
Dopo alcuni minuti Anna chiese a Lisa se poteva liberare il marito perche gli servivano le manette per poter riservare a Marco lo stesso trattamento, lisa rispose che doveva aspettare perche voleva ancora un po’ tormentare Sandro. A quel punto intervengo io, dicendo che per legare una persona non è necessario avere un paio di manette ma è sufficiente un pezzo di corda e nel ripostiglio sicuramente cera qualcosa. Subito Anna e Maria vanno nel ripostiglio e ne escono con una notevole quantità di corde, ne prendono una di un paio di metri e cominciano a legare le mani dietro la schiena a Marco in modo blando. Come previsto dopo pochi minuti Marco si libera, cominciando ad insultare le due per la legatura poco efficace, aggiungendo che difficilmente una donna sarebbe stata capace di immobilizzarlo. A questo punto si fece avanti mia moglie che aveva seguito la scena dalla cucina, disse a Marco “aspetta che ti sistemo io cosi, vediamo se le donne non sono capaci” prendendo un pezzo di corda in un attimo gli legò i polsi dietro la schiena. Subito il viso di Marco cambiò espressione capi subito che sicuramente non si sarebbe liberato da solo. Cosi Sandro e Marco rimasero legati per più di mezz’ora finché io dissi che il pranzo era pronto ed era meglio liberare i due, cosi Anna e lisa slegarono i rispettivi mariti. Lisa mentre toglieva le manette a Sandro, disse “non è finita qui ne riparliamo dopo pranzo”.
Durante il pranzo le cose tornarono alla normalità sembravano ormai accantonati gli episodi bondaggiosi si ricomincio a parlare del più e del meno e cosi andammo avanti per tutta la durata del pranzo. Ma dopo il caffè, l’amaro e un passeggiata tra i prati ricominciano i giochi.
E sempre lisa che si avvicinandosi al mucchio di corde sopra il divano ne prende una abbastanza grossa rivolta al marito con aria innocente dice “tesoro vieni un attimo qui”. A questo punto interviene Marco dicendo che prima di pranzo sono stati legati loro adesso tocca alle donne.
Cosi dopo alcuni tentennamenti fu deciso che tutte le donne sarebbero state legate fino a quando il relativo consorte l’avrebbe liberata. Io subito pressi l’iniziativa cominciando a legare mia moglie che in un attimo era bene impacchettata, gli altri vedendo la mia bravura chiesero la mia collaborazione e insieme legammo le altre tre donne compresa Maria che non aveva calcolato che il suo consorte non c’era per poterla slegare. Noi uomini per rendere il gioco ancora più interessante decidemmo di uscire a fare una passeggiata raccomandando alle nostre signore di non uscire di casa e di aspettarci che saremmo tornati presto. Dopo una ventina di minuti tornammo, trovando le donne ancora legate ci soffermammo un po’ a guardare come le signore cercavano di liberarsi aiutandosi a vicenda, senza alcun risultato. Dopo aver riso un po’ alle loro spalle, io decisi di slegare mia moglie cosi fece pure marco, Lisa fu slegata dieci minuti dopo.
A questo punto Maria ancora legata disse, “a me chi mi slega”? le rispose Anna “se non cera chi ti slegava perche ti sei lasciata legare? “ora ti arrangi” Maria rispose che se non l’avrebbero liberata subito cominciava a fare casino e cosi fu, cominciò a canticchiare e starnazzare dando veramente fastidio, allora lisa e Anna preso un foulard la imbavagliarono, anche se pochi minuti la slegarono.”
Ormai si era fatto tardi e decidemmo che era ora di andarcene nel salutarci sembravano tutti soddisfatti della giornata trascorsa dicendo che era stata (anche se insolita) qualcosa di diverso che tutto sommato si poteva ripetere. Lisa prima disse a Maria che la prossima volta se non portava il marito sarebbe rimasta legata tutta la giornata, poi rivolta a me disse “credi che non ho notato che tu sei stato l’unico a non essere stato legato ma rimedieremo la prossima volta”.

Monday, December 8th 2008 - 11:19:50 AM
    
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Una storia di: Marco Bond

cazzo che bella storia ivan! davvero complimenti...aspettavo una storia del genere da tanto. siamo similissimi sui gusti...avrei messo meno corde però per il resto siamo in sincronia.
spero tu ne scriva altre presto.
ancora complimenti!

un saluto a tutti

Monday, December 8th 2008 - 02:35:03 AM
    
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Una storia di: Ivan

Ci eravamo conosciuti su internet.
Lei mi chiedeva di rapirla, legarla, imbavagliarla e magari maltrattarla anche un po'... e a me la cosa piaceva...
Da quando ero bambino mi eccitavo, o provavo qualcosa di simile ogni volta che vedevo anche solo un donna che metteva le mani dietro la schiena, o a cui semplicemente veniva tappata la bocca con una mano. E finchè ero bambino potevo giocare al rapitore o al cattivo di una favola senza che ciò destasse più sospetto di quanto non ne desti un bambino che si diverte... ma poi?
Non potevo certo continuare per sempre a giocare al rapitore, e poi con chi l'avrei fatto??? Anche il continuo guardare per ore immagini su un monitor, osservare filmati e poi chiudere gli occhi non bastava...Ma fra quelle decine di siti visitati ce ne era uno che mi avrebbe cambiato la vita... e li onobbi Anita! La sua piccola immagine vicino al nome ne faceva trasparire una bellezza non imediata, capace di sfuggire ad un primo sguardo. Capelli castani scurissimi, quasi neri,con bellissime onde che li muovevano; occhi verdi che sembbravano azzurri nel piccolo riqudro dell'immagine personale; un fisico non perfetto, ma snello e piacevole da guardare...e da toccare! Tutto sommato era una ragazza normalissima, una vita semplice tra casa dei suoi e università, con pochi diversivi in pizzeria con gli amici e a trovare gli zii al paese vicino. Eppure in lei era rinchiuso un profondo desiderio, che si nascondeva nei meandri dell'immagine esteriore di se, che le imponeva di non rivelare a nessuno l'eccitazione che provava quando un bambino giocava al rapinatore e la legava, magari malamente con una striscia di stoffa rubata alla mamma. Il suo messaggio personale diceva "legami a te, o anche da sola, mi piacerà lo stesso"... niente sdolcinate frasi copiate da qualche libro di poesia, solo un doppiosenso anche troppo esplicito! Appena lessi il suo messaggio di presentazione, cliccai immediatamente sul simbolo della letterina, indicante le e-mail.
"ciao, ti va di conoscermi"
...
Poche ore dopo la risposta:
"cia! sì dai, conosciamoci"
Poche parole per dare inizio ad un'emozione talmente grande da non poter essere espressa in una mail. Ci parlammo per 3 giorni, 3 lunghi giorni per conoscerci e capire se potevamo fidarci l'uno dell'altro. Al terzo ci davamo ormai la buonanotte come se fossimo amici da una vita...
Al quarto la svolta.
"visto che oramai ci consciamo, perchè non organizziamo qualcosa dal vivo, cioè, perchè non ci incontriamo, chessò, al bar a prendere un caffè?"
"è così che dai gli appuntamenti tu? Al bar a prendere un caffè? perchè non al ristorante, sii raffinato!"
Ci conoscevamo talmente bene che lei mi prendeva pure in giro...
"va bene signorina, dove vuole che la porti... sabato sera?"
"sabato sera? va bene, facciamo che passi a casa mia alle 20? il posto sceglilo tu"
"va benissimo, sarò puntuale! ciao ciao"
Ero emozionatissimo... quell'appuntamento significava non solo un'uscita con una ragazza seppur abbastanza bella, ma una serata in cui il bambino rapitore e cattivo lasciava spazio all'uomo che soddisfava il proprio desiderio di avere tra le mani, vicino a se una donna adulta, bella, consenziente che voleva stare li, tra le mie braccia, mia prigioniera...
Ero talmente emozionato che mi scordai una cosa
"ma dov'è casa tua?"

...

Quel sabato mi vestii elegante ma non troppo, mica dovevo andare ad un ballo in maschera...
Non mi preocupai dei capelli, li tenevo sempre cortissimi perchè andavo spesso in palestra e in piscina e così risultavano più comodi.
Salii sulla macchina e presi il bigliettino su cui mi ero scritto l'indirizzo...
Nel bagagliaio una borsa della palestra contenente quello che pensavo potesse servirmi quella sera: una corda di nylon 7mm presa al supermercato, lunga 10 metri, una più grossa da 10mm comprata in un negozio di articoli sportivi, nel reparto degli alpinisti, e un rotolo di tape grigio, immancabile compagno d'avventure...
Lungo la strada passai in farmacia..quella sera poteva accadere di tutto, e non potevo farmi trovare impreparato...
Mentre facevo l'ultimo tratto di strada pensavo a come poteva essere la sua voce, al suo aspetto magari modificato al computer o semplicemente cambiato con la foto di un'amica, al suo carattere reale...
Troppi pensieri nella testa, accesi la radio...
Alle 19.59 ero sulla sua porta e premevo il campanello...
Iniziai a sudare e a tremare: dovevo calmarmi, d'altronde anche lei era emozionata come me!
Pochi secondi e la porta si aprì...
Lei era come nella foto, bellissima, almeno per me!
"ciao, allora hai trovato la strada..."

...

La cena fu quasi una rimpatriata tra vecchi amici, e ci aprlavamo come se avessimo vissuto insieme una vita... Era meglio così, ora potevamo veramente unirci e completarci, nei nostri desideri, nelle nostre passioni...
Dopo la cena la portai in un motel he conoscevo da tempo, e dove avevo avuto il mio primo rapporto, insieme alla mia prima delusione scoprendo he a lei non piaceva essere legata e immoilizzata.
Entrati andammo alla stanza che avevo prenotato.
Era piccola,e le pareti rosate diventarono quasi rosse quando accesi il piccolo lume sul comodino...Lei mi disse che doveva andare in bagno, io posai la borsa che aveo preso in macchina sul letto...
Uscì poco dopo, ancora vestita, profumata di rose e lucente di gioia ed emozione.
"sei ancora sicura?"
"ma certo...fa come d'accordo"
Mi tolsi la giacca, restanzo con i pantaloni e la maglietta nera a maniche corte.
Lei continuava a guardarmi, immobile con le mani lungo i fianchi...
Superai quela porta che per anni mi era rimasta chiusa, esaudii quel desiderio restato da sempre inascoltato...
Mi avvicinai e la spinsi dolcemente sul letto...
Non le tolsi la giacca, la aprii soltant, lasciando intravedere la camicetta a righe aperta sul seno...ci fissammo negli ochhi, poi io la girai e con il tape le preclusi la vista... tremava nel suo buio, era emozionatissima...
Sempre dolcemente le presi le mani e le legai con la corda più fine, bloccandole i polsi paralleli e le mani dalle dita smaltate. Ebbe un tremito... lo ebbi anche io... Con lunghi giri di tape le serrai i piedi scalzi e le caviglie vicine, chiudendole le gambe dotto e sopra le ginocchia, stringendole sulle cosce la gonna... Afferrata la corda da 10mm la passai sotto il seno, annodandola tra le braccia strette dietro la schiena, e poi passai a legarla sopra. Con un ultimo pesso di tape, in mancanza di una corda, le legai i gomiti il più vicino possibile, trappandole un piccolo grido...
"ti ho fatto male?"
"no, no scusami, continua pure..."
Non si era complimentata per il lavoro, ma nemmeno lamentata...ed era solo l'inizio.
Con il tape la imbavalgiai, strappando diversi pezzi e incollandoli sulle sue labbra rosee.
Ora tremava visibilmente e i chiedevo se stesse soffrndo o se avessi sbagliato in qualche cosa... Non aveva però fatto il segnale accordato, dunque continuai.
la rigirai, seduta sul letto, davanti a me.
Non poteva vedermi ne parlarmi, ne tantomeno fermarmi... era mia!
Iniziai ad aprirle piano la camicia, bottone dopo bottone, fino a lasciarle scoperto il reggiseno.
le misi una mano dentro la camicia e con un po' di fatica trovai il gancio, stretto dalle corde.
Lo slacciai e le tolsi l'indumento...
Stava sudando e trmava e quel continuo tremolio mi eccitava sempre più. Iniziai a palpare, a massaggiare un seno, tenendola con l'altra mano vicina a me... poi la stesi sl letto e mi sdraiai su di lei, senza schiacciarla, solo appoggiandomi al suo corpo vibrante di emozione.
Mi rialzai e le liberai le gambe completamente... Si mise in ginocchio sul letto e io da ditro le massaggiai le spalle e il collo sussurrando parole doli nelle sue orecchie...poi la stesi di nuovo sul letto e mi slaciai i pntaloni... Mi aveva detto che voleva andare fino in fondo, che aveva atteso troppo tempo questo, che tutte le volte che lo faceva sentiva che macava qualcosa che ora io le stavo dando... Le sfilai la gonna e le mutandine...
Iniziai a penetrarla piano, appoggiando nel contenpo il mi petto al suo e baciandole il collo... La sentivo fremere sotto di me, immobile e felicemente costretta a subire il mi amore...
Andai man mano aumentando la forza del mio atto finchè non raggiungemmoe ntrambi l'orgasmo...
Le tolsi il tape bagnato di sudore dagli occhi e la fissai...
Lei mi fisso a sua volta e poi chiuse gli occhi abbandonandosi sul letto e rilassando il corpo...
non tremava più...

...

Alcuni giorni dopo, entrando in macchina per andare al lavoro, trovai il sacchetto della farmacia
"sarà per la prossimo volta" dissi tra me e me, mentre sula porta Anita mi salutava, sapendo che a sera sarei tornato da lei...

Sunday, December 7th 2008 - 10:33:53 PM
    
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Una storia di: Richard

Devo raccontare la storia del juke-box.Il mio prof di inglese mi ha chiesto di andare alla sua villa. "Dobbiamo giocare al juke-box vivente", mi ha annunciato. Io mi sono subito incuriosito. Era un game di gruppo: arrivato mi è stato spiegato di cosa si trattava. In gioco cinque studenti di lingue: essi venivano legati e imbavagliati, uno a uno, da due partner di Richard all'uopo incaricati. Io dovevo fare solo il giudice. Ma il giudice di che cosa? Bene, dopo essere stati ridotti al silenzio, i giovani venivano a turno sbavagliati: privati del cerotto o del bavaglio di stoffa preceduto da imbottitura, dovevano improvvisare una canzone ispirata al bondage. Cioè una cover di un brano famoso, modificata apiacere con un loro testo sul bavaglio. Subito mi colpì un ragazzo:garbato, castano di capelli, aveva dimostrato classe ed eleganza sia dal suo imprigionamento. Le labbra un po' tumide si erano aperte lievemente ad accogliere il bianco bavaglio, che gli era stato stretto tra denti perfetti e bianchissimi.Liberato, egli cantò benissimo il brano degli One republic "Stop and stare": "STOP AND STARE, YOU KEEP ON MOVIN' BUT YOU GO NOWHERE". Cioè, fermati e guarda tu stai muovendoti ma non vai da nessuna parte. Ovvio doppio senso della sua condizione di prigionia. Più altre frasi inventate lì per lì e appropriate. cantava benissimo, meglio di timberlake, ma con voce argentina. Il suo canto bellissimo piacque a tutti, procurando mugolii estasiati da parte degli altri bondaggiati. La pronuncia inglese era perfetta. Gli ho assegnato il primo premio. Subito dopo l'esibizione, il giovane fu di nuovo imbavagliato, con l'inserimento nella bocca di un panno bianco e pulito. Poi un altro panno gli coprì tutto. "Mhhhhppppph" ebbe il coraggio di reagire subito autozittendosi, obbediente. Il secondo premio lo assegnai a un ragazzo più grande, sui 35. Un fuori corso. Barba non rasata, ben vestito, i piedi imprigionati in un foot-bondage (nudi e ben legati tra gli alluci) decisi di premiarlo per una sua versione de "L'importante è finire" di Mina: Mi piacque innanzitutto quando, prima della sua esibizione, fi sbavagliato. Toltogli il cerotto, le labbra addormentate dalla colla si riunironoi esitanti, dopo essersi spalancate per un respiro ristoratore. Il testo modificato dal giovane suonava più o mno così:"adesso arriva lui, apre piano la porta, poi mi tappa la bocca. e poi e poi. Ha il volto sconvolto, io gli dico non farlo, lui mi lega le mani, ho deciso lo mollo, ma non posso poi farlo, che mi imbavaglia all'istante. L'importante è è è..." non era proprio così, ma mi sono sforzato di ricordare. Era ancora meglio quel testo, ambiguo e eccitante. Il terzo premio a un buontempone. Sbavagliato, un ventenne dagli occhi verdi e dal fisico palestrato ha cantato: "Come è bello imbavagliare da Trieste in giù, come è bello farsi tappare la bocca. Io son pronto e tu? Tanti auguri, a chi tanti amici del baondage ha".. Gli veniva da ridere ma il suo spirito di patata fu messo atacere, prima dalla mano di Richard calata sulla sua bocca e poi da robusti cerotti. I tre vincitori hanno vinto nell'ordine: il primo tre cd (ossia un buono per l'acquisto di tre cd musicali).Il secondo il buono per l'aquisto di due libri. Il terzo un invito al cinema pagato. Mi son divertito. Il mese prossimo, un'altra serata del gioco bondage juke-box. e io sempre come giudice. ma preferirei anche in gara. Vedremo.

Tuesday, November 18th 2008 - 05:17:06 PM
    
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Una storia di: richard

Una settimana fa si è fatto vivo il mio professore- lettore di inglese, proponendomi una seduta bondage nella sua villa di Torre a Mare (Bari).La novità stava nel fatto della legatura dei piedi nudi con una corda, assieme al consueto bavaglio e alle corde stringenti braccia avambracci ginocchia e piedi.I miei piedi, taglia 42, sarebbero stati legati (gli alluci, cioè) e la pianta imbavagliata con scotch. Incuriosito da questa singolare proposta, provocatorio ho rilanciato: "sì, ma voglio un partner di bondage". "What?" ha domandato lui, scordandosi l'italiano. "un partner legato e imbavagliato come me, anche lui a piedi nudi, che siano di taglia 48". avevo letto infatti che i piedi di Barack Obama, il nuovo presidente Usa, sono proprio 48...Naturalmente ho pensato che non se ne sarebbe fatto più nulla. Invece, giorni dopo, Richard mi telefona, pregando di raggiungerlo alla villa, sostenendo di aver trovato il soggetto adatto. da un po' di tempo richiedo un compagno di bondage, in quanto mi piace condividere mugolii e condizione d'imprigionamento con un estraneo. si crea una intimità e una complicità piacevolissime. Entrato in casa, lo stupore, perchè legato e imbavagliato sul divano un ragazzo di circa 28 anni (studente fuori corso di lingue), biondo, aria mamaudit e sofferente. lanciava mugolii sommessi, e mi occhieggiava con curiosità. Il mio stupore furono i suoi piedi: giganteschi, appunto taglia 48, legati (agli alluci) e imbavagliati alla pianta con scotch. Grandissimi! Non ebbi il tempo a riprendermi dallo stupore, che già Richard mi aveva scaraventato sul divano, legato mani e piedi, privato di calze e scarpe e legato i miei piedi nudi nella stessa maniera dello straniero, diciamo così. Insieme sul divano ci trovammo prigionieri, mugolando solidali per farci compagnia. Richard uscì: aveva da fare, sarebbe tornato dopo 4 ore: nella stanza regnava un freddo cane e niente riscaldamento. Dopo aver mugolato per manifestare reciprocamente i brividi che il freddo del mare, penetrato nelle sottili pareti della villetta, ci infliggeva, avemmo l'idea di stofinare le nostre piante dei piedi nudi assieme, le une contro le altre, allo scopo di riscaldarci. ottenemmo un ottimo effetto: le piante 48 dello sconosciuto erano calde, una stufetta umana che riscaldò prima le mie estremità poi il calore si propagò al resto del corpo. I piedi del mio amico erano ruvidi, ma morbidi. Mugolavamo di piacere per il calore ritrovato e per la nostra astuzia di aver resistito al freddo cane. Furono tre ore piacevoli e indimenticabili. Richard ci trovò addormentati. Credo che ci farà ripetere l'esperienza.

Saturday, November 15th 2008 - 12:22:46 AM
    
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Una storia di: Scrittore Silenzioso

Carissimi, continua la saga delle mie avventure all'agriturismo da Sandra, una storia dove la realtà e la fantasia si incontrano nel senso che è il risultato tra fatti che mi sono veramente accaduti e la mia fantasia. Lascio a voi decidere quale sia la sottile line (o corda) che li divide.

Come vedete lascio anche un indirizzo email, sarei felice di ricevere opinioni e suggerimenti.

Ciao

Scrittore Silenzioso



Adoro la torta di mele. E così quando Sandra mi ha detto "Devo uscire, mi tieni d'occhio la torta di mele?" ho risposto di sì. E così eccomi qui, seduto davanti al forno a guardare la torta che si cuoce, lentamente, senza fretta. Il profumo, dolce, delle mele, del miele, che bello. Sono seduto, nudo. Devo confessare che osservo con un certo autocompiacimento le corde che corrono sul mio corpo e che mi tengono immobile sulla sedia, come sempre Sandra ha fatto un lavoro eccellente: i polsi sono legati appaiati dietro lo schienale, bene avvolti da una lunga corda messa in doppia, così anche i gomiti, stretti, quasi a toccarsi "Tanto non ti tengo così a lungo, sai? Quando torno a casa cambiamo posizione.", e poi corde che corrono da sotto alle ascelle, dietro al collo, attorno al busto e allo schienale della sedia, le gambe non sono da meno, caviglie, ginocchia e cosce ben legate, strette e poi ancora fissate al sedile e a una barra che corre tra le gambe della sedia. Sandra non ha dimenticato niente, anche gli alluci sono legati! Ma non bastava: le mi palle e il pene sono state delicatamente legati in un macramè di corde, strette al punto giusto, fasciandole, e poi tirando un po' il mio pene verso l'alto, "Adoro vedere i maschietti in alzabandiera!".
Dulcis in fundo ha avvolto le mie dita e le mani in un grumo di scotch, sono inutili, come se comunque potessi slegarmi da solo da questa matassa di corde. "Meglio non correre rischi, non è vero?". Confesso di essere orgoglioso di come sono legato. Mi sento un'opera d'arte bondage. Un scultura perfetta.
Il profumo delle mele, mentre la torta cuoce, la vedo dorarsi, formare le bolle, mentre io agito debolmente e lentamente sulla sedia, gustandomi le corde, nella penombra della cucina rischiarata solo dalla luce che viene dal forno, mentre l'aria calda che ne esce mi accarezza, profumerò anch'io di mele quando Sandra mi slegherà. Mmmmmpphh ... oh sì dimenticavo, mi ha anche imbavagliato, con cura: mi ha tappato la bocca con un fazzolettone enorme, infilandolo in modo da riempire per bene la cavità orale, poi ha messo diverse strisce di scotch argentato sopra le labbra modellandole e stirandole con cura e poi ha legato un altro fazzoletto coprendo la bocca da sotto al naso fin sotto al mento, annodandolo strettamente dietro al nuca. Dopo quasi 20 minuti di cottura dell torta il fazzolettone in boca è bagnato fradicio della mia saliva, sa di appretto. Tic tac tic tac, vdo il contatore del forno avvicinarsi alla fine, suona. Il forno si spegne. La cucina piomba nell'oscurità, da fuori mi arrivano i rumori della pioggia, aspiro ancora il profumo della torta e aspetto paziente ... speriamo me la faccia assaggiare quando tornerà a casa!

Friday, November 7th 2008 - 10:57:42 AM
    
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Una storia di: Bondage20100

Premesse doverose:

1. Non sono uno scrittore
2. L'ho scritto di getto
3. Ci sono orrori di ortografia - scusatemi ignorateli
4. Ci sono orrori di battiura - idem
5. NON si lascia mai nessuno legato da solo
6. NON si fa self se non si è in sicurezza
7. NON si scherza con la cera che può diventar pericolosa
8.aspetto i VS commenti, anche negativi purchè cotruttitivi
9. Grazie a tutti
10.Grazie a te che mi hi ispirato

Nomi, Nick e riferimenti sono assolutamente casuali.

Pacific Ocean - racconto di fantasia

Si erano conosciuti distrattamente in un sito dedicato al bondage e all’sm in generale, e continuato pigramente le conversazioni su una chat, per mesi, anni, banalità giusto per stare in contatto, troppo lontani, geograficamente, forse d’età, sicuramente troppo sposati per osare anche solo vedersi in fotografia; qualche parola scritta sullo schermo ogni giorno per ammazzare l’abitudine, la routine, il “vanilla” e per quella voglia di condividere con eleganza una passione.
Il tempo smise di scorrere di colpo quando lei, J, scrisse a lui, K, “ti saluto, parto”, “per dove?” scrisse senza nemmeno fiatare K, “Tokelau , arcipelago Neo Zelandese del pacifico, sai…per mie ricerche”.
Già le sue ricerche, K non le aveva mai chiesto di cosa si occupasse lei di preciso; il loro rapporto era tanto effimero, quanto leggero, avulso dalla realtà del lavoro, delle tasse, delle convenzioni.
Tokelau, gli girava intesta come un mal di testa lancinante, cui nessun antidolorifico può porre rimedio. Qualche giorno di attesa ed ecco la finestrella arancione lampeggiare
J “ K sei li? “, lui attese qualche secondo, quasi col fiatone, “si sono qui”.
K “ come stai?”
J “abbastanza bene, qui è un paradiso”
Altre frivolezze, altri discorsi, commenti sui treahd di un forum comune, altri giorni, mesi, nel torpore di ogni giornata uguale all’altra, fino allo sferzare di un vento gelido che cavalcando la pianura prima, l’Appennino poi entra nelle ossa di chi è più malinconico. E’ l’inverno Italiano.
Altre chiacchierate, il fuso non aiuta, la lontananza anche, J “avrei bisogno dell’abbraccio delle corde”, K che incalza “non provocare… beh ma fai mai self? “ passa qualche minuto J “ si ma non mi piace, lo faccio giusto qui per sfogarmi un po’, solo le gambe però, del resto non mi fido”.
K “ti capisco, com’è il tempo li? Qui si muore dal freddo”, autolesionista K, ogni qual volta il discorso prendeva una piega interessante lui riusciva a cambiarlo.
Quella sera nemmeno lo spoglio bagno turco della palestra riusciva riscaldarlo. Tokelau, quasi il nome di un demone di un fumetto manga, sempre li a stuzzicarlo. E così la pazzia prese forma. L’utopia talmente grande da sembrare irrealizzabile. Anche la pioggia gelata sembrava ridere a quella pazzia.
Punto primo le bugie da inventare..ci avrebbero creduto?
Punto secondo Tokelau non è un isola è un arcipelago… dove cercare
Punto terzo cosa stai facendo??
35 gradi e 80 % di umidità, J era china sul microscopio, il sudore le impediva di tenere bene aperti gli occhi, nemmeno si accorse dello scricchiolio delle scarpe lungo il portico in legno tarlato dalla salsedine e dall’incuria. Il bussare alla porta la fece trasalire, come se la pelle, prima del cervello, sentisse qualcosa di strano, spalancando la porta se lo trovò davanti, con un maglione (maglione con quel caldo) legato in vita, i Ray Ban alla Maverik seriosamente sugli occhi e uno zaino in spalla. J chiese “ yes? “, K la guardò, le diede la stampata dell’ultima mail che si erano scritti, “sono K disse sottovoce”. J in un attimo mutò espressione, sbiancando, gli occhi colmi di lacrime di rabbia, non di gioia, si sentiva offesa, stuprata, violentata nell’anima, come aveva fatto a trovarla? Come scovare il suo “ufficio”, come si era permesso??
Lo coprì di insulti, afferrò il cellulare minacciando di chiamare la polizia, gli urlò di andarsene. K lo sapeva, sapeva già tutto tanto che convinse il barcaiolo a non andarsene, non le disse nulla, alzo solo la mano, lasciando gli occhiali ben calati sugli occhi.
J sbattè la porta tanto forte che fece tremare la precaria struttura in legno e scoppiò in un pianto che anche lei non sapeva definire. Corse fuori e cominciò a correre a perdifiato verso il piccolo molo, la piccola barca, fumando quasi come una petroliera stava già prendendo il largo, urlò con tutto il fiato che aveva in gola, ma K non poteva sentirla se non con quel fremito inspiegabile lungo la schiena, spense il motore tra le bestemmie o presunte tali del barcaiolo, si girò….
La cena fu frugale quanto spettacolare con il sole che si spegneva nel mare di giada; parlarono di tutto fuorché di come aveva fatto K a trovarla. Gli preparò alla bell’e meglio il divano per la notte. Lo salutò e si chiuse la porta di camera sua alle spalle. Non ci pensava nemmeno a dormire, quando un emozione mai provata la colse, li com’era ancora in piedi, scalza davanti al letto. Spalancò l’armadio e la valigia dimenticata dal suo arrivo dall’Italia.
K si era già assopito, il jat lag e tutto il resto lo avevo sconfitto; abbandonato stremato sul divano fece solo in tempo a percepire il suono dell’sms sul suo telefono, quasi non ce la fece a leggerlo…ma per fortuna lo fece “ liberami da tutto o tienimi prigioniera, ma spalanca la porta sul nostro incoscio”, come un automa scatto dal divano, si avvicinò alla stanza di J, aprì leggermente, una luce soffusa di candele gli scaldo la pelle, un mugolio leggero lo fece trasalire.
J era di spalle rispetto a lui, a cavallo di una vecchia sedia in legno, il viso rivolto verso lo schienale. Le caviglie legate ognuna ad una gamba della sedia con della corda di canapa, dei sandali altissimi ai piedi (j si era chiesta più volte cose li aveva portati a fare) le mani legate dietro alla schiena con un “lazo” collegato alla sedia, al collo un'altra corda a tendere la testa verso lo schienale. I mugolii provenivano da un bavaglio fatto con almeno 50 striscie di scotch comune; altre due piccole strisce trasparenti serravano gli occhi, più in maniera scenica che efficace. Nelle orecchie le cuffie dell’ipod col volume talmente alto da far uscire la chitarra di Angus Yung a sferzare “Higway to hell”.
Intorno alla sedia decine di piccole candele, e una più grossa rossa, spenta, con post-it attaccato, “K ti prego accendimi, firmato J”.
K la accarezzo sulla schiena nuda, j trasalì fin o a sentire il dolore delle corde di rude canapa entrare nella pelle. Perché aveva stretto così tanto? K si chinò accese la candela, avvicino la fiamma al viso di j per farle sentire il calore, lei capì, non si mosse ma mugolò quasi a pregare…k tornò dietro di lei e versò prima una goccia, poi due, poi un rivolo di cera rossa sulla schiena di J, che si dibatteva invano nella sua autoimposta prigione, i mugolii si fecero più forti, J, incredula anche di se stessa, stava godendo così, solo per essere li per il suo K, sconosciuto, sfrontato, master….K.
K smise, la slegò, non tolse ne bavaglio ne benda, la posò sul letto e le e legò le caviglie alle ginocchia, e i polsi quasi alle spalle, una sorta di frogtied, in offerta, la prese così…l’orgasmo colse entrambi con una furia degna di una tempesta tropicale. Si addormentarono sfiniti.
K fu svegliato dai rumori di J ancora legata e imbavagliata, la sciolse, lei lo baciò, si mise addosso la camicia di K, ancora piena del suo profumo, dell’odore del viaggio, lo guadò, una lacrima li solcò il viso disse “ k per favore vai in cucina, prendi un coltello e appoggialo qui per terra davanti al letto” e si chiuse in bagno. Uscì ancora con gli occhi arrossati lo abbracciò. Lo prese per mano e lo accompagnò al letto, “ legami bene le mani dietro la schiena “ disse, K obbedì quasi come un automa, “ora le caviglie”, ordine eseguito, “ hogtied per favore” K collegò con perizia le caviglie ai polsi, impossibili da sciogliere ma non stretti. J di nuovo “ il coltello è sul pavimento? “, K “ si cosa vuoi….” , “ssst” disse lei, “prendi quell’asciugamano e imbavagliami..aspetta però”, K la guardò come se avesse capito tutto, J continuò “ non dovevi venire qui, sopratutto io non dovevo rincorrerti, farà male ad entrambi, ho già chiamato il barcaiolo, ti aspetta al molo, tra 2 ore c’è un aereo per Aukland fai appena in tempo, non dire nulla, non tornare più qui, ora imbavagliami, che non ti possa chiamare”, K obbedì, serrò il bavaglio come meglio poteva, mise i Ray Ban per non far vedere le lacrime, la guardo ancora legata, il coltello li vicino, ci metterà un po’ a liberarsi, pensò, chiuse la porta…
Il mare era scuro, gli spruzzi della barca lanciata a tutta velocità gli bagnavano il viso mischiando il sale a quello delle lacrime.
L’aereo decollò puntuale, nello stesso momento J era li ancora immobile, legata sul letto a fissare il coltello;
“starò così ancora un po’” pensò, un ultimo regalo a K, un ultimo regalo di K.

Thursday, November 6th 2008 - 07:05:11 PM
    
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Una storia di: ScrittoreSilenzioso

bella storia Luca! davvero un peccato non riprendere una simile relazione, ma auguri! Roma è una grande città .. e mi ha dato belle soddisfazioni nel passato

ciao!

Thursday, November 6th 2008 - 02:59:16 PM
    
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Una storia di: Luca34

Ciao a tutti, leggo sempre con piacere le vostre storie e mi spiace di non praticare il bondage da tempo, sono infatti sempre alla ricerca di un master come si deve qui a Roma, ma non è facile. O usano il bondage solo come scusa per fare sesso senza però nulla del bondage (ma non è vero bondage!) o non lo sanno fare proprio e preferiscono s/m hard. Non che il sesso non piaccia da legati, ma solo quello no! Quindi se c'è qualcuno che lo pratica come si deve batta un colpo! Comunque mi sono deciso a raccontare la mia prima esperienza, un po' tardiva a dire il vero, solo 3 anni fa. Chiaro che da bambino giocavo sempre a guarda e ladri e chissà perchè finivo sempre legato ad un albero dai miei compagnucci, però il vero bondage è stata tutt'una altra cosa. L'ho conosciuto in una chat, era un gran pezzo di figo di appena 22 anni con casa libera, dunque più piccolo di me! Quando sono andato a casa sua abbiamo prima parlato e mentre eravamo sul divano ha cominciato (senza che me ne accorgessi) a serrare i polsi a un paio di manette. Ok, mani immobilizzate, ora toccava alle gambe e alle caviglie e infatti è stato un attimo prendere un bel paio di corde e legarmi stretto. notare che cominciava a toccarmi dappertutto (io ero vestito) finchè non mi ha abbassato i pantaloni per quanto poteva e anche gli slip....per la prima volta ho potuto constatare che riceve un pompino da legato non era affatto male, ma non mi fece venire! Ero già soddisfatto così, e invece lui mi dice era appena l'inizio. E difatti approfittando del mio sguardo perso nel vuoto mi prende uno dei quei bavagli a pallina stile Pulp-Fiction e me lo ficca in bocca: non è stata una bella sensazione, era piuttosto scomodo. Il ragazzo, con un bel fisico piuttosto palestrato, mi ha sollevato di peso mentre io mugolavo con mani bloccate dalle manette e piedi e gambe dalle corde, e mi ha trascinato sulle sue spalle in un altra camera. Nell'ordine mi ha prima tenuto una mezz'ora legato stretto stretto con le corde a una sedia girevole, di quelle da ufficio, avendo però prima cura di togliermi slip e jeans, e poi di legare il cazzo e palle con una corda alle mani e braccia, cosicchè se le "strattonavo" era come se mi facessi una sega. Io mi eccitavo da morire in questa posizione e infatti mi ci ha lasciato da solo, mentre lui stava tranquillamente in altra stanza a fare chissà che cosa. Poi è toccato all'hogtied. Mi slega, mi toglie il bavaglio, penso sia tutto finito e invece mi lega di nuovo stretto ma mi "incapretta" prendendomi di nuovo e buttandomi su di un letto. Come bavaglio prende i miei slip e me li ficca in bocca, assicurandomi poi un 4-5 giri di nastro telato argentato. In questa posizione mi ha toccato dapperttutto senza mancare di pizzicotti e begli sculaccioni, per niente graditi come dolore ma sicuramente eccitanti. Sono stato un'oretta legato così e ho mugolato in un modo assurdo... Dopo quell'oretta l'eccitazione era ancora alle stelle e infatti abbiamo scopato, solo in un modo assai curioso: io pancia sotto appoggiato a uno sgabello con mani e piedi legati alle gambe di questo sgabello, dunque col sedere "in vista" e il solito bavaglio a pallina nella bocca. Non mi è mai piaciuto prenderlo dietro, ma quella volta l'eccitazione mista al bondage mi ha fatto vivere davvero un bel momento. Ok alla fine mi slega, mi ridà i vestiti, mi rivesto, mi ripulisco, faccio per salutarlo ma...di nuovo le manette ai polsi e mi rilega con braccia e gambe ad x sul letto con tanta corda, regalandomi quel pompino iniziale, stavolta con finale esplosivo. Finito il pompino mi ha lasciato una mezz'ora lì da solo legato al letto, col nastro sulla bocca, con la novità di un foulard sugli occhi così da non vederem con i piedi e mani legati ad x e per finire delle belle mollette sui capezzoli e cazzo e palle legate con la solita corda alla solita testata del letto. Roba da rimanerci...e ci sono rimasto un'altra mezz'ora così. Poi il finale e i saluti, non l'ho più rivisto. Ma ho rivisto le foto di quella serata che in seguito mi mandò via mail...mi eccito sempre ripendandoci. Ormai sono uno slave, peccato non rifarlo più.

Wednesday, November 5th 2008 - 05:09:02 PM
    
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Una storia di: Ponga

non scrivo più da queste parti da tantissimo...credo sia un annetto...probabilmente perchè non ho avuto più niente da raccontare. ogni tanto mi capita di entrare e leggere qualche storia nuova, e anzi, approfitto per fare i complimenti, alcune storie sono davvero appassionanti.
Per chi non avesse mai letto le mie storie, che trall'altro rimangono ancora verso la fine della pagina, io ho trovato la passione per il bondage grazie al mio ragazzo, il "Pongo", il quale ne va pazzo. All'inizio ero diffidente verso questo giochetto, poi mi ci sono abituata per soddisfarlo, ora ne sono appassionata. I nostri giochetti procedono normalmente, non sono più frequenti come un tempo (praticamente venivo impacchettata ogni giorno) ma ogni tanto ci concediamo felicemente a quelle due orette. Il gioco è sempre lo stesso, io vengo legata: polsi, caviglie, qualche giretto in più di corda o nastro ogni tanto sul busto; imbavagliata con il fazzolettone bianco annodato dietro, oppure con il cerottone di nastro; se non mi trovo già scalza per casa i miei piedi vengono denudati da qualsiasi cosa che li copra, calze, scarpe, ciabatte, pantofole ecc. e sleccazzati fino a lavarmeli. Al Pongo piace tantissimo anche smaltarmi le unghie delle mani e dei piedi in situazioni del genere...ora non lo fa sempre come prima, ma non che si sia stufato! (figuriamoci)

Torno per raccontare uno dei soliti episodi, che però ha qualcosa di particolare rispetto agl'altri.
Domenica sera. Usciamo a prenderci una birretta con un paio di amici, un altra coppia...a cui trall'altro da sempre abbiam voglia di chiedere se anche loro sono appassionati di bondage, ma non troviamo il coraggio. Vicino al nostro tavolo nel pub c'è un televisore, ogni tanto lanciamo un occhiata per vedere cosa danno: un film d'azione, forse un telefilm, guardo poco la tv non ho saputo riconoscerlo. Tra una chiacchiera e l'altra ci giriamo tutti e 4 per vedere la scena, così, senza un motivo, senza metterci d'accordo:
c'è un uomo al telefono, incazzato nero oltretutto. Dopo un po' la presa cambia obbiettivo, c'è una donna che indossa una divisa da poliziotto sdraiata sul sedile posteriore della macchina con le mani e i piedi legati e un cerottone argentato sulla bocca. si muove, chiede aiuto mugolando qualcosa. .....
vista la scena gli altri due si girano e iniziano un altro discorso...come se non fosse successo niente. ma in effetti cos'era successo? Pongo ed io siamo ancora girati verso la tv, attentissimi. Io provo un certo imbarazzo, Pongo mi lancia uno sguardo d'intesa, mi fa capire le sue intenzioni...quella scena deve averlo fatto impazzire. A casa avremmo giochicchiato, non c'erano dubbi.

03:45. Torniamo a casa, entriamo nel portone del palazzo, chiamiamo l'ascensore. E' un palazzo abitato per lo più da persone anziane, c'è solo una famiglia con due figli piccoli. A quest'ora il palazzo dorme profondamente. Entriamo in ascensore. Pongo mi guarda sorridendo. Mi si avvicina lentamente, come se volesse violentarmi lì sull'ascensore. E' ovviamente un gioco, mi metto a ridere...
-ahahah, lo sapevo che andava a finire così stanotte, dai il tempo di sdraiarmi un attimo sul div/mmmmmh!
-ti ci sdrai sul divano tranquilla, non troppo comodamente ma ti ci sdrai.
sono dentro l'ascensore, con la schiena appiccicata al muro e con una mano che mi tappa la bocca. è il gioco del "rapimento"...quanto lo eccita.
l'ascensore ci lascia al 5° piano, è l'ultimo, c'è solo il nostro portone, non c'è pericolo di incontrare qualcuno. mi afferra a mo di ostaggio, si mette dietro di me e con una mano mi tiene le mani dietro e l'altra resta pigiata sulla mia bocca. ora c'è l'ostacolo serratura. deve prendere le chiavi e aprire, con me davanti non può.
mi sussurra all'orecchio:
-ora stammi a sentire, prenderò le chiavi, staccherò la mano dalla bocca, tu non urlare altrimenti te ne faccio pentire.
...perchè dovrei rovinargli il suo giochetto patetico, faccio l'attrice anch'io...me ne sto là, zitta, ferma mentre prende le chiavi. apre la porta, e subito mi riafferra a mo di ostaggio. accende la luce con una mano, sul divano al centro del solottino c'è il mio pigiama che butto regolarmente lì appena devo vestirmi la mattina. il piagiamo consiste in un paio di pantaloncini grigi corti a metà coscia attillati, tipo scaldamuscoli, ed una canottierina nera.
-mettiti il pigiama.
obbedisco all'ordine. in un attimo sono pigiamata.
-ora faccio lo stesso anche io, così sto scomodo. libera non ti ci lascio.
prende il nastro argentato pogiato sul televisore davanti al divano, poi prende una sedia del tavolo e mi ci fa sedere. mi ficca prima i miei pedalini, che se ne stavano dentro le scarpe che mi ero appena tolta, in bocca per non farmi parlare, poi mi lega i polsi alla spalliera della sedia (che purtroppo è senza braccioli). Poi mi lega le caviglie alle gambe della sedia con qualche giro di nastro. Poi ovviamente due bei pezzettoni sulla bocca. faccio la mia parte, mugolo un po' per farlo eccitare. lui si va a cambiare.
dopo un po' torna pigiamato anche lui, con in mano un barattolo di yogurt preso in cucina...bha. lo poggia su un mobiletto e viene da me. si sdraia per terra a pancia in sotto e comincia a leccarmi i piedi, con le dita pogiate per terra e la pianta alzata. se ne sta qualche minuto lì ad assaporare le mie ditina poi si alza, mi gira attorno e fa lo stesso con quelle delle mani. poi mi libera le caviglie. e mi fa stendere sul divano. stranamente mi tiene libere le caviglie. si mette seduto sul bracciolo del divano. io muovo le gambe, gli avvicino entrambi i piedi alla bocca, glie li faccio entrare io, lui se li mangia praticamente. manovro io la situazione. poi gli accarezzo la faccia sempre con i piedi. è eccitatissimo come al solito. poi prima di uscire stasera mi ero messa lo smalto nero che ultimamente gli piace un sacco.
fin'ora tutto normale...di solito non dovevo andarci io col piede nella bocca ma del resto tutto normale.
ed ecco che arriva la novità.
prende uno dei miei collant. con la testa (la parte dove va inserito il piede per intenderci) mi lega una caviglia, con la coda del collant mi lega l'altra caviglia. stavolta non sono legati vicini i piedi.
prende un asiugamanone, lo mette sul cuscinone del divano sotto le mie gambe. prende lo yogurt, con un chucchiaino lo assaggia. fa un espressione di buon sapore e me lo versa sui piedi...
io sono stupita. lo guardo stranitissima. prima su un piede, e comincia a leccarlo e mangiarlo direttamente da lì, poi sull'altro. e si gusta il suo yogurt alla fragola mangiandolo dalle mie dita dei piedi. cazzo che roba. mi sono divertita tantissimo...ero eccitatissima anche io di questa cosa. durante questo mangiare yogurt dai miei piedi ho lanciato mugolii di piacere come se mi stesse ficcando un vibratore nella vagina.
ci siamo fatti una scopata quella sera che è stata tra le migliori in assoluto...questa cosa ci aveva eccitati tantissimo. ovviamente il preliminare è stato: io legata ed imbavagliata e i miei piedi ancora un po' "yogurtati" che lo masturbavano. è piaciuto un sacco a me più delle altre volte, figuriamoci a lui.
questa è stata l'anomalìa...non è niente di speciale alla fine, penso che tutti gli appassionati di barefoot bondage abbiano mangiato e mangino dai piedi della bondagetta che hanno davanti. ma noi è stata la prima volta che provavamo. ed è stato fantastico.

concludo facendo un osservazione, ultimamente quì vedo poche donne che raccontano le loro esperienze tipo la mia...ci siete ancora o sono rimasta solo io ad esser ancora impacchettata dal mio uomo?
un salutone a tutti, spero gradiate la mia storia.
mmmmmmmh!!!

Ponga

Monday, November 3rd 2008 - 06:18:00 PM
    
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Una storia di: Scrittore Silenzioso

carissimi, da tempo leggo questo bel dreambook e finalmente ho vinto la mia timidezza decidendomi a inserire una mia storia, una storia dove la realtà e la fantasia si incontrano nel senso che è il risultato tra fatti che mi sono veramente accaduti e la mia fantasia. Lascio a voi decidere quale sia la sottile line (o corda) che li divide.

Come vedete lascio anche un indirizzo email, sarei felice di ricevere opinioni e suggerimenti.

Ciao

Scrittore Silenzioso


Da Sandra

Le trasferte per lavoro sono una vera croce. Alberghi scomodi, orari massacranti "tanto non devi tornare a casa dopo le 5 vero?", pizze mangiate in cene solitarie. Così quando venni chiamato in direzione non ero esattamente felice per quello che mi si prospettava.
- "Benissimo, una nostra succursale in provincia di Parma ha bisogno del tuo aiuto e della tua competenza professionale (Traduzione: il titolare è un imbecille, i colleghi sono degli incapaci, i clienti stanno fuggendo a gambe elevate), non si tratta di una cosa lunga, un mesetto .. per iniziare (Traduzione: andrai avanti e indietro per almeno 6 mesi), non ti devi preoccupare di nulla ti abbiamo già riservato una stanza in un agriturismo bellissimo dove potrai comodamente cenare (Traduzione: sarai miglia e miglia lontano dal primo centro abitato e da una sana e allegra birra), parti domani (nessuna traduzione)"
Sigh. Eccoci di nuovo in ballo,se non altro questa volta sarò in una delle province dove si mangia meglio in italia. Partenza, viaggio in macchina di 4 ore, non così male e arrivo la sera all'agriturismo. Carino, davvero carino. Una vecchia casa colonica restaurata, muri spesse, finestre in legno, di quella semplicità contadina di chi non è abituato a sprecare e a non ostentare ma in cui tutto è comodo e funzionale. Un bel giardino e attorno tanti campi, frutteti e una strada di sassi che porta alla provinciale, tutt'attorno il frinire dei grilli.
La proprietaria, Sandra, emiliana, energica, dal sorriso e la risata contagiosa, un metro e sessanta, rotondetta e instancabile. Ceno con lei, sono il solo ospite delle 10 stanze, poco male, la quiete fa bene. La cena? Tortelli al burro fuso e salvia, braciolina di maiale, insalata dell'orto, parmigiano e prosciutto e frutta a volontà, caffè? Con la moka. Questa è vita.
Mi siedo in salotto e guardo un po' il telegiornale. Sui muri librerie colme di libri, buon segno. Invece della noia televisiva, mi alzo e comincio a scorrerli, mi piace leggere e l'ambiente è quello giusto, narrativa, gialli, saggi storici, non manca niente ... Glittering Images ... come scusa? Torno indietro con lo sguardo, non è possibile, i libri della Glittering Images .. The art of John Willie, The art of Stanton, Diva BOndage, Diva Fetish, The art of Franco Saudelli ... incredibile. Li conosco a memoria ma li prendo e comincio a svogliarli, lì in piedi, pazzesco. Sono talmente assorto che non mi accorgo che Sandra è arrivata al mio fianco e mi sta osservando.
- ti piace il bondage?
Sobbalzo. Non l'avevo sentita arrivare.
- er... cioè ..io
- guarda che non c'è niente di male, a me piace.
A me piace. A me piace? Ma che significa?
- beh sì cioè... (arrossisco) sì mi piace.
- ti piace legare o essere legato?
- tutte e due (ma quanto corre questa)
- sei uno switch allora!
- sì e .. tu Sandra?
- a me piace di più legare, anche se qualche volta faccio uno strappo alla regola
Sorriso allegro e gentile.
- belli quie libri vero? li conosci?
- sì ne ho anch'io qualcuno a casa
- però e io che credevo di essere l'unica a leggerli (e ride) da quanto tempo conosci il bondage?
- da quando ero bambino
- da bambino?
- hai presente i giochi tipo guardia e ladri?
- fammi indovinare ... finivi sempre catturato?
- (arrossisco ancora di più) beh.. sì
- e ti piacevano e crescendo hai continuato
Annuisco. Sono in imbarazzo.
- bene! sono davvero contenta che tu sia mio ospite! perchè non vai a farti una doccia, ti cambi in qualcosa di comodo e torni qui?
- perchè?
- sorpresa! dai vai! e mi allunga una sculacciata.
Vado, salgo in stanza, faccio una doccia bollente e, come se fossi sotto ipnosi, penso a cosa mettermi di comodo, alla fine decido per il pigiama a maniche e gambe lunghe. Torno da basso. Sandra è seduta sul divano che legge uno dei libri Glittering e vicino a lei una piramide preoccupante di bianche corde ordinatamente avvolte in matassine!
- o bene, bravo! vieni dai, non mordo mica.
- che significano quelle corde?
- come che significano? non farai mica il timido? dai che ti lego, polsi dietro la schiena e appaiati!
Come in una nebbia, quasi ipnotizzato da quelle parole pronunciate con allegra sicurezza i miei polsi si muovono lentamente fino ad unirsi, la mani palmo a palmo, dietro la mia schiena, mentre io mi volto per agevolare il lavoro della mia padrona di casa. Immediatamente sento il familiare morso della corda che si stringe attorno ai polsi, due, tre giri in orizzontale, poi verticale, sento la corda muoversi in uno stretto nodo, poi ancora giri in orizzontale e verticale e nodi, nodi, fino a che i polsi sono ben stretti e fasciati dalla corda. Non faccio in tempo a muovere i polsi che sento i gomit stretti in una nuova corda, non fiato, li sento stringersi tra loro fino alla giusta tensione, nè troppo stretti o scomodi ne troppo laschi, ancora il suono della corda che si stringe, si rigira si annoda.
Do un stratone, anche se so già che le corde non si muoveranno, cerco i nodi con le dita, inutilmente, la mia padrona è una professionista.
- cerchi già di liberati? adesso ci penso io...
Ancora corde, in successione, mi lega le spalle e le braccia al busto, vedo le sue mani sbucare da dietro e passare le corde di traverso e sopra il mio peto, attorno alle mie spalle, sotto alle mie ascelle, le sento stringere annodare, sono eccitato, è da tanto che non vengo legato e soprattutto legato così. Una corda corre attorno ai miei fianchi, viene fissata ai polsi che così non possono più muoversi, mi fa alzare e aprire un poco le gambe, la corda subito corre avanti e indietro tra le mie gambe, opportunamente sistemata attorno e a fasciare il mio pene che si intravede già duro sotto al pigiama, in una sensazione allo stesso tempo piacevole e dolciastra. La mia bocca è arida, respiro affannosamente.
Mi viene chiesto di accostare le caviglie, ora le corde danzano attorno alle mie gambe, prima le cosce, poi le ginocchia sopra e sotto, per ultime le caviglie vengono avvolte, strettamente legate e ben annodate. Guardo la pendola alla parete, sono trascorsi circa 10-15 minuti e sono già legato, legato come un salame! Non esagero se calcolo che almeno un centinaio di metri corda bianca si stia proeccupando di tenermi quieto e immobile. Azzardo qualche movimento, inutile, so già che da solo non mi libererò mai.
Una sculacciata gentile mi sveglia dai miei pensieri, confusi pensieri.
- Ma bravo! Stai proprio bene, ero sicura che avresti fatto un figurone ben legato! Ragazzo mio lascia che ti dica che tu hai la stoffa del vero bondagetto.
Arrossisco, balbetto qualcosa.
- Su da bravo, mettiti seduto sul divano, vado a prenderti qualcosa da bere.
Rimango solo nel salotto, la televisione mi propina le immagini dell'ennesima Isola dei Famosi. Stiro e muovo le gambe, Sandra ha legato una corda tra quella in mezzo alle gambe a quella che lega le cosce, a ogni movimento delle gambe sento le corde struscirsi contro il mio pene duro, mandandomi in lenta estasi.
Sandra arriva quasi subito e mi porge un bicchiere colmo di acqua fresca che bevo avidamente.
- Bene, bravo, ora ci vuole un buon bavaglino.
Non faccio in tempo nè a prostare nè a dire niente: un fazzolettone di seta si materialiazza nelle mani di Sandra e mi viene cacciato in bocca senza complimenti, fino a riempirmela del tutto, un attimo dopo diverse strisce di nastro adesivo da pacchi argentato vengono delicatamente e accuratamente poste sopra le mie labbra tappandomi la bocca del tutto. Sandra con cura passa più volte le sue mani sullo scotch scaldandolo e facendolo aderire perfettamente, un quieto "mmpphh" sale dalla mia bocca a testimonianza dell'ottimo lavoro svolto.
- Bene, bravo adesso goditi le corde - dice la mia padrona di casa dandomi una leggera carezza sul mio pene duro, facendomi sussultare - io mi rilasso un po'.
La vedo spegnere la tv e prendere i ferri da calza e cominciare sferruzzare con movimenti lesti e precisi. La osservo provando a richiamare la sua attenzione mugolando dolcemente nel bavaglio e facendo scricchiolare le corde che mi tengo prigioniero, ma è inutile, Sandra non mi degna di un solo sguardo. Mi abbandono sul divano e presto, la quiete della serata, la stanchezza del viaggio e la dolce eccitazione di sentirmi così ben legato e imbavagliato mi fanno cedere al sonno, e dè dolce abbandonarsi ai sogni bondage.

Scrittore Silenzioso

Wednesday, October 29th 2008 - 05:29:11 PM
    
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Una storia di: Miles Hendon

Ciao, cari.

Accetto il ringraziamento e lo estendo a tutti coloro che lasciano garbati contributi a questa pagina, che nel lontano 2004 è partita come semplice esperimento, per poi trasformarsi nell'ultimo palpitante rudere del mio vecchio sito. L'unica preoccupazione è: quanto durerà? Per ora mi appoggio a Dreambook, e spero davvero che Dreambook non sospenda mai il servizio.

Ad ogni modo, rimettere insieme l'archivio, buchi a parte, è piuttosto piacevole. QUATTRO anni di storie. E vi assicuro che il primo anno è stato davvero prolifico... Quattro anni di fantasie, idee, spunti, immagini, storie e confessioni, ma anche battibecchi, trovate simpatiche e tutto il resto.

Continuate a postare le vostre idee...

Tuesday, October 28th 2008 - 03:06:52 PM
    
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Una storia di: Bondage20100

Miles, purtroppo non ti posso aiutare ma volevo RINGRAZIARTI se vorrai ricomporre quell'archivio fantastico, e per lo sforzo di tenere in vita questa pagina.
Grazie

Monday, October 27th 2008 - 08:17:14 PM
    
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Una storia di: Miles Hendon

Salve a tutti e un caldo benvenuto ai nuovi arrivati:

Ho una richiesta da fare. Mi è venuta voglia di rimette mano a questa pagina, raccogliendo l'enorme quantità di storie arretrate che ho salvato nel tempo. Si parla di diversi anni di storie, unaa quantità inaspettata.

Nei miei salvataggi ho però un buco: mi mancano le storie di dicembre 2005 e gennaio 2006. Evidentemente una disattenzione.

Qualcuno di voi avrebbe quel salvataggio, da qualche parte? Mi farebbe piacere rimettere insieme un archivio completo, che poi metterei a vostra disposizione on-line. Però ho bisogno del vostro aiuto.

Ripeto: Dicembre 2005 tutto e gennaio 2006 tutto.

Grazie infinite.
Potete inviare il file anche di testo a mileshendon@libero.it

Friday, October 24th 2008 - 04:57:01 PM
    
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Una storia di: antimo

ciao a tutti, qualcuno potrebbe consigliarmi un buon sito di barefoot bondage? ne ho trovati un po' ma hanno a ke fare con un bondage ke nn amo troppo, preferisco quello dove la vittima (o le vittime) è consensiente. qualcuno conosce qualcosa che può fare a caso mio?
un saluto a tutti!

antimo

Wednesday, October 22nd 2008 - 05:30:13 PM
    
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Una storia di: stanis

grazie...
presto arriverà qualcosa di nuovo..

Saturday, October 4th 2008 - 12:05:38 PM
    
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Una storia di: bondoc

stanis sei semplicemente.....il numero uno

Wednesday, October 1st 2008 - 11:00:32 PM
    
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Una storia di: marcobond69

bellissime storie Stanis! davvero bravo!

Friday, September 26th 2008 - 04:52:38 PM
    
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Una storia di: stanis

scusate, per sbaglio ho postato doppio..
se si può cancellare..

ditemi anche se vanno bene le storie che ho postato.. se vi piacciono, o vi sembrano troppo violente..
so che le "vittime" non sono consensienti, ma lo vedo come una finzione, un gioco di ruolo. a me piace così, naturalmente sempre e solo per gioco.

Thursday, September 25th 2008 - 02:31:16 PM
    
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Una storia di: stanis

quella notte avevo in mente di fare un colpo in un'appartameno al centro, di solito quelli più riforniti.
scelsi un palazzo e cercai al citofono un'interno con un cognome solo. una persona sola è sempre più facile da tenere a bada nel caso si svegli.
ricostruii una mappa mentale del palazzo e mi intrufolai attraverso un albero dalla finestra.

l'appartamento era al buio e con calma mi diressi subito in camera da letto.. non c'era nessuno..fantastico! con la torcia cercai in giro.
collane, gioielli, soldi contanti.. la stronza che ci abitava non se la passava affatto male. me la stavo prendendo un po' troppo comoda, girando di qua e di la come un bambino in un negozio di giocattoli tutto per lui, senza pensare che se la padrona di casa era uscita prima o poi sarebbe tornata.

sentii la chiave entrare nella toppa e mi prese il panico. riuscì a nascondermi in un angolo al buio del corridoio, la cui luce non venne accesa.
ero terrorizzato, la donna che entrò avrebbe sicuramente scoperto il disordine in camera da letto. per fortuna invece si diresse subito verso il bagno. mi nascosi bene dietro un mobile quindi non riuscìì a vedere bene, ma dai suoni capì che si stava spogliando e mettndo dentro la doccia. o uscivo adesso, rischiando che comunque se ne accorgesse, o la immobilizzavo per prendermi tutto quello che avevo visto. fortunatamente con me avevo il mio caro nastro isolante, grosso, di colore argentato e la pistola.

dovevo sbrigare a decidermi perchè sentivo il rumore dell'acqua cessare, e lei uscire dalla doccia. mi avvicinai piano piano alla porta del bagno e sbucai dentro puntandole la pistola.

"ih!" fece un sussulto, ma non troppo forte per fortuna.
"shhh..stai zitta"
"oddio...per favore non farmi del male...ti darò tutto quello che vuoi.."
"così mi piaci, vedo che sei molto ricca.."
lei era in vestaglia blu. era una bellissima donna di 35-40 anni, una gran signora. capelli castani scuri, ancora bagnati, occhi verdi. un seno grande e sodo, forse una quarta abbondante, ancora più eccitante grazie ai respiri affannosi dettati dalla paura.
"...ti do tutto, ma tu vattene."
"ehi! vattene a me non lo dici, tu, piuttosto, seguimi".

puntandole la pistola la condussi in salotto. accesi la luce e lei guardò il disordine che avevo fatto cercando oggetti di valore.
"dio.."
"mani dietro la schiena"
"cosa?"
"ho detto mani dietro la schiena, puttana"
"no, senti, ho detto che collaborerò con te, non c'è bisogno di.."
"COLLABORERAI METTENDO LE MANI DIETRO LA SCHIENA!" le spinsi la pistola sulla nuca, poi mi avvicinai all'orecchio e le sussurrai "hai una pistola alla nuca, vuoi fare o no come ti dico?"
sconsolata mise le mani dietro la schiena che immobilizzai con due o tre giri di nastro isolante.
"spero che tu voglia stare calma" la feci sedere sul divano e per sicurezza le legai anche le caviglie.
"prendi tutto ma non farmi del male, ti prego.."
"uh..quanto sei ripetitiva.."
cominciai a saccheggiare gioielli, argenteria, piccole tecnlogie, tutto quello che trovavo.
"che mestiere fai per permetterti tutta questa roba?"
non rispose. ma la mia era più una domanda per metterla a disagio che per altro. poi aprii un cassetto, trovai migliaia di bigliettini di amanti. leggendo meglio mi accorsi che erano clienti. ero entrato nella casa di una puttana di alto, altissimo bordo!
trovai una cassaforte su un muro.
"dimmi la combinazione della cassaforte."
silenzio
"LA COMBINAZIONE DELLA CASSAFORTE. ho detto"
"13.1..2...7"
"bravissima" e la baciai sulla fronte.
aprii la cassaforte e vidi un diamante veramente grande. il colpo del secolo per me.
"ti prego...quello ha un valore personale...me lo ha regalato un uomo.."
la ignorai e afferrai il diamante, mettendolo in borse
"no..no...quello no!"
"basta, mi hai rotto il cazzo!"
corsi verso di lei afferrando un centrino dalla tavola, rovesciando a terra il soprammobile che ci stava sopra. presi posto accanto a lei e puntandole la pistola dissi "apri la bocca!"
"no che vuoi fare.." le spinsi a forza il centrino in bocca, riempendola completamente.
"glom!"
"non si parla a bocca piena, non lo sai?"
le applicai due strappi di nastro. e lei inizio a dimenarsi così, legata e imbavagliata. era una vista molto eccitante impaurita, con quel seno prorompente che si faceva vedere dalla vestaglia a causa dell'agitazione continua. mi stava venendo duro.
girai ancora per casa, quando feci per allontanarmi i suoi mugugni si fecero più forti, come se avesse paura che la lasciassi sola, come a implorarmi di liberarla. si era fatta più agguerrita, ora la puttana si agitava ogni volta che le passavo davanti con un oggetto di valore, con una faccia incazzata che cercava di dirmi "no,quello no! liberami!"

aprii uno sportello di un mobile e trovai la sua collezione privata di film porno. non mi stupii visto che avevo capito il suo lavoro, ma mi divertii a metterla un po' in imbarazzo.
"io ho finito"
la sua espressione diventò speranzosa e si dimenò come a dire "dai ora liberami"
"perchè ora non ci vediamo un bel film insieme?"
"mppppH!!!"
"si? ho scelto questo se non ti dispiace" e le mostrai una copertina che non lasciava nulla all'immaginazione. e lei protestò imbarazzata, impaurita, arrabiata, chi può dirlo.

presi posto accanto a lei e feci partire il dvd.
"ma sei veramente una porcellina...che dvd hai?"
lei fece una smorfia e tentò un'altro strattone ai nastri, con un impeto di rabbia, sbattendo i piedi (nudi per fortuna) per terra. le cinsi il braccio sulle spalle, come due fidanzatini, e guardai per un po' il film, che mi eccitava, ma mai quanto quello che avevo accanto. lei era immobile ora. fissava la tv, ma non penso guardasse il film, piuttosto un punto fisso. non sapeva cosa le stava per accadere o forse lo immaginava. avevo sottobraccio questa splendida quarantenne, legata e imbavagliata. una donna più anziana di me di almeno dieci anni sotto il mio stretto controllo...era il paradiso.
"ti piace?"
non rispose.
"si che ti piace porcellina" dissi avvicinandomi al suo orecchio e baciandole il collo.
lei si lamentò leggermente, conscia della sua impotenza. odorava di pulito, di bagnoschiuma, i capelli erano ancora un po' umidi. la assaporavo lentamente, schiudendo le labbra sul collo, leccandolo anche un po' eccitato dai suoi blandi tentativi di liberarsi. mentre una mano la teneva stretta a me, cingendole le spalle, l'altra si posò sul suo fantastico seno.

lei mi guardo, agitò la testa "nn!Nnn!" e io cominciai a strizzarlo, massaggiarlo lentamente, sussurrandole "shhh..." quando in realtà le sue proteste mi eccitavano da matti.era tutta mia e non poteva farci nulla.mentre la ricoprivo di bacetti sulla guancia infilai la mano dentro la vestaglia e toccai il paradiso, o meglio, il suo seno nudo che strizzai e soppesai lentamente. le sue proteste si fecero più forti
"andiamo...ti sta piacendo in fondo" dissi, alludendo al suo capezzolo duro che stavo titillando per infastidirla. il suo busto si torceva in senso orario e antiorario per liberarsi dalla mia stretta. i miei baci si erano fatti molto più audaci e mi divertivo a mordicchiarla. anche la vista della sua scollatura, che si gonfiava e distendeva al mio massaggio mi stava portando a un punto di non ritorno. sfilai la mano e la poggiai su una coscia. cominciai e baciarle la scollatura, portando la mano verso l'interno delle gambe, che lei strinse con forza.
presi la pistola, la puntai alla tempia di lei, senza aggiungere niente, e dopo qualche secondo, rassegnata e infastidita aprì le gambe, quel che poteva fare con le caviglie scotchate insieme, rivelando una bellissima fica. mi ci avvicinai scorrendo molto lentamente la mano sulla coscia per far gustare il momento a lei e a me. quando ci arrivai era estremamente calda e non poco umida, cominciai subito a titillarle il clitoride gustando i suoi spasmi in cui cercava di coprire con rabbia il malcelato piacere che le davano le mie dita. l'altra mano, che le cingeva le spalle, scese un po' giù e le strizzò una tetta.

il porno in televisione era molto bello. una donna stava facendo un pompino bellissimo al fortunato attore. così strappai il nastro dalla bocca di lei, la guardai qualche secondo eccitato dal centrino che le riempiva la bocca, poi glielo levai.
"vuoi che ti faccio un pompino vero?"
"ehi, hai capito la porcellina! non sono parole adatte a una signora di classe come te"
"senti, io ..." disse imbarazzata "te lo farò, ma mi libererai?"
"veramente io volevo solo baciarti.." dissi, fingendo un tono da fidanzatino
le infilai la lingua in bocca, palpandole una tetta. lei protestò, stavolta i suoi gemeiti venivano strozzati dalla mia lingua e rimbombavano nella mia bocca. poi aggiunsi
"ma se vuoi...ma dovrai farmi un pompino che ricorderò per sempre, in quel caso ti libererò"
"ok, slegami le mani"
"e che ci devi fare, ho detto pompino, devi usare la bocca" dicendo questo la presi per la nuca e le avvicinai la testa alla patta dei miei pantaloni, e la strofinai al mio cazzo duro
"ma se mi liberi le mani sarò più brava...fidati"
"sbagliato, se sarai brava ti libererò le mani, ora mettiti al lavoro" mi abbassai la zip e dopo qualche minuto di esitazione sentii le calde labbra di lei chiudersi sulla mia cappella la cui punta venne stuzzicata dalla lingua. la puttana finse dei sospiri di piacere, forse per farmi venire prima o per impressionarmi, mentre strusciava su e giu le labbra umide sulla cappella. ci sapeva fare, la mano dalla nuca si posò sulla testa e la spinse in profondità, qui sentii che i gemiti di falso piacere si tramutarono in versi di sorpresa e disappunto. mi rilassai distendendo le gambe, presi il telecomando e cambiai canale: il porno in tv mi avrebbe fatto venire troppo presto.

erano solamente le due di notte, ero rilassatissimo su un comodo divano a guardare la tv mentre la bella padrona di casa, mani e piedi legati era costretta a succhiarmi il cazzo al ritmo della mia mano sulla sua testa. spostai la mano verso il suo culo e le diedi un bello schiaffo, al quale rispose con un mugugno. aveva anche delle belle chiappe. la feci scendere dal divano su cui stava in ginocchio al mio lato la feci inginocchiare davanti a me in modo da tastarle bene le tette mentre mi lavorava di bocca. da davanti la troia riusci a farmi venire in poco, solleticando l'attacco della cappella con la lingua, ingoiando con mia sorpresa tutto e continuando a succhiare anche dopo per ripulire...ci teneva a venire liberata. le alzai la testa
"ti è piaciuto?"
"non male...sei proprio una troia.."
"ora mi lib..gllom!" non aveva fatto intempo a finire la frase che il centrino finì nella sua bocca ancora sporca del mio sperma. le sfilai la cinta della vestaglia e la usai per completare un bel bavaglio vecchio stile di quelli che quasi scompaiono tra le labbra e mentre si fanno ben vedere sulle guance. la sua espressione incazzosa e impaurita davanti al mio tradimento del patto era impagabile. quadno mi alzai allnotanandomi un poco cominciò a dimenarsi per terra come una pazza, cercando di liberarsi i polsi. senza più la cinta della vestaglia rivelò con la sua agitazoine il suo corpo nudo da strafica in tutta la sua bellezza.
"pensavi di soddisfarmi con quel pompino? mi hai solo fatto venire una gran voglia"
"mppphh!!!"
la afferrrai per le caviglie e la trascinai vicino al tavolo, la feci alzare in piedi. escogitai un sistema geniale. presi una sedia e la girai in modo da dare le spalle al tavolo. ci feci inginocchiare lei sopra e la feci mettere, non dopo svariate lotte, in modo che lo schienale tenesse le ginocchia aperte.
"stai giù!" intimai e la feci piegare. subito mi venne di impulso di darle una pacca sul culo. mi ci misi immediatamente dietro e cominciai a palparlo e sculacciarlo. poi spostai la vestaglia, era il culetto di una ventenne. sditalinai anche un po' la fica da dietro e i suoi mugugni si fecero più forti, ma mai quando sentì la zip dei miei pantaloni riabbassarsi.
si dimenava, urlava, cercava di liberarsi. calai pantaloni e mutande, mi sputai sulla mano con cui appoggiai il cazzo sul suo buchetto e spinsi.
"MPPPH!"
urlava come non aveva mai fatto prima, e il buco era veramente stretto. probablimente era una pratica che si permetteva di non riservare nemmeno ai suoi clienti più affezionati e facoltosi. lentamente riuscii a farlo penetrare tutto, appoggiando i miei fianchi sulle sue natiche. i suoi acuti superavano anche il bavaglio così fui costretto a piegarmi su di lei e tapparle la bocca con la mano, il che devo dire accresceva ancora di più la mia sensazione di dominazione.
cominciai a muovermi lentamente, lo tiravo fuori di pochissimo, mi piaceva il contatto fianchi-culo, mi piaceva spingere con i fianchi schiacciandole le chiappe. cominciai anche a farle un ditalino facendola bagnare e facendola urlare ancora di più (rimbombando solo nella mia mano). la stretta guaina del suo culo era piacevolissima. spostai la mano sotto le bocce che schiacciava sul tavolo, poi ci misi sotto anche l'altra, tanto si era leggermente placata. la stavo ingroppando strizzandole quelle belle tettone, entrambe con precisamente la punta dell'indice sul capezzolo. le morsicchiai il collo e cominciai a dare dei colpi più violenti, proprio quando stavo per sborrarle dentro le ritappai la bocca, un po' perchè mi piaceva un po' perchè aveva ricominciato a rompere il cazzo. sentii un fulmine id piacere, diedi un affondo prolungato schiacciandola sul bordo del tavolo, il getto che mi usci fu particolarmente copioso e quei secondi di estasi furono commentati dai suoi mugugni ovattati dal mio palmo. mi accasciai su di lei assaporando il momento.
poi mi alzai e mi ritrassi, le diedi una bella pacca sul culo a cui rispose con un "mph!"
"brava...bella scopata, chiappette d'oro, si sta facendo tardi, me ne devo andare"

la legai a una sedia, e misi completamente a soqquadro la casa davanti ai suoi occhi importanti, mentre cercava furente di liberarsi. stavo per andare via con il mio bel bottino quando la vista di lei legata alla sedia con tutta la vestaglia aperta e quelle bolle bocce di fuori mi eccitò di nuovo. mi misi davanti a lei e toccandole le tette mi feci una bellla sega,sborrandole in faccia sulle tette e un po' dappertutto.
la lasciai così e me ne andai.

Thursday, September 25th 2008 - 02:25:07 PM
    
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Una storia di: stanis

Alessia era la tipica pariolina. jeans attillati che evidenziavano un culetto minuto e rotondo, maglietta rosa di Winnie The Pooh che copriva una generosa terza di reggiseno, trucco costante, ma mai volgare. pelle liscia e leggermente abbronzata, lentiggini sul nasino e sulle guancie, capelli biondi liscissimi. una stronza.
non bisognava essere particolarmente belli per farsela, certo, molti futuri calciatori c'erano stati per un po', ma quel che bastava era portarla in giro su qualche stupida macchinetta 50 cc o su una bella moto.
ovvio dire che noi avevamo solamente l'abbonamento mensile dell'autobus.

un giorno l'occasione arrivò e, purtroppo per lei, fu abbastanza drastica.
"uff...stasera devo dormire da sola, i miei sono partiti e Marco lavora, pensa che occasione che butto"
"vabbè...ma tutti i giorni lavora Marco?" rispose l'amica Giada, stesso stile, capelli castani, leggermente più in carne (quindi normale, visto che Alessia era magrissima)
"mah...forse dopodomani può farmi compagnia, ma oggi sarò sola..ho paura, perchè non vieni tu?"
"non so, stasera esco..sai con quel ragazzo che ho conosciuto.."

Renato, il mio complice mi propose di entrare in casa di Alessia
"è veramente semplice, è una casa al primo piano, ha un terrazzetto che è a un metro dalla strada, figurati se con questo caldo non lascia una finestra aperta"
"figurati se con tutti quei soldi non ha l'aria condizionata in ogni stanza"

"e ieri si è anche rotta l'aria condizionata! i miei fanno: la vediamo quando torniamo!, ma ti pare? stanotte morirò di caldo!"

non era possibile..ci guardammo negli occhi, era destino.
oddio, era sempre un reato... ma il nostro odio profondo verso quella puttanella viziata e la nostra grandissima voglia di farcela non voleva sentire ragioni.

ore 2.00 arrivammo davanti il signorile stabile, una luce era ancora accesa e io ero agitatissimo..anche Renato sembrava ripensarci, non riuscivamo a prendere sul serio il fatto che avevamo portato corde e altro dentro uno zaino.
La luce si spense. Erail momento di mettere da parte le paure ed entrare.
"dove vai?" mi fermò Renato "aspettiamo che si addormenti"
"giusto.." balbetto mentre i nervi mi si calmano.
da solo avrei fatto un casino.
passa un'ora che sembra una nottata intera. decidiamo di entrare. facciamo attenzione a non fare rumore e ci troviamo nella sua stanza. stiamo fermi qualche minuto tesissimo per abituare i nostri occhi al buio. la sua stanza è pervasa dal suo buonissimo profumo. ci avviciniamo. io l'afferro tappandole la bocca mentre mi butto su di lei gravando col mio peso: comincia subito a urlare come una pazza, per fortuna le sue urla vengono strozzate dalla mia mano, ho un momento di paura ma ormai quel che è fatto è fatto, godiamocela. Renato cerca i suoi polsi li afferra e con fatica li unisce dietro la schiena. Lei è furente, terrorizzata.
"Stai zitta puttana, e ferma" sussurro al suo orecchio dissimulando la mia voce. con la mano libera inizio a palparle il sedere e ricomincia a fare casino dopo che si era un po' calmata.
"Ma allora non vuoi capire!"
Straap. Renato usa il nastro isolante per legarle i polsi mentre io tasto in giro per la stanza e trovo delle mutandine usate, senza pensarci due volte gliele infilo in bocca, ritappandola subito. la troia continua a dimenarsi come un ossesso. non basta.
un paio di calzini per terra..perfetto. in un secondo finiscono nella sua bocca, nonstante le sue proteste. "nastro" renato mi passa il nastro mentre resta seduto su di lei per tenerla ferma.
strappo pezzo e glielo attacco sulla bocca piena di sua biancheria sporca (effettivamente quelle mutandine erano quasi filo interdentale..vabè)
"n..!n..!nn!"
"ma no che!? no che?! brutta puttana!" e la placo con un paio di schiaffi in faccia.
una luce si accende.
panico.
"ma che cazzo succede qui?" alessia risponde ricominciadno a far casino
è giada, in pigiama e occhiali da vista (mai messi in nessun'altra occasione, figurati se poteva sembrare poco figa..) era venuta davvero a farle compagnia. beh noi avevamo avuto la stessa idea, anche se non proprio autorizzati.
ci scagliamo su di lei, purtroppo le scappa un urlo, ma sai alla gente intorno che gli frega, le puttane avranno fatto un casino tremendo ogni volta che avranno dormito insieme. io l'afferro da dietro, tappandole la bocca. renato prende il nastro, strappa un pezzo
"prendi qualcosa"
renato si guarda intorno spaesato mentre la troia gli scalcia addosso e l'altra si dimena rumorosamente sul letto, cercando di scappare, con ancora le gambe libere.
renato la butta violentemente sul letto facendola sbattere sul muro urlando "Ferma!" e lei miracolosamente si placa, cominciando a respirare affannosamente.
"shhhh...stai ferma" sussurro io all'orecchio dell'altra
"ferma, puttana" mi piace proprio questa cosa.
renato prende una magliettina, l'appallottola, io sposto la mano e lui la infila nella bocca di giada. due tre strappi di nastro isolante e via, finalmente ho una mano libera con cui le palpo una tetta, naturalmente facendola agitare ancora di più.
renato le da un cazzotto sulla pancia e finalmente si placa.
la leghiamo alla sedia mentre inzia a piangere.
abbassiamo la serranda, mettiamo passamontagna (estivi!) e accendiamo la luce.
il gioco ha inizio.

ci riposiamo seduti sul letto di alessia, dove lei è stesa, legata, imbavagliata e terrorizzata.
giada è sulla sedia con i suoi nerdissimi occhiali da vista storti sul naso. il nastro sulle loro bocche sottolinea i loro sguardi impauriti. cosa accadrà?
renato lega le caviglie di alessia mentre io le guardo le coscie, coperte pochissimo dai pantaloncini del suo pigiama. intanto io le accarezzo la fronte scostandole i capelli. sono seduto e lei ha il torso appoggiato sulle mie gambe. l'occhio mi cade sulla scollatura della canottiera. lei è accadaldata e le tette sono diventate rosa. appena ne tasto una, lei si lamenta un po', già più stancamente di prima.
"shhh.." le massaggio dolcemente..non ho fretta...godo della loro morbidezza e dei prolungati e fiacchi gemiti che provengono dalla bocca della loro proprietaria. alzo lo sguardo verso giada. è terrorizzata. bacio alessia sulla guancia, mentre lo faccio strizza gli occhi infastidita. la mia mano si infila sotto la cannottiera e godo al sentire le sue tette sudate e calde, i suoi capezzoli sul mio palmo. lei si dimena e io le tappo con forza la bocca sopra il nastro "ma vuoi stare zitta, pompinara?". le mie mani vengono bagnate da un paio di goccie di lacrime.

renato si alza, va verso giada, in piedi dietro di lei, e comincia a massaggiarle le spalle, scnede in giù, afferrandole le tette, tastandole, strizzandole, sordo alle sue lamentele. certo che giada le ha più grandi. e poi si dimena di più, cercando di liberarsi dalla sedia violentemente, è più divertente.

guardo gli occhi bellissimi di alessia. non sono più da stronza ora..chissà come mai. la giro a pancia in giù appoggiando il suo culetto sulle mie gambe. quante volte l'ho visto agitarsi in discoteca ed ecco, ora è mio. lo massaggio piano piano, poi gli do uno schiaffo fortissimo, la cui risposta viene strozzata da una bocca piena di calzini sporchi.

renato afferra giada per il mento alzandole a forza la testa.
le lecca e bacia il collo mentre insiste sulle sue tette, poi una mano si posa sulle sue coscie,risale sulla pancia e si infila nei pantaloncini. giada emette un verso acutissimo attraverso il nastro isolante e quando è finito continua a respirare affannosamente.

il mio cazzo è durissimo e alessia, con la sua fichetta appoggiata proprio li deve essersene accorta da parecchio. continuo a sculacciarla afferrando sistematicamente le singole chiappette, cazzo sono veramente piccole, sode, e sui lombari ha quelle due fossette che mi fanno impazzire. le abbasso i pantaloncini, tenendola ferma perchè ora si dimena proprio tanto, la puttanella. rivelo il suo culetto ai miei occhi e a quelli di renato. mentre lei urla cercando in qualche modo di superare l'ostacolo del bavaglio, illusa. sorpresa...sulla chiappa sinistra si è tatuata una rosellina. un tatuaggio che secondo lei tipi come noi non avrebbero mai dovuto vedere. certo, come no, lo bacio. "ma che bel tatuaggio!" lei risponde infastidita, chissà che cosa. la rigiro, la sua fica è proprio come mi piace, non rasata, ma nemmeno piena di peli, con un triangolino di peli radi. "oh ma sei tinta"
non so perchè risponde scoppiando a piangere, mentre renato se la ride. "e tu, zoccola sei tinta? rispondi puttana, sei tinta?" urla nell'orecchio di giada, che probabilmente risponde "no no no no"...non è molto affidabile comunque, quel gesto con la testa lo sta facendo da un'ora.

mi alzo, chiamo renato fuori. decidiamoche la cosa migliore è farle cuocere nella loro paura.
giriamo per la casa, ricchissima io mi prendo qualche dvd che volevo da parecchio, renato apre il frigo e comincia a trangugiare non so cosa.
rientriamo, alessia è per terra, ancora legata e imbavagliata, ridicolemnte con i pantaloncini abbassati e la fregnetta di fuori. è vicina alla sedia dov'è legata giada, che la guarda. evinciamo che stessero cercando di liberarsi. ingenuotte.
"ma cosa fate? cattivelle!"
"mpppphh!mphh!" si lamentano. si, vabbè.
io do un calcio in pancia ad alessia e giada si prende uno schiaffone in faccia da renato.
"secondo te chi è più brava a fare i pompini?"
a questa parola entrambe strabuzzano gli occhi e cominciano ad agitarsi.
"guarda che giada è famosa per le pompe, che non lo sai?"
giada risponde chiaramente con un "eeeeh?" dai stavolta l'ho capito.
renato mi risponde, "si c'hai provato, la vuoi tutta per te la nostra vera preda?"
aveva ragione,anche se consceva benissimo la fama di giada, beh, tutto a mio vantaggio. che poi insomma, figurati se alessia era peggio.
renato trascina un'agitata alessia con se, sedendosi sul suo letto, fa per sbavagliarla.
"aspetta aspetta aspetta, idiota"
frugo nello zaino e tiro fuori la mia pistola a piombini (ma che ne sanno ste due, sembra vera) e un coltello (purtroppo questo è vero). gli passo il coltello.
"ora vi sbavagliamo. un fiato e siete morte. un fiato solo di una di voi due ed ENTRAMBE siete morte. ci succhierete il cazzo. non fate finta di non saperlo fare se no siete morte e comuque non ci crede nessuno. nemmeno a dirlo niente scherzi."
mentre parlo renato preme il coltello sulla guancia di alessia e io frugo nella scollatura di giada con la pistola.
"CAPITO??" giada si affretta a annuire. per la prima volta. immagino che alessia abbia fatto lo stesso.
strappo senza paura di farle del male il nastro dalla bocca di giada, le tiro fuori la magliettina impregnata di bava.
dopo aver preso fiato si permette di prendere anche la parola
"se ci liberate farò tutto quello che volete."
"oh, non ti preoccupare, farai tutto quello che vorrai anche così. e anche la tua amica"
le punto la pistola alla tempia. mi abbasso pantaloni e mutande.
mi guarda rassegnata.
"allora?"
"..si..si..."
chiude gli occhi e succhia.
dio santo un pompino di giada, le sue labbra carnose, la sua lingua... quante volte ho sognato che me lo facesse nel cesso di una discoteca.
ora non ha ne trucco ne lucidalabbra e quei cazzo di occhiali. glieli levo. apre gli occhi impaurita, ma continua la troia.

dietro di me sento alessia mugugnare e lamentarsi di più, mi giro, renato è in trans seduto sul letto, le spinge la testa che va su e giù. lei in ginocchio, legata, col culo di fuori.
strizzo una tetta a giada che si lamenta col mio cazzo in bocca. le vengo dentro, strabuzza gli occhi e cerca di levarsi ma spingo la sua testa verso di me. finito inizia a piangere mentre io ancora piano piano vado avanti e indietro dentro la sua bocca.
"bravissima" bacio sulla fronte. lei sputacchia per terra.
anche renato è venuto nel mentre e sta spennellando la faccia di alessia che cerca di dimenarsi. "Ma vuoi stare ferma?" pizzone sul culo.

"liberateci.." implora giada.
"oh ma sta troia mica si sta zitta, dammi il coltello" mi avvicino a giada, punto il coltello
"no no"
le strappo la canottierina del pigiama di pucca, liberando il resto delle sue tette, che ballano un po'.
"giada, hai dei capezzoli di merda" la cannottiera finisce nella sua bocca distorcendole la faccia in una smorfia ridicola. nastro isolante e giada è come prima, solo con le tette di fuori. belle tette eh, ma sti capezzoli non mi piacciono.
comincio a importunarla pizzicandoli "vero che sono brutti eh? vero?" lei annuisce sperando che smetta. smetto, ma si becca un bello schiaffo.
"quelli di alessia secondo me no" sento un mugugno di protesta.
alessia è stata di nuovo imbavagliata e ora è seduta a letto sempre con i pantaloncini rosa calati. il rosa il colore predominante nella stanza. non so perchè mi eccita. ah si, perchè è un colore da parioline viziate che si stanno prendendo quello che si meritano.
renato è seduto dietro di lei, ce l'ha tra le gambe e da dietro le sta palpando le tette mentre lei tiene gli occhi chiusi e ha la faccia rossissima per quanto ha pianto.
"vediamo"
renato infila una mano nella cannottiera e tira una tetta di fuori. spettacolare. cominciamo a palparla in due, la cannottiera ora è su. le lecco una tetta, gliela mordo, poi le bacio la fica. e lei continua a lamentarsi. ma ha un odore divino.
"è ora di scoparcele"
sono agitatissime. "renato, aspetta".
mi alzo butto la sedia di giada per terra facnedola cadere con la schiena. la porto al cesso dove rialzo la sedia e slego la corda che la teneva fissa allo schienale. apro la cabina della doccia e lego la corda al gancio in alto. faccio alzare giada che ora ha le mani legate dietro la schiena ma non è più fissata alla sedia. con una mano la tengo ferma, con l'altra le palpo le tette mentre medito. eh si, devo liberarle le mani. prendo delle forbicine, gliele punto alla gola intimandole di stare ferma. mi assicuro che abbia capito e la libero con le forbicine stesse dal nastro con cui aveva le mani legate. la lego poi alla doccia.comincio a spingere il mio corpo sul suo abbracciandola, le bacio il collo mentre infilo le mani nei pantaloncini tastandole il culo, anche questo in formissima. le abbasso i pantaloncini scoprendo un'altra fica da antologia a cui do qualche leccata.
"ci vediamo dopo" le sussurro, mi allontano aprendo la doccia. forse la temperatura non è quella giusta, perchè urla (o ci prova) e si dimena, vabbè..chiudo la cabina che viene riempita di calci, tanto mica è mia.

ritorno nella stanza. renato ha il culo nudo di alessia seduto su di lui e le sta palpando le tette con una mano, facendole un ditalino con l'altra e leccando collo e orecchie con la lingua.
"scusate il disturbo!" dico ironicamente.
"scopiamoci questa troia" renato è eccitatissimo come me.
"certo"
l'espressione di alessia implora pietà. io le rispondo "è vero, ci vuole un po' di atmosfera"
faccio partire lo stereo, a volume basso per non destare sospetti, con dentro il suo cd preferito. qualche merda di gruppo per ragazzine che canta d'amore. d'ora in poi li odierà. prendiamo le manette e le corde dallo zaino. mettiamo le corde ai piedi del letto. renato libera le gambe di lei dal nastro e dai pantaloncini e, tenendole molto a fatica visto che la troia non smette di dimenarsi, le fissiamo divaricate al letto. ora la sua fica bella aperta è davanti a noi e personalmente il cuore mi batte a mille e ci gioco infilandole un dito dentro scatenando la violentissima reazione di lei che proprio non ci sta a farsi scopare.
poi le liberiamo i polsi e l'ammanettiamo ed è tutta pronta per noi. le tocchiamo tutto il corpo nudo, perfetto. magra, tette grosse, pelle liscia, chiara ma leggermente abbronzata.
io le bacio la guancia piena di quelle lentiggini che adoro, assaporando il sapore salino delle sue lacrime. guardo di fianco al letto le foto della sua vita notturna, tuttta truccata, sotto braccio a deficenti coi soldi che si sarà scopata e mi sale il veleno. "prima io" renato non controbatte.
mi abbasso la zip e lei mi guarda terrorizata, mi abbasso pantaloni e mutande
"vi lascio soli"
è il mio momento, finalmente mi sto scopando alessia, chi l'avrebbe mai detto. mi adagio su di lei, mi tolgo anche la maglietta per sentire tutto il suo corpo e la penetro. lei si lamenta come un ossesso e a ogni colpo che le do risponde con un gemito strozzato. la tocco dappertutto e la lecco in faccia è veramente una fregna, se non vengo subito è perchè la sua amica mi ha da poco fatto un pompino, con l'occasione glielo ricordo "sai che è veramente brava giada..chissà se tu lo sei di più, mi dimostrerai" lei però evita il mio sguardo. comincio a giocare con le sue tette e finalmente vengo affondandole un colpo profondissimo. mi acccascio su di lei e mi godo u n po' il momento tutto sudato.
poi mi alzo, mi rivesto, esco dalla porta e chiamo renato che si sta guardando la tv. "tutta tua"
"già fatto?"
"non penso che ci metterai molto di più"
"ma dov'è quell'altra?"
nemmeno sente la risposta e si chiude in camera con alessia. i suoi gemiti e le sue lamentele mi fanno capire che ci sta andando giù pesante.

ci riposiamo un po' cazzeggiando nella sua stanza.
il divertimento sta nel farci i cazzi nostri mentre lei è legata nuda al letto e non può fare niente...leggiamo il diario, frughiamo nei suoi vestiti e la insultiamo, poi ci intaschiamo cellulare, soldi, ipod, un po' tutte queste cose qua.

non abbiamo finito l'opera naturalmente. andiamo in bagno e troviamo giada compleatmanete nuda a bagnata sotto la doccia. cazzo è ghiacciata. anche noi siamo sudatissimi e puzziamo ma mica possiamo farla così questa doccia a tre. così purtroppo giada si ritrova a goder di un'acqua un po' più calda. certo, quando entriamo in due nella cabina e chiudiamo alle nostre spalle la troietta non si aspetta niente di buono. a ragione.

"che bello...la doccia insieme tutti nudi ti piace?"
"mpphh"
"ma come no..ora guarda come ti diverti"
prendo dello shampoo e le insapono le tette, a lungo, mi viene da baciarle, ma il saporaccio dello shampoo mi fa venire da sputare. i nfaccia a lei ovviamente.
"dammelo"
renato prende lo shampoo, se ne mette un po' in mano e le infila il dito nel culo
"MPPPHHHHHH!" è un ossesso, scalcia, urla, le prendo le gambe e la penetro in fica, poco dopo si ritrova al centro di un bel sandwich. la scopiamo molto dolcemente in realtà non capisco il perchè di tutto questo lamentarsi..
quattro mani per tutto il suo corpo da favola, un cazzo davanti e uno dietro. renato viene subito, io ci metto un po' di più.
lo lascio solo a importunarla un'altro po' e torno da alessia.

"stiamo andando via bella...vuoi rimanere legata o vuoi che ti sleghiamo?"
"mpphppmhh!"
"beh...allora dovrai proprio farmi vedere come succhi il cazzo.."
le libero una mano dall manetta, per staccarla dal letto, ma si ritrovasubito ammanettata di nuovo, le slego i piedi e la faccio mettere in ginocchio. le strappo il bavaglio e le intimo di succhiare.
dopo qualche tentennamento si decide a prendermelo in bocca.
"deve piacermi. o resterai legata sotto la doccia gelata tutta la notte, capito?"
"si.."
"CAPITO??"
"come lo farai sto pompino?"
"bene..bene.."
rassegnata si mette a lavoro ed è una dea, me lo fa quasi come fossi il suo ragazzo. va su e giù ritmicamente, la mia mano sulla sua testa è solo un simbolo di dominazione, non spingo nulla. lecca, bacia, succhia mentre le faccio dei complimenti che sono anche un po' insulti. forzo il mio orgasmo dentro di lei ome ho fatto con giada.
"ora sono libera?"
"ma quando mai!!"
"cos...mpphhh" i suoi pantaloncini rosa sono nella sua bocca...non trovo il nastro e lei c on dei conati cerca di sputarli, così le premo la bocca.
la alzo in piedi, le do' uno schiaffo sul sederino e la conduco in bagno dove renato si sta di nuovo scopando quella troia di giada.
aspetto un po' tastando le tette, il culo e la fica di alessia. quando renato ha finito leghiamo alessia nella doccia di fronte a giada, tette contro tette, le leghiamo alla vita in modo che non si separino, poi le leviamo i bavagli e le intimiamo di stare zitte.
"baciatevi"
"ma noi.."
"BACIATEVI"
cominciano timidamente a baciarsi
"con la lingua!"
le loro lingue si icontrano mentre i loro corpi sono bagnati dall'acqua che scende.
continuiamo a importunarle per un po', poi le imbavagliamo e le lasciamo sotto l'acqua ghiacciata.

Sunday, September 21st 2008 - 08:38:49 PM
    
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Una storia di: Richard

negli ultimi giorni di vacanza, mi sono confidato con un nuovo amico, un ingegnere 34enne sulla mia passione per il bondage. Lui, ridendo come fa con tutto, commentava:"no? davvero?" e voleva ascoltare i miei racconti. Dopo un po' ho pensato che volesse passare all'azione: non mi sbagliavo. Invitatomi a casa sua, ho scoperto che aveva preparato corde e bavagli. Sorridente e allegro, mi fece accomodare alla scrivania e iniziò a legarmi con forza, con tecnica da "ingegnere". La stessa cura fu riservata al bavaglio: tirato fuori uno scotch professionale bianco, sentivo il rumore dello srotolamento. Poi via, calato sulla bocca per farmi tacere. uno, due, tre, quattro strati. L'ingegnere pareva rilassarsi ma ancora di più si divertiva ad ascoltare i miei mugolii sconcertati. Dopo un po' una sorpresa: un ospite. Un amico dell'ingegnere, convinto da lui a partecipare al gioco. Subito anche lui fu ridotto all'impotenza, ma legato diversamente: in piedi, mani appese a due lumi e al posto dello scotch il bavaglio era di stoffa. Fummo poi successivamente sistemati su un divano e legati assieme , "così vi fate compagnia". Io e lo sconosciuto dividemmo un'intimità imbarazzante, condividendo sguardi vittimistici e mugolii abbondanti. "Bravi, sembrate i Take That del bondage", ironizzò il nostro Master. Egli aveva letto i miei racconti su questo sito. Liberatomi del bavaglio, mi sottopose a un'altra umiliante schiavitù: mi tappò la bocca col suo piede, enorme. Stesosi sul divano e liberatosi dei suoi sandaloni fetish, neri a fasce, mi appioppò le sue fette sul viso. Una mi "bendò" gli occhi, l'altra mi tappava la bocca. Il gioco rendeva l'ingegnere allegro come non mai. Con un'ora in questa posizione, dovetti sorbirmi l'odore di piede e cuoio, mischiati assieme. Un tanfo tutto sommato gradevole e sopportabile. Poi, il master, costrinse il suo amico a tapparmi la bocca col piede, continuando a tenerlo imbavagliato. Un'altra ora di schiavitù oltraggiosa ma piacevolissima, con un tanfo più forte e muschiato.

Tuesday, September 16th 2008 - 01:07:27 AM
    
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Una storia di: zodd79

bellissimo racconto mistress in distress, rappresenta pienamente la mia fantasia sessuale più ricorrente e profonda, quello della mistress che è sottomessa alle proprie schiave in modo imprevisto ed inaspettato. spero vorrai deliziarci del seguito e della eventuale vendetta.

Wednesday, September 10th 2008 - 11:58:50 PM
    
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Una storia di: marcobond69

storia eccezionale MistressinDistress, complimenti alle sue ragazze per l'eccezionale lavoro svolto!

marco

Monday, September 8th 2008 - 04:11:35 PM
    
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Una storia di: MistressInDistress

Salve a tutti... Ho trovato questa pagina per puro caso durante le mie navigazioni in rete (sò sempre da dove parto, ma mai dove finisco), e da amante del bondage, ho deciso di raccontare anche io qualche avventura a tema...Un paio di anni fà, avevamo da poco finito di pranzare, e mentre le mie due schiavette sistemavano in cucina, io mi ero buttata sul divano, in salotto a guardare la tv.

Incredibile il quantitativo di spazzatura che ti propone la televisione attualmente, e in poco tempo sopraggiunse la noia... Cosa fare per ammazzare il tempo? Magari concedermi un bis di questa mattina, con le mie schiave impacchettate per bene, mentre io me la godevo prendendole in giro per la loro scarsa abilita nel liberarsi... - Brava stronza - Pensai tra me e me - Legate in quel modo non si sarebbero liberate nemmeno per miracolo! - Ovviamente più ci pensavo e più saliva la voglia...

Giulia! Simona! Venite qui... Subito! - Le ragazze come sempre scattarono al mio comando... - Si Madame? - Rimasi qualche istante a fissarle... Bellissime come sempre, e mi feci i complimenti da sola per l'idea delle divise da camerierine... - Ragazze, mi stò annoiando... Siete pronte per farmi giocare un pò? - Simona rispose prontamente - Ma, Madame, non si ricorda? Ci ha ordinato di risistemare tutta la cucina, poi di cambiarci ed andare a fare la spesa – Diamine, è vero... E ora? Non posso mica restare tutto il giorno a guardare la tv... Non sopravviverei... Ci pensai su qualche secondo, e pensai di metterle alla prova. - Hai ragione, vi ho dato degli ordini... Ma sono sempre la vostra padrona, e se ordino una cosa, dovete obbedire! Quindi, come ho detto, mi stò annoiando tantissimo, e voi dovete trovare una soluzione! - Ormai ero partita a razzo, le avrei messe in una situazione impossibile da risolvete. - Mi avete capito? Non importa cosa vi inventate... Anzi, vi darò carta bianca, nessuna restrizione e nessun divieto... Fate tutto ciò che volete, qualunque cosa, ma non voglio per nessun motivo passare il pomeriggio ad annoiarmi! - Giulia e Simona si guardarono per qualche secondo mentre io aspettavo spazientita una loro risposta... E come sempre arrivò da Simona, la più intraprendente delle due. - Madame, è proprio sicura? Qualunque cosa? Senza alcuna limitazione? - Sbuffai. - Che c'è? Parlo arabo? Avanti, fatevi venire qualche idea! - Le vidi scattare con la coda dell'occhio mentre mi rilassavo sul divano in attesa di scoprire cosa si sarebbero inventate per darmi piacere e riuscire comunque a portare a termine i loro incarichi...

Dopo un paio di minuti la mia attenzione venne attirata da un tonfo sordo, alle mie spalle, dietro al divano... Dischiusi gli occhi ed erano di nuovo di fronte a me. - Allora, avete trovato una soluzione al problema? - Simona sorrise orgogliosa. - Si Madame... Prego, si alzi – Mi porse la mano e io mi tirai in piedi, mentre loro due con la solita delicatezza che da sempre le contraddistingue, cominciarono a spogliarmi fino a lasciarmi completamente nuda... Alle mie spalle Simona mi abbracciava e mi massaggiava le braccia e la schiena. - Madame, si rilassi ora... - Non me lo feci ripetere due volte, socchiusi gli occhi e mi abbandonai al rilassante massaggio per alcuni, lunghissimi secondi... Vennì però riportata coi piedi per terra da un rumore che conoscevo fin troppo bene... Il tipico suono che fa lo scotch quando ne tiri una striscia bella lunga. Non feci neanche in tempo a focalizzare che sentii le braccia tirarmi dietro alla schiena, e lo scotch avvolgersi intorno ai polsi più e più volte, fino ad arrivare ai gomiti, unendoli fino a toccarsi! - Hey! Ma che diavolo stai facendo? - Mentre stavo ancora finendo la frase, Giulia fece la sua parte bendandomi gli occhi usando un foulard stretto con forza. - Stiamo obbedendo ai suoi ordini Madame, ne più ne meno... Ora per favore si rilassi e ci lasci terminare il nostro lavoro – Mi sforzai di mantenere la mia autorevolezza e self control, ordinandole di fermarsi subito e liberarmi... Ma la frase mi morì in gola quando Giulia mi infilò tra i denti una pallina di gomma, stringendo sempre con forza i laccetti sulla nuca, talmente tanto da strapparmi un mugolio... Cosa che comunque non la fermò dallo stringere di ancora un altro foro... Notai che la pallina era di dimensioni piuttosto contenute, che mi permetteva persino di parlare con un piccolo sforzo (cosa che mi rassicurò non poco sulle loro intenzioni... Almeno inizialmente), e feci caso che la palla aveva qualcosa sul davanti che mi cadeva a penzoloni sul petto. - Bah, servirà per bloccare il ballgag a qualche occhiello da qualche parte – Pensai tra me e me... Nel frattempo le sentivo armeggiare con quella che avevo capito essere la mia “borsa degli attrezzi”... Mi senti strattonare le braccia e messa bene eretta... E mi sentii di nuovo fasciare le braccia, con qualcosa di ancora più stretto... Il mio armbinder! Maledette... Mi sentivo le braccia tirare fortissimo dietro alla schiena, non ero mai stata legata prima, e non potevo nemmeno immaginare che il monoguanto facesse un tale effetto... Una volta chiusa la zip iniziarono ad allacciare la moltitudine di cinghie per fermare ancora di più le braccia tra loro, lasciando invece a penzoloni quelle che avrebbero bloccato le braccia al corpo... Per qualche istante si fermarono, immaginai per gustarsi lo spettacolo... Approfittai della pausa per ostentare di nuovo sicurezza e superiorità, E con un po' di fatica (sembrava di parlare con il boccone tra i denti) iniziai a provocarle. - E questo lo chiamate bondage? Tutto questo tempo passato a legarvi e imbavagliarvi e non avete imparato nulla... Anche questo bavaglio non vale niente! - Ovviamente i versi che uscirono erano molto meno convincenti e credibili di così, ma abbastanza da farsi capire... Purtroppo.
Infatti alle mie parole Giulia e Simona si misero a ridacchiare, e sentii una di loro due che giocherellava con la cosa che pendeva dal bavaglio... - Vede Madame, la nostra intenzione era di fermarci qui, coccolarla un po' e poi liberarla... Ma a quanto pare non sembra soddisfatta del nostro operato, quindi ci permetta di rimediare. - Nel frattempo sentivo i nodi della benda che si allentavano... - Avanti Simona! Slegammmmhhp!!! - Non potei finire la frase perchè sentii la palla del ballgag crescere a dismisura fino a riempirmi totalmente la bocca, obbligandomi a tenerla spalancata... Non appena la benda fù rimossa vidi che non era un ballgag, ma un pumpgag, e quella cosa che pendeva era la pompetta! Che idiota, come avevo fatto a non pensarci? Comunque a forza di gonfiarsi la palla era diventata di dimensioni considerevoli, e già sentivo un rigoletto di bava che colava dalle labbra... - Simo, non credi che così la Signora rischia di perdere il bavaglio? - Io le guardavo mugolante... - Hai ragione, usiamo un po' di questa – Simona teneva in mano il rotolo di garza elastica, e mentre Giulia mi teneva la testa ferma, non ha esitato ad avvolgerlo totalmente intorno alla mia bocca, spingendo ancora di più (se mai fosse possibile) la palla dentro la bocca, e serrando totalmente le labbra, bloccando il tutto dietro la nuca. - Hhhhggg – Oramai riuscivo ad emettere solo dei piccoli gemiti... Cercai di dimenarmi invano, ma venni messa a sedere sul divano, con Giulia che mi afferrò le gambe, portandole verso l'alto – Madame... Non è elegante che lei se ne stia totalmente scalza però... Credo che un paio di stivali sarebbero l'ideale! Giulia avanti, passami i miei stivali. - Giulia sembrava perplessa – Ma, Simo, sei sicura che le entrino? La Signora ha le gambe un po' più grandicelle delle tue – Fulminai Giulia con una occhiata, ma effettivamente mi resi conto che non potevo assolutamente reggere il confronto col fisico scultoreo di Simona... - In effetti è vero... Ma immagino che stringendo un pochino riusciremo ad infilarli ugualmente, vero Madame? - Ottenne solo un mugolio sommesso come risposta, mentre Giulia tornava con gli stivali in mano... Ed erano proprio quelli che temevo! Gli stivali di Simona, quelli in latex, alti fino alla coscia, e col tacco talmente alto che costringeva a camminare in punta di piedi. Simona dopo lunghi tentativi aveva imparato ad camminarci bene... Ma io? Non sarei nemmeno riuscita a stare in piedi, figuriamoci a camminarci!

Infilare gli stivali fù una faticata, ma alla fine riuscirono a farmeli calzare, e ovviamente mi riportarono subito in piedi... Mi sembrava di camminare in bilico su una corda... Fortunatamente Giulia si mosse a compassione, offrendosi per sorreggermi in piedi. - Ora Madam viene il bello... Ma non voglio rovinarle la sorpresa – Venni di nuovo bendata e forzata a divaricare le gambe... Mi aiutarono a sollevare prima una gamba, poi l'altra, sembrava uno slip che mi veniva fatto salire lungo le gambe... Poi sentii il freddo latex a contatto con le labbra e con l'ano... E capii che si trattava di uno slip con due falli di gomma all'interno! Lo slip comunque venne fatto aderire bene e i falli entrarono senza creare troppi problemi... Rimasi anche stupita (e vagamente delusa) dal momento che mi aspettavo di peggio... Ovviamente sentire le schiave (ormai aguzzine) pompare, e i falli gonfiarsi leggermente (fù solo un avvertimento) mi fece capire che quello era solo l'inizio.

Giulia mi poggiò sul divano seduta, e riprese di nuovo le gambe, sollevandole e unendole inseme, mentre Simona iniziò ad avvolgere lo scotch partendo dalle caviglie, e arrivando fino a sotto le natiche... - Madame, spero che non sia troppo scomoda così... In fondo lei dice sempre che si libererebbe immediatamente dalle legature che ci infligge... Quindi immagino che riuscirà a liberarsi facilmente da questo... - Anche le battutine si era messa a fare! Fui rimessa di nuovo in piedi e mi fecero indossare una sorta di gonna in latex lunga fino alle caviglie e aderentissima, che già da sé impedirebbe i movimenti (come se non bastasse lo scotch), ed in più presentava una serie di cinghie, che prontamente vennero legate strettissime. La gonna presentava due fori uno sul davanti e uno che scopriva il sedere, da cui furono fatte passare le pompette dei falli di gomma (a cui Simona diede un altro paio di pompate tanto per gradire)... E per tenere il tutto più aderente, iniziarono ad allacciare anche le cinte dell'armbinder lasciate in sospeso, che bloccarono per bene le braccia al corpo passando sopra e sotto al seno, e l'ultima cinghia che partiva dalle spalle e attraversava il corpo in lunghezza, passando poi tra le gambe (attraverso i due fori della gonna) e venne tirato con forza agganciandosi all'occhiello dell'armbinder.

Ormai ero totalmente immobilizzata, riuscivo a malapena a mugolare, in equilibrio precario su quei tacchi vertiginosi, e con i falli di gomma che ad ogni minimo movimento mi ricordavano la loro presenza lì dentro... Simona e Giulia si godevano lo show, mentre io le guardavo con espressione disperata...

Allora Madame... Che ne pensa? Ops... Dimenticavo che non deve essere facile parlare in quelle condizioni... Ma non si preoccupi, lo sa che le sue schiave devote obbediscono ciecamente ai suoi ordini... Lei ci ha dato carta bianca per tenerla impegnata... E noi abbiamo eseguito. Anzi, quasi quasi direi che si può ancora aggiungere qualcosa! - Iniziai a dimenarmi con tutte le forze, quasi cadendo a terra, abbrancata al volo da Giulia... - Simo, ma sei sicura? Ormai non può liberarsi in nessun modo... - Simona afferrò un paio di corde. - Dai, ormai queste le abbiamo... Usiamole, no? - E Infatti vennero utilizzare per effettuare un bondage al seno (Ammetto che me lo metteva in evidenza ancora di più) e qualche giro sparso intorno al corpo... Ovviamente dato che era avanzato dello scotch, venne aggiunto alla garza sulle labbra, a completare un bavaglio pesantissimo...

- E con questo che ci facciamo? - Era rimasto un pezzetto di scotch, abbastanza da farne delle striscette... - Oh... Trovato! Signora, vedo che la legatura al seno ha dato i suoi frutti... Guardi che capezzoli dritti che ha... Che ne dice di coprirli? - Nemmeno il tempo di attendere il mio mugolio, che vennero appiccicati due pezzetti di scotch per ogni capezzolo a formare due X...

Che siano maledette le mie idee geniali! Chi se l'aspettava di finire conciata così? Io! Una padrona, legata e imbavagliata come una schiava dilettante! - Bene Madame... Direi che così può andare... Ora però non possiamo mica lasciarla lì in piedi... - Arrivo subito Giulia con una delle sedie della sala, su cui venni fatta sedere con la schiena bene appoggiata allo schienale... - Però così con la seduta in legno starà scomodissima... Vuole un cuscino? - Feci segno di si con la testa... - Perfetto, provvedo subito – Simona afferrò la pompetta del fallo di dietro e inizio a gonfiarlo finchè i miei mugolii non si fecerò così forti da convincerla a lasciare... - Bene, basta così qui dietro... - Ovviamente lo stesso trattamento fù riservato al davanti... Poi venni bloccata per bene allo schienale con delle corde, stessa cosa per le gambe tirate indietro fino al limite e collegate con una corda all'occhiello dell'armbinder... Poi la sedia fù portata di fronte al televisore, con Simona che iniziò a fare zapping... - Beh Madame... Credo che tutto sommato passerà comunque un po' di tempo davanti alla tv mentre noi torniamo ad occuparci della cucina... Ma non si preoccupi, le ho promesso che non si sarebbe annoiata, no? - Simona infilo con decisione due dita tra le mie gambe, rovistando sullo slip fino a prendere un interruttorino che mi fece sobbalzare sulla sedia... Vibravano! Oltre a tutto il resto, i falli di gomma vibravano anche!

- Bene Madame, ora torniamo di là... Lei non se la spassi troppo mi raccomando... E per qualunque cosa faccia un fischio... Ops, volevo dire un mugolio! - Giulia e Simona se ne tornarono alle loro mansioni, mentre io rimasi lì, legata e imbavagliata a ripensare a quello che era successo a causa mia... I vibratori mi stavano facendo impazzire... E capii che mi aspettava un lungo pomeriggio...

Saturday, August 23rd 2008 - 04:41:15 AM
    
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Una storia di: Richard

In effetti il posto dove vado in vacanza, Rosamarina di Ostuni, è molto suggestivo. anni fa mi accadde un fatto che non ho mai rivelato a nessuno. Lo faccio qui in poche righe: la valigia è già pronta, ma posso restare pochi minuti. Avevo la brutta abitudine ( bella, secondo quanto racconterò tra poco) di andare a leggere libri dietro le dune, dove c'è un piccolo sentiero. Il motivo? Amo leggere e non voglio essere seccato dai bambini che spargono acqua e sabbia e da coloro i quali giocano a pallone. Beh, ero intento a leggere una lunga biografia su Marilyn Monroe, quando passa un tipo. Sui 35, smilzo, sguardo magnetico e inquietante. Mi fa un "ciao" allusivo. Io non sapevo che cosa volesse né chi fosse. Lo salutai di rimando e lo vidi scomparire per il sentiero. Mi immersi nella lettura del libro. Ogni tanto sentivo dei fruscii, ma pensavo fossero le persone che passavano in lontananza, o qualche lucertola. Invece era lui, quel tipo, che mi spiava alle spalle, in una sorta di radura. Quando non feci più caso a quei rumori, sentii un fruscio più forte e, senza avere il tempo di respirare, una mano mi tappò la bocca. Forte, fresca, oltraggiosa. "Mhhhhhhhh" urlai, ma il mio grido fu soffocato da quella portentosa mano che non faceva sconti. Più tardi, dopo che mi ebbe ben legato e imbavagliato e sistemato su un grande telo da mare, il tizio mi avrebbe confidato che la mia aria simpatica e indifesa gli aveva solleticato un istinto primordiale sentito visceralmente per molto tempo ma mai messo in pratica. Quello, cioè, di ridurre all'impotenza un altro uomo, ma senza fargli del male. L'altra persona, però, doveva essere in suo possesso per un tempo indeterminato, alla sua mercè, mugolando disperatamente, mentre poco distante c'era gente. Una sensazione di pericolo che lo eccitava. Io, in quella situazione, gli avevo ispirato quei sentimenti. Era ormai allo stremo delle forze, quando assisteva ad esempio a un telefilm poliziesco-mi disse- e notava all'improvviso poliziotti che venivano cloroformizzati, poi imbavagliati con grossi pezzi di stoffa e legati impietosamente, provava un turbamento che lo devastava. Avrebbe voluto imitare quelle scene, ponendosi dalla parte attiva e ridurre all'impotenza qualcuno, possibilmente un ragazzo giovane. Per poi consolarlo, dirgli che non gli avrebbe fatto alcun male e addirittura proteggerlo. Tutto questo appariva in contraddizione, ma non lo era, perchè successe a me. Infatti io durante la fase di ostaggio non ebbi mai paura, anzi. Sin dall'inizio e prima delle sue confidenze l'uomo fu gentilissimo con me, mentre mi legava ed imbavagliava. A pochi metri passavano le persone. Io all'inizio mugolavo, ma i miei mmmmmmmhhhhhhpppphhhhfffff si perdevano col vento, arrivando solo a qualche bagnante. "Un uccello marino", sentii dire a una signora. No, quel verso era il mugolio di un giovane indifeso ma tutto sommato soddisfatto del trattamento che riceveva: mentre pensavo tutto questo realizzavo su quanto ero stato fortunato a realizzare quella esperienza trasgressiva e per me liberatoria. Si fece tardi, pomeriggio inoltrato. Lo sconosciouto mi bendò: disse che dovevo stare tranquillo un'altra ora, doveva andare a a casa dalla moglie e i figli. Erano in partenza. Mi disse di aspettarlo e di stare tranquillo. Durante l'attesa, un vento fresco mi faceva compagnia, accarezzandomi il viso e facendo svolazzare gli estremi del bavaglio, in stoffa, mentre la bocca stretta da un'abile morsa in cotone si arrendeva alla voluttà. L'uomo tornò, puntuale e mi liberò. Mi fece una dedica sul libro che conservo ancora tra le cose più care. "A R., sei stato un ostaggio indimenticabile. Vorrei rivivere questa esperienza mille e mille volte". Si firmò Francesco. Francesco scomparve e non l'ho più rivisto. Torno tutti gli anni in quel posto di villeggiatura e vado a leggere sempre nello stesso posto. Ma Francesco è svanito per sempre.

Friday, August 1st 2008 - 02:39:37 AM
    
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Una storia di: marcobond69

accidenti! ci vado anch'io in quell'albergo! che belle storie Richard! sentiamoci via email e ..buone vacanze ..ben legate e imbavagliate!

marcobond69

Thursday, July 31st 2008 - 05:17:33 PM
    
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Una storia di: Richard

Ho scritto una bellissima storia, ma è andata perduta. Parto per le vacanze. In città fa molto caldo: con un paio di amici, abbiamo passato interi pomeriggi a riposare: legati e imbavagliati su un divano, con un amico dj che ci faceva sentire i cd novità che aveva acquistato. Tre ore di relax totale in aria condizionata. Noi comodi con t shirt leggere, shorts e sandali. Buone vacanze a tutti.

Thursday, July 31st 2008 - 02:27:26 PM
    
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Una storia di: Richard

si Marco ho ricevuto tua mail e ho anche nuove storie. Ti ho risposto, fai sapere se ricevuto mie mail. Andai in un albergo a Milano era estate. In ascensore incontrai una famiglia, padre madre due figli non molto grande. Prendeno l'ascensore col padre e noi da soli, l'uomo mi guardava insistentemente. Poi mi sussurrò:"adori essere sottomesso, vero?". Io arrossii. Lui mi mise a mio agio. "Non vergognarti, posso accontentarti, ma non devi avere paura di me. Devi liberarti ed essere tranquillo. Stasera mia moglie esce coi bambini, tieni la porta aperta", Per curiosità obbedii: mi metteva a mio agio e mi tranquillizzava, nonostante la situazione insolita. Tenni la porta aperta. Lui arrivò con uno zainetto. Entrato nella stanza, mi fece sdraiare e mi infilò sul sofà una bandana in bocca. Poi dolcemente mi tappo' la bocca, invitandomi a gemere. Io, con molta soddisfazione, facevo:Mhhhhh MhhhMphhhh. Mi legò piano, mani e piedi, gomiti, ginocchia etc. come un salamino Citterio: poi, straaap. Un cerotto, il primo, poi un secondo e un terzo e un quarto. Con la sua mano esperta massaggiava lo scotch sulla bocca per farlo riscaldare e per renderlo tutt'uno con la bocca. Io volevo parlare per comunicargli il mio desiderio di qualche gioco, ma lui disse che avrei dovuto aspettare un paio d'ore quieto.Mi abbandonò, poi ritorno'. Mi stappo' la bocca, ma subito me la tappo' con la mano! Fu fantastico. Poi mi risistemo' il bavaglio: questa volta una bandana rossa molto eccitante. Mhhhhhh. Mhhhhhh. Volevo i suoi piedi a tapparmi la bocca come insegnatomi dal mio insegnante. Gli facevo segno guardando in basso e finalmente capì. Toltosi i sandali da trekking, mi schiaffò un piedone sulla bocca, tenendosi appollaiato sul sofà. Un odore di formaggio fresco si espandeva sotto le narici. Mhhhh. Mhhhphf. Mi tenne così due ore. La tortura durò per tutta la permanenza in albergo: veva a trovarmi negli orari più impensati riducendomi in sua schiavitù e ci abbandonammo ai piaceri della vacanza bondage. "Hai fatto bene a lasciarti andare, disse salutandomi. Ora sei più libero: hai provato una total immersion che ti fa stare più tranquillo.

Friday, July 18th 2008 - 02:35:36 AM
    
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Una storia di: marcobond69

Ciao Richard! Ti ho mandato una mail all'indirizzo che hai segnalato!

mmmff!!

marco

Thursday, July 17th 2008 - 03:20:55 PM
    
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Una storia di: Byron

Devo dire che la storia raccontata da Richard è interessante, anche perchè si tratta di bondage puro. Molto eccitante; Vorrei invitarti a raccontarne altre sul forum.
ciao

Monday, July 14th 2008 - 12:56:24 AM
    
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Una storia di: Richard

ho collegato una mail prova a scrivermi a englishpupil@alice.it

Thursday, July 3rd 2008 - 05:31:38 PM
    
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Una storia di: Richard

Marco vorrei scriverti ma la mia mail contiene il mio nome e non voglio apparire. Non sono praticissimo di pc, ma mi piacerebbe parlare con te. Volevo aggiungere che il mio professore aveva un fratello, david, più giovane di 5 anni,che era stato iniziato da lui al bondage e chge adesso lo praticava, ma in maniera ancora migliore. David era meno rude, più sensibile, ma aveva un'intensità superiore a quella del fratello. Mi contattò di nascosto, dopo avermi intravisto nel loft londinese di R.
Mi raccontò tutta la storia. Richard inoltre, lettore in una Università italiana, aveva iniziato al bondage molti studenti. Non li favoriva agli esami, ma faceva leggere loro testi proibiti dove abbondavano bandane che stringevano bocche ululanti e cerotti inesorabilmente calati a silenziare le vittime. Era più facile contagiarli e alla fine l'Ottanta per Cento di loro era pronto per essere legato e imbavagliato.
Con la susa di un'uscita al cinema, già in auto Richard calava la sua mano sulla bocca dell'Universitario, il quale non opponeva alcuna resistenza. Soltanto un soffice e lieve mugolio, che era un invito a osare di più. Richard allora conduceva la vittima, col suo consenso, in casa, dove, legata stretta e con la bocca tappata da un fazzoletto e foderata da scotch a presa rapida, veniva sottoposta a una seduta di bondage estremo.
Col suo consenso,lo studente veniva fotografato e sistematoi nell'archivio-book di Richard. Ai preferiti, Richard riservava lo sniff-bondage.
Ossia, il suo calzino finiva nelle fauci della vittima, l'altro calzino (erano lunghi e neri) fderava il tutto. Come ho detto, i piedi di Richard, 45, emanavano un sudore erotico, ricco di ormoni sessuali che deliziava le vittime. Alcunistudenti piangevano di sofferenza quando venivano liberati dal sock-bavaglio. In quanto a David, diventammo presto amici all'insaputa di Richard, che era gelosissimo. Mi tappava la bocca con una ferocia estrema, ma insieme una gentilezza incredibile.
Le sue pratiche superavano in fantasia quelle del fratello. Ad esempio, se andavamo al cinema, mi metteva all'ultimo posto, con lui. Al buio mi zittiva con la mano, per tutta la dutata del film. Oppure, ricordo notti intere legato sotto una tenda da camper al fresco, il profumo del mare si legava a quello del sudore e della sabbia. david aveva piedi ancora più grandi di quelli di Richard, 46. Enormi. Con la bocca tappata dalla sua pianta dei piedi era il massimo. aveva un profumo muschiato e salato. david mi aveva raccontato come nella high school venissero istituiti campionati di bondage, con vittime consenzient sistemate per ore sui divani, nei bagni, davanti alla tv o dietro i palchi di rappresentazioni teatrali. Inutile dire: legati come salami, con rozze bandane di cotone bianco indiano a renderli tranquilli.

Thursday, July 3rd 2008 - 05:02:14 PM
    
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Una storia di: marcobond69

mamma mia che giochi bellissimi! il vostro professore era davvero uno che ci sapeva fare! mi contatteresti via mail?

ciao marco

Thursday, July 3rd 2008 - 03:57:28 PM
    
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Una storia di: Richard

Certo, Marco. Mi sei simpatico. Ma le lezioni private diventarono una prassi. Durante il Grande Fratello, vennero organizzati dei party. Si giocava in 10. Mentre in tv andava in onda la Marcuzzi, in casa del professore andavano in onda le nomination. Tutti votavano chi eliminare. Il gioco consisteva nel mandare in nomination due di noi.Vinceva chi, superate tutte le nomination, diventava il re del bondage. Esempio: due ragazzi avevano la nomination. venivano immediatamente sequestrati, legati e imbavagliati sul divano. A turno dovevano affrontare delle prove. Di canto, mugolando "Heidi". (Esempio). Oppure,tolto lo scotc, gli veniva tappata la bocca col piede del master, il professore di inglese. le prove venivano votate e quello ritenuto più scadente veniva eliminato. Poteva partecipare ad altre nomination ma non più giocare. Chi rimaneva in nomination restava legato e imbavagliato a concorrere per il premio finale, 200 euro. vinsi io. Piacevo con la mia aria sofferente, il mio mugolio, il mio disperarmi per le corde e con la bocca tappata dal piede del professore. Il fatto che stessi per svenire col piede che mi premeva sulle labbra era dovuto al forte odore orgiastico di feromoni, che il piede 45 rilaciava lentamente, e il piacere di quell'odore mi andava dritto al cervello, deliziandomi. fui votato per non uscire e vinsi il grande fratello bondage, tra gli applausi di tutti.

Tuesday, July 1st 2008 - 07:54:29 PM
    
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Una storia di: marcobond69

Bella storia Richard! Il tuo insegnate da lezioni private anche a me?

:-[o]

marcobond69

Monday, June 30th 2008 - 04:15:58 PM
    
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Una storia di: Richard

Entrato in casa del mio professore d'inglese, di 32 anni, di madrelingua, ebbi la sopresa di trovarmi improvvisamente con la bocca tappata dalla sua mano. "Giochiamo" egli disse. Questo in inglese si chiama "handgag"-continuò. Ti insegno la lingua mentre ti lego e imbavaglio. Mi legò mani e piedi con spesse corde, spiegandomi sempre in inglese i termini di cosa stava facendo. poi, dopo avermi infilato una bandana in bocca, mi sistemò un nastro adesivo sulla bocca e mi tenne legato sul divano per due ore, facendomi lezione. aveva anchre due sandali bellissimi alla francescana. Piedi 45. Toltomi il bavaglio, mi costrinse ad annusarli. Poi mi tappò la bocca con la pianta larga del suo piede. L'odore dei feromoni e delle sue estremità mi fece quasi svenire di piacere.

Sunday, June 29th 2008 - 06:11:52 PM
    
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Una storia di: Francexus

guardavo striscia la notiza. ragazzi io adoro la velina mora, Melissa Satta. Non so che darei anche solo per vederla legata ed imbavagliata in qualke telefilm del cazzo. secondo me si appresta perfettamente al bondage. poi vabbè se adesso andassi in camera e la trovassi sul letto che mi chiede di legarla, bhè là penso che potrei morire sul colpo.
poi porca troia quei cazzo di piedi! sono da mangiarci sopra porca troia!!

Friday, May 23rd 2008 - 09:09:35 PM
    
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Una storia di: Peter

Facevo l'ultimo anno di elementare ed ogni tanto capitava che Chiara, una compagnia di classe che abitava vicno, venisse a farsi spiegare qualche compito a casa mia. Ero piuttosto bravino e Chiara faceva un pò fatica.

Chiara era carina ma senza dare nell'occhio. Un giorno iniziò a venire a scuola con gambaletti di nailon e ciò stuzzicò le mie fantasie. Erano i lontani anni settanta e la cosa era poco frequente per ragazzine della sua (e mia) età.

Un giorno che i miei genitori erano fuori casa, colsi l'occasione. Era venuta con Sara, una sua amica. Sbrigati i compiti mi lanciai, proponendo d'inscenare un gioco poco convincente di re e di principesse. A mia sorpresa, accettarono entrambi senza tanti complimenti.

Con poca fatica mi riuscì di dirigere il gioco in modo che io fossi il re (ovviamente) e Chiara dovesse subire una punizione per chissà che colpa.

Di "equipaggiamento" ce n'era in giro poco, comunque c'era in ripostiglio una branda per le visite e qualche pezzo di cordoncino in cotone bianco, di quello per fare gli orli alle tende.

Con l'aiuto di Sara, Chiara fu legata alla branda, polsi uniti sopra la testa e caviglie pure unite. Poi le sfilai delicatamente i mocassini, scoprendo due piedini velati di nailon beige. Chiara incominciò a dibattersi, ma ormai la frittata era fatta.

Le toccai la pianta dei piedi con le dita e scoprii che Chiara soffriva il solletico oltre le mie speranze. Subito si contorse, inarcò i piedi, sventolò gli aluci e si mise a ridere come una dannata. Poi Sara ed io ci divertimmo a solleticarle piedi ed ascelle contemporaneamente, pretendendo che Chiara decidesse chi la solleticava di più. Naturalmente la poveretta non poteva sbilanciarsi, e noi ci accanivamo di più.

Per nostra fortuna (e dei vicini), Chiara era pure una ragazzina ubbidiente e riuscì persino a contenere il volume delle risate in modo da non urlare. Eravamo pur sempre in condominio.

Andammo avanti a solleticarla per un bel pò, a turni o insieme. Quando Chiara tentava di proteggersi un piede con l'altro, Sara ed io ci concentravamo su fianchi e vita. Intanto pensavo a come migliorare il bondage per una prossima occasione. Finalmente la punizione finì e liberammo la nostra prigioniera.

Chiara giurò che non ci sarebbe più cascata e accennò ad una prossima rivincita. Ma questa è un'altra storia.


Tuesday, May 13th 2008 - 09:54:06 AM
    
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Una storia di: giannizero

Inserisco una storia trovata in internet veramente appassionante Ciao a tutti dal giannizero.......
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Cap. 1

Francesca entra nel piccolo viale sterrato della villa. Anche se una sola
volta avesse voluto, non sarebbe mai riuscita ad arrivare in ritardo ad un
appuntamento. Mai una volta. Aveva detto a Laura che sarebbe arrivata verso
le due del pomeriggio ed ecco che alle quattordici spaccate di
quell'assolato pomeriggio di Luglio era li.

-Ciao ! - Saluto' Laura dal terrazzo. - Un attimo e scendo ad aprirti ! -

Laura e' minuta, capelli neri ed occhi verdi incorniciano un viso dai
lineamenti perfettamente armoniosi in sintonia col resto del corpo snello ma
dalle curve abbondanti.

Francesca guarda l'amica avvicinarsi al grosso cancello di ferro per
aprirlo; e' molto bella, lo e' sempre stata.

- Finalmente, mi stavo sciogliendo. Oggi fa un caldo.. e qui al sole poi ! -
Disse Francesca.
- Ci credo, guarda come sei vestita ! - Scherzo' Laura aprendo il cancello
- Pantaloni lunghi, maglietta mimetica, scarpe da tennis e scommetto che hai
anche il reggiseno sotto con gli slip di lana - Rise Laura mentre chiudeva
il cancello alle spalle di Francesca.

Le due amiche, tenendosi per mano, attraversano il giradino della villa .
Laura e' scalza ed indossa un costume da bagno intero di quelli moderni,
molto sgambati, fatti per essere arrotolati in vita e prendere il sole in
topless.

- Sola ? - Chiese in Francesca una volta salite in casa .
- Si ! Se Dio vuole per tre giorni niente genitori. Partiti per la montagna
! -
- E ti hanno lasciata sola in casa con Marco nei dintorni ? - Francesca era
stupita.
- Senti ho 19 anni ? Si. Sono maggiorenne ? Si. Sono vergine ? No. E' allora
cosa avevano poi da
temere ? -
- E Marco ? -
- E' a Milano, in libreria credo. Doveva acquistare un volumone di
filosofia. Ci raggiungera' stasera.-

Laura fa strada verso il terrazzo della villa.

- Ti va' di prendere il sole ? Sei bianca come al solito ! - chiese Laura.
- Nulla in contrario ma non ho il costume. -
- Non ce n'e' bisogno. Qui nessuno ci vede. Tranquilla -

Laura guarda Francesca e sempre fissandola negli occhi si sfila lentamente
il costume nero riamanendo completamente nuda di fronte a lei. E' molto
bella. Lo e' sempre stata.
Il suo corpo e' perfetto; i suoi seni , il suo culo, il suo sesso ...tutto
in lei e' armonioso.

Laura prende le mani di Francesca tra le sue . Le due amiche si guardano.
Francesca si spoglia con dolcezza. Prima la maglietta mimetica poi i
pantaloni di tela; ora e' in reggiseno e slip difronte all'amica che non
distoglie lo sguardo da lei.

Francesca e' bionda e con la carnagione chiara che contrasta con gli occhi
scurissimi.

Vorrebbe continuare con naturalezza ma non ce la fa. Sente che ogni sua
mossa e' carica di una eccitante sensualita' . Sente che il suo sesso e'
umido. I capezzoli turgidi. Si slaccia il reggiseno e libera le sue
abbondanti tette nell'aria. Poi muovendosi con grazia si sfila gli slip
mostrando la vagina completamente depilata. Ora le due amiche sono entrambe
nude . Una difronte all'altra.


Cap. 2

Annoiato ed accaldato nonostante l'aria condizionata al massimo, il commesso
dell'elegante libreria in centro a Milano osservava quell'unico potenziale
cliente che ormai da piu' di un ora sfogliava testi di filosofia, solo
nell'ampio salone interrato.

- Al piano superiore, almeno, avrei guardato fuori dalle vetrine - pensava
il commesso - Ma qui neanche questo..solo con quell'idiota che invece di
godersi la vita passa le ore in questo scantinato a leggere filosofia ! -

Marco non badava al commesso, non esisteva proprio. Dopo aver sfogliato la
maggior parte dei testi sugli scaffali senza trovare cio' che stava cercando
si stava rassegnando ad acquistare un piccolo trattato sull' idea del bello
di Platone, ma ,senza convinzione; tanto che appoggio' il volume in modo che
sporgesse dallo scaffale per riconoscerlo velocemente in seguito se proprio
non fosse riuscito a trovare nulla di meglio.

Ormai aveva guardato dappertutto tranne che su quel piccolo scaffale a
ridosso della ampia scala che conduceva al piano superiore. Adagiati alla
meglio erano esposti dei volumi di fumetti; non erano propio libri ma
piuttosto dei grossi quaderni rilegati in bressura e le immagini non
raffiguravano i classici di Walt Disney ma figure umane disegnate.

- Chi mai potra' comprare un libro di fumetti - penso' Marco - Vai in
edicola e te li tirano dietro a pacchi -

Deluso si stava voltando quando l' immagine rimasta impigliata nella retina
lo fece fermare di scatto.
Il libro era titolato in lingua Inglese e raffigurava il disegno di una
donna completamente nuda legata al letto nell'atto di tentare di liberarsi.
Il tratto dell'autore era riuscito con poche linee a trasferire a chi
guardava il disegno l'energia vitale di quella donna che nuda, legata al
letto ed alla merce' di chiunque, tentava di liberare polsi e caviglie dalla
morsa delle corde, inarquando la schiena e sollevando il busto dal
materasso, esponendo cosi' il suo sesso nudo ed indifeso.

Marco si trovo' il libro in mano senza quasi accorgersene. Al suo interno la
scena in copertina era ripresa non piu' in disegno, ma da fotografie in
bianco e nero . La modella era una donna minuta ma armoniosamente
proporzionata, legata per i polsi e le caviglie alla spalliera ed alle gambe
del letto su cui era distesa supina. Completamente nuda .

Marco ebbe una erezione prepotente; senti l'uccello spingere e premere
sempre di piu' contro la stoffa dei pantaloncini estivi che indossava senza
slip sotto. Tale era stata l'ondata di eccitazione che dovette chiudere il
libro di colpo, con un rumore sordo, per paura di venire li' sul momento.

La sagoma del grosso uccello in erezione era evidenditissima sotto la stoffa
di tela dei pantaloncini che, per di piu', recava evidente anche un alone
scuro dovuto alla fuoriscita di una piccola, ma intrattenuta, quantita' di
liquido seminale.

Marco era confuso, - Andiamo..- penso' - A 20 anni quasi vengo senza
toccarmi solo per aver visto delle foto pornografiche ! Manco avessi ancora
14 anni ! -

Ma le riflessioni non servono. Che una eccitazione cosi' prepotente si fosse
impadronita di lui era evidente a chiunque lo avesse guardato in quel
momento, con quell'uccello cosi' ben delineato nel basso ventre.

- Be, se sadico sono, e' il momento di scoprirlo ! - Penso Marco mentre si
recava alla cassa con il libro in mano.


Cap. 3

Francesca sa di essere bella e di avere un corpo sensuale, sensualita' che
lei stessa percepisce quando si spoglia e si vede nuda, si sente nuda , si
immagina che altri la osservano mentre e' nuda.
Questa e' la ragione per la quale si sente quasi morbosamente attratta dalle
spiagge naturiste che frequenta ogni estate all'insaputa dei genitori. Non
sente imbarazzo ma, al contrario, percepisce una totale ancestrale sintonia
con l'universo intero.

- Francesca, vieni ! Ti ho preparato il lettino , se vuoi la crema solare e'
li -
- Hai detto che stasera ci raggiunge Marco o sbaglio ? - chiese Fracesca
sedendosi sul lettino.
- Si..nel pomeriggio..stasera..insomma quando torna da Milano -
- Da quanto siete insieme ? -
- Una settimana oggi - Laura e' supina con gli occhi chiusi sotto il sole
accecante - Ti racconto; ieri sera stavamo passeggiando qui sotto nel
giardino quando abbiamo incominciato a baciarci. Prima da innamorati, poco
dopo lui ha incomiciato a toccarmi le tette ma cosi' delicatamente che
all'inizio quasi non me ne ero accorta. Poi , dopo avermi fatta sedere sulle
sue ginocchia, si e' insinuato su per le mie coscie e, sempre con
delicatezza, mi ha scostato il bordo degli slip ed ha incominciato a
giocherellare con il mio pelo... -

- E tu ti sei arrabbiata - Francesca , con un filo di voce.

- Morivo dalla voglia che lui entrasse invece di stare li solla soglia del
mio piacere; ero talmente bagnata che ne avevo quasi vergogna. Sotto di me
sentivo che le dimensioni del suo uccello erano al meno decuplicate. Alla
fine le sue dite hanno trovato il mio clitoride ed a quel punto non ce l'ho
piu' fatta e sono venuta. E lui continuava a massaggiarmi proprio li senza
smettere un attimo. Ed io vengo per la seconda volta ed a stento riesco a
trattenermi da urlare .
- Due volte ? Di seguito e seduta sulle sue ginocchia ? -
- Si, ti giuro. Riprendo le forze e scendo dalle sue gambe. Lui e' seduto di
fronte a me . Ora voglio essere io a fare qualcosa per lui. Quasi non riesco
a slacciargli la cerniera dei pantaloni tanto l'uccello gli si e'
ingrossato. Appena fuori tutto incomincio a leccare la cappella mentre con
una mano gli massaggio le palle. Francesca ti assicuro, non immaginavo che
un solo uomo potesse produrre tanto sperma in una sola eiaculazione ! -

Ma Francesca non riesce quasi piu' a sentire. E' seduta in posizione di loto
sul lettino prendisole ed il suo ventre si muove eccitato ritmicamente
avanti ed indietro , avanti ed indietro, mentre il suo sesso struscia
sull'asciugamano sottostante trasportandola in un solitario e profondo
orgasmo.


Cap. 4

Sullo sgangherato tram della linea 19 due signore di mezza eta' guardano
quel bel ragazzone alto e sportivo in piedi sul fondo della vettura con in
mano un libro dalla strana copertina.

Marco pensa alla sua ragazza. La immagina nuda legata ad un letto mentre lui
la possiede con frenesia. In quel momento e' in suo totale possesso, anche
volendo non potrebbe liberarsi. Puo' solo godere ed e' questo che dovra'
fare fino alla fine del gioco. Si perche' di gioco si tratta; lui non e' di
certo un violento e potrebbe legarla solo con il suo consenso.

- Ma piantala ! - Si dice - Siete insieme da una settimana, non la hai
ancora vista nuda una volta e pensi di poterle dire : amore spogliati che
adesso ti lego e ti scopo, sempre che non ti dispiaccia naturalmente ! "

-Eppure ieri, senza neanche insistere troppo, me lo ha preso in bocca senza
tanti complimenti - Marco riflette e le sole immagini evocate della sera
prima gli fanno ripartire a razzo lo stanuffo che ha in mezzo alle gambe
che, poco ci manca, gli sta per sporgere dall'elastico della cintura dei
pantaloncini di tela.

Le due signore a malincuore scendono dalla vettura con lo sguardo ancora
fisso verso quel bel ragazzone sportivo che continua la corsa verso la
ragazza che godra' di quella splendida erezione.


Cap. 5

Il Sig. Marelli scende per la ampia scala che conduce al piano inferiore
della sua libreria. E' un uomo stupendo e stupendamente porta i suoi 50
anni. Il suo incedere, i suoi modi, tutto di lui affascina e, nello stesso
tempo incute rispetto.

- Sig. Marelli buon pomeriggio ! - Il commesso si era risvegliato di colpo
dal torpore postprandiale.

Il commesso sapeva che quella era l'ora del giro di ispezione. Ogni giorno,
tutti i giorni. Non capiva pero' che cosa lo portasse ad ispezionare solo il
piano inferiore; dopo aver guardato qua e la, camminato per tutto il
perimetro della sala, salutava con un cenno della mano, saliva al primo
piano ed usciva dalla libreria. All'inizio il commesso pensava che fosse per
controllare il suo operato ma poi si rese conto che a lui, al Sig. Marelli,
del povero commesso non importava nulla.

Ma il sig. Marelli sapeva bene cosa stava aspettando, e quel giorno era
finalmente arrivato. Dopo due anni esatti dall'ultima volta era successo di
nuovo. Il posto vuoto sullo scaffale a ridosso della ampia scala lo
dimostrava.

Il Libro. Il Libro non era stato comprato perche' nessuno lo poteva
possedere. Era lui, il Libro, che sceglieva. Aspettava ore, giorni, anni
perche' per lui, il Libro, il tempo non esisteva. Il Libro era li quando il
Sig. Marelli aveva rilevato la libreria nel 1965 e li sarebbe ritornato e
lui sarebbe stato ad attenderlo.

Il Libro non sbagliava. Come la calamitta non confonde l'alluminio con il
ferro e si fa attrarre solo da quest'ultimo, il Libro sapeva chi possedere e
perche'.

Il Sig. Marelli ha il volto raggiante. Ora deve solo attendere, e l'attesa
sara' bellissima, piena di aspettative. Si volta, saluta il commesso, sale
l'ampia scala ed lascia la libreria . Ora dovra' solo attendere.


Cap. 6

- Cos'e stato ? Hai sentito anche tu ? - Francesca alza di colpo la testa
dal lettino.
- E' il cancello giu in cortile. Deve essere entrato Marco, ieri gli ho dato
le chiavi . -

Laura si alza e raggiunge il muretto del terrazzo da dove si sporge per
vedere meglio il vialetto sottostante e nel farlo si piega, appoggia il seno
sul davanzale in muratura e divarica le gambe mostrando a Francesca, ancora
sdraiata, il suo sesso divaricato anch'esso ed il suo buchetto in mezzo al
suo meraviglioso culo.

- Si e' lui , vado ad accoglierlo - Disse Laura attraversando il terrazzo in
direzione della porta a vetri.

Marco percorre tutto il vialottolo del giardino, apre la porta principale
dell'abitazione con le chiavi che Laura gli ha dato e sale le scale interne
della villa. Il caldo torrido non e' riuscto a penetrare gli spessi muri di
pietra dell'antica costruzione e lo sbalzo di temperatura tra dentro e fuori
per Marco e' un sollievo. Anche gli occhi si devono abituare alla penombra.
Su, in cima alla scala scorge la figura minuta della sua ragazza.
Completamente nuda .

- Ciao Amore ! Vieni, entra ! - Laura gli butta le braccia al collo e si
solleva sulla punta dei piedi nudi per baciarlo sulla bocca. I suoi seni ed
il suo sesso si appoggiano al corpo di Marco che non si aspettava di certo
una simile accoglienza.

- Pero' ! Questo si chiama eliminare i preamboli ! - Le sorride Marco
baciandola.
- Ma no, che hai capito ? Io e Francesca stiamo prendendo il sole in
terrazzo, vieni che ti presento !-

Marco segue il suo amore per i corridoi della casa fino alla porta a vetri.
Non aveva mai visto Laura completamente nuda e di certo non si aspettava una
simile spontaneita' nel proporsi ' nature' da parte sua. Il sole e'
accecante per chi proviene dalla penombra della casa. Laura, mano nella
mano, gli fa strada sul terrazzo.

- Aspetta un attimo, ti conviene spogliarti qui e lasciare i tuoi vestiti su
quella panca, piu' avanti abbiamo bagnato tutto con la canna del'acqua -
Disse Laura con un sorriso.

- Spogliarmi ? - Marco e' compiaciuto - Cioe' sono invitato anchio al bagno
di sole integrale ? -
- Be .. Si. se non ti dispiace. Poi con questo caldo che altro vuoi fare ? -
- Mah, io un idea l'avrei ..! -
- Chissa...adesso fa troppo caldo, pero' piu' tardi. Vedremo -

Marco non si fa pregare e, mentre Laura raggiunge l'amica piu' in la sul
terrazzo , si sfila la T shirt ed i pantoloncini di tela estivi . E'
eccitato dalla vista della sua ragazza nuda, dalle immagini del Libro che ha
acquistato e che ora depone insieme ad i suoi abiti sulla panca, dal fatto
puro e semplice di essere tutto nudo , dall'atmosfera che lo circonda.
Guarda il suo membro eretto da far paura, la cappella tesa a pelle di
tamburo, i suoi testicoli pronti a produrre liquido seminale in quantita'
taurina e prova un senso si di imbarazzo, ma anche di orgolio di un maschio
che e' pronto a mostrare i suoi attributi senza vergogna . Lentamente si
incammina scalzo verso i lettini prendisole.

- Cazzo ! - Esclama Francesca trovandosi Marco davanti con quel suo arnese
meraviglioso.
- Appunto ! Piacere, Marco -
- Scusa..non volevo essere..beh piacere Francesca ! -

I tre scoppiano a ridere. Sono tre bellissimi giovani, completamente nudi.
Marco prende posto sul lettino. Francesca gli e' di fronte a gambe aperte,
senza vergogna, con il sesso completamente depilato che di attimo in attimo
diventa piu' umido fino a bagnarsi in maniera evidente. Quella vista non da
riposo all'uccello di Marco che vorrebbe allungarsi di piu' ed ancora di
piu' , uscire dalla carne ed espandersi ancora di piu'. Fino alla soglia del
dolore.


Cap.7

Il Libro, entrato nella villa per mano di marco di Marco, giace sulla panca
in terrazzo coperto da alcuni vestiti. Li si e' fatto appoggiare prima, e da
li sapra' farsi notare piu' tardi. Al giusto momento.

Lui, il Libro, sa che tutto avra' un inizio, un seguito ma non una fine. Sa
che Lui e' l'artefice dell'inizio e tesimone della continuita che, nel tempo
non avra' fine.

Cap. 8

- Hei una goccia ! - Laura si alza di scatto e guarda il cielo.
- Accidenti, svegliatevi, sta per arrivare un temporale o anche peggio ! -

Francesca e Marco aprono gli occhi ed incominciano a sentire sulla pelle dei
loro corpi le piccole gocce fredde di acqua piovana.

-Le brandine sono di plastica e non importa, ma portiamo dentro gli
asciugamani ed i vestiti .- Laura, avvolgendosi l'asciugamano in vita
raccoglie da terra quanto e' rimasto vicino al suo lettino. Gli altri due
ragazzi la imitano e, vestiti dei soli teli da spiaggia, raccolgono tutto
cio' che deve essere riparato dall'acqua.

Francesca si affretta alla panca dove sono riposti i vestiti , prende in
fretta il bolo degli indumenti senza fare tanta attenzione a non piegarli e
scorge un libro sotto quelli di Marco che si sta rapidamente bagnando di
pioggia. Svelta prende il volume, i vestiti e raggiunge i due amici in casa
che richiudono subito la porta a vetri alle sue spalle.

I vestiti di Marco e Francesca sono fradici ed i due ragazzi decidono di
rimanere cosi' vestiti solo dell'asciugamano. Laura non vuole essere l'unica
vestita del gruppo e sceglie di rimanere con lo stesso unico indumento dei
suoi amici.

Fuori, sul terrazzo, impazza un forte temporale. L'acqua scroscia
rumorosamente quasi a coprire il frastuono dei tuoni. I tre ragazzi si
sentono piu' uniti che mai, piu' vicini che mai, protetti dai muri della
villa che li accoglie dentro di se, al riparo dalle intemperie.

- Bene, vi vado a preparare qualcosa da mangiare ok ? Dieci minuti e sono
qua - Laura si dirige verso la cucina con movimenti felini. I suoi bei seni
ancora bagnati ondeggiano al suo passare.

Marco e Francesca rimangono soli nella stanza. Anche Francesca ha un bel
paio di tette. Belle sode, piu' grandi di quelle di Laura con i capezzoli
sporgenti che invitano ad essere toccati.

Francesca si siede sul divano in poisizione di loto. Sotto l'asciugamano
Marco intravvede il di lei sesso, implume come quello di una bambina, le
grandi labbra, quelle piccole ed il clitoride si vedono molto bene e Marco
sente l'erezione imminente.

- Marco e' tuo questo ? - Francesca ha in mano il Libro che prima aveva
appoggiato sul divano.
- Si, comprato oggi. cercavo altro ma non ho saputo resistere -
- Mio Dio, ma come puo' una donna accettare ...-

Ma ormai e' troppo tardi. Il Libro ha saputo scegliere a quale pagina farsi
aprire e quale immagine mostrare e non ha sbagliato.

Francesca non puo' staccare piu' gli occhi dalle pagine che ritraggono
ragazze legate ed imbavagliate, costrette in posizioni impossibili a
consumare rapporti completi con uomini che, nel mentre, le fustigano con
cinghie di cuoio nero. Passa i polpastrelli sulla immagine di una donna
denudata ed incatenata ad una gabbia di ferro, braccia e gambe divaricate,
non puo' difendersi dall'uomo che, da dietro, la possiede.

Marco e' ormai attacato a Francesca, i due corpi si toccano, gli occhi di
entrambi guardano la stessa immagine. I capezzoli di lei sono duri come due
punte di diamante ed il membro di lui non e' da meno.

Marco strappa l'asciugamano dalla vita di Francesca , lo attorciglia e lega
con esso le mani di Francesca in alto sopra la testa. La ragazza e' nuda,
immobilizzata, ma non fiata, non urla, anzi, divarica le gambe a Marco che
adesso le vede il sesso implume grondante di umore cristallino.

Marco si toglie l'asciugamano e la penetra di colpo. Mentre e' dentro di lei
le afferra le mani legate e le torce i polsi con forza, per farle male, per
vederla soffrire. Francesca ansima spasmodicamente, sente un dolore che non
e' dolore ma piacere all'ennesima potenza. Marco la rivolta bruscamente
sulla pancia, cerca con le dite il suo ano e lo penetra con violenza. Lei
vibra sotto i colpi che le stanno squartando l'anima ed arriva alle soglie
dell'orgasmo a folle velocita' tanto che non riesce piu' a fermarsi e ne
prova uno, due, tre di fila. Marco la rivolta ancora, e tenendo ferme le sue
mani legate infila il suo uccello in bocca a Francesca. A lei manca il
respiro, e troppo grosso ma non si puo' ribellare , e' privata della
possibilita' di poter reagire e non ha altra via di uscita che svuotarlo
quel grosso membro, ed allora succhia, lecca, succhia ed infine ingoia una
quantita' impressionante di liquido caldo.

Cap. 9

I due ragazzi non si debbono ne scuse ne spiegazioni, ora sanno chi sono e
cosa vogliono.
Marco reindossa l'asciugamano in vita e si siede sul divano. Francesca si
sfila il suo braccialetto di cuoio intrecciato e disfa la trama ricavandone
una striscia di pelle molto lunga che nasconde tra i cuscini del divano su
cui si siede nuda, senza copririsi piu' il corpo con nulla .

- Eccomi qua, poche cose ma buone - Laura entra nela stanza con in mano un
vassoio carico di ogni diavoleria alimentare ma...ma percepisce qualcosa di
strano.

- Che e' successo qualcosa ? Si ci ho messo un po ma..-

Marco le e' alle spalle, afferra il vassoio e lo getta perterra noncurante.
Le prende entrambe le mani e brutalmente le torce dietro la schiena.

- Marco! Ma sei impazzito? Lasciami, mi fai male ! LAURA aiuto ! -

Laura si alza dal divano , recupera la lunga striscia di cuoio da sotto il
cuscino e con calma lega le mani dell'amica tenute ferme da Marco. Pochi
giri di cuoio ed i polsi sono immobilizzati.

- Giu, a carponi ! - Impone Marco

Laura, le mani dietro la schiena saldamente legate, si inginocchia mentre
Francesca le strappa l'asciugamano dalla vita. Ora e' nuda, in ginocchio
seduta sulle sue gambe. Francesca va alle sue spalle e, con il restante
nastro di pelle che pende dal nodo ad i polsi, le serra le caviglie con
movimenti precisi. Laura cerca di divincolarsi ma ad ogni strattone che da'
alle gambe il laccio si tende procurandole dolorose fitte ad i polsi.
Vorrebbe urlare ma Marco la sta imbavagliando con un tovagliolo trovato sul
vassoio.

Laura e supina, le mani legate dietro la schiena , le gambe legate che pero'
riesce ancora a tenere chiuse; ma non per molto. Marco solleva la sua
ragazza e la depone sull'ampio divano.

Francesca insinua la bocca tra le cosce dell'amica e inizia a leccarle tutta
la vagina prima, arrivando poi a giocare con la punta della sua lingua con
il clitoride di lei. Laura geme, pian piano sembra che il dolore ad i polsi
ed alle caviglie scompaia.

Marco le toglie il bavaglio e le pone sulle labbra la sua cappella che lei
incomincia a leccare.

Laura, pur non capendo perche', si sta eccitando. La lingua di Francesca la
sta penetrando dolcemente da alcuni minuti dentro e fuori, dentro e fuori,
mentre lei sta leccando con ritmo uguale l'uccello di Marco.

Laura sta per raggiungere un orgasmo che soli pochi minuti fa le pareva
impossibile ma, ad un tratto, Marco e Francesca si allontanano da lei che
non si puo' muovere.

I due ragazzi sono a pochi metri da Laura che li vede toccarsi nel reciproco
sesso, baciarsi con passione, leccarsi nella parti piu' intime.

- No, non potete lasciarmi qui cosi', adesso ! - Laura e' sulla soglia
dell'orgasmo che pero' da sola senza toccarsi non riesce a raggiungere. Apre
e chiude le gambe e gode del contatto del proprio clitoride con la sua
stessa carne ma, non e' ancora abbastanza. Si spinge con fatica verso i
braccioli del divano e divaricando le gambe cerca di strusciare il suo sesso
bagnato sui cuscini di ruvida stoffa.

Gli sforzi che e' costretta a fare, i legaggi che si tendono, il dolore ad i
polsi ed alle caviglie, tutto sembra trasformarsi per Laura in ansia di
raggiungere l'orgasmo che non puo' raggiungere da sola.
Vorrebbe almeno slegarsi una mano per masturbarsi ma non riesce.

Marco entra in Francesca che questa volta urla il suo piacere in faccia a
Laura. La possiede con maschile brutalita', contro il muro della stanza
,sollevandola da terra, con le gambe di lei che gli cingono la vita.

Laura non puo' e non vuole piu' resistere. Chiama i suoi due amici, li
prega, li minaccia, urla, ma nulla, per Marco e Francesca lei non esiste.

Cap.10

Il Libro assorbe l'energia che emanano i tre ragazzi. Assorbe l'energia di
Marco, quella di Francesca e sopratutto quella di Laura . Marco e Francesca
sono stati gli strumenti che il Libro ha usato per arrivare a Laura, per
conquistarne la sua energia sessuale, perche' e' in Laura che ci sara'
continuazione.

Il Sig. Marelli aspetta; sa che il Libro non ha mai sbagliato, non sbaglia e
non sbagliera' mai nel tempo.


Cap. 11

Laura e' una pila voltaica il cui orgasmo e' il fulmine che sta per scoccare
tra i due elettrodi di differenza di potenziale infinita. E' nuda, legata
per i polsi e per le caviglie, il suo sesso gocciola di umore e palpita alla
ricerca di un contatto che non riesce a trovare. Basterebbe una sola mano,
un solo dito ma niente, i legacci di cuoio non cedono di un millimetro.
Laura non ce la fa piu', potrebbe impazzire.

All' improvviso Marco e Francesca si avvicinano a lei, al suo corpo
prigioniero.
Francesca le divarica le gambe e sfiora con il polpastrello del suo indice
il clitoride dell'amica che sussulta, cercando di seguire col bacino il dito
che si allontana da lei, ma non ce la puo' fare. Francesca la sfiora per la
seconda volta il clitoride senza pero consentirle di venire, poi una terza,
una quarta volta di seguito. Marco inizia a leccarle i capezzoli ormai di
acciaio. Laura sente che potrebbe impazzire ed incomincia a supplicare .

- Vi prego, faro tutto cio che volete. Marco scopami ti scongiuro sto
impazzendo -

Ma non e' ancora il momento. Francesca si china e bacia il sesso dell'amica.
Labbra contro labbra. La sua lingua entra ed esce dalla vagina della amica
che ormai sta perdendo conoscienza. Poi all'improvviso Francesca si ritrae
frena il piacere di Laura ad un millimetro dal suo apice naturale.

Laura urla, si dibatte, i legacci si tendono, vuole godere e non puo'. Urla
ancora piu' forte.

E' il momento. Francesca si sposta alla testa di Laura, Marco e' di fronte
al suo sesso ed entra in lei. La penetra gradualmente, solo dopo alcuni
secondi ha infilato la sua spada per tutta la lunghezza in Laura. Ora
incomincia a muoversi avanti in dietro, avanti in dietro. Francesca
accarezza i capezzoli dell'amica mentre con la bocca la bacia con passione .

Laura sente l'orgasmo arrivare. Tutte le sensazioni che prova nell'istante
prima sono deliziose, le labbra di Francesca, il dolore ad i polsi ed alle
caviglie, il rumore del laccio di cuoio che struscia sulla pelle del suo
corpo, la stoffa ruvida del divano sotta il suo culo, l'uccello di Marco
dentro di lei.

Ora ha paura, vorrebbe fermare il tempo, ma e' troppo tardi. Laura gode
come mai aveva neanche immaginato donna potesse godere, gli occhi le si
socchiudono e non sente piu' le voci dei due ragazzi che uralno entrambi di
piacere. Gode e continua a godere per momeneti che sembrano interminabili.
Ha perso il conto degli orgasmi che ha raggiunto; ora sa che sta scendeno a
valle e che presto tornera' in se. Con l'ultima goccia di energia rimasta
inarca la sua vulva contro l'uccello di Marco che barcolla ma restituisce il
colpo a Laura che viene per l'ultima volta.


Cap. 12

L' impiegato della libreria sente il Sig. Marelli scendere l'ampia scala che
porta al seminterrato e si prepara a dare il buonpomeriggio con servile
distacco. Oggi come ieri alla stessa puntuale ora.

Il Sig. Marelli non lo sente, cammina deciso in direzione dello scaffale a
ridosso dell' ampia scala e giuntogli davanti china il capo in cenno di
saluto.

- Eccoti, sei tornato. Ora ti prego, svelami i tuoi segreti . Come sempre
hai fatto -

Il Libro si fa prendere in mano dal Sig. Marelli che lo sfoglia fino alle
nuove foto, quelle che non c'erano ancora ieri e che di certo non saranno le
ultime.

L'uomo vede le fotografie di una ragazza minuta, ma bellissima, nuda, legata
polsi e caviglie e distesa su di un divano. La vede soffrire, gemere,
tentare di liberarsi, poi la vede urlare di dolore prima e di piacere poi.

Il Sig. Marelli ripone il libro sullo scaffale. Sale l'ampia scala che porta
al primo piano e sa che tra poco avra visite. Da oggi dovra' dedicarsi
all'addestramento della ragazza che il Libro a scelto per lui.

Nel mentre una piccola ragazza bruna dagli occhi verdi entra nella elegante
libreria in centro a Milano.
E' stupita di essere li e non sa perche' ci e venuta ma ecco che in fondo al
locale vede un affascinate uomo di 50 anni da cui si sente immediatamente
attratta.








Saturday, April 26th 2008 - 09:39:06 AM
    
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Una storia di: Miles Hendon

Ciao,

la pagina delle storie è ancora attiva, solo che ultimamente c'è meno movimento. Capita. Saluto i nuovi arrivati.

M.H.

Monday, April 21st 2008 - 02:13:40 PM
    
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Una storia di: nicola

che fine avete fatto?

Sunday, April 20th 2008 - 02:49:58 PM
    
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Una storia di: nicola

é ancora attiva la pagina delle storie???

Sunday, April 13th 2008 - 09:26:42 AM
    
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Una storia di: foulard bound

.

Tuesday, March 25th 2008 - 07:10:59 PM
    
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Una storia di: foulard bound

Diciamo che con 4 foulards sarebbe molto divertente... Fai lavorare la fantasia Sabrina...

Monday, March 24th 2008 - 10:25:01 PM
    
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Una storia di: sabrina

Grazie per il complimento, lusingata. Vorrei raccontarvi la nostra ultima domenica, la scorsa, mi riprometto di scriverla il prima possibile. Noi abbiamo iniziato con i foulards, io in particolare, poi abbiamo scoperto le corde. Il nastro adesivo è solo un'alternativa pratica e frettolosa...
Mi presterei ad una sessione di bondage di soli foulard, come potrebbe svolgersi? sono curiosa. Accetto anche suggerimenti per esercitarmi sul mio romeo. Sarebbe divertente passare dal forum ad un Workshop vero e proprio, solo bondage. Il problema è che siamo in tanti, dovremmo trovare un locale sufficientemente capiente!
Oggi qua piove, noi aspettiamo amici a pranzo e non abbiamo voglia di uscire. Io e Romeo ci muoviamo per casa più o meno come Cato e l'Ispettore Closeau quando si tendevano gli agguati... chissà chi è il primo a venire impacchettato!
Auguri a tutti.
Sabrina

Monday, March 24th 2008 - 10:45:32 AM
    
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Una storia di: foulard bound

...

Saturday, March 22nd 2008 - 01:31:53 PM
    
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Una storia di: foulard bound

Carissima Sabrina, malgrado tu preferisca corde e nastro adesivo a scapito dei foulard di seta (mia grande passione), rimani la più grande "autrice" di queste pagine... Un bacio...

Wednesday, March 5th 2008 - 08:34:51 PM
    
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Una storia di: sabrina

Seguito della serata a casa di Roberta. Il giorno dopo, tornando a casa dal lavoro, mi sono fermata a salutarla e a ringraziarla della serata. Ci eravamo divertiti tutti, lei era un po’ in imbarazzo per lo slancio di sua mamma, non la voleva assolutamente immaginare alle prese con suo papà legato o viceversa! Normali pudori di una figlia anche se nessuno viene consegnato dalla cicogna. Si è poi complimentata per la complicità che abbiamo dimostrato io e romeo, timidezza a parte per la gonna, siamo davvero affiatati. Le ho confessato che spesso io e Romeo ci dedichiamo a giochino con corde o calze, fanno parte della nostra intimità e contribuiscono in qualche modo al nostro affiatamento. L’ho salutata proponendo di venire a cena da noi la domenica seguente.
Domenica pomeriggio, Romeo è particolarmente in vena di cucinare. Lo lascio fare ma lo stuzzico un pochino. E’ contento dei nostri ospiti, lui e Roberta sono amici da un sacco di anni, Alessandro è un bravo ragazzo e si trova bene con lui. Vado a prepararmi, mi faccio una doccia e mi asciugo i capelli. Ogni tanto faccio un’incursione in cucina solo per seminare un po’ di zizagna. Romeo lo capisce, mi invita a finire di prepararmi, lui doveva terminare il sushi ma dopo avrebbe pensato anche a me. Mi vesto, infilo il dolce vita nero e le calze quando sento i passi di Romeo. Ha un bellissimo grembiule quando cucina e indossato sopra le sue camicie…non so, lo trovo sempre eccitante, anche in quell’occasione. Meno eccitante però era il piglio deciso con il quale si avvicinava a me giocando con un rotolo di nastro adesivo da pacchi (scherzo, era eccitantissimo in quel momento! ;-) ). “Romeo, cosa vuoi fare? Roberta e Alessandro saranno qui tra mezz’ora al massimo” “Appunto!”. Voleva vendicarsi della cena a casa di Roberta. Con una certa decisione mi ha preso le braccia e me le ha portate dietro la schiena per poi legarmi i polsi con diversi giri di nastro. Ok, ormai ero nelle sue mani, tanto valeva lasciarlo fare. Tre belle strisce sono finite sulla mia bocca e poi ha srotolato parecchi giri di nastro attorno al mio busto per bloccare bene le braccia. Cerco di fare gli occhi teneri e mugolo un pochino ma non si lascia intimidire. Mi accompagna sul letto dove mi fa sedere prima di togliermi la calze. Mi interrogo su ciò che vuole fare ma non posso fare altro che continuare a mugolare. Da un cassetto estrae un pacchetto, una confezione di calze. Apre e cerco di ridere ma il bavaglio me lo impedisce: aveva preso un collant proprio uguale a quello che avevo preso per lui qualche sera prima. Con lentezza e sensualità distende il collant sulle mie gambe. Io cerco di stuzzicarlo con i piedi, unica cosa ancora libera ma lui riprende il rotolo di nastro ed impietosamente mi lega le ginocchia e le caviglie. Prima di aiutarmi ad alzare prende la mia gonna e me la infila. Quindi mi mette le pantofole, mi alza dal letto, mi aggiusta la mutandina del collant e mi sistema la gonna. “Ora sei quasi pronta!”. Poi comincia a slacciarsi i pantaloni, non capisco, se li sfila e, sorpresa, indossava le calze della serata di Roberta. Infila la gonna che non avevo ancora restituito a mia sorella e dice che ora è pronto anche lui. Lo adoro. Mi prende per un braccio e mi sorregge mentre saltellando mi accompagna in cucina. Mugolo il mio disappunto ma lui non ci bada, non a caso mi ha legato i piedi in camera, gli piace un sacco vedermi legata mentre saltello. Ok, ma ora stanno davvero per arrivare, cos’ha in mente di fare? Spero mi sleghi. Mugolo ma lui, con tono canzonatorio prende il rotolo di nastro e continua a legarmi, ora sulla sedia sulla quale mi ha fatto sedere. “Sai, non ero sicuro che anche questa cena prendesse la piega della scorsa serata, così, nel dubbio, ti lego subito”, mugolo per implorarlo di slegarmi ma niente da fare, questa volta me la sono cercata. “Dai non essere timida, e poi ho già anticipato qualcosa a Roberta e Alessandro…” ok, ci rinuncio mentre gli ultimi giri di scotch bloccano i miei piedini, già legati, alle gambe della sedia. Mi sfila anche le pantofole, tanto piegati all’indietro non toccano neanche il pavimento… Mi meraviglio però della tranquillità con la quale indossa la gonna. Suona il campanello, mi preparo psicologicamente a farmi vedere legata ed imbavagliata, i nostri amici entrano in cucina sorridendo e capisco tutto: Anche loro, Alessandro compreso indossavano minigonna bleu e le stesse nostre calze! Avevano architettato tutto! Alessandro mi viene vicino e mi abbraccia, è molto affettuoso tranne quando nota i miei piedini così esposti ed indifesi e decide di stuzzicarmeli un po’, addirittura con i rebbi di una forchetta! Loro se la ridono, io mugolo quello che posso. Finalmente Roberta mi libera dalle strisce di nastro che mi imbavagliavano, Romeo sta porgendo l’aperitivo che mi è stato servito ancora legata con Roberta che mi porgeva il prosecco e le tartine. Impietositi, Roberta ed Alessandro mi hanno slegato mentre Romeo preparava il primo… E’ stato divertente ma soprattutto era divertente vederci TUTTI con le stesse calze a righe.
Alla prossima.
Sabrina

Tuesday, March 4th 2008 - 03:40:20 PM
    
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Una storia di: sabrina

Ciao Foulard bound,
in effetti ho raccontato più volte le gesta mie e del mio romeo in cui lui legato legato mentre indossava collant, è una cosa che ho scoperto piacermi e, per fortuna, stuzzica anche romeo.
Ho una nuova storia autobiografica da raccontare. E’ molto recente, risale a poche settimane fa. Una nostra amica, Roberta, in convalescenza a casa causa incidente automobilistico ci aveva invitato a cena. Oltre a noi un’altra amica comune, Francesca, doveva unirsi alla serata. I rispettivi boys di Francesca e Roberta erano via per lavoro, entrambi in Cina. Inoltre Roberta avrebbe ricevuto nel pomeriggio anche la visita della mamma, preoccupata a saperla da sola. Risultato: Romeo unico maschietto, uno contro quattro! Volevo vestirlo da donna, sarebbe stato carino ma non era della stessa idea (musone), poi avrebbe finito tardi di lavorare etc… tutte scuse per non assecondarmi. Nel pomeriggio, complici i suoi impegni lavorativi, sono però riuscita a prenderlo per sfinimento e a convincerlo ad un compromesso: avrebbe indossato una gonna. Tornati a casa (tardi) ci siamo fatti una doccia e preparati. Avevo preso un bellissimo collant per Romeo, colorato a righe sottili, predominanza blue, giusto per andare d’accordo con il suo classico maglione blue su camicia celeste (i suoi colori sociali!). A mia sorella ho infine chiesto in prestito una sua vecchia minigonna color avio. “Calze nere opache non sarebbero andate bene lo stesso?” mi shiede romeo mentre lo aiuto a vestirsi, in realtà piacevano un sacco anche a lui, vanitoso. Dovendo passare dal fioraio però non sono riuscita a farlo uscire con la gonna (non aveva tutti i torti ;-) ) così avrebbe dovuto indossare la gonna a casa di Roberta. Finalmente arriviamo a cena. Romeo non ha voglia di mettersi la gonna, io cerco di convincerlo solo con qualche occhiata ma la gonna resta nella borsa, peccato. Cominciamo a parlare del più d del meno. Roberta conosce i miei gusti anche se non sa quanto ci piace il bondage e quanto lo pratichiamo. Piace anche a lei ma non abbiamo mai affrontato l’argomento. Ha cominciato a raccontare un episodio risalente a pochi anni fa in cui sua mamma, giocando, l’aveva legata come un salamino per poi torturarla con il solletico. La mamma di Roberta è una bellissima signora dall’aspetto e dallo spirito giovanile, a dire il vero giovane anche di età. Si ricordava benissimo dell’episodio e ha confessato che si era divertita molto e che in fondo la stuzzica l’idea di legare una persona. Comincio ad intravedere la mia vendetta su Romeo. Complice il vino confesso che anche a me stuzzica l’idea di essere legata ma ancora di più l’idea di legare qualcuno, avevo avuto qualche esperienza (romeo comincia ad arrossire), Francesca dice invece che non ha mai avuto esperienze simili ma sarebbe curiosa di provare. Sapevo che Romeo aveva qualche corda nel cofano, così gli lancio l’idea per far provare a Francesca la sensazione che non conosce. Romeo, imbarazzato dice che dovrebbe avere qualche fune nel cofano, la mamma di Roberta con slancio lo invita a prenderle. Romeo rientra in casa con un perfetto set da bondage, 3 corde da 5m, una da 15m. Francesca è titubante, in effetti l’abbiamo incalzata con il nostro entusiasmo, colgo la palla al balzo e propongo prima di legare romeo poi, se avesse voluto, avremmo legato anche lei. Romeo è titubante a sua volta, in effetti era l’unico a non aver proferito parola sull’argomento ma, quando la mamma lo richiama al suo ruolo di cavaliere, non può tirarsi indietro. Cedo alla mamma di Roberta il piacere di cominciare, lei propone di legargli le mani dietro la schiena, ottima idea. Le porgo una corda da 5 e cominciamo. E’ un po’ imbarazzata, un po’ lo siamo tutti, però non riesce a mascherare anche un briciolo di eccitazione. Per qualcuno può essere solo un gioco, a qualcun altro invece risveglia particolari piaceri non facili da esprimere. Perfetto, romeo ha le mani bloccate. Suggerisco di legargli il busto per bloccare le braccia, prendo la corda da 15 e mi offro come aiutante. Mentre stiamo legando Romeo, lui se ne esce con una delle peggiori uscite che poteva avere “Signora, lo sa che è proprio giovanile lei?” silenzio di pochi secondi, “si intendo dire…” – “Capisco cosa intendi, lo prendo come un complimento ok?” noi ragazze sorridiamo. “ Ma scusa, posso farti una domanda io? Cosa ci fai con questa corde in nel bagagliaio della macchina?” “Le avevo prese per legare Sabrina!” Seconda uscita di Romeo e siccome non c’è due senza tre, sguardo complice con la mamma (che secondo me la sa più lunga di Roberta), prendo il tovagliolo, lo arrotolo e imbavaglio Romeo “Fatto, ho sempre sognato di imbavagliarti tesoro, se non colgo quest’occasione…”. Terminiamo di assicurare le braccia al busto, dico che in fondo il risultato estetico è carino. Francesca, che finora aveva solo osservato in silenzio, guarda titubante, chiede a romeo se sta bene e lo libera dal bavaglio. Romeo la tranquillizza e dice che in fondo è divertente e finora si era divertito. Roberta chiede maliziosa “ e cosa ci facciamo con tutta la corda avanzata?” In effetti era avanzata molta corda del pezzo da 15m e avevamo ancora due pezzi da 5m. Complice ulteriore vino propongo “Dobbiamo ancora legargli i piedi, speriamo ci basti!”. La mamma, ormai lanciatissima propone di legarlo alla sedia, Roberta dice “perchè non andiamo sul divano così stiamo più comode?” “Giusto!” ci spostiamo dalla cucina in salotto, Roberta chiede “però ragazze per favore togliamoci le scarpe per salire sul tappeto, ehm… Romeo, te le tolgo io…”. Giusto! Ora è tardi per mettergli la gonna, però posso mostrare il collant che indossa Romeo! Romeo intanto si era seduto sul bracciolo del Divano e Roberta gli stava sfilando i mocassini. Guardo i piedi di Romeo… ma non ha le calze che gli avevo preso. “Tesoro, ma che calze hai messo?” “ i calzettoni nuovi che ho preso sabato, non ti piacciono?” e Roberta, “Come no, sono molto belli, così a righe orizzontali, poi blue e celeste molto carini. Alessandro li usa solo blue, che noia…” Mi piacevano molto anche a me, ma vuoi mettere il collant che gli ho comprato? Per certo lo indossava ancora, aveva solo messo i calzettoni sopra per paura che si capisse che indossava le calze, stupidino, non gli ho mica messo un paio di calze velate! La mamma taglia corto “Dai bando alle ciance, dobbiamo finire di legarlo per poi legare Francesca, giusto?” Romeo si sdraia sul divano ma con le braccia legate dietro non riesce ad appoggiarsi sulla schiena e si gira sulla pancia, so già come va a finire. Roberta, innamorata dei suoi calzettoni gli sta arrotolando i pantaloni al ginocchio per mettere in mostra le righe “devono assolutamente vedersi nella foto finale” “quale foto?!” esclama Romeo che cerca di muovere le gambe per dissuadere Roberta dal suo intento ma niente da fare. Io invece spero che si accorga delle calze… “Romeo fermati dai… Guarda, scommetti che riesco a fermarti?” ed in quel momento cinge con un braccio le caviglie di Romeo solleticando con le dita dell’altra mano le piante dei piedini. Romeo impazzisce e comincia a ridere. “Allora, ti fermi?” a quel punto incalzo “e dovresti provare a piedi nudi come soffre!” “Ah si, proviamo…” ma andando a cercare l’elastico dei calzettoni la bellissima scoperta: “Romeo, ma…” Roberta mi guarda incuriosita, io la guardo sorridendo e faccio cenno di si con la testa. Romeo può poco, si ferma, è a pancia in giù con le braccia legate. Roberta afferra con le due mani la punta dei calzettoni e… magia! Sfila i calzettoni portando alla luce le bellissime calze! Finalmente! Spiego la mia idea, tutti ridiamo e confermano a Romeo che non serviva facesse il musone, sarebbe stato simpatico. MA possiamo ancora recuperare. La mamma esclama “Che bello un uomo in collant e legato come un salame!” Roberta la richiama all’ordine, poi rivolgendosi a romeo “Dai fatti vedere in gonna…”, anche Francesca cerca di convincere romeo, in cambio si farà legare anche lei. Romeo cede, “Ci penso io!” esclamo già con la gonna in mano. Roberta aiuta Romeo ad alzarsi e gli infila le pantofole per venire in camera con me. Gli sfilo i pantaloni, scambio due parole con Romeo che in fondo si sta divertendo, gli infilo la gonna, ci scambiamo un bellissimo bacio, gli prometto che il gioco finirà a casa e torniamo in salotto dove intanto Roberta e la mamma stavano legando le braccia di Francesca dietro la schiena. “Brave! E brava Francesca! Io intanto termino di impacchettare il mio amore”, “Che belle gambe che hai Romeo, davvero atletico. Sabrina ti serve una corda? Mi chiede la mamma di Roberta, “No grazie, non serve, uso quella avanzata dal busto”. Aiuto Romeo a sdraiarsi a pancia in giù sul divano, fletto le sue gambe all’indietro e lo blocco in un comodo hogtied. Nel frattempo anche Francesca si era seduta sul divano e Roberta le stava legando i piedini. Io e la mamma osserviamo il risultato, chiede a Romeo se sta comodo e avvicinandosi gioca con le dita sotto la sua pianta dei piedi. “Ma sai che hai anche dei bei piedi? Piccoli e carini. Poi con delle calze così belle” e si mette a ridere. Roberta propone di terminare la serata con la foto di rito, va a prendere la macchina fotografica e torna anche con due foulard “scusate ma dovremo imbavagliare i due salamini o no?” io lego imbavaglio Francesca che non oppone resistenza, Roberta pensa invece a Romeo che prova ad opporre resistenza subito sfiancata dalle dita di Roberta sotto i piedini. Sistema il cavalletto, Francesca è seduta nell’angolo con le gambe distese, sposta le mani per far vedere che sono legate. La mamma di Roberta si siede vicino e tiene le gambe di Francesca sulle sue ginocchia. Romeo…può poco, il suo viso è praticamente ai piedi di Francesca. Io sono affianco alla mamma, Roberta, dopo aver sistemato la macchina fotografica sul cavalletto, corre sul divano e si posiziona oltre Romeo. Aspettiamo lo scatto che non arriva, Roberta intanto solletica i piedi di romeo che mugola nel bavaglio. Anche Francesca mugola interrogativa, quella vipera di Roberta aveva impostato la modalità video solo per immortalare il solletico. Quindi imposta l’autoscatto e finalmente immortaliamo il momento. Slego i piedi di Francesca a cui la mamma invece libera le mani e poi scioglie il bavaglio. Roberta comincia a riordinare la cucina, intesa femminile e tutte ignoriamo romeo che è ancora incaprettato ed imbavagliato. Francesca prende la giacca e comincia a salutare, si avvicina a romeo e, dopo aver stuzzicato i suoi piedini, lo saluta “Ciao Romeo, grazie per la serata e complimenti per la gonna, sei un vero uomo per vestirla così bene!”. Anche la mamma di Roberta saluta e se ne va subito. Restiamo noi tre, guardo Romeo e gli dico “amore ma devo proprio slegarti” quasi quasi ti porto a casa così”, romeo mugola ma anche Roberta lo tranquillizza “Dai, è mezzanotte passata ed è mercoledì, chi vuoi trovare per strada! Sabrina, porta la macchina sotto, noi scendiamo subito” Che complice Roberta, davvero una grande amica, domani però dovrò spiegarle qualcosa, anche se forse ha già capito tutto e forse ance lei ed Alessandro avrebbero qualcosa da raccontare. Prendo i pantaloni di romeo e vado in macchina per scendere in garage. Roberta slega i piedi di romeo, lo aiuta con le scarpe e gli mette la giacca allacciandola davanti e copre il bavaglio con la sciarpa. Lo accomodiamo in macchina e lo aiutiamo a sdraiarsi sul sedile, Roberta “Romeo non si sale con le scarpe sul sedile” gli toglie di nuovo le scarpe per solleticarlo ancora un po’. “scusa Sabrina ma è davvero divertente. Grazie di tutto, ci sentiamo domani, state attenti!”. Mi sento un po’ incosciente a trasportare romeo così legato, parlo e canto durante il brevissimo viaggio. Scendo nei garage, non c’è nessuno, prendiamo l’ascensore ed entriamo in casa. Comincio a svestire Romeo… il resto non ve lo racconto ma ci siamo concessi un lieto fine per la serata…

Ciao a tutti
Sabrina

Monday, March 3rd 2008 - 09:43:20 PM
    
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Una storia di: marcobond69

Grazie Sabrina, non avevo mai letto questa storia, molto carina!

thanks!

marco

Monday, March 3rd 2008 - 04:38:15 PM
    
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Una storia di: foulard bound

Grazie Sabrina per la storia... ma quanto c'è di autobiografico? un bacio

Saturday, March 1st 2008 - 06:37:10 PM
    
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Una storia di: sabrina

Ho ritrovato nel web questa vecchia storia che lessi la prima volta su Bondage Village, mi piace e ve la ripropongo!
Ciao a tutti!
Sabrina


"Finalmente era il momento dell'appuntamento. La stanza era libera, il letto fresco; pioveva da due giorni, e solo questo, sommato agli stress accumulati in settimana, bastava ad accrescere in modo esponenziale il loro desiderio di amarsi con quell'intensità magica che li univa da anni. Il rapporto di dominazione-sottomissione aveva avuto i suoi albori per le continue insistenze di lui, che con tempo e pazienza, era alla fine riuscito a far ben comprendere anche a lei, in quasi tutti i suoi aspetti intriganti. Se prima vedeva in una corda solo un mezzo squallido di umiliazione, ora captava le vibrazioni positive e il senso di appartenenza al proprio partner che diventava sempre più forte allo stringersi di ogni nodo e il bavaglio non lasciava altra strada che acconsentire impedendo di opporsi…

Prese il pacchetto di sigarette che teneva nella borsetta di pelle e lo mise su una mensola vicino al letto, lui appoggiò su una sedia un sacchetto pieno di corde e lacci di vari tipi e lunghezze, creò un'atmosfera intima spegnendo la luce e accendendo alcuni faretti, la tv creava ombre e luci nella stanza ma l'audio basso permetteva di ascoltare la pioggia e i fruscii delle calze di naylon che lei indossava senza mutandine sotto i jeans. Lui seguendo un "rituale" abbastanza classico (per loro) la fecce sedere le slacciò i pantaloni, glieli tolse e le rimise in fretta le scarpe (!). I collant erano i suoi preferiti, old style con la riga dietro e il plantare rinforzato. Iniziò a legarle le caviglie, poi le gambe in tre punti, sopra e sotto le ginocchia e sulla parte alta dell'anca. Con un'altra corda piuttosto lunga le costruì uno slip che le stimolava le grandi labbra… Le ordinò di girarsi e inginocchiarsi sul letto, sfilò via la camicia e la biancheria intima e le fece un bondage al seno in modo da "strizzare" delicatamente le tette e le stimolò i capezzoli con la lingua. Lei iniziò a gemere dimenandosi. Il foulard in seta le fasciava il collo, lo spostò e la morsicò ripetutamente fin dietro sotto i lunghi capelli dorati. Il corpo era percorso dai brividi, così lei ancora con le mani libere cercò di slacciare la cintura per spogliarlo… così facendo si guadagnò un doppio legamento… ai polsi e ai gomiti che furono uniti davanti.

La sua visione era molto sexy, e l'ultimo laccio rimasto, che la legò rannicchiandola in avanti legando i polsi con le caviglie, le donò definitivamente il piacere della sottomissione totale.

Lei si dimenava, cercando di liberarsi, sapendo che avrebbe raggiunto l'orgasmo impacchettata com'era in quello splendido hogtie frontale, lui la stuzzicava, baciandola, leccandola… la girava prima da una parte poi dall'altra e le sue gambe legate perfettamente unite volteggiavano in aria. Afferrandola per le caviglie le sfilò le scarpe con cura e lentezza ossessive, il profumo dei suoi piedi e del cuoio lo inebriò, i piedi perfettamente inarcati avvolti dalle calze velate, la corda, il plantare più scuro lo gettarono nel caos… come adorava questo momento… baciò i piedi mordicchiandoli, ogni tanto li guardava per il piacere di farlo, li toccava e solleticava, lei molto consapevole continuava a muoverli inarcandoli e contraendoli emettendo forti sospiri e gemiti; il naylon strusciava sul suo viso… Ed ecco che lui commise un "errore" soffermandosi più del dovuto ad adorare i piedi della sua schiava, perse il controllo e venne cospicuamente, la macchia sui boxer lo tradì inesorabilmente nonostante cercasse di non farsi capire…

L'altro errore fu non imbavagliarla: "Bravo! Così sei venuto! Porcellino, che master sei?! Non devi venire così… Forza slegami subito!" Gli ordinò.

Lui confuso, soddisfatto, umiliato obbedì e ci fu un'inversione di ruoli, lei fu molto brava a prendere il sopravvento approfittando del momento e una volta slegata sciolse il foulard e lo porse a lui dicendo : "Imbavagliati da bravo! E impara a subire…Adesso ti torturo io!" Si scambiarono due sguardi di complicità assoluta. Lui si mise il bavaglio stingendo bene in modo da non poter parlare ma fare solo qualche verso.

Lei ordinò di nuovo: "Adesso legati!… Ma prima mettiti queste!…" Estrasse dalla borsetta un paio di calze autoreggenti di colore abbastanza chiaro. "…Ti farò sentire come ci si sente avvolti nel naylon che tanto trovi sexy, soprattutto ti farò impazzire di solletico sotto ai piedi… la sensazione è parecchio più forte che a piedi nudi sai!?" Aggiunse: "sarà la tua tortura prima di farmi godere!"

Lui un po' imbarazzato si infilò le autoreggenti con tanta curiosità e fece qualche movimento femminile scherzando un po' lei implacabile gli intimò di continuare a legarsi.

Si lego piedi, caviglie, le ginocchia e le magre cosce proprio dove finiva l'autorggente.

"Non ti metto il reggiseno perché sei piatto-piatto! Ma ti legherò stringendoti i capezzoli così sarai in distress proprio come tutte quelle "damsels in distress" che ti guardi su internet !" Gli praticò un imbracatura che stupì anche lui, infine fatto sdraiare a pancia sotto gli legò polsi e gomiti dietro la schiena e lo finì in un hogtie strettissimo: "…Ecco! Proprio come piace a te!" Gli passò le unghie su braccia e schiena, e , procurandogli un sussulto, sulle gambe e sotto i piedi avvolti nelle sue calze.

"Allora, ti piace?" Lui fece un cenno positivo e lei prese una sigaretta, poi prima di accenderla andò in bagno, si tolse i collant old-style, si mise slip e reggiseno e ritornò con sguardi sexy e maliziosi.

"Guarda che gambine… mmm e tutti questi peli?!!!" Lui subiva il solletico emettendo qualche verso di piacere, si agiatava, gli venne un crampo nel piede ma non lo disse… si stava divertendo e non poteva certo correre il rischio di essere slegato (non adesso), così se lo fece passare distendendo il piede, e lei ordino: "piedi uniti! E inarcati! Da schiavo! Proprio come fai fare a me! Non fare il furbo." Poi con una spintarella lo fece coricare sul lato opposto in modo che potesse vederla, si accese la sigaretta e iniziò a fumare, facendo ben capire che ora doveva aspettarla in silenzio e per intensificare l'azione del bavaglio gli mise i suoi piedini in bocca appoggiandoglieli sul viso.

Lui era in delirio, il profumo dei piedini lo inebriava di nuovo ma non poteva ne baciarli ne leccarli per via del bavaglio.

Quella sigaretta sembrò eterna.

Quando finì di fumare, lo sciolse dall'hogtie, gli slegò le braccia ma non le gambe e lo fece girare rilegandogli le mani sopra la testa alle spalle del letto. Ora lei stava proprio sopra a cavalcioni, gli strizzò sadicamente i capezzoli e disse : "adesso mi diverto io… e guai a te se vieni!" Gli prese il sesso e se lo portò dentro piano piano iniziando a muoversi sinuosamente come una biscia. La situazione la eccitava parecchio, il suo ragazzo era legato sotto di lei con indosso un suo indumento (!) sentiva che l'orgasmo era vicino, per questo continuava a fermarsi e riprendere causando in lui il delirio, dopo il primo orgasmo immaginò che nella stanza ci fossero altre donne che guardavano, il solo pensiero la fece venire di nuovo.

Disse che ora poteva venire anche lui, il terzo orgasmo fu simultaneo, lei gli tolse il bavaglio e lo baciò profondamente , intensamente come non mai, era da tutta sera che desiderava pazzamente baciarlo e non se lo era concesso per aumentare a dismisura il desiderio. Grande, devastante, non c'erano aggettivi a sufficienza per descrivere le sensazioni di quella serata, se ne sarebbe rimasta li con il suo sesso dentro per tutta la notte, ma ovviamente si tolse e andò a farsi una toilette.

Lui ancora legato, si era girato a pancia sotto, per guadagnarsi una tortura del solletico ai piedi. Fu tormentato fino all'orgasmo e poi slegato si sfilò le autoreggenti.

"Piaciuta l'inversione di ruoli?" Chiese lei. …"Come ci si sente ad essere una bd-girl?"…"

Tuesday, February 26th 2008 - 06:15:12 PM
    
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Una storia di: Miles Hendon

Salve a tutti! Non vi si può lasciare soli qualche giorno, vedo! Ottimo, le storie aumentano e devo dire che non manca l'originalità.
Errol, che intendi per "storie atipiche"? Ti riferisci al fatto che si parla di sesso tra due uomini (o quasi)? O per la prensenza un pò "satellitare" del bondage nella tua storia?
Quale che sia la risposta, la tua storia non mi è dispiaciuta affatto; sicuramente l'ho trovata originale, mi è piaciuta l'estensione che hai dato al significato di bondage intendendolo come forma di sottomissione quasi psicologica. Torna pure quando vuoi, e lo stesso vale per tutti gli altri, naturalmente. Sbaglio o il ritmo di pubblicazione delle storie è un pò calato? Attendiamo il seguito delle storie in sospeso, e ne vogliamo sempre di più! Avanti, ragazzi!

Friday, February 22nd 2008 - 06:30:12 PM
    
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Una storia di: Errol F.

Grazie MarcoBond. Lo avevo detto che forse le mie storie sarebbero sembrate un po' atipiche. :-)

Tuesday, February 19th 2008 - 12:06:45 PM
    
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Una storia di: marcobond69

a me la storia è piaciuta ... un po' particolare ma..

marcobond69

Friday, February 15th 2008 - 01:07:07 PM
    
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Una storia di: marcobond69

forse sono storie vere .. forse no ... grazie comunque per aver scritto!

marcobond69 ;-(o)

Friday, February 8th 2008 - 04:55:59 PM
    
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Una storia di: Errol F.

Ciao a tutti. Seguo il vostro sito da mesi. Mi piacete, mi piace questo ambiente! E dopo un poco di indecisione, ho preso il coraggio di postare le mie storie. Le mie storie segrete. Forse le troverete un pò atipiche, rispetto allo standard di questo sito. Forse sono storie vere, forse non lo sono... mi sembra di capire che questo gioco tra realtà e finzione sia la linfa stessa di questa bellissima pagina.
Dicevo, probabilmente troverete le mie storie un pò atipiche. Il vostro giudizio mi interessa.

Ciao. Ottime cose a tutti, e uno speciale grazie al gran capo Miles.

Wednesday, February 6th 2008 - 04:32:08 PM
    
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Una storia di: Errol F.

Non era un buon periodo.
La mia ultima relazione si era interrotta in un modo così poco burrascoso da lasciare perplessi. Se n'era andata perché non mi riteneva abbastanza rassicurante, abbastanza forte, abbastanza intraprendente: in una parola, abbastanza uomo.
La cosa peggiore era stata non riuscire a controbattere i suoi poco raffinati giri di parole. Era tutto vero. Triste ma vero.
Non poterle dare torto mi aveva gettato in uno stato di cupa rassegnazione: mi sentivo una nullità, ma quel che era peggio, non avevo neppure voglia di non sentirmi tale. Avevo cercato di tirar fuori l'orgoglio, ma in verità avevo solo preso coscienza di un dato di fatto. Leccandomi stancamente le ferite di quella sconfortante presa di coscienza, cercai di convincere me stesso che essere una nullità non sarebbe stato poi tanto male, se avessi accettato il semplice fatto d'essere in quel modo.
Non avevo praticamente alcuna vita privata: nessun hobby, fatta eccezione per le ore passata su internet a scaricare foto da siti che ritraevano in mille pose fanciulle legate e imbavagliate. Trovavo poetiche quelle pose: tappare la bocca ad una donna, pensavo, è sempre la cosa giusta da fare.
L'unica mia soddisfazione era il lavoro: grazie ad un minimo di talento e ad una intelligenza non delle peggiori riuscivo senza fatica e senza guizzi di genio ad andare avanti un giorno alla volta. Non c'erano prospettive di carriera, per me, in quello studio. Ci sarebbero anche state, ma non cercavo. Mi andava bene così.
La storia che segue è il risultato di quelle mie scoraggianti introspezioni. Almeno credo. Per dar senso ad una vita intera di accondiscendente mediocrità, decisi che avrei riletto la mia esistenza secondo una ben specifica chiave di lettura.
La sottomissione.

* * *

Arrivai in studio puntualmente. Lui era già al lavoro nel cortile. Gli era stato affidato il compito di rifare la pavimentazione, utilizzando cubetti di porfido. Lavorava meticolosamente, tagliando le pietre con colpi precisi. Quando portava a termine il taglio di un cubetto in pietra, lo posava, e attaccava con un altro. Quando lo vidi la prima volta, era seduto in una ampia macchia di sole: indossava solo un paio di jeans tagliati corti. Dall'angolo della bocca spuntava una sigaretta. Quando chiusi il cancello alzò la testa e fece un cenno vago, farfugliando un buongiorno. Poi tornò a concentrarsi sui suoi sassi.
Io passai oltre, immerso nei mie pensieri. Entrai in studio e accesi il computer. Avevo un po' d'arretrato da sbrigare. La giornata passò senza storia. E senza premonizioni.

Il giorno seguente decisi che avrei ripreso a fumare. Uscii dallo studio risoluto ad andare a comprare le sigarette. La giornata era afosa e a quell'ora il sole picchiava. Lui era lì, seduto sul solito sgabello, circa un metro oltre il punto in cui era seduto il giorno prima. Pensandoci, non avevo voglia di raggiungere il tabacchi. Chiesi una sigaretta. Mi lanciò il pacchetto e io mancai la presa. Figura di merda, pensai.
Aveva un fisico perfetto, nonostante avesse la mia statura. Mi chiedevo se quell'uomo dall'aspetto così virile sarebbe potuto essere abbastanza rassicurante, abbastanza uomo e tutto il resto per quella troia della mia ex. Fumavo, e guardavo il suo braccio andare su e giù, maneggiando la picozza con la precisione di un bisturi. Tre, quattro, sei colpi, ed ecco là un altro bel cubo perfetto.
Tornai al lavoro, ma mezz'ora dopo uscii a comprare le sigarette. Quando tornai lui ovviamente era ancora la. Avevo appena fumato, ma mi intossicai accendendone un altra, pur di star lì a guardare la magia misteriosa di quei cubi di pietra. Era biondiccio, non si radeva da due giorni. Poeteva avere cinque o sei anni più di me. Era in forma smagliante, mentre io mi sentivo una schifezza portata in casa dal gatto.
Si ruppe le palle abbastanza presto. Si alzò in piedi, si spolverò il culo, si allontanò verso il garage. Prima di imboccare la porta, si girò e mi disse: - scusa, vieni un secondo qua.
Andai. Mi aveva strappato ai miei pensieri, ma ora che ci pensavo, non ricordavo che genere di pensieri fossero. Salvo che avevo una mezza erezione. Probabilmente stavo stuprando la mia ex. No, meglio, pensai. La mia ex veniva stuprata da quella specie di cavallo umano. Lui la legava al letto e glielo infilava nel culo mentre lei urlava nel bavaglio. Sì, doveva essere qualcosa del genere.
Entrai nel garage. L'ombra del garage era fresca, piacevole. Dopo la luce del sole non vedevo quasi un cazzo, in quell'ombra improvvisa.
Mi fu addosso in un secondo. Mi prese per il cosiddetto bavero, strattonandomi per la camicia. Ed eccomi schiacciato contro il muro, con la sua faccia spruzzata di barba bionda ad una decina di centimetri dalla mia.
- Che cazzo c'hai da guardare?
- Io... io... - dissi. Avevo paura. L'ultima volta che qualcuno mi aveva afferrato in quel modo avevo avuto tredici anni. Era finiti a cazzotti, e naturalmente avevo perso.
- Dov'è l'architetto? - disse. Parlava del mio capo.
- Non... la mattina non viene mai. Va per cantieri... senti... - volevo digli di lasciarmi andare. Se avesse deciso di picchiarmi avrei avuto la peggio, senza alcun dubbio.
- Me lo dici che cazzo guardi?
- Niente. Ero sovrappensiero, non guardavo te... Lei. Non guardavo...
- Mettiti in ginocchio.
- Come...?!
- In ginocchio! - disse, sinceramente arrabbiato. Obbedii.
- Hai visato qualche cosa che ti piace, pezzo di finocchio?
- No... non lo so, come vuole lei, per favore.
- Io lo so cosa vogliono i froci come te. - Si mise la mano sul pacco in un gesto quasi caricaturale.
- Apri la bocca, troia.
- Co... come...
- Dillo un'altra volta! - disse, prendendomi per i capelli.
- Ah!
- Di un'altra volta come e sfrittello al faccia, puttana di merda.
- No, no...
- E apri quella cazzo di bocca. - Io obbedii.

Un attimo dopo, l'incredibile. Almeno lo avevo ritenuto tale fino a quel momento. Lui aveva tirato fuori l'uccello. Il suo uccello era ad un centimetro dal mio viso. Non era proprio eretto, considerai. L'avrei definito barzotto.
Avrei voluto evitarlo ma la lingua mi fece un guizzo goloso sulle labbra, poi lo presi in bocca senza nemmeno pensarci. Mi lasciai andare.

Era la prima volta che facevo un pompino. Automaticamente, mi resi conto, iniziai a mimare i gesti e le movenze che avrei voluto fossero messe in pratica per me. Il suo cazzo era buono. Mi sembrava la cosa più buona del mondo. Avevo sempre amato i rapporti orali, anche se fino a quel giorno ne avevo avuti d'altro tipo. Incredibile come non si finisca mai di imparare. Lui grugniva. Mi aveva messo una mano sulla testa, e spingeva. A tratti mi affondava il cazzo così in profondità che quasi non respiravo. Quelli erano i momenti migliori.
Lo spompinai con tutta la perizia di cui mi sentivo capace, scoprendomi improvvisamente, stranamente esperto. Con una mano gli tenevo l'asta, leccandolo a tratti come un gelato. Mi pareva logico: un uomo sa come gli piace. Glielo facevo come avrei voluto lo facessero a me. Peccato che quella stronza della mia ex non avesse mai saputo farmeli in quel modo.
Lui mi venne in bocca, premendomi la testa contro l'inguine. Non potei fare a meno di ingoiare, e per dire la verità ingoia tutto abbastanza volentieri. Mi dispiaceva solo che fosse già finita. Provai a succhiare ancora, ma lui ne aveva avuto abbastanza. Mi diede due pacche canzonatorie sulla testa e disse: - Brava. Brava puttana.
E se ne andò ridacchiando. Mi parve di sentirlo dire di nuovo “pezzo di frocio”, prima che la sua figura sparisse oltre la porta.
Io rimasi lì, in ginocchio, incredulo e stordito, la camicia incollata al corpo per il sudore. Avevo una erezione dolorosa. Lo tirai fuori, mi masturbai in pochi colpi, venendo sul cemento del garage. Mi alzai barcollando.
Sentivo già il rumore della sua picozza. Era già tornato al lavoro.

* * *

Il resto della giornata passò come in sogno. Combinai pochissimo al lavoro. Il mio capo tornò nel pomeriggio, ma se pure si rese conto del mio scarso rendimento, non lo diede a vedere.
Ero un pompinaro. Avevo succhiato il cazzo ad un uomo. Avevo preso in bocca un pene, avevo bevuto lo sperma di uno sconosciuto. Avevo ancora il suo gusto in bocca, e non mi dispiaceva affatto. L'avrei rifatto seduta stante. Un paio di volte, andando in bagno, cercai i segni di quel mio cambiamento nei tratti del mio volto: era una cosa stupida. La mia era la solita faccia di sempre. Mi guardavo le labbra e già mi sembrava incredibile pensare che quella mattina le avevo usate per cingere un cazzo. Se il giorno prima mi avessero chiesto quale era l'ultima cosa che avrei fatto...

Andai via in anticipo, con una scusa qualunque. A casa mi masturbai furiosamente, pensandomi ancora là, inginocchiato con la sua mano callosa premuta sulla testa, il suo glande affondato nella gola. Dopo l'orgasmo divenni più riflessivo e pieno di ottimi propositi. Non l'avrei più rifatto. Una volta basta, giusto per provare. Potevo dire d'averlo provato. Ma a chi potevo dirlo? Non l'avrei mai raccontato a nessuno.
Provai a scaricare le mie solite immagini da i